Storia del Design
prof. Patti - Libro: Storia del Design, di Andrea De Fusco
Indice
0. Che cos’è il design? 2
Perché la storia? 3
1. La stampa come design 6
2. Negli anni della rivoluzione industriale (1760-1830) 8
3. L’età vittoriana (1837-1901) 10
Industrializzazione e ideologia 10
Il caso Thonet 12
I mobili brevettati 13
Art Nouveau (1880-1900) 14
4. Germania - USA (1900-1929) 15
Il Deutscher Werkbund 15
La AEG 18
Il caso Ford 19
La Wiener Werkstätte 20
Il Bauhaus 21
Il caso di Ulm 25
5. L’Art Déco e Le Corbusier 26
Le Corbusier 27
6. L’industrial design negli USA 29
Lo Streamlining 29
L’International Style 31
Il furniture design 33
7. Mobili e oggetti scandinavi 37
8. Il design italiano 41
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0. Che cos’è il design?
Il design è una disciplina moderna volta alla progettazione di un oggetto con le migliori
caratteristiche tecniche, funzionali, formali e simboliche
, e che duri, se non per sempre, il
più possibile; l’oggetto di design è dunque quadrimodale , composto da quattro
caratteristiche fondamentali: uso, forma, funzione e simbolo
. La definizione è in continua
evoluzione, e mostra la natura complessa di questa disciplina. Esistono anche vari generi di
design , sulla base delle caratteristiche di un oggetto:
design archetipico : ne fanno parte gli oggetti di forma talmente caratteristica da
● riuscire a generare una nuova categoria di oggetti
, capaci di comunicare
istantaneamente la loro funzione, sprovvisti di qualità formali ed espressive; definito
design anonimo (Munari) o design senza aggettivi (Gio Ponti), questo tipo di design
nasce da necessità concrete e prescinde da preoccupazioni estetiche ; tra gli
oggetti appartenenti a questo genere si segnalano la Sedia 1 di Enzo Mari (1978) e
la televisione Black Brionvega di Zanuso (1969) ;
design figurativo : genere collegato all’oggetto d’arte, calibrato per la
● comunicazione e molto legato alla qualità formale
; si tratta di oggetti creati per
essere contemplati più che per essere utilizzati, come la sedia Red and Blue di
Rietveld (1919) , ispirata ai colori e alle linee pure dei quadri di Mondrian, la poltrona
Proust di Mendini (1978) che riprende la texture di un quadro di Signac, lo
spremiagrumi Juicy Salif di Starck (1988) che allontanandosi dalla funzionalità si
configura come un’icona; 2
design concettuale : ne fanno parte gli oggetti creati per un determinato uso, ma
● non pratici a tale scopo
, volendo manifestare l’aderenza a un concetto e invitare
l’utenza a porsi delle domande; da segnalare sono l’ accendifuoco Re-Fire di
Francesco Faccin (2014) progettato come provocatorio ritorno alle origini, i
televisori Serif prodotti da Samsung (2015) a ricordare i font con le grazie, ma
poco funzionali all’effettivo;
design user-centered : si tratta di oggetti progettati sulla base delle caratteristiche
● del consumatore
, per massimizzare l’usabilità del prodotto , la cui realizzazione è
abbinata a una serie di test per valutare il comportamento degli utenti; si tratta di
ottimizzare i prodotti intorno ai bisogni degli utenti
, piuttosto che forzarli a cambiare
il loro comportamento per accogliere i prodotti; questo tipo di lavoro da vita a
prodotti come il Finger Biscuit di Paolo Ulian (2006) .
Perché la storia?
Per quanto ci riguarda, la storia si può dividere in due grandi periodi : il primo va
dall’antichità al Decò degli oggetti che giunsero alla Great Exposition del (1951), il
secondo periodo riguarda la meccanizzazione e l'epoca d’oro dell’oggetto dal 1851 al
1960 circa, e con tutte le problematiche dell’integrazione tra design e produzione
industriale, con le reminiscenze dovute alla passata produzione artigianale. Si inizia quindi a
parlare di industrial design , quell’attività di progetto e produzione caratterizzata dall’uso di
tecnologie avanzate e di produzione in serie, il cui termine fu coniato da Ernest Calkins nel
1927. Un’altra definizione data da Maldonado nel 1961 identifica il design come
quell’attività creativa il cui fine è determinare le qualità formali degli oggetti prodotti
industrialmente
, mentre nel 2009 Ezio Manzini estende la questione a una pluralità di
3
fenomeni, etichettando il design come l’attività creativa volta a stabilire le multiformi qualità
degli oggetti, dei servizi e del loro sistema nell’interno ciclo di vita
, nonchè fattore centrale
dell’umanizzazione delle tecnologie innovative. In ogni caso, l’industrial design era legato a
un fattore fondamentale, quello della produzione in serie ; se ne distinguono quindi quattro
tipi : la serie omogenea riguarda la produzione su larga scala di un prodotto che rimane
invariato, la serie variata contempla l’intervento dell’utente nella personalizzazione di un
prodotto, la piccola serie comprende quegli oggetti non concepiti a livello industriale, ma
più spesso come pezzi unici e semi-artigianali, infine con “fuori serie” si identificano quegli
oggetti prodotti da un’azienda per testare la valenza sul mercato (es. PC Lamborghini).
Parlando di storia del design non si può prescindere la questione della natura degli
oggetti , che possono generalmente essere distinti in tre categorie :
l’ archetipo è l’oggetto proprio del primo periodo, fatto di prodotti nati unicamente
● per svolgere un compito
, con un lavoro progettuale sconosciuto e compiuto da
anonimi (pettine, martello, anfora, sedia, forchetta, ecc.)
si passa poi ai modelli , ovvero oggetti che accordano forma e funzione in base alle
● possibilità dell’evoluzione tecnica e scientifica
, e che variano al variare della società
e dell’aggiornamento del linguaggio formale di un certo periodo; sono il risultato di
un approccio evolutivo
, e non rivoluzionario, che porta al miglioramento di oggetti
che esistono già, ma che possono essere cambiati o migliorati; questo processo da
vita a quelle che vengono definite sequenze formali o linee evolutive di oggetti
;
gli unicum , invece, sono quegli iconici oggetti dotati
● di una coerenza forma-funziona tale che non prevede
alternative migliori
, e sebbene il loro valore spesso sia
più simbolico che funzionale, rimangono i più
desiderati in assoluto; anche gli unicum rispondono
alla qualità formale dell’epoca in cui vengono alla luce:
prendiamo ad esempio la Poltrona Joe di De Pas,
D’Urbino, Lomazzi (1970) , un prodotto che nasce
nell’epoca del Radical, come oggetto capace di
stupire il consumatore. Un’altra questione fondamentale nel design è
definire il ruolo della creatività , considerata come
strumento per trovare soluzioni a problemi
progettuali
: alcuni credono che il designer non
debba porsi la questione dell’invenzione di nuovi
meccanismi, mentre altri hanno dimostrato g randi
capacità di inventiva che vanno oltre alla
riprogettazione di ciò che già esiste. Da un lato, nel
Corradino D’Ascanio progetta la Vespa (1951) per
la Piaggio, ma non inventa il meccanismo che ne è
alla base
: l’azienda lavorava nell’industria bellica
producendo motori d’avviamento per biplani; l’idea
sta nello sfruttare proprio quel tipo di motore,
progettando un veicolo compatto e trasversale,
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adatto a tutti. Dall’altro, molti designers si sono preoccupati di
inventare oggetti del tutto nuovi , spesso basandosi sulla
criticità di quelli già esistenti
: un esempio calzante è il progetto
del Moscardino di Giulio Iacchetti e Matteo Ragni (2000) , un
prodotto che risolve il problema di avere sia forchetta che
cucchiaio, fondendoli in un unico oggetto.
Nella realizzazione di un oggetto, è importante considerare le
varie componenti morfologiche, tecnologiche e sociologiche .
La progettazione nasce dall’esigenza di soddisfare determinati
bisogni
, e in questo ha un ruolo decisivo la funzione. C’è una
serie di parametri che ogni designer deve considerare :
la logica delle macchine , dal momento che si tratta di oggetti realizzati
● nell’industria, con una certa quantificazione;
l’ indole del materiale , con tutte le caratteristiche fisiche per la lavorazione e tutto
● ciò che il suo impiego trasmette in un prodotto;
le consuetudini formali , dal momento che ci si rivolge sempre a un determinato
● target, e per questo è importante capire come un prodotto viene percepito, e come
veniva percepito nel passato (specialmente nella riprogettazione di oggetti già
esistenti);
la dimensione etica del prodotto, l’impatto che ha sul mondo anche in termini di
● materiali impiegati, da cui nasce l’attenzione per il riciclo e per l’upcycling
; i due
termini non sono sinonimi e non devono essere confusi: il riciclo definisce il
processo industriale di trasformazione del rifiuto, mentre per upcycling si intende la
trasformazione e il riuso di un rifiuto in modo creativo, realizzando un nuovo oggetto;
il valore simbolico e affettivo , che va oltre la vendita in favore di un rapporto più
● ravvicinato con il consumatore, il quale tenderà ad attribuire all’oggetto un valore
che va oltre quello fisico. È importante considerare anche la questione
dello styling , molto spesso confuso con il design
vero e proprio, sebbene difetti nei contenuti: si
tratta di una pratica che nasce in America intorno
agli anni ‘30, con lo Streamline, uno stile basato
sulla linea aerodinamica. La procedura consiste
nel rendere le merci più appetibili
, non
innovandole dal punto di vista tecnico-funzionale,
ma secondo criteri meramente estetici
, che molto
spesso rispondono alle mode e alle correnti
passeggere. 5
1. La stampa come design
Nel mostrare la storia di un’attività culturale si parte da alcuni precedenti per mostrare che
essa non nasce da una sola causa, ma da un insieme di motivi e apporti stratificati nel
tempo
. Nel campo dell’industrial design, è opinione diffusa che si debba condurre il
ragionamento a partire dalla rivoluzione industriale (1760-1830) , sebbene anche
nell'antichità vi sia traccia di oggetti eseguiti in serie col parziale intervento di macchinari
primitivi. Da questo punto di vista, quindi la rivoluzione industriale è il maggiore spartiacque
tra la produzione artigianale e quella industriale
. La stampa , però, ha anticipato di tre secoli
tale rivoluzione, costituendo l’atto di nascita dell’industria, dal momento che la
meccanizzazione dell’arte di scrivere è stata probabilmente la prima riduzione di un lavoro in
termini meccanici; con la stampa appare la nozione di moltiplicazione per mezzo di serie
identiche di uno stesso oggetto. Il foglio stampato , uniforme e ripetibile, è realizzato per
mezzo di una macchina
. Secondo alcuni, la stampa a caratteri mobili deriva direttamente
dalla silografia , che impiega come matrice una tavoletta di legno con lettere incise, ma
queste teorie sono state più volte messe in dubbio. La stessa figura di Gutenberg ,
inventore della stampa, presenta qualche incertezza, ma in ogni caso il suo apporto fu
fondamentale a segnare un distacco netto tra i manoscritti e la stampa vera e propria, con
la realizzazione della Bibbia a 42 linee
. Non si hanno
particolari sul modo in cui Gutenberg risolse il
procedimento di stampa, tuttavia il fatto che la
tipografia non abbia subito modificazioni
sostanziali per molto tempo , fa pensare che egli
abbia affrontato e risolto quasi tutti i problemi che gli
si sono presentati. Al di là dell’apporto tecnico, il
nocciolo dell’invenzione sta nella realizzazione
dell’unità minimale grafica , passando da un
contesto più ampio (la pagina) a quello più celere,
economico e meccanico della lettera e dei caratteri
mobili.
Assumendo il libro come prodotto-tipo della stampa come design, lo si può identificare
come prodotto di una vera e propria industria mirante a quantificare i modelli, a fabbricarli
più in fretta e ad abbassare il prezzo di vendita
. Si trattava quindi di trovare i capitali per
stampare, a prezzi tali da sostenere la concorrenza, ponendosi problemi di costo e di
finanziamento che condizionarono la struttura stessa della lavorazione del libro. Altrettanto
interessanti sono i tipi e i temi trattati da questi libri: il 77% era in latino, il 7% in italiano
, il
resto diviso tra tedesco, francese e fiammingo. Dominarono per molto le opere a carattere
religioso
, seguite da quelle di genere letterario e quindi quelle di diritto e le opere
scientifiche
. L’industria libraria non propone una nuova letteratura, ma traduce in termini
meccanici, seriali e commerciali gli stessi temi e generi affrontati dagli amanuensi . Il
mercato del libro ebbe grande successo per una serie di motivi. Il latino permetteva un
commercio a scala internazionale e le nuove condizioni create dalla tipografia allargarono
la cerchia dei clienti (privati, università, biblioteche, ecc.), portando all’ideazione di nuovi
sistemi di vendita, trasporto e pagamento
, fino alla creazione di agenzie e agenti di vendita.
In ordine alla produzione, alla vendita e al consumo, il libro anticipa e riflette il design
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modernamente inteso , specie considerando che i procedimenti tecnici, industriali e
commerciali rimasero invariati per oltre tre secoli.
Non rimane che considerare la tesi dal punto di vista della fase fondamentale per il
designer: quella progettuale. Per l’artigiano il focus è posto direttamente sulla realizzazione
del singolo manufatto, mentre il progetto , in teoria, oltre alla conformazione del prodotto,
deve contenere tutte le previsioni relative alle fasi della lavorazione
, tanto da non richiedere
più l’intervento di altri tecnici, ma solo di esecutori. Il prodotto diventa seriale e acquisisce
valenza sociale : il designer non progetta per un committente noto, ma per l’intera sfera
sociale
, adeguandosi alle esigenze collettive. Nella stampa, la progettazione sta nel
disegno dei caratteri e nell’impaginazione : si tratta di operazioni progettuali in quanto
fissate prima del processo lavorativo. La produzione grafica è da considerarsi la prima
forma storica di disegno industriale
. Inizialmente, la
grafica si da come rappresentazione della scrittura del
manoscritto , secondo una logica che caratterizza ogni
altro tipo di produzione industriale, ovvero quella per cui
si ha l'imitazione, da parte del nuovo prodotto, del suo
precedente artigianale, per non sconvolgere il gusto
comune e marginare la diffidenza del pubblico. Solo con
la seconda generazione di stampatori si abbandona il
modello della calligrafica, dando il via alla ricerca
stilistica dei caratteri e dell’impaginazione: da uno stile
gotico
, si passa poi all’equilibrio dello stile rinascimentale
,
con caratteri “italici” di derivazione romana, che
cominciano a prendere il nome dei loro autori. Pian piano
acquisisce importanza anche la decorazione : questa
inizia a essere sperimentata nei frontespizi che poi
diventeranno le copertine
; i motivi dominanti sono quelli
architettonici e naturalistici.
A conclusione del ragionamento, non resta che chiedersi se identificare la stampa come un
fenomeno di disegno industriale ante litteram, tanto isolato quanto importante, oppure
riconoscerla come punto di partenza, rivedendo la periodizzazione della storia dell’industria.
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2. Negli anni della rivoluzione industriale (1760-1830)
Si tratta di un periodo di cambiamenti non solo industriali, ma anche sociali e intellettuali,
che portarono a una serie di innovazioni tecnologiche frutto della collaborazione di molte
forze concorrenti. Le condizioni per la realizzazione di questo cambiamento stanno nella
connessione tra scienza e tecnica , e lo sviluppo decisivo della divisione del lavoro,
sviluppata al punto che gli uomini si dedicano a un unico prodotto o processo di
lavorazione. La corrente del pensiero scientifico inglese fu uno dei principali tributari della
rivoluzione: le scienze non erano ancora tanto specializzate da aver perso il contatto con il
linguaggio, il pensiero e la pratica della gente comune; questo fece sì che scienziati
collaborassero con laboratori, officine e personaggi dell'industria britannica
. Si arrivò quindi
alla creazione di un sistema economico-produttivo coordinato e incisivo , le cui
innovazioni tecnologiche portarono a mod
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