Manuale di storia del cinema
Archeologia del cinema
Immagini su uno schermo
Esistono alcuni tipi di rappresentazione che per il loro carattere meccanico e la bidimensionalità delle immagini prodotte possono essere citati nella preistoria del cinema. Si tratta di spettacoli di "ombre cinesi", proiezioni di ombre, di figure colorate, di effetti luminosi, i quali anticipano lo spettacolo che offrirà il cinema. Il teatro d’ombre ebbe una larga diffusione in Europa nel corso del '700 e in parte anche nel secolo seguente.
Lanterna magica: Per spettacoli pubblici veniva utilizzata la lanterna magica (o altre apparecchiature consimili). La maggior parte dei piccoli spettacoli offerti erano costruiti su semplici storie popolari i cui soggetti erano spesso religiosi. La lanterna si arricchisce di un dispositivo nel 1736 col quale fu possibile ottenere il movimento dell’immagine per mezzo della sovrapposizione di due pezzi di vetro. La lanterna utilizzava il principio della proiezione per trasparenza dell’immagine con l’ausilio di una fonte luminosa sottostante, il quale sarà il medesimo dei primi apparecchi Lumière e di quelli che seguirono, può essere quindi considerata un antenato del loro cinematografo.
Fantascopio: Brevettato nel 1799 da Robertson questo apparecchio aprì a nuove possibilità espressive e drammaturgiche. Lo spettacolo visto dal pubblico era estremamente composito e suggestivo dato che l’apparecchio permetteva di far apparire e sparire le immagini. Nelle fantasmagorie di Robertson la presenza dell'autore nel corso della rappresentazione era indispensabile. Queste rappresentazioni più che il cinema anticipano semmai il cinema d’animazione.
Il mondo nuovo: Apparecchio che godette di ampia diffusione sin da fine '600 che a differenza della lanterna magica era in grado di proiettare una serie di immagini all’interno di una cassa di grandi dimensioni, che potevano essere viste da un singolo spettatore per volta. Il mondo nuovo può essere considerato un antenato del kinetoscopio di Edison e Dickson.
Immagini in movimento
Nate come giochi di società o per l’infanzia vi sono state una serie di invenzioni tecnico-scientifiche dei primi dell’800 che introdussero a poco a poco la rappresentazione del movimento disegnato.
Thaumatropio: inventato attorno agli anni '20 del XIX secolo consente a causa del movimento di rotazione e di persistenza delle immagini, di sovrapporre le due figure disegnate su ambedue le facce del disco così da formare per lo spettatore una sola immagine.
Fenachistoscopio o fantascopio: inventato nel 1833 dal fisico belga Plateau consente di vedere la figura disegnata muoversi. Basato sul principio della divisione del movimento in elementi statici e della sua scomposizione per sovrapposizione di immagini, principio anche del cinema d’animazione.
Daedalum: costruito sulla scia del successo del fantascopio dall’inglese W.G. Horner.
Zootropio: variante del daedalum riscosse grande successo come giocattolo.
Prassinoscopio: brevettato nel 1877 da Reynaud sul modello dello zootropio.
Émile Reynaud e il “teatro ottico”
Il passaggio allo spettacolo popolare, di massa, avviene con l’invenzione del teatro ottico, con il quale Reynaud darà spettacoli a partire dal 1892 avvalendosi di una pellicola a scorrimento, perforata, flessibile di celluloide. Le piccole favole a disegni animati che duravano dai sei ai quindici minuti Reynaud le disegnava pazientemente su pellicola immagine per immagine e poi proiettava sullo schermo del teatro ottico con sfondi scenografici che mutavano al variare delle avventure dei personaggi.
Immagini fotografiche
Joseph-Nicéphore Niépce nel 1826 ottenne la prima immagine impressa su una lastra sensibile alla luce. Da lì si moltiplicarono i tentativi di fissare la realtà con procedimenti foto-chimici. Daguerre ottenne nel 1837 il suo primo dagherrotipo, il quale aprì le porte alla diffusione della fotografia in tutto il mondo.
Animal Locomotion: Lavoro realizzato dall’inglese Muybridge nel 1878, il quale riuscì a eseguire una riproduzione fotografica di un cavallo in corsa. Pubblicato poi insieme ad altri esperimenti fotografici nel 1887 è frutto dell’intenso e metodico lavoro di Muybridge svolto a Palo Alto fra il 1884 e il 1885. Fu realizzato grazie a un certo numero di macchine fotografiche piazzate ai bordi della pista su cui il cavallo correva, i cui otturatori erano azionati da fili disposti ai bordi della pista stessa, trasversalmente, a intervalli regolari, che il cavallo tagliava nella sua corsa.
Fucile fotografico: Il francese Marey si era già interessato ai problemi relativi alla locomozione animale e aveva già costruito alcune apparecchiature che consentivano la riproduzione grafica del movimento e sull’esempio di Muybridge cercò di applicare la fotografia a questi esperimenti. Inventò il fucile fotografico, il quale consentiva di riprendere fino a dodici immagini al secondo, insufficienti per gli scopi scientifici dell’inventore.
Cronofotografica: Apparecchiatura realizzata da Marey che consisteva in una sola grande camera oscura e in un obiettivo, e permetteva di fissare su una stessa lastra le diverse fasi del movimento di un soggetto. Ottenne tra il 1883 e il 1888 un’ampia serie di “cronografie”.
Edison e Dickson
Thomas Alva Edison (1847-1931) è un inventore americano noto per le centinaia di suoi brevetti, fu tra i primi a vedere nella riproduzione della realtà in movimento un argomento di spettacolo molto redditizio. Importante è il suo progetto per il kinetografo apparecchio per la ripresa, e più tardi il kinetoscopio apparecchio per la proiezione di immagini in movimento.
William Kennedy Laurie Dickson (1860-1935) fu colui che sviluppò sul piano tecnico le idee di Edison. Dickson ottenne dei micro spettacoli che il pubblico poteva osservare, individualmente, attraverso un oculare praticato sulla parte alta di una grossa scatola contenente la pellicola impressionata. La pellicola che scorreva all’interno del kinetoscopio era continua, cioè ricominciava sempre da capo.
L’attrattiva per il pubblico era costituita dalla “verità” dell’esibizione, poiché erano uomini e donne in “carne e ossa” e non disegni. I primi film di Dickson precedono di qualche anno i primi film di Lumière. Piuttosto che pubblico nel senso corrente della parola possono essere considerati degli spettatori individuali, quasi dei voyeurs, e una volta appagata la loro curiosità non erano più attratti. Numerosi soggetti dei film di Dickson sono spesso interpretati da noti artisti del teatro, del circo e del varietà. Dickson ed Edison furono i primi ad ingaggiare per i loro spettacoli cinetici artisti di fama, anticipando la tendenza dei produttori cinematografici di alcuni anni più tardi. Furono anche i primi a realizzare un vero e proprio studio cinematografico nel 1893, il Black Maria.
Il cinema delle origini
Il cinema di Louis e Auguste Lumière
I fratelli Lumière che con il padre avevano un’industria cinematografica disponevano di attrezzature tecniche necessarie per proseguire e approfondire studi sulla fotografia e la riproduzione del movimento. Fecero molti esperimenti fino a quando Louis giunse agli inizi del 1895 a escogitare un apparecchio che servisse contemporaneamente per la ripresa e la proiezione delle immagini fotografiche facendo così nascere il cinema.
Cinematografo: realizzato nel 1895, apparecchio estremamente semplice e facile da trasportare, azionato da una manovella che consentiva lo scorrimento e il riavvolgimento della pellicola cinematografica e perforata, di notevole lunghezza, in modo che le riprese continue potessero durare un tempo sufficientemente lungo per rappresentare azioni compiute.
Prima proiezione
Verso la fine del 1895 i fratelli presero contatti col proprietario del Grand Café per organizzare proiezioni pubbliche, a pagamento, dei loro film. Operazione chiaramente commerciale da buoni industriali quali erano. Il 28 dicembre 1895 si svolse il primo spettacolo al Grand Café, il quale ottenne un successo superiore alle previsioni. Il programma era composto da una decina di brevi film di poco più di un minuto ciascuno che, con gli intervalli fra un soggetto e l’altro, realizzavano circa mezz’ora di spettacolo. I film andavano da scene di attualità a quelle di informazione documentaria, dalle scenette militari ai microspettacoli comici. L’interesse del pubblico era suscitato dalla curiosità di vedere riprodotta la realtà fenomenica con straordinaria esattezza sia nella rappresentazione delle forme, degli oggetti, degli esseri viventi, sia nei loro movimenti naturali. Era il “realismo” della rappresentazione e dell’autorappresentazione, gli spettatori vedevano in questi primi film se stessi e i loro riti quotidiani.
Linguaggio dei film
I film erano composti da una sola inquadratura, con la cinecamera fissa che riprendeva la realtà frontalmente. I campi erano medi, mai troppo ravvicinati o distanziati. L’azione tendeva a svolgersi al centro del campo di ripresa, anche se in alcuni casi le figure umane muovendosi entravano o uscivano dall’inquadratura (esplicitando il fuori campo). Tutto ciò che compariva sullo schermo era di fatto “realtà” e al tempo stesso “rappresentazione”.
La maggior parte dei film sono vedute e panorami di luoghi di Francia e stranieri e avvenimenti contemporanei come visite reali, viaggi diplomatici ecc. Il cinema per i Lumière e per i loro collaboratori doveva fornire soprattutto informazioni ed essere un'illustrazione realistica dei fatti quotidiani.
I film erano il frutto di una determinata concezione dell’uomo e della società, di una borghesia soddisfatta, nel pieno della propria espansione finanziaria sociale. L’enciclopedia dei Lumière è scarsa però di voci di storia contemporanea e di vita sociale e del lavoro, documenta solo alcuni aspetti del mondo che cerca di riprodurre, gli aspetti ovviamente più facili. La corsa ad accaparrarsi per primi le riprese cinematografiche dei “grandi fatti” spinse alcuni alla realizzazione di cinegiornali d’attualità “ricostruiti”, rottura con gli schemi formali del cinema dal vero verso un progressivo predominio del cinema spettacolare e di finzione. Per il pubblico dell’epoca non si trattava tanto di vero o di falso, quanto piuttosto di credibilità e di verosimiglianza. Solo dopo il 1908, con dei regolari cinegiornali, la distinzione tra finzione e realtà venne codificata.
Per ottenere maggior guadagno decisero di non vendere i propri apparecchi e film, ma di noleggiare i singoli spettacoli da essi preparati, unitamente all’attrezzatura tecnica e all’assistenza di personale qualificato. I Lumière assunsero alcuni fotografi che mandarono poi in giro di paese in paese, per molti dei quali l’arrivo del cinema coincise con l’arrivo degli operatori Lumière. Pare che la “carrellata” ed altri effetti cinematografici di movimento siano stati inventati da Promio, un operatore Lumière a Venezia nel 1896, quando, per riprendere le facciate dei palazzi di Canal Grande, collocò il treppiede su una gondola.
Declino
La produzione dei Lumière si intensificò tra il 1895 e il 1898, anno in cui iniziò un irreversibile declino che portò, nel 1905, la cessazione dell’attività. Lo spettacolo cinematografico in America, Francia e in altri paesi europei si era andato sviluppando in maniera ben più ampia e in forme ben più complesse di quanto non avessero previsto i suoi inventori.
L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat (1895): l’inquadratura di sbieco mostra il treno avanzare e quasi sfiorare lo schermo, dando l’impressione agli spettatori più ingenui e coinvolti che esso possa sfondarlo e irrompere nella sala. Non è tanto una rappresentazione della realtà, quanto piuttosto una rappresentazione di essa che ne accentua alcune caratteristiche, l’avanzare del treno diventa “minaccioso” suscitando sorpresa e un timore maggiore di quanto il medesimo pubblico avrebbe potuto provare sul luogo stesso dell’azione. Sono presenti nel film flussi di movimento e le traiettorie delle folle che fanno parte dei marchi che contraddistinguono il cinema dei Lumière. Si ha la riproduzione di vita quotidiana e allo stesso tempo la rappresentazione di un fatto.
L’uscita dalle officine Lumière (1895): documentazione narrativa e narrazione si fondono in un unico spettacolo costruito su una determinata scelta della realtà scenica e sull’illusione realistica del movimento.
La partita a carte (1895): troviamo la rappresentazione di un ambiente borghese colto in alcuni dei suoi elementi caratteristici.
L’innaffiatore innaffiato (1895): fu considerato da alcuni storici il primo film narrativo in assoluto, è un’opera cinematografica realizzata con intenti chiaramente ludici. Il film possiede la tipica struttura di un racconto: esordio (il giardiniere che innaffia il giardino), Intrigo (quando il monello schiaccia il tubo), scioglimento (l’uomo afferra e punisce il giovane) ed epilogo (il giardiniere riprende il lavoro).
Il cinema di Georges Méliès
Nato a Parigi nel 1861 in una famiglia benestante acquista nel 1988 il teatro Robert-Houdin di cui diventa direttore, era una piccola sala specializzata in spettacoli di illusionismo e Méliès, essendo un prestigiatore dilettante, riprende la tradizione del fondatore del teatro. Il teatro diventa in pochi anni una delle maggiori attrazioni parigine. Il 28 dicembre 1895 assiste alla proiezione dei fratelli Lumière e comprendendo subito le possibilità tecnico espressive del cinematografo cercò di comprarlo senza riuscirci.
Kinetografo: costruito da Méliès nel 1896 su un modello inglese e americano è un apparecchio col quale riesce a fare degli spettacolo di “fotografie animate”.
Film a trucchi
Costruisce nel 1897 a Montreuil uno studio cinematografico e con l'apertura della stagione del suo teatro abbandona quasi completamente ogni attività illusionistica o teatrale per dedicarsi alle proiezioni di film. Tutti i film che realizza sono costruiti da effetti di sparizioni, apparizioni, sostituzioni e ingrandimenti, dei trucchi di origine teatrale e fotografica.
L’homme orchestre (1900): mostra in un’unica immagine dici orchestrali, tutti interpretati dallo stesso Méliès. Viene usato il trucco del mascherino associato ad altre tecniche di avanzamento o arretramento della macchina da presa.
L’homme à la tête en caoutchouc (1901): la testa di Méliès si “gonfia” e si “sgonfia” a dismisura.
Film di maggior lunghezza
Progressivamente Méliès affronta il grande spettacolo con film più lunghi, suddivisi in scene ed episodi non più basati unicamente su trucchi o su una comicità elementare, ma costruiti secondo regole del dramma tradizionale e del romanzo d’avventure. Questi film di Méliès sono costituiti da più inquadrature, quasi sempre fisse e in campo medio, ma ogni inquadratura costituisce un’intera scena.
Voyage dans la lune (1902): prende spunto dal romanzo di Jules Verne “De la terre à la lune”. presente un umorismo grottesco e un gusto per l’esagerazione scenografica, “barocchismo” di Méliès.
Les quatre cent farces du diable (1906): rappresentazione quasi onirica che ha il suo punto di forza nella grande cavalcata fra gli spazi siderali, una della maggiori riuscite artistiche di Méliès.
Voyage à travers l’impossible (1904): Méliès è riconosciuto l’inventore del cinema narrativo e di finzione nonché ideatore di numerose tecniche cinematografiche, in particolare il montaggio. Méliès riuscì a costruirsi una propria attrezzatura con la quale cercò di concretizzare gli effetti che sul palco non poteva realizzare diventando così “padre” degli effetti speciali. Scoprì casualmente o meno molti effetti di carattere meccanico, come le dissolvenze, stop-motion e il colore dipinto a mano direttamente sulla pellicola. Si compone di ventisei quadri che corrispondono ad altrettante inquadrature fisse, all’interno delle quali si svolge un’azione concitata.
Il pubblico dell’epoca era aiutato nella comprensione del film dalla figura dell'imbonitore, narratore fisicamente presente in sala che spiegava e coloriva con battute il senso della storia mostrata. Il personaggio interpretato da Méliès, Mabouloff, incarna i miti del positivismo per cui le macchine e le nuove invenzioni erano i mezzi attraverso i quali la civiltà sarebbe progredita.
La produzione flette
Nel 1906 la produzione cinematografica di Méliès denuncia un certo calo produttivo a causa di una concorrenza sempre più agguerrita. Il 1912 è l’ultimo anno dell'attività produttiva della Star-Film. Le grandi case cinematografiche non lasciavano più spazio alle piccole case e i costi di produzione diventavano troppi alti.
À la conquête du Pôle (1912): qui è presente uno spirito autenticamente avventuroso, unito a quel gusto per la messinscena e a quel piacere di far azionare complicate macchine teatrali che costituiscono uno.
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