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Storia del cinema

Cinema, tecnica e linguaggio: un'introduzione

Capitolo 1

Il film e la sua realizzazione

La pellicola in inglese nel suo primo significato è "film", parola femminile infatti si diceva la film, poi il termine è diventato maschile. Un telefilm, una soap opera, un videoclip non sono film perché non vengono proiettati ma trasmessi. Un film consiste in una lunga striscia flessibile di triacetato di cellulosa (non infiammabile) cosparsa di emulsione sensibile alla luce, dotata di perforazione laterale, grazie alla quale viene trascinata, dentro la macchina da presa e nel proiettore, su un sistema di rocchetti dentati. Quando si aziona una macchina da presa, la luce entra attraverso il diaframma e impressiona la pellicola vergine.

Il cinema è un’invenzione di tardo Ottocento ad opera dei fratelli Lumière nel 1895 e non è che una messa in movimento della fotografia. La macchina da presa impressiona sulla pellicola una serie di immagini statiche dette fotogrammi. Proiettata alla velocità di 24 fotogrammi al secondo la serie delle immagini statiche crea l'illusione del movimento.

Esistono diversi formati (indica la larghezza della pellicola stessa):

  • 35 mm formato standard, predominio sul cinema
  • 16 mm per i film amatoriali. Vantaggio di avere costi meno elevati, svantaggio sulla qualità delle immagini
  • 70 mm grande ricchezza visiva, di moda tra gli anni 50 e 70
  • 8 mm e il Super 8 per formati amatoriali

Le dimensioni del fotogramma sono determinate dalle dimensioni del mascherino che sta davanti all’obiettivo (rapporto tra larghezza e altezza del fotogramma):

  • Formato Academy = 1,33:1 (1,33 di larghezza per 1 di altezza)
  • Standard europeo = 1,66:1
  • Standard americano = 1,85:1
  • Formati panoramici dove il più noto è il cinemascope: la cinepresa è dotata di una lente anamorfica, che "comprime" un’immagine molto ampia su una pellicola da 35 mm. Vennero introdotti per contrastare l’ascesa della TV

Centralità del lungometraggio a soggetto

Il lungometraggio a soggetto in live action ha dominato il cinema per la quasi totalità della sua storia. Il lungometraggio narrativo è un’opera di almeno 70’/80’ che racconta una storia. (es: “Roma città aperta” di Rossellini). Il grosso della produzione cinematografica è rappresentato da lungometraggi narrativi in live action (dal vero, non dei disegni animati) che ha oscurato le altre forme che il film può assumere.

Un film può essere:

  • Lungometraggio almeno 75’
  • Cortometraggio tra 1’ e 30’
  • Mediometraggio tra i 30’ e i 60’

Nelle sale i cortometraggi anticipavano i lungometraggi. Circolavano soprattutto nei festival, nelle sale d’essai e nelle cineteche. Ma c’era anche il “doppio programma”, dove veniva presentato un film di serie A e uno di serie B, oppure in periferia due film di serie B. Quest’ultimo è un lungometraggio a soggetto realizzato con un budget limitato, legato a generi considerati di scarso prestigio intellettuale.

Il cinema e la rivoluzione digitale

La macchina da presa è uno strumento che permette di impressionare le immagini sulla pellicola, con un processo di natura chimica, diversa dalla videocamera ovvero un apparecchio che registra le immagini su un supporto diverso dalla pellicola. Il supporto utilizzato è digitale e la sua resa fotografica sta crescendo molto in fretta. Il digitale rappresenta una grande chance per il cinema indipendente (fuori dalle grandi case di produzione) e ha colonizzato lo spazio del montaggio, che non si fa più alla moviola bensì alla tastiera del computer.

La moviola è una macchina che permette di visionare un film fuori dalla sala di proiezione. Prima dell’introduzione del digitale la moviola era impiegata in fase di postproduzione. Il montatore tagliava e incollava materialmente i pezzi di pellicola.

I recenti sviluppi tecnologici rendono difficile stabilire il confine tra live action e animazione (es: “Avatar”).

La lavorazione

Un film nasce da un processo che si struttura in tre grandi fasi: sceneggiatura, riprese e montaggio.

Sceneggiatura: il progetto del film viene elaborato sulla carta ed è un testo in cui si descrive ciò che vedremo nel film. Compaiono i dialoghi. È il punto di arrivo del processo di scrittura. Nelle grandi case di produzione i copioni vengono commissionati dalla produzione a uno o più sceneggiatori, senza coinvolgere il regista. Dove le case di produzione sono più deboli il regista è parte integrante del lavoro di sceneggiatura sin dall’inizio.

La sceneggiatura può essere “di ferro” dove abbiamo un testo estremamente preciso, dove si pianifica ogni movimento di macchina e ogni campo di ripresa; oppure c’è la sceneggiatura-canovaccio, aperta all’improvvisazione e all’ispirazione del regista e degli attori ma in linea di massima la sceneggiatura è in una posizione intermedia. Vi è poi la sceneggiatura all’americana dove le descrizioni degli ambienti e delle azioni dei personaggi si sviluppano su tutta l’estensione della pagina, mentre i dialoghi sono raggruppati al centro; la sceneggiatura all’italiana che divide la pagina in due colonne, a sx la componente visiva e a dx quella sonora; la sceneggiatura alla francese dove la componente visiva si estende su tutta la pagina, mentre i dialoghi sono a dx. Il modello più usato è quello americano.

La sceneggiatura è anticipata da:

  • Soggetto: testo che può andare da una o due pagine sino ad una decina, e che racconta la trama del film. I soggetti possono essere originali o basati su opere letterarie. Si tratta di una distinzione importante soprattutto sul piano finanziario. Trarre un film da un libro implica pagare i diritti della casa editrice e all’autore, e le ragioni sono di tipo economico-produttivo e di natura estetica.
  • Trattamento: può arrivare ad un centinaio di pagine ed è una specie di romanzo del film, è uno sviluppo del soggetto perché mettono sulla carta cose che nel film non compaiono come il passato dei personaggi. Non è un passaggio obbligatorio.
  • Scaletta: descrizione sintetica delle scene (dove e quando si svolgono, interno/esterno, giorno/notte, cosa accade, quali personaggi sono coinvolti).

Poi vi è la preparazione dove si scelgono le location, si allestiscono le scenografie, si trovano gli attori attraverso i casting, si organizza il lavoro sul piano produttivo. Talvolta nelle grandi produzioni si scrive il copione specificamente per un determinato divo. Prima delle riprese il regista prova con gli interpreti principali per un tempo che va da alcuni giorni a diverse settimane. In questa fase possono lavorare altre figure come il coreografo, l’insegnante di canto, il maestro d’armi o il dialogue coach.

Le riprese per un lungometraggio di un’ora e mezza il tempo minimo per le riprese è di 3/4 settimane ma la lavorazione può durare anche mesi. La durata è oggetto di trattativa tra regista e produttori, con il primo che cerca di strappare qualche giorno in più, e gli altri determinati a resistere al fine di risparmiare.

La troupe è composta da 20/30 persone per i film a basso budget, sino a svariate centinaia nel caso di kolossal. Le riprese di un film assomigliano a un’operazione militare, con un’organizzazione gerarchica:

  • Regista: Stabilisce la posizione della macchina da presa, costruisce l’inquadratura e dirige gli attori. Mentre si gira il regista si colloca a fianco della macchina da presa, oppure sta seduto al monitor. Affiancato da aiuto regista e si appoggia al direttore della fotografia.
  • Aiuto regista: Collega il regista alla troupe e alla produzione, scandisce i tempi della vita del set. Uno dei suoi compiti è la stesura del piano di lavorazione ovvero lo schema dettagliato di tutte le giornate di ripresa. (è chiaro che per evitare spostamenti costosi si dovranno realizzare nello stesso periodo tutte le scene che si svolgono nel medesimo luogo)
  • Direttore della fotografia: Decide la disposizione delle luci e con il regista sceglie gli obiettivi e il taglio dell’inquadratura, definisce il tono fotografico del film, coordinandosi anche con lo scenografo e il costumista per decidere insieme i colori più adeguati al risultato che si intende ottenere. Ha sotto di sé:
    • Operatore: Aziona la macchina da presa
    • Assistente operatore: Responsabile dei fuochi
    • Aiuto operatore: Cambia gli obiettivi e sostituisce i caricatori della pellicola
    • Squadra di elettricisti: Capo elettricista: gaffer. Sistemano le luci
    • Squadra di macchinisti: Capo macchinista: key grip. Responsabili di tutto ciò che riguarda i movimenti della macchina

Il video assist è un congegno composto da una videocamera sincronizzata con la macchina da presa, che registrava le immagini su videocassetta, permettendo di verificare all’istante il lavoro fatto. Di solito, l’inquadratura viene comunque girata una seconda volta, per sicurezza, perché una volta terminate le riprese non ci sarà più modo di migliorare il materiale. Normalmente si lavora con una sola macchina da presa, ma nel caso di scene di azione molto elaborate si preferisce girare con più macchine da presa.

  • Fonico: Responsabile del suono il quale registra dialoghi e rumori. È aiutato da un microfonista che regge la lunga asta del microfono. Durante le riprese il suono viene inciso su un registratore, per essere unito alle immagini solo in fase di montaggio.
  • Segretaria di edizione: Tiene una specie di diario delle riprese. Ella si segna una quantità di dati relativi a ogni ripresa che servono ad evitare errori di continuità mentre si gira.
  • Organizzatore generale: Si occupa degli aspetti logistici-finanziari: ottiene le autorizzazioni per girare in esterno, assicura i trasporti da e per il set, sovraintende i pasti e i pernottamenti in albergo, cura l’approvvigionamento della pellicola. Rappresenta la casa di produzione che finanzia il film, da lui dipendono il direttore di produzione, ispettori, segretari e runner, i quali corrono a prendere tutto ciò che serve.
  • Il ciakista: In Italia è il più giovane dei macchinisti, mette davanti all’obiettivo il ciak, ossia una lavagna su cui sono scritti alcuni dati essenziali del film (titolo, nome del regista e del direttore della fotografia) e della pellicola con cui si sta lavorando in quel momento. Seguono il numero della scena, dell’inquadratura e della ripresa. Quando sul set si è pronti per girare l’aiuto regista grida: “Motore!”. L’operatore di macchina e il fonico cominciano a riprendere. Il fonico urla: “Partito!”. Dopo il ciakista recita ad alta voce i numeri in modo che vengano registrati dal fonico e poi fa sbattere l’assicella in basso in modo da produrre un rumore secco. Il ciak permette di tenere ordine nella massa delle inquadrature girate e servirà in postproduzione per unire colonna video e colonna audio. Infine il regista dice: “Azione!”

Tra gli anni 30 e 50 un film narrativo di 90’ conteneva in media 450/600 inquadrature. Ora le inquadrature possono essere 600/700/1000, mentre il numero minimo dei ciak rimane alto per garantire la continuità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher NormaG di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Alonge Giaime.
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