L'età giolittiana (1900-1914)
Mentre a Parigi si celebrava la modernità trionfante, in Italia, il Novecento viene inaugurato con un assassinio, un regicidio. Infatti il 20 luglio 1900 il re Umberto I di Savoia viene assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci deciso a vendicare i morti di Milano del 1898.
Nel giugno sempre del 1900 si erano tenute le elezioni politiche: lo schieramento politico governativo perse molti seggi mentre le opposizioni ne guadagnarono, e i socialisti guadagnarono 33 seggi. Dopo le dimissioni del presidente Luigi Pelloux, Umberto I diede l’incarico a Giuseppe Saracco prendendo atto del fallimento della linea politica repressiva dei governi succedutisi negli ultimi anni dell’800. I governi liberali della fine dell’800 avevano faticato a prendere atto del nuovo protagonismo delle masse, soprattutto proletarie.
Il regno di Umberto I
Quando Umberto I salì al potere sembrò che la Corona si fosse rassegnata ad un ruolo di garante costituzionale garantendo l’evoluzione dello Stato democratico sulla strada dell’ampliamento dei poteri parlamentari. In realtà la Corona è ostile al nuovo corso borghese e al parlamento democratico. La nazione con Umberto I aveva avuto a che fare con un’era piena di contraddizioni: buona parte dei sudditi dei Savoia erano italiani solo sulla carta e una parte consistente delle campagne è rimasta estranea ai valori patriottici del Risorgimento (“Fatta l’Italia dobbiamo fare gli italiani” cit. Massimo D’Azeglio).
La legge Coppino
Michele Coppino fu professore di letteratura italiana all’università di Torino e nel 1876 divenne ministro dell’Istruzione nel governo di Antonio De Pretis. La legge Coppino, varata il 15 luglio 1877, introdusse alcune novità rispetto alla vecchia legge Casati: elevò da due a tre gli anni di obbligo scolastico, imponendo alla fine del biennio un corso serale o festivo, e introdusse le sanzioni per le famiglie che disattendevano all’obbligo.
I programmi prevedevano l’insegnamento dell’italiano e della matematica, nozioni in merito ai doveri dell’uomo e del cittadino, una maggiore attenzione per le materie scientifiche e non prevedevano l’insegnamento della religione, il che provocò il disappunto dei cattolici che preferirono (quantomeno i benestanti) alle scuole statali quelle private, rette dai religiosi. Le spese di gestione restano tuttavia a carico dei comuni, il che rese problematica la piena attuazione della legge.
Il legame tra istruzione e sviluppo
Inizia lentamente a formarsi l’idea che lo sviluppo dell’istruzione elementare fosse un passaggio fondamentale per lo sviluppo economico dello Stato nel suo complesso: si tratta di un processo che tiene uniti il tema dell’istruzione, dello sviluppo economico e dello sviluppo dei diritti di democrazia. Non è a caso che nel 1882 ci sia la prima grande riforma del corpo elettorale.
Più istruzione significò anche maggior consapevolezza delle masse proletarie dei propri diritti: nel 1893 si verificarono forti agitazioni in Sicilia e in Lunigiana, il governo Crispi dovette rispondere proclamando lo stato d’assedio e sciogliendo il partito socialista, più di 100 morti.
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