L’architettura Moderna dal 1900 – William J. Curtis
Indice
3 – La ricerca di nuove forme e il problema dell’ornamento .................................................................................. 2
6 – Risposte alla meccanizzazione: il Deutscher Werkbund e il Futurismo ............................................................ 7
7 – Il sistema architettonico di Frank Lloyd Wright ............................................................................................... 10
9 – Cubismo, De Stijl e nuove concezioni spaziali .................................................................................................. 13
10 – La ricerca di Le Corbusier della forma ideale ................................................................................................. 14
11 – Walter Gropius, l’Espressionismo tedesco e il Bauhaus ................................................................................ 18
12 – Architettura e Rivoluzione russa .................................................................................................................... 22
13 – Grattacielo e periferia: gli Stati Uniti tra le due guerre ................................................................................. 26
15 – L’International Style, il talento individuale e il mito del funzionalismo ....................................................... 30
16 – L’immagine e l’idea della Ville Savoye di Le Corbusier a Poissy .................................................................... 31
18 – La natura e la macchina: Mies Van Der Rohe, Wright e Le Corbusier negli anni 30 ..................................... 32
19 – La diffusione dell’architettura moderna in Inghilterra e in Scandinavia ....................................................... 37
20 – Critiche dei regimi totalitari al movimento moderno .................................................................................... 39
22 – Architettura Moderna negli Stati Uniti: immigrazione e consolidamento .................................................... 44
23 – Forma e significato nelle tarde opere di Le Corbusier ................................................................................... 46
24 – L’Unitè d’Abitation a Marsiglia come prototipo di residenza collettiva ....................................................... 49
25 – Alvar Aalto e gli sviluppi scandinavi ............................................................................................................... 50
26 – Discontinuità e continuità nell’Europa degli anni Cinquanta ........................................................................ 52
27 – America Latina, Australia, Giappone .............................................................................................................. 56
28 – Monumenti e monumentalità: Louis Khan .................................................................................................... 58
29 – Architettura e anti-architettura in Gran Bretagna ......................................................................................... 61
30 – Estensione e critica negli anni Sessanta ......................................................................................................... 64
32 – Pluralismo negli anni Settanta ........................................................................................................................ 65
33 – Architettura moderna e memoria: nuove percezioni del passato ................................................................ 68
35 – Tecnologia, astrazione e idee di natura.......................................................................................................... 71
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3 – La ricerca di nuove forme e il problema dell’ornamento
La Rivoluzione industriale inglese, che è avvenuta nel 1800, ha portato delle conseguenze sia per
quanto riguarda i nuovi materiali e le nuove tecniche di costruzione, ma anche nella concezione
degli spazi all’interno della città. Avvengono dei cambiamenti anche all’interno delle abitazioni e del
modo di vivere della popolazione.
La meccanizzazione dei processi produttivi ha portato nuovi sistemi di trasporto, quali la ferrovia, la
nascita dei dirigibili, e i primi sistemi di condizionamento nelle abitazioni. Nelle case dei cittadini di
basso ceto sociale, questa meccanizzazione si manifesta con l’introduzione di nuovi prodotti e
utensili realizzati in serie nelle fabbriche che prima venivano realizzati artigianalmente. Gli oggetti
artigianali diventano quindi modelli per la riproduzione in serie utilizzando materiali meno pregiati
e a basso costo; l’oggetto artigianale tende quindi ad essere sostituito da un oggetto industriale.
In Inghilterra, gli artisti e gli intellettuali, si pongono il problema di come salvaguardare i prodotti
dell’artigianato. L’oggetto artigianale, infatti, possedeva la qualità estetica poiché era un pezzo
unico, frutto di creatività e manualità.
William Morris, insieme a Pugin e Ruskin ritenevano che la meccanizzazione fosse causa di degrado
in tutti gli aspetti della vita e invocarono una ripresa dell’artigianato. Essi guardavano al passato,
soprattutto al Medioevo, considerato l’età della verità della costruzione dove la forma esprime la
struttura. Il gotico veniva visto come uno stile veritiero da adottare nel 1800. Morris decise di
opporsi alla produzione industriale promuovendo una fabbrica artigianale che non produceva
oggetti in serie, ma tanti singoli oggetti di qualità che mettessero in evidenza il valore
dell’artigianato in confronto alla produzione seriale. Questo laboratorio crea dei prodotti
straordinari ma che richiedono un impegno notevole e soprattutto un costo alto, che il popolo non
può permettersi.
Questo periodo viene denominato “Arts e Crafts” ovvero “arti e mestieri”.
Nel 1877-78 in Inghilterra, i produttori industriali, di fronte all’attacco subito da personaggi
importanti, si pongono il problema se riprodurre esattamente gli oggetti del 1600 o 1700 oppure
adeguarli a forme più consone all’evoluzione delle arti. Vi è la tendenza quindi, a semplificare
qualsiasi cosa. Si inizia a creare un nuovo modo di percepire la forma che concili pittura, scultura,
architettura e grafica. Viene ripreso il concetto di “natura”, non come facevano i maestri del
Rinascimento, ma con una nuova lettura delle forme naturali che creano un nuovo concetto di
spazio e forma. Alla fine del XIX secolo si ritorna alla natura, ma una natura libera dagli schematismi
del Rinascimento che si manifesta prima negli oggetti, poi negli arredi e infine negli edifici.
L’architetto non si pone più il problema di quale stile utilizzare ma è libero. Tutti gli stili nati dalla
fine del XIX secolo in poi, dureranno 10 o 15 anni al massimo. Gli stili di questo periodo non sono
altro che l’idea di un singolo architetto o di un gruppo di architetti, che divulgano i loro pensieri, e
quindi l’utente che può far sì che il movimento abbia una durata breve oppure no.
Siamo all’origine dell’Art Nouveau; questo stile va contro il classicismo Beaux-Arts, sfrutta la
luminosità dovuta all’uso del vetro e del metallo con
forme naturali.
L’Art Nouveau ha origine in Belgio, a Bruxelles; precursore
del movimento viene considerato Victor Horta con l’Hotel
Tassel.
In quest’opera, l’architetto, introduce un’innovazione già
presente in America, a Chicago, grazie ai grattacieli;
vediamo quindi l’applicazione in Europa del metallo.
2
L’Hotel Tassel di Victor Horta rappresenta a pieno gli ideali dell’Art Nouveau non tanto per la sua
facciata piuttosto semplice quanto per le decorazioni degli interni.
Le innovazioni principali consistevano infatti nella struttura in metallo e con forme naturali della
ringhiera della scalinata che venivano poi riprese anche nei pavimenti a mosaico e nella carta da
parati.
Horta realizzò anche altre abitazioni, ma il problema delle sue
opere che è erano destinate ad una clientela benestante e
non tutti potevano permettersi di acquistarle.
Un’altra sua opera fu la Maison du Peuple a Bruxelles (1896-
99), che si trattava della sede del partito socialista belga.
L’edificio si trova su un lotto circolare tra due strade radiali;
la facciata è sia concava che convessa e l’ingresso principale
è situato sulla parte convessa. È ben visibile la struttura in
ferro, non sono presenti ordini architettonici ma la
caratteristica principale dell’edificio è il dinamismo dato dalla
struttura in ferro che crea continuità dal basso verso l’alto. Il tetto della sala riunioni è costituito da
una travatura reticolare in acciaio e il soffitto è movimentato per controllare meglio il riverbero. Alle
travi del tetto viene sospesa una galleria in cui vi è l’impianto di riscaldamento.
Un altro artista belga del periodo fu Henry Van De Velde, più teorico rispetto ad Horta. Grazie a
Morris si interessò all’artigianato e si dedicò alle arti applicate. Egli parla di “Opera d’arte totale”,
concezione secondo cui l’artista oltre a progettare l’edificio, deve occuparsi anche degli interni,
dell’arredamento e addirittura anche degli abiti.
Grazie a questa concezione di “Opera d’arte totale”, l’Art Nouveau si diffuse rapidamente nella
grafica, nel disegno industriale, nell’artigianato del vetro, nei disegni di mobili, gioielli e nella moda.
Verso la fine del 1800, l’Art Nouveau dal Belgio si diffonde in tutto il mondo, questo avviene grazie
anche alle esposizioni mondiali di Parigi nel 1900 e di Torino nel 1902.
Lo stile dell’Art Nouveau si diffonde anche
nell’arredamento urbano delle città, un esempio è
la Metrò di Parigi, progettata da Hector Guimard
nel 1900.
Hector Guimard aveva frequentato l’Ecole des Arts
Decoratif dal 1882 al 1885, dove aveva studiato il
gotico; dal 1885 al 1890 aveva studiato all’Ecole
des Beaux-Arts e durante un viaggio in Inghilterra
e Scozia conobbe gli ideali Arts and Crafts, infine fu
influenzato anche da Horta.
Nel progetto per la sua casa-studio sembra essersi ispirato agli Hotel parigini in stile rococò. Utilizzò
il mattone come rivestimento e riuscì a fonderlo con le balaustre in ferro dei balconi creando così
una plasticità che nel Hotel Tassel non era presente.
In Spagna troviamo invece Antoni Gaudì che può essere solo vagamente associato all’Art Nouveau.
Gaudì nacque nel 1852 e morì nel 1926; nelle sue prime opere possiamo notare come egli si distacca
dallo stile del Secondo Impero e preferisce il Neo-Gotico, anche se si notano già i segni bizzarri che
poi connoteranno le sue opere future.
Il linguaggio utilizzato da Gaudì è simbolico, egli infatti riconduce la natura e le leggi strutturali al
Creatore, secondo lui la parabola era l’emblema del Sacro. Tutte le sue opere, infatti, sono ricerche
di metafore e associazioni al Sacro (simbolismo). 3
Nel 1884 fu incaricato di proseguire i lavori della Sagrada Familia
nella periferia di Barcellona iniziata da Francisco de Villar. La cripta
viene realizzata in stile gotico su progetto di Villar, anche i piani più
bassi sono in stile gotico realizzati però da Gaudì. Quest’opera di
Gaudì può essere assimilata al gotico ma presenta elementi dell’Art
Nouveau soprattutto nelle decorazioni, troviamo infatti elementi
floreali e anatomie oniriche; tutto questo è carico però di significati
simbolici. La struttura di questa chiesa è in contrasto con la maglia
urbana di Barcellona e richiama invece il paesaggio collinare
circostante con le sue guglie.
Tra il 1900 e il 1914 progetta Parc Guell anch’esso carico di
simbolismo. Qui stranamente utilizza un ordine che è quello dorico,
non c’è nulla di seriale ma ogni elemento è unico. Troviamo delle
sedute a forma di animali in cui vi sono incastonati pezzi di ceramiche
colorate, queste sedute delimitano le gradinate da cui è possibile
osservare la città. Ci sono grotte sotterranee che richiamano le
foreste dove i gradini sembrano lava che scorre. La sala principale è
sostenuta da pilastri che in realtà sono canali di drenaggio mentre i
contrafforti squamanti richiamano gli alberi.
Tra il 1904-07, Gaudì si occupa di ristrutturare Casa
Battlò, ovvero un insieme di appartamenti già
esistenti. Qui egli riesce a trasformare gli interni
neoclassici in Stile Art Nouveau pur mantenendo il
perimetro esistente. Anche questa casa è ricca di
simboli come i riferimenti al mare, alle onde, ai
cavalli e ai pesci. Addirittura, il tetto è simile ad un
drago, allegoria del bene e del male.
Nella Casa Milà (1905-10), le forme sinuose sono
presenti sia internamente che esternamente. La
facciata è in continuo movimento e il tutto sembra
sia eroso nel corso del tempo, anche qui ci sono riferimenti al mare.
Gli edifici di Gaudì sono talmente bizzarri da essere inimitabili, questo infatti non fece diffondere il
suo stile.
In Inghilterra, l’Art Nouveau non si diffuse poiché veniva considerata un ramo decadente dell’Arts
and Crafts.
In Scozia invece si diffonde uno stile legato all’Art Nouveau grazie all’architetto Rennie Mackintosh.
Nel 1897 vinse il concorso per il progetto della nuova School of Art di Glasgow.
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La scuola doveva sorgere su una pendenza molto elevata; l’architetto, decise di disporre due piani
destinati agli studi sul lato alto del sito e collocare altri studi e le aule dalla parte bassa. L’ufficio del
direttore si trovava sopra l’ingresso mentre il museo si trovava nella parte alta dell’edificio in modo
da ricevere più luce. Lo schema dell’edificio era costituito da una sequenza di stanze di dimensioni
diverse e da una diversa qualità di luce dovuta alle grandi vetrate presenti. Il ferro battuto presente
nelle balaustre e nelle finestre sembra richiamare le decorazioni Art Nouveau ma sono più severe.
Il vetro e il metallo utilizzati richiamano la tecnologia industriale poiché Glasgow è una cittadina di
cantieri navali. Intorno al 1908 progetta l’ala della biblioteca in cui le proporzioni verticali
richiamano l’Art Nouveau ma le forme ortogonali sembrano avvicinarsi al Movimento moderno.
Altri edifici di Mackintosh sembrano richiamare il movimento
moderno come la Hill House sempre a Glasgow con i suoi
elementi geometrici reinterpretati e la Willow Tearooms a
Glasgow dove viene eliminato completamente l’elemento
decorativo.
Anche Mackintosh è un architetto che si occupa di progettare i
mobili che esporrà poi all’Esposizione di Torino del 1902.
A Vienna l’Art Nouveau viene denominata “Secessione
Viennese”, questa corrente vuole distaccarsi dalla
tradizione esistente legata alla Beaux Arts.
Olbrich progetta a Vienna il Palazzo della Secessione
(1897-98) per andare contro i monumenti culturali
imperiali. È un edificio bizzarro in cui gli elementi sono
disposti in modo piramidale e in cima viene posizionata
una sfera ricoperta da lamine dorate che conferisce
qualità all’architettura. All’interno quest’edificio è
decorato con dipinti di Klimt ed è dedicato al culto della
primavera sacra.
Wagner progetta l’Ufficio Postale della Banca di
Risparmio a Vienna (1904-06) che si allontana
definitivamente dall’Art Nouveau, dadi e bulloni
sostituiscono le forme curvilinee dei viticci. Le facciate
erano rivestite da lastre di marmo su cui spiccavano i
coprivite in alluminio; questo faceva intendere che il
marmo era solo un semplice rivestimento e alludevano
alla struttura in metallo dell’edificio, richiamata anche
dalle colonne in metallo che sorreggevano la tettoia
d’ingresso. Il salone centrale della banca richiamava un
capannone ferroviario vetrato che evocava onestà,
trasparenza, leggerezza e disponibilità, ovvero i valori
adatti alla destinazione sociale dell’edificio. Il tetto in
vetro opaco permetteva l’illuminazione durante il giorno
mentre il pavimento era in vetrocemento per illuminare
i sotterranei della banca. 5
A Vienna un altro architetto importante fu Hoffmann
che nel suo progetto per il Santuario di Purkersdorf
(1904-06) anticipa il movimento moderno poiché i muri
sono ridotti a semplici e sottili superfici piane ed è
completamente privo di decorazioni anche se la
destinazione d’uso non ne richiedeva.
Nel 1905 fu incaricato di progettare Palazzo Stoclet,
una residenza per un finanziere belga e la moglie.
Questo palazzo doveva essere un palazzo per le arti in
cui i signori Stoclet dovevano raccogliere opere d’arte e
invitare l’élite artistica europea; aveva le caratteristiche
di un museo e di una residenza di lusso. Hoffmann
dispose le stanze in sequenza ma le stanze principali
quali salone, sala da pranzo e musica erano dei volumi
sporgenti in facciata. L’abitazione era asimmetrica e
presentava bow-window, porte-cochere e una torre
gradonata con statue; il tutto era rivestito da lastre di
pietra con modanature lineari mentre l’interno era
decorato con dipinti di Klimt.
Altro architetto viennese du Adolf Loos, egli fu poco
influenzato dall’Art Nouveau, poiché trascorse alcuni
anni in America e soprattutto poiché rifiutava le
decorazioni considerate poco durevoli. Nel 1908 nel suo
articolo “Ornamento e delitto” considerava l’ornamento
come evidenza di una cultura decadente. Nel suo
progetto per Casa Steiner (1910) a Vienna è possibile
notare come tutte le superfici siano piane e spoglie con
la sola presenza di finestre in cristallo.
Anche nel progetto di Casa Muller del 1928 non ci sono de
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