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Sociologia: fine del secolo americano?

Capitolo 1: La creazione del secolo americano

15 paesi su 22 intervistati concorda sul fatto che la Cina scalzerà o ha già scalzato gli Stati Uniti quale potenza guida del mondo. In seguito all’indipendenza delle ex colonie americane alla fine del 18 secolo, Walpole lamentava che la Gran Bretagna fosse stata ridotta al livello della Sardegna. In realtà, la Gran Bretagna stava per essere trasformata dalla Rivoluzione industriale, dando il via al suo secondo secolo di potenza globale.

A metà degli anni '80 del 1900, un economista del MIT si domandò perché, mentre l'impero britannico era durato 2 secoli, l'egemonia degli Stati Uniti stava venendo meno dopo solo 50 anni circa. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, gli USA divennero l'unico attore di peso in un mondo unipolare e lo scienziato politico Waltz predisse che essi si sarebbero rapidamente incamminati lungo il viale del tramonto.

Quando ebbe inizio il secolo americano?

Una data potrebbe essere la fine del 19 secolo, quando gli Stati Uniti divennero la più grande potenza industriale del mondo; o l'inizio del '900, quando l'economia statunitense era quasi un quarto di quella mondiale, dato rimasto immutato fino alla Seconda guerra mondiale. Se quel conflitto da un lato danneggiò tutte le principali economie, dall'altro rafforzò l'economia americana. Appena le altre economie si ripresero, l’anomala quota americana tornò ai livelli prebellici.

Ma questo "ritorno alla normalità" generò una riduzione del Pil mondiale detenuto dagli Stati Uniti dal 1945 al 1970 e provocò una sensazione di declino nell'opinione pubblica americana. Il secolo degli Stati Uniti coincide grosso modo con il 20 secolo e si concluderà all'incirca entro i prossimi 10 anni, momento in cui gli analisti si aspettano il sorpasso della Cina. Stiamo dunque per assistere alla fine del secolo americano? Non necessariamente. Il potere è la capacità di influenzare gli altri affinché questi agiscano in base alle nostre aspettative. Vi sono tre modi per farlo: con la coercizione (il bastone); con i pagamenti (la carota); con l’attrazione o la persuasione. Bastone e carota sono forme di hard power; attrazione e persuasione sono forme di soft power. Ciascuna di queste dimensioni del potere è importante, ed è per questo che è sbagliato considerare il solo potere economico per definire il secolo americano.

Inoltre, se un paese ha grandi risorse di potere non è detto che abbia anche la capacità di convertire quel potere in una leadership, come dimostrano gli Stati Uniti negli anni '30 quando scelsero una politica isolazionista. Quindi le tre dimensioni del potere vanno considerate nel loro insieme. Più utile per definire e datare il secolo americano è osservare come gli Stati Uniti hanno usato le proprie risorse economiche per influenzare l’equilibrio globale del potere. Nel 19 secolo gli Stati Uniti giocarono un ruolo marginale nell’equilibrio globale del potere.

Seguendo il consiglio di Washington di evitare di rimanere impigliati in complicate alleanze e abbracciando la dottrina Monroe, gli USA avevano scarsa influenza sull’equilibrio globale. A quei tempi non avevano un grande esercito anche se non evitarono di ricorrere al potere militare, nonostante l’isolazionismo esprimesse il loro atteggiamento verso le grandi potenze europee. Con Roosevelt, la politica estera rimaneva essenzialmente concentrata sull’emisfero occidentale.

Un punto di svolta fu l’ingresso degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale. Nel 1917 Wilson per la prima volta inviò truppe americane in Europa. Inoltre, propose la costituzione della Lega delle nazioni per organizzare la sicurezza collettiva su base globale. Pertanto, sarebbe più appropriato far iniziare il secolo americano con l’intervento degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale. In questo contesto Henry Luce, figlio di genitori missionari, scrisse il suo famoso editoriale sul "Secolo americano" per sollecitare la partecipazione americana alla guerra. Nel 1948 gli Stati Uniti idearono il Piano Marshall, nel '49 istituirono la NATO e nel 1950 sotto bandiera ONU furono a capo della coalizione che combatté nella Guerra di Corea.

Dal 1945 al 1991 l’equilibrio globale del potere fu descritto come bipolare, con due superpotenze in posizione dominante. Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica godevano di un potere smisurato. Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, gli Stati Uniti rimasero l’unica superpotenza. Qualcuno quindi potrebbe individuare nel 1991 la data di inizio del secolo americano.

Nella storia moderna nessun altro stato si è rivelato così militarmente preponderante come gli Stati Uniti

Qualche analista definisce il fenomeno "egemonia americana" e lo compara all’egemonia britannica del 19 secolo. Durante la cosiddetta pax britannica, la Gran Bretagna non fu così preponderante come gli Stati Uniti di oggi. La libertà d’azione degli Stati Uniti è di molto superiore a quella goduta in passato dalla Gran Bretagna. Inoltre, la parola "egemonia" è usata in modi diversi e fuorvianti. Alcuni usano il termine "egemonico" e "imperiale" in maniera intercambiabile; altri spiegano l’egemonia come la capacità di "ordinare il sistema internazionale"; altri usano il termine come sinonimo di "primato". Come rileva Ikenberry, gli Stati Uniti hanno fornito servizi globali che resero gli altri stati disposti a lavorare con la preminenza americana.

Alcuni analisti sottolineano che per gli stati che ne beneficiano può essere razionale preservare questo quadro istituzionale, anche se le risorse di potere americane declinano. L’egemonia americana non è mai stata un ordine globale, come osserva Kissinger, un ordine mondiale veramente globale non è mai esistito. La loro egemonia potrebbe essere definita una "mezza egemonia".

Se mai ci fosse stata un’egemonia degli Stati Uniti, questa sarebbe iniziata nel 1945

Quando gli Stati Uniti controllavano quasi la metà dell’economia del mondo, e sarebbe terminata nel 1970, quando il Pil degli Stati Uniti arrivò ai minimi prebellici. L’unipolarità arrivò solo nel 1991, con il collasso dell’Unione Sovietica.

Capitolo 2: Declino americano?

Qual è il ciclo di vita di un paese? Le entità politiche sono costrutti sociali senza una durata precisa della "vita", a differenza degli esseri umani per i quali un secolo è generalmente il limite della loro esistenza terrena.

Alcuni analisti e storici hanno cercato di isolare dei modelli secolari nei cicli di vita dei paesi dominanti. Nel 1919 il geopolitico britannico Mackinder sostenne che la disuguale crescita delle nazioni sfocia in una guerra mondiale ogni circa 100 anni. Più di recente lo scienziato politico Modelski ha proposto un modello per cui la leadership mondiale cambia anch'essa dopo circa 100 anni. La nuova leadership ha inizio con una guerra, a seguito della quale un trattato di pace legittima il potere del vincitore, fino a che esso non viene messo in discussione da una nuova guerra.

Cercare di identificare una nazione con un secolo è sempre una costruzione alquanto arbitraria. La storia non si ripete. Secondo Mark Twain a volte potrebbe far rima con se stessa, ma dobbiamo stare attenti a rime che sono per lo più nelle nostre menti. Gli americani hanno sempre temuto il declino. A metà del 19 secolo Charles Dickens osservava che se si desse ascolto solo ai suoi cittadini l’America sarebbe sempre depressa, sempre attraverserebbe un periodo di ristagno, sarebbe sempre colpita da una crisi allarmante, e non è mai stato altrimenti.

Lo scienziato politico Huntington individuò per gli Stati Uniti cinque fasi di declino nel tardo 20 secolo:

  • A partire dal 1957, dopo il lancio del primo satellite da parte dell’Unione Sovietica;
  • Dalla fine degli anni '60, dopo l’annuncio di Nixon che gli Stati Uniti avrebbero rivisto la propria strategia di alleanze internazionali a favore di un mondo multipolare;
  • Dal 1973, dopo l’embargo petrolifero a opera dei paesi arabi;
  • Dalla fine degli anni '70, dopo l’espansione della zona d’influenza sovietica;
  • Dalla fine degli anni '80, dopo l’esplosione del deficit fiscale e il saldo ampiamente negativo della bilancia commerciale seguiti alle politiche reaganiane.

Come sottolinea James Fallows, solo dopo la Seconda guerra mondiale, con l’emergere dell’America al rango di potenza globale, l’idea del "declino" americano implicò il timore di arrivare dietro qualcun altro. A volte "l’ansia da declino" può portare all’adozione di politiche nazionalistiche e protezionistiche dannose. Al contrario, l’arroganza del potere, esibita ad esempio nel 2002, può portare a politiche aggressive su larga scala, come l’invasione americana dell’Iraq nel marzo 2003, le cui conseguenze sono tuttora sotto gli occhi di tutti.

Non c’è virtù né nella sottovalutazione né nella sopravvalutazione del potere americano. Bisogna notare che la parola "declino" è ambigua perché mette insieme due concetti differenti: da un lato una diminuzione della potenza proiettata all’esterno, dall’altro il deterioramento o decadimento interni. Il primo è un declino relativo, il secondo è un declino assoluto. I due sono connessi ma non necessariamente.

Ad esempio, che dire circa il declino dell’impero britannico? L’estensione del proprio dominio non sarebbe bastata senza la straordinaria capacità di convertire risorse di potere interne in espansione esterna. Nel 1900, però, molti erano coloro che avevano il timore che la Gran Bretagna non fosse più in grado di mantenere la sua primazia. Lo scrittore americano Henry Brooks Adams spiegò la perdita della vitalità britannica con lo sfarzoso stile di vita dei sudditi di Sua Maestà e con la riluttanza ad accettare delle perdite nella Guerra boera.

Dopo la Prima guerra mondiale, fattori esterni ridussero il suo potere relativo. C’erano anche segni di declino interno assoluto, come l’incapacità di mantenere ad alti livelli la produttività dell’industria britannica o la difficoltà di eccellere in settori nuovi come la chimica e l’elettricità. Il problema principale della Gran Bretagna fu tuttavia il declino relativo. La potenza britannica avrebbe potuto sopravvivere ai problemi interni se non fosse stato per l’ascesa di altre potenze.

Capitolo 3: Gli sfidanti e il declino relativo

Alla fine dell’800 l’ascesa simultanea della Germania e della Russia in Europa, del Giappone nel Pacifico e degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale portò la Gran Bretagna a scendere a patti con gli Stati Uniti e a restringere il raggio d’azione della sua marina alle acque che bagnano le coste europee. Nessun paese può superare gli Stati Uniti, ma un’alleanza tra stati potrebbe porre fine alla preminenza americana e alla sua capacità di mantenere un ordine internazionale. Vi sono candidati plausibili affinché ciò possa succedere?

L’Europa

Quando agisce come un’unica entità l’Europa è la più grande economia del mondo. Il Pil totale dell’Unione Europea è solo di poco superiore a quello degli Stati Uniti, e la popolazione dell’Europa è di gran lunga più numerosa di quella dell’America. Prima del 2010, quando i drammatici problemi del debito pubblico, in Grecia e non solo, crearono forti tensioni nei mercati finanziari, alcuni economisti avevano ipotizzato che l’euro avrebbe presto sostituito il dollaro come principale valuta di riserva.

In termini di risorse militari il bilancio dell’Europa per la difesa è meno della metà di quello degli Stati Uniti, ma conta più uomini. Nel campo del soft power la cultura europea ha esercitato per molto tempo una vasta attrattiva nei confronti del resto del mondo, e il senso di un’Europa unita ha suscitato un grande fascino nei suoi vicini, poi eroso dalla crisi finanziaria. Gli europei hanno anche avuto un ruolo centrale nelle istituzioni internazionali.

La questione chiave per valutare nel prossimo futuro la potenza dell’Europa è quella di appurare se l’Unione avrà raggiunto un’unità politica e un’identità politica e un’identità socioculturale tali che le permettono di agire come un attore unico nello scacchiere internazionale. La capacità di conversione di potere dell’Europa è limitata e varia a secondo delle diverse questioni. In quanto alla politica commerciale, l’Europa è pari agli Stati Uniti ed è in grado di bilanciarne il potere. Il peso dell’Europa nel mondo monetario internazionale è secondo solo a quello degli Stati Uniti.

Nel mondo cibernetico l’Unione Europea sta fissando standard globali per la protezione della privacy che le multinazionali dovranno osservare pena sanzioni. Nello stesso tempo l’Europa trova notevoli difficoltà nel raggiungere un livello soddisfacente di unità. Anche se molti giovani si definiscono principalmente "europei", le identità nazionali restano più forti di una comune identità europea, come hanno dimostrato le elezioni per il parlamento europeo. In Europa, l’integrazione e l’uniformazione dei sistemi giuridici sono in aumento, ma dal punto di vista legislativo ed esecutivo, i passi fatti non bastano e ne occorrerebbero di più decisi.

Le nazioni europee non possono stare in una sola barca, ma il modo in cui le barche nazionali sono legate tra loro è cruciale per il futuro dell’Europa e del suo ruolo nel mondo.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ginevra2201 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Terenzi Paolo.
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