Che materia stai cercando?

Riassunto esame Sociologia, Prof. Marchisio, libri consigliati Il mondo in questione, Jedlowski e Progetto sociologia, Manza, Arum & Haney

Riassunto per l'esame di Sociologia, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati dal docente Roberto Marchisio: Il mondo in questione, Jedlowski e Progetto sociologia, Manza, Arum & Haney.
Gli argomenti trattati sono i seguenti:
- Introduzione alla sociologia: oggetto, metodo, origini della disciplina.
- La sociologia e la... Vedi di più

Esame di Sociologia docente Prof. R. Marchisio

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

il carattere prevalentemente protestante della

W è colpito da alcuni dati statistici:

• società capitalista; se si osservano i dati statistici dell’epoca, inizi 900 in Germania, si

nota come la maggior parte degli imprenditori di successo abbiano un’appartenenza

religiosa di tipo protestante. E non è un fatto solo contemporaneo, ma è un fatto storico

che risale alla prima parte del 16esimo secolo. Quelle città e regioni che più furono

invase dallo sviluppo industriale erano a maggioranza protestante, se guardiamo alla

composizione delle forze lavoro tedesche ci accorgiamo che gli operai più specializzati

tentativo

appartengono a comunità protestanti. A partire da queste osservazioni nasce il

di W di spiegare causalmente questo nesso tra appartenenza al protestantesimo e forma

di produzione capitalista. A partire dal 1500 per arrivare al 1900.

comprensione dell’agire:,

Ma prima di trovare una spiegazione causale, è necessaria la

• quindi comprendere il senso dell’agire dei soggetti coinvolti in questi processi.

Possiamo ipotizzare esista un nesso tra riforma protestante e capitalismo moderno? Per

trovare una risposta si può tentare un analisi del contenuto delle dottrine protestanti e la

loro influenza sulle azioni dei credenti; bisogna indagare se si riesce a comprendere il

senso delle azioni dei credenti sulla base di un riferimento a certe idee religiose. A

i caratteri peculiari del capitalismo moderno e la sua genesi.

seguito bisogna indagare

- ANALISI DEL CAPITALISMO: Cosa si intende per capitalismo? Quali condizioni hanno

determinato il suo sorgere?

Non è un agire uguale al semplice accumulo di guadagno e non è neppure uguale a una

• rapina, che non è formalmente pacifica. Si basa su aspettative di guadagno

formalmente pacifiche e soprattutto disciplinate razionalmente e reiterate nel tempo. W

economico capitalistico è un agire specificamente orientato all’aumento

scrive: “l’agire

costante del capitale, ciò vuol dire che esso è ordinato secondo un impiego prestabilito

di prestazioni materiali o personali quali mezzi per conseguire un profitto. Nel caso di

un'impresa continua la consistenza patrimoniale in denaro calcolata periodicamente in

bilancio deve periodicamente superare il capitale.” Il senso dell’agire capitalistico è il

profitto; la caratteristica del capitalismo moderno non è il desiderio di accumulare

denaro ma di perseguire un profitto, un aumento del capitale di partenza, in modo

sistematico, continuo nel tempo, formalmente pacifico. All’origine dell’agire capitalistico

dei primi imprenditori non sta il semplice desiderio di accumulare denaro ma aspettative

di guadagno che implicano una certa razionalità, sistematicità. Il capitalismo è orientato

costante del profitto.

all’aumento

Il tipico soggetto di questo sistema è il proprietario dell’impresa capitalistica, che

• possiede un capitale di partenza e vuole accrescerlo reinvestendo i profitti al fine di

procurare nuovi profitti. La dinamica del primo capitalismo dei primi anni dell’800 è

caratterizzata dall’ansia di accumulare profitto, un profitto che non viene sperperato e

continuamente reinvestito,

nemmeno conservato, ma in nuove macchine, tecnologie,

nell’ampliamento dell’azienda, in assunzione di nuove forze lavoro, tutti investimenti che

portano all’aumento di produzione, quindi all’aumento della vendita quindi all’aumento

del profitto di partenza.

Il capitalismo moderno, rispetto al capitalismo del passato, è contrassegnato da una

• carattere razionale.

profonda riorganizzazione della produzione che ha un La

razionalizzazione dell’attività produttiva ha l’obbiettivo di massimizzare l’attività stessa.

Questa riorganizzazione si basa su un nuovo spirito di iniziativa tipico dei nuovi

spirito di iniziativa

imprenditori della modernità. Questo è caratterizzato da:

ricerca di guadagno

Dedizione e basato però sull’obbligo e disciplina del lavoro,

• concepito come un dovere. > culto del guadagno

dall’uso di questo guadagno per il godimento temporaneo

Astinenza

Queste due caratteristiche si reggono su un valore ancora più profondo che soggiace e

• compimento del proprio dovere

sta alla base: l'attribuzione di grandissima rilevanza al 41

personale. È il valore attribuito alla realizzazione piena della propria professione sentita

come dovere e virtù. Si va ad individuare quel nucleo principale che serve a Weber per

delineare la sua ipotesi.

Il capitalismo occidentale moderno, rispetto a quello del primo 800, si caratterizza per

• lavoro formalmente libero.

l’organizzazione razionale del Uno dei presupposti del

moderno capitalismo è che i rapporti di lavoro iniziano a essere determinati da forme di

diritto. L’operaio vende la propria forza lavoro sulla base di un contratto.

Per arrivare a questo punto dello sviluppo, prima ci devono essere state delle condizioni

• che storicamente si sono create:

La disponibilità di lavoro formalmente libero (es contadini che abbandonano le loro

• terre e cercano nuovo sostentamento in città).

Mercati aperti in cui si può commerciare.

• La separazione tra famiglia e impresa: viene sempre meno il lavoro a produzione

• famigliare, in cui l’ambiente famigliare e lavorativo condividevano lo stesso spazio.

Sviluppo di un diritto che regola i diritti e doveri dei lavoratori.

Nell’ipotesi Weberiana soltanto nell’occidente moderno e solo dal 16/17esimo secolo si

• viene a realizzare la combinazione unica di questi elementi storici. Questi fattori sono le

condizioni storiche dell’avvio e dello sviluppo del sistema capitalistico, ma bisogna che

si formi anche una mentalità tipica del primo imprenditore capitalistico. Secondo W c’è

ancora una condizione mancante non di tipo economico ma di tipo idealistico o

mentalità specifica

culturale: una che permetta di dare senso all’agire capitalistico. Il

ethos, un insieme di credenze e valori,

senso dell’agire del capitalismo è un di elementi

etici, che pone enfasi sull’importanza:

della professionalità,

• del reinvestire i profitti nella stessa impresa senza dissipare la ricchezza

• del principio di razionalità del proprio agire.

- ANALISI DEL PROTESTANTESIMO: Come si forma e da dove deriva questo spirito del

—> dal protestantesimo

capitalismo?

Nella stessa epoca in cui le condizioni storiche si andavano realizzando si realizza

• del mondo protestante.

anche un’etica

Le caratteristiche del protestantesimo:

• Il protestantesimo nasce dalla scissione dal mondo cristiano europeo.

• Esistono diverse chiese protestanti, in particolare il calvinismo. Ed è proprio questo

• l’ambiente culturale in cui matura una visione particolarmente consonante con quei

criteri razionali e basati su una vita ascetica dei primi imprenditori che mirano a una

ricchezza sempre maggiore ma che conducono una vita molto sobria.

Accento sull’individualità

• beruf

Accento sulla vita mondana = concetto di che implica il carattere sacro dei

• compiti professionali di ciascuno.

E soprattutto nel protestantesimo calvinista: la credenza nella predestinazione delle

• anime.

Weber è convinto che il protestantesimo si distingua nel modo di trattare e considerare

• rapporto tra economia e religione.

il Di solito chi si concentra su affari e imprese, spinto

dal desiderio di guadagno, è incline a trascurare i valori spirituali. La caratteristica

specifica del protestantesimo è quella di invertire il rapporto tar economia e fede; se

guardiamo il mondo protestante ci accorgiamo che sono proprio i credenti più fedeli e

convinti nel mondo protestante a cercare una piena realizzazione di sé stessi nella vita

economica, lavorativa e produttiva. I tecnici, gli operai specializzati e gli imprenditori

rivelano questo legame perché sono per la maggior parte protestanti. Lezione 11

42

- COSTRUZIONE DELL’IPOTESI DI SPIEGAZIONE DI WEBER

Quel valore profondo tipico dei capitalisti, che è fatto di dedizione al lavoro, attenzione

• alla professionalità, sentita come dovere e virtù e sentita come vocazione, viene

Beruf.

espresso con una parola tedesca:

Questa parola è stata introdotta da Lutero, nel pieno della riforma protestante e

• secondo Weber esprime una nozione valoriale che si configura solo con la riforma

protestante. Se lo consideriamo da una certa distanza, è un modo per dare valore

religioso e morale al lavoro e all’impresa. Quindi il Beruf di un individuo, la sua

vocazione, ha in sé l’idea del dovere; chi ha la vocazione a compiere un dato mestiere

ha anche il dovere di compierlo in quanto potrà realizzare sé stesso e in un’ottica

protestante tale attività significa compiere il proprio dovere anche nei confronti del Dio

in cui si crede. Qual è la modalità migliore per ottenere questi risultati? Il

comportamento morale del credente protestante nella vita quotidiana deve mostrare

grande attenzione alla sua preparazione e professionalità, che deve diventare un

carattere dello stile di vita, un comportamento sistematico. Perché Lutero attribuisce

tale rilevanza al compito degli individui? Perché dice che compiere un lavoro è attività

dei credenti?

Tutti i credenti cristiani ambiscono alla salvezza e le modalità per ottenerla sono molto

• variegate e articolate nella storia dei fenomeni religiosi. Se consideriamo il

cattolicesimo, la grazia di Dio si ottiene attraverso la mediazione dei sacerdoti,

attraverso i riti e un’etica morale adeguata. Nel protestantesimo il singolo credente non

ha più bisogno di una persona che media tra lui e Dio perché si apre la possibilità di

interpretare il testo sacro senza bisogno di mediazioni. Nel mondo cattolico nascono gli

ordini monastici ovvero comunità di “credenti speciali”, in quanto più fra tutti

conducono una vita perfetta che più si avvicina a Dio. Questo non avviene nel

protestantesimo perché tutti gli individui sono sullo stesso piano rispetto alla salvezza.

ognuno di voi sarà data la possibilità di manifestare la propria fede”.

(Lutero dice: “…ad

Nel cattolicesimo il lavoro non è un valore centrale per la vita del credente e del fedele,

• anzi, il lavoro e la professione vengono sminuiti perché distraggono dal vero obbiettivo

di vita ovvero pensare a Dio. Con il protestantesimo per la prima volta nel cristianesimo

il lavoro diventa un elemento di verifica e possibile segno di salvezza, è il luogo tramite

cui ci si può avvicinare di più alla salvezza eterna.

Weber nel saggio è più interessato a rielaborare alcune correnti successive al

• protestantesimo di Lutero: le sette protestanti (il protestantesimo ascetico). In

corrente calvinista,

particolare è interessato alla non alla dottrina calvinista delle origini

bensì di un secolo dopo (XVII sec.). Rispetto a questo Weber discute 3 idee

fondamentali sul piano dottrinario:

il mondo è stato creato per magnificare la gloria di Dio —> è solo uno strumento

• gli scopi divini sono imperscrutabili, inconoscibili

• la predestinazione delle anime —> Come si ottiene la salvezza? Nella versione

• calvinista si sostiene che la grazia di Dio, che concede la salvezza eterna, è distribuita

in maniera imperscrutabile —> alcuni sono destinati alla salvezza e altri invece sono

avviati alla “dannazione”, non sono destinati. Sei salvato o dannato per scelta di Dio.

C’è un allontanamento di Dio dalla vita dell’individuo. Questo nucleo di idee e credenze

• porta a un’etica del tutto unica che si basa sul concetto di Beruf. E infatti le

conseguenze psicologiche della dottrina calvinista sono che Il credente in cerca di

salvezza (la grazia di Dio) sperimenta una straordinaria solitudine interiore perché è solo

davanti a Dio. Ne deriva un’enorme tensione per il credente che vive in questa

situazione. Il soggetto si domanda: “Sono tra gli eletti?”. Rispetto a questa domanda vi

sono due possibili risposte, ma il credente vero deve considerarsi eletto senza alcun

dubbio; il dubbio sarebbe l’indice di una fede imperfetta. il mezzo più appropriato per

43

sviluppare e conservare questa fiducia è un’intensa attività nel mondo materiale che dà

il massimo valore etico al lavoro. Le opere cattoliche rientrano nella vita dei credenti ma

dunque non come mezzo per ottenere la salvezza ma per eliminare il dubbio.

- LE CONSIDERAZIONI FINALI

Le origini dello spirito capitalistico trovano risonanza in questa etica religiosa sviluppata

• il nucleo morale dello spirito del

nella sua forma pura dal calvinismo. L’ipotesi è che

capitalismo delle origini possa esser inteso come un effetto involontario dell’etica

religiosa di Calvino.

Weber si occupa a lungo e in buona parte dei suoi saggi del processo di

• razionalizzazione e ha gusto per il paradosso, forse per questo l’esito finale è piuttosto

Il processo di razionalizzazione della vita economica è connessao

strano: secondo W

all’accettazione non razionale di un sistema di valori. Il paradosso della storia

dell'umanità è che la razionalizzazione dell’etica protestante è uno dei fattori che ha

posto le basi per lo sviluppo di un sistema produttivo razionale.

In chiusura del saggio W specifica che, se esistono idee e valori che hanno inciso sulla

• vita economica della società capitalista, come ha dimostrato, dopo decenni il

capitalismo ha cominciato a fare a meno di qualsiasi nucleo, ha abbandonato e

modificato lo spirito degli inizi. È un meccanismo che per affermarsi ha avuto bisogno di

una spinta culturale, ma che ora è pronto a proseguire senza.

ascesi intra-mondana, presenza

Si delinea così ciò che Weber chiama che consiste nella

• attiva nel mondo storico compiendo il proprio dovere e la propria vocazione

dal mondo,

professionale al meglio, e nell’ascesi ovvero la rinuncia ad ogni godimento e

la fuga dalle tentazioni. Con il concetto di ascesi intra-mondana Weber fa riferimento a

una differenza di fondo tra protestantesimo e cattolicesimo: in entrambe le professioni

religiose lo scopo è la redenzione, ma se il cattolicesimo utilizza la via mistica, ovvero il

rifiuto del mondo (es: eremiti che si allontanano dalla società corrotta) il protestantesimo

utilizza la via ascetica, ovvero ci si può redimere soltanto vivendo nel mondo. Questo

atteggiamento ascetico-intramondano offre le basi di senso dell’agire capitalistico.

CONFRONTO DEL MODELLO CAPITALISTA DI WEBER E MARX

- W conosce molto bene i testi di Marx, perché Il pensiero marxista è un progetto

intellettuale anche in Germania. Tuttavia la posizione di W è molto distante da quella di

M anche se gli elementi che chiama in causa sono gli stesisi: rapporto tra imprenditori

e forze lavoro, la nozione di profitto, la tendenza ad accumulare e ad accrescere il

profitto, il capitalismo…

- La differenza tra i due autori risiede soprattutto nel fatto che W sostenga che il

capitalismo moderno non è fondato solo su dei processi di trasformazione della

struttura ma al contrario ha all’origine un senso che deriva da una dimensione che non

è economica ma culturale: l’ipotesi che alla base del sistema capitalistico ci sia un

sistema valoriale protestante.

- Nella sociologia la teoria weberiana è usata come teoria alternativa in grado di

l’anti-marx.

confutare la visione di M; W è stato da molti interpretato come Oggi nella

rilettura weberiana questa contrapposizione M e W è tralasciata. Anche Weber dice a

più riprese che il suo obbiettivo non è quello di polemizzare con le analisi marxiste, ma

quello di aggiungere delle spiegazioni a un modello che è parziale, proprio perché non

tiene conto degli elementi culturali. Settimana 5

Lezione 12

ANALISI DELLA MODERNITÀ IN WEBER 44

- In weber la categoria che meglio interpreta e riassume la tesi sull’origine della

modernità e che meglio descrive la modernizzazione e che meglio interpreta il destino

della modernità è la razionalizzazione. Per comprendere il processo di razionalizzazione

bisogna allargare lo sguardo al pensiero collettivo weberiano. Il saggio sull’etica è del

1895 ma poi pubblica molte opere fino al 1920. Il processo di razionalizzazione rimane

costantemente il nucleo dell’analisi weberiana.

- l’occidente.

Questo processo ha un luogo storico per eccellenza: E W lo dimostra

facendo un lavoro di comparazione tra i processi di razionalizzazione occidentali e

quelli di altre civiltà sempre giocando sul rapporto tra etiche, religioni, e sistemi

economici. Riprende l’idea di un passaggio dalle società rurali a quella moderna;

questo mutamento storico di lunga durata è letto interamente in chiave di crescente

più la modernizzazione avanza più la razionalizzazione

processo di razionalizzazione:

aumenta: si assiste a una progressiva estensione dell’uso della ragione in campi

sempre più numerosi, fino ad arrivare all’uso della ragione nell’organizzazione della vita

quotidiana e nell’interpretazione della realtà.

- Il processo di razionalizzazione è un tratto universale presente in qualsiasi civiltà, ma

solo in occidente sembra aver raggiunto un grado estremo di sviluppo. Perché?—> La

causa è uno strano insieme di fattori tra cui il fatto che un’etica religiosa finisce per

essere una condizione dello sviluppo di un’etica del capitalismo. Solo in occidente si è

verificata la compresenza di una serie di elementi che non si possono riscontrare in

altre civiltà.

- Qual’è l’elemento che dà il via a questo processo? —> Il punto di avvio del processo di

disincantamento del mondo o demagificazione, dalla traduzione

razionalizzazione è il

tedesca. progressivo superamento di una visione del

Il disincantamento consiste in un

mondo basata sulla spiegazione di tipo magico. L’immagine del mondo, sia e

soprattutto quella naturale ma anche quella storica, sarebbe caratterizzata dal

progressivo superamento di una visione magica. L’immagine del mondo si depura da

elementi magici. Questo è un processo che è cominciato lentamente e parzialmente.

Attraverso questo processo il mondo non sarebbe più interpretabile come un campo

retto da forze oscure che possono essere dominate dalla magia.

- convinzione di poter controllare

Un presupposto di base del ragionamento magico è la

o dominare quel substrato di forze oscure spirituali, che fanno da anima alle realtà

naturali attraverso, gli strumenti magici: rituali, formule.. è questa ambizione di poter

orientare e tener sotto controllo le vicende che riguardano i fenomeni più inspiegabili.

La magia non offre spiegazioni ma strumenti per controllare.

- In una prima fase c’è un intreccio tra magia, mito e religione, ma poi i tre elementi si

differenziano; in modo paradossale W riconosce nello stesso mito e poi nella

fondazione delle prime religioni gli strumenti che permettono il superamento della

magia. Se parliamo di magia e visione religiosa continuiamo a muoverci in un ambito

non razionale, ma già la scrittura del mito è un piccolo passo avanti rispetto una visione

semplicemente magica, nella misura in cui vuole essere una storia onnicomprensiva

che riguarda l’origine della vita e del cosmo.

- Le grandi religioni segnano una nuova tappa nel cammino di demagificazione perché

introducono un ulteriore grado di razionalizzazione. Nella sua visione storica W procede

per grandi tipi ideali e quindi prende in considerazione le diverse religioni universali, che

secondo lui mettono a punto una concezione del rapporto con il mondo che presenta

l’accettazione del mondo oppure il rifiuto del mondo.

un’alternativa di fondo:

- Inizia a fare un lavoro di comparazione tra religioni orientali, confucianesimo e taoismo,

e d’altra parte ha già lavorato a lungo sulla tradizione cristiana e giudaica. Suggerisce

che entrambi i percorsi e le concezioni del mondo rappresentano forme di ulteriore

45

razionalizzazione perché suggeriscono un’interpretazione del mondo storico e naturale

complessivo. del

Da una parte però il percorso orientale segue la prima prospettiva: l’accettazione

• mondo: gli elementi naturali così come i fenomeni storici sono considerati come

elementi positivi, il credente è invitato a vivere dentro il mondo e a condividere le cose

naturali. rifiuto

Mentre nella tradizione giudaico cristiana il percorso che si delinea è quello del

• del mondo. La realtà del mondo naturale e storico è sempre negativa, sempre assunta

come una situazione di passaggio, di corruzione, di peccato. Le religioni che si

redenzione:

collocano su questo versante prevedono per il credente una c’è un altro

mondo che lo aspetta. —> Rifiuto del mondo —> redenzione —> Nuova dicotomia tra

via mistica alla redenzione o via ascetica alla redenzione.

Nella versione mistica la redenzione è possibile solo attraverso una fuga dal mondo.

• Storicamente la più emblematica è la scelta eremitica: il mondo è corrotto, l’unica

strada ideale è quella di rifiutare il mondo, la vita sociale e rifuggire in una vita

spirituale.

Nella versione ascetica l’obbiettivo è sempre lo stesso: redimersi. Ma si apre la

• possibilità per il credente di agire dentro il mondo e di trovare la salvezza attraverso

la propria azione. Si supera la negatività del mondo attraverso un’azione nel mondo.

Rispetto queste categorie la via ascetica è quella che implica un livello di

razionalizzazione più elevato; implica la capacità di sviluppare il potenziale di

razionalizzazione più elevato rispetto a tutte le altre perché comprende anche l’agire

razionale.

- Il processo di disincanto è

A questo punto possiamo arrivare a una prima conclusione:

l’innesco del processo di razionalizzazione. Il processo di disincanto arriva ad un punto

di arrivo: il disincanto più assoluto lo si trova con la riforma protestante. Il

del disincanto

protestantesimo è l’apice e quindi anche un processo di

razionalizzazione più avanzato, questo perché il calvinismo esclude ogni possibilità di

comportamento magico, mentre il cattolicesimo mantiene un legame con la visione

magica: preghiere, opere, mediazione. Il processo di razionalizzazione portato a questo

prosegue facendo a meno di qualsiasi significato di

primo punto di elevato sviluppo

senso, di qualsiasi riferimento a valori o a sfondi religiosi. Il processo di

emancipa

razionalizzazione che l’umanità dalla subordinazione nei confronti di demoni

potenti che animano le realtà naturali e storiche in realtà non ha un esito di ulteriore

nuovo demone,

emancipazione del soggetto perché finisce per imporre un una nuova

una potenza coercitiva di un ordinamento economico moderno (capitalistico)

potenza:

rispetto il quale dobbiamo essere specialisti, professionisti. Lo spirito del capitalismo

gabbia d’acciaio

che era costituito all’inizio da elementi valoriali diventa ora una da cui

difficilmente si riesce ad evadere. Weber scrive: “In fondo il puritano poteva scegliere di

diventare uno specialista, noi (contemporanei) non possiamo più scegliere nulla, la

specializzazione è diventata il nostro destino”

- Visione tragica del destino dell’umanità del 900. Il processo di razionalizzazione che

all’inizio introduce libertà finisce per azzerarla: avvicinandosi alla modernità trasforma il

mondo in una macchina senza senso. Non c’è più nulla in cui credere, viviamo in una

situazione di pluralismo di valori. Abbiamo tante opzioni tra cui scegliere ma questa

gamma di scelte valoriali sono tra loro in conflitto, quindi la nostra scelta comprende

anche una contraddizione.

- dominio della tecnica,

Il dominio della razionalità si traduce nel la sua espressione

diretta. La tecnologia, impiegata nei processi di produzione ma non solo, diventa

l’emblema del processo di razionalizzazione. 46

- Il capitalismo è la forma di società più razionale costruita dall’uomo ma è alienante

nella misura in cui riduce le possibilità di scegliere in autonomia, nella misura in cui,

come accadeva nelle società dominate dalla magia, l’individuo non ha la possibilità

piena di costituirsi come soggetto autonomo.

GEORG SIMMEL

INTRODUZIONE A SIMMEL

- Ultimo dei padri fondatori del ragionamento sociologico.

- Opera variegata e anti-sistematica

- Nasce nel 1858 a Berlino, vive lo sviluppo della sua città in metropoli: Berlino diventa

un centro culturale vivacissimo nel giro di pochi anni.

- Contesto tedesco —> Gli anni di formazione si svolgono all’interno dello stesso clima

intellettuale weberiano, clima caratterizzato dal dibattito sulle scienze naturali e umane

—> Simmel non prenderà mai una posizione netta, è solo anti-positivista.

- Proprio come con Marx, tra il 1890-1900 scrive molte opere e saggi fondamentali per la

sociologia, ma non si definisce sociologo. Anzi si rammarica di essere definito

sociologo e non filosofo. E infatti Simmel faticherà ad ottenere una cattedra in filosofia

perché lo ritenevano troppo sociologo e ugualmente per ottenere una cattedra di

sociologia perché lo ritenevano troppo filosofo. Nei primi anni le lezioni di Simmel sono

sociologiche e sono molto frequentate, ma solo negli ultimi anni diventa finalmente un

professore con cattedra fissa in una università tedesca. Non fonda alcuna scuola, pur

ispirando la sociologia seguente.

- La sociologia di Simmel: l’interazione

Contenuto: la sociologia di S ha al suo centro

• anti- positivista

Metodo: è radicalmente

• anti-sistematico:

E’ consapevolmente non crede sia possibile scrivere un saggio

• sistematico di sociologia. La sua produzione è molto vasta ma per lo più si tratta di

brevi saggi e articoli. I volumi che invece pubblica non sono nient’altro che la raccolta

di questi saggi.

- Il pensiero di S non vuole essere valutativo. S applica lo stesso principio metodologico

weberiano: una visione avalutativa. Non giudica la modernità un peggioramento, e

nemmeno un miglioramento. Si obbliga a descrivere in maniera oggettiva ciò che sta

accadendo cogliendone le caratteristiche. Non c’è nostalgia per il passato, non c'è

entusiasmo per il presente.

- Simmel è considerato il più contemporaneo tra i sociologi classici, quello che più fra

tutti coglie degli elementi che appaiono validi tutt’oggi. È il sociologo del passaggio,

della continuità, quello che più si avvicina alla sensibilità contemporanea. È una figura

intellettuale molto eclettica e particolare che connota la relata sociale con un elemento

che riguarda il tempo, la transitorietà; la realtà sociale è il regno dell’effimero. Allo

stesso tempo ha la capacità di cogliere le forme che nascono da ciò che è transitorio e

veloce. Queste 2 capacità insieme hanno portato S a poter analizzare la società come

un’epoca che produce un nuovo tipo di individuo. Un individuo che somiglia

all’individuo raccontato dalle sociologie contemporanee: senza radici, sdradicato,

superficiale, inquieto, pronto a cambiare la propria condizione, pronto a cambiare

identità, senza ideali troppo pervasivi. Coglie qualità o non qualità dell’individuo

moderno che non ha più bisogno di appoggiarsi a ideali pervasivi. Non esistono più

quei valori che posso accompagnare l’individuo nel suo percorso di vita restando tali.

47

La modernità impone il mutamento. L’essenza dell’esperienza moderna sta nella

capacità di cogliere l’attimo, di vivere il tempo presente fuggevole, velocissimo. Tutta

questa esperienza individuale poi si osserva in forme: nella metropoli, nei gusti

mutevoli, come accade nel fenomeno della moda.

INTERAZIONE SOCIALE

- In uno dei saggi introduttivi S scrive che si occuperà nei suoi saggi di una serie di

forme di relazione che finora non venivano comprese affatto nella scienza della società.

“Il fatto che gli uomini si guardino l’un l’altro e che siano reciprocamente gelosi,

Scrive:

il fatto che si scrivano lettere o pranzino insieme, che si siano simpatici o antipatici…

tutte le mille relazioni che si riflettono da persona a persona ci legano in modo

indissolubile, in ogni attimo questi fili delle relazioni vengono filati, oppure lasciati

cadere, ripresi di nuovo, oppure sostituiti da altri, qui risiedono le azioni reciproche tra

gli atomi della società che sorreggono tutta la tenacia, la tenuta, l’elasticità, l’unitarietà

di questa vita così enigmatica della società”.

- L’oggetto della sociologia di S è molto strano perché per la prima volta viene presa in

micro-sociologia,

considerazione la ovvero gli scambi di interazione faccia a faccia,

nella vita quotidiana. Per la prima volta l’oggetto della sociologia si trasforma: non

abbiamo una struttura sociale, ma abbiamo una serie di relazioni che diventano il

Analisi sociologica delle interazioni della vita quotidiana —>

tessuto della società.

micro-sociologia.

- 2 nozioni fondamentali:

Effetto di reciprocità

• Sociazione

- RECIPROCITA’: l’universale interazione e compenetrazione di

L’intuizione centrale della sociologia di S:

• tutti i fenomeni. Il concetto che esprime questa intuizione è l’effetto di reciprocità o

azione reciproca. la realtà sociale in cui viviamo è una rete di relazioni di

Il primo presupposto è che

• influenza reciproca tra una pluralità di elementi.

Anche W pensa che la realtà sia così complessa ma pensa anche sia possibile

• identificare dei modelli ricorrenti, dei tipi ideali. Ha una visone più chiara dei fenomeni

storici. In S la complessità dell’agire sociale è portata a un livello radicale. Sostiene che

flusso

siamo immersi in una relazione di effetti reciproci che non hanno mai fine; è un

infinito di azioni, conseguenze e azioni.. —> Quadro estremamente indefinito

metodo:

Il primo presupposto dal punto di vista del se il sociologo deve tener conto di

• questa infinita reciprocità delle influenze vuol dire che non potrà rintracciare una causa

ultima o una serie causale che spieghi il fenomeno; se esiste una continua risonanza di

influenze, non si potrà mai trovare la causa ultima —> impossibilità di identificare una

sequenza di interazioni a cui attribuire un valore causale.

corrispondenza

All’idea di causa si sostituisce quella di (nessi di cassazione reciproca).

- SOCIAZIONE:

L’oggetto della sociologia sono le forme delle relazioni di influenza reciproca.

• La realtà naturale storica sociale è fatta a strati:

• strato di superficie

C’è uno osservabile, esito dei processi di sociazione in cui sono

• osservabili delle forme di relazione, di influenze reciproche.

substrato più profondo

C’è un che è quello in cui scorre la vita (influenza del vitalismo):

• la realtà è fatta di questo flusso continuo di esperienze, un flusso che eccede le forme:

c’è una vitalità che percorre ogni fenomeno e che non si può fermare. A volte si

48

sedimenta in una forma che è osservabile solo per un certo tempo perché il flusso

ricomincia poi a scorrere. La vita ha sempre sopravvento sulle forme.

forma e contenuto:

C’è una dicotomia tra il contenuto è dato dalla fluidità continua delle

• forme di relazione. Ma queste storicamente a volte si fissano, si sedimentano, e a

questo punto sono osservabili e a questo punto diventano oggetto dell’analisi

Il compito della sociologia è descrivere le forme

sociologica.—> sapendo che sono

forme effimere che ben presto verranno superate. (es Stato o famiglia: forme di

sedimentazione del flusso, forme di sociazione). L’obbiettivo dichiarato come compito

descrivere

della sociologia è quello di (≠ spiegare e comprendere) la forma della

relazione sociale. Lezione 13

RIASSUNTO PRESUPPOSTI FONDAMENTALI:

- 2 presupposti che fondano il pensiero di S: società= cerchia di

Assunto per cui quando si parla di società si parla di interazioni—>

• individui legati l’un l’altro da varie forme di reciprocità. Gli effetti di reciprocità

costituiscono le interazioni tra individui, singoli individui o all’interno di un gruppo. La

società è immaginabile come flusso continuo di scambi di esperienze, di azioni che

causano effetti nei confronti dell’altro ma che ricevono a loro volta effetti reciproci di

causazione.

Sociazione: non è altro che il processo di sedimentazione e consolidamento nel tempo

• di una particolare forma che l’infinità di interazioni reciproche assume: una forma

storica, visibile e quindi analizzabile.

- Compito della sociologia: descrivere queste forme, osservabili e descrivibili con gli

strumenti della scienza sociologica, mentre il flusso di interazioni non è osservabile e

descrivibile con strumenti scientifici. Il sociologo si deve rassegnare a prendere in

considerazione solo queste forme sedimentate di interazioni sociali.

- Esiste un numero infinito di azioni reciproche: scambiarsi uno sguardo, essere grati,

aggredire qualcuno. La sociologia può occuparsi sia di questi micro-fenomeni

sociologici sia di macro-fenomeni sociologici. Tutti i fenomeni sono forme di

reciprocità.

- La società è il risultato della sedimentazione nel tempo di queste forme di reciprocità.

Queste forme si ripetono nel tempo e sono diventate addirittura autosufficienti.

LA METROPOLI E LA VITA DELLO SPIRITO (1903)

- Come S applica questa struttura teorica?

- una

Questo saggio è l’applicazione della sua analisi sociologica ad un fenomeno che è

forma sedimentata di relazioni tra individui: la metropoli.

- La metropoli è messa in relazione con la vita dello spirito, ovvero con le conseguenze

che l’esperienza della metropoli ha sulla vita psicologica e mentale (nel senso

dell’utilizzo di particolari facoltà di pensiero) che finiscono per delineare un tipo di

individuo. L’esperienza individuale della metropoli è sempre una forma di sociazione.

- corrispondenza

C’è una (non usa mai il concetto di causa), ovvero un rapporto di

metropoli, il denaro e l’intellettualizzazione

correlazione reciproca, tra la della vita o

modernità.

dell’esperienza individuale. Una quarta corrispondenza è quella con la

- Quando S analizza la metropoli la intende come esempio emblematico della modernità:

la metropoli è il luogo privilegiato per comprendere la modernità, perché è nella

metropoli che la modernità si realizza massimamente.

- formazione storica:

La metropoli è una è una costellazione di fenomeni, tendenze,

atteggiamenti, in cui la vita fluisce e si rapprende, si consolida e si realizza. 49

- “La

L’analisi di questa formazione è contenuta in un saggio molto complesso del 900:

filosofia del denaro”. metropoli e

Poi nel 1903 Simmel dà alle stampe questo saggio, “la

la vita dello spirito”, molto breve, in cui sintetizza le ipotesi e le interpretazioni presenti

in “la filosofia del denaro”.

- L’oggetto da indagare e allo stesso tempo l’oggetto che dà inizio alle riflessioni di S

le conseguenze che la vita metropolitana ha sul vissuto dell’individuo

sono che fa vive la

metropoli. (S nasce a Berlino nel 58 e Berlino nei decenni successivi si trasforma in

maniera radicale diventando una metropoli: la metropoli di cui parla S è proprio

Berlino).

- S intende mostrarci come la vita della metropoli per l’individuo contenga un potenziale

mutamento, che cambia radicalmente la prospettiva e che si genera attraverso una

rapporti di causazione reciproca.

serie di

1°corrispondenza: metropoli - intellettualizzazione: l’intensificazione della vita nervosa

• tipica della metropoli, che produce un aumento dell’uso della facoltà dell’intelletto

nella modalità del sentire e percepire—> Simmel chiama questo fenomeno:

intellettualizzazione del sentire individuale

2° corrispondenza: intellettualizzazione - denaro: sviluppo dell’economia monetaria

• (denaro come mezzo di scambio universale) e intellettualizzazione del sentire. Solo

nella metropoli il denaro trova un suo spazio inedito rispetto al passato.

- INTELLETTUALIZZAZIONE

“La base psicologica su cui si costruisce il tipo delle individualità

Simmel scrive:

• metropolitane è l’intensificazione della vita nervosa: l’intensificazione è prodotta dal

rapido e ininterrotto avvicendarsi di impressioni esteriori e interiori”.

La vita metropolitana offre una quantità enorme di stimolazioni che colpiscono

• attraverso delle impressioni l’individuo che fa quell’esperienza. La metropoli produce

stimolazioni

una serie enorme di visive emotive uditive che travolgono letteralmente

l’individuo che vive la metropoli. È l’immagine di un individuo che cammina per strada

ed è circondato da vetrine, gente indaffarata.

Questa intensità della vita emotiva diventa un carico psicologico insopportabile per la

• vita dell’individuo per cui si attiva una sorta di meccanismo di difesa che costringe

l’individuo a usare non le facoltà legate alla razionalità ma una facoltà del pensiero che

l’intelletto.

viene identificata con (eco kantiano: distinzione ragione intelletto). L’intelletto

per S è una facoltà molto più superficiale e leggera rispetto alla ragione, ed è

soprattutto una facoltà della coscienza dell’individuo che gli permette di diminuire, di

tenere sotto controllo, la pressione emotiva che gli deriva da questi stimoli continui.

L’individuo si abitua a usare questa capacità mentale, l’intelletto, perché è molto più

efficace nel gestire tutti gli stimoli che lo colpiscono.

il tipo metropolitano si crea un organo di difesa contro lo sradicamento di

Scrive: “Così

• cui lo minacciano i flussi delle discrepanze del suo ambiente esteriore, anziché con i

sentimenti, reagisce con l’intelletto. Con ciò la reazione ai fenomeni viene spostata in

quell’orango dalla psiche che è il meno sensibile e il più lontano dagli strati profondi

della personalità.” L’intellettualizzazione del sentire è un modo per preservare gli strati

più profondi della propria personalità e le proprie emozioni, è il non lasciarsi coinvolgere

dalle situazioni mutevoli che si sperimentano.

Poco dopo S aggiunge che una delle qualità dell’intelletto è la capacità di calcolo.

• L’intelletto è quella facoltà che permette ad esempio di prevedere con un rapido calcolo

di probabilità quello che sta per succedere, è la facoltà che ci permette di generare

aspettative, è ciò che ci permette di muoverci in un ambiente complesso e ricco di

stimoli e che ci protegge dal coinvolgimento. 50

—> conseguenza: L’aumento di un atteggiamento di indifferenza nei confronti della

• varietà qualitativa delle cose e persone e delle relazioni tra cose e persone. La vita della

metropoli finisce per generare un tipo di personalità e di atteggiamenti unici, che si

presentano nella storia per la prima volta. Infatti il ricorso prioritario dell’individuo a

questa facoltà dell’intelletto finisce per abituarlo a non prendere in considerazione le

differenze qualitative delle esperienze che compie. Quindi se da un lato è un

meccanismo di difesa, dall’altro ha una conseguenza negativa perché riduce la capacità

di distinguere, selezionare, apprezzare la qualità delle cose: tutto diventa anonimo,

grigio, spersonalizzato.

- DENARO

Questo stesso esito, il ricorso all’intellettualizzazione, è favorito anche dall’affermazione

• del denaro. Le metropoli sono sempre state la sede dell’economia monetaria (eco

marxiano). Il ricorso così massiccio all’uso del denaro come mezzo di scambio

economico produce una concentrazione sul valore di scambio delle merci. Il denaro è

una mediazione simbolica, uno strumento che permette di quantificare il valore di

conseguenza

scambio di un oggetto. —> L’uso continuo del denaro produce la stessa

non si percepisce più la qualità delle

negativa prodotta anche dall’intellettualizzazione:

merci scambiate. “come l’intelletto anche il denaro è indifferente alle qualità dei beni e

Jedlowski scrive:

• delle merci di scambio. Per esempio un paio di scarpe e una tonnellata di carbone non

hanno nulla in comune ma in quanto merci possono corrispondere alla stessa quantità di

denaro. In questo senso diventano identici”; due cose diverse, osservate dal punto di

vista del prezzo di scambio, diventano identiche.

Siamo di fronte a un’appiattimento dell’esperienza individuale, prodotta sia

• dall’eccessiva stimolazione sia dall’uso del denaro. —> Perdita della capacità di

distinguere e cogliere la qualità di cose e persone.

- Le corrispondenze tra metropoli, intensificazione della vita nervosa, il denaro

l’intellettualizzazione del sentire, insieme generano una forma di esperienza peculiare e

tipica della modernità e che non si può riscontrare in società precedenti. La sociologia

l’individuo blasé:

aiuta a delineare e descrivere un tipo di atteggiamento: il cittadino

della metropoli disincantato e annoiato, nel senso che venendo meno la capacità di

distinguere la qualità delle cose tutto si colora di grigio e l’individuo blasé può

conseguenza

comportarsi come se avesse già visto tutto. —> della metropoli e quindi

generazione di un nuovo individuo.

della modernità è la Caratterizzato da:

Incapacità di reagire a nuovi stimoli, perché non c’è coinvolgimento

• Indifferenza al valore qualitativo delle cose

• Relazione verso gli altri caratterizzata da un atteggiamento di riservatezza e

• indifferenza —> relazioni anonime

- Questa riservatezza, questa paura del coinvolgimento emotivo, questo anonimato

libertà personale

rimanda a un’ipotesi più generale che ha a che fare con il tema della

(tema chiave che ritorna in quasi tutte le analisi classiche). La questione viene

differenziazione sociale e

affrontata nel quadro delle relazioni tra due processi:

Individualità. Il saggio termina con un immagine ambivalente e ambigua. L’ambiguità

della condizione dell’individuo moderno che si gioca con una libertà e autonomia

crescente e anche con una constatazione di una possibile deriva che tiene conto delle

conseguenze di carattere psicologico.

- DIFFERENZAZIONE E INDIVIDUALIZZAZIONE

Nella misura in cui il gruppo sociale cresce, nel numero, nello spazio, per importanza, la

• differenziazione del gruppo sociale

sua unità interna si allenta. Più cresce la più entra in

51

crisi la coesione del gruppo sociale stesso. Contemporaneamente l’individuo guadagna

una libertà di movimento che va ben oltre i vincoli imposti dal gruppo precedentemente:

l’individualizzazione

quindi più aumenta la differenziazione più aumenta perché

l’individuo è libero di muoversi, fare scelte, che non sono imposte o suggerite da

nessun altro. Quindi questi due processi vanno nella stessa direzione perché più il

gruppo si differenzia più c’è individualizzazione, e al tempo stesso sono in una relazione

proporzionalmente inversa alla coesione sociale: più differenziazione e

individualizzazione aumentano, più la coesione diminuisce. Questo è possibile perché

l’individuo entra a fare parte di un numero di cerchie sociali innumerevoli. cerchi

S per spiegare il rapporto tra i due processi chiama in causa il concetto di

• associati. L’aumento della differenziazione si realizza con l’aumento del numero di

cerchie sociali a cui l’individuo appartiene. Esistono cerchie sociali strette: amici,

colleghi, famiglia. E cerchie più ampie: orientamento politico, religione, nazionalità..

Ogni singolo individuo si colloca all’interno di più cerchie sociali. Nella modernità più la

società si differenzia più aumenta il numero delle cerchie sociali a cui l’individuo

—> aumento n. di cerchie).

appartiene. (Differenziazione Se le cerchie di cui l’individuo

fa parte si sovrappongono o si coordinano, come cerchi concentrici, allora siamo di

forte coesione sociale:

fronte a una l’individuo è collocato in maniera coerente rispetto a

tutte le cerchie sociali a cui appartiene, non c’è contraddizione rispetto ai ruoli e

appartenenze del singolo. Ma le cerchie sociali della modernità e della metropoli sono

separate o parzialmente sovrapposte, quindi la collocazione dell’individuo è molto più

complicata: il fatto che le cerchie non si sovrappongono più dà luogo all’intersecazione

delle cerchie sociali. L’appartenere a una pluralità di gruppi sociali da una parte offre

molte alternative di scelte, atteggiamenti, azioni che posso essere coerenti con l’uno o

l’altro, ma aumenta anche la possibilità di trovarsi in situazioni di ambiguità o

contraddizione. canto si noti che è solo l’altra faccia di questa libertà il fatto che a volte

S scrive: “D’altro

• non ci si senta da nessuna parte così soli e abbandonati come nel brulichio della

metropoli. Qui come altrove non è detto affatto che la libertà dell’uomo si manifesti

come un sentimento di benessere”. —> metropoli: massima differenziazione, massima

libertà, massima solitudine.

generale il contraltare della libertà dell’uomo moderno è la crescente

In conclusione: “In

• dipendenza di ciascuno da un mondo di istituzioni tecniche e apparati che lo sovrasta”.

Non c’è valutazione di giudizio, ma comunque la visione non è positiva: l’aumento della

percezione di subordinazione

libertà corrisponde alla rispetto alla cultura, al sapere

oggettivo, al mare di conoscenze che dal punto di vista culturale si è accumulato, a

quell’insieme di conoscenze tecniche e scientifiche. La libertà di movimento del singolo

individuo coincide con la sensazione di essere sovrastato da un apparato culturale,

scientifico, tecnico che lo domina. Il sapere del singolo individuo non può più accedere

a quell’enorme apparato di sapere che permette la vita della metropoli.

—> Senso di ambiguità e incompletezza costante come condizione esistenziale

• dell’individuo moderno.

Il saggio si chiude in questo modo. S non propone nessuna soluzione, descrive

• semplicemente la condizione tipica dell’individuo moderno.

Differenziazione —> individualizzazione —> crisi del legame sociale —> crisi dei

• riferimenti di valore unici.

- TEMA DELL’INDIVIDUALIZZAZIONE

Il tema dell’individualizzazione percorre tutto il pensiero di S ritornando in più saggi.

• L’analisi dell’individualizzazione è l’analisi dei diversi tipi di individualismo.

• 52

La tesi classica di alcuni autori, non di S, è che l’emergere dell’autonomia dell’individuo

• abbia luogo con il rinascimento italiano. Altre posizioni ipotizzano che l’emergere

dell’individualismo sia collocabile più anticamente.

L’ipotesi di Simmel è che l’individualismo si manifesti nel corso di tutta la storia, non

• solo nel rinascimento italiano. Se vogliamo ricostruire l’andamento delle forme

dell’individualismo possiamo ricondurle a due forme di sociazioni di effetti reciproci:

dell’uguaglianza

L’individualizzazione

• della differenza

L’individualizzazione

Queste sono due modalità diverse dell’individualismo, ovvero dell’affermazione

• dell’autonomia, e secondo S si possono collocare cronologicamente in due epoche

diverse, ricordandosi che una non sostituisce l’altra, ma rimangono nel tempo fino a

coesistere.

L’individualizzazione dell’uguaglianza è la forma caratteristica che emerge nel 18° sec in

• Europa grazie all’illuminismo. Un esempio di questo individualismo è nella posizione

durkhimiana: questo tipo di individualismo si afferma nell’uguaglianza dei diritti, nel

riconoscimento dei tratti comuni di ogni individuo, che ne fanno i tratti essenziali.

Ma nel 1800, anche sulla spinta del romanticismo, si afferma prima in Germania e poi

• altrove, l’individualismo delle differenze: in questo caso l’individualismo si basa sul

riconoscimento dell’unicità e del valore dell’individuo, delle sue caratteristiche

specifiche che lo distinguono dagli altri. Nel 1800 rimane ancora l’individualismo

dell’uguaglianza, ma una volta accettata l’idea che tutti siamo uguali sul piano dei diritti,

emerge un tentativo di sottolineare le caratteristiche che rendono un individuo diverso

dall’altro. È un tentativo di affermare la propria unicità e eccentricità rispetto agli altri.

Proprio l’individualismo della differenza minaccia la coesione sociale.

—> La modernità

• vede la coesistenza di entrambi i modelli, ma vede anche l’aumento dell’importanza

dell’individualismo delle differenze. Lezione 14

“MODA” 1905

- Simmel per la prima volta affronta il fenomeno della moda dal punto di vista

sociologico. È un pioniere e dopo di lui questo campo di analisi sarà molto battuto.

- Il tema della moda ci permette di vedere all’opera il modo di procedere di S e di

cogliere la centralità di alcuni concetti e le intuizioni teoriche che lo caratterizzano.

L’analisi della moda è infatti interconnessa con l’individualismo e la modernità.

- tentativo di costruire una personalità unica attraverso la

La moda è interpretata come il

ricerca di segni distintivi anche eccentrici.

- Sembra che questo fenomeno si sia particolarmente sviluppato nella modernità del

conferma di una forte tendenza all’individualismo;

1900, come la il ricorso alla moda, a

un insieme di segni distintivi, conferma l’esigenza dell’individuo moderno di

differenziarsi, di distinguersi, di diventare sempre più individuo che si distingue dagli

altri. Collezionando oggetti, segni esteriori, si fonda un’identità unica particolare.

- S osserva che la moda ha certe caratteristiche che fanno pensare ad essa come una

scorciatoia per fondare la propria identità. Dato che si basa su segni esteriori è

relativamente facile fare ricorso a questo strumento per distinguersi dagli altri individui.

La moda diventa un surrogato che fornisce una soluzione rapida al problema

dell’individualità.

- Dal punto di vista dell’analisi, S nota che la moda è una forma ambivalente, contiene

due spinte contraddittorie: spinta alla distinzione l’imitazione,

la (quanto detto finora) e

un’esigenza opposta all’individualità. Attraverso l’imitazione l’individuo afferma la sua

appartenenza a una data cerchia sociale. Nel momento in cui l’individuo si avvicina a

una moda lo fa spinto da queste due esigenze: si vuole distinguere ma allo stesso

53

tempo adotta uno stile che è quello più diffuso nella cerchia sociale che ritiene

autorevole, ricorrendo all’imitazione.

- Questa è un’intuizione sociologica importante perché permette a S di aggiungere che,

imitazione distinzione

se è vero che c’è e alla base del meccanismo della moda è anche

mobilità

vero che adeguarsi alla moda può diventare uno strumento per il processo di

sociale: dentro a una moda un individuo può cercare di mostrare la sua appartenenza a

cerchie sociali a cui in realtà non appartiene. Può imitare altri che si trovano in altre

“la moda è lo strumento di un processo di mobilità sociale

cerchie sociali. Scrive:

apparente”. Da un lato si dimostra uno strumento della mobilità sociale efficiente

perché imitando la moda del gruppo sociale di maggior prestigio rispetto a quello di

appartenenza, l’individuo più in basso nella scala sociale può mostrare questa falsa

appartenenza. Quindi è come se ci fosse la possibilità di salire verso l’alto nella

stratificazione sociale. S aggiunge però che questa mobilità sociale è solo apparente,

effimera e transitoria, perché è destinata ad essere superata. Infatti quando la moda,

che è esclusiva perché appartiene a una classe di prestigio, viene adottata da troppi

individui, scatta un meccanismo inverso per cui diventa inutile come strumento di

la diffusione della moda conduce quella moda alla fine perché annulla

distinzione:

l’azione di distinzione. Quando una moda sarà troppo diffusa ce ne sarà un’altra ancora

esclusiva, e che appartiene solo alle cerchie sociali più prestigiose, che si sta già

affermando.

- S può portarci a queste ultime considerazioni: il fenomeno della moda ha un effetto

paradossale: il paradosso riguarda la presunta autonomia del soggetto che si avvicina

alla moda, e la sua obbedienza, il suo adattarsi e imitare qualcosa che già esiste. La

palestra;

moda è dunque come una diventa un luogo per individui che non sono

propriamente individui, nel senso che non hanno raggiunto un livello di autonomia

davvero sufficiente e che continuano ad aver bisogno di un punto di riferimento. Il

punto di riferimento non sono più i grandi valori del passato, ma ci si accontenta di

punti di riferimento più frivoli, come possono essere quelli legati alla moda. Ma

comunque è un’attività di allenamento a diventare individui, perché aiuta l’individuo a

prendere coscienza dei propri confini e della propria rappresentazione nella sfera

pubblica.

- Rispetto alla modernità anche la moda, come la metropoli, può essere immaginata

come l’espressione emblematica della modernità perché condivide gli stessi caratteri:

transitorietà, velocità del mutamento. È come se fosse un confine tra ciò che è nuovo e

ciò che tra poco non sarà più nuovo. Proprio per il suo essere un confine continua a

esercitare fascino ancora oggi.

- Questa tematica viene ripresa sporadicamente negli anni 60 e solo verso la fine del 900

si afferma una vera e propria sociologia della moda, che riguarda anche l’analisi dei

gusti personali e dei prodotti. SINTESI

FORMAZIONE DI UN LINGUAGGIO SOCIOLOGICO E TEORIE DELLA

MODERNITÀ 54

LA SOCIOLOGIA CLASSICA, LA MODERNITÀ

Osservando le teorie della post modernità, quelle con cui ci troviamo a lavorare oggi, è

possibile comparare il linguaggio sociologico classico con quello contemporaneo e

scoprire che sono molte le aree concettuali in comune e che c’è una forte continuità di

queste aree di interesse.

Teoria della modernità e della transizione:

1. La formazione del linguaggio sociologico

passa attraverso l’analisi della modernità e della transizione.

- Marx: il capitalismo è l’essenza della modernità ed è il frutto della lotta di classe tra

aristocrazia e borghesia (soggetti principali della storia pre moderna: l’affermazione

della borghesia è l’affermazione del capitalismo).

- Durkheim: la modernità è anomica, in contrasto con la forte integrazione morale delle

società tradizionali.

- Weber: la razionalizzazione è la caratteristica della modernità e mette al centro un agire

basato sul principio dell’efficacia e del disincanto.

- Simmel: la modernità è intellettualizzazione, progressiva separazione tra sapere

oggettivo e sapere soggettivo. Crescente riferimento alla facoltà dell’intelletto.

Atteggiamento critico

2. : aspetto che caratterizza tutti i classici. Tutti gli autori

assumono una posizione critica nei confronti della modernità.

- Marx: il mondo capitalista è alienante

- Durkheim: il mondo moderno è anomico

- Weber: la razionalizzazione implica il dominio di un mondo insensato e meccanizzato

- Simmel: il mondo moderno= interazioni sociali sempre più mutevoli, instabili, precarie

La sociologia ha questa connotazione di criticità, tanto che a volte propone soluzioni,

alternative al tempo contemporaneo.

Quantità/qualità della quantità sulla

3. : in ogni teoria emerge la tendenza dell’affermarsi

qualità. Il denominatore comune dell’atteggiamento critico è il sottolineare la progressiva

sostituzione della quantità sulla qualità. La quantità libera l’umanità dalla fame, dalla

miseria, ma soffoca la qualità. Se la logica della quantità continua a estendersi la qualità

dei rapporti, delle merci, dell’ambiente può diventare una minaccia per la sopravvivenza

della società stessa.

Modernità come cambiamento continuo

4.

Il mutamento sociale e storico è una condizione sempre presente nella storia dell’uomo.

Ciò che distingue la modernità è la velocità e radicalizzazione di questo mutamento.

La modernità è sottoposta a un cambiamento continuo.

Modernità e secolarizzazione

5.

secolarizzazione= progressivo indebolimento della centralità della religione.

- Durkheim: il vero problema è il venir meno del ruolo tradizionale della religione (come

elemento di coesione sociale)

- Marx: falsa coscienza da superare

- Weber: la modernità razionalizzata finisce per ridurre lo spazio della trascendenza

Tutti sono atei o agnostici, quindi se parlano di religione è perché reputano ci sia un forte

legame con la società.

Centralità del lavoro

6.

Il concetto di divisione del lavoro è presente in tutti gli autori. La modernità sostituisce

qualcosa: al centro non stanno più le attività speculative della riflessione ma la vita attiva,

l’affermazione della centralità della vita attiva. Il lavoro diventa non più una condizione

avvilente, penosa ma l’attività che esprime al più alto livello l’essenza della natura umana:

55

la capacità di produrre. Il lavoro è la risorsa più importante per realizzare sé stesi, per

affermare la propria autonomia e identità nella società moderna. È la maggior risorsa a

disposizione dell’individuo moderno, in una condizione storica in cui il lavoro è una

condizione che accompagna il corso dell’esistenza.

Fondamento razionale?

7. È possibile immaginare un fondamento razionale dei legami

sociali?

- per Durkheim e Weber la risposta è no: la società non si può fondare semplicemente su

un modello di razionalità che gestisce le relazioni sociali. Ciò che fonda la società e fa

da collante sta nella dimensione morale, nelle rappresentazioni collettive, nei valori e

ideali. Una società non può basarsi sulla conoscenza scientifica ma su un insieme di

credenze diffuse e condivise.

Dalla 1° Guerra Mondiale in poi la sociologia non si occupa più della società in senso

la

ampio ma si concentra su fenomeni sempre più circoscritti e limitati —> anche

sociologia si specializza e verso il 1920 si assiste a una frammentazione della sociologia in

diverse sociologie (es sociologia urbana o del territorio, sociologia economica, politica..).

Dagli anni 20 in poi la sociologia viene riconosciuta anche nelle grandi università

statunitensi: gli Stati Uniti diventano i protagonisti del pensiero sociologico

LA SOCIOLOGIA CONTEMPORANEA, LA POST-MODERNITA’

A fine 900 una serie di mutamenti hanno portato all’avvento di un’epoca nuova,

variamente denominata perché non si riesce totalmente ad inquadrare.

Nelle prime ipotesi degli anni 80’ veniva definita come post-modernità e con le

caratteristiche in negativo della modernità.

Modernità Modernità contemporanea

Centralità del lavoro Fine della centralità del lavoro?

Fine della lotta di classe? (Gallino)

Individualizzazione La questione dell’identità > Bauman

Modernita come cambiamento continuo La società del rischio Beck

Spazio e tempo Giddens

Razionalità e crisi della fondazione dei valori Multiculturalismo e problema del riconoscimento

delle identità

Secolarizzazione Laicità e integralismo

Il dio personale > Beck Settimana 6

Lezione 15

ANALISI DELLA POST-MODERNITÀ

SOMMARIO 56

- Come la sociologia contemporanea ha provato e prova a interpretare il tempo presente.

- Differenze tra modernità e post-modernità

- Nelle teorie della post modernità è possibile osservare la ripresa e la rielaborazione di

molti concetti sociologici classici: c’è una continuità tra analisi della modernità e analisi

della post modernità.

INTRODUZIONE

FINE DELLA MODERNITÀ?

Grande dibattito di fine 900 incentrato sull’ipotesi che l’epoca storica, culturale, sociale

che si vive e che ha inizio in occidente a partire dagli anni 80, avrebbe segnato il

passaggio ad una condizione nuova, diversa da quella precedente. Il primo problema del

dibattito fu tentare di definire le caratteristiche della nuova epoca rispetto a quelle della

modernità. Ovviamente non fu possibile trovare proposte univoche. Ciò su cui tutti

concordano è una definizione cronologica: si tratta di un’epoca che viene dopo la

modernità.

CENTRALITA’ DEL LAVORO:

Tutta la sociologia classica pone come tema fondamentale il lavoro, che si tratti di

divisione del lavoro o struttura di produzione. L’analisi delle caratteristiche del lavoro

come attività produttiva servivano per descrivere e spiegare l’avvento della società

lavoro

moderna. La centralità del lavoro parte quindi dall’ipotesi che il sia l’elemento che

garantisce l’identità ai singoli individui del mondo moderno e allo stesso tempo è una

chiave di volta per capire la strutturazione della società perché l’individuo si definisce nel

quadro di una struttura sociale incentrata sul lavoro.

Nella modernità contemporanea il lavoro rimane al centro dell’attenzione ma si parte dal

presupposto opposto: il lavoro non è più una risorsa di senso, non definisce più i confini e

la qualità dell’esistenza. Le trasformazioni sociali e economiche hanno ridefinito il lavoro,

che diventa flessibile, precario, quindi non è più possibile considerarlo come elemento

chiave dell’identità e della struttura della società.

Ci si chiede se le vecchie categorie utilizzate per l’analisi della modernità siano ancora

valide oppure se siano degli strumenti che potrebbero essere lasciati in disparte; ad

esempio la nozione di classe sociale è ancora applicabile e utile? Un sociologo del lavoro,

Gallino, sostiene che la lotta di classe ha solo modificato la sua forma, è ancora

essenziale leggere il contesto europeo attraverso questa categoria. Per Gallino la lotta di

classe continua a essere presente anche se le classi sociali sono meno visibili.

INDIVIDUALIZZAZIONE:

Non c’è una sociologia classica che non abbia messo al centro l’analisi dei processi di

La modernità è sempre stata legata all’individualizzazione.

individualizzazione. L’ipotesi più

ricorrente è che più la modernità si sviluppa più l’individuo diventa autonomo,

indipendente, consapevole della propria unicità. Si tratta dell’aumento della rilevanza

dell’individuo rispetto la società.

Il processo di individualizzazione rimane anche al centro della sociologia contemporanea,

questione dell’identità personale o collettiva.

ma si trasforma per lo più nella In Bauman

soprattutto si coglie questo tentativo di leggere l’individualizzazione post moderna come

costruzione della propria identità.

un problema legato alla L’analisi delle strategie di

costruzione della propria identità implica l’analisi di altre dimensioni, ad esempio la quella

lavorativa. 57

L’IDENTITA’

1). BAUMAN: DA PELLEGRINO A TURISTA

Parte di “la società dell’incertezza”

INTRODUZIONE ALLA SOCIETÀ DELL’INCERTEZZA

- Il saggio si apre con una introduzione in cui B riprende una citazione di Freud che ha a

che fare con il disagio che la civiltà moderna avrebbe prodotto nell’esperienza

dell’individuo contemporaneo e riprende l’ipotesi freudiana dello scambio tra libertà e

sicurezza che ogni individuo moderno deve accettare. Bauman sostiene che nella

società post modera questo scambio è l’esatto contrario dello scambio tipico della

modernità classica: l’individuo moderno è costretto a sacrificare la propria libertà

affinché il sistema sociale (costituito da istituzioni solide, modelli di riferimento, sistemi

l’individuo post

di valori, ideologie forti e condivise) garantisca sicurezza, mentre

moderno è costretto a sacrificare la sicurezza per affermare il principio della libertà

assoluta. B valuta questo modello di vita sociale come un modello in cui prevale il

principio di piacere (in termini freudiani). L’affermazione di questa libertà assoluta ha

però una conseguenza negativa: c’è meno sicurezza. L’individuo è più libero

(apparentemente) ma ha costruito una società sempre più incerta, in cui mancano tutti i

punti di riferimento solidi (ideologie, sistemi valoriali, istituzioni).

- I presupposti dell’analisi dell’identità individuale: l’identità è diventata un compito con

la modernità e continua ad esserlo anche nella post modernità. È un compito

essenzialmente individuale, ma allo stesso tempo è anche un destino sociale; è un

compito individuale perché grava sulle spalle del singolo individuo ma, d’altra parte,

non si tratta di un compito che può essere scelto ma di un compito che viene imposto

destino sociale.

dalla nuova configurazione del mondo post moderno, quindi un

Sopratutto nella parte del saggio in cui B utilizza le metafore, emerge il fatto che

navigazione in

costruire l’identità dal punto di vista individuale diventa una sorta di

superficie; ciò che si incontra in questo movimento è una serie di oggetti e persone

pensate come apparenza e immagine. Questo significa che nell’impresa di costruzione

criteri estetici,

della propria identità gli oggetti e gli altri sono valutati sulla base di che

rimandano perciò al gusto del singolo individuo. Quello che suggerisce B è che ci si

basa su criteri estetici non morali e che si tratta di un destino sociale perché questa

navigazione avviene in uno spazio sociale che è costruito dal mondo post moderno che

presenta la realtà sociale traducendola in prodotti di consumo. L’esperienza che si fa di

oggetti e persone è un’esperienza superficiale che si basa sull’apparenza perché

oggetti e persone vengono trasformati dal mondo post moderno in oggetti di consumo.

La logica del consumo nella società post moderna si è sostituita alla logica della

produzione tipica della società moderna, andando a modificare dapprima i meccanismi

del consumo e poi anche le relazioni di tipo personale.

- Aggregazione di individui

Possibile soluzione? di movimenti con interessi simili per dar

vita a delle trasformazioni, a un progetto di emancipazione. Ma comunque la

valutazione di B è estremamente riduttiva: tutto lo scontento che dà vita ai movimenti si

rivela di breve portata; i temi su cui il discontento sociale si basa sono relativi a

questioni locali e difficilmente riescono ad aggregare interessi più ampi e quindi un

le

numero sufficiente di individui, tale per cui qualcosa possa cambiare. “Tuttavia

esplosioni momentanee di azioni solidali che possono risultare da questi discontenti

non alterano i tratti essenziali dei rapporti post moderni … la loro frammentarietà,

ristrettezza, superficialità..” —> Gli eventi o le situazioni che rendono possibili

58

aggregazioni di questo tipo sono limitate, comunque non c’è la possibilità di costruire

grandi progetti di trasformazione politica.

- Gli individui post moderni vivono una condizione legata al rifiuto ad assumere impegni

a lunga scadenza, che ha a che fare con la crisi della responsabilità individuale, perché

secondo B l’impegno a lunga scadenza implica una responsabilità individuale che nella

società post moderna si cerca di rifuggire.

- Per un sociologo come Bauman che si colloca decisamente sul versante della post

modernità, perché dichiara in modo esplicito di volersi occupare di un epoca appena

iniziata, diventa imperativo avere e dare ai propri lettori una visione e valutazione

precisa della modernità. Questa valutazione ci facilita la comprensione della post-

modernità. Bauman propone 2 tesi:

1. Società dell’incertezza

2. Modernità liquida

1° TESI: SOCIETA’ DELL’INCERTEZZA

- Secondo Bauman la società di oggi è una società connotata da un livello di incertezza

particolarmente elevato e che tende a crescere nel tempo, mentre la modernità

classica del 900 era una società che forniva certezze.

- Questa prima formulazione teorica deriva dal dibattito riguardo la nuova epoca; molti

post modernità come l’epoca della delegittimazione delle grandi

avevano definito la

narrazioni di senso, dei grandi racconti, che vanno intesi come le grandi ideologie:

Es: si sgretola l’ideologia marxista, e quindi la speranza del processo di

• emancipazione degli individui dallo sfruttamento.

Es: ha fine la grande narrazione che derivava dalla visione illuminista che metteva al

• centro il progresso, inteso come meta finale della storia della civiltà umana, inteso

come un miglioramento senza fine della qualità di vita. Il mito del progresso senza fine

legittimava il progresso scientifico e tecnologico. Già nel corso del 900 il dubbio sulla

possibilità dell’emancipazione dal progresso si è fatto sempre più forte: oggi

sappiamo che l’idea del progresso senza fine non sta più in piedi.

- E’ una società incerta anche perché abbiamo assistito all’impossibilità di continuare a

immaginare che la scienza possa trovare un progetto di fondamento del sapere

scientifico. Non si può più pensare a un unico modello scientifico, tanto meno è

possibile pensare a un progetto di fondazione nell’ambito etico-politico perché

l’esperienza dei totalitarismi ha segnato in modo definitivo la possibilità di costruire un

modello politico su dei principi univoci. Né l’ambito scientifico, né quello etico-politico

sono in grado di fornire certezze.

- TESTO INTRODUTTIVO AL SAGGIO: RILETTURA DELL’OPERA “IL DISAGIO DELLA CIVILTÀ”

DI FREUD

Nel testo introduttivo all’opera “la società dell’incertezza” Bauman rilegge l’ipotesi di

• un testo di Freud che s’intitola “il disagio della civiltà”, pubblicato tra il 1929-30.

la civiltà è costruita sulla base di una restrizione delle

La tesi portante di Freud è che

• pulsioni. Questo modello viene ripreso da B che lo completa introducendo, nella

stessa ottica, l’analisi della post modernità. B sostiene che F il termine “civiltà” stia

per modernità, e il termine “disagio” per infelicità. Il progetto della

Lettura di B: in cosa consiste questo disagio della modernità?

• modernità è inteso come un progetto di costruzione dell’ordine sociale, che ha a che

fare con la rimozione delle pulsioni, concetto che può essere reinterpreto come ricerca

della libertà, felicità, realizzazione personale. 59

compromesso

Freud sostiene che la modernità richieda un a ciascun individuo, un

• compromesso che implica un guadagno e una perdita; l’individuo è costretto dalla

società moderna a impegnarsi a scambiare qualcosa.

F associa l’idea di modernità a 3 valori: bellezza, pulizia, ordine.

• “La bellezza: questa cosa inutile ci aspettiamo che la civiltà stimi”.

Freud scrive:

• pulizia: genere di sporcizia ci sembra incompatibile con la civiltà”

La "ogni

• è una specie di coazione a ripetere che decide, grazie una norma stabilita,

“L’ordine

• quando dove e come una cosa debba essere fatta”

Nella versione di F è aggiunto anche che gli esseri umani non hanno alcuna

• predisposizione a stimare la bellezza, mantenere l’ordine e la pulizia, perché nella loro

natura sono dominati dalle pulsioni. La modernità non è altro che il tentativo di

particolare la civiltà impone grandi sacrifici alla

mettere sotto controllo le pulsioni, “In

sessualità e aggressività dell’uomo. Il desiderio della libertà per ciò si volge

naturalmente o contro forme e pretese particolari della civiltà o contro la civiltà tutta”.

Quindi si presuppone uno scontro tra desiderio di libertà, legato alle spinte pulsionali,

e le esigenze collettive di una civiltà che si va costruendo sui tre principi di ordine

civiltà è un compromesso, un contratto

bellezza e pulizia. Freud scrive: “La

continuamente messo in discussione e da rinegoziare: il principio di piacere è in

questo caso ridotto al principio di realtà, mentre le norme definiscono chiaramente

cosa bisogna intendere per realtà. L’uomo civile/moderno ha scambiato una parte

delle sue possibilità di felicità per un po’ di sicurezza”.

(pulsioni) eccesso di ordine,

Per Freud il disagio legato alla modernità nasce da un e, come

• sua inseparabile compagna; la morte della libertà”.

Bauman scrive: “dalla In questo

bilanciamento tra libertà e sicurezza, un eccesso di ordine implica necessariamente la

riduzione della libertà individuale, quindi il disagio nasce dal compromesso stesso e

da un suo cattivo bilanciamento.

Bauman condivide in pieno la posizione di Freud nei confronti della modernità, ma

• aggiunge qualcosa riguardo l’epoca di oggi: nell’epoca di oggi le questioni in gioco

sono le stesse, ci troviamo ancora in una situazione di compromesso tra libertà e

libertà

sicurezza, ma la parola d’ordine della post modernità è diventata la e la causa

della libertà

del disagio dei post moderni è l’eccesso individuale rispetto alla

diminuzione o delegittimazione delle istituzioni che garantivano l’ordine e la sicurezza:

uomini postmoderni scambiano una parte delle loro possibilità di sicurezza per un

“Gli

po’ di felicità”: prevale il principio di piacere. Questo fa nascere un’altra forma di

disagio, di infelicità legata al disorientamento dell’individuo che non ha più sicurezze e

certezze.

2° TESI: MODERNITA’ LIQUIDA

- Il tema viene ripreso da B in altri testi, la modernità è un progetto della costruzione

dell’ordine. La modernità trasforma tutto ciò che è solido in qualcosa di liquido.

- La modernità dei classici non era già una modernità fluida? Abbiamo detto che la

modernità è l’epoca del mutamento continuo, e allora qual’e la differenza tra modernità

e post modernità?

- La modernità nel momento in cui si afferma travolge tutto ciò che è solido, spazza via

la società precedente e il suo ordine basato sui principi aristocratici e religiosi, tutto

sostituito:

viene distrutto, e il progetto di ordine delle società precedenti viene il vero

intento della modernità non è solo quello di distruggere l’ordine precedente ma è quello

sostituire l’ordine antico con un ordine moderno.

di Si pensa a un nuovo sistema

istituzionale che garantisca l’ordine per una società diversa. Le modalità istituzionali

portate dalla prima modernità sono le icone della modernità 60

Fordismo, America, anni 30. Questo fenomeno Introdotto da Henri Ford consiste

• nell’estrema razionalizzazione del processo produttivo. Le fabbriche di Ford sono le

prime che usano la catena di montaggio, la standardizzazione, la semplificazione dei

compiti… portando ad un aumento della capacità produttiva. Bauman sostiene che il

fordismo sia uno dei pilastri della costruzione della sicurezza della modernità perché

sgrava i singoli individui coinvolti nel processo produttivo da responsabilità troppo

accentuate. Il lavoro è facilitato e contemporaneamente appiattito, diventa una sorta

di metafora di un sistema sociale più ampio. Il fordismo non ferma la propria influenza

all’interno della fabbrica ma diventa un modello che può essere applicato ad altri

contesti.

Burocrazia: produce gli stessi effetti del fordismo perché all’interno di una procedura

• burocratica gli individui coinvolti possono diminuire il livello di responsabilità personale

nella misura in cui la procedura prevede un comportamento stabilito, richiede di

adattarsi a un modello che spersonalizza la relazione ma che ha il vantaggio di essere

più efficace. La diffusione della burocrazia è un tentativo di mettere ordine.

Panopticon: Bauman si ispira ad altri saggi e alla rilettura del Panopticon: un modello

• che ha a che fare con un controllo sociale. Il Panopticon è un progetto pensato da

Panopt per la costruzione di un edificio carcerario ispirato al principio di razionalità e

efficacia. Si tratta di un edificio rotondo, con le stanze sul perimetro e le finestre e

porte che danno solo nel mezzo. Nel mezzo dell’edificio sta una torre di sorveglianza: i

sorveglianti riescono a tenere d’occhio tutto e tutti. Questo è un modello ideale che

mostra l’esito del controllo sociale, della sorveglianza. La modernità mostra di saper

compiere questo progetto in modo molto efficace.

- Il punto di partenza per arrivare a parlare di post modernità è avere un’idea chiara del

progetto di modernità letto come il tentativo di fondare un ordine nuovo rispetto al

passato, un ordine che sostituisca quello antico e che garantisca un alto livello di

sicurezza.

- La post modernità:

“Due elementi tuttavia rendono la nostra situazione nuova e diversa: il

Bauman scrive:

• primo è il crollo graduale, il rapido declino dell’illusione proto-moderna della

convinzione che la strada lungo la quale procediamo abbia un telos alla storia

dell’umanità” il progetto dell’ordine si rivela come un progetto non conseguibile.

—>

Non è più immaginabile uno stato di perfezione raggiungibile, non è più possibile

immaginare una società buona, giusta, priva di conflitti, non è più possibile pensare

alla storia come una dinamica che abbia un fine. deregolamentazione e

Il secondo mutamento fondamentale consiste nella

• privatizzazione di compiti e doveri che erano propri della società moderna.

L’allargamento della possibilità della libertà ha come contro altare una responsabilità

maggiore da parte dei singoli individui, come se le istituzioni si liberassero delle

proprie responsabilità e le scaricassero sugli individui. La burocrazia continua ad

essere quell’apparato attraverso cui ogni istanza deve passare, ma lentamente è

come se l’apparato burocratico, che rimane complesso, cominciasse a togliersi

alcune delle responsabilità affidandole al singolo utente, il che significa che la

realizzazione del singolo documento che sarebbe stata compito dell’apparato stesso

diventa compito e dovere dello stesso utente. B a questo proposito parla di

“Quella che

privatizzazione per cui compiti e doveri pubblici diventano privati. Scrive:

in passato soleva essere considerata un’opera espletata dalla ragione umana è stata

frammentata, individualizzata, rimessa al coraggio e alla determinazione dei singoli,

lasciata alla gestione dei singoli individui e a risorse amministrate individualmente.

Sebbene l’idea del miglioramento tramite l’azione legislativa della società nel suo

complesso non sia stata completamente abbandonata, l’enfasi, nonché l’onere della

61

responsabilità, si è decisamente spostata verso l’auto-affermazione dell’individuo”.

Secondo B questo spostamento della responsabilità sulle spalle dei singoli vuol dire

anche una minaccia evidente che ha a che fare con la realizzazione etico-politico: la

privatizzazione ha una ricaduta negativa in termini di sfera pubblica e realizzazione del

discorso etico-politico. Lezione 16

“DA PELLEGRINO A TURISTA”: IDENTITA’ COME PROBELMA

- Si tratta di un confronto tra modernità e post modernità e di come il problema

dell’identità venga affrontato nelle due diverse epoche.

- a partire

Una premessa valida sia per la modernità che per la post modernità è che

dalla modernità l’identità è sempre stata un problema. E a partire dalla modernità il

compito sempre più individuale.

è Nella società medioevale l’identità non era percepito

come problema, perché erano talmente tante le indicazioni che provenivano dalla

società, da rendere la definizione della propria identità già quasi completa; le

caratteristiche che accompagnavano l’individuo durante l’esistenza erano già

prestabilite. Solo la modernità, che porta all’individualismo, trasforma l’identità in

problema.

- stabile,

Nella modernità il problema era costruire l’identità e darle una forma persistente

e duratura.

- Nella post modernità assistiamo a un rovesciamento di questa prospettiva: l’obbiettivo

fuggire da ogni rappresentazione identitaria troppo stabile e coerente.

diventa quello di

L’obbiettivo diventa evitare ogni tipo di fissazione della propria identità e lasciare aperta

la possibilità di mutare la propria identità quando ce n’è bisogno: possiamo costruire

tante individualità facili da indossare e togliere. La strategia di costruzione dell’identità

nella società post moderna assume un carattere fluido, è il rifiuto delle stabilità perché

è ormai noto che un’identità troppo stabile, troppo definita, diventa un rischio per la

realizzazione dei propri progetti di vita (es mondo del lavoro: più uno è flessibile più ha

probabilità di trovare lavoro).

- appartenenza,

Si pensa all’identità solo quando non si è sicuri della propria cioè solo

quando si percepisce un problema.

Es: Polonia secondo dopo guerra: lo stato polacco decide di effettuare un grande

• censimento nazionale —> la Polonia di quegli anni era un miscuglio di etnie che

appartenevano a culture diverse. Una delle domande del questionario presentato era

“qual’è la tua nazionalità” —> milioni di cittadini non sapevano rispondere alla

domanda perché non riuscivano a capirla. Si percepivano come appartenenti alla

piccola cittadina o villaggio, non riuscivano a classificarsi come polacchi —> finché

l’appartenenza non diventa problematica, finché non c’è consapevolezza che si può

appartenere a più cose, l’identità non è un problema. Nell’epoca pre moderna, e in

alcune cittadine della Polonia, alla nascita l’identità era già prestabilita, risolta

all’origine. Diventa problema di scelta solo con la piena modernizzazione.

- individuale”:

In quanto tale l’identità è un progetto ed è un “progetto significa che nella

modernità e post modernità i problemi che sono creati sul piano sociale trovano una

soluzione individuale: diventa compito dell’individuo trovare una soluzione

all’incertezza. Una volta che si sono moltiplicate le possibilità di dichiarare la propria

appartenenza è compito dell’individuo scegliere l’appartenenza che meglio lo definisce.

I problemi collettivi vengono scaricati sull’individuo, nel senso che la soluzione al

problema deve essere ricercata dall’individuo, non più dall’istituzione.

- Tutto il discorso di Bauman si basa su metafore: per descrivere l’impresa dell’identità

nella modernità è sufficiente la metafora del pellegrino, mentre per descrivere l’impresa

62

dell’identità nella post modernità servono 4 metafore prese insieme: la metafora del

flaneur, del vagabondo, del turista e del giocatore

METAFORA DELLA MODERNITÀ

—> Pellegrino

Il pellegrino è una figura storica che risale ai tempi del cristianesimo; erano pochi quelli

• che sceglievano la vita da pellegrino o da eremita e che quindi si allontanavano dalle

relazioni sociali e intraprendevano un cammino, magari in un luogo diverso dal mondo

delle relazioni, come il deserto, che è il luogo della libertà quasi assoluta di movimento.

Questi pellegrini nei primi secoli del cristianesimo sono i primi individui che fanno

fenomeno di essere sradicati.

esperienza del

L’esperienza del pellegrino diventa una metafora perché a un certo punto della

• I protestanti calvinisti diventano i

modernità il protestantesimo segna un punto di svolta.

pellegrini moderni: hanno lo stesso atteggiamento dei pellegrini del primo cristianesimo

trasformare il mondo in un

nei confronti del mondo, ma i protestanti sono i primi a

deserto. Il mondo dell’attività lavorativa e produttiva diventa simbolicamente il deserto,

si può fare a meno delle

non c’è più bisogno di trasferirsi nel deserto fisico perché

relazioni sociali: se gli altri sono un ostacolo nel cammino di fede, devono essere

abbandonati, tutto ciò che si pone tra il singolo e la meta se è di ostacolo deve essere

superato. Il mondo sociale diventa un deserto per il protestante, per il primo capitalista,

per i primi uomini di affari.. per tutti gli individui moderni.

Inoltre se diventare pellegrino nei primi secoli del cristianesimo era una scelta più o

• destino di tutti:

meno libera, nella modernità questa non è più una scelta ma è il questo

è il mondo sociale a cui ognuno è chiamato a dare senso.

C’è anche una similitudine che riguarda il concetto di distanza: la distanza, in termini di

• tempo, separa il pellegrino dalla sua meta. La distanza come differimento della

gratificazione riguarda invece i protestanti, che rinunciano ad alcuni aspetti della propria

felicità in cambio di una gratificazione che verrà. tracce che gli suggeriscono

Il pellegrino moderno cammina nel deserto e lascia delle

• quale direzione prendere. Questo è il meccanismo della modernità che però a un certo

punto inizia ad andare in crisi e a non funzionare più: avvicinandosi alla situazione post

le tracce del deserto facilmente si perdono.

moderna sale il vento e Il pellegrino post-

moderno cammina nel deserto senza lasciare tracce che lo possano aiutare a prendere

direzioni.

—> Come preservare l’identità? Quale senso del cammino prendere? Il mondo diventa

• inospitale per il pellegrino, diventa un mondo non più adatto per la costruzione

dell’identità. Il problema dell’identità diventa il problema di non abituarsi alla stabilità ma

di essere pronti a cambiare e ad adattarsi. Il tempo nella società post-moderna non è

più una figura lineare, non e più un fiume che ha origine da una fonte e che ha come

meta il mare. Nella post modernità si perde il riferimento al passato, non si hanno idee

chiare sul futuro: né l’origine né la meta hanno importanza. Il tutto si concentra sul

presente. L’esperienza che si vive è poco coerente e rende difficile costruire un

percorso. Viene meno la chiarezza dello scopo e quindi la determinazione dell’individuo.

La regola della gratificazione diventa poco convincente, è necessaria una gratificazione

immediata perché il futuro è incerto.

METAFORE DELLA POST MODERNITÀ

—> Flaneur

Il termine Flaneur è stato usato per la prima volta da Bodleaur per indicare una nuova

• colui che passeggia

figura della metropoli parigina: e infatti questo temine significa per i

grandi viali della metropoli parigina. È un muoversi senza fretta e senza meta, con il

63

semplice gusto di passeggiare e osservare; il flaneur è una persona molto curiosa e un

cammina nella folla osservando

uomo solitario che fa un’esperienza particolare perché

gli altri senza entrare in rapporto con nessuno.

Bauman riprende questa immagine come metafora dell’uomo post-moderno. Un uomo

• che osserva gli altri nella folla come semplici apparenze: si limita all’immagine

un estraneo tra gli estranei.

superficiale degli altri. L’esperienza corrisponde all’essere

C’è un rifiuto, una non esigenza di entrare in relazione con gli altri. Se ci sono degli

incontri essi sono episodi, dei momenti volutamente non profondi, non c’è mai

coinvolgimento personale. Oltre a guardare le apparenze degli altri osserva anche gli

oggetti, le cose. La metropoli parigina conosce una ristrutturazione architettonica

importante, soprattutto di gradi vie che diventano centro del mercato, dove sono

esposti tanti prodotti. (siber flaneur= individuo che vaga per i centri commerciali o su

internet). Il flaneur irride la serietà del pellegrino, cammina negli stessi spazi sociali del

pellegrino ma lo fa senza preoccuparsi di arrivare a nessuna meta.

Nell’epoca post moderna un po’ tutti noi abbiamo preso confidenza con l’esperienza

• del flaneur.

—> Il vagabondo

Il vagabondo è un personaggio inquietante che sfugge al controllo sociale perché si

• muove negli spazi della città ma i suoi movimenti sono imprevedibili, improvvisi, decide

minacce

di fermarsi improvvisamene e a seconda della comodità. È una delle più grandi

alla società moderna, tanto che storicamente si moltiplicano i tentativi di controllo

sociale, i tentativi di reprimerli, rinchiuderli, eliminarli.

L’esperienza del vagabondo diventa comune nell’individuo post moderno, non per

• scelta ma per costrizione: se nella modernità il vagabondo girava dei luoghi organizzati

(es città) senza riuscire a sistemarsi, il mondo di oggi offre pochi luoghi organizzati

stabilmente e ha moltiplicato i così detti non luoghi, quindi l’esperienza del vagabondo

può essere letta come l’esito di una trasformazione del mondo sociale.

meglio

La regola a cui risponde il vagabondo è non abituarsi a un luogo, non stabilirsi in

• abituarsi a pensare che la propria condizione e quindi anche la propria

modo fisso, ma

identità cambi luogo.

—> Il turista

Il turismo di massa nasce con la modernità perché prima era una condizione riservata a

• pochi eletti.

Ci sono tanti elementi che accomunano l’esperienza del vagabondo e del turista: il

• viaggiare, il non essere del posto, il cercare un luogo in cui stare. Ma ci sono anche

alcune differenze perché il turista si muove in cerca di nuove esperienze, è un

ricercatore di sensazioni, e si muove con la consapevolezza di avere una casa in cui

poter tornare, può smettere la sua ricerca quando vuole, quindi ha delle garanzie.

Questa esperienza del turista come cacciatore di sensazioni nuove si diffonde a tal

• punto che è uno degli elementi che caratterizzano l’individuo post moderno.

—> il giocatore

Questa è l’unica metafora che non ha nulla a che vedere con gli spazi, ma con la

• tempo.

nozione di

Il giocatore gioca le proprie partite come se fossero dei singoli episodi che si aprono e

• si chiudono e da cui si può uscire perdenti o vincenti. Non c’è un legame tra una partita

e quella successiva. Nell’esperienza del giocatore che diventa esperienza anche

dell’individuo post moderno, la questione del tempo si risolve in una estrema

frammentazione di episodi. Ogni esito non ha conseguenze: anche in caso di sconfitta

con la prossima partita si ricomincia da capo. Non c’è un filo conduttore. 64

CONCLUSIONE

- Tutte le metafore hanno in comune la tendenza a rendere i rapporti umani frammentari

e discontinui: gli individui post-moderni evitano i legami, i fili, le conseguenze di lunga

frammentazione

durata, rifiutano doveri e obblighi permanenti. Emerge una completa

del tessuto sociale.

- Emerge una dimensione etico-politica di difficile realizzazione; il disimpegno, la

spersonalizzazione, l’insensatezza, la superficialità.. tutto contribuisce a rendere

complicato immaginare soluzioni di tipo etico condivise all’interno della nostra società

e tanto meno tradurre soluzioni valoriali in progetti politici. Emerge un’incapacità di

fondo degli individui contemporanei a pensare politicamente e collettivamente.

- B in questo scritto rivela una visione pessimistica dell’essere umano contemporaneo, e

non lascia spazio a una soluzione. Bauman alla fine del suo saggio vuole apparire

rappresentante e portatore di una visione piuttosto drammatica del destino della nostra

individualità nella società post moderna: non si intravedono soluzioni, l’esperienza della

società post modera è descritta come un’esperienza priva di senso. Lezione 17

2). 3 CATEGORIE DI ANALISI DELL’IDENTITÀ

Il concetto di identità è molto ampio e carico di significati.

Possiamo sostituire al termine di identità tre categorie di analisi:

1. L’idea di “faccia” —> Goffman

2. Individuazione

3. Identificazione

GOFFMAN

I. FACCIA

La sociologia di Goffman è una micro-sociologia perché fa diventare le interazioni

• sfuggevoli

sociali che caratterizzano la quotidianità il centro della sua sociologia.

vita quotidiana come rappresentazione”,

Nell’opera “la possiamo cogliere delle scene di

• tipo drammaturgico: le interazioni sociali possono essere lette come se fossero delle

scene teatrali. Nell’interazione sociale faccia a faccia è come se i soggetti coinvolti

mettessero in scena una rappresentazione, in particolare una rappresentazione del sé.

Quindi la vita sociale è immaginata come un palcoscenico in cui avviene una

rappresentazione e in cui i soggetti sono attori che interpretano un ruolo e recitano un

copione. G in questa prospettiva aggiunge che c’è un’altro spazio invisibile al pubblico,

ovvero il retroscena in cui l’attore può ritirarsi, smettere il proprio ruolo, provare il

proprio ruolo e via dicendo.

Lavorando sul concetto di identità alla G si può immaginare che in qualsiasi

• rappresentazione e quindi in qualsiasi interazione faccia a faccia, il soggetto abbia la

necessità di gestire una certa immagine di sé, che deve essere presentata all’altro e che

deve essere convincente: esistono buone immagini del sé che vengono legittimate

dall’altro e immagini che invece non sono coerenti. G evidenzia con il termine “faccia” le

maschere che il singolo soggetto utilizza nelle rappresentazioni di se. C’è l’idea di ruolo,

con doppio significato: di individuo e di attore che va in scena.

faccia è un insieme di valori sociali e positivi che una persona rivendica per sé

“La

• stessa mediante la linea che gli altri riterranno che egli abbia assunto durante un

contatto particolare”. La costruzione della propria immagine è un lavoro interattivo,

perché la rappresentazione di se ha bisogno di essere approvata e legittimata dagli altri;

il buon funzionamento di un’interazione faccia a faccia prevede che reciprocamente i

soggetti coinvolti approvino gli atteggiamenti e la faccia dell’altro. 65

La sociologia di G ha una conseguenza teorica molto discutibile, sembra suggerire che

• non esista un vero sé e quindi non sia possibile pensare a una identità stabile, duratura

e reale. Non può esserci un nucleo profondo, vero, permanente del sé. G arriva a

riconoscere solamente un grado minimo di stabilità e di coerenza che però riguarda la

scena, il momento: l’importante è che la rappresentazione sia coerente nel momento in

cui viene messa in scena, poi si deve essere pronti a indossare un’altra maschera,

adeguata a un’altra scena e che magari è incoerente con la maschera precedente.

Le interazioni sociali sono rappresentazioni narrative che il soggetto mette in scena

• L’identità

nelle diverse situazioni (eco pirandelliano). sembra essere una costruzione che

non vede coinvolto il singolo soggetto, perché non è mai coinvolto solo un attore, è

sempre necessario il riconoscimento, la reazione dell’altro e del pubblico. Quindi è

costruzione sociale.

sempre una

Il termine “faccia” diventa uno strumento efficace quando si pone l’attenzione sui rituali

• della vita quotidiana; G scrive che l’interazione sociale è sempre anche un’interazione

rituale perché prevede una ritualità, una ripetizione di gesti, parole e formule. (es: i

modelli di conversazione: i turni di conversazione, il saluto —> criteri strutturali scanditi

da forme rituali, che anche inconsapevolmente apprendiamo). Se non conosciamo uteri

rituali, compiamo dei gesti non opportuni, delle gaffes (figure che G analizza).

La metafora del teatro e l’interazione rituale finiscono per formare una categoria

• analitica che sa cogliere nel dettaglio più particolare la struttura del processo di

costruzione della propria identità. Dal punto di vista del metodo un analisi di questo tipo

prevede un’osservazione partecipante: non si può fare analisi di un interazione sociale

così micro senza essere presenti fisicamente in quel momento: la distanza dello

G = osservatore

sguardo del ricercatore deve essere necessariamente ravvicinata —>

partecipante.

G ha lavorato molto anche sulle interazioni sociali all’interno di manicomi, facendo una

• delle analisi istituzionali più importanti dell’epoca.

II. INDIVIDUAZIONE

Ci si riferisce al carattere processuale auto-riflessivo e costruito della definizione di sé. È

• quel processo che permette al soggetto di riconoscere alcuni elementi come

caratterizzanti il proprio sé, elementi che derivano dall’immagine che l’individuo

costruisce di sé stesso nel tempo. L’individuazione ha a che fare con il percepirsi come

individuo unico e diverso, è un processo di narrazione in cui si riconoscono quegli

elementi come propri e appartenenti alla propria esperienza.

integrazione:

Una parola chiave è la parola integrazione degli elementi del sé in modo

• sufficientemente coerente; abbiamo la necessità di collegare le esperienze presenti,

passate e eventuali prospettive future in un insieme dotato di senso. stabilità

Al contrario del concetto di “faccia”, prevede un grado minimo di e coerenza

• altrimenti non ci sarebbe la possibilità di riconoscersi negli stessi elementi e di

raccontarli.

Questo processo non ha un esito, non finisce mai perché la sequenza delle esperienze

• della propria esistenza fornisce continuamente materiale.

III. PROCESSO DI IDENTIFICAZIONE

È un processo concomitante al processo di individuazione, ma il campo in cui ci

• collocazione sociale;

muoviamo è la bisogna tenere conto delle diverse appartenenze

sociali, bisogna fare riferimento alla dimensione della membership e della

partecipazione e coinvolgimento. La gamma di risorse per l’identificazione a

disposizione dell’individuo moderno è davvero vasta. 66

- Alla fine l’idea di costruire la propria identità come persona, analiticamente implica

questi diversi piani: una rappresentazione del sé, un processo di individuazione e un

processo di identificazione. L’identità è sempre stato un compito particolarmente

impegnativo per l'individuo e anche difficile da cogliere con degli strumenti di analisi.

3). GIDDENS E LA MODERNITA’ RADICALE

- Giddens è un sociologo noto e attivo in dibattiti anche politici. Rappresenta un modello

di pensiero alternativo rispetto a quello di Bauman.

- conseguenze della modernità”,

Scrive “le un saggio sull’analisi della post modernità.

- Una sua caratteristica è il carattere a-valutativo: non si schiera a favore o contro la

post-modernità ma semplicemente ne analizza i presupposti e le caratteristiche.

- La sua tesi è diversa rispetto a quella di molti altri, compreso Bauman, perché sostiene

non siamo ancora usciti dalla modernità, anche se siamo entrati in una fase diversa.

che

- modernità radicale

Anche G ha difficoltà a definire il tempo contemporaneo: lo chiama

(non post modernità), perché siamo entrati in una fase in cui la modernità è radicale in

alcuni suoi schemi.

- Quando G critica l’idea di post modernità, intanto ne coglie le 2 idee centrali: chi

sostiene la post modernità in fondo assume contemporaneamente questi due

presupposti:

Niente può essere più conosciuto con certezza—> viene meno qualsiasi possibilità di

• fondare un sapere universale. L’incertezza subentra anche nelle scienze esatte.

La storia non può più essere pensata come dotata di senso o fine.

- Questi due presupposti sono già comparsi durante la modernità, anzi sono gli elementi

che hanno determinato l’inizio della crisi della modernità che pensava a sé stessa,

siamo prima della seconda guerra mondiale, nel pieno 900.

- Nello schema di G la modernità può essere divisa in tre fasi:

modernità dell’illuminismo,

La in cui il mito del progresso e della storia è percepito

• come certezza, il criterio della ragione sembra il criterio che può illuminare tutti gli

aspetti della realtà. Vive il culto di una civiltà che non può che progredire verso

condizioni di vita migliore.

Primi decenni del 900 (età di Weber..) inizia a disgregarsi la fiducia nel mito del

• crisi della

progresso. —> politeismi: tanti sistemi di credenze, tanti sistemi di valori —>

modernità che pensa a sé stessa e si rimette in gioco.

modernità radicale

La fase contemporanea, chiamata produce nuove forme di minacce

• e mantiene questo aspetto inquietante, ma è anche portatrice di nuove possibilità che G

affida alla riflessività del moderno.

- Da buon sociologo G inizia il suo saggio con una discussione del pensiero sociologico

classico sull’affermazione della modernità o meglio sul passaggio da società

tradizionale a società moderna: l’analisi della transizione classica si è sempre basata

differenziazione.

sul concetto di La società moderna è una società che differenzia gli

ambiti sociali che prima erano unificati in una sola visione, differenzia le aree di attività

rispetto un tema tradizionale che racchiudeva tutte le attività sotto il tema della

religione. La modernità introduce una differenziazione che fa nascere delle sostituzioni.

- G sostenne che l’aspetto importante della modernità, oltre alla differenziazione, è lo

sradicamento o disgregazione . Nel momento in cui si passa da una società

tradizionale a una moderna si attivano questi processi lenti nel tempo di disgregazione.

“La disgregazione è lo sradicamento dei rapporti sociali dai contesti locali di interazione

67

per ristrutturali su archi spazio temporali indefiniti e globali.” Questa definizione implica

l’analisi di 3 fattori: tempo, spazio e modernità.

Tempo e spazio: la modernità introduce una percezione completamente diversa del

• tempo che finisce per contaminare anche la percezione dello spazio sociale. Per lungo

tempo la definizione del tempo è stata legata a uno spazio e a uno spazio locale: era

legata a oggetti, eventi, che potevano essere controllati. Lo spazio era conferma e

misura del tempo. Il vero cambiamento avviene quando la misurazione del tempo si

svuota dai suoi contenuti spaziali e allo stesso tempo rende liberi gli spazi. Con

l’invenzione degli orologi da polso, con l’omogenizzazione dei calendari, tempo e

spazio si dividono. I rapporti sociali della modernità si modificano perché sono

enucleati dai contesti locali temporali ristretti e si distribuiscono su archi spazio

temporali globali e indefiniti. Si passa da rapporti faccia a faccia tra persone della

stessa comunità a rapporti spersonalizzati, che non richiedono più l’interazione faccia

a faccia.

- denaro sistemi

Questa disgregazione viene sostenuta da alcuni elementi come il e i

esperti (teconologie) che, basandosi sulla separazione spazio tempo amplificano la

disgregazione.

- Paragone con Bauman: anche B si sofferma sulla disgregazione dei rapporti, ma per B

la

non ci sono soluzioni. Mentre la proposta di G a questo punto trova un elemento,

riflessività , che sarebbe un altro costituente della modernità, diventato molto

importante nella modernità radicale. C’è la possibilità di riappropriarsi del sapere e

anche di quella che è la consapevolezza e analisi del tempo moderno radicale. G

sostiene che da un lato gli elementi che definiscono la modernità radicale sono ormai

un patrimonio comune, perché sono analizzati dall’opinione pubblica, sono condivisi, a

disposizione di tutti. Il singolo può riappropriarsi in maniera riflessiva di questo sapere

diffuso, quindi può conoscere meglio le contraddizioni del proprio tempo, questo apre

interventi sul piano etico e anche politico

alla possibilità di veri e propri che si collocano

(attento analista dei nuovi movimenti sociali e politici). Quindi una via d’uscita per

Giddens è possibile. COSTRUZIONE DELL’IDENTITA’

Analisi sociologica della costruzione dell’identità individuale e collettiva.

Sul piano logico la nozione di identità comprende:

permanenza nel tempo

1. Un primo significato legato alla di un soggetto

unità.

2. Un secondo significato di L’identità contiene vari elementi, si può immaginare

come un’area delimitata da confini. I confini delimitano gli elementi, li tengono insieme

e d’altra parte ne consentono anche la distinzione.

3. Un terzo significato più sociologico è un significato relazionale che rimanda a una

capacità: la capacità di riconoscimento. Questa relazione di riconoscimento si

auto-riconoscimento e etero-riconoscimento.

distingue in

Per identità individuale possiamo intendere la capacità del singolo di parlare e di agire

differenziandosi dagli altri e restando identico a sé stesso.

Sul piano collettivo l’identità è ciò che assicura ad un gruppo più o meno esteso (anche la

società stessa) la sua continuità e permanenza nel tempo. L’identità collettiva stabilisce

dei confini del gruppo rispetto all’ambiente esterno e ha anche un significato normativo

perché regola l’appartenenza dell’individuo al gruppo, ovvero definisce quei criteri

68

normativi che permettono agli individui del gruppo di riconoscersi come parte del gruppo

e di essere riconosciuti come tali.

L’identità sia individuale che collettiva è una relazione che comprende sia la capacità di

riconoscersi sia la possibilità di essere riconosciuti dagli altri.

Sia l’auto-riconoscimento che l’etero-riconoscimento si possono articolare sulla base di

della differenza.

due dimensioni: l’identificazione e l’affermazione La prima dimensione

auto-

consiste nel riconoscimento delle caratteristiche della propria identità,

identificazione, etero-identificazione.

o dell’identità altrui, La seconda dimensione consiste

auto-

nella capacità di riconoscere gli elementi che distinguono la propria identità,

affermazione etero-affermazione,

della differenza, o quella degli altri, da un’altra identità.

Se incrociamo tra di loro le varie dimensioni otteniamo che l’identità potrebbe configurarsi

come un campo a 4 poli, con sistemi di vettori in tensione tra di loro, sempre alla ricerca

di un equilibrio:

auto-identificazione collettiva o individuale

• etero-identificazione di un individuo o di un gruppo

• auto-affermazione collettiva o di gruppo

• etero-affermazione di un individuo o di un gruppo

L’identità può assumere delle configurazioni variabili in funzione dell’intensità delle diverse

dimensioni; lo schema può essere immaginato come un campo di forze dinamico che si

ridimensiona a seconda degli elementi che sono in atto e che prevalentemente

gestiscono la formazione dell’identità. La condizione di equilibrio, ovvero un’ottima

identità, è una condizione ideale di corrispondenza tra auto-identificazione e etero-

identificazione e tra auto-affermazione e etero-affermazione: se questa condizione si

potesse verificare avremmo risolto il problema dell’identità. Ma non si verifica mai e le

diverse dimensioni sono sempre in tensione tra di loro.

Quindi lo spazio immaginato è un campo che si muove, in cui a volte prevale una

dimensione e a volte un altra.

Tipizzando si potrebbe pensare di collocare l’identità in diversi poli:

A. Se prevale l’auto-identificazione di sé e l’auto-affermazione della propria differenza,

ciò vuol dire che la dimensione degli altri non ha peso. —> si tratta, idealmente, di

identità segregate (es società segreta, setta religiosa, piccole società, gruppo deviante

o gruppo terroristico).

B. Il caso opposto è quello in cui lo spazio del campo di costruzione dell’identità è

dominato dal riconoscimento esterno della differenza, così come dall’identificazione

identità etero-dirette,

che gli altri stabiliscono —> si tratta di definite da un insieme di

risorse e dettami che provengono dall’esterno. (es comportamenti della folla)

identità etichettate

C. Devianza —> teoria dell’etichettamento —> le possono essere

collocate nello spazio in cui gli elementi prevalenti sono quelli dell’auto-identificazione

ma l’affermazione della differenza proviene quasi esclusivamente dall’esterno

l’associazione criminale

D. Un’altra forma di devianza a livello collettivo è in cui gli

elementi di definizione sono una forte auto-affermazione in cui però gli elementi

dell’identificazione provengono dall’esterno.

Un modello ideale in cui tutte le tensioni sono in equilibrio è irrealizzabile, mentre la chiave

conflittuale è adatta all’analisi dei processi di identificazione o di differenziazione. I conflitti

normativi che nascono tra più gruppi, come tra diverse etnie, sono sempre generati e

implicano sempre un posizione tra i due poli di auto e etero riconoscimento. E in ogni

conflitto, soprattutto culturale, anche se e si può identificare un oggetto che riconosciamo

come oggetto che fa emergere il conflitto, rimane sempre presente l’identità e il suo

riconoscimento. Questo è uno schema di analisi che al di là delle grandi teorizzazioni apre

69

la possibilità di avvicinare la tipizzazione ideale all’analisi di realtà sociali e in particolare di

movimenti sociali. Settimana 7

Lezione 18

Grammatica degli elementi primari del tessuto sociale

Dalle azioni ai contesti

STRUTTURA SOCIALE

INTRODUZIONE contesto sociale.

Parlando di struttura sociale ci concentriamo sul Nel discorso

sociologico bisogna sempre tener presente che le azioni e le interazioni si svolgono

all’interno dei contesti: studieremo le logiche di funzionamento delle interazioni e anche le

logiche di funzionamento dei contesti, a partire dal contesto strutturale, ovvero dai

meccanismi che regolano la struttura sociale.

Al centro dell’immaginazione sociologica c’è l’idea che le singole vite si svolgono

cioè ambienti sociali che includono anche le condizioni economiche

all’interno di contesti,

e le condizioni culturali di ognuno. Il contesto è il presupposto che muove qualsiasi

ipotesi sociologica: se si vuole comprendere il senso dell’agire, se si vogliono cogliere i

significati delle interazioni sociali non si può non tener conto del contesto in cui i soggetti

si muovono. L’ipotesi è che i contesti finiscano per plasmare e condizionare le scelte, le

strategie d’azione dei soggetti individuali.

struttura sociale

La consiste negli ambienti strutturati, come la struttura familiare (livello

di ricchezza, reddito, istruzione), il quartiere o comunità locale in cui l’individuo cresce e

vive, dall’istruzione che riceve (tutte le istituzioni scolastiche sono dei potenti produttori di

struttura sociale perché collocano l’individuo all’interno di un quadro organizzato), il tipo

di occupazione, le organizzazioni di cui l’individuo fa parte… tutti questi elementi

finiscono per plasmare l’identità. Le strutture incidono sul modo di valutare le alternative e

i mezzi a disposizione per costruire la propria identità e sulla capacità di scegliere l’uno o

l’altro mezzo. L’analisi delle strutture svela la presenza costante di diseguaglianze che

finiscono per orientare le vite degli individui in direzioni ben diverse.

Per studiare i contesti sociali è cruciale la distinzione tra l’interazione sociale, la struttura

sociale e la cultura.

LA STRUTTURA SOCIALE

metafora

Una spesso utilizzata quando si parla di struttura sociale è la metafora

dell’edificio o costruzione: ogni edificio si regge su una struttura architettonica

esattamente come la la società o il gruppo sociale.

struttura non facilmente visibile:

La prima caratteristica è che questa è le fondamenta di

un edificio sono nascoste e anche nella società la struttura sociale è nascosta nella

forze:

profondità della vita quotidiana. La struttura è un insieme di quella di un edificio

gestisce un insieme di forze fisiche, quella della società gestisce un insieme di forze che

influenzano, costringono o che rendono possibile ogni singola azione.

La seconda caratteristica è che ci sono dei momenti in cui la struttura diventa più visibile,

ci si accorge che la struttura svolge delle funzioni essenziali nel momento in cui la struttura

è in crisi o non c’è più: pensiamo ai grandi mutamenti sociali che rappresentano dei

70

periodi di crisi in cui la società sperimenta una situazione di caos e ci si rende conto che

quella vecchia struttura non sta più funzionando e quindi non influenza non costringe, non

rende possibile le diverse azioni. Quindi la crisi della struttura è il tempo privilegiato per

studiare la struttura. temporalità:

La terza caratteristica è legata alla si dà per scontato che la vera

connotazione di una struttura sia la sua durata nel tempo. La permanenza è la chiave per

interpretare le regolarità che si presentano nella vita quotidiana e sociale: la temporalità

garantisce la regolarità, le ripetizione di schemi che strutturano la vita della società

stessa. Le strutture sociali non mutano frequentemente, i mutamenti rivoluzionari sono

infatti processi lenti che nel tempo si rendono visibili ma la preparazione è molto lunga. Il

mutamento è lento, la struttura dura nel tempo.

Il tentativo dei classici era quello di interpretare la struttura sociale della modernità nella

sua totalità, oggi questo tipo di prospettiva totale è abbandonata, la ricerca sociologica

più recente analizza frammenti della società contemporanea, non la sua totalità.

Possiamo dividere il concetto in due componenti che ci facilitano anche il compito di

analisi: le strutture sono date:

gerarchie sociali

1. Dalla presenza di ambienti istituzionali

2. Dalla presenza di

1). Non c’è alcun gruppo sociale che non presenti una divisione al proprio interno, una

divisione che si struttura in maniera gerarchica. L’ipotesi è che la collocazione di un

individuo o di un gruppo in queste gerarchie sociali abbia un impatto notevole sulle

possibilità di vita dei singoli o dei gruppi. Non tutto è nelle mani del libero arbitrio

dell’individuo.

2). I gruppi sociali tendono a generare al proprio interno degli ambienti istituzionali diversi

e autonomi. La formazione delle istituzioni è un altro processo abbastanza lento; sul piano

formale riconosciamo la presenza di una istituzione nel momento in cui si stabiliscono

norme,

anche delle che vengono generate all’interno dell’ambiente istituzionale e

decretano i punti di riferimento. Che si tratti di leggi, regole esplicite o implicate scritte o

note, chi ne fa parte conosce queste regole. Oppure a un livello ancor più strutturato le

ruoli

istituzioni generano un’organizzazione interna in cui si definiscono i diversi

istituzionali.

Il primo percorso che possiamo fare è quello di andare a trovare i fondamenti delle teorie

sociologiche che hanno messo al centro della loro analisi la struttura sociale.

1). FUNZIONALISMO: LA GRANDE TEORIA DI TALCOTT PARSONS (anni 50)

INTRODUZIONE

- Nella storia del pensiero sociologico il contesto europeo in cui lavorano i classici

predomina fino al 1920. Dal 1920 in poi gli Stati Uniti diventano il contesto culturale in

cui la sociologia comincia ad evolversi. È interessante notare che a partire dagli anni 20

USA

negli emergono due scuole: la scuola di Chicago che sceglie un oggetto

circoscritto, ovvero l’analisi della realtà urbana, rinunciando così alle grandi

teorizzazioni. In questa scuola l’analisi di queste dinamiche si basa sull’interazionismo

simbolico che viene coltivato e applicato alla sociologia. Il secondo percorso è il

30.

funzionalismo che ha inizio negli anni Il funzionalismo non sceglie un vero e proprio

oggetto e ben presto diventa ciò che più assomiglia a un vero e proprio paradigma

71

della scienza sociologica, il riferimento predominante nella comunità dei sociologi.

Questa predominanza dura fino alla seconda metà degli anni 60

- Occuparci di funzionalismo ci permette di tirare delle fila importanti in continuità con

quello che abbiamo fatto precedentemente. Per capire cosa sia il funzionalismo

sociologico è necessario indagare sul concetto di funzione, centrale per la prospettiva

teorica del funzionalismo.

- funzione

L’idea di non è una novità perché era già stata evocata e studiata dai classici.

durkhemiana;

Parsons recupera prima di tutto l’eredità considera D come un pioniere

del funzionalismo, e lo fa con ragione se si guarda ai suoi saggi giovanili in cui

sosteneva che una società moderna rimane coesa solo nel momento in cui si realizza

una cooperazione funzionale tra attività lavorative di tipo diverso (rapporti di

interdipendenza). Secondo la visione giovanile durkheimiana la società sta insieme

perché si innesca un processo di scambio per cui le competenze dell’uno servono

all’altro. —> questa è una cooperazione che possiamo definire funzionale. Nella

sociologia di D l’idea di funzione acquista significato se si tiene in considerazione la

società come grande organismo:

metafora francese della il grade organismo è fatto di

organi diversi e l’organismo sopravvive, si mantiene nel tempo, quando tutti gli organi

che lo costituiscono funzionano bene. Se la società è questo grande organismo, sarà

Il fine del buon funzionamento

coesa quando ogni organo funziona in modo adeguato.

delle parti che costituiscono la società è la persistenza nel tempo della società stessa.

- Parsons riprende Durkheim ma deve liberare il concetto di funzione da qualsiasi visione

organicistica che alla sua epoca era superata e inaccettabile. Lasciare fuori le metafore

significa puntare a elaborare una teorie che abbia un grado di astrattezza molto

grande teoria generale del sistema

elaborato. Nasce così il tentativo di costruire la

sociale, con l’obbiettivo di non metafore e di non fare riferimento all’organicismo.

- sistema sociale

Il concetto di (anche titolo di una sua opera) si sostituisce all’idea di

La società è un sistema sociale ovvero un insieme strutturato di relazioni sociali

società.

tra ruoli istituzionalizzati. Non sono gli individui in relazione sociale, ma i ruoli che gli

individui incarnano. I ruoli sono istituzionalizzati, ovvero sono definiti sul piano sociale,

Struttura, ruolo, istituzione,

sono già forniti e presenti all’interno di una struttura.

processi sono i 4 termini intorno ai quali si costruisce la sua teoria.

- Il problema che diventerà oggetto di molte critiche si può esprimere con le seguenti

domande: quando un sistema funziona? Quale criterio stabilisce la funzionalità o meno

di un sistema? —> La risposta che dava l’organicismo era che un sistema funziona

quando permette all’organismo di persistere nel tempo; c’è un fine ben preciso che dà

senso alla funzionalità. Il funzionalismo di P eliminando l’organicismo sembra eliminare

finalità problematica.

anche il fine. La non è più cosi chiara e diventa

- P è posto di fronte a un problema per cui occorre tentare di alzare lil livello del quadro

teorico che sta costruendo: cerca innanzitutto di riportare a una dimensione

sociologica la spiegazione di qualsiasi fatto sociale (apparentemente una strategia che

transizione alla modernità.

sembra deviare dal problema), e prende in considerazione la

Come avviene e come si spiega il passaggio da una società premoderna, cioè una

comunità senza individui, dove la coscienza e personalità del singolo non sono così

rilevanti, a una società moderna che è una società di individui? Le spiegazioni di alcune

scienze moderne come la psicologia e l’economia partono dal presupposto di

considerare l’individuo come realtà autonoma. Sul piano economico il passaggio a una

società di individui avviene perché si sviluppa un conflitto al centro del quale ogni

individuo, pensato come soggetto autonomo, è portatore di un certo tipo di interessi.

La società di individui è una società che si crea in seguito a un conflitto sociale in cui a

dominare sono gli interessi diversi tra individui. Nella visione psicologica invece la

72

società di individui è una società che si forma sulla base dell’ampliamento della

rilevanza di passioni e processi interiori.

- compito

Il della sociologia è quello di spiegare il sociale con una spiegazione sociale,

come l’esito di processi sociali, senza ricorrere a spiegazioni economiche o

psicologiche, cosa che già la sociologia classica aveva tentato di fare. P a metà del

900 riprende l’obiettivo dei classici e sostiene l’idea di una scienza sociale capace di

spiegare sociologicamente il sociale; gli elementi che servono per spiegare le

dinamiche sociali devono essere interni alle dinamiche sociali, non possono

conseguenza teorica

appoggiarsi su altre dimensioni. Ne deriva una importante: presa

in senso radicale la posizione di P porta alla considerazione che la sociologia debba

essere in grado di spiegare ogni tipo di società. La teoria deve essere sempre più

la sociologia

comprensiva; se è vero che è la sola che può spiegare le dinamiche

deve essere in grado di spiegare qualsiasi configurazione sociale.

sociali, allora Bisogna

pensare a una grande teoria applicabile a qualunque gruppo umano.

- Come si procede? se guardiamo ai contenuti: cosa accomuna realtà sociali così

diverse? Come si può immaginare che c’è un tratto comune tra la vita sociale di un

villaggio inca e New York di oggi? —> P si concentra su una nozione diversa, ma piena

funzione:

di tradizione: la nozione di le diverse strutture sociali sono accumunate

dall’esigenza di rispondere a una stessa funzione. La funzione non è tanto la

garantire la stabilità

sopravvivenza (come lo era per la teorie organistica) ma quella di

nel tempo. “Diverse strutture sociali che rispondo a problemi comuni, diverse

Scrive:

strutture sociali che, ciascuna a suo modo, attraverso dei processi sociali che le

appartengono, compie la stessa funzione. Ecco trovata la chiave di volta, la soluzione

della grande teoria del funzionalismo. E’ necessario liberare dai contenuti,

destoricizzare, i processi, i sistemi, le funzioni. È necessario assumere nel mio livello

teorico che ogni struttura pur nella sua diversità risponde comunque alla stessa

funzione, che garantisce stabilità mantenendo un equilibrio”.

- metodo

Dal punto di vista del la strategia di Parsons è chiarissima: è innanzitutto

necessario definire un modello teorico, per poi applicarlo all’analisi della realtà sociale,

a qualsiasi contesto sociale. (La teoria dell’interazionismo simbolico procede in senso

contrario: parte dall’osservazione della realtà sociale per poi arrivare alla costruzione di

un modello teorico).

“LA STRUTTURA DELL’AZIONE SOCIALE”

- struttura dell’azione sociale”

P utilizza questo metodo nel suo primo saggio: “la

- Il vero punto interessante di questo primo modello teorico generale è la definizione

come un “atto elementare” formato da 4 elementi:

dell’azione

soggetto/attore

Un

• fine

Un dell’azione

• situazione mezzi a

Una in cui si svolge l’azione. Essa può essere analizzabile in base ai

• disposizione del soggetto, ovvero quei i mezzi che sono sotto controllo del soggetto

condizioni

stesso, e in base alle che sono date dalla situazione ambientale e che non

sono sotto il controllo del soggetto

relazione specifica tra i vari elementi; relazione tra

La in particolare P è interessato alla

• mezzi a disposizione e condizioni non controllabili dall’attore, perché nella scelta di

mezzi alternativi entra in gioco un orientamento normativo; ovvero il soggetto che

agisce ha la possibilità di scegliere tra diversi mezzi e questa scelta è orientata da un

sistema di valori o normativo. 73

- Questo modello d’azione può e deve essere in grado di essere applicato a qualsiasi

contesto di azione al di là della storia o realtà sociale, ragion per cui è di per sé così

generale che quasi non ha interesse a cogliere i contenuti dell’azione in sé. P identifica

quasi strutturalmente un soggetto che compie l’azione, un fine qualsiasi, una situazione

che viene analizzata attraverso i mezzi a disposizione del soggetto e le condizioni. I

mezzi sono sotto il controllo del soggetto nel senso che il soggetto può scegliere il

mezzo più adeguato per raggiungere il fine, ma al tempo stesso il soggetto agisce in un

ambiente che è condizionato da condizioni che non sono sotto il suo controllo ma sono

date dalla situazione sociale. Il quarto elemento è quello che si focalizza sull’aspetto

relazionale; si tratta di una relazione tra i diversi elementi.

- La teoria di P con questo presupposto trova una posizione intermedia tra una visione

comportamentista, molto in voga in quegli anni e riconducibile alla formula S-R, e una

posizione polemica rispetto al comportamentismo, che sostiene che ogni attore dà alle

proprie azioni un senso soggettivo sempre diverso che ha alle spalle un quadro

teoria

normativo, quindi S-diverseR. L’obbiettivo di P è quello di costruire una

volontaristica dell’azione; per comprendere il senso dell’azione bisogna tener conto

della volontà dell’individuo, che però non è una volontà totalmente autonoma perché si

gioca tra una scelta di mezzi da un lato e le condizioni che ristringono queste

possibilità.

- Il passaggio successivo nella costruzione della teoria passa dall’analisi dell’azione

collettiva.

singola all’analisi dell’azione P comincia a ipotizzare la presenza di un

sistema sociale, un sistema di personalità e un sistema della cultura. Il quadro si

complica e la sua teoria diventa sempre più astratta. Lezione 19

“IL SISTEMA SOCIALE”

- La struttura dell’azione è il punto di partenza per introdurre una nozione ancora più

ampia: quella di sistema sociale, in cui la struttura dell’agire sociale si colloca. E infatti

le diverse nozioni vengono formulate una dopo l’altra in senso cronologico: per prima la

struttura. teoria dell’azione generale

definizione della singola Poi una che è in grado di

leggere qualsiasi azione evitando di ricorrere a fattori esplicativi di tipo economico o

sistema sociale.

psicologico. Infine la nozione di

- La teoria della struttura dell’azione è nota come teoria volontaristica dell’azione perché

volontà

prevede che il soggetto utilizzi la propria nel momento in cui sceglie i fini

aspetto

dell’azione e valuta i mezzi. Pur essendo una teoria volontaristica, prevede un

normativo che quindi non è volontariamente prodotto dall’individuo ma è già fornito dal

sistema sociale in cui l’attore agisce. P ipotizza quindi un margine di autonomia

individuale nell’agire che ha un’intensità variabile, e naturalmente il livello di intensità è

dato proprio dalla forza del sistema sociale. L’orientamento normativo, legato ai mezzi

a disposizione del soggetto, è esattamente il carattere sociologico dell’azione che

deriva dalla società nel suo essere un insieme di credenze collettive (ispirazione

il carattere normativo dipende dalla condivisione di credenze.

durkheimiana):

- Gli attori sociali scelgono volontariamente i loro fini, e qui sta l’autonomia, ma nel

perseguirli scelgono mezzi che in realtà riproducono le norme sociali dominanti

tensione tra una

all’interno del sistema sociale di riferimento quindi c’è una sorta di

discreta libertà individuale e la pressione o forza normativa. Il punto di partenza per la

tensione

definizione di sistema sociale è la consapevolezza di questa tensione; c’è una

tra l’esigenza e l’imperativo del sistema sociale, che è quello di mantenersi stabile e in

equilibrio, e l’esigenza di autonomia da parte dell’individuo. L’esigenza di equilibrio del

sistema sociale di cui P parla non è inteso come un equilibrio sempre statico, infatti P

74

ammette che un sistema sociale possa subire delle modifiche, dei cambiamenti nel

corso della sua esistenza, ma è interessato a cogliere i meccanismi che riportano in

equilibrio il sistema stesso. Rispetto all’organicismo l’imperativo del sistema sociale

non è più la sopravvivenza nel tempo, ma è la sua stabilità, il ricostituire continuamente

un equilibrio, anche attraverso cambiamenti. Questa esigenza del sistema sociale però

entra in conflitto con l’esigenza di autonomia dell’individuo; l’individuo è libero in

questa teorizzazione, ma il sistema sociale ha bisogno di essere stabile, quindi

normativamente impone degli schemi che l’individuo deve o dovrebbe rispettare:

questo genera tensione.

- IL RUOLO

Per la prima volta in sociologia il ruolo acquisisce una definizione completa e

• articolata e diventa come il cardine del sistema di bilanciamento tra esigenze sociali e

esigenze individuali. Quali sono i processi che garantiscono la stabilità del sistema

sistema sociale è

sociale? La risposta di P passa attraverso il concetto di ruolo. —> “il

un insieme integrato di ruoli che funziona perché gli individui hanno interiorizzato le

credenze alla base delle aspettative sociali tipiche dei ruoli che ricoprono”. La tensione

tra esigenze individuali e del sistema sociale si risolve già con questa formulazione.

Il sistema sociale non è un sistema caotico e disorganizzato ma è un sistema

• integrato. Integrato non da individui (che è come se fossero in secondo piano), ma da

ruoli che gli individui vivono e sperimentano. Il sistema è integrato quando i ruoli sono

integrati. Perché dovrebbe funzionare un sistema integrato di ruoli? Perché gli

individui hanno interiorizzato i loro ruoli (questa idea di interiorizzazione deriva da

Freud e da alcuni presupposti della psicoanalisi). Gli individui interiorizzano

quell’insieme di credenze che stanno alla base delle aspettative dei ruoli, perché ogni

ruolo è accompagnato da una serie di aspettative: il ruolo è indice di prevedibilità. Nel

sistema di P c’è una reciprocità, un equilibrio che si deve creare anche tra le diverse

aspettative che riguardano i ruoli e che sono definite in anticipo, sono stereotipi, sono

quadri normativi non stabiliti dall’individuo.

il ruolo non coincide con l’individuo:

Quando P si riferisce al ruolo, c’è una

• separazione tra individuo e ruolo. La definizione del ruolo ha a che fare prima di tutto

aspettative,

con delle con quel carattere di prevedibilità che ci si aspetta dal

comportamento di un individuo che ricopre un ruolo. Le aspettative di ruolo

garantiscono la messa in atto di un insieme di azioni sociali che ci si aspetta. Il

integrazione

carattere di riguarda il fatto che per definizione i ruoli all’interno di un

sistema sociale devono essere integrati tra di loro, e questo significa che deve

realizzarsi un equilibrio reciproco tra le diverse aspettative di ogni ruolo. Le aspettative

istituzionalizzate,

di ruolo non sono delle invenzioni individuali, ma sono sono passate

attraverso un processo che le ha fatte diventare un modello di riferimento.

Quindi un sistema sociale, suggerisce P, mantiene la sua stabilità a condizione che

• quella struttura integrata di ruoli si mantenga o riproduca nel tempo. Questo è

interiorizzano,

possibile solo se gli individui non tanto le caratteristiche del ruolo,

i valori che fondano le aspettative di ruolo.

quanto

Processi di socializzazione e interiorizzazione: A questo punto P si chiede come

• L’interiorizzazione avviene attraverso dei processi di

avvenga l’interiorizzazione. —>

socializzazione che sono i processi attraverso i quali i valori alla base delle aspettative

vengono interiorizzati. Questi processi non riguardano solo le prime fasi dell’età

evolutiva ma riguardano tutto il percorso dell’uomo e sono messi in atto da istituzioni,

agenzie di socializzazione;

che P chiama si tratta di strutture sociali come la famiglia,

la scuola, i mezzi di comunicazione, le grandi chiese, i partiti politici, l’ambiente di

lavoro… 75

- Questo schema ideale del perfetto funzionamento del sistema sociale dà la sensazione

che il sistema sociale sia una macchina perfetta che raggiunge il suo obiettivo, cioè che

si mantiene in uno stato di stabilità che è in grado di ricostituire il suo ordine. Se tutto

funziona a dovere il sistema sociale incontra problemi che si risolvono e quindi

continua a ritornare a uno stato di stabilità. Questa perfezione è però anche un limite;

abbiamo un sistema sociale che è composto da individui che interpretano dei ruoli, il

sistema sociale prevede uno schema integrato di questi ruoli, affinché questo schema

di ruoli rimanga integrato occorre che si verifichino certe condizioni: tutti gli individui

all’interno del sistema sociale devono ottenere un’ottima interiorizzazione, questo

significa che le agenzie di socializzazione devono funzionare perfettamente e quindi

che i processi di socializzazione che mettono in atto siano massimamente efficaci.

Pensare che questo schema si ripeta continuamente in modo perfetto è poco realistico.

La critica più frequente alla sociologia di Parsons è che nel suo schema non è

contemplata la contraddizione, l’errore, la mancata interiorizzazione o il cattivo

funzionamento di un’istituzione. Quelle che sono delle contraddizioni molto realistiche

nello schema teorico di P sono pensate come dei possibili contrattempi, non sono

analizzate (anche se si occupa di devianza). È un sistema in cui tutto funziona a dovere.

IL MODELLO AGIL

- La tensione sembra risolversi attraverso il concetto di ruolo, ma persino P non è del

tutto soddisfatto degli esiti raggiunti e quindi cerca di ampliare ulteriormente il suo

progetto teorico aggiungendo complessità a uno schema già complesso. La tensione

tra autonomia del sistema e autonomia del soggetto trova così un’altra soluzione pochi

anni dopo la pubblicazione del “sistema sociale”.

- dipartimento delle relazioni sociali,

Parsons fa parte del un luogo di ricchezza

interdisciplinare che lo porta a collaborare con antropologi culturali e anche con alcuni

rappresentanti delle discipline psicologiche. L’idea di P è quella di coinvolgere alcuni di

questi colleghi, in base alle loro competenze, per arrivare a definire uno schema di

interpretazione dell’azione sociale molto più complicato. La sociologia avrebbe ancora

sistema sociale,

il compito di occuparsi del ma accanto al sistema sociale, in questo

teoria generale dell’azione sociale, sistema

prefetto schema chiamato si affianca un

della personalità sistema culturale

di cui si occupano gli psicologi e un di cui si

occupano gli antropologi. P non si accontenta di uno schema che sta solo all’interno

della sociologia ma ha in mente un progetto più grande che coinvolga anche altre

discipline. Questo input dà luogo a quello che è noto come lo schema generale

complessivo della comprensione dei sistemi di azione sociale noto come AGIL. Il

modello di funzionamento del sistema di Parsons individua una serie di imperativi

funzionali e anche alcuni dilemmi in cui ogni attore sociale è immerso:

- I 4 imperativi funzionali/problemi fondamentali, che un sistema deve risolvere per

mantenere il suo stato di equilibrio sono: adattamento, raggiungimento di un fine,

integrazione, mantenimento dei modelli latenti. Quest’ultimo in particolare ricopre un

ruolo decisivo nello schema di P perché ha a che fare con il mantenimento dei modelli

culturali che legittimano quei valori condivisi alla base delle aspettative di ruolo. Questo

schema generale prevede che si possa spiegare qualsiasi sistema sociale, che si tratti

di una società o di un sistema più circoscritto (es ateneo bicocca - Italia - famiglia)

perché rivela i meccanismi di funzionamento di ogni contesto e situazione, è

applicabile ovunque, nella misura in cui bisogna risolvere:

Il problema dell’adattamento,

1. che consiste nella relazione tra il sistema sociale e

l’ambiente esterno, in particolare in questa relazione è fondamentale che il sistema si

procuri le risorse necessarie per il mantenimento del sistema stesso e che sia in grado

76

di distribuire queste risorse. C’è un ambiente istituzionale in particolare che dovrebbe

istituzioni economiche.

occuparsi di questo imperativo ed è rappresentato dalla

Produzione, distribuzione, commercio, tutte queste attività costituiscono il motore che

regola il sistema sociale in rapporto con un ambiente esterno naturale.

Il raggiungimento dei fini: istituzioni amministrative e politiche

2. le sono incaricate di

svolgere questo compito definendo gli obbiettivi del sistema sociale e operandosi per

la loro realizzazione. Il che significa che in questo campo è necessario prendere in

considerazione il tema del potere che è in grado di prendere decisioni, orientare delle

scelte, mobilitare la società.

Integrazione: istituzioni giuridiche,

3. il problema dell’integrazione è affidato alle non solo

alla raccolta delle leggi e codici, non solo al diritto, ma a tutti quegli ambienti

istituzionali che amministrano il diritto. Esse dovrebbero garantire l’integrazione del

sistema sociale. Si occupano di controllare che norme, regole e codici vengano

rispettati e quindi intervengono con delle sanzioni nel caso ci siano comportamenti

devianti. Rispondono all’imperativo di tenere insieme i membri della società.

Mantenimento nel tempo dei modelli culturali latenti

4. che sono perché sono l’elemento

che è meno visibile direttamente ma che è cruciale per la stabilità del sistema sociale.

L’aspetto normativo è il perno intorno al quale ruota e si articola il funzionamento del

istituzioni

sistema sociale. Le istituzioni che devono svolgere questo compito sono le

famigliari, educative, religiose, insomma tutto quel variegato mondo istituzionale che

ha a che fare con la dimensione culturale. L’obbiettivo è la cura e il controllo di quei

processi di socializzazione che garantiscono l’interiorizzazione di quelle credenze e

valori alla base delle aspettative di ruoli. Esse devono favorire la crescita e il

mantenimento della conoscenza e della convinzione con la quale i singoli aderiscono

a quei modelli valoriali.

- Lo schema AGIL è uno schema universale e ha bisogno, soprattutto nelle funzioni

dell’adattamento e integrazione, di contributi che arrivano da discipline diverse. La

sociologia da sola non è in grado di tener conto di tutte queste dinamiche, ma è come

se al centro si ritagliasse una zona vitale per la stabilità del sistema sociale che

corrisponde alla garanzia di carattere culturale.

DISEGUAGLIANZA SOCIALE

Il nostro tema è ancora la struttura sociale ma esploriamo una modalità diversa, tipica

della sociologia empirica, di analizzarla. Un tema chiave del discorso sociologico e della

sociologia di carattere empirico è la diseguaglianza sociale. Questo tema è anche il

campo di analisi che meglio fa emergere la presenza di una struttura.

—> Le domande a cui cerchiamo di rispondere sono:

Quali sono i temi della diseguaglianza?

• Chi sono i soggetti diseguali?

INDICI PER MISURARE LA DISEGUAGLIANZA SOCIO-ECONOMICA

- Gli scienziati sociali quando intendono verificare la presenza della diseguaglianza

il

sociale concentrano spesso l’attenzione sulla distribuzione diseguale di due fattori:

reddito procapite o la ricchezza. Entrambi i criteri sono molto utilizzati anche perché

esistono molti dati statistici e molto spesso gli scienziati ricorrono a questi dati per

elaborare le loro analisi. Il reddito si riferisce al denaro o ad altri beni rilevati in un

particolare periodo e di solito viene misurato annualmente, mentre la ricchezza rimanda

una dimensione più ampia, ovvero il valore netto accumulato nel tempo di risorse di

77

varia natura (denaro, beni mobiliari o immobiliari) posseduto da un individuo o da una

famiglia.

Riferimento al 1° grafico delle slide: Questo è un grafico che rappresenta la

• diseguaglianza di reddito in Italia, che suggerisce che il nostro paese non solo ha una

struttura alle spalle ma anche che questa struttura nel tempo è andata a trasformarsi.

Gini

Qui osserviamo l’andamento di un indice statistico chiamato (dallo studioso che

lo ha scoperto): esso misura esclusivamente la diseguaglianza di reddito in un dato

da 0 a 1:

contesto sociale e in un dato momento storico. Può variare 0 corrisponde a

una situazione ideale di assenza di diseguaglianza nel reddito. 1 indica una

distribuzione di reddito fortemente diseguale. Su un asse cartesiano c’è il tempo che

trascorre, in questo caso 1861-2011 (si va per decenni). Questa è una

rappresentazione dell’andamento di diseguaglianza nella storia dell’ultimo secolo, che

ci dice che nei decenni di fine 800 la diseguaglianza era molto elevata, di 0.5 Gini, che

si mantiene fino ai primi decenni del 900. Con il boom economico e la distribuzione

del benessere, a partire da fine degli anni 50 fino agli anni 80 del 900 la diseguaglianza

diminuisce, fino a sfiorare lo 0.3. Gli ultimi decenni mostrano un’inversione della

tendenza; non è un’inversione lineare, ci sono delle oscillazioni, ma vediamo che dal

1980 in poi la diseguaglianza tende a crescere: si può quindi ipotizzare che la struttura

sociale italiana, se valutata esclusivamente in base al reddito, abbia subito e stia

subendo dei processi di trasformazione storica rilevanti.

- consumo reale,

Un’altra misura alternativa al reddito è il ovvero la capacità degli

individui di acquistare e consumare determinati prodotti. Questa misura viene

considerata come un altro indicatore di trasformazione della struttura sociale presente,

perché è un altro indice di diseguaglianza.

Riferimento al 2° grafico delle slide: Questo grafico riguarda gli USA dal 1900 al 2000.

• Abbiamo delle percentuali di famiglie. La linea blu è una media che indica l’acquisto o

beni

il consumo di determinati ritenuti strategici per misurare il benessere e che

misurano la diseguaglianza, ovvero: presenza di sistemi igienici in casa, presenza di

telefono nelle abitazione, presenza di automobili. La linea blu segna la media di questi

beni nel tempo. Vediamo che prima del 1930 la linea blu mostra una crescita e questi

beni iniziano ad essere presenti almeno nella metà delle famiglie americane, c’è poi un

breve periodo di crisi nel 1930 dove la disuguaglianza aumenta, e poi nuovamente una

ripresa che va dal 40 agli anni 50-60, di boom economico, fino ad arrivare al 2000 in

cui il 90% delle famiglie possiede questi beni. La linea rossa, in crescita, è invece

abitazioni di proprietà per famiglia,

l’indice delle si distribuisce intorno al 50% e via via

computer

è in crescita. L’ultima linea, quella arancione, rappresenta l’acquisto di un

per famiglia dal 1980 al 2000. È un esempio che fa nuovamente vedere come almeno

per quanto riguarda alcuni beni la società statunitense si mostri predisposta a una

perfetta uguaglianza.

- l’indice di benessere,

L’ultimo criterio che misura la diseguaglianza è che ha a che fare

con condizioni di salute, crimini o situazioni sociali rischiose, rischi ambientali e più in

generale il livello di felicità. Questo indice rispetto agli altri è sicuramente più difficile da

misurare.

SOGGETTI DELLA DISEGUAGLIANZA SOCIO-ECONOMICA: LE CLASSI SOCIALI

- Per poter parlare dei soggetti che si muovono nella struttura sociale e che vivono la

diseguaglianza dobbiamo parlare di classi sociali. —> Definizione di classe sociale: i

una

sociologi con tutta l’ereditarietà marxiana convergono verso questa definizione:

classe è composta da individui che sono in posizioni sociali ed economiche simili. Il che

significa che: 78

condividono degli interessi economici e che questi interessi possono essere in

• conflitto con interessi economici di altre classi.

stesse opportunità di vita.

hanno le

• abbiano atteggiamenti e comportamenti simili.

si ipotizza che questi individui Quindi

• gli individui all’interno di una classe potenzialmente costituiscono un soggetto

collettivo che sarebbe in grado di intraprendere azioni collettive in sostegno del

proprio interesse.

- Ma come si definiscono le classi dal punto di vista empirico? —> bisogna trovare dati e

criteri che permettano di distinguere una classe rispetto un’altra.

reddito:

La soluzione più semplice si basa sul ci sono stati molti tentativi di costruire

• un modello di stratificazione di classi basato sul reddito. Questo criterio però rimane

discutibile, si presume infatti che gli individui di una classe condividano anche

atteggiamenti e comportamenti, e se ci si basa esclusivamente sul reddito vengono

esclusi questi fattori. Quindi si può pensare di non osservare più la quantità di

fonte di reddito,

guadagno ma la ovvero chi paga lo stipendio. Secondo questa ipotesi

si potrebbe, a partire alla fonte, dedurre atteggiamenti e comportamenti.

reddito istruzione occupazione.

Oltre al si potrebbe aggiungere il livello di e il tipo di È

• più complesso tenere conto di tre variabili come queste, ma collocando un individuo

sulla scala di queste tre variabili si può iniziare a delineare uno status socio-

economico, quindi via via si può descrivere la struttura della società come una

struttura di stati socio-economici diversi. Vengono individuate delle classi alte, delle

classi medie e delle classi basse e solitamente è intorno alle classi intermedie che ci

sono grandi dubbi.

Il terzo approccio, nonché la soluzione preferita dai sociologi contemporanei, si

• sull’occupazione

concentra esclusivamente svolta dagli individui e costruisce uno

schema che di solito classifica i soggetti in un certo numero di classi distinte. L’ipotesi

è che almeno il gruppo classe che si definisce in base all’occupazione possa

condividere anche atteggiamenti, comportamenti politici, ecc.. Lo schema di classe

più noto e utilizzato dalla sociologia è quello di di Erikson e Goldthorpe, che si basa

esclusivamente sulle occupazioni e definisce 7 classi diverse in una gerarchia sociale.

DISEGUAGLIANZA DI OPPORTUNITÀ DI VITA

- Un altro modo per fare emergere la struttura sociale di una società è quello di indagare

diseguaglianza di opportunità di vita.

una Se è abbastanza semplice ottenere i dati

statistici che misurano il reddito non esiste un modo diretto per misurare le opportunità

mobilità sociale,

di ciascuno di noi. La soluzione consiste nel misurare la ovvero la

misura e i modi con cui i membri di una data società si muovono nel corso della loro

vita all’interno dello spazio sociale.

- gerarchie.

Il presupposto di partenza è che lo spazio sociale è organizzato per Un

individuo dal momento della nascita all’eta adulta si muove in questo spazio sociale;

può salire o scendere nella scala sociale. La tecnica per misurare la mobilità sociale è

la misurazione della somiglianza tra la posizione di partenza del nostro individuo

all’interno di una struttura famigliare e il punto di arrivo in età adulta.

- società a elevata mobilità

Ci saranno quindi delle e quindi caratterizzate da una fluidità

di struttura perché è possibile attraversare lo spazio sociale. Queste società

approssimano l’ideale di uguaglianza di opportunità, perché ogni individuo ha le stesse

opportunità di un altro di modificare la posizione di partenza e lo fa con i suoi sforzi,

società immobile,

quindi il legame con la posizione dei genitori è debole. Viceversa una 79

rigida, è una società che ci mostra un legame molto più stretto tra la posizione dei

genitori e quella dei figli in età adulta.

- correlazione; si

Il modo di misurare questa mobilità intergenerazionale è la stima di una

correla il reddito dei genitori e quello dei figli: se la correlazione si avvicina allo 0 allora

possiamo dedurre l’assenza di qualsiasi legame tra famiglia e individuo, vuol dire che il

reddito del figlio in età adulta è completamente indipendente dalla posizione di

partenza (può essere sia migliore che peggiore). Significa che in quel tipo di società le

opportunità sono distribuite in modo meno diseguale. Se la correlazione è uguale a 1

vuol dire che il reddito dei genitori determina completamente quello dei figli, vuol dire

che la società è immobile: se si nasce in una certa collocazione di partenza si hanno

poche possibilità di cambiare posizione.

- Il grafico mostra la correlazione intergenerazionale di reddito in Italia e in altri paesi

industrializzati. Più la correlazione è elevata più la struttura della società è rigida, più è

bassa più la società è mobile. Italia, Francia, Stati Uniti, rivelano una certa propensione

all’immobilità che si può confrontare con i dati di alcuni paesi nord europei che

presentano invece una correlazione molto bassa. Lezione 20

2). IL FUNZIONALISMO DI MERTON

LA FUNZIONE PER MERTON

Merton è un sociologo americano che si forma nello stesso ambiente di Parsons ed è

fortemente influenzato dalla sua sociologia funzionale, ma propone una discussione

critica del concetto di funzione così come era stato usato e proposto da Parsons. Quindi

il concetto di funzione rimane fondamentale anche in questo tipo di sociologia ma non si

la funzione diventa un semplice strumento del

tratta più di una teoria ad ampio respiro;

lavoro teorico del sociologo. analisi funzionale

Non si tratta più di funzionalismo ma di di

fenomeni sociali, come una possibile chiave di interpretazione dei fenomeni stessi.

3 CRITICHE AL FUNZIONALISMO DI PARSONS

Merton critica in modo severo alcuni postulati che riguardano il concetto di funzione che

P sembra utilizzare e di derivazione antropologica.

—> 3 critiche e superamento del funzionalismo classico:

1. Critica del postulato dell’unità funzionale della società

che tutti gli elementi di un sistema sociale abbiamo una funzione

2. Critica dell’idea e che

esistano delle istituzioni ritenute indispensabili perché svolgono una funzione

indispensabile per la stabilità del sistema sociale.

funzioni manifeste,

3. Merton distingue tra 2 tipi di funzione: osservabili più facilmente, e

funzioni latenti. Il presupposto è che un’istituzione allo stesso tempo può essere letta

in base a delle funzioni manifeste ma anche in base a funzioni latenti che possono

essere in contrasto con quelle manifeste.

1). Confutazione del postulato dell’unità funzionale

- “La funzione di un particolare costume sociale è il contributo che

Secondo Parsons

esso dà alla vita sociale in quanto funzionamento della via sociale”; qualsiasi costume e

atteggiamento sociale contribuisce alla vita sociale in quanto rende possibile il

80

funzionamento dell’intero sistema sociale. Il presupposto è che il sistema sociale sia

una unità omogenea dal punto di vista funzionale molto coerente.

- Ciò che è funzionale per alcuni gruppi sociali all’interno del sistema sociale potrebbe

non esserlo per altri gruppi. Merton confuta che il sistema sociale sia una unità. Il

sistema sociale deve essere concepito come diviso e a volte in tensione al suo interno.

Non è corretto affermare come presupposto teorico che tutti gli elementi funzionino per

il bene del sistema sociale.

2). Confutazione dell’idea che tutti gli elementi abbiano una funzione e

dell’indispensabilità di alcune istituzioni

- concezione funzionale della cultura ribadisce il principio

Citazione di Marinoschi “La

che in qualsiasi tipo di civiltà ogni costume idea o credenza svolgano una qualche

funzione vitale.”

- Secondo Merton non è cosi: molto spesso ci sono elementi che non rispondono a

funzioni definite e altri che non svolgono funzioni di tipo positivo. La presenza di

istituzioni indispensabili è un altro presupposto di Parsons che Merton mette in

discussione: a volte ci sono istituzioni che sono in grado di svolgere più funzioni

contemporaneamente. A volte le istituzioni cambiano o spariscono e vengono sostituite

da altre, quindi nessun elemento può essere considerato indispensabile.

3). Funzioni manifeste e latenti

- Merton usa due esempi per spiegare cosa siano:

- Esempio 1: il primo esempio fa riferimento a una ricerca nel campo dell’organizzazione

del lavoro di Helton Mayo. Questo esperimento viene realizzato in una fabbrica di

apparecchiature elettroniche negli USA. Ci sono due gruppi, uno di controllo e uno

sperimentale, in cui si cerca di indagare se l’illuminazione possa avere effetti positivi o

negativi sulla produzione. 2 anni e mezzo di ricerca che però alla fine non dà esiti

importanti: il risultato è che sia nel gruppo sperimentale che di controllo, ovvero sia in

quello in cui avviene la variazione dell’illuminazione sia in quello in cui l’illuminazione

rimane uguale, la produzione aumenta. Spiegazione di Merton—> I ricercatori si sono

concentrati su una funzione, quella manifesta, pensando che la variazione della qualità

dell’illuminazione potesse influire positivamente sulla produzione. Perché però la

produzione cresce in entrambi i gruppi? Bisogna prendere in considerazione la

funzione latente: la produzione varia perché le condizioni dei due gruppi durante

l’esperimento variano; il fatto di sapere di essere i soggetti di una importante ricerca

sembra motivare allo stesso modo gli operai coinvolti, che quindi si impegnano di più

facendo aumentare la produzione. Quindi deve essere presa in considerazione la

funzione latente dell’esperimento. Merton dimostra che il sistema di funzionalità alla

Parsons è incompleto perché esistono anche funzioni latenti.

- teoria del consumo vistoso

Esempio 2: Merton recupera la di Veblen. Il punto di

partenza sia di Veblen che di Merton è che l’acquisto di una determinata categoria di

beni risponda a una funzione manifesta, ovvero il soddisfacimento di alcuni bisogni, ma

anche a una seconda funzione, latente, soprattutto quando parla di consumo vistoso.

Infatti il consumo vistoso, ovvero l’acquisto di beni di una certa qualità fino alla

categoria del lusso, sembra avere una seconda funzione: permettere di distinguere chi

può permettersi l’acquisto di questi beni e chi no. La teoria del consumo vistoso per la

prima volta dice che le pratiche di consumo non si risolvono solo su un piano

l’affermazione

economico ma implicano molti significati ulteriori, uno fra tanti è questo:

della distinzione di classe, ceto o status all’interno della società. Per Merton questo è

un altro esempio fondamentale che dimostra che si può procedere all’analisi di un

fenomeno solo analizzano le funzioni manifeste ma l’analisi sarà incompleta. Se si

81

considerano anche le funzioni latenti si riesce a rispondere meglio alla domanda:

perché un certo atteggiamento o costume si diffonde nella società?

LA DEVIANZA

Si afferma una concezione di devianza ampiamente condivisa.

due prospettive: una relativistica e una

Le definizioni di devianza hanno incorporato

interazionistica, la devianza non è mai una caratteristica intrinseca a un

secondo le quali

modo d’agire ma è sempre legata all’interpretazione che si dà a quel determinato modo di

agire. Questa prospettiva è relativistica nella misura in cui non si può compilare un elenco

universale di comportamenti devianti; non tutti i gruppi sociali e le civiltà condividono la

definizione del quadro normativo. Allo steso tempo il modo di pensare la devianza, anche

nel senso comune, oggi ha acquisito anche una prospettiva interazionistica: se non è una

qualità inerente a un certo comportamento e quindi se è un’attribuzione che può essere

soggettiva o definita dal punto di vista più ampio (politico) la devianza è l’esito di un

processo di interazione che stabilisce l’interpretazione di un certo atto o comportamento

e quindi prevede anche una forma di scambio di opinioni sullo stesso atto.

STORIA DEL CONCETTO DI DEVIANZA

- Ciò che oggi è patrimonio del senso comune è eredità del pensiero sociologico, o

meglio delle nuove sociologie della devianza affermatesi a partire dagli anni 60, che

trovano dei punti di partenza nella sociologia classica.

- In occidente la storia delle idee e l’affermazione di un concetto di devianza condiviso,

non è un percorso facile e lineare. Studiare il rapporto tra comportamento conforme e

comportamento non conforme non è facile perché nel tempo sono stati innumerevoli i

modi per chiamare i comportamenti non conformi, e ad ogni modo seguivano

conseguenze diverse.

- Nel medioevo il comportamento non conforme era letto in prospettiva religiosa e quindi

peccato.

veniva indicato con tutta quella famiglia di termini imparentati con l’idea di

- Un punto di svolta si ha con l’illuminismo che mette in discussione il conformismo

cristiano che viene sostituito con il criterio della ragione, che emancipa la definizione

del comportamento non conforme da uno schema troppo stretto. Di conseguenza inizia

un’altra fase della storia dell’etichettamento del comportamento non conforme; il

criterio generale resta quello della razionalità e all’idea di peccato si sostituisce quella

crimine.

di Ma in questo caso è il sistema di leggi che comincia a definire il

comportamento non conforme come reato o crimine contro beni, persone ecc. Sono

questi gli anni in cui nasce la criminologia che definisce la natura dei delitti.

- Le trasformazioni sociali incidono su questo percorso di definizione; mano a mano che

le società occidentali si sviluppano, il crimine, non ancora nominato devianza, inizia ad

essere concepito come una manifestazione naturale della società moderna soprattutto

degrado

quando l’attenzione dei ricercatori si concentra sul delle periferie delle città

industriali. La nozione ristretta di crimine, che ricopre solo una parte di comportamento

non conforme, tende ad allargarsi, e avviene sia a livello di produzione del discorso

scientifico, sia nel più ampio modo di percepire e pensare: il senso comune. Inizia ad

connubio tra povertà e crimine,

emergere un perfetto relazione tra appartenenza di

classe e criminalità.

- Cresce anche l’esigenza di studiare e controllare il fenomeno, ed è proprio qui che si

colloca la proposta del lavoro sociologico. Il lavoro sociologico sul tema della devianza

82

inizia, nel pieno 800, a elaborare delle interpretazioni. Povertà, crimine e altri tipi di

comportamento non conforme assumono la nuova etichetta di “devianti”. Accanto a

questa proposta che piano piano viene assorbita anche nel pensiero comune si assiste

alla formazione di teorie. La sociologia sceglie il tema della devianza come uno dei

fenomeni a cui dedicare particolare attenzione; si trattava di spiegare il fenomeno e di

trovare anche soluzioni al problema.

TEORIA DELLA TENSIONE SOCIALE DI DURKHEIM

- Per capire la proposta di Merton bisogna partire dalla teoria della tensione sociale di

anomia,

Durkheim. Quindi ritorniamo al concetto di ovvero pluralità e quindi debolezza

della condivisione delle norme sociali in grado di tenere sotto controllo i comportamenti

individuali; una situazione in cui non si sa più cos’è possibile e cosa non lo è, cosa è

giusto e cosa no, perché non ci sono più criteri di riferimento condivisi. La teoria della

I comportamenti non in

tensione sociale di Durkheim parte proprio da questo concetto.

sintonia con queste credenze iniziano ad essere definiti devianti. Il comportamento

deviante è un comportamento non conforme rispetto a norme che si suppone essere

condivise.

- Secondo D non esisterà mai una società senza devianza; a partire dall’analisi che

nasce dall’osservazione della società moderna D sostiene che ci sia un aspetto quasi

fisiologico della società che prevede una certa quantità di comportamenti devianti nella

misura in cui l’anomia si presenta. D interpreta la presenza della devianza come un

utile;

elemento nel suo schema finché i comportamenti non conformi rimangono sotto

permettono al gruppo

una certa soglia sono funzionalmente utili alla società perché

sociale di riaffermare i propri valori; sono l’occasione per ripensare ai fondamenti morali

della società stessa perché l’atto non conforme, trasgredendola, rende più visibile la

norma. Questo ripensare alla norma serve per rinforzare il gruppo in sé. Quindi D

attribuisce una funzione positiva al comportamento non conforme, positiva a patto che

i comportamenti non conformi non diventino la norma. Tutt’ora questo tipo di ipotesi è

abbastanza ricorrente e verificabile; la violazione estrema di norme fondamentali

produce un rafforzamento del senso di condivisione e un rafforzamento della società

(Es terrorismo).

- D è anche il primo sociologo che afferma che non esiste nessun atto che di per sé sia

deviante (relatività della devianza).

DEVIANZA PER MERTON

- contraddizione tra due elementi: la struttura

Merton legge la devianza come una

culturale e la struttura sociale. Questo è già di per sé un aspetto innovativo in un epoca

in cui si intendeva la devianza solo in termini di cultura, ovvero quando le norme e i

valori che appartengono a una cultura sono deboli allora si hanno comportamenti non

conformi. La devianza per M è collegata a un contrasto che spesso si crea tra strutture

mete e fini opportunità

culturali, di una società, e la struttura sociale, necessarie alla

realizzazione di quegli obiettivi con dei mezzi leciti.

- Es. In una società come quella degli Usa la meta, fondata normativamente e

culturalmente, a cui viene data massima importanza è il successo individuale. La

realizzazione o successo individuale, a cui tutti dovrebbero aspirare, si scontra però

con una struttura sociale che in realtà non offre a tutti le stesse opportunità e gli stessi

La devianza è frutto di questa tensione.

mezzi, quindi si crea una tensione permanente.

Siamo in una società in cui la struttura culturale, attraverso le sue istituzioni (es scuola

e famiglia), prescrive a tutti i cittadini di raggiungere successo economico e

83

realizzazione personale con dei mezzi normativi come lavoro, onestà, risparmio,

istruzione. Questi mezzi sono istituzionalizzati perché sono leciti, legittimati dalle leggi e

dalle norme etiche. Di fatto però accade che le persone di classi svantaggiate non

riescono a realizzare il sogno americano, non riescono a raggiungere quei fini con quei

mezze leciti perché la struttura sociale pone delle barriere che escludono alcuni

La devianza

rispetto ad altri. è interpretata non tanto come un modello di

come una risposta diversa di adattamento alla mete e mezzi

comportamento ma

rispetto alle possibilità e alle risorse.

- Schema a 5 forme di Merton: M individua una forma di adattamento non deviante,

chiamata conformismo, e 4 forme devianti.

M, pensando agli Stati Uniti, suggerisce che la risposta più frequente alla situazioni di

• conformismo;

tensione tra mezzi a disposizione e meta culturale è il l’individuo che fa

parte di questo gruppo è un individuo che accetta i traguardi proposti dalla società e

accetta di perseguirli attraverso mezzi legittimi.

Innovazione: è una forma di adattamento deviante perché prevede l’utilizzo di mezzi

• non leciti e alternativi, come la frode, per ottenere un fine culturale. Nella storia questi

mezzi alternativi potrebbero diventare a loro volta mezzi istituìionalizzati, per questo M

chiama questa risposta di adattamento “innovazione”.

Ritualismo: è una forma di adattamento deviante perché prevede la non condivisione

• della meta finale, ad esempio la ricchezza negli Stati Uniti, ma comunque un

adattamento meccanico a proposito dei mezzi. Si tratta di uomini non ambiziosi che

accettano e si adeguano ai mezzi leciti senza però aspirare a una meta culturale

condivisa.

Rinuncia: è una forma di adattamento deviante che può prevedere il suicidio (rifiuto

• della coesione sociale), o la malattia mentale, o forme di dipendenza. La tensione tra

struttura culturale e sociale in questi casi fa più danni perché crea situazioni di vera

marginalità. Alla base c’è la non capacità di cogliere il valore delle mete culturali.

Ribellione: è l’ultima forma di adattamento deviante e prevede il rifiuto di ciò che è

• stabilito all’interno della società stessa ma anche la proposta di un modello

alternativo. C’è una vera e propria sostituzione delle mete e dei mezzi della società

con altre mete e altri mezzi. Solitamente avviene attraverso atteggiamenti di protesta,

movimenti politici che assumono ideologie politiche alternative…

- Queste sono le reazioni e le forme di adattamento possibili in una società moderna. La

devianza non è un comportamento che va contro credenze e valori condivisi, o almeno

non è solo questo. Si può comunque credere a valori condivisi e allo stesso tempo

essere dei devianti. Non è solo un problema legato all’interiorizzazione dei valori, non

c’è solo in gioco la struttura culturale.

- Anche l’anomia non solo la devianza cambia forma nel ragionamento di M perché la

l’anomia come causa.

devianza è l’esito e può essere immaginata Quindi se ci

Mete culturali Mezzi istituzionalizzati

Conformismo + +

Innovazione + -

Ritualismo - *

Rinuncia - -

Ribellione */- +/-

rimettiamo nello schema di D l’anomia si trasforma; non è più la debolezza delle norme,

l’assenza di riferimenti condivisi, ma è intesa come la non coincidenza tra scopi e fini

84

proposti da una cultura dominante e i mezzi per realizzarli che non sono socialmente

distribuiti alla stessa maniera. Quindi l’anomia è la conseguenza di una situazione in cui

le mete sono ampiamente definite e magari anche condivise mentre è la struttura

sociale che pone barriere tali per cui alcuni non possono raggiungere il fine senza

l’utilizzo di mezzi illeciti. Settimana 8

Lezione 21

INTERAZIONE SOCIALE

1). ALFRE SCHUTZ

Una visione sociologica equilibrata deve tener conto sia dell’interazione sociale che della

struttura sociale. L’interazione sociale copre una serie diversificata di prospettive di

ricerca, sia teoriche che di indagine, anche differenti tra loro, ma accomunate

dall’interesse per gli aspetti interattivi.

PREMESSA DI CARATTERE STORICO

- Cosa accade dopo il forte periodo di influenza che quel tipo di sociologia ha

esercitato? —> Gli anni 50 e buona parte della metà degli anni 60 vedono il

funzionalismo come il paradigma di riferimento. A partire però dai primi anni 60 si

assiste allo sfaldamento del funzionalismo come paradigma unico, nel senso che il

funzionalismo entra in crisi soprattutto a causa della grande difficoltà a interpretare il

mutamento sociale, a causa di una scarsa attenzione per gli aspetti della soggettività, e

a causa della difficoltà a tradurre un quadro teorico così astratto in ricerca. Tutti questi

elementi concorrono a fare entrare in crisi la visone struttural-funzionalista.

- Nel frattempo si aprono degli spazi di ricerca e dei campi di analisi innovativi. Tutti

sotto il segno dell’interazione sociale. Essi introducono delle parole chiave.

- Perché nella sociologia diventa importante studiare le relazioni sociali? Perché entrano

nel linguaggio sociologico nuove parole chiave che prima non eran prese in

considerazione.

UNA NUOVA SOCIOLOGIA

- sociologia della vita quotidiana.

Dagli anni 60 in poi si forma una vera e propria Al

routine.

centro di questa nuova sociologia c’è il concetto di Questa nozione è legata

alla ripetitività di alcuni elementi come gesti, azioni, interazioni sociali. Il presupposto di

attraverso questi schemi consuetudinari si legge una

questa nuova sociologia è che

vera struttura delle relazioni sociali dentro la vita quotidiana. Il primo guadagno teorico è

proprio questo: la vita quotidiana può essere tematizzata con una prospettiva

sociologica partendo dal presupposto che non sia un vissuto casuale deterministico

ma che sia dotata di una struttura, di un’organizzazione interna. L’assunto è che tutta la

vita quotidiana sia basata su questi modelli che si ripetono e che svolgono una

funzione importante perché permettono l’interazione.

- Un secondo elemento che diventa una parola chiave di questa prospettiva sociologica

.

costruzione sociale della realtà

è il concetto di In questo tipo di sociologia le interazioni

della vita quotidiana suggeriscono anche che gli individui interagendo sono in grado di

introdurre un grado di creatività nella vita quotidiana stessa, quindi sono in grado di

85

che la realtà sociale è

modificare la realtà. Dal punto di vista teorico si fa strada l’ipotesi

l’esito di un processo di costruzione che avviene tramite l’interazione. allo stesso

Ma

tempo le interazioni siano a loro

nella direzione opposta si afferma anche l’ipotesi che

volta prodotto della realtà sociale. —> c’è una doppia direzione: la società è un

prodotto dell’interazione degli individui, ma a loro volta le interazioni tra individui sono

un prodotto sociale. È una soluzione analitica al problema della tensione tra società e

individuo.

- Chi fa riferimento al paradigma dell’azione non ha solo l’intento di cogliere e descrivere

i meccanismi dell’interazione sociale, ma il compito della sociologia attraverso lo studio

delle interazioni sociali è anche quello di gettare uno sguardo nuovo su un livello di

sistemi e istituzioni sociali

complessità superiore: gli stessi possono essere analizzati a

partire dalle interazioni sociali che al loro interno si svolgono. Se Parsons partiva da

una definizione di cosa fosse un’istituzione e poi lo applicava all’analisi della realtà, qui

il percorso è inverso perché si presuppone che di per sé una istituzione non viva di vita

propria ma sia costruita attraverso le relazioni sociali.

ALFRED SCHUTZ E LA SOCIOLOGIA FENOMENOLOGICA

- Schutz è un teorico nato a Vienna nel 1899 molto vicino alla filosofia di Russel e molto

influenzato dalla fenomenologia che si sviluppa in quegli anni.

- Non si comprendono le nuove sociologie della vita quotidiana se non si ha chiara

questa radice teorica che ispira le riflessioni successive.

- Alcune citazioni:

mondo mentre si partecipa ad esso è reale a proprio modo: solo che la realtà

“Ogni

• scompare insieme con l’attenzione”

che noi intendiamo per realtà nella nostra vita quotidiana è ciò che crediamo

“Ciò

• reale”

senso della realtà, la definizione di ciò che è reale è una costruzione sociale”

“Il

- delle realtà, pensata

Il tema che emerge in modo evidente è l’interpretazione che è

come come un’attribuzione di senso: questo vale a maggior ragione per la realtà

sociale. S nella prima citazione suggerisce che la realtà sociale non è omogenea, ma è

ordini della realtà,

composta da una serie di da una serie di mondi reale. Questo tipo di

affermazione presuppone che ogni mondo che fa parte della realtà sia a sua volta reale.

l’attenzione.

Il criterio che stabilisce il reale della realtà è Una volta che scompare

di significato”

l’attenzione scompare anche quel mondo, quell’ordine, quella “provincia

in cui l’individuo si muove. Insieme al concetto di attenzione c’è anche la nozione di

credenza; il senso della realtà è legato all’attenzione e anche a un vero e proprio

sistema di credenze, o a più sistemi di credenze che vengono utilizzati per la

definizione stessa. Si delinea così una rappresentazione della realtà che sembra molto

reale è una costruzione sociale.

relativistica in cui si dice che la definizione di ciò che è

Dunque il carattere di realtà viene attribuito anche attraverso un processo sociale.

TIPI IDEALI

- Come dice Jedlowsky i concetti fondamentali che S utilizza sono chiaramente ispirati

sociologia Weberiana,

alla in particolare: l’idea di azione, di senso e di comprensione. Il

quarto elemento ripreso da Weber è di tipo metodologico, riguarda i tipi ideali.

- tipi ideali

S riprende la nozione di di W ma la amplia sostenendo che costruire tipi ideali

è una procedura che non riguarda solo il sociologo, cosa che invece era prevista da W

che pensava ai tipi ideali come uno strumento dell’analisi sociologica. S trasforma l’uso

procedura comune;

dei tipi ideali da metodo scientifico a una tutti gli individui mettono

tipizzazione.

in atto, nel vivere la loro vita quotidiana, una procedura simile, chiamata 86

Ogni individuo comprende la realtà costruendo un tipo generale che non è altro che un

processo di astrazione del pensiero, una categorizzazione di ciò che accade, una sua

rappresentazione della realtà. In questo modo si riduce la complessità della vita

quotidiana.

- Se questo presupposto è vero, allora ogni singolo individuo definirà delle tipologie

liberamente? La risposta di Shutz è no. Questo è possibile ma prevalentemente si

tende a definire i fenomeni in accordo con il modo in cui sono definiti nel mondo

sociale a cui si appartiene. Il nostro ipotetico individuo nel corso della propria vita

quotidiana interpreta ciò che accade facendo ricorso a dei tipi già definiti, e comuni,

cioè condivisi e accessibili.

- Questo accade per due ragioni:

Anche S ammette che la tipizzazione, il costruire e ricorre a tipi ideali è un processo

• processi di socializzazione.

che si acquisisce attraverso

Il ricorso a tipi presenti nel mondo sociale a cui si appartiene ha una grande utilità:

• i tipi permettono l’interazione sociale attraverso le routine che sono

essendo condivisi,

dei corsi di azione tipizzati. I tipi sono delle rappresentazioni, degli strumenti cognitivi

il sistema di credenze fonda dei

che si acquisiscono, ma questo passaggio ci dice che

modelli di comportamento, produce dei corsi di azione, ha una conseguenza molto

realistica che si traduce in modello di azione. Il carattere condiviso dei tipi permette

l’interazione sociale perché legittima dei veri e propri modelli di comportamento

routinari, cioè basati su routine e ripetizioni.

- Non esiste un unico schema di tipizzazione. La realtà sociale è costituita da una serie di

ordini di realtà sociale diversi. L’ipotesi è che in ogni sfera che compone la realtà

sociale siano in atto, e quindi condivisi e utilizzati, modelli di tipizzazione diversi. Ogni

sfera ha dunque una propria logica interna di funzionamento e quindi produce e rende

comuni una serie di tipi. A partire da questa visione della realtà come composta da più

ordine vita quotidiana,

ordini S ipotizza ci sia un della realtà che è quello della che è il

luogo privilegiato per questo tipo di analisi.

- Il mondo della vita quotidiana è solo una parte di ciò che l’individuo sperimenta, ma è

quella parte in cui l’individuo trascorre la maggior parte del suo tempo. Quando si è

immersi nella vita quotidiana e quindi quando l’attenzione è completamente vigile

l’individuo la percepisce come totalmente reale, ma nel momento in cui l’attenzione si

sposta, per esempio in un altro ordine rispetto la vita quotidiana, quella realtà così reale

fino ad un istante prima scompare insieme all’attenzione.

- La maggior parte del tempo si trascorre all’interno della vita quotidiana ma è sempre

possibile che qualcosa di improvviso possa scardinare la realtà della vita quotidiana

rendendo le tipizzazioni che prima di allora si utilizzavano del tutto inadeguate e

evento di crisi

disorientando l’individuo. Un è l’evento che segna il passaggio da un

ordine di realtà a un altro ordine di realtà.

- S riprende l’idea dei diversi ordini di realtà da William James.

SALTO DA UN ORDINE DI REALTA’ A UN ALTRO

- fenomenologia della vita sociale”,

Durante la vita S pubblica un solo testo: “la post

mortem vengono pubblicati una serie di saggi e uno di questi è dedicato alla figura

straniero:

emblematica dello lo straniero è l’esempio più chiaro del problema di

modificare i propri schemi di tipizzazione, perché la sensazione di estraniamento, tipica

dello straniero, si ha nel momento in cui ci si trova a dover vivere una vita quotidiana in

cui le proprie tipizzazioni sono inadeguate.

- salto da un ordine di realtà

S, sempre riprendendo la filosofia di James, fa riferimento al

all’altro citando esempi anche molto diversi tra loro e meno sociologici; ad esempio i

87

passaggi dallo stato di veglia a quello di sonno e viceversa, due condizioni che

possono essere interpretate come due diversi ordini di realtà, ognuno reale a suo

modo. Oppure esperienze diverse che si possono compiere durante la vita quotidiana,

per esempio un uomo appassionato a un genere musicale può vivere una sensazione di

estraniamento ascoltando quella musica e uscire dal proprio ordine di realtà quotidiana

entrando in un ordine di sensibilità.

LA VITA QUOTIDIANA

- Il passaggio da un ordine di realtà a un altro avviene di continuo anche se passiamo la

maggior parte del tempo nella sfera della vita quotidiana e quindi, prima o poi,

facciamo sempre ritorno a questa sfera e alla sua tipizzazione.

- A proposito di vita quotidiana, la caratteristica che rende la vita quotidiana il luogo più

interessante per l’analisi sociologica è il fatto che nella vita quotidiana si verifichi il

sospensione del dubbio,

fenomeno della la sospensione del dubbio che la realtà in cui

ci si trova sia davvero reale. Nella vita quotidiana il dubbio è sospeso, tutto è dato per

scontato, si pensa e agisce dando per scontato. La percezione della realtà della vita

quotidiana è valida fino a che non interviene una crisi, un evento, che sospende la

sospensione del dubbio, che rompe questo schema, e fa percepire che esistono altri

ordini di realtà oppure che la vita quotidiana non è cosi ordinata, regolare e neutrale

come appare.

- L’insieme delle tipizzazioni della vita quotidiana è un sistema di credenze, è un

senso comune.

pensiero, che S definisce Il senso comune è la forma del pensiero in cui

siamo immersi nella vita quotidiana. Per la prima volta il senso comune diventa oggetto

della riflessione sociologica. Cos’è il senso comune? E’ il pensiero dell’ovvio, il pensare

come al solito, è una naturalizzazione del pensiero o della forma d’azione, è il ritenere

fuori discussione, naturali, le tipizzazioni a cui si fa riferimento. Il senso comune si

costituisce come un vero e proprio sistema di credenze. Viene definito come: “Quello

che ciascuno crede che tutti gli altri credono”.

- accordo

Affinché il senso comune funzioni bisogna presupporre che ci sia qualche

implicito e tacito tra gli individui che fanno parte di un gruppo sociale. Ma se si procede

per questa strada, ciò che l’individuo intende per realtà nella vita quotidiana è ciò che

si crede reale. Se la fonte di legittimazione della realtà è un sistema di credenza come il

senso comune ne deriva che la fonte di legittimazione di ciò che è reale è ciò che

crediamo reale. La conseguenza è che questo sistema di credenze funziona solo se è

convalidato inter-soggettivamente, vale a dire che si deve creare una vera e propria

struttura di plausibilità delle credenze che si forma solo nell’interazione con gli altri. E

quindi il senso della realtà, la definizione di ciò che è reale è una costruzione sociale.

- In questa prospettiva sociologica al centro della discussione c’è l’interpretazione della

realtà, riconducibile a un sistema di credenze. Il carattere sociologico consiste in

questa validazione del sapere del senso comune, inter-soggettiva e quindi di carattere

sociale. Se è vero che il senso della realtà dipende da credenze allora tutta la

definizione di ciò che è reale può essere immaginata come una costruzione sociale.

- ,

rappresentazioni del mondo

Abbiamo a disposizione molte e le abbiamo a

disposizione perché sono già definite e date, tanto nel pensiero quotidiano che in

quello scientifico. L’operazione tipica per la costruzione di una rappresentazione è un

operazione comune, e questo riguarda sia la conoscenza dell’esperienza della vita

quotidiana sia il discorso scientifico. Non c'è nessuna rappresentazione del mondo che

possa rispecchiare esattamente i fenomeni che rappresenta, che possa rispecchiare la

“Non ci sono puri e semplici fatti, ma solo fatti

realtà in modo preciso; Shutz scrive:

interpretati”. La prima considerazione che si può fare a partire da questa citazione

riguarda l’enorme distanza rispetto alla sociologia Durkheimiana, che sosteneva che la

88

fatti

società non fosse altro che un insieme di sociali oggettivi. Al contrario nella

sociologia di S esistono solo delle interpretazioni, ma questo non significa che nella vita

quotidiana o nella scienza non siamo capaci di afferrare la realtà del mondo, significa

semplicemente che la nostra interpretazione è sempre parziale: afferriamo solo quegli

aspetti della realtà che riteniamo più rilevanti. Quindi si passa da un modello di scienza

che si immagina di avere la capacità di descrivere e interpretare i fatti così come

accadono e presuppone che i fatti siano totalmente reali, a una visione in cui la scienza

riduce le sue ambizioni e procede con la consapevolezza di poter fare descrizioni o

parziali:

dare interpretazioni cattura una parte della realtà e propone delle

interpretazioni.

- A partire da questa considerazione… Qual’è lo strumento cognitivo che permette di

tipi:

afferrare questi elementi della realtà? Lo strumento consiste nell’utilizzo di noi

conosciamo il mondo attraverso delle tipizzazioni. Il tipo è una categoria generale a cui

categorie

riconduciamo degli elementi che osserviamo, quindi i tipi sono delle

cognitive, al tempo stesso i tipi sono in grado di strutturare la percezione che abbiamo

della realtà, ovvero degli elementi che osserviamo.

- Estendendo di poco il ragionamento si potrebbe sostenere che in gran parte il

cultura sociale.

repertorio di tipi è o costituisce una buona parte della I tipi svolgono

infatti due funzioni complesse: dal punto di vista cognitivo servono a dare ordine a

quello che percepiamo, quindi strutturano un ordine degli elementi della realtà che ci

interessano, mentre dal punto di vista più sociologico facciamo corrispondere ai tipi

una serie di pratiche, ciò di modelli di azioni. Ai tipi corrispondo delle pratiche

routine,

congruenti, le così dette ovvero degli schemi di azione consolidati nel tempo

grazie ai quali possiamo agire nella vita quotidiana senza dover ogni volta riflettere e

pensare a quale atteggiamento o reazione assumere. Ci sono un insieme di tempi della

vita quotidiana che sono costituiti da questi schemi di pensiero e schemi di azione

congruenti. I tipi è come fossero delle grandi mappe che da un lato forniscono una

rappresentazione, danno un ordine alla realtà sul piano cognitivo, e dall’altro sono

mappe intese come guida al comportamento.

- L’insieme dei tipi e delle routine dei corsi d’azione associati costituiscono una

il senso comune

dimensione che S interpreta come del gruppo sociale a cui si

appartiene. Il senso comune è un insieme consolidato di definizioni della realtà e di

modi di agire che è diffuso all’interno di una cerchia sociale. Il senso comune ha come

principale caratteristica il fatto che venga dato per scontato e considerato ovvio: “Il

senso comune è quell’insieme di elementi che ciascuno crede che tutti credano”. S è

consapevole che si possa parlare di numerosi sensi comuni; è possibile pensare che

esistano molti sensi comuni, in ogni gruppo sociale, in ogni cerchia, in ogni famiglia.

Questi molteplici sensi comuni non coincidono perché sono costruiti sulla base di

pluralità di sensi comuni

tipizzazioni diverse. Esiste una della vita quotidiana, perché la

vita quotidiana è quella di ciascun individuo dentro una serie di relazioni che si ripete

nello schema temporale. Vale però lo stesso principio: in ognuno di questi sensi

comuni, ciascuno crede che tutti credano esattamente a quelle definizioni e che

condividano quegli schemi di azione congruenti.

- Il senso comune è sicuramente una delle tante dimensioni della cultura espressa da un

gruppo sociale, ma è una dimensione culturale considerata e percepita come naturale

naturalizzazione):

(concetto di la scontatezza finisce per dare una tonalità di naturalità a

questo insieme di pensieri e azioni. Ciò significa anche che il senso comune è protetto

del dubbio”;

dal dubbio, S parla di “sospensione coloro che condividono quel

particolare senso comune sospendono il dubbio sulla sua verità, non prendono

nemmeno in considerazione alternative possibili ai modi di pensare o agire, perché non

ce n’è bisogno, perché così si è sempre fatto e pensato. 89

- La produzione di un senso comune, quindi tipi di definizione e azione, è principalmente

questione di economia;

una in relazione a dei problemi ricorrenti gli individui tendono a

ricorrere a soluzioni che in passato si sono rivelate efficaci, quindi semplicemente

provano a metterle in atto nuovamente. Questo finisce per togliere una notevole

pressione sull’attenzione verso i problemi della vita quotidiana; c’è più spazio per

rivolgere l’attenzione ad altri problemi e questioni. L’economia sta anche nella

considerazione che queste definizioni sono condivise da tutti, quindi rendono più facile

l’interazione con gli altri.

- motivazione

La che spinge S a occuparsi teoricamente di quest’area è di carattere

antropologico (antropologia filosofica tedesca). S si ispira a una visione antropologica

che inquadra l’essere umano come una specie animale incompleta dal punto di vista

istintuale: la considerazione sull’economia del senso comune, cioè di facilitazione del

movimento e del pensiero all’interno della realtà sociale, deriva da questa concezione:

gli uomini rispetto agli altri animali hanno un apparato istintuale decisamente meno

completo e quindi sono costretti a completare il loro apparato istintuale poco

sviluppato aggiungendo la dimensione culturale. In questa prospettiva si legge la

cultura come il necessario completamento dell’apparato istintuale incompleto, e da qui

la necessità di trovare dei modelli stabili che culturalmente vengono utilizzati, riprodotti,

tramandati, interiorizzati..

SUCCESSIVAMENTE A SCHUTZ

A partire dalla teoria sociale di S si sviluppano diverse prospettive sociologiche:

- Un primo percorso somiglia a una versione rielaborata della sociologia fenomenologica

di S ed è riconducibile a un saggio pubblicato nel 1966 ad opera dei due sociologi:

Berger e Luckman realtà come costruzione sociale”.

e intitolato “la La prospettiva di B e

L è costruttivistica ma è tutta sviluppata all’interno del quadro sociologico.

- Accanto al percorso sociologico della realtà come costruzione sociale, si può includere

Goffman,

la sociologia di autore fortemente influenzato dalla teoria di S e che lavorerà

rappresentazione del sé

soprattutto sulla nella vita quotidiana (tipizzazione del sé).

Goffman autore di “la vita quotidiana come rappresentazione”

- etnometodologia,

Una terza prospettiva che si ispira a S è nota come una variante di

queste prospettive legate al tema della costruzione sociale. Lezione 22

2). REALTA’ COME COSTRUZIONE SOCIALE

BERGER E LUCKMAN

INTRODUZIONE ALLA SOCIOLOGIA DI BERGER E LUCKMAN

- Nello schema sviluppato da Berger e Luckman al centro c’è ancora la vita quotidiana,

che è considerata, tra le tante zone di realtà, la zona di realtà predominante, la

provincia di significato in cui gli individui trascorrono la maggior parte del loro tempo.

- Per capire come avvenga il passaggio tra queste realtà multiple bisogna partire dal

paradosso della vita quotidiana:

grande il fatto che essa sia contemporaneamente

percepita come massicciamente reale, come una struttura che non ha bisogno di

ulteriore riflessione, e anche come molto precaria, fragile, esposta a interruzioni (se

90

pensiamo alla vita quotidiana come un flusso temporale). Il fatto che sia percepita

molto reale consenso sociale,

come è dovuto al nella misura in cui i tipi che riguardano

la vita quotidiana sono condivisi in modo forte all’interno del gruppo sociale. Berger

struttura di plausibilità:

parla di una più è forte il consenso degli individui che fanno

parte del gruppo riguardo queste tipizzazioni e più questa interpretazione e questi modi

di agire sono plausibili, facilmente convincenti. Ma allo stesso tempo accanto a questo

fragilità:

processo ci sono molti altri elementi che svelano un’incredibile ciò che è

massicciamente reale improvvisamente viene interrotto, viene travolto. Ciascuno di noi

nel corso della vita quotidiana attraversa più volte questi confini, entra ed esce dal

contesto della vita quotidiana comune, attraversa province di significato diverse.

Questo passaggio può essere più o meno traumatico, può costituire un vero e proprio

shock culturale oppure può passare inosservato. Schutz parla di un salto per indicare

la rottura temporale della vita quotidiana; si salta in un altro mondo che si basa su altre

tipizzazioni.

- rottura

Nel momento in cui avviene la rispetto alla sfera della vita quotidiana, essa viene

immediatamente relativizzata; c’è un cambio di prospettiva immediato: tutto ciò che

sembrava un attimo prima efficace, improvvisamente, nella nuova zona di realtà non

funziona più, e quindi avanza il dubbio sull’esperienza precedente. Alcune di queste

base fisiologica

rotture hanno una come il passaggio tra sonno e veglia e viceversa, o il

sogno e alcune sensazioni fisiche, oppure come gli stati di alterazione della coscienza

e via dicendo. Poi abbiamo le esperienze che non avvengono su base fisiologica, ad

del comico:

esempio l’esperienza la comicità può essere un altro esempio di salto, di

via d’uscita dal mondo della quotidianità, attraverso la comicità le tipizzazioni della vita

quotidiana vengono utilizzate per suscitare il riso oppure divengono oggetto di ironia o

estetica:

sarcasmo. Oppure l’esperienza la pittura, la musica, il teatro, la letteratura sia

per chi la pratica sia per chi è spettatore è un altro esempio del modo fluido attraverso

cui si salta da una realtà all’altra.

- in gradi molto

Berger e Luckman sostengono che questi passaggi possano avvenire

diversi: ci sono delle scosse leggere della realtà del mondo comune ma ci sono anche

delle scosse violente, ovvero ci sono certe esperienze di uscita e di rientro nella vita

quotidiana che sono delle scosse che possono avere anche delle conseguenze

durature o permanenti sul piano della coscienza: l’uscita dallo schema tipico della vita

quotidiana può risultare traumatica, può marcare un cambiamento della prospettiva

generale, vale a dire che da quella esperienza shoccante si rientra nella routine della

vita quotidiana ma la fatica di riadattarsi nuovamente aumenta; l’individuo non è più

così facilmente in grado di riassumere quegli elementi che ha perduto durante

l’esperienza shoccante, del limite (es malattia).

COSTRUZIONE SOCIALE DELL’ESPERIENZA RELIGIOSA

- Da questa prospettiva della costruzione sociale si passa ad una esperienza specifica

religiosa

che è quella religiosa. L’esperienza è un’esperienza molto forte che si può

vivere a gradazione di intensità variabile e in cui sia i meccanismi di uscita dalla vita

quotidiana e sia quelli di rientro sono facilmente visibili e interpretabili usando la teoria

di Shutz e la teoria della costruzione sociale. —> Costruzione sociale di una

dimensione della religione: l’esperienza religiosa.

Il tema dell’esperienza religiosa attraverso dei dati di un’indagine. In questo modo

chiariamo cos’è l’esperienza religiosa così com’è intesa nella ricerca empirica

sociologica. 91

RICERCA DEL 2010: il rapporto degli italiani con la religione.

- Indagine sociologica campionaria, condotta attraverso un questionario che prevede

domande con risposte multiple.

- Il campione: 1500 su tutta Italia, con estrazione da tutte le regioni, e per diverso genere

e cultura. I soggetti vanno dai 18 anni, quindi i nati nel 1990, fino a 75 anni. —>

campione rappresentativo

- Il quadro della situazione del rapporto tra italiani e religione analizzando 4 dimensioni:

La dimensione comportamentale: ovvero le pratiche religiose; si concentra sulla

dimensione

frequenza con cui si partecipa ai riti, ovunque e qualsiasi sia la religione. La

spirituale: elementi di credenza, quindi si chiede agli intervistati quali siano i caratteri e i

contenuti della fede + esperienza religiosa individuale. (questa indagine indaga

soprattutto sull’abitudine a pregare: si è inteso che la preghiera fuori dal contesto del

rito fosse l’indicatore di una esperienza spirituale. —> con un questionario è molto

dimensione di appartenenza,

difficile ottenere informazioni sull’esperienza). La

identitaria o culturale: si chiede all’intervistato se si definirebbe ad esempio cristiano e

dimensione istituzionale:

gli atteggiamenti correlati. La si misura la fiducia che gli

intervistati esprimono a proposito delle istituzioni ecclesiastiche e si confrontano questi

livelli di fiducia con le risposte ad altre domande di fiducia riguardo a istituzioni laiche.

L’ipotesi è che attraverso queste 4 dimensioni si possa ricostruire il rapporto tra italiani

e religione.

- Il questionario è aperto con la domanda “a quale religione appartieni?”: appartenenza

cattolici 81%, appartenenza cristiana ma non cattolica 11%, ebraica 0,5%. Questo

genere di indagine tende a sottostimare la presenza di regioni altre. 6,5% non credenti.

- Frequenza al rito centrale: “con quale frequenza partecipi al rito centrale della tua

religione?”: tutte le volte 28%, 2 o 3 volte al mese 16%, mai 18,5%.

- frequenza incrociata all’appartenenza: cattolici: tutte le domeniche 29,6%, 2 o 3 volte

al mese 17%, mai 14,2%. I non credenti: 6,1% frequenta. —> Tipicamente sociologico

è incrociare una variabile sempre uguale con le altre, come: età, genere, livelli di

istruzione, zone geografiche. C’è uno scostamento dal lato medio in base alla variabile

scelta: il 28% frequenta regolarmente, le classi di età della prima riga in fondo e prima

riga in alto rappresentano le fasce più discostanti dalla media: il gruppo dei 18enni

frequenta poco. —> la variabile classe di età spiega un comportamento.

- Genere, anno di nascita, istruzione: il 22% degli uomini frequenta regolarmente. 33%

delle donne frequenta regolarmente. —> un’altra classica ipotesi dell’indagine rapporto

italiani e religione, è che la religione sia una questione da donne. Basandosi solo su

genere e frequenza sembra un’ipotesi vera, ma se aggiungo come variabile l’età il

divario si abbassa notevolmente. Ugualmente se aggiungo come variabile l’istruzione si

può ipotizzare che essa incida sulla frequenza: donne nate prima del 70 con istruzione

bassa: frequenza 42%. Uomini prima del 70 istruzione bassa 28% frequenza: il divario

è grande. Se metto a confronto i nati dopo il 70 mi accorgo che il livello di istruzione

basso o alto modifica leggermente il quadro. Osservo come all’interno di ogni

sottogruppo, se tengo conto solo del livello di istruzione: il livello di istruzione alto

abbassa la frequenza. Se guardo alla situazione delle donne il livello di istruzione nelle

nate dopo il 70 è meno influente all’interno del sottogruppo perché i due dati sono

molto simili. Se confrontiamo un alto livello di istruzione degli uomini: il divario si

restringe: nei nati dopo il 70 il grado di istruzione alto, al contrario di quanto accade per

le donne, fa sì che aumenti la frequenza.

- Propensione a credere in Dio; nel campione generale: “so che Dio esiste e non ho

dubbi” 71%. Questi 71% si distribuiscono poi in base alle variabili: c’è ancora un

divario tra uomini e donne, ma se si aggiungono le altre variabili il divario decresce 92

- —> Come si fa a misurare l’esperienza religiosa attraverso un questionario? Ad

esempio con la domanda: “hai mai sentito la presenza di dio?”

- Berger si occupa del problema dell’esperienza religiosa e distingue dai credenti

normali i virtuosi o specialisti della religione, ovvero i grandi mistici e santi che fanno

religiosa,

esperienze mistiche. Per B l’esperienza che corrisponde alla domanda

può riguardare tutti

“percepisci la presenza del sacro?”, è però qualcosa che gli

individui, è un’esperienza molto diffusa, e quindi può disseminare la vita quotidiana

delle persone anche se non in modo così radicale come avviene nei virtuosi.

- È molto facile inquadrare l’esperienza religiosa come un momento di rottura dello

schema di tipizzazione della vita quotidiana. L’esperienza del soprannaturale ricalca il

modello dell’entrata e dell’uscita: nell’entrata ad una sfera di significati diversi e il

ritorno a una sfera di significati comuni. Nel viaggio di andata e di ritorno da questa

sfera religiosa si devono attivare i meccanismi di tipizzazione, che devono essere

condivisi.

- notte in uno stato o di veglia o di sonno mi è apparso un angelo,

Berger scrive: “Questa

che mi ha comunicato una serie di cose. Nella situazione comune mi sono

riaddormentato, e il mattino dopo sono rientrato in quelle che sono le routine della vita

quotidiana”. Mano a mano che il tempo della vita quotidiana riprende il suo spazio,

l’esperienza notturna dell’apparizione dell’angelo scolora, si indebolisce e le routine

della vita quotidiana avanzano il dubbio su quello che è successo (quello che B chiama

“il problema del mattino dopo”) . A questo punto c’è un bivio che la persona comune

comunicare agli altri la propria

ma anche il grande mistico si trova ad affrontare:

esperienza o non comunicarla. L’unico strumento di comunicazione è il linguaggio e il

passaggio dall’esperienza vissuta a una forma narrata o scritta chiama in causa tutto

l’armamentario della teoria sociologica di Shutz, nel senso che l’esperienza o rimane

esclusivamente confinata nell’interiorità del singolo, che quindi non ne fa parola con

nessuno, oppure il singolo è costretto a cercare conferma, validazione delle cose che

Nel momento in cui decide di parlare attiva un processo di

gli sono accadute.

costruzione sociale dell’esperienza religiosa, di una realtà che deve essere

istituzionalizzata. (Questo è accaduto anche ai vari santi del cattolicesimo). Si tratta di

un processo di costruzione sociale dell’esperienza religiosa perché anche il vissuto

dell’esperienza religiosa è una delle rappresentazioni del mondo, che ha bisogno di

essere condiviso e trovare una struttura di plausibilità: l’esperienza diventa ancora più

reale nel momento in cui l’individuo trova riconoscimento negli altri.

- In questa prospettiva l’individuo vive una transizione continua dal mondo della vita

quotidiana, ritenuto il mondo centrale, ad altri ordini di realtà. In particolare l’esperienza

religiosa è un ordine di realtà totalmente altro rispetto agli schemi che servono per

controllare il tempo della vita quotidiana. Si tratta di un salto, di uno shock culturale che

l’individuo che attraversa due mondi così distanti sperimenta: si tratta di un vero e

proprio salto in un ordine di realtà che ha criteri di tipizzazione completamente diversi

rispetto a quelli della vita quotidiana.

- La teoria di Berger e Luckman è molto interessante per quello che accade

cronologicamente dopo l’esperienza religiosa, cioè dopo l’esperienza sconvolgete del

ritorno alla routine della vita

sacro e del soprannaturale, perché si ipotizza un

quotidiana. A questo punto l’individuo ha due opzioni: tenere per sé quel tipo di

esperienza e rassegnarsi a ricordare interiormente l’esperienza vissuta, oppure

raccontarla ad altri. Se si sceglie di comunicare ad altri ciò che è accaduto durane

l’esperienza straordinaria, iniziano ad aver luogo una serie di processi sociologici. Il

passaggio dall’esperienza religiosa alla vita quotidiana prevede l’incorporamento

93

dell’esperienza in un tradizione, ovvero l’esperienza straordinaria viene codificata

sistema simbolico,

attraverso un il più comune è il linguaggio, quindi è la traduzione di

una esperienza in segno o linguaggio. Questo passaggio è molto problematico perché

se l’esperienza è molto intensa e sconvolgente il linguaggio è limitante, costerà fatica

comunicare quello che è accaduto. Questo significa che l’Incorporamento in una

perdita,

tradizione, in un ambiente quasi istituzionale, comporta una che può essere

anche intesa come distorsione dell’esperienza. Incorporare una tradizione significa

anche tradire ciò che è accaduto. È un resoconto o una rappresentazione parziale, si

perde qualcosa dell’esperienza primordiale.

- Nella teoria della costruzione sociale perché la tradizione si affermi socialmente c’è

struttura di plausibilità

bisogno di una solida, cioè di dotare la tradizione di una autorità

sociale, è necessario che venga riconosciuta e condivisa da altri. Questa è

un’operazione di costruzione, nel senso che è un processo che impiega tempo ma che

ha bisogno anche di un certo numero di relazioni. La costruzione della struttura di

costruzione del consenso

plausibilità di una tradizione implica l’uso di due strumenti: la

costruzione di un controllo sociale.

e la La struttura di plausibilità si regge solo se la sua

autorità sociale è condivisa, quanto più la condivisione è ampia tanto più la struttura

sembrerà solida. Ma accanto alla costruzione del consenso servono anche meccanismi

di controllo sociale affinché questo elemento della tradizione non venga distorto

completamente o perso o travisato.

- la tradizione ha due funzioni:

Nel ritorno nelle routine della vita quotidiana una è

memoria collettiva;

riconducibile alla nozione di la tradizione funziona come il

meccanismo attraverso il quale si tramanda ad altri il ricordo dell’esperienza vissuta.

Sappiamo che la memoria collettiva opera al margine di parzialità, non riesce a

riprodurre nella sua veridicità la forza dell’esperienza vissuta ma è l’unico mezzo a

disposizione. La seconda funzione della tradizione ha a che fare con un processo di

addomesticamento dell’esperienza. Questa funzione è collegata all’obiettivo del

controllo sociale. L’esperienza così sconvolgente non può per definizione durare per

sempre perché in quel caso non si riuscirebbe a tornare nella routine della vita

quotidiana. La funzione dell’addomesticamento riguarda il tentativo di tenere sotto

controllo questa effervescenza sociale che si vive nell’esperienza straordinaria. Si

riduce il pericolo che i criteri tipizzanti dell’esperienza religiosa possano mettere in

discussione definitivamente i criteri della vita quotidiana. La posta in gioco è lo stesso

ordine della vita quotidiana o addirittura l’ordine sociale. Questa è una minaccia che

nessun gruppo può permettersi, quindi vanno attivati dei meccanismi che mantengano

controllata questa possibilità.

- : Con questo schema si completa il quadro teorico della costruzione della

RIASSUNTO

realtà sociale: si attraversano province di significato, si attraversano criteri di

tipizzazione diversi. Alcuni passaggi sono innocui altri hanno il potere di modificare i

criteri di partenza. È il caso dell’esperienza del sacro. È uno dei casi più evidenti nei

quali si possono osservare all’opera meccanismi che troviamo in molte altre situazioni:

memoria collettiva, tradizione, creazione di una struttura di plausibilità, funzioni che

l’istituzione sociale svolge. Settimana 9

Lezione 23

3). LA SOCIOLOGIA DI GOFFMAN 94


PAGINE

122

PESO

657.94 KB

PUBBLICATO

5 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati dal docente Roberto Marchisio: Il mondo in questione, Jedlowski e Progetto sociologia, Manza, Arum & Haney.
Gli argomenti trattati sono i seguenti:
- Introduzione alla sociologia: oggetto, metodo, origini della disciplina.
- La sociologia e la modernità: Marx, Durkheim, Weber, Simmel.
- Analisi della post-modernità: tema dell'identità (Bauman, Giddens), tema della struttura sociale (funzionalismo di Parsons e di Merton), tema dell'interazione sociale (Schutz, Berger e Luckman, Goffman), tema del rapporto tra cultura e società (Swidler, Bourdieu, Peterson).


DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eleonora.mauri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Marchisio Roberto.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Sociologia

Appunti di Sociologia per esame prof. Marchisio
Appunto
Sociologia
Appunto
Sociologia
Appunto