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Capitolo 1: Le origini della povertà come questione sociale

Questo libro esordisce sottolineando la necessità di un excursus storico che sia in grado di far capire come la povertà abbia assunto i caratteri odierni. In particolare, spiega la scrittrice, ci si concentra sull'importanza e i risvolti che la tematica assunse in Inghilterra in quanto fu qui che si ebbero i primi risvolti industriali e la proletarizzazione. La povertà come questione sociale nasce con l'avvento dell'industrializzazione. Nel periodo preindustriale infatti la povertà non era vissuta come una realtà stigmatizzata.

In particolare, nel medioevo si vedeva alla condizione di povertà come ad una scelta e ad un indirizzo divino e le persone erano portate ad aiutare i poveri per ricevere le grazie ultraterrene una volta passati a miglior vita. In queste condizioni si discriminavano due tipi di poveri e ad entrambi venivano date le medesime attenzioni:

  • Poor: è la vittima della crisi economica, colui il quale svolge piccoli lavoretti e si mantiene grazie alla sua attività ma vive nel corso della sua vita dei momenti in cui la sua attività non gli consente di guadagnare il minimo vitale per mantenersi.
  • Pauper: colui il quale non ha alcun tipo di guadagno o un'insufficienza fisica e quindi è interamente supportato dall'altrui elemosina.

Come precedentemente accennato tra le due categorie di poveri non veniva fatta alcuna discriminazione. Una stigmatizzazione iniziò a farsi sentire a partire dal 1834 (Poor Law Reform Act) attraverso il quale si iniziò a identificare chi avrebbe dovuto ricevere assistenza e chi no.

Sistemi di supporto alla povertà in Inghilterra

Tra il 1550 e il 1580 l'Inghilterra era organizzata secondo due sistemi di supporto alla povertà:

  • Economia morale: consisteva nella messa in rilievo dei criteri della giustizia che stavano alla base di una vita dignitosa (soddisfacimento dei bisogni elementari, giusto prezzo). Sulla base di questo venivano condannati tutti quei mezzi creati al fine di guadagnare a scapito del benessere altrui. In quest'ottica si tratta l'argomento della rivolta del pane inserendola nell'ottica della lotta per la difesa dell'etica della sussistenza piuttosto che come un mezzo di conflitto, violenza. Da ciò ne derivava il fatto che l'economia morale assume un carattere prettamente politico dato dalla volontà di difendere le norme della tradizione, che sancivano la solidarietà. Questa però non era una vera e propria legge.
  • Old Poor Law: legge a tutela della povertà del 1601 nata sotto il regno elisabettiano e a carattere fiscale. Tale legge prevedeva 4 punti fondamentali:
    • Sistema di tassazione locale
    • Assistenza a domicilio senza obbligo di internamento (outdoor relief)
    • Assistenza negli ospizi di mendicità (indoor relief)
    • Amministrazione delegata alle parrocchie (parishes)

Conseguenze della recinzione delle terre comuni

La tutela era riservata solo a coloro i quali erano nati nella parrocchia di residenza e avessero effettuato almeno 40 giorni di apprendistato o un anno di servizio domestico. Inoltre, l'old poor law si occupava del mantenimento degli orfani e della fornitura di mezzi di lavoro per i poveri che rifiutavano l'internamento ma dimostravano la volontà di lavorare. La legge elisabettiana forniva supporto a tutte le tipologie di poveri, esclusi vagabondi e trovatelli ai quali veniva riservato un trattamento degradato. Con l'avvento dell'industrializzazione la legge mutò, ma prima di affrontare tale argomento è necessario capire le conseguenze che comportò la recinzione delle terre comuni in Inghilterra.

La recinzione delle terre comuni è il processo attraverso il quale le terre, inizialmente destinate alla coltivazione e in possesso dei contadini, venivano adibite a pascoli. Questo comportò una perdita del lavoro per i contadini che furono costretti a spostarsi nelle città in cerca di lavoro. Da qui il decollo della loro dignità. La città, infatti, non era pronta a ricevere e supportare un tale ammasso popolare e i contadini si trovavano vittime di una situazione che non si erano creati.

Il fenomeno del vagabondaggio

Come anche Marx mette in evidenza nel Capitale, i contadini che in quell'epoca rappresentano i nuovi poveri non erano riconosciuti come vittime bensì come persone svogliate che non avevano voglia di lavorare. Il fenomeno del vagabondaggio a cui molti contadini furono costretti iniziò ad essere severamente punito. La condizione contadina non migliorò nemmeno con il loro ingresso in fabbrica. La smania di surplus, se si vuole parlare in termini marxisti, portava i proprietari delle aziende a voler guadagnare sempre di più spendendo sempre meno.

A subire questa smania furono i contadini, che a causa delle necessità economiche, furono ridotti a mere macchine da lavoro. La nuova condizione sociale e il processo industriale portarono a vedere una nuova considerazione: nel 1795 vi fu l'atto di Speenhamland con il quale si prevedeva un'integrazione salariale per coloro i quali non erano in grado di supportare le spese economiche. Tre erano i capisaldi dell'atto:

  • Oscillazione del prezzo della farina
  • Livelli salariali
  • Composizione familiare

A partire da quest'atto si mobilitò un dibattito che aveva come base la considerazione secondo la quale la vecchia legge elisabettiana a favore dei poveri ponesse quest'ultimi in una situazione di svantaggio che andasse a sfavore della società. Aiutare i poveri che non aiutano l'economia infatti porta ad una situazione di crisi, sostanzialmente perché a mangiare sono più che a produrre. La nuova legge elisabettiana pertanto opera una distinzione e una discriminazione tra poor e pauper.

Poor Law Reform Act

  • Vi è una riduzione delle assistenze domiciliari solo a coloro i quali sono inabili al lavoro
  • Vi è un implemento delle work houses organizzate in maniera stigmatizzata e punitiva. Prima infatti si concedeva ai poveri delle work houses di avere una condizione economica uguale a quella di operai o sottopagato mentre ora è inferiore per invogliare a lavorare.
  • Less eligibility ovvero la condizione del povero assistito non doveva essere uguale a quella di lavoratore sottopagato
  • Istituzione di una commissione con compiti di supervisione
  • Creazione di una categoria di poveri non meritevoli in quanto impossibilitati a lavorare
  • Raggruppamento delle parrocchie in unità amministrative più ampie per poter godere dell'economia di scala

Capitolo 2: La povertà nella società salariale

Nel capitolo precedente abbiamo accennato alle conseguenze delle recinzioni che hanno portato i soggetti a vivere una condizione di operaio sfruttato senza un minimo di speranze e certezze nei confronti del futuro. A partire dagli ultimi due decenni dell’800 la condizione del lavoratore inizia però a mutare. Lo status di lavoratore viene visto come mezzo attraverso il quale poter trovare un posto all'interno del contesto sociale e ad accedere ad una cittadinanza sociale. Su questi presupposti si basa la nascita di politiche di protezione di povertà la quale inizia ad essere vista come una conseguenza della crescita economica e come una cosa da sconfiggere senza però ostacolare la prima.

A favorire queste condizioni di grande rilievo furono moltissime ricerche sociologiche. La prima ad essere presa in considerazione è quella di Booth la quale mirava a consapevolizzare del fatto che la povertà non potesse essere ricollegata a una mancanza di volontà del soggetto quanto a delle problematiche sociali. A tale fine Booth formula una classificazione del contesto sociale londinese:

  • Categoria A: lavoratori occasionali, ambulanti, perdigiorno, criminali, semi criminali. Sono coloro i quali appartengono allo stato pauperizzato (molto poveri)
  • Categoria B: lavoratori saltuari con entrambe sporadiche che non riuscivano ad avanzare nel lavoro a causa delle loro caratteristiche personali (molto poveri)
  • Categoria C: lavoratori con guadagni discontinui
  • Categoria D: lavoratori occupati in modo continuo con paghe basse
  • Categoria E: lavoratori occupati in modo continuo con paghe adeguate
  • Categoria F: lavoratori con più alta qualificazione e retribuzione
  • Categoria G e H: servant keeping

Ciò che si può evincere da questa classificazione è che la maggior parte dei poveri in realtà sono persone che seppur lavorando sono sottopagate. In base a tale classifica Booth si prefigge tre obiettivi:

  • Separare le classi povere (A-D) da quelle laboriose (E-F): si trovò in difficoltà nel calcolare una linea di demarcazione impossibile da superare che rendesse i poveri appartenenti a tale categoria nonché i motivi alla base di quest'impossibilità
  • Separare le classi molto povere (B) da quelle pericolose (A): creazione di colonie di lavoro per evitare alle classi B di diventare A
  • Separare i soggetti molto poveri (B) da quelli poveri (C-D): cercare di far capire la stretta connessione che c'è tra povertà e mercato del lavoro

Sulla base di queste ricerche aumentò la consapevolezza di un'influenza sociale sulla povertà. Ciò diede il via ad una serie di provvedimenti atti a tutelare il lavoro nei diversi periodi della vita (malattia, vecchiaia, infortunio, pensioni). Ulteriore mutamento avvenne negli anni successivi alla prima guerra mondiale nei quali, allo studio della povertà si sostituì quello della disoccupazione. Non si trattava in questo caso di persone svogliate, quanto di persone che avevano perso il lavoro a causa della crisi nonché l'unica entrata economica che permettesse un sostenimento della famiglia.

Moltissimi studi dimostrano come tre famiglie su dieci vissero quel periodo sotto la soglia di povertà. Sia studi sociologici che frammenti letterari dimostrano come la condizione di precarietà faceva versare il soggetto e la famiglia in una condizione di squilibrio psichico emotivo, senza nessuna speranza e un sentimento di apatia. Non tutti infatti avevano la forza di reagire e non tutti custodivano speranze. In questo frangente a farsi forti erano le donne che cercavano in tutti i modi di far quadrare i conti spesso privandosi dei beni di cui esse stesse necessitavano. Talvolta esse stesse divenivano l'unica fonte di reddito.

La società tentò di far fronte a queste condizioni di precarietà predisponendo sussidi di disoccupazione (in Inghilterra pari a 15 scellini). Erano sussidi settimanali erogati per tempi prestabiliti ai termini dei quali si potevano chiedere altri sussidi. Il sussidio veniva erogato solo se si verificava la reale condizione di povertà anziché quella di disoccupazione e veniva negato qualora vi fosse nella famiglia almeno un'entrata. Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale (periodo glorioso) la povertà viene vista c

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rorina98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Concetti e strumenti di sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Fiore Brunella.
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