Sociologia della famiglia – Riassunto libro "La relazione tra famiglie e scuola – Modelli organizzativi e politiche sociali"
Famiglia e famiglie: definizioni, demografia e nuove strutture familiari (capitolo 1)
Le criticità di un'unica definizione
Un problema fondamentale nello studio delle famiglie è che, in generale, manca un accordo su cosa sia esattamente una famiglia. Così l'ASTAT indica nel suo glossario:
"La famiglia è costituita dall’insieme delle persone coabitanti legate da vincoli di matrimonio o parentela, affinità, adozione, tutela o affettivi; il nucleo è l’insieme delle persone che formano una coppia con figli celibi o nubili, una coppia senza figli, un genitore solo con figli celibi o nubili. Una famiglia può coincidere con un nucleo, può essere formata da un nucleo più altri membri aggregati, da più nuclei, o da nessun nucleo."
Nel 1871, l’ISTAT offre una primissima definizione di famiglia:
"Per famiglia si vuol intendere la convivenza domestica, sia abituale, sia precaria, di tutte quelle persone che mangiano, per così dire, assieme, e si scaldano al medesimo fuoco, o ciò che si suol chiamare un focolare. La onde il servo che abita col padrone e dorme sotto il suo tetto, l’ospite, colui che trovasi alloggiato a dozzina e simili, concorrono a formare, insieme coi membri della famiglia naturale, il focolare. E di pari i soldati che vivono in uno stesso quartiere, gli alunni di un convitto, i ricoverati in un ospedale o in uno ospizio, i detenuti in una casa di pena ecc s’intendono formare un unico focolare insieme col loro capo e con gli assistenti e persone di servizio addetti allo stabilimento."
Nel 1971, i caratteri distintivi che qualificano la definizione di famiglia sono rappresentati da:
- La relazione di parentela o affinità o affettività che unisce tra loro più persone;
- La coabitazione, cioè la convivenza di tutti i membri nello stesso alloggio e la conseguente condizione della loro dimora abituale nello stesso comune;
- L'unicità del bilancio almeno per parte delle entrate e delle spese destinate al soddisfacimento dei bisogni primari della famiglia, quali l'alimentazione e i servizi dell'abitazione.
Il requisito legato al bilancio scompare a metà degli anni Ottanta.
La definizione di Eurostat circoscrive all household invece che al più generico family, con preciso riferimento alla condizione sociale e alle forme di reddito familiare. Il riferimento, nella definizione europea, va all'unità familiare o all'unità sociale che:
- Mette in comune le risorse;
- Condivide le spese o bisogni quotidiani;
- Conta di un'unica residenza.
La stessa definizione prevede, come nella definizione ISTAT, che un household sia composto di una sola persona come di più persone, non necessariamente legate da legami di parentela. La condivisione di almeno un pasto o di almeno una stanza è uno dei criteri che identificano i componenti come appartenenti allo stesso nucleo familiare.
In realtà, rispetto alla definizione di famiglia, la precisazione di qualsiasi criterio solleva problemi. Il problema di cosa sia una famiglia è qualcosa di complesso e di difficile soluzione: la dimensione storica, sociale e culturale determina la descrizione socialmente condivisa all’interno di un dato contesto temporale e spaziale.
Da un punto di vista prettamente sociologico, la famiglia rappresenta l'istituzione fondamentale della società ed è "lo spazio insieme fisico, relazionale e simbolico apparentemente più noto e comune".
La famiglia è dunque un prodotto culturale e come tale in continua trasformazione ed evoluzione: per questo motivo è un'invenzione sociale e non un prodotto naturale. Inoltre, l'incerto statuto della definizione di famiglia non è solo un indicatore della variabilità storica e sociale in cui si fa una famiglia, ma è funzione anche della molteplicità di discorsi che definiscono che cosa una famiglia è: discorsi religiosi, morali, legali, delle tradizioni culturali, delle politiche sociali, dei regolamenti amministrativi.
Le tendenze demografiche tra scelte riproduttive delle famiglie e modelli educativi in atto
Al 31 dicembre 2019 la popolazione in Italia risulta pari a 60.244.639 di residenti, dei quali l’8,8% di cittadinanza non italiana. Il saldo naturale negativo è una tendenza progressiva in atto da circa dieci anni. La piramide dell’età offre un prezioso colpo d’occhio sulla struttura per età della popolazione residente in Italia. La piramide dell’età riporta il valore assoluto dei residenti maschi (a sinistra) e delle femmine (a destra). Questa piramide ha sempre più la forma di una piramide rovesciata. La riduzione nel numero di bambini al diminuire dell’età e contestualmente il progressivo invecchiamento della popolazione. La fascia di popolazione più numerosa è quella di coloro che sono nati tra il 1965 e il 1975. Dopo il 1975, in Italia inizia una progressiva diminuzione del numero di nati che nel nostro paese assume connotazioni accentuate.
Le cause del calo della natalità
Diminuiscono le donne in età feconda, nate dopo il 1975, diminuisce anche il numero di bambini, il calo si deve inoltre alla riduzione del numero di bambini stranieri nati in Italia e le motivazioni rimandano a una diminuzione dei flussi stranieri nati in Italia e all’adattamento dei comportamenti riproduttivi delle donne straniere a quelli del contesto di arrivo. Il peso percentuale delle nascite di bambini stranieri su totale nati è maggiore nelle regioni dove la presenza straniera è più diffusa (es.: in Emilia-Romagna è straniero il 25%, mente in Sardegna solo il 4,3%). Il tasso di natalità (= rapporto tra numero dei nati dell’anno e ammontare medio della popolazione residente) è moltiplicato e i valori risultano più elevati nella provincia autonoma di Bolzano, mentre i valori più bassi si rilevano in Liguria e Sardegna. Come riportano i dati della World Bank, la diminuzione del numero medio di figli per donna è un fenomeno che interessa quasi tutti i paesi del mondo. In Italia, per esempio, si è passati da 2,65 figli per donna nel 1965 a un valore che dal 1975 ha iniziato a scendere sotto la soglia di rimpiazzo, pari circa a 2 figli per donna. La piramide della Fig. 1.2. evidenzia lo squilibrio fra le generazioni dato una diversa rappresentazione delle fasce di età. Inoltre, aumenta il peso della popolazione anziana, cresce l’indice di vecchiaia e l’indice di dipendenza degli anziani segna un leggero incremento, risultando uguale a 56,3 persone in età non lavorativa ogni 100 in età lavorativa.
La reversibilità del trend di denatalità
In alcuni paesi, i decennali trend di decrescita della fecondità hanno subito un’inversione a seguito dell’introduzione di politiche di natalità. Negli ultimi anni, hanno avvitato una serie di politiche per la famiglia focalizzate sul potenziamento dei servizi per l’infanzia e sui sussidi alle coppie autoctone e straniere. Queste politiche hanno avuto una ricaduta positiva tanto che il paese è riuscito a inveire il trend che l’aveva portata a essere tra le realtà con meno bambini e ragazzi. Il calo demografico che si è registrato negli ultimi anni è il risultato di vari fenomeni. Il calo progressivo di donne in età feconda e la diminuzione delle nascite tra gli immigrati comporta un’importante riduzione della natalità. Si aggiungono poi l’allungamento dei tempi di uscita dalla famiglia di origine per motivi di studio o economici, instabilità delle relazioni affettive e la scelta di posticipare la decisione di avere un figlio. La scelta di avere un figlio si lega al progressivo investimento in termini affettivi e relazionali, ma anche economici, oltre che a motivazioni legate ai modelli identitari individuali.
Nuovi modelli familiari e organizzazione delle famiglie
Nei paesi occidentali, quando si parla di famiglia tradizionale si fa riferimento a una famiglia coniugale-nucleare dove il marito provvede al reddito e la moglie si occupa male-della cura della casa e di due/tre figli biologici. Questa famiglia è definita a che “breadwinner” o coniugale-nucleare ed è stata un modello dominante ed esclusivo di tipologia familiare nei paesi occidentali. Come dimostra un insieme di studiosi noto come Gruppo di Cambridge, la tipologia familiare definita anche coniugale moderna era diffusa in contesti territoriali del Nord Europa e in particolare in Inghilterra. A seguito dei processi di industrializzazione, la famiglia coniugale trovò le condizioni ideali per diventare la tipologia di famiglia più diffusa.
Studenti e famiglie in contesti multietnici
Secondo le fonti del ministero, nell’a. scolastico 2018-2019 su oltre 8,5 milioni di studenti nelle scuole italiane, circa 860mila sono allievi con cittadinanza non italiana, pari al 10% della popolazione studentesca complessiva.
Suddivisione di studenti non cittadini per aree geografiche:
- Regioni settentrionali 65%
- Regioni del Centro 22%
- Regioni del Sud Italia 13%
Gli studenti arrivano da circa 200 paesi differenti. Le cittadinanze più rappresentate sono quella rumena ed albanese, pari ad un terzo degli alunni stranieri in Italia (31,9%) seguiti da marocchini (12,2%), egiziani (3%), cinesi (6,4%) e indiani (3,2%) – (dati al 2020). La letteratura sulla relazione tra famiglie immigrate, studenti e scuole è molto complessa sia dal punto di vista dell'analisi metodologica sia da quello dell'interpretazione dei contenuti. Ciò dipende dall'eterogeneità delle provenienze geografiche, le quali comportano differenti condizioni nei contesti culturali, sociali, economici, di appartenenza e nei relativi vissuti presenti e passati della migrazione.
I principali enti di ricerca educativa si sono dotati di alcune definizioni per inquadrare e rilevare, dal punto di vista dell'analisi quantitativa, il fenomeno migratorio.
Definizioni utilizzate:
- Nativi: per indicare gli studenti nati da almeno un genitore con cittadinanza italiana in Italia o all'estero;
- Prima generazione: per indicare gli studenti nati all'estero da genitori senza cittadinanza italiana;
- Seconda generazione: per indicare gli studenti nati in Italia ma da genitori senza cittadinanza italiana.
Queste definizioni consentono di raccontare la capacità di inclusione e integrazione degli studenti all'interno dei sistemi scolastici dei diversi paesi. Tale variabilità può rendere difficile il rappresentare il fenomeno migratorio in tutta la sua complessità. La definizione che pone apparentemente meno problemi e quella dei nativi che puoi includere al proprio interno bambini italiani nati all'estero anche da un solo genitore con origine italiana e inseriti nel sistema scolastico nazionale solo successivamente. Rientrano, inoltre, nella definizione di nativi i figli di coppie miste ossia quelle in cui un solo genitore alla cittadinanza straniera. Nelle indagini degli enti di ricerca sugli apprendimenti, la condizione dei figli di coppie miste è un universo sommerso perché questa tipologia di bambini è equiparata agli studenti italiani e sfugge alle rilevazioni statistiche.
In realtà l’incrocio dei dati e alcune ricerche qualitative mettono in luce come la provenienza geografica del genitore non italiano e la struttura familiare dello studente sono variabili in grado di differenziare molto la condizione complessiva di vita rispetto a uno studente nativo medio. Nel 2016 i figli di coppie miste rappresentavano il 6,5% dei nuovi nati. I figli di coppie miste, in presenza di entrambi i genitori, possono contare su una rete relazionale più densa perché di norma vi è supporto della famiglia del coniuge italiano. È possibile misurare il successo scolastico dei figli delle coppie miste: la situazione economica dei genitori risulta tendenzialmente più simile a quella dei genitori italiani. Inoltre emerge come in queste coppie le donne siano più istruite se provenienti dai paesi dell'Est e lavorino in percentuale maggiore; i padri egiziani si rivelano come i più istruiti. La ricerca mostra che i figli di coppie miste si pongono in una posizione intermedia rispetto ai figli di soli italiani o di soli immigrati, sia nel caso di successo sia di ritardo scolastico. In relazione alla condizione familiare, sia per i ragazzi italiani sia per quelli stranieri, la struttura familiare più diffusa è quella con entrambi i genitori (rispettivamente pari all' 85,1 % e al 75,6%). Gli alunni stranieri vivono più spesso, rispetto agli italiani, in famiglie monogenitoriali e in famiglie che non vedono la presenza dei genitori. Verosimilmente i figli di coppie miste si trovano una condizione intermedia.
Sono stati fatti alcuni tentativi per articolare in modo più preciso le realtà degli studenti con cittadinanza non italiana: in primis si è cercato di trovare nuove definizioni in grado di descrivere la distanza compresa tra prima generazione e seconda generazione. La letteratura sociologica nord-americana indica con:
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