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Per Marx uomo = essere sociale

(gli esseri umani non esistono se non in società; l’individuo isolato è pensabile solo in determinate

condizioni storiche)

-“Quanto più risaliamo indietro nella storia tanto più l’individuo […] ci appare non autonomo,

ma parte di un insieme più grande; dapprima in modo del tutto naturale, nella famiglia, e

nella famiglia sviluppatasi a tribù; in seguito nella comunità nelle sue diverse forme, come

essa è sorta dal contrasto e dalla mescolanza delle tribù.”-

Anche la coscienza è prodotta dall’interazione sociale, in quanto la base della coscienza è il

linguaggio, che nasce dalla necessità di rapporti con altri uomini.

Le relazioni tra gli uomini, che costituiscono la società, variano nel tempo con lo sviluppo

della loro capacità di produrre, dal quale nascono nuovi bisogni, nuove forme di convivenza e per il

quale cambiano il mondo e la propria coscienza di sé.

“Solo nel XVIII secolo, nella società borghese, le premesse sociali si presentano al singolo

come un puro strumento per i suoi fini privati […]. Ma l’epoca che genera questo modo di

vedere dell’individuo isolato è proprio l’epoca dei rapporti sociali più sviluppati.”

[paradosso]- com’è possibile?

In un sistema dotato di una divisione del lavoro molto sviluppata, i cui prodotti si

ricongiungono nel mercato, quale sistema di rapporti astratti di fronte al quale

ognuno è isolato, gli uomini riescono a immaginarsi come esseri isolati. Questa

immaginazione non è altro che l’ideologia che fonda l’economia politica.

Marx parla raramente della società che spera di veder sorgere dopo il crollo della società

capitalistica, ma dai pochi passi dedicati ad essa si evince che debba essere una società in cui gli

uomini sono liberi di avere relazioni con i propri simili, di avere un rapporto di armonia con la

natura e di appropriarsi di se stessi. Questa società avrà una storia. Prima di essa, vi è stata solo

preistoria.

//

***** Punti critici del pensiero di Marx *****

1. Problema delle classi intermedie :

Per Marx, nella società capitalistica esistono fondamentalmente due classi:

borghesia e proletariato, in conflitto fra loro. Questa divisione è stata effettuata

a un elevatissimo livello di astrazione. Marx sapeva benissimo che esistevano

anche molte altre classi, ma nella sua prospettiva nel futuro si sarebbe verificata una

polarizzazione di tutte le classi in questi due grandi schieramenti.

Ciò non è accaduto, anzi: sono nati nuovi gruppi dotati di proprie forme di

coscienza.

2. Problema della coscienza di classe :

Per Marx, prima o poi le classi avrebbero dovuto prendere consapevolezza dei propri

interessi e diventare classi per sé. Tuttavia, nel 1900, abbiamo assistito a una

progressiva sparizione della volontà rivoluzionaria fra i membri della

classe operaia. L’adesione al sistema da parte di questi ultimi è infatti, dice

Jedlowski, stata “comprata” attraverso la concessione di una sede di privilegi. Oggi,

le masse sfruttate sono quelle costituite dai lavoratori del Terzo Mondo,

e non dalle classi operaie residenti nei paesi ricchi.

3. Problema della definizione di borghesia e proletariato :

Marx definisce i proletari come coloro che possiedono solo la propria forza-lavoro.

Questa immagine, nella realtà, non esiste.

Marx definisce i borghesi come coloro che possiedono i mezzi di produzione, eppure

ci sono categorie di lavoratori salariati (manager, amministratori di

multinazionali…) che, per la loro ricchezza, non potremmo mai definire proletari.

Inoltre, non esistono gruppi coesi di borghesia e proletariato. La lotta di classe è

essenzialmente una lotta che sta all’interno delle classi stesse.

//

***Cenni sul marxismo dopo Marx***

• 1864, Londra: Prima Internazionale dei lavoratori (Marx e Engels furono tra i

fondatori) il marxismo diventa una dottrina ed egemonizza la maggior parte dei

gruppi, dei partiti e dei movimenti operai in Europa.

• Germania Karl Kautsky: marxismo come teoria scientifica dell’evoluzione

sociale.

• Russia (il capitalismo aveva appena iniziato a svilupparsi e non c’era un movimento

operaio di massa) Lenin: marxismo come teoria volontaristica, la classe operaia

doveva assumersi il compito di sviluppare la propria coscienza di classe.

• Seconda Internazionale Eduard Bernstein : revisionismo. Critica alla tesi della

crisi generalizzata che avrebbe seguito il crollo del capitalismo e a quella della progressiva

polarizzazione della società industriale.

• 1917, Rivoluzione Russa Lenin e i bolscevichi avevano formato un partito che

avrebbe dovuto condurre la classe operaia e i suoi alleati (i contadini) alla conquista del

potere. Con la Rivoluzione, il leninismo divenne una dottrina ufficiale che legittimava la

“dittatura del proletariato” e che acquistò un grande potere condizionante nella

formazione della Terza Internazionale del 1919. In molti paesi europei, infatti, vennero

fondati partiti ispirati al modello sovietico.

• I dopoguerra Leninismo = visione del mondo dogmatica, che trasforma il marxismo

in una dottrina che legittima l’élite conquistatrice del potere.

In Russia, Lenin doveva innanzitutto provvedere all’industrializzazione del Paese, aprendo

vari dibattiti su quali politiche attuare nel periodo “di transizione” verso il

comunismo.

• Anni ‘30 Dittatura di Stalin. Fine dei dibattiti, industrializzazione forzata,

collettivizzazione dell’agricoltura. →

• 1945, la Cina diventa Repubblica popolare La visione che Mao Zedong aveva del

marxismo si allontanava sensibilmente da quella sovietica, sia per il ruolo attribuito ai

contadini e sia per sostanziali differenze di tradizione.

• Europa, anni ‘20 e ‘30 “marxismo occidentale”: critica radicale degli sviluppi

totalitari del regime comunista in URSS e attenzione agli sviluppi delle scienze sociali.

Molto diversificato al suo interno, in generale punta a una rilettura più hegeliana del

marxismo. Si ricordano Gyorgy Lukàcs, Antonio Gramsci, la scuola di Francoforte

e Louis Althusser.

CAP. 4 – ÉMILE DURKHEIM

1890-1910 istituzionalizzazione della sociologia come disciplina accademica.

(Molti studiosi cercano di darle un fondamento teorico e metodologico distinto)

Tra questi, sono da ricordare Durkheim e Weber, il cui programma, differentemente da Marx

che non si definiva un sociologo, era quello di fondare la sociologia.

Cenni biografici:

◦ Nasce nel 1858 a Épinal, in Lorena.

◦ Insegna sociologia all’università di Bordeaux (uno dei primi);

◦ Fonda una rivista dedicata alla raccolta di studi sociologici, “L’Année sociologique”.

◦ Muore nel 1917.

Opere più importanti:

◦ “La divisione del lavoro sociale”;

◦ “Le regole del metodo sociologico”;

◦ lo studio “Il suicidio”;

◦ “Le forme elementari della vita religiosa”.

//

Sociologia = scienza che studia l’insieme dei fatti sociali

norme implicite ed esplicite che regolano il

costume quotidiano, espressione di una

morale (= insieme di valori e credenze)

La società è dunque un condivisa che costituisce la coesione di una

ordine morale, che si società e vincola i membri che la compongono:

realizza nella solidarietà tra i - dall’interno (un individuo è di per sé spinto

suoi membri. al rispetto delle norme stesse);

- dall’esterno (se infrange una norma,

l’individuo viene punito).

Per Durkheim, la società non si può dunque comprendere analizzando i comportamenti dei singoli,

ma analizzando gli stessi come collettività, che è maggiore della somma dei singoli individui che

la compongono.

In “Regole del metodo sociologico”, Durkheim scrive dei fatti sociali:

“Vi sono modi di agire, di pensare e di sentire che presentano la notevole proprietà di esistere al

di fuori delle coscienze individuali.

Questi tipi di condotta o di pensiero non sono però soltanto esterni all’individuo, ma sono anche

dotati di un potere imperativo e coercitivo in virtù del quale si impongono a lui, con o senza il suo

consenso. Indubbiamente, quando mi conformo ad essi si mia spontanea volontà, questa

coercizione non si fa sentire, o si fa sentire poco, perché è inutile. Ma essa rimane tuttavia un

carattere intrinseco di tali fatti; lo dimostra il suo affermarsi nel momento stesso in cui tento di

resisterle. Se cerco di violare le regole del diritto, esse reagiscono contro di me in modo da

impedire il mio atto. […] Se non mi sottometto alle convenzioni del mondo, se nel mio

abbigliamento non tengo conto degli usi del mio paese e della mia classe, l’ilarità che provoco e la

distanza a cui sono tenuto producono – per quanto in maniera più attenuata – gli effetti di una

pena propriamente detta. […]

Ecco dunque un ordine di fatti che presentano caratteri molto specifici: essi consistono in modi

di agire, di pensare e di sentire esterni all’individuo, eppure dotati di un potere di

coercizione in virtù del quale si impongono su di lui […]. Ad essi soltanto deve essere

data e riservata la qualifica di sociali. Essa conviene loro; è infatti chiaro che il loro substrato,

non essendo l’individuo, può essere soltanto la società – sia nella sua interezza, sia qualcuno dei

gruppi parziali che racchiude.”

Dunque, i fatti sociali sono fenomeni che esistono nella misura in cui esistono gli uomini, ma

contemporaneamente hanno un’esistenza indipendente che sovrasta la volontà di ciascuno.

Essi sono “come cose”, nel senso che hanno un’esistenza che non si spiega a partire dalle

coscienze e dalle azioni dei singoli individui.

(Un esempio di fatto sociale è il linguaggio, nato dall’interazione di moltissimi uomini in

moltissimo tempo, sull’impulso della loro volontà di comunicare tra loro stessi. Oggi, se lo si usa in

modo scorretto, si viene “corretti” oppure non si viene capiti.)

Metafora organicista la società è come un organismo, i cui organi sono integrati e cooperano

tra loro. Ogni organo può essere spiegato solo attraverso la funzione

che svolge.

Spiegazione funzionalista del fenomeno sociale, basata

sull’individuazione della funzione di ogni singolo elemento.

[religione sacralizzare e codificare le norme morali;

diritto reagire alle infrazioni di tali norme;

economia sostentamento della vita materiale dei membri della società

ecc…]

-In ogni caso, Durkheim non crede che la spiegazione funzionalistica sia

l’unica possibile per lo scienziato sociale. Essa può essere attuata solo dopo

aver esaminato i nessi causali tra i fenomeni sociali contemporanei e

precedenti.-

Devianza = esistenza di comportamenti che si discostano dalla norma sociale

(qualsiasi comportamento socialmente percepito come “anormale”)

Essa può avere 2 funzioni:

1. Nel momento in cui la devianza viene punita, essa ha la funzione di risaldare la

coscienza collettiva. Infatti, riunita nell’atto di punire, la società riafferma le sue

norme.

2. Nel momento in cui la devianza comincia a manifestarsi in più individui, essa può

costituire un periodo di “sperimentazione” di nuove norme. Spesso, infatti,

essa può diffondersi, venire condivisa da sempre più persone e formare così un

nuovo sistema di norme. //

“La divisione del lavoro sociale” evoluzione delle società umane = movimento da un tipo

di società a un altro.

Diversi tipi di società: Società complessa

Società semplice - Storicamente, corrisponde alle nazioni

- Storicamente, corrisponde alla forma delle tribù moderne;

primitive; - basata su un’ampia divisione del lavoro, in

- basata su una bassa divisione del lavoro, in cui gli individui svolgono attività molto differenziate

cui gli individui svolgono attività poco differenziate tra loro ed esistono molte istituzioni intermedie

tra loro; che mediano l’appartenenza del singolo all’insieme.

- morale = solidarietà meccanica: - morale = solidarietà organica:

essa si presenta tra individui strettamente uniti gli essa si presenta tra individui o gruppi di individui

uni agli altri da vincoli quotidiani; molto diversi tra loro ma che devono cooperare per

- coscienza collettiva > coscienza individuale: la vita dell’insieme sociale da cui tutti dipendono.

le persone pensano in modi molto simili ed c’è - individualizzazione delle coscienze:

scarsa tolleranza per comportamenti diversi da le persone, svolgendo mansioni differenziate,

quelli comunemente condivisi. sviluppano modi di pensare differenti.

- diritto = leggi punitive - diritto = leggi restitutive

(ogni infrazione è un attentato alla coesione del (l’infrazione del singolo è più spesso considerata

gruppo) come danno arrecato ad altri in un singolo ambito.

Un attentato alla società nel suo insieme è molto

raro.)

Nelle società complesse, la tenuta di norme condivise da tutti è più debole ma al contempo più

necessaria, poiché deve vincolare tutti, nonostante le grandi differenze, alla cooperazione. È

infatti nelle società complesse che si presenta il più alto rischio di anomia.

Anomia = assenza di norme morali condivise.

(Essa è comune nelle società moderne, in quanto lo sviluppo della divisione del lavoro non è stato

accompagnato da un adeguato sviluppo delle norme morali.)

Conflitti borghesia-proletariato = forme di anomia i singoli non sono capaci di

cooperare nelle nuove condizioni

generate dal nuovo modo di produzione.

(La solidarietà organica non è ancora stata raggiunta)

Mentre per Marx i conflitti tra le classi sono

il motore della dialettica storica, per Durkheim

sono patologie da curare:

• con il corporativismo (= sviluppo di associazioni

intermedie tra singoli e società, basate sull’

associazione professionale);

• con lo sviluppo dei processi educativi, in modo da

imporre al meglio un sistema morale condiviso;

• con vari processi di socializzazione

(=insieme dei processi che rendono il singolo

capace di essere un membro di una società,

integrandolo in modo coerente alle norme).

//

“Il suicidio”

(Studio in cui Durkheim tenta di dimostrare come anche un atto estremamente individuale come il

suicidio sia un fatto sociale)

Egli adempie a questa sfida ponendo come oggetto della sua ricerca non il suicidio dei singoli

individui, ma il tasso di suicidi che si incontra in una data società.

I tassi di suicidi dei vari Paesi hanno una tendenza a restare costanti nel tempo; ciò significa che il

numero di suicidi complessivamente presente in una società (“tendenza suicidogena”) dipende

da fenomeni extrasoggettivi, da fatti sociali. Secondo Durkheim, esso è sempre connesso al grado

di integrazione sociale che la stessa società consente all’individuo.

A tal proposito, distingue 3 tipi di suicidio:

Suicidio egoistico = suicidio causato da un eccesso di individualità dell’ego, che

1. rende l’individuo solo e libero di fronte alle proprie scelte.

Un esempio di suicidio egoistico è quello correlato all’appartenenza alla religione

protestante. Infatti, Durkheim osserva dalle statistiche che i membri delle confessioni

protestanti presentano un tasso di suicidi sempre maggiore rispetto a quello presente

dai membri di altre confessioni. Questo perché il protestantesimo è la religione che

meno permette ai suoi membri di integrarsi in una comunità: il singolo protestante è

dunque solo e libero di fronte alla sua coscienza e all’interpretazione della Bibbia.

Lo stesso accade con le persone sposate e non sposate. Il fatto che le persone non

sposate si suicidino in maggior numero, fa pensare che la tendenza al suicidio sia legata

a situazioni in cui le relazioni si indeboliscono.

Suicidio anomico = suicidio causato da una diffusa incertezza nei singoli rispetto ai

2. propri destini e alle norme a cui conformarsi (anomia).

Durkheim ha osservato che il numero dei suicidi, ad esempio, cresce sia quando una

crisi economica è di tipo negativo (cioè comporta miseria) che quando è di tipo positivo

(cioè comporta rapide variazioni di status, che alterano periodi di difficoltà a periodi di

benessere). I periodi di crisi economica sono un esempio di periodi incerti, anemici.

Suicidio altruistico = suicidio causato da una fortissima coesione sociale.

3. Un esempio può essere la morte di un milite in battaglia, che ricollega il suo gesto

all’amore per la patria. Ancora, un martirio religioso.

Il metodo utilizzato da Durkheim in questa ricerca è quello della “variazione concomitante”:

confronto tra due serie diverse di dati, che hanno una correlazione significativa quando variano

simultaneamente. Questo metodo di analisi resterà uno dei più utilizzati dai sociologi.

Inoltre, l’analisi del suicidio rappresenta uno dei primi esempi di ricerca sociologica in cui si

verificano ipotesi teoriche sulla base di un esame di dati empirici.

***Critiche di rilievo allo studio sul suicidio di Durkheim:

Attendibilità delle fonti.

1. Le fonti a cui Durkheim ha attinto sono statistiche che riguardano il numero dei suicidi

registrati dalle autorità civili, che dipendono dalle registrazioni dei medici.

Si può ipotizzare che, in certe circostanze e in certi contesti culturali, i medici siano stati

costretti dalle autorità a non registrare alcuni suicidi come tali, ma come morti accidentali o

morti per cause organiche. Secondo questa ipotesi, le fonti di Durkheim sarebbero in parte

inattendibili e nessun sociologo deve dimenticare del modo in cui i dati sono costruiti alla

fonte.

Pluralità di correlazioni significative.

2. Un allievo di Durkheim ha dimostrato che la maggioranza della popolazione protestante

vive in città, mentre la maggioranza di quella cattolica in campagna. Ciò spinge a pensare

che forse non è solo la confessione religiosa a rendere l’individuo tendente al suicidio, ma

anche la sua residenza.

La realtà sociale è molto complessa, e l’analisi non può arrestarsi all’individuazione di una

sola correlazione significativa. Spesso il fenomeno che si intende spiegare è infatti prodotto

da più fattori.

Metodi quantitativi e qualitativi.

3. Durkheim si è avvalso perlopiù di un metodo quantitativo per questa ricerca, quando invece

è bene dotarsi di entrambi i metodi per colmare le lacune di uno con i pregi dell’altro.

Infatti, se si fosse dotato anche di un metodo qualitativo (in cui si mettono in luce le

motivazioni soggettive dei singoli), sarebbero potute emergere altri aspetti

sociologicamente significativi del fenomeno.

//

Secolarizzazione = processo della progressiva perdita di rilevanza che le istituzioni, le pratiche e

le credenze religiose attraversano nella modernità.

Essa è il risultato dalla netta distinzione che la cultura europea successiva al XVII secolo ha attuato

tra istituzioni politiche e religiose: le credenze religiose devono essere un fatto privato e quelle

politiche devono essere di conseguenza laiche (= che definiscono regole e diritti che valgono per

tutti a prescindere dalla confessione di appartenenza).

“Forme elementari della vita religiosa ”

:

▪ L’elemento fondamentale della vita religiosa è la distinzione elementare (= che

si ritrova in tutte le espressioni di credenze religiose) tra sacro e profano.

▪ La vita religiosa si esprime in credenze (che articolano la visione del mondo

propria del gruppo che le condivide, rafforzandone la solidarietà) e riti (pratiche

simboliche finalizzate alla ricreazione periodica dell’ordine nel quale si crede).

▪ La funzione della religione è la sacralizzazione dei fondamenti della morale;

cioè fondare e preservare gli ideali collettivi della società.

▪ Ciò che gli uomini adorano nei loro culti è in realtà espressione di attributi che

sono propri della società ma che appaiono a ciascuno come trascendenti.

Dunque religione = “sistema solidale di credenze e di pratiche relative a cose sacre le quali

uniscono in un’unica comunità morale tutti coloro che vi aderiscono.”

oppure

“sistema di simboli mediante i quali la società prende consapevolezza di sé.”

Per quanto riguarda la religione, Durkheim quindi concentra la sua sociologia su come le sue

credenze riproducono se stesse. Tuttavia, su come le credenze abbiano origine, non sviluppa a

fondo la sua teoria dell’effervescenza collettiva, secondo cui ci sono momenti della vita

collettiva in cui gli uomini affermano e proiettano fuori di sé delle credenze che sono dentro di loro

ma a cui attribuiscono il carattere di rivelazioni superiori.

Paradosso del mondo moderno e contemporaneo:

Esso da un lato riconosce che gli uomini fondano le proprie azioni e la propria convivenza

su credenze per nulla razionali, dall’altro però svela razionalmente la falsità di tali credenze,

svelando le basi del funzionamento della società ma allo stesso tempo minandolo.

//

Come si sviluppa la conoscenza?

Riguardo a questo argomento, Durkheim divide le teorie della conoscenza dei filosofi in 2

posizioni:

- quella degli empiristi, che credono che la conoscenza si sviluppi a partire da sensazioni che

vengono poi coordinate nel corso dell’esperienza;

- quella di chi, come Kant, crede che la conoscenza nasca dall’incontro dei dati sensoriali con

l’intelletto umano, che è dotato di categorie che esistono a priori.

La soluzione di Durkheim si può considerare uno sviluppo del pensiero di Kant:

Indubbiamente, le sensazioni vengono coordinate dall’intelletto con un apparato di categorie che

non derivano dall’esperienza, bensì organizzano l’esperienza stessa.

Questa categorie, però, pur essendo “date” all’individuo, non sono naturali o universali. Esse sono

sociali, poiché si costituiscono dall’interazione tra gli uomini e tra gli uomini e l’ambiente che li

circonda, e vengono trasmesse con la cultura.

Dunque, la nostra conoscenza del mondo ha origine sociale e varia al variare della

società. //

Jedlowski conclude il capitolo su Durkheim affermando che, nella cultura francese del XIX secolo,

altri autori avevano elaborato una scienza sociale che aveva oggetto temi molto vicini a quelli

durkheimiani, anche negli stessi anni in cui egli sviluppava i primi studi.

Tuttavia, però, nessuno di loro ha esercitato un’influenza paragonabile a quella esercitata da

Durkheim, sia per la sua posizione nel sistema universitario e sia per l’importanza assunta anche

dai suoi collaboratori intorno a “L’Année sociologique”.

Questo però non significa che il suo sistema sia privo di lacune e coerente in tutte le sue

formulazioni. Anzi, molti concetti come quello di società e di fatto sociale, sono spesso indefiniti e

vaghi. In ogni caso, l’importanza di Durkheim sta nella sua capacità di individuare il sociale come

un oggetto irriducibile all’analisi del comportamento e delle intenzioni dei singoli.

La sociologia intesa come insieme di teoria e indagine empirica, dice Jedlowski, nasce con lui.

CAP. 6 – MAX WEBER

1800 Dibattito sul metodo

Approccio positivista Approccio idiografico

(nomotetico)

Durkheim Weber

(posizione intermedia)

Ricerca di una “nomoteticità sostenibile”,

secondo cui è possibile che il sociologo faccia

generalizzazioni, ma comunque entro un certo limite.

Cenni biografici:

• Nasce a Erfurt nel 1864;

• famiglia alta borghesia tedesca;

• carriera accademica docente di economia politica;

• partecipa alla fondazione della rivista “Archivio per le scienze sociali e la politica sociale” e

dell’Associazione tedesca di sociologia;

• verso la fine del secolo, ha un esaurimento nervoso che lo costringe ad abbandonare

ogni attività intellettuale;

• durante la I guerra mondiale, partecipa a delle missioni diplomatiche;

• muore a Monaco nel 1920.

Opere più importanti:

• “L’oggettività conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale”;

• “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”;

• “Sociologia delle religioni”;

• “Economia e società”.

Si può dire che le preoccupazioni teoriche di Weber riguardino essenzialmente 3 campi di indagine:

> campo metodologico metodo delle scienze sociali / rapporto scienza-giudizi di valore

(“L’oggettività conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale”);

> campo storico-comparativo genesi, specificità e destino della civiltà moderna

occidentale

( “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” + “Sociologia delle religioni”);

> campo sistematico definizione sistematica e coerente dei concetti della sociologia

(“Economia e società”).

Tuttavia, tale divisione conviene per comodità di studio, perché in realtà queste questioni sono

tutte interconnesse tra loro.

Sociologia = scienza che si propone di intendere in virtù di un procedimento interpretativo

l’agire sociale e quindi di spiegarlo causalmente nel suo corso e nei suoi effetti.

[“Economia e società”]

Questa definizione può essere scissa in 2 momenti: la comprensione e la spiegazione causale.

1) Comprensione: →

“intendere in virtù di un procedimento interpretativo” verstehen

(“comprendere”,“intendere il senso”)

La sociologia è una scienza comprendente e il suo primo obiettivo è quello di

comprendere l’agire sociale.

“agire” = atteggiamento umano (sia esso un fare, un tralasciare o un subire)

a cui è attribuito un senso soggettivo dallo stesso individuo che

agisce. (L’agire è tale solo se vi è connesso un senso)

È proprio la comprensione che rende le scienze sociali diverse dalle scienze

naturali. Nelle scienze naturali, infatti, i fenomeni non sono agiti da soggetti che danno

loro un significato.

2) Spiegazione causale:

“spiegare causalmente” = rintracciare la causa del fenomeno che si intende spiegare.

Questo è ciò che accomuna le scienze sociali con le scienze naturali. Nelle scienze naturali,

infatti, gli scienziati ricercano le cause dei fenomeni.

Tuttavia, nelle scienze sociali è impossibile dare una spiegazione causale perfettamente

esaustiva. Dunque, bisogna ricercare pazientemente le condizioni che sono sempre

presenti quando il fenomeno che s’intende spiegare si manifesta.

//

Lo scienziato sociale si serve di particolari costruzioni di pensiero come strumenti conoscitivi per

comprendere il senso dell’agire. Essi sono detti idealtipi (o tipi ideali o idee-tipo).

Un idealtipo non è una descrizione esaustiva della realtà sociale, ma è

un’astrazione, uno strumento per comparare una molteplicità di

esperienze concrete e trarne generalizzazioni.

L’agire sociale 1. Agire razionale rispetto allo scopo

può essere determinato (il soggetto agisce per conseguire un determinato fine, calcolando in

secondo 4 idealtipi modo razionale gli strumenti e le risorse che ha a disposizione)

che corrispondono a 2. Agire razionale rispetto al valore

un diverso tipo di senso (il soggetto agisce a prescindere dalle conseguenze, poiché il senso

che il soggetto agente da della sua azione risiede nel valore in sé dell’azione stessa.

alla sua azione: →

Es comportamenti etici, religiosi, estetici…)

3. Agire affettivo

(il soggetto agisce impulsivamente, secondo emozioni e sentimenti)

4. Agire tradizionale

(il soggetto agisce per abitudine)

L’utilità della classificazione dei tipi di agire è prettamente analitica, in quanto spesso, nelle azioni,

si mescolano i diversi orientamenti di significato.

Secondo Weber, mondo moderno predominio dell’ agire razionale rispetto allo scopo

(l’atteggiamento mentale predominante è cioè quello del

calcolo relativo al perseguimento dei fini)

//

Uno dei temi fondamentali della riflessione di Weber è quello sulla definizione delle caratteristiche,

delle origini e del destino della civiltà occidentale moderna che, dal punto di vista

dell’organizzazione economica, ha il suo perno nel capitalismo.

Atto economico capitalistico = atto orientato a perseguire, in modo sistematico, continuo nel

tempo e formalmente pacifico, un profitto.

(Dunque, capitalismo = sistema economico in cui i soggetti agiscono al fine di conseguire un

guadagno in modo formalmente pacifico utilizzando le congiunture dello scambio.)

Il tipico soggetto di questo sistema è l’impresa capitalistica.

Questa definizione del capitalismo, però, non corrisponde a quella di capitalismo occidentale

moderno. In quanto, dice Weber, “capitalismo e imprese capitalistiche ci sono stati in tutti i paesi

civili del mondo”.

Ciò che infatti caratterizza il capitalismo occidentale moderno è l’organizzazione

razionale del lavoro formalmente libero (= utilizzo di lavoratori salariati giuridicamente

liberi). Quindi,

capitalismo occidentale moderno = sistema di imprese collegate tra loro attraverso il

mercato in cui ognuna di esse agisce per conseguire il

profitto e organizza le proprie attività conformemente a tale

scopo in modo razionale, utilizzando lavoro

formalmente libero (= lavoratori salariati).

La società è capitalistica se la soddisfazione dei bisogni dei suoi membri ha luogo

prevalentemente con l’attività di tali imprese e il consumo delle merci che producono.

(Weber ≠ Marx assenza della tematica dello sfruttamento, poiché la denuncia di tale

aspetto è per Weber una critica morale che non ha nulla a che vedere con la definizione

scientifica del capitalismo)

Fattori storici che sono stati necessari allo sviluppo del capitalismo:

• disponibilità di lavoro formalmente libero (- fine della schiavitù e del servaggio);

• sviluppo di mercati aperti (- apertura progressiva a un sistema di relazioni commerciali

più vaste);

• separazione tra sfera domestica e sfera del lavoro, appurato che avessero due

logiche diverse;

• sviluppo di un diritto formalmente statuito che consenta alle imprese condizioni in cui

le norme dettate dal potere non siano soggette a continui mutamenti.

Questi fattori sono stati presenti in molte epoche e in molte civiltà, ma solo in quella occidentale se

n’è avuta la combinazione.

Tra le condizioni che hanno decretato il sorgere del capitalismo, Weber pone l’accento sull’ethos

razionale, definendolo lo “spirito” del capitalismo.

Saggio “L’etica protestante e lo spirito del

capitalismo” : questo ethos razionale va ricercato

all’interno di aspetti specifici della cultura europea, tra

cui l’etica protestante e, più in particolare, quella

calvinista.

• Beruf (“professione” - “vocazione”) carattere sacro del lavoro, dell’occupazione

professionale del singolo in quanto definizione della

propria posizione nel mondo.

• Ascesi dal mondo il volere divino è indipendente dalle azioni degli uomini, che non

possono cambiarlo o influenzarlo. Tuttavia, se il credente pecca non può essere perdonato e

viene destinato alla dannazione. Così, tenta di fuggire da ogni forma di tentazione.

Per Weber, beruf + ascesi dal mondo = ascesi intramondana

(essere presenti attivamente nel mondo attraverso il lavoro ma rinuncia al godimento del mondo

stesso)

Questo atteggiamento rispecchia lo spirito del capitalismo. Infatti, chiunque voglia sviluppare

un’impresa, all’inizio deve dedicarsi nel modo più razionale possibile alla propria professione, ma

deve al contempo rinunciare al desiderio di spendere i guadagni per goderne, in quanto essi sono

destinati al reinvestimento al fine della crescita della produzione.

Nel suo corso, però, il capitalismo tende a perdere l’etica su cui si fonda, in quanto procede

meccanicamente, quasi per inerzia. Infatti, l’etica puritana favorisce la produzione di

ricchezza, ma la ricchezza, una volta prodotta, favorisce la “tentazione”. (paradosso)

//

riferimento ai valori ≠ giudizio di valore

(soggettivo riferirsi a certi valori nella (affermare che certi fenomeni sono

propria condotta) “giusti o sbagliati”)

Lo scienziato sociale non può non riferirsi ai valori, perché sono il senso che gli attori

attribuiscono al proprio agire e che la sociologia è orientata a comprendere. E poi, essendo

umano, non può farne a meno: egli studia una cosa se la ritiene rilevante.

Ciò che garantisce l’oggettività della sociologia, allora, cos’è?

È la sua avalutatività = disciplina secondo cui lo scienziato sociale deve evitare di

emettere giudizi di valore rispetto ai fenomeni che studia.

È in questo senso che Weber cerca di legittimare la sociologia come scienza,

attraverso una “nomoteticità sostenibile”, cioè non precisissima come quella positivista.

Se lo scienziato sociale inserisse nella sua ricerca o nel suo insegnamento giudizi di valore, si

collocherebbe nei campi dell’etica o della politica, che non hanno nulla a che vedere con la scienza.

//

In “Etica e società”, Weber, oltre a parlare di filosofia comprendente, agire agire sociale, parla

anche di: →

Relazione sociale essendoci più attori sociali compresenti, il senso dell’azione di

ciascuno si riferisce all’atteggiamento dell’altro, in modo che le

azioni siano reciprocamente orientate tra loro.

Essa può produrre una:

Società (o associazione) Comunità

se la relazione sociale si basa su una se la relazione sociale si basa sul

convergenza di interesse degli individui sentimento di una comune

che ne prendono parte. appartenenza da parte degli

Infatti, essa può eventualmente poggiare individui che vi partecipano.

su stipulazioni (= impegni reciproci [agire affettivo]

presi esplicitamente dai suoi membri).

[agire razionale rispetto allo scopo] Questi due idealtipi di relazione sociale

pongono entrambi l’accento sull’integrazione

degli individui in questione

Lotta

(= relazione sociale in cui ciascun attore

non mira all’integrazione con l’altro,

ma alla sua sopraffazione.

[Per questo aspetto, Weber ≠ Durkheim, perché quest’ultimo enfatizzava la coesione del mondo

umano. Questo concetto di “lotta” ricorda un po’ Marx, ma Weber ≠ Marx perché non inserisce

nella sua analisi un tipo particolare di conflitti (come Marx fece con la lotta di classe) e non li

ritiene elementi parte di una dialettica storica.]

relazioni sociali aperte relazioni sociali chiuse

(la partecipazione all’agire sociale reciproco (la partecipazione all’agire sociale reciproco

è possibile per chiunque) non è possibile per chiunque in quanto ci

sono degli ordinamenti che ne limitano

l’accesso)

Insieme di relazioni sociali chiuse = raggruppamento sociale

diventa raggruppamento politico se:

- occupa un dato territorio con continuità nel

Stato = raggruppamento politico che tempo;

dispone del monopolio della

violenza legittima su di un - esiste la possibilità di minacciare il ricorso alla

determinato territorio, resa tale forza fisica per imporre il rispetto di regole

dalla validità dell’autorità

che la impone.

potere = capacità di un soggetto di produrre effetti;

potere sociale = capacità di un soggetto di produrre effetti su altri;

potere politico = potere sociale che coincide con il potere di governo all’interno di un

raggruppamento politico: possibilità che un comando trovi obbedienza.

potere potere sociale

potere politico

Nell’ambito del discorso sulla legittimità della violenza, Weber si interessa appunto al

potere politico

Macht Herrschaft

(“potenza”) (“potere”)

Possibilità di far valere entro una relazione Possibilità che un comando trovi

sociale la propria volontà, anche di fronte a obbedienza presso certe persone, che

un’opposizione. obbediscono perché ritengono legittimo il

Chi la subisce è costretto ad obbedire. potere che li impone.

È questo, per Weber, il vero e proprio

potere politico.

3 tipi di legittimazione del potere:

1. Legittimità tradizionale

(che poggia sulla credenza nel carattere sacro di tradizione ritenute “valide per

sempre”, perché provengono dal passato).

Essa non permette mutamento.

2. Legittimità carismatica

(che poggia sul carisma di un individuo, ossia alle sue qualità personali che

siano esse ritenute sacre, eroiche, valorose e così via.)

Essa permette mutamento, m quando questo individuo muore lascia il problema

di conservare gli ordinamenti o i messaggi che questi ha creato

“routinizzazione del carisma”.

3. Legittimità razional-legale

(che poggia sulla credenza nella legalità di ordinamenti statuiti. Infatti,

l’obbedienza non è prestata a una persona, ma a delle leggi impersonali

prodotte in modo razionale sulla base di una discussione formalmente

pacifica.)

Essa è tipica delle società moderne e permette un mutamento continuo e

controllato.

Nei raggruppamenti politici in cui il potere è ritenuto legittimo, la forza viene monopolizzata in

virtù di tale legittimazione per reprimere la minoranza che si oppone.

Se la forza o il numero dell’opposizione cresce, può essere creato un nuovo potere che può essere

sia una mera situazione di potenza o ispirato a nuovi criteri di legittimità.

Ogni forma di potere legittimo ha una sua forma tipica di apparato amministrativo.

Potere legittimo razional-legale burocrazia [= apparato di individui con funzioni

specializzate (funzionari) espressamente organizzati per

l’espletazione di compiti amministrativi sulla base di procedure

definite esplicitamente dalla legge o da appositi regolamenti

(standardizzate) e obbedendo ad un’autorità impersonale.]

Essa si fonda su:

• l’esistenza di servizi e competenze definiti da leggi e regolamenti;

• una gerarchia delle funzioni;

• il criterio della non-proprietà personale della carica;

• il possesso di una formazione specifica ed esami per l’assunzione

dei funzionari;

• la retribuzione dei funzionari mediante salario erogato dallo Stato.

Tuttavia, oggi è molto discusso il problema del controllo delle burocrazie, in quanto i singoli

funzionari potrebbero sviluppare i propri interessi particolaristici.

//

Stratificazione sociale = modo in cui gli individui e i raggruppamenti di individui sono

differenziati e ordinati gerarchicamente nella società in modi formali

o informali, impliciti o espliciti. ≠ Marx,

che invece riteneva la nozione di

Diversi ordinamenti classe cruciale per la stratificazione.

Ogni altra posizione dell’individuo,

in cui la stratificazione si presenta con criteri differenti: infatti, per Marx deriva dalla classe

sociale a cui appartiene.

Economico Politico Culturale

La stratificazione si realizza Ceto / Gruppo di status

Classe = insieme di individui che nelle cariche politiche che =

condividono le stesse possibilità di si possono ricoprire negli privilegio effettivo, positivo o

procurarsi beni economici apparati politici e negativo, nella considerazione

finalizzati alla soddisfazioni di amministrativi di un gruppo sociale.

bisogni. sociale Esso dipende dalla condotta,

Possedendo dunque determinati dalla nascita, dalla

beni e occupando posizioni simili professione, dall’educazione

nel mercato, gli individui ricevuta, dall’appartenenza a

appartenenti alla stessa classe gruppi in cui si entra in virtù

hanno interessi economici simili. di requisiti specifici.

CAP. 11 – LA SOCIOLOGIA AMERICANA NEGLI ANNI DELLO

STRUTTURAL-FUNZIONALISMO: TALCOTT PARSONS

(Contesto → Vedi Lentini Cap. 8)

Pasons è la figura più imponente nella sociologia americana del XX secolo.

Egli infatti si pone come obiettivo la conciliazione del bisogno di crescita delle scienze del

comportamento con i quadri di riferimento liberal-democratici di matrice europea, rispondendo in

modo appropriato alla domanda proveniente dal nuovo compromesso fra valori e bisogni

conoscitivi della giant corporation e i valori liberal di matrice progressista e socialdemocratica.

[Lentini]

Cenni biografici:

• Nasce a Colorado Springs nel 1902;

• dopo gli studi universitari, compie un periodo di perfezionamento in Europa;

• Nel ‘27 è chiamato ad insegnare ad Harvard e da qui in poi esercita una grande influenza

sulla sociologia americana e su quella europea successiva alla II Guerra Mondiale.

• Muore nel 1979.

Opere più importanti: →

• “La struttura dell’azione sociale” (1937) in cui formula una teoria dell’azione;

• “Il sistema sociale” (1951) in cui formula una teoria del sistema.

Infatti, le due opere corrispondono alle 2 fasi fondamentali da attraversare per capire come si

mantiene l’equilibrio in un sistema sociale (= suo obiettivo):

I. definire le istituzioni del sistema;

II. analizzare il cambiamento.

Tradizionalmente, l’approccio di Parsons viene detto “struttural-funzionalista”, anche e

Jedlowski lo definirebbe più un approccio sistematico, in quanto il concetto di sistema è

quello cruciale.

Struttura = insieme delle relazioni che collegano tra loro i diversi elementi della società.

Il significato di ognuno di tali elementi è determinato dalla funzione che svolge per

l’insieme, nonché dai rapporti che intrattiene con gli altri.

(Lo struttural-funzionalismo si può dunque definire come l’approccio che cerca di cogliere la

struttura di fondo della società in base alla funzione che gli elementi di essa svolgono nell’insieme)

Evidenti sono i richiami sia a Weber che a Durkheim:

Weber comprendere l’ agire degli individui;

Durkheim comprendere come l’azione si inserisce in un quadro sovraindividuale, cioè la

società. →

Tuttavia, fase matura del suo pensiero prevalenza della prospettiva di Durkheim.

Infatti, affascinato dalle scienze naturali e dall’economia neoclassica (che ricercava l’equilibrio

generale del sistema economico), si concentrerà sempre di più sull’idea di sistema.

// Nella sua teoria dell’azione,

“Struttura dell’azione sociale” (1937) Parsons dice di richiamarsi a

Weber, quando in realtà la sua

nozione rispecchia solo l’agire

Azione/atto = unità elementare di cui la sociologia si occupa. razionale rispetto allo scopo.

Inoltre, mentre lo scopo di Weber

era interpretare l’agire, quello di

Esso richiede: Parsons è descriverla

• scomponendo la nei suoi

un attore (colui che compie l’atto); elementi.

• un fine (una situazione futura verso la quale l’azione è orientata);

• un situazione (i cui sviluppi possono differire più o meno dal fine verso sui è orientata

l’azione)

divisa in:

condizioni mezzi

(non modificabili) (modificabili o controllabili)

Nella scelta delle alternative per l’atto si ha un orientamento normativo, in quanto ogni attore

agisce in base a un insieme di norme (= modelli di condotta espliciti o impliciti) di origine sociale

solidali a una certa cultura, cioè a un certo insieme di valori e credenze.

Lo spazio non è rilevante ai fini dell’atto, poiché esso è un processo nel tempo.

La possibilità di errore deriva dall’incapacità di conseguire i fini o di scegliere i mezzi.

Questo schema è soggettivo, perché deve essere letto dal punto di vista dell’attore e può essere

utilizzato: →

• a livello concreto per una funzione descrittiva;

• a livello analitico per separare gli elementi normativi da quelli non normativi

dell’azione. //

“Il sistema sociale” (1951)

Sistema = insieme interrelato di parti che interagisce con l’ambiente ed è capace di autoregolarsi.

Ogni parte svolge una funzione necessaria alla riproduzione dell’intero sistema.

Ogni sistema deve essere in grado di svolgere 4 funzioni, che Parsons riassume nello

schema AGIL

:

A: adaptation adattamento all’ambiente (sia sociale che naturale, attraverso l’erogazione di

risorse);

G: goal attainment definizione dei propri obiettivi (e adempimento, attraverso l’adattamento e

l’impiego delle risorse a disposizione);

I: integration integrazione delle proprie parti (attraverso la formulazione di

norme comuni e coerenti);

L: latent pattern maintenance conservazione della propria organizzazione (attraverso la

trasmissione delle norme sovracitate)

Nel caso del sistema sociale, ognuna di queste 4 funzioni è svolta da un sottosistema specifico:

Adattamento sottosistema economico;

Definizione di obiettivi sottosistema politico;

Integrazione sottosistema giuridico;

Conservazione dell’organizzazione sottosistema educativo.

Il sistema sociale mette dunque in relazione individui che agiscono, ma è bene considerare che

questi individui hanno delle personalità che permettono loro di ricoprire dei ruoli.

Ruoli = insiemi di comportamenti regolati da norme attraverso cui l’individuo interagisce con gli

altri e orientati all’espletamento di una funzione. Spesso sono complementari.

Il sistema sociale è un sistema di ruoli, poiché esercitando il proprio ruolo, l’individuo

contribuisce alla riproduzione del sistema.

Le nostre azioni spesso corrispondono alle conseguenza dell’interiorizzazione di

aspettative degli altri principi di una cultura comune

L’interiorizzazione si realizza attraverso la

socializzazione ( = processo con cui l’individuo

acquisisce valori e norme per poi essere capace di

ricoprire i ruoli richiesti dalle istituzioni), che avviene

soprattutto nella prima infanzia, grazie alla famiglia.

[*concetto ripreso dal Super-Io freudiano, ossia

l’istanza psichica che è costituita da tutte le regole che

vengono inculcate nella prima infanzia e che

trattengono l’uomo dall’obbedire alle sole pulsioni.*]

In passato questa non era l’unica funzione svolta dalla famiglia. L’istituzione familiare infatti

svolgeva anche funzioni assistenziali, religiose ed economiche.

Ma evoluzione della società = specializzazione e differenziazione delle istituzioni

(moltiplicazione dei ruoli come risposta adattiva all’ambiente).


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di sociologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Di Meglio: "Il mondo in questione", P. Jedlowski.

Tra gli argomenti trattati:
- Le origini del pensiero sociologico
- Marx
- Durkheim
- Weber
- Parsons
- Merton
- teorie della modernizzazione
- teorie della dipendenza
- globalizzazione
- sociologia contemporanea
- Giddens
- Bourdieu


DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher hickou1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Di Meglio Mauro.

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