Metodi di analisi empirica in scienze sociali
Problemi di sfondo dell'analisi sociale e politica
Raffaele De Mucci
Individuale e collettivo in scienze sociali
Se facessimo una graduatoria delle parole più usate nel lessico della politica troveremo certamente al primo posto la locuzione "sistema politico". Due erano in sostanza i meriti maggiormente accreditati al concetto di sistema politico: da una parte, la possibilità di superare i limiti esplicativi della nozione di Stato, dall'altra la capacità di fornire un preciso orientamento teorico alla moltitudine di fenomeni politici.
Easton, in un articolo recente che propone un'analisi di questo scorcio di secolo, è costretto ad ammettere che oggi la scienza politica ha perso il senso di unità degli scopi e manca di un punto di vista dominante. È successo che si sono moltiplicati settori di indagine nella direzione di altri percorsi teorici, soprattutto sulle orme dell'economia. E che questi abbiano rimesso in discussione l'autonomia della scienza politica tanto faticosamente perseguita negli anni passati (soprattutto contro i risucchi della filosofia, del diritto e della stessa sociologia). Questi mutamenti fanno pensare che anche la scienza politica contemporanea stia affrontando una qualche contrapposizione fra approccio sistemico e individualismo metodologico.
Per la verità, i fasci classici del dibattito sono da una parte l'individualismo metodologico e dall'altra l'olismo. Ma non c'è più d'accordo nemmeno su questi termini. Si parla di individualismo metodologico per distinguerlo dall'individualismo "ontologico" (i singoli individui come limite di ogni esperienza umana). E anche quando connotato in senso specificatamente metodologico, l'individualismo può presentarsi in versioni più radicali e in versioni più morbide.
D'altra parte, il termine olismo non ha avuto uguale fortuna: non si è mai parlato, ad esempio, di olismo metodologico (il tutto come modello concettuale) che potesse differenziarsi dall'olismo ontologico (il tutto come realtà a sé stante). Eppure, le differenze ci sono e sono assai rilevanti sul piano del metodo scientifico, consentendo di distinguere almeno tre varianti dell'approccio olistico:
- Una tesi organicistica, per cui la totalità è sempre un di più rispetto alle parti che la compongono.
- Una tesi anche riduzionista che sostiene comunque che la totalità non può essere spiegata nei termini delle sue parti.
- Una tesi analitica secondo la quale esistono proprietà che possono essere descritte come proprietà degli "insiemi". È soprattutto grazie a quest'ultima accezione che taluni preferiscono utilizzare il termine collettivismo.
Le differenze di metodo fra l'uno e l'altro approccio, si riducono allora questa fondamentale: che, per l'individualismo, l'oggetto di studio delle scienze sociali sono le conseguenze intenzionali ma soprattutto in intenzionali delle azioni individuali (prevedibile o no), mentre per il collettivismo, le conseguenze delle azioni non possono essere colte e tantomeno trasformate in regole di uniformità o leggi di tendenza facendo riferimento a livelli inferiori di aggregazione.
In realtà però, le differenze cruciali fra olismo e individualismo sono più di uno. Le riassumiamo di seguito in tre coppie di opposizioni.
| Olismo | Individualismo |
|---|---|
| L'unità di livello superiore (intero) differisce dalla mera sommatoria delle parti che lo compongono perché alcune delle sue proprietà non sono riconducibili alle unità di livello inferiore. | Tutte le proprietà dell'intero sono riconducibili alle unità (parti) che lo compongono. |
| Esiste almeno una proprietà attribuibile solo all'intero, ed è la struttura delle relazioni fra le parti. | Le relazioni fra le unità (parti) sono accidentali e non costituiscono insiemi strutturali. |
| Alcune proprietà/azioni delle parti non possono essere studiate in isolamento dal loro contesto (intero). | Tutte le proprietà/azioni delle unità (parti) devono e possono essere studiate senza riferimenti al contesto (intero). |
Il programma del comportamentismo è lo studio delle azioni politiche che contribuiscono a formare le identificazioni, le esigenze e le aspettative politiche degli individui e i suoi sistemi di credenze, valori e obiettivi politici. L'individuo rimane sempre il referente empirico dell'indagine, ma le unità teoriche dell'analisi (i livelli) possono essere i ruoli, i gruppi, le istituzioni, la cultura, il sistema. Esiste insomma una catena di interrelazioni verticali orizzontali che legano l'individuo alle unità superiori.
Ciò che costituisce il nucleo forte del messaggio comportamentista in scienza politica è la predisposizione a descrivere, quantificare, misurare i fatti che ricadono sotto il dominio dell'osservazione. Il comportamentismo infatti, ammesso sul tappeto, senza tuttavia risolverlo, il problema dei rapporti fra indagini "micro" e indagini "macro". E dunque il passaggio dalla fase comportamentista all'approccio sistemico, che si compie durante gli anni 50 negli Stati Uniti, può essere interpretato più come il bisogno di orientare la scienza politica è con adeguati apparati teorici che non in termini di una contrapposizione tra individualismo e olismo.
Le costruzioni teoriche della scienza politica vengono definite come approcci sistemici, solo nella letteratura politica è possibile distinguere almeno tre. C'è l'approccio di Almond (di derivazione struttural-funzionalista) per cui l'azione politica è per definizione è strutturata in un reticolo di interdipendenze, è in sostanza inconcepibile al di fuori della "sintassi" sistemica. C'è l'approccio input-output di Deutch che adotta lo schema di comunicazione cibernetica per spiegare i processi decisionali (prescindendo da chi li pone in essere). E c'è infine il modello di Easton che prende le mosse della teoria generale dei sistemi, depurandolo dagli inquinamenti organicistici del funzionalismo (dare importanza alla funzione di ciò che si considera).
Definizioni e analisi dei sistemi politici
Si può assumere, in questo modo, la definizione che da Fisichella della scienza politica come "scienza del contesto strutturale": che esamina strutture (partiti, gruppi di pressione, parlamenti, ecc.), si sofferma sulle loro funzioni (articolazione, aggregazione, comunicazione, decisione, ecc.), sa che le interazioni fra le unità strutturali danno luogo a sistemi o subsistemi (partitico, sindacale, elettorale, politico, ecc.). Non che in questo campo le intenzioni individuali siano i rilevanti, ma per certo, quanto più ci si sposta verso livelli di complessità teorica ed esplicativa tanto più è necessario assumere che le regole di condotta dei comportamenti rinviano all'influenza di situazioni sociali, politiche ed economiche.
Per parte sua Easton ha dedicato gran parte del suo lavoro a mostrare l'utilità euristica di una analisi delle strutture dell'azione politica. Egli afferma: "la scienza politica, così come ogni scienza sociale, a che fare con esseri umani in quelle relazioni con gli altri che noi designiamo come politiche. Necessariamente tutti gli scienziati sociali devono essere riduzionistico; la spiegazione dei comportamenti sociali deve essere riducibile all'attività delle persone e delle loro connessioni con ogni altro". Così, tutti i processi sociali sono in ultima analisi il prodotto dell'interazione di esseri umani individuali. Ma molti di questi processi, insiste Easton, sarebbero irrappresentabili e inspiegabili se non ricorressimo al procedimento di astrazione concettuale. Il genere di olismo di cui parla non richiede un coinvolgimento né in una metodologia individualista né in una olistica, Easton stesso vorrebbe essere definito piuttosto come un olista pragmatico. Easton pensa a una strategia eclettica, che sia in grado di muoversi da un livello di astrazione un altro, secondo le necessità del caso.
Approcci "micro" e "macro" nell'analisi elettorale
Siccome dibattiti metodologici delle scienze sociali servono a risolvere i problemi della ricerca empirica, vediamo se e come i riflessi di queste posizioni (che sarebbe preferibile assumere come prospettive di micro e macro analisi) si proiettano all'interno di uno specifico campo di studio della scienza politica, quello dell'analisi elettorale, al quale si collegano alcuni dei temi più rilevanti della fenomenologia politica (per esempio la partecipazione, la cultura civica, i partiti).
Apparentemente non c'è niente di più consono alla prospettiva dell'individualismo metodologico dell'analisi elettorale. La scelta di voto si configura infatti come il momento in cui il cittadino entra con le sue opzioni nella vita politica, e le opzioni espresse da tutti i cittadini dell'esercizio della sovranità popolare determinano conseguenze che ricadono su tutti. Un elettore di orientamento conservatore può per esempio, decidere di rafforzare la DC con il proprio voto, prevedendo di rafforzare il preoccupa odorato. Ma può darsi pure che l'esito di azioni combinati dello stesso tipo conferiscono a questo partito la possibilità di aprire a sinistra. Questi sono precisamente esempi dei cosiddetti effetti di "amplificazione" - over shooting - che si generano nei sistemi di interdipendenza, variamente definiti come effetti di composizione o di aggregazione, effetti "emergenti" o "perversi". E sono molto simile al meccanismo delle previsioni "suicide" o "auto adempiente sì" descritto da Merton, per cui è possibile che una certa aspettativa diffusa mette in moto comportamenti la cui combinazione determina conseguenze contrarie a quella stessa aspettativa; o che, viceversa, la previsione di una certa conseguenza negativa inneschi una serie di azioni che valgono ad avverarla. Per la verità, il fenomeno era già noto a Weber come "paradosso delle conseguenze" risale al concetto di "eterogenesi dei fini", caro alla filosofia storicistica tedesca.
Unità di analisi e unità di raccolta
Conviene distinguere fra unità di analisi e unità di raccolta. Le unità di analisi sono il tipo di oggetti (distinti in una pluralità di casi) di cui si occupa una particolare ricerca, e possono essere individui, gruppi o addirittura eventi, come per esempio le elezioni. Le unità di rilevazione costituiscono il contesto spazio-temporale nel quale vengono raccolte le informazioni relative alle proprietà dei casi (sezione elettorale, la città, la regione, ecc.). Se le informazioni sono raccolte a livello inferiore di quello cui sono riferite, si parla di proprietà analitiche o "aggregate": per esempio, sono proprietà aggregate del Comune il reddito medio dei suoi abitanti e il tasso di partecipazione elettorale. Caratteristica delle proprietà aggregate è di essere rilevate sulle parti e riferite all'intero, ma è possibile anche, con il processo inverso, che è una proprietà rilevata sull'intero sia riferito a una parte.
È ovvio concludere che nei fatti sociali tutti i concetti sono riconducibili in ultima istanza le azioni degli individui (persino proprietà fisiche, come ampiezza di un comune, non di rimandare decisioni prese sotto forma di leggi o regolamenti). E c'è di più: se si vogliono analizzare proficuamente dal punto di vista empirico queste proprietà, occorre procedere alla "operazionalizzazione" dei concetti, ovvero alla traduzione dei suoi significati interni suscettibili di trattamento empirico. È chiaro che quanto più si scende di astrazione e di generalità delle enunciazioni tanto più ci si avvicina all'unità individuale. Questo, tuttavia, non esclude che si possono assumere come oggetto di studi sistemi di interdipendenza più ampli, e non escludo nemmeno che questi sistemi abbiano delle proprietà autonome (entro certi limiti) rispetto ai singoli individui, che finiscono col condizionare le loro stesse azioni e le scelte che le muovono.
Classificazioni degli studi elettorali
Gli studi che si ritrovano in letteratura sull'analisi dei comportamenti elettorali (e in genere degli altri comportamenti politici) possono essere raggruppati in quattro classi in base alle direzioni d'analisi:
- Studi micro-micro sugli effetti delle posizioni di background e sui comportamenti elettorali (per esempio i rapporti fra istruzione, reddito, sesso da una parte e partecipazione politica dall'altra).
- Studi micro-macro sulle relazioni fra caratteristiche individuali e proprietà del sistema culturale.
- Studi macro-micro sugli effetti di variazione dei contesti strutturali sulle decisioni politiche (per esempio l'influenza dell'ingegneria elettorale sui comportamenti di voto).
- Studi macro-macro sulle interdipendenze fra sottosistemi (per esempio partitico ed elettorale o i rapporti fra cultura e struttura politica).
Più in generale, negli studi letterari possono distinguersi due tradizioni specifiche: l'analisi ecologica e le indagini survey. In realtà, sia l'una che l'altra possono essere impostato in chiave individualistica, anche se la seconda sembra la tecnica più conforme, ma non sempre efficace, a dar conto del comportamento elettorale delle sue motivazioni. In ogni caso, come osserva Sartori, è illusorio pensare di inferire il tempo tipo di personalità politiche degli elettori del comportamento di voto, sia che venga rilevato attraverso l'analisi di variabili "contestuali" (analisi ecologica), sia che venga rilevata attraverso un sondaggio diretto delle opinioni.
Approccio sistemico e comportamenti elettorali
Quando si parla di approccio sistemico nelle scienze sociali non si può fare a meno di risalire all'opera di Talcott Parsons. Non solo la politica come "sottosistema", ma anche i comportamenti elettorali vengono presi in adeguata considerazione. Il "cittadino-votante" di Parsons è un attore assolutamente privo di calcolo razionale e persino di capacità di scelta: il voto che egli esprime essenzialmente un "atto di fede", governato da meccanismi inconsci che lo inducono a un'azione di per sé estranei ai suoi interessi privati. Solo all'interno dei gruppi di riferimento l'individuo può trovare la sua identità politica e le motivazioni necessarie per compiere la sua scelta di voto.
Anche il soggetto pensato da Pizzorno risulta un cittadino "debole", frammentato in una pluralità di ruoli pubblici e privati che si disperdono nello spazio sociale e si succedono nel tempo storico. Il problema politico di questo individuo consiste pertanto nell'acquisizione di una identità coerente e stabile. L'argomento centrale della teoria di Pizzorno è infatti la constatazione che anche "Le persone sono indeterminate come lo sono i partiti, le nazioni, i movimenti".
Conclusione sulla storia elettorale
Secondo un punto di vista largamente diffuso nella letteratura italiana, i voti contano solo in termini di risultati. La storia elettorale diventa così immediatamente leggibile, piuttosto che come storia di cambiamenti degli elettori, come storia di cambiamenti dei partiti e i loro equilibri all'interno del sistema politico. Alla base di questo punto di vista...
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