La cecità della conoscenza
La cecità della conoscenza comporta in sé il rischio dell’errore e dell’illusione. Il riconoscimento dell’errore e dell’illusione è tanto più difficile in quanto l’errore e l’illusione non si riconoscono come tali. L’educazione deve mostrare che non esiste conoscenza che non sia minacciata dall’errore e dall’illusione.
Percezione e errore
Tutte le percezioni sono traduzioni e ricostruzioni cerebrali a partire da stimoli captati e codificati attraverso i sensi. Da qui derivano gli innumerevoli errori di percezione, che provengono, comunque, dal nostro senso più affidabile, ovvero quello della visione. All’errore di percezione si aggiunge l’errore intellettuale. La conoscenza è il frutto di una traduzione/ricostruzione attraverso i mezzi del linguaggio e del pensiero, e perciò sperimenta il rischio dell’errore.
Questa conoscenza comporta l’interpretazione, che introduce il rischio dell’errore all’interno della soggettività di chi conosce, della sua visione del mondo, dei suoi principi di conoscenza. Da qui derivano gli innumerevoli errori concettuali e intellettuali, che sopravvengono malgrado i nostri controlli razionali. Le perturbazioni mentali provocate dalle nostre emozioni moltiplicano i rischi di errori.
L'affettività e la conoscenza
Si potrebbe credere di eliminare il rischio d’errore rimuovendo ogni affettività, in quanto possono accecarci. Ma nel mondo umano lo sviluppo dell’intelligenza è inseparabile da quello dell’affettività. Quest’ultima può soffocare la conoscenza ma può anche arricchirla. Lo sviluppo della conoscenza scientifica è un potente mezzo di individuazione degli errori e di lotta contro le illusioni. Tuttavia, i paradigmi che controllano la scienza possono produrre illusioni, e nessuna teoria scientifica è immunizzata contro l’errore.
Confronto con i limiti della conoscenza
La conoscenza scientifica non può affrontare da sola i problemi epistemologici, filosofici ed etici. L’educazione deve dedicarsi a individuare le fonti degli errori, delle illusioni e degli accecamenti. Per l’essere umano l’importanza dell’immaginario è inaudita; le vie di entrata e di uscita del sistema neuro-cerebrale, che mettono in connessione l’organismo con il mondo esterno, sono solo il 2%, mentre per il 98% concernono il funzionamento interno: perciò si è costituito un mondo psichico indipendente.
Esiste in ogni mente la possibilità di mentire a se stessi, che è fonte di errori ed illusioni. Anche la nostra memoria è soggetta a numerosissime fonti di errori. La nostra mente tende a selezionare i ricordi vantaggiosi e a cancellare quelli sfavorevoli. La mente tende a deformare i ricordi. I nostri sistemi di idee non soltanto sono soggetti all’errore, ma anche proteggono gli errori e le illusioni in essi inscritti.
Ruolo della razionalità
Ciò che permette di distinguere tra veglia e sogno, tra immaginario e reale, tra soggettivo e oggettivo, è l’attività razionale della mente. La razionalità è correttrice. È la migliore barriera contro l’errore e l’illusione. Da una parte, vi è la razionalità costruttiva, che elabora teorie coerenti verificando il carattere logico dell’organizzazione teorica, la compatibilità tra le idee che compongono la teoria, l’accordo tra le sue asserzioni e i dati empirici a cui essa si applica.
Una tale razionalità deve restare aperta a tutto ciò che la contesta, altrimenti si chiude in dottrina e diventa razionalizzazione. Dall’altra parte, vi è la razionalità critica che si esercita sugli errori e sulle illusioni delle credenze, delle dottrine e delle teorie. La razionalizzazione si crede razionale perché costituisce un sistema logico perfetto, ma si fonda su basi mutilate o false, e si chiude alla contestazione degli argomenti e alla verifica empirica. La razionalizzazione è chiusa, la razionalità è aperta. La vera razionalità dialoga con un reale che le resiste.
Il paradigma
Un paradigma può essere definito con:
- La promozione/selezione dei concetti dominanti dell’intelligibilità: il livello paradigmatico è dunque quello del principio di selezione delle idee.
- La determinazione delle operazioni logiche dominanti: il paradigma è nascosto sotto la logica e seleziona le operazioni logiche che diventano nel contempo preponderanti, pertinenti ed evidenti sotto il suo dominio. È il paradigma che accorda il privilegio ad alcune operazioni logiche a discapito di altre. È il paradigma che dà validità e universalità alla logica che ha scelto. Nello stesso modo, dà ai discorsi ed alle teorie che controlla i caratteri della necessità e della verità.
Dunque, il paradigma prescrive e proscrive; effettua la selezione e la determinazione della concettualizzazione e delle operazioni logiche. Designa le categorie fondamentali dell'intelligibilità e opera il controllo del loro uso. Così, gli individui conoscono, pensano e agiscono secondo i paradigmi iscritti culturalmente in loro. Il paradigma svolge un ruolo allo stesso tempo sotterraneo e sovrano in ogni teoria, dottrina o ideologia.
Il paradigma è inconscio, ma irriga il pensiero cosciente, lo controlla ed è sovracosciente. Dobbiamo richiamare il “grande paradigma d’Occidente” formulato da Cartesio e imposto dall’evolversi della storia europea a partire dal XVII secolo. Il paradigma cartesiano disgiunge il soggetto e l’oggetto, ciascuno con la propria sfera: da una parte, la filosofia e la ricerca riflessiva; dall’altra, la scienza e la ricerca oggettiva.
Questo paradigma determina una doppia visione del mondo, di fatto uno sdoppiamento dello stesso mondo: da una parte, un mondo di oggetti sottoposti a osservazioni, sperimentazioni, manipolazioni; dall’altra, un mondo di soggetti che si pongono problemi di esistenza, di comunicazione, di coscienza, di destino. Così, un paradigma può nello stesso tempo chiarire e accecare, rivelare e occultare.
Impatto dei paradigmi
Il potere imperativo e proibitivo dei paradigmi determina gli stereotipi cognitivi, idee accolte senza esame, credenze stupide non contestate, assurdità trionfanti e fa regnare i conformismi cognitivi e intellettuali. Sotto il conformismo cognitivo vi è un imprinting culturale e una normalizzazione che elimina ciò che potrebbe contestarlo. Imprinting è un termine che Lorenz ha proposto per rendere conto di come segna gli esseri umani, fin dalla nascita, dapprima con il sigillo della cultura familiare, in seguito con quella scolastica e, poi, continua nell’università o nella professione.
Le credenze e le idee non sono solo prodotti della mente, ma sono anche esseri mentali che hanno vita e potenza. Così possono possederci. Questi esseri spirituali hanno spinto l’homo sapiens a deliri, massacri, crudeltà. La noosfera, sfera delle cose della mente, è in noi e noi siamo nella noosfera. Gli umani posseduti sono capaci di morire o di uccidere per un’idea.
I nostri demoni ideali ci trascinano, sommergono la nostra coscienza, ci rendono incoscienti nel momento in cui ci danno l’illusione di essere ipercoscienti. Le società addomesticano gli individui attraverso le idee, che a loro volta addomesticano le società, ma gli individui potrebbero a loro volta addomesticare le loro idee e nello stesso tempo controllare la società che li controlla. Le idee esistono attraverso e per l’uomo, ma l’uomo esiste anche attraverso e per le idee.
Controllo delle idee
Un’idea non dovrebbe né essere strumentalizzata, né imporre i suoi verdetti in maniera autoritaria; essa dovrebbe essere addomesticata. Una teoria deve aiutare e orientare le strategie cognitive condotte dai soggetti umani. Dobbiamo impedire alle nostre idee di identificarsi con il reale. Dobbiamo riconoscere degne di fiducia solo le idee che comportano l’idea che il reale resiste all’idea.
L'inatteso e l'incertezza
L’inatteso ci sorprende. Il nuovo spunta continuamente, ma non possiamo prevedere il modo in cui si presenterà, ma dobbiamo aspettarci la sua venuta, cioè attenderci l’inatteso. E, una volta giunto l’inatteso, si dovrà essere capaci di rivedere le nostre idee. L’incertezza è il disintossicante della conoscenza complessa. La conoscenza della conoscenza deve essere una necessità permanente.
La ricerca della verità richiede metapunti di vista che permettano la riflessività. Dobbiamo tentare di giocare sulle doppie possessioni – quella delle idee da parte della nostra mente, quella della nostra mente da parte delle idee – per trasformare il reciproco asservimento in convivialità. La mente umana deve diffidare dai suoi prodotti ideali, che nello stesso tempo le sono vitalmente necessari.
Riforma del pensiero
Abbiamo bisogno di negoziazione e controlli reciproci tra la nostra mente e le nostre idee, per evitare idealismo e razionalizzazioni. Serve una riforma di pensiero. Questa riforma è paradigmatica. Vi è una inadeguatezza sempre più ampia tra i nostri saperi frazionati e realtà sempre più multidimensionali. A causa di questa inadeguatezza diventano invisibili: il contesto, il globale, il multidimensionale e il complesso; affinché un’educazione sia pertinente deve necessariamente renderli visibili.
La conoscenza delle informazioni o dei dati isolati è insufficiente. Bisogna porre informazioni e dati nel loro contesto affinché prendano senso, che determina le condizioni del loro inserimento e i limiti della loro validità. La contestualizzazione è condizione essenziale dell’efficacia.
Comprensione del globale e delle unità complesse
Il globale è più del contesto, è l’insieme contenente parti diverse che a esso sono legate in modo inter-retroattivo o organizzazionale. Così, una società è più di un contesto: è un tutto organizzatore del quale facciamo parte. Il tutto ha qualità o proprietà che non si troverebbero nelle parti se fossero isolate le une dalle altre, e alcune qualità o proprietà delle parti possono essere inibite dai vincoli nati dal tutto. Si deve ricomporre il tutto per conoscere le parti.
Le unità complesse sono multidimensionali. La conoscenza pertinente deve riconoscere questa multidimensionalità e inserirvi i suoi dati: non si dovrebbe isolare una parte dal tutto, ma neppure le parti le une dalle altre. La conoscenza pertinente deve affrontare la complessità. Complexus significa che è tessuto insieme; si ha complessità quando sono inseparabili i differenti elementi che costituiscono un tutto e quando vi è tessuto interdipendente, interattivo e inter-retroattivo tra l’oggetto di conoscenza e il suo contesto, le parti e il tutto, il tutto e le parti, le parti tra di loro.
Promuovere l'intelligenza generale
La complessità è il legame tra l’unità e la molteplicità. Dunque, l’educazione deve promuovere un’intelligenza generale capace di riferirsi al complesso, al contesto in modo multidimensionale e al globale. Più potente è l’intelligenza generale, più grande è la sua capacità di trattare problemi specifici. Così, la comprensione di dati particolari richiede l’attivazione dell’intelligenza generale che opera e organizza la mobilitazione delle conoscenza in grado di chiarire ogni caso particolare.
L’educazione deve stimolare il pieno uso dell’intelligenza generale, superando le dispersioni e le compartimentazioni della conoscenza specializzata e riconoscendo la falsa razionalità, ossia la razionalizzazione astratta e unidimensionale.
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