Maffesoli: un autore inattuale
Maffesoli è un autore inattuale. Ha un’impostazione dell’approccio alla realtà che non la tratta da materia bruta in attesa di un demiurgo che la modelli secondo i suoi desideri, bensì ne intuisce l’inclinazione, la tendenza a rispondere a un ordine contestuale che la trascende, così come trascende i tentativi disarmonici mirati a modificarlo senza comprenderlo. Posizioni di questo genere vengono usualmente interpretate come fataliste e rinunciatarie e quindi condannate.
La riflessione epistemologica del Novecento ha frantumato il mito della sacralità dei fatti – i fatti, le basi della scienza, sono artefatti che vengono continuamente rifatti tramite demolizioni e ricostruzioni teoriche. Sono molti gli artefici posti in essere per mantenere il predominio della scienza: tra questi rientra la distribuzione della conoscenza, che tratta ogni campo del sapere come se fosse privo di correlazione con tutti gli altri e con la vita della società. La compartimentazione del sapere permette poi di stabilire delle gerarchie tra le discipline.
Descrizione delle diverse libidines
Maffesoli descrive le diverse libidines, i desideri profondi che guidano l’azione umana:
- Libido dominandi ossia la brama di controllo e di dominio su se stessi e sul mondo;
- Libido sciendi ossia la sete di conoscenza;
- Libido sentiendi ossia la spinta a provare emozioni e sensazioni.
Le prime due, alleate, sono contrapposte alla terza. I rapporti tra le diverse libido sono chiariti dall’adagio cesariano “divide et impera” - se dominare è sapere, sapere è potere.
Contraddittoriale: termine mutuato da Durand dalla teoria fisica di Lupasco, che descrive un dislivello tra stati energetici che genera tensione. Nell’uso che egli ne propone, esso definisce un’opposizione che non può essere superata da sintesi successive ma permane, generando energia.
Il mito di Eracle
A seguito di una delle sue tante avventure con donne morali, Zeus aveva avuto da Alcmena un figlio, Eracle. Poiché il Padre degli Dei teneva comunque alla sua prole, pensò a uno stratagemma per donare al nascituro semidio l’immortalità. Mentre la moglie Era dormiva, le attaccò al seno il neonato così che il latte divino operasse in lui il miracolo. Il bimbo, tuttavia, era già miracolato. Afferrò il seno di Era con troppa forza, svegliandola e facendo schizzare un fiotto di latte sulla volta celeste, dove da allora rimase a indicare agli dei la strada per il palazzo di Zeus.
Nei tempi remoti in cui questo racconto prese forma, il latte era la bevanda sacra. Un cammino segnato dal latte è allora, in senso immaginale, un metodo, una strategia di comprensione della realtà che rinuncia alle certezze più tardi fornite dalla scienza per recuperare la meraviglia e l’umiltà che per millenni hanno guidato i passi di coloro che tentavano di definire il proprio posto nel mondo. Siamo figli di un’era convinta a torto che il sapere sia solo uno strumento servile in un panorama tanto noto da risultare soffocante. Sebbene il sapere sia potere, il sapere resta comunque asservito al potere.
La conoscenza nell'epoca moderna
La conoscenza si è affermata all’inizio dell’era moderna, nel XVII secolo, con quella che viene comunemente chiamata Rivoluzione scientifica. L’incertezza della conoscenza si trova davanti alla necessità di un rovesciamento totale dei suoi valori. Bisogna ormai rifondare i principi stessi dell’approccio scientifico. I motivi della lunga crisi che culmina nel XVII secolo e che travolge anche i meccanismi consolidati di produzione del sapere sono molti e variegati. Il disfarsi dell’ordine feudale a partire dal XIII secolo e il conseguente sviluppo di potenti stati-nazione; la scoperta del Nuovo Mondo e gli sconvolgimenti sia culturali che economici che un tale allargamento di orizzonti porta con sé; l’invenzione della stampa e l’evoluzione delle modalità di diffusione delle conoscenze; la frammentazione dell’ordine religioso unificato che regnava in Europa ad opera della Riforma protestante del XVI secolo. Tutti questi avvenimenti hanno eroso l’autorità e il campo d’azione delle istituzioni che avevano retto le condotte umane nei secoli precedenti. Gli studiosi del XVII secolo hanno quindi davanti a sé una situazione che impone un drastico rinnovamento a tutti i livelli della società, pena il collasso dell’ordine costituito. La stabilità è minacciata dall’erosione costante dei tradizionali principi di autorità e dalla pretesa di autodeterminazione individuale e collettiva che si diffonde.
Il sapere esperto e il senso comune
Nella fase di fondazione della conoscenza scientifica – che oggi è vista come la sola conoscenza possibile e pensabile – la separazione più netta che viene stabilendosi non è tanto tra scienza e religione, quanto tra sapere esperto e senso comune. Maffesoli con la definizione di “ragione astratta” sottolinea l’allontanamento che ha portato la casta degli esperti ad arrogarsi ogni competenza. Il discorso erudito ha sempre preso le distanze dal senso comune, considerandolo nella migliore delle ipotesi come materia bruta che necessita di un’interpretazione (e quindi di una correzione della falsa coscienza).
Religione e scienza nel XVII secolo si vedono impegnate in un comune compito di interpretazione di testi sacri, le Scritture la prima, il Libro della Natura la seconda. Entrambi discendono da Dio, non può quindi esservi contraddizione tra i frutti del loro studio. La scienza in statu nascendi ha molte meno pretese della sua stirpe successiva: rifugge dall’idea che tutto sia comprensibile; Newton si diceva soddisfatto di pensare che la natura rimanesse indefinita e indecifrabile.
La conoscenza come navigazione
Secondo Morin, la conoscenza è una navigazione in un oceano di incertezza attraverso arcipelaghi di certezze. Secondo Boyle, uno studio adeguato della natura doveva permettere di mostrare al popolo che Dio controllava, dirigeva il mondo e vi interveniva costantemente. Una tale concezione di Dio era un’arma sociale almeno quanto teologica, poiché si stimava che gli uomini non sarebbero mai stati tanto inclini ad adottare una condotta morale che quando avessero saputo che Dio li osservava. Ciò si traduce, da parte dei nuovi filosofi naturali, in un’esigenza di controllo strettamente connessa al senso di crisi percepito. Hobbes afferma che la ratio naturalis umana ha per scopo dilazionare potenzialmente all’infinito la minaccia di morte: la paura diventa la sorgente prima della ratio.
Il metodo scientifico
Si discorre di un metodo adatto a stabilire fatti certi, da comprendere poi nel quadro di leggi oggettive e immutabili che garantiscano una capacità di previsione che non sia ingannevole o traditrice, ma anzi permetta di mettere ordine nel caos che minaccia le società umane. Le procedure scientifiche consentono la costruzione del sapere certo cui ambivano i pionieri della rivoluzione scientifica. L’esperimento è il primo passo verso il controllo della natura, tuttavia anch’esso presenta aspetti arbitrari. Secondo Feigenbaum, in fisica c’è una supposizione fondamentale, ed è che il modo per comprendere il mondo dev’essere quello di tenerne isolati gli ingredienti finché non si siano comprese le cose che si ritiene siano davvero fondamentali. Si suppone quindi che le altre cose che non si comprendono siano solo dettagli. Sebbene l’idea di un universo di fatti oggettivi, la scienza moderna rimane una scommessa sulla natura del reale e della conoscenza. Ciò non toglie che i più siano disposti a scordarne il carattere strumentale per trarne rassicurazione e dominio. In tutte le scienze è stata fatta valere una sorta di determinismo newtoniano, ma le misurazioni non potevano essere mai perfette. L’assunto al cuore filosofico della scienza sosteneva che data una conoscenza approssimata delle condizioni iniziali di un sistema e una comprensione della legge naturale, è possibile calcolare il comportamento approssimato del sistema. La scoperta del cosiddetto “effetto farfalla” ha smentito una tale catena di assunti. Nella scienza, come nella vita, è ben noto che una catena di eventi può avere un punto di crisi in cui piccoli mutamenti sono suscettibili di ingrandirsi a dismisura. Ma il caos significava che tali punti erano dappertutto. La gran parte degli scienziati continua ad affidarsi a un discorso scientifico che la stessa scienza ha ormai dimostrato essere riduttivo e semplicistico e nel quale la libido sciendi ha perso capacità di impulso e di direzione, portando a quella che si potrebbe definire imperitia sciendi e che Morin chiama intelligenza cieca – mutazione straordinaria nella conoscenza, fatta sempre di meno per essere discussa dalle menti umane e sempre più per essere riportata in memorie di informazione manipolate da poteri anonimi; la prodigiosa ignoranza è a sua volta ignorata dagli studiosi. L’effetto farfalla priva di ogni fondamento la pretesa meccanicistica e quantitativa su cui si regge l’impianto tradizionale dell’esperimento: il risultato dell’esperimento diviene probabile.
Ragione astratta e ragione sensibile
Maffesoli oppone alla ragione astratta la ragione sensibile (unità predifferenziale, che fa sorgere da sé gli elementi analitici e se ne sta al di là dell’analisi e della sintesi, cui fa riferimento Simmel), ciò che le distingue è che la prima fornisce uno schema che presenta delle caratteristiche importanti, ma al quale manca l’essenziale: la vita, mentre la seconda, rinunciando alla precisione e alla definizione a favore di un approccio carezzevole e suggestivo, sa avvicinarlesi, accompagnandola invece di prescrivere il da farsi.
È opportuno osservare che gli scienziati del XVII secolo, sebbene proclamassero la superiorità dei dati oggettivi come fonte di conoscenza, non rinunciavano in alcun modo al supporto e alla certificazione umana dei loro procedimenti. Una scienza naturale che rifiuti la testimonianza altrui non è concepibile. Ciò che veramente conta è che tutto quello che viene ammesso provenga da storie credibili, solidamente fondate, come anche da rapporti degni di fede. La fondatezza delle storie e l’affidabilità delle testimonianze sono però fattori che vengono giudicati non sulla base di un criterio scientifico, bensì della mobilitazione del sapere all’opera nella vita sociale di tutti i giorni.
Dal farsi del pensiero scientifico affiora un altro carattere non moderno: il ricorso alla fiducia.
Il sapere compartimentato
Il settorializzarsi della conoscenza e il rafforzarsi dello spirito esclusivo divengono tratti dominanti della configurazione individualista occidentale. La scienza diventa sempre più autoreferenziale, e la libido sentiendi ha sempre meno spazio e significato. Il processo di astrazione e strumentalizzazione porta ad assegnare al sapere stesso un ruolo parziale e ad interpretarlo non come una risorsa fondamentale. L’indebolimento della concezione del globale conduce all’indebolimento della responsabilità e della solidarietà, tale dinamica ha notevoli conseguenze sulla costruzione del sapere stesso e sulle aspettative che su di esso si concentrano: in primo luogo, il radicalizzarsi della separazione tra sapere esperto e opinione comune implica un pregiudizio negativo nei confronti della seconda, e allo stesso modo la casta degli eruditi si presenta come un punto di riferimento fondamentale per ogni iniziativa, aumentando il valore delle sue specializzazioni e il potere che ne consegue dal loro possesso. Lo stabilirsi della dicotomia implica l’incapacità di inserire se stessi e il proprio operato in un quadro di senso, ne deriva il diffondersi nel corpo sociale di un crescente senso di insicurezza e incertezza. Il corpo sociale si scopre incapace di orientarsi, vengono di fatto abbandonati gli interrogativi etici, le scelte politiche e l’interesse generale.
La trasfigurazione del politico
Per Maffesoli, la nostra epoca rende manifesta una vera e propria trasfigurazione del politico. Non la fine del politico, quanto piuttosto la sua mutazione. L’homo rationalis è un individuo autonomo la cui caratteristica essenziale è di essere razionale. È portatore del sapere compartimentato, disincarnato ed utilitaristico, che vede gli alberi, ma non la foresta.
La Wechselwirkung è l’unione dell’uomo e della natura. Di questa azione reciproca la modernità non ha saputo darsi conto, intendendo ogni forma di cultura come l’adeguamento più o meno forzato di un’idea ristretta e soffocante di razionalità. La socializzazione ha preso la forma dell’educazione e della pedagogia, che postulano che vi sia del vuoto che va riempito. Il fine dell’educazione moderna consiste nel fare del bambino un individuo autonomo; grazie a ciò può essere in grado di partecipare al contratto sociale.
La passione simmeliana per la Wechselwirkung è opposta al delirio che afferma la liberazione da ogni vincolo.
Morin, rinnovando alcune intuizioni di Simmel, afferma che dobbiamo riconoscere il nostro doppio radicamento nel cosmo fisico e nella sfera vivente, e nel contempo il nostro sradicamento propriamente umano. Siamo nello stesso tempo dentro e fuori la natura (II apriori di Simmel). Morin si differenza da Simmel dalla sua generalizzazione estrema del tribalismo, che a suo parere ha superato l’individualismo, mentre per lui tribalismo e individualismo sono le due facce di una stessa realtà complessa. Morin sostiene una posizione che fa di ciascun individuo un microcosmo.
Il termine persona, ciò attraverso cui la voce risuona, mira alla dimensione individualistica, mettendo invece in evidenza la ricchezza esistenziale dell’uomo e della trama di relazioni all’interno della quale egli è inserito in ogni istante della vita. Il soggetto postmoderno è qui più simili a chi è impegnato in una Bildung infinita, che lo lega costantemente al mondo e agli altri conservando una sua cifra di unicità. Questa chiave di lettura è più vicina allo spirito della cerca maffesoliana, è la cifra di un pensiero progressivo che sa integrare il suo contrario, addirittura il proprio opposto. Questa è l’impronta, essenziale del sentimento tragico della vita: riconoscimento di una logica della congiunzione (e...e), piuttosto che di una logica della disgiunzione (o...o). È l’approccio che orienta una delle proposte del sociologo francese, il formismo. Nell’Elogio della ragione sensibile, Maffesoli scrive che la nozione di forma, e il formismo che ne è espressione, incitano a considerare che questi diversi elementi del reale ci portano a considerare la realtà come una globalità. È questa, certamente, la caratteristica più importante che occorre tener presente: la forma aggrega, riunisce, modella un’unicità, lasciando a ogni elemento l’autonomia sua propria e costituendo un’innegabile organicità.
Interazione tra oggetto e soggetto
Esiste una stretta interazione tra oggetto e soggetto, di fatto la forma permette di comprendere la reversibilità delle cose e del senso, vi sono delle linee di forza che si stabiliscono, percorsi necessari per i quali si passa e si ripassa. Così la spirale è l’immagine che si ritiene più adatta per descrivere il movimento del sapere. L’andirivieni di cui parla Maffesoli è lo stesso che ha in mente Durand quando parla dei tragitto antropologico, lo stesso che immagina Simmel quando descrive il farsi della cultura soggettiva attraverso un movimento costante dallo spirito soggettivo allo spirito oggettivo e viceversa, cosicché il soggetto, tornando su certi contenuti, è come se li osservasse da un livello qualitativamente superiore.
Maffesoli fa ricorso all’esempio della produzione di immagini, che è un’altra veste della comprensione: vi è qualcosa di circolare, che ricorda la spirale. Questa produzione non obbedisce più al linearismo meccanico, quello della semplice ragione, ma segue un insieme di circonvoluzione, che ne complicano particolarmente l’interpretazione. Esiste una struttura labirintica presente allo stesso tempo nell’inconscio e nel mondo delle immagini.
Ciò che sembra incomprensibile richiede una diversa capacità di lettura; confrontarsi con il Capricorno (animale mostruoso, confuso e inclassificabile) significa scavare negli strati profondi delle nostre percezioni e superare l’apparente semplicità della ragione astratta. La cultura è un processo in continuo divenire.
Il principio di polisemia sincronica
Principio di polisemia sincronica: le accezioni di una parola si tingono di tonalità appartenenti ad altri significati, senza che queste siano reciprocamente esclusive. Il termine ragione ha molti significati:
- Facoltà del pensiero di stabilire rapporti e connessioni logiche tra le idee;
- Discorso che articola tale facoltà;
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