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RIASSUNTO SOCIOLOGIA

ECONOMIA E SOCIETA’

Non tutta l’economia è regolata dal mercato e, per funzionare, l’economia di mercato richiede condizioni culturali e

politiche in continua evoluzione.

In genere si individuano tipi diversi di società in riferimento a modi diversi in cui queste affrontano il problema della

sussistenza.

1. IN CERCA DI UNA DEFINIZIONE DI ECONOMIA

Si può intendere con il termine “economia” l’insieme delle attività orientate alla produzione, alla distribuzione e al consumo

di beni e servizi per la sussistenza dell’uomo. (concezione sostanziale)

Il termine “sussistenza” ha un significato abbastanza precisato, ci permette di stabilire che le persone seriamente denutrite

sono ancora un terzo della popolazione mondiale. Ma le cose che oggi consideriamo necessarie sono molto diverse da quelle

che erano considerate tali qualche decennio fa e cambiano da paese a paese e da una cultura a un’altra. Si può assumere che

i bisogni cambiano. La vera e propria sussistenza, che corrisponde al bisogno di coprirsi o di alimentarsi per sopravvivere, è

solo un aspetto che ha anche altri scopi e funzioni. Le attività orientate alla sussistenza hanno altri aspetti non economici e

in tali aspetti bisogna considerare anche tutte le attività che si prepongono al reperimento dei mezzi materiali necessari a

realizzarle. Si allarga quindi la definizione di economia a ogni attività, organizzazione o istituzione che riguarda procurare

mezzi materiali per i fini che ci si propone.

Se si cambia punto di vista e si tiene sotto osservazione le società moderne, possiamo distinguere un insieme di attività e

organizzazioni specializzate nella produzione di beni e servizi, distribuiti attraverso vendite e acquisti per mezzo di denaro o

attraverso scambi di mercato. Se consideriamo il fatto che le relazioni tra organizzazioni e consumatori sono vendite e

acquisti con denaro, si cambia la definizione precedente, perché si fa riferimento alla forma secondo la quale si svolgono le

attività in questione (lo scambio), non al loro contenuto (sussistenza, mezzi materiali e servizi). Questa concezione

dell’economia è chiamata formale, quella precedente sostanziale.

Nella concezione formale si comprendono nell’economia attività che possono cambiare a seconda dei momenti o delle

società, purché queste abbiano a che fare con il mercato.

Gli economisti osservano un comportamento tipico sul mercato e osservano inoltre che i mezzi a disposizione per i nostri

fini sono scarsi e considerano economico un comportamento che, di fronte alla relativa scarsità dei mezzi, è orientato a

ottenere un massimo risultato con il minimo dei mezzi. Questo comportamento è chiamato razionale. Ci si può chiedere

quindi se per studiare una società dove non esiste il mercato sia utile considerare la razionalità economica piuttosto che

studiare abitudini o comportamenti tradizionali. Le ricerche mostrano comportamenti economici che appaiono strani dal

punto di vista razionale. Si consideri, per esempio, la pratica del potlatch, diffusa fra gli indiani Kwakiutl della costa nord-

ovest del Pacifico in America. Si usava accumulare quantità ingenti di beni solo per offrirli in doni ad altre famiglie in

particolari cerimonie; chi riceveva il dono non poteva rifiutarlo ed era tenuto a ricambiare successivamente con una quantità

di beni ancora maggiore. Dal punto di vista economico questo comportamento sembra irrazionale, ma diventa

comprensibile se si considera che questo era una sorta di gara che riguardava la distribuzione del prestigio sociale. Chi non

riusciva a contraccambiare riconosceva al donatore una posizione di prestigio superiore.

Dal punto di vista formale è più facile distinguere l’economia nelle società contemporanee, ma si hanno problemi per la

comprensione delle economie che l’hanno preceduta. Si deve inoltre considerare che nelle società contemporanee la

produzione di certi beni o servizi avviene sia con riferimento al mercato, sia in altro modo, per esempio consumare un pasto

al ristorante oppure cucinarlo e mangiarlo a casa. Quando consideriamo queste attività adottiamo un punto di vista

sostanziale.

In conclusione, dovendoci occupare di società contemporanee, consideriamo l’economia come insieme di attività,

organizzazioni e istituzioni specializzate riferite al mercato e il comportamento economico quello tipico razionale. Sapendo

che questa definizione è inutile per studiare società più tradizionali, e sapendo che accanto a aspetti formali si devono

considerare aspetti informali, ovvero anomali, dell’economia. E, in quanto sociologi, il nostro problema sarà di vedere come

l’economia, la sua organizzazione, i suoi valori e i suoi tipici comportamenti sono resi compatibili, accettati o contrastati

all’interno della società.

2. IL POSTO DELL’ECONOMIA NELLA SOCIETÀ

Nel 18° secolo si sviluppa in Europa la rivoluzione industriale. Le economie precedenti vengono chiamate economie

preindustriali. Nelle economie preindustriali la produttività del lavoro era più bassa, e quindi una parte importante del

prodotto era destinata alla sussistenza degli stessi produttori, ovvero all’autoconsumo. Un’agricoltura efficiente che

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consenta un sovrappiù per la sussistenza è la condizione base perché compaiano artigiani, guerrieri, funzionari etc. e la

società diventi via via più complessa.

La comparsa si istituzioni e organizzazioni economiche specializzate con lo sviluppo del mercato (che ha sollecitato una

definizione formale) è un aspetto del processo di differenziazione strutturale. Le società hanno affrontato i diversi i loro

bisogni di sussistenza così come diversi sono state le combinazioni dei fattori produttivi: terra e risorse naturali, attrezzi e

tecniche di produzione, lavoro dell’uomo. Ci si chiede se esistano metodi di integrazione dell’economia nella società,

ovvero delle regole secondo cui in una società il lavoro, le risorse e i prodotti sono distribuiti e destinati ad attività di

produzione e consumo. Esistono 3 modi di integrazione dell’economia nella società che sono: reciprocità, redistribuzione e

scambio di mercato, da POLANY (1944). Nelle società conosciute l’economia è integrata secondo uno di questi modi,

spesso combinato con gli altri.

2.1 RECIPROCITÀ

Per reciprocità si intende la prestazione di servizi o la cessione di beni con la previsione di avere una restituzione di servizi

o di beni in modi, quantità e tempi fissati da norme culturali. Ci sono 2 tipi di reciprocità.

La reciprocità generalizzata non ha contenuti precisi, non fissa limiti di tempo e non richiede che ciò che viene restituito

abbia lo stesso valore economico di quanto dato. Di questo tipo sono i rapporti familiari, dove si dà e si riceve senza tenere

conto.

La reciprocità bilanciata riguarda relazione all’esterno della famiglia, tra la parentela allargata e tra famiglie all’interno

della stessa comunità. Lo scambio prevede una restituzione di equivalente valore economico e prevede dei tempi definiti

piuttosto brevi.

I due tipi di reciprocità sono accomunati dal fatto che si tratta di relazioni regolate da norme e sanzioni morali che hanno

anche un contenuto economico all’interno di relazioni sociali. Le relazioni assomigliano a dei doni, e proprio come tali,

esprimono e servono a confermare dei legami sociali. L’attesa di una restituzione e l’essere tenuto a restituire mantiene

aperta la relazione fra persone e famiglie. Chi non rispetta gli obblighi della reciprocità nella famiglia è disprezzato e

isolato, il non rispetto degli obblighi della reciprocità bilanciata porta a rotture tra famiglie e vendette che sanciscono la

totale rottura della relazione.

Nella società a economia di reciprocità non esistono organizzazioni economiche separate dalla famiglia e la posizione

nella famiglia definisce la posizione nel processo produttivo (il capofamiglia organizza il lavoro, per esempio). Gli scambi

si svolgono all’interno di relazioni stabili nel tempo, relazioni che non sono mai solo economiche. Lo scambio di lavoro tra

le diverse famiglie di contadini è una relazione economica, ma è anche occasione per feste periodiche, scambi di

informazioni. Per esempio il termine “trescare” indica ancora oggi tessere legami amorosi, ma nell’antico tedesco

significava “battere il grano”, perché in occasione della battitura i giovani si incontravano e si combinavano i matrimoni.

L’economia di reciprocità continua a essere presente anche nelle società sviluppate: nella normale vita di famiglia o negli

aiuti quotidiani tra amici. I casi di pura economia di reciprocità sono rari, presenti nelle foreste dell’Amazzonia. Invece la

reciprocità come forma dominante, ma non unica è presente ancor oggi nelle tribù dell’Africa o nelle isole del Pacifico.

Uno dei casi di reciprocità più conosciuti è l’anello di Kula nell’arcipelago delle Trobriand, nella Nuova Guinea, un rituale

basato sullo scambio di monili fatti di conchiglie. Circolano collane di conchiglie rosse in senso orario e bracciali di

conchiglie bianche in senso antiorario. Chi li possiede organizza una spedizione a un’isola vicina per portarli in dono agli

ospiti, i quali ne doneranno in cambio un tipo diverso. Per un certo periodo il gioiello rimarrà al possessore, una volta

organizzata una nuova spedizione verrà trasferito sull’isola successiva dell’anello. Una volta compiuto tutto il giro il monile

tornerà al proprietario. L’anello di Kula consente di possedere beni pregiati e variarli nel tempo; ma consente anche dei

vantaggi economici dati dal mantenimento dei rapporti tra popolazioni distanti, ma anche dalla creazione di condizioni di

fiducia per il commercio di altri beni, quali generi alimentari, vasellame, canoe e altri beni.

In conclusione si vede come le regole di reciprocità cambiano passando da relazioni di parentela a relazioni esterne tra

famiglie o villaggi. Il concetto di reciprocità negativa è stato usato per definire le relazioni che sono appunto il contrario e

la negazione della reciprocità: la guerra, il furto e la rapina, che in molte società arcaiche sono ammessi nei confronti degli

esterni e sono considerate attività che conferiscono onore.

2.2 REDISTRIBUZIONE

La redistribuzione è l’integrazione dell’economia nella società che comprende un trasferimento di risorse di produzione, di

lavoro, di beni di sussistenza a un “centro” e un’allocazione di questi fra i membri di una società. Riguarda strutture sociali

più complesse, dove un signore o un capo tribù, con l’aiuto di un apparato amministrativo, raccoglie i prodotti consegnati

dai contadini e artigiani e li redistribuisce. Il signore dispone della terra e di altre risorse che assegna in lavorazione ai

sudditi (corvées) e esige tributi.

Il contenuto della redistribuzione è parte di un rapporto politico che lega dei sudditi a un potere centrale che offre

protezione, servizi collettivi e organizzazione. Si riconosce al signore il potere di governo avendo un obbligo di fedeltà e si

teme il suo potere di coercizione. 3

Lo schema, nella sua forma pura, serve a definire un’economia regolata da un potere politico centrale. Il principio della

redistribuzione è combinato con altre forme di integrazione, come il mercato. In epoca contemporanea riguarda i modi

diversi in cui si regola l’economia con leggi e atti, si raccolgono risorse con l’esazione fiscale e si redistribuisce fra la

popolazione sussidi e servizi organizzati.

Tutte le grandi economie antiche hanno usato la redistribuzione.

L’antico Egitto è uno degli esempi storici. I magazzini del faraone ricevevano i prodotti e, se non venivano consumati,

questi erano portati in granai per essere conservati e redistribuiti. I contadini erano tenuti periodicamente a lavorare per il

faraone. Al tempo della costruzione delle piramidi, quando i contadini, a causa delle piene del Nilo, non potevano lavorare,

prestavano lavoro per la costruzione di tali monumenti e venivano nutriti a carico dello Stato. Gli operai ricevevano come

salario grano, pesci, legumi, acqua, legna, sale, carne e vestiti. Le famiglie vivevano in case costruite dallo Stato. Il salario

era diverso a seconda della funzione, ma era sufficiente e le famiglie spesso potevano barattare.

A Babilonia, a Roma, nell’impero cinese e il Perù precolombiano sono casi di società in cui il sistema economico era

principalmente regolato con la redistribuzione.

Il feudalesimo, con le corvées, le decime e altre istituzioni era un sistema che combinava redistribuzione con reciprocità

nelle famiglie e nelle comunità locali, e una scarsa presenza di mercato. L’aumento della richiesta di tributi in denaro per

crescenti bisogni dello Stato introdusse sempre di più lo scambio di mercato.

2.3 SCAMBIO DI MERCATO

Mercato significa un luogo dove si vende e si compra. La compravendita è il trasferimento di un bene con valore

economico, da un venditore a un compratore, in cambio di denaro. Il bene è detto merce. Chi compra cerca di pagare meno

che può e chi vende resiste all’abbassamento del prezzo. I due finiscono per accordarsi su un prezzo che hanno fissato, ma

che ha dei margini limitati: chi compra non può spendere più di quanto possiede e chi vende non può rimetterci. Dunque il

mercato viene usato anche per definire il meccanismo di regolazione dell’economia, basato sulla formazione di prezzi

fluttuanti a seconda della domanda e dell’offerta. Si deve chiarire un paradosso: moneta e prezzi possono esistere anche

senza uno scambio vero e proprio. Nell’economia pura di redistribuzione si prevede il trasferimento di beni in natura, ma

anche pagamenti in denaro con il quale si possono comprare beni a prezzi fissati con un decreto del signore, non con la

libera fluttuazione del mercato. Anche le attuali economie di mercato prevedono dei prezzi fissati per decreto, chiamati

prezzi amministrati, in Italia per esempio fino a poco fa la benzina, o le tariffe fissate per i servizi pubblici.

Lo scambio di mercato si è diffuso gradualmente nelle società sviluppate. Con l’affermazione del mercato si compie la

differenziazione strutturale dell’economia e il rapporto economia-società cambia: l’economia non è più incapsulata nella

società (reciprocità, redistribuzione con i rapporti politici), ma diventa autoregolata.

3. IL MERCATO COME MECCANISMO REGOLATORE DELL’ECONOMIA

I compratori hanno denaro in quantità limitata rispetto ai bisogni. Se si comportano come attori razionali, ognuno cerca di

spendere distribuendo le risorse per acquisti di merci diverse. A prezzi più bassi, una persona sarà disposta a acquistare una

quantità maggiore. Si può rappresentare la domanda con una linea decrescente.

Pochi venditori possono offrire merci a un basso prezzo. Il ricavo deve almeno coprire le spese di produzione e pochi sono

capaci di impiegare i fattori al meglio per ridurre gli sprechi. Gli altri non possono scendere sotto un certo prezzo che è

sempre più elevato. Si può rappresentare l’offerta con una linea ascendente.

Il punto nel quale si incrociano è chiamato prezzo di equilibrio. Se il prezzo fosse superiore, ci sarebbe merce non venduta e

i venditori abbasserebbero il prezzo, se il prezzo fosse inferiore la merce sarebbe venduta al compratore disposto a pagare di

più e il prezzo salirebbe.

Quindi se la domanda cresce, il prezzo cresce e anche l’offerta. Se la domanda diminuisce i produttori si sposteranno su

altre merci.

Chi produce deve combinare in modo efficiente i fattori della produzione, non deve fare sprechi per ottenere il massimo

rendimento dall’uso delle materie prime e del lavoro. Se il costo sarà superiore a quello degli altri, non potrà concorrere sul

mercato. In questo senso, la concorrenza di mercato garantisce efficienza economica.

In conclusione si può dire che il mercato è una specie di calcolatore che fornisce informazioni agli operatori economici

grazie ai prezzi e regola l’economia.

Lo schema è una semplificazione della realtà. La scoperta di tale meccanismo risale a Adam Smith (1776) che parlò della

mano invisibile che era capace di combinare i singoli scambi, ognuno motivato da un interesse egoistico. La scoperta

dell’economia politica in questi anni deriva dal fatto che fino a questi anni il mercato non si era ancora esteso abbastanza

per portare l’economia in una crescita generale.

4. L’ECONOMIA REGOLATA DAL MERCATO

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Il commercio regolato dal mercato ha origini antiche, ma la produzione no. Solo quando la produzione viene organizzata

su vasta scala con regole di mercato si può parlare di “economia regolata dal mercato”.

L’economia regolata dal mercato si basa sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e dal fatto che il lavoro è fornito

per un compenso fissato dalle parti. Si chiama capitale una somma di denaro investito per produrre o commercializzare le

merci in vista di un profitto. Una maggiore prospettiva di profitto spinge all’investimento che innesca un processo di

accumulazione del capitale e l’economia si sviluppa. L’imprenditore industriale diventa quindi una figura sociale motivata

dal profitto e indirizzata dal mercato: a seconda dei suoi comportamenti l’imprenditore guadagna, perde, fallisce.

L’istituzione fondamentale è l’impresa orientata all’attività economica. L’economia è distinta dalla politica: le merci non

sono prodotte su ordine di una autorità e i prezzi non sono fissati per decreto.

Le banche sono organizzazioni che operano sul mercato del denaro. Anche il denaro ha il suo prezzo: è prestato a costi

diversi che variano nel tempo.

Il mercato

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eleonora.perdichizzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Svizzera italiana - Usi o del prof Carboni Carlo.
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