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Riassunto esame sociologia, docente Di Nicola, libro consigliato Società multietniche e multiculturalismi, Cesareo

Riassunto per l'esame di sociologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Di Nicola: Società multietniche e multiculturalismi, Cesareo. Gli argomenti trattati sono i seguenti: multiculturalismo, multietnicità, migrazioni internazionali

Esame di Sociologia dei sistemi simbolici docente Prof. P. Di Nicola

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confini non sono dati una volta per sempre, non sono fatti di natura ma sono fatti

sociali e culturali.

La multietnicità è costituita dunque dalla diversità dovuta dall’immigrazione ma

anche dalle minoranze nazionali.

REVIVAL ETNICO

Molti sono gli esempi di revival etnico a partire dagli anni’70, dell’importanza

dell’etnicità, ovvero di quel sentimento di appartenenza al luogo e a una storia:

- movimenti di natura autonomista, l’etno-separatismo (catalani, sudtirolesi);

- gruppi che rivendicano la propria identità etnica senza disporre di un territorio

sovrano (curdi, basti);

- i fenomeni etno-nazionalistici a seguito dell’implosione dell’URSS (Europa

orientale, Jugoslavia);

- le aggregazioni etniche negli Stati Uniti;

- gli scontri etnici in molte zone dell’Africa, Asia, Sri Lanka, Indonesia;

- movimenti autonomistici e federalisti in stati nazionali in nome di una identità

etnica locale (le leghe in Italia);

- i flussi migratori intensificati che mettono a contatto diretto persone di vivere

etnie.

Nel caso europeo, il manifestarsi di queste revival etnico è avvenuto nel momento di

crisi degli stati multietnici tradizionali; nel resto del mondo è avvenuto come

conseguenza della decolonizzazione. E’ il rivendicare la propria diversità, l’esigenza

di difendere i propri interessi, il reagire all’omologazione dei modelli di

comportamento indotti dalla globalizzazione, il bisogno di difendersi da una presenza

straniera vissuta come minacciosa.

Vi è una nuova attenzione e sensibilità rispetto all’etnicità:

1. si diffonde l’esigenza di regolamentare la convivenza tra i gruppi e unici

all’interno di uno stesso stato. Nei regimi democratici si tende a dare spazio alle

diversità etniche, riconoscendo a esse una qualche capacita di arricchire

culturalmente la convivenza sociale. Vi è quindi pari dignità nonostante forti

resistenze esistenti;

2. si diffonde la concezione antropologica secondo la quale l’individuo va preso con

tutta la sua zolla, ovvero l’identta personale si costruisce facendo riferimento alla

propria storia, radici, etnia, vissuta assieme agli altri. Vi è il riconoscimento del

nesso tra individuo e etnicità che comporta rispetto per entrambi;

3. influenza diretta e indiretta esercitata dai risultati delle ricerche scientifiche e

riflessioni filosofiche che affermano l’insostenibilità della primazia di una cultura

sulle altre. Si propongono così le premesse per diffondere l’idea di pari dignità e

valore anche per i differenti gruppi etnici;

4. crescente attenzione verso l’eticità anche da parte delle scienze sociali che per

molto tempo hanno subito l’egemonia del paradigma della modernizzazione il

quale intendeva una opzione assimilazionista riferita alle minoranze. Il processo

di modernizzazione avrebbe dovuto omogeneizzare al livello culturale la

popolazione in uno stato-nazione, ovvero all’assimilazione delle stesse

minoranza etniche, tanto da annullare progressivamente le appartenenze a base

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etnica. Sono state sottostimati i ruoli delle identificazioni etniche, diventando

residuali e confinate nella sfera privata. L’etnicità veniva ricondotta alla

tradizione, credendo venisse prima o poi superata grazie al processo di

modernizzazione, concepito come processo di differenziazione funzionale.

Questa concezione è stata contraddetta poi dai fatti che invece mettono in luce la

forza e la persistenza dei gruppi etnici e questo indice alla ricerca di nuove

interpretazioni fino a sostenere che il revival etnico è una conseguenza della

modernizzazione. Diventa una reazione razionale alla risoluzione di

problematiche dovute alla mobilita sociale come quella migratoria; inoltre, la

modernizzazione avrebbe accentuato le differenze etniche, provocando la ricerca

di nuove aggregazioni comunitarie.

Il contributo della sociologia:

- Parsons e la comunità societaria. Esso non vede solo una eliminabile caratteristica

strutturale della modernità, ma trova in essa anche la possibilità di una liberazione

dalle dipendenze ascrittivi e queste differenze promuoverebbero un sistema ricco

di solidarietà garantite da una sfera pubblica che istituzionalizza il pluralismo e

l’individualismo nel contempo. L’analisi parsoniana si concentra sulla

problematica della cittadinanza.

- Smith e la valorizzazione della dimensione etnica. Egli sostiene che alla base delle

nazioni storicamente esistenti vi sono nuclei etnici dai quali deriverebbe la

sopravvivenza delle stesse nazioni.

- Barth riconosce all’identità etnica la funzione di organizzare non solo l’agire

individuale ma anche l’interazione sociale

- Glazer sostiene l’esistenza di un processo di universalizzazione dell’etnicità,

determinato dalle crescenti migrazioni, comunicazioni internazionali, che

facilitano la dispersione etnica e la conoscenza mondiale.

Il revival etnico è la conseguenza di esigenze pubbliche, culturali, economiche e

sociali, esprime la rinascita dei sentimenti etnici e delle rivendicazioni delle

minoranze etniche. La valorizzazione etnica può essere:

- una reazione a cio che viene percepito come un eccesso di dominanza economica,

culturale, politicanti gruppi eurocentrici o anglocentrici, che può stimolare una

solidarietà etnica perduta che torna rilevante;

- una ricerca di senso, ove la modernizzazione tende ad annullare le identità

tradizionali;

- una domanda di appartenenza a una realtà territoriale precisa che può favorire la

nascita di tante piccole patrie ma che tentano di costituirsi anche in altre aree geo-

politiche, anche in Europa;

- i bisogni di sicurezza. Cresce la libertà ma diminuisce la sicurezza, che crea ansia,

la quale si affronta valorizzando le identità collettive come quelle etniche. Ciò

riduce l’ansia ma non risponde adeguatamente allo scopo di sradicare la causa

della sofferenza. Molti gruppi si oppongono alla cultura dominante, ed altri

entrano in conflitto con altri gruppi minoritari, creando scontri, conflitti sociali e

rischi degenerativi. 4

ESSENZIALISTI E DECOSTRUZIONISTI

Il revival etnicoha storie differenti e cause diverse a seconda del contesto a cui si

riferisce: in USA la riscoperta dell’eticità è dovuta agli scarsi risultati ottenuti dalle

politiche di integrazione, che non sarebbero riuscite a includere adeguatamente le

minoranze afro-americane e sud-americane nel sistema socio-economico-culturale.

Di qui la scelta dei gruppi di aggregarsi e d fare pressioni per ottenere i diritti di

cittadinanza e partecipazione sociale. Nasce l’esigenza di rivedere la scuola perché

decisamente eurocentrica e questo tipo di educazione nuocerebbe alla psiche dei

giovani di origine africana, asiatica e latino-americana, che devono prendere

coscienza della loro ancestrale identità. Da qui nascono le due concezioni educative:

- l’essenzialismo, sostiene la necessita di non impoverire il nucleo classico

dell’insegnamento in quanto contiene verità morali e civili valide per ogni tempo e

luogo; la cultura classica è concepita come unica in grado di offrire la verità;

- il decostruzionismo, è indispensabile ridurre lo spazio dedicato alla cultura classica

per introdurre le culture finora escluse, comportando una radicale revisione dei

curricoli e l’abbandono del primato occidentale. Vi è qui l’influenza di M.

Foucault, dove si invita a scorgere ovunque una forma di potere da combattere e di

impossibilita di individuare criteri di valutazione imparziali. essi negano a priori

l’esistenza di risposte ragionevoli alle domande sulla vita umana, e interpretano

ogni evento esclusivamente in termini di dominio politico.

MONOCULTURALISMO, PLURALISMO CULTURALE E MULTICULTURALISMO

E’ necessario distinguere multiculturalismo, monoculturalismo e pluralismo culturale:

- monoculturalismo [RIFIUTO]: si fonda sull’idea che sia necessaria una sola

cultura unificante e omogenea, che circoscrive una società. Si divide in m.

autoritario, ovvero l’imposizione di uno specifico principio culturale (razza, etnia,

religione), che assicura un controllo sulle persone e sui gruppi tramite un unico

potere coercitivo da parte dello stato, e il m. illuminato, si basa sui processi di

omologazione culturale di fiducia sul progresso e della ragione;

- pluralismo culturale [ACCETTAZIONE LIMITATA]: riconosce l’esistenza di

diverse culture in una stessa realtà societaria e separa la sfera pubblica, normata da

leggi comuni, e quella privata, luogo di libera espressione delle differenze,

distinguibile in conflittuale, di contrapposizione tra culture dominanti e dominate,

o consensuale, dove i gruppi hanno mantenuto aspetti della propria tradizione pur

conformandosi ad alcuni modelli condivisi (nasce la formula “americani col

trattino”, tipo italo-americani);

- multiculturalismo [VALORIZZAZIONE]: si fonda sulla rivendicazione e richiesta

di riconoscimento delle differenze culturali, pari dignità delle singole identità,

eguale valore delle diverse culture. Ipotizza una cultura egemone e unificante,

diversa dalla omogeneità culturale postulata dalle altre due prospettive: vi è un m.

temperato, che intende la pari dignità di tutte le culture basandosi su un principio

universale che consenta la comunicazione tra soggetti e gruppi socialmente e

culturalmente diversi. I diritti etnici possono essere introdotti solo a condizione di

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essere conciliabili con la salvaguardia dei diritti fondamentali della persona.

Trovare dunque un equilibrio tra diritti collettivi e individuali e che non deve

pregiudicare l’attuazione degli ultimi; mentre il m. radicale, che rivendica il

riconoscimento di ciascuna cultura e rifiuta la possibilità di selezione e valutazione

in termini valoriali. Contesta il concetto di tolleranza e l’idea di una cultura

comune, esaltando il valore e il diritto alla differenza. può essere definito anche

comunitarismo. Sono ascrivibili sia la prospettiva essenzialista sia quella

comunitaria che condividono una primazia dei diritti etnici. I diritti individuali

sono subordinati a quelli del gruppo etnico.

Cap. 2 POSIZIONI A CONFRONTO

EGUAGLIANZA E DIFFERENZA

Il revival etnico pone la rilevanza della differenza, che costituisce una realtà che gli

individui elaborano e costruiscono, considerando le dimensioni quali la razza, etnia,

ricchezza, prestigio, potere, età, genere, forza fisica, capacita intellettuali. Ogni

società deve quindi affrontare la questione delle differenze che richiedono una

contestualizzazione storica, economica e culturale. Si è storicamente verificato un

processo in cui si sostituiva la differenza con uguaglianza, che ha marginalizzato le

problematiche delle differenze e considerato queste ultime come fonte di pericolo per

il mantenimento dell’imita societaria. Nelle democrazie occidentali si è rafforzato il

concetto di ineguaglianza, che è una nuova modalità di differenza. Soprattutto dopo i

genocidi delle minoranze ebraiche, le differenze sono state rivalutate rispetto

all’ideologia di una cultura omogenea in una stessa società. Anche le discipline

scientifiche mostrano attenzione alla differenza, che va trattata secondo una nuova

modalità e superando ottiche semplificatorie.

I tre fattori che concorrono a comprendere il revival etnico sono:

1. il diffondersi delle differenze

2. la messa in crisi di un modello di omogeneità culturale

3. l’interesse crescente per la diversità.

Si parla di scoperta delle differenze.

Nel corso dei decenni, la questione delle differenze è stata affrontata in modo diverso

a seconda dei diversi contesti e momenti storici. Ad oggi è considerata come qualcosa

di utile e arricchente. L’identico si definisce in relazione al non identico, per cui

apparire uguali fra uguali è possibile solo nella misura in cui ci distinguiamo da

coloro che sono o ci appaiono diseguali (tab. 1, pag. 44). le differenziazioni sono

premesse per la formazione dell’identità individuale e indentata collettiva.

INDIVIDUALISMO E COMUNITARISMO

Dall’antica Grecia il modello ideale di riferimento è sempre stato quello di una polis

costituita da cittadini aventi in comune stessa discendenza, cultura e lingua.

Vi sono due posizioni:

- la tradizione liberale i quali principi sono la libertà di cui deve godere ciascun

individuo; il sostegno e la difesa dei diritti fondamentali ovvero libertà di parola,

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pensiero, coscienza, associazione, a prescindere dall’appartenenza a gruppi sociale

o etnici. I diritti collettivi sono esclusi;

- la posizione socialista, anch’essa mostra scarsa attenzione verso la differenza dei

gruppi etnici, addirittura è ostile ad essi. Il socialismo risente dell’influenza

evoluzionistica in cui le piccole comunità sarebbero destinate a soccombere.

Dunque le piccole nazioni sono destinate ad essere assimilate dalle grandi nazioni.

Si riconosce un ruolo strutturale ai gruppi etnici minoritari, considerati solo per la

loro eventuale capacita di ostacolare o favorire la lotta per la realizzazione del

socialismo. Vi è scarso rilievo per i fattori culturali e la coscienza etnica è

considerata come un ostacolo allo sviluppo della coscienza di classe.

E’ bene considerare lo scontro in atto tra i sostenitori della tesi individualista e quelli

della comunitarista:

- la tesi individualista è ascrivibile alla tradizione liberale che pone l’individuo al

centro trascurando la dimensione collettiva. Si nega che l’interesse di una

comunità sia riconducibile a quello di coloro che vi appartengono, in quanto

l’interesse collettivo deriva solo dall’esigenza di auto-conservazione della

comunità stessa. Per la formazione della personalità individuale si necessita di un

ancoraggio sicuro ad una cultura specifica.

- la tesi comunitarista nasce negli USA per contestare l’immagine di inferiorità

delle minoranze etniche, per le quali vi era il rischio di non sopravvivere nelle

civiltà occidentali. Per reagire a tutto questo si riscopre la comunità come fonte sia

di unita identitaria ma anche sostegno alla singola persona che possiede una natura

sociale. la comunità viene concepita come un insieme di pratiche e modelli di

comportamento e non come valore in sé. Sandel ritiene che il concepire l’individuo

in termini eccessivamente astratti lo rende poi invisibile, pregiudicandogli la

libertà e l’autonomia, che è l’essenza del liberalismo. Secondo lui non si deve

prendere le distanze dai fini della propria comunità in quanto costituiscono la sua

stessa identica personale. Diventa dunque lecito limitare i diritti individuali per

consentire la promozione dei valori della comunità. Per la formazione della

personalità individuale, gli individui diventano tali nella misura in cui riescono a

comportarsi liberamente, non facendo riferimento alle culture etniche che invece

possono limitare lo sviluppo sia individuale che societario. Il comunitarismo è a

sostegno del multiculturalismo, anche attraverso diverse modulata riconducibili

anche al grado di chiusura- apertura del gruppo etnico verso gli altri gruppi

minoritari.

MODELLI DI MULTICULTURALISMO

Il multiculturalismo neo-liberale si propone di conciliare le esigenze poste dalla

conservazione del particolarismo culturale con quelle dell’universalismo, per un

equilibrio tra rispetto della differenza e dei diritti universali.. E’ un’emblematica

espressione del multiculturalismo temperato. Si riveda la distinzione tra m. temperato

e m. radicale. 7

Si individua tre modelli di multiculturalismo:

1. temperato-liberale, PRIMAZIA;

2. radicale-essenzialista, NEGAZIONE;

3. radicale-comunitarista, SUBORDINAZIONE.

…dei diritti individuali rispetto a quelli etnici

Si devono inserire altri due modelli:

- 4. multiculturalismo critico, non si limita a riconoscere l’importanza delle

differenze ma parte da queste per promuovere una maggiore giustizia sociale e

democrazia fondata sull’uguaglianza. La promozione dei diritti etnici non è fine a

sé stessa ma strumentale per una più vasta azione politica che ponga le

contraddizioni della società. Dunque non assimilazione delle minoranze ma

sostegno fino a debellare ogni razzismo. Le accuse sono di essere autoritario e

anti-democratico. Esso è impegnato nel dimostrare la falsità di una immagine di

sistema sociale che facilita la mobilità verticale per tutti in una presunta

eguaglianza tra i gruppi etnici, contestualizzando le ineguaglianze e risaltando

come il potere abbia operato per legittimare le discriminazioni sociali;

- 5. multiculturalismo neo-mercantilista (corporate), trae origine dalla

globalizzazione economica, dalle comunicazioni, informazioni. Le differenze

etniche sono nuova opportunità per la vendita, declinandole in termini di mercato

in cui si enfatizza la diversita, come le grandi multinazionali (Benetton, IBM,

Coca-Cola, CNN).

La cultura diventa un prodotto commerciabile pari a qualsiasi altro bene. Si ha una

centralità economica dove i gruppi etnici si pongono come specifici consumatori, e

questo comporta l’esistenza di una retorica dei diritti etnici.

Questi 5 modi di concepire e promuovere il multiculturalismo evidenziano come la

questione dei diritti etnici possa declinarsi in formule diverse:

1. i diritti etnici sono ammessi se non pregiudicano quelli individuali;

2. la primazia dei diritti etnici arriva a negare quelli individuali;

3. la primazia dei diritti etnici comporta la subordinazione ad essi degli individuali;

4. l’enfasi sui diritti etnici è strumentale alla liberazione dell’essere umano;

5. vi è solo una retorica dei diritti etnici.

I contesti di riferimento:

1. stato nazionale;

2. centralità dei gruppi etnici e comunità;

3. centralità dei gruppi etnici e comunità;

4. stato nazionale;

5. centrale è la dimensione transnazionale.

Relazione pubblico-privato:

1. assegna al gruppo etnico il ruolo di mediatore; 8

2. non contempla l’esistenza di un nucleo culturale comune;

3. non contempla l’esistenza di un nucleo culturale comune;

4. relazione a vantaggio del pubblico;

5. si capovolge il rapporto per la centralità assunta dal mercato, cioè dalla sfera

privata.

Differenze culturali:

1. importanza della dimensione etnica nella costruzione delle personalità

individuali;

2. la specificità etnica è considerata l’unico elemento alla base della formazione

dell’individuo;

3. la specificità etnica è considerata l’unico elemento alla base della formazione

dell’individuo;

4. le differenze etniche riconosciute ed enfatizzate come fenomeni riconducibili

all’asimmetria della distribuzione del potere;

5. le differenze etniche hanno importanza se sono vantaggiose in termini di mercato.

Critiche dei modelli:

1. il liberale classico è accusato di non essere in grado di assicurare l’integrazione

dei gruppi etnici minoritari, di sterilizzare le differenze etniche e di radicalizzare i

conflitti inter-etnici (enfasi sulla politica);

2. il temperato neo-liberale si sforza di trovare un equilibrio tra coesione e

frammentazione, dipende dalla capacita del nucleo centrale monoculturale di

mantenersi egualmente distante, neutrale (enfasi sulla dimensione socio-

culturale);

3. nel multiculturalismo radicale si trova il venir meno della coesione sociale poiché

lo spazio collettivo tende ad essere troppo segmentato con molteplici gruppi tra

loro sempre più differenti e più omogenei al proprio interno (enfasi sulla

dimensione socio-culturale);

4. il m. critico considera solo in modo strumentale le differenze etniche, il suo

interesse è esclusivamente rivolto alla dimensione politica della convivenza

societaria(enfasi sulla politica);

5. il m. neo-mercantilista è accusato di aver superato lo stato-nazione come

rifermento contestuale e la primaria dell’economia sulla politica. E’ accusato di

centralità economica che modifica e strumentalizza gli elementi socio-culturali

(enfasi sulla dimensione economica).

(TAB.pag. 60-61)

LA QUESTIONE DEL RICONOSCIMENTO

La dimensione monoculturale esclude ogni forma di riconoscimento alle minoranze

etniche, come il pluralismo culturale, che si limita alla tolleranza di queste diversità.

Solo nel multiculturalismo si ha il riconoscimento, sia quello radicale (automatico)

sia quello temperato (con riserva). E sempre nel multiculturalismo si pone la

questione dei diritti etno-culturali, che si configurano come diritti collettivi. Si pone

la richiesta di diritti quantitativamente e qualitativamente molto diversi tra loro ma

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher brunasoul di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei sistemi simbolici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Di Nicola Paola.

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