Il corso della vita tra età ed eventi
Radici e filiere
L'approccio del corso di vita è un filone di studi che si è affermato ormai da una trentina d'anni negli Usa e successivamente si è diffuso in Europa. La psicologia dello sviluppo è un'importante "sponda" soprattutto per l'esordio degli studi del corso di vita negli Stati Uniti. Per il corso di vita, la frequentazione interdisciplinare si è spesso configurata come la messa in comune, la costruzione cumulativa e la riorganizzazione concordata di basi di dati cui attingere. Fin dai suoi esordi, l'interesse di una storia è quello di poterla trattare come un fatto sociale formato nel tempo storico, di coorte, di età.
La ricerca multilivello
Il corso di vita è definito come l'insieme dei modelli di vita, graduati per età, incastonati nelle istituzioni sociali e soggetti a mutamento. Il problema a cui il corso di vita cerca di dare risposta è quello di concettualizzare i percorsi biografici come prodotti dell'intersezione delle dinamiche micro (mosse individuali lungo traiettorie normate) e di quelle macro (cambiamenti dei significati socialmente e istituzionalmente attribuiti alle diverse traiettorie).
Prospettiva macro: intende il corso di vita come un'istituzione sociale, cioè come un programma temporale e durevole che si configura attraverso traiettorie socialmente modellate.
Prospettiva micro: il corso di vita è il risultato di un set di azioni individuali che consistono in esperienza accumulata e in scelte tra alternative più o meno ristrette.
Vocazioni e pratiche interdisciplinari
L'obiettivo e la pratica degli studi del corso di vita sono consistiti nell'utilizzo di concetti tratti dalle grammatiche di altre scienze umane. Dalle discipline storiche acquisiscono la sensibilità al carattere contingente e irreversibile degli eventi. Dalla psicologia dello sviluppo derivano l'importanza assegnata allo studio dei processi di adattamento e cambiamento di situazioni vitali nell'arco degli anni adulti, a cui agganciare la verifica del grado di padronanza e riflessività che un soggetto riesce ad acquisire rispetto a ciò che gli accade.
Sviluppo
- I sociologi riferiscono questo termine ad aspettative legate a transizioni sociali.
- Gli psicologi dello sviluppo lo identificano con cambiamenti che indicano aumento di complessità e adeguamento funzionale dentro un ambito specifico.
Modello dello sviluppo come sfida: lo sviluppo risponde alle sfide senza intaccare, anzi potenziando, il paniere di risorse individuali e sociali disponibili. La negatività o positività di un evento non è stabilita dalla natura intrinseca dell'evento, ma dal suo incrocio con capacità e risorse disponibili al momento. I meccanismi con cui un'esperienza pregressa si trasferisce a una successiva non sono del tutto prevedibili e in assoluto.
Età e coorte
Età significa fase della vita, quindi provvisorietà dei ruoli, ma anche appartenenza di coorte, quindi collocazioni involontarie, irreversibili, culturalmente vincolanti, dentro un contesto temporale. La coorte rappresenta un insieme di persone che hanno vissuto un certo evento durante uno stesso periodo di tempo, in modo tale che il tempo trascorso a partire da quell'evento sia per tutti univocamente definibile. La coorte fornisce informazioni sull'insieme di esperienze storiche che i membri che ne fanno parte hanno in comune. Il vincolo dell'appartenenza di coorte localizza nel tempo le determinanti sociali del comportamento. La conoscenza della coorte consente al ricercatore di orientarsi nella ricerca dei vincoli e delle risorse che entrano nel repertorio di esperienze tipiche dei soggetti di una determinata età.
Per molti anni il paradigma demografico si è sviluppato lungo un percorso esclusivamente macro-trasversale, privilegiando così le grandi sintesi, rimuovendo la dimensione individuale di cui quegli scenari erano la proiezione. Gli eventi diventavano le unità macro. La critica e il superamento dell'approccio macro sono avvenuti gradualmente. Con l'approccio longitudinale, gli eventi demografici perdono la loro caratteristica di istantaneità e fissità, per diventare risultati di processi. Nella coorte, ogni tipo di evento viene separato dagli altri, definendo così un processo di popolazione. La coorte ha la stessa collocazione temporale dell'individuo e lo stesso modello di sviluppo degli individui che la costituiscono.
Quando negli anni '70 si afferma per la prima volta un approccio micro, si comincia a pensare in termini di continuità e unitarietà di una biografia. Nasce un tipo di informazione che cerca di seguire i singoli individui nel loro cammino, così che la popolazione diviene un insieme di biografie che si formano nel tempo, si accavallano, si estinguono.
Intersezioni con la sociologia dell'età
La sociologia dell'età contribuisce in maniera determinante alla costruzione di un quadro teorico e di ricerca che va oltre l'apporto dei singoli filoni e delle specifiche prospettive di analisi. Nata come una costola della sociologia dell'età, la sociologia del corso di vita ha acquistato una fisionomia autonoma e una posizione critica.
La sociologia dell'età ha avuto il grande merito di ridefinire il trascorrere del tempo come un attributo del singolo soggetto e anche della società. Matilda Riley ha sistematizzato nel modo più completo la problematica. Il suo modello vede l'età come attributo individuale che segna quanto tempo di vita si è vissuto e in quale fase della vita si è collocati. L'età come attributo delle strutture sociali denota i criteri in base ai quali si collocano le risorse e si stabiliscono le soglie di entrata ed uscita dai diversi ruoli.
Strati di età sono lo stock di popolazione che ha una determinata età in un certo momento. L'età individua l'appartenenza a una classe di età, connotata da specifici doveri e diritti socialmente normati. Attraverso la successione tra coorti, nuovi membri fanno continuamente ingresso in una società, e muovono verso l'alto attraverso gli strati di età. La società cambia e quindi offre o impone significati e risorse diversi ai diversi ruoli d'età, ma le persone che giungono a ricoprire i diversi ruoli sono diverse da quella che le hanno precedute. La stratificazione per età è uno dei pochi processi universali, inevitabili ed irreversibili.
Per identificare le possibili direzioni di cambiamento è utile richiamare due tipi di ideali:
- Il tipo di società a massima differenziazione d'età: ad ogni età sono rigidamente connesse aspettative e risorse di ruoli. Scarsa mobilità, ma maggiore protezione e tutela per specifiche categorie d'età.
- Il tipo di società a massima integrazione: massima flessibilità, con un'offerta e un'aspettativa di ruoli meno rigidamente incernierate sull'appartenenza di età. Maggiore autonomia, ma precarietà e rischio di iniquità.
Età ed effetti della modernizzazione
Un correlato "classico" dell'ipotesi della modernizzazione prevede il declino di influenza e prestigio degli anziani, portatori per eccellenza di valori e capacità del passato. Questa ipotesi sottovaluta l'eterogeneità e la continua ricostruzione del corso di vita da parte delle coorti che si succedono nel tempo. L'invecchiamento non ha un significato univoco, come non lo hanno le altre età. Oggi, la perdita di autonomia degli anziani interviene in una fase sempre più avanzata della vita.
Uno studio condotto sulla condizione anziana in Germania mostra che né l'età vale da sola a determinare la condizione di vita dell'anziano, a qualsiasi classe appartenga, né il benessere economico è sufficiente a contrastare gli effetti di declino e crisi legati all'età. Lo studio fa comunque cadere alcuni pregiudizi che collocano l'anziano alla periferia dell'attività sociale e della vitalità psichica.
Ricerche italiane di 10/20 anni fa indicano che il pensionamento veniva vissuto negativamente dagli uomini, per via della perdita della loro identità centrale, positivamente dalle donne, che poterono così dedicarsi maggiormente a curare la famiglia. L'ipotesi, comunque, è che sia in atto uno stemperarsi delle differenze di genere, soprattutto nei centri urbani.
Le coorti come veicoli di mutamento
Si può dire che c'è mutamento sociale solo quando coorti successive hanno corsi di vita diversi. La vicenda di una coorte è considerata il prodotto di congiungimento dei processi universali di invecchiamento e di processi storicamente e socialmente specifici. Il ricambio demografico fa sì che ogni nuova coorte di nascita sia potenzialmente portatrice di mutamento. Ogni coorte consegna a quelle successive una società mai perfettamente identica nel tempo. Anche nella normalità del cambiamento, i comportamenti messi in atto da una particolare coorte possono delineare scenari di squilibrio tra le diverse classi di età che perdurano nel tempo. Spesso i conflitti tra coorti vengono compensati a livello familiare, dove la compresenza tra diverse coorti acquista la forma di legami di generazione.
La specificità del corso di vita
La specificità del corso di vita sta nel considerare la relazione tra stati di età e tempo in maniera variabile e multidimensionale. Gli eventi e la sequenza degli status vengono esaminati in base a come variano nel tempo e nell'ordine di accadimento, e per come la loro variazione ha conseguenze sulla vita successiva.
Coorti e generazioni
I due termini non sono sinonimi. La coorte è un'adesione oggettiva e irreversibile a un evento che accomuna un gruppo di persone, mentre la generazione presuppone un'autocollocazione culturale. Perché ci sia una generazione, occorre che le esperienze costituiscano un sentire comune per chi le ha vissute.
L'accezione antropologica di generazione si riferisce alla collocazione in un rapporto di discendenza che vede padri, figli, nipoti sullo stesso asse. Esportata negli Stati Uniti, l'analisi del cambiamento dei valori generazionali diventa analisi dei cicli di cambiamento degli orientamenti politici.
Sono stati individuati tre grandi periodi:
- Fino al 1880: i bambini sono le risorse produttive dell'economia familiare; le famiglie fanno scarsi investimenti finanziari e consistenti investimenti in capitale sociale, in reti informali.
- Da allora e fino a metà del secolo successivo, l'interesse della famiglia a investire nel fanciullo è legato a una produttività futura, alimentata dalla scuola e all'assicurazione che le famiglie hanno trasferito molta della loro responsabilità formativa allo Stato. Si accresce l'investimento nel capitale finanziario necessario alla formazione, che garantisce la produttività economica del fanciullo una volta adulto.
- Crescenti investimenti finanziari per sostenere la produzione di capitale umano e decrescenti investimenti in reti sociali. La famiglia cessa di essere al centro dello scambio economico.
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Riassunto esame sociologia della famiglia, docente Borgna, libro consigliato Manuale sociologia, Borgna
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Riassunto esame sociologia generale, prof Borgna, libro consigliato Manuale di sociologia, Gallino
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Riassunto esame Sociologia della conoscenza, prof. Borgna, libro consigliato La scienza in azione, di Latour
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Riassunto esame di Sociologia, Prof Olagnero, libro consigliato Corso di Sociologia, il Mulino