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Riassunto esame sociologia della famiglia, docente Borgna, libro consigliato Manuale sociologia, Borgna

Riassunto per l'esame di sociologia della famiglia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Borgna, Manuale spciologia, Borgna. Gli argomenti trattati sono i seguenti 5 questioni educative, la piramide sociologica familiare, unità di convivenza

Esame di Sociologia della famiglia docente Prof. P. Borgna

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3. Industrializzazione e trasformazioni della famiglia

Si è già detto che la famiglia nucleare come struttura è stata presente per diversi secoli prima

dell’industrializzazione, ma è tuttavia indubbio che grazie all’industrializzazione questo tipo di

convivenza si è diffuso anche in areee e presos ceti che in precedenza erano caratterizzati da

altre strutture famigliari. L’industrializzazione è un fenomeno complesso che include sia il

sistema di fabbrica con il lavoro salariato,sia processi di urbanizzazione e innovazioni

tecnologiche, sia fenomeni demografici come la migrazione dalla campagna alla città, che

nuove forme di divisione del lavoro. Con l’industrializzazione cambia la composizione della

popolazione e la sua distribuzione tra città e campagna: gli strati rurali si inurbano e divengono

proletari urbani (classe operaia), aumantano i casi di economia famigliare mista con alcuni

membri che vanno in fabbrica o se donne anche a servizio domestico o nei negozi della città,

mentre altri rimangono in campagna.

La creazione di un nuovo mercato del lavoro favorisce la stabilizzazione e l’allargamento

della famiglia, consentendo ai figli di rimanere più a lungo in famiglia senza emigrare,

contribuendo con il proprio salario alle finanze famigliari, e favorendo un uso strategico della

parentela ai fini non solo di inserimento nel mercato del lavoro, ma anche di accogliemento,

abitazione, messa in comune di risorse.

4 Fenomeni che accompagnarono l’industrializzazione in Eu e che segnano l’organizzazione

familiare:

1. Diffusione dell’economia familiare salariata: tutti sono chiamati a contribuire alla borsa

comune. Sono prevalentemente i machi adulti e giovani di ambo i sessi a divenire

lavratori nelle fabbriche, mentre bambini, donne con carichi familiari e vecchi si

occupano per lo + del lavoro agricolo, del alvoro a domicilio e dei servizi informali come

ad es preparazione dei pasti, confezionamento dei vestiti. Emerge la necessità di uno

spazio domestico non mescolato allo spazio del lavoro. Questo spazio nelle classi delle

famiglie lavoratricipotrà svilupparsi solo con l’aumento dei redditi e dei consumi.

Emergono necessità di cura per i bambini, che non possono essere accuditi sul luogo

di lavoro Si delinea una divisione dei compiti e degli spazi per uomini e donne: i primi

fuori dalla famiglia, le seconde dentro, nascoste. La maternità infatti colloca le donne

fuori dai luoghi di lavoro + moderni. L’operaia di fabrica era infatti per lo + una giovane

non sposata, le donne adulte sposate si trovano per lo più nell’economia informale.

L’industrializzazione crea l’operaio e la casalinga.

2. Cambiano i rapporti tra le generazioni nella famiglia: L’accesso a un salario individuale

favorisce fenomeni di individuazione e separazione, ma la solidarietà economica

familiare rimane forte. Perciò accanto ad esmepi che si allontanano dalle famiglie, ve ne

sn altri di figli e figlie che mandano tutto o parte del proprio salario a casa anche

quando nn vi abitano. La riduzione del controllo delle famiglie e della comunità sui

giovani favorì anche le unioni libere e le nascite di figli illegittimi.

3. La prima transizione demografica che porta il passaggio da un alto tasso di

mortalità e fecondità tipico delle società preindustriali alla situazione attuale,

caratterizzata da una bassa mortalità e da una bassa fecondità. Una fase intermedia

vide l’abbassamento della mortalità dovuto a migliroamenti nelle condizioni iginiche e di

salute e un innalzamento della fecondità dovuto a un aumento dei tassi di matrimonio

che avvenivano anche in + giovane età. Infatti la possibilità di procurarsi un reddito rese

+ accessibile il matrimonio e mettere su casa a strati sociali che prima ne erano esclusi.

4. Strutture familiare nelle società contemporanee

4.1 Problemi di definizione e rilevazione

Coresidenzialità e bilancio comune tendono oggi a coincidere, così che i confini della famiglia

sembrano più chiari nella società contemporanea che nel passato. Le cose non sono così

semplici, l’unità del bilancio interno non esclude scambi e integrazioni con l’esterno, la stessa

unità del bilancio non è fenomeno autoevidente e omogeneo per tutte le famiglie e gli stessi

confini della convivenza nn sn sempre statici e chiaramente individuati.

I dati di tipo macro dei censimenti delle grandi indagini nazionali rischiano di far perdere la

concretezza e specificità delle singole famiglie e delle diverse realtà locali, infatti la famiglia

che emerge è quella delle medie tra tendenze e vicende molto diversificate.

La tipologia delle famiglie usata dall’ISTAT fino al censimento del 1981:

1. Uni personali

2. Coppie senza figli

3. Coppie o singoli con figli

4. Estese (includono le estese e le multiple di Laslett)

Per definire l’unità di convivenza famigliare si rimandava alla definizione anagrafica ampia e

flessibile, secondo cui i caratteri della famiglia sono:

a) La relazione di parentela o affinità o affettività tra più persone

b) La coabitazione

c) L’unicità del bilancio (quest’ultimo requisito è scomparso dagli anni 80, quando l’anagrafe ha

eliminato il requisito del bilancio come identificante una famiglia).

Le Definizione di famiglia usate dagli organi di rilevazione sono variate nel tempo. Le definizioni

variano anche in base ai contesti e allo spazio:si può avere ad esempio il caso della Danimarca

che circoscrive la famiglia al nucleo coniugale con gli eventuali figli conviventi non sposati,

oppure il caso di alcune indagini tedesche che sostengono che un individuo può far parte di +

unità famigliari nella misura in cui condivide con esse qualche risorsa economica,

indipendemente dal criterio di coresidenzialità; mentre in Italia il figlio convivente non sposato

viene considerato dal punto di vista anagrafico (ma nn sempre da quello fiscale) cm facente

parte del nucleo famigliare d’origine a prescindere dalla sua età,in altri paesi i figli di 25 anni e

+ sn esclusi e quindi se conviventi costituirebbero il caso di un membro isolato aggregato a un

nucleo famigliare.

1987 l’ONU ha proposto una definizione di famiglia a fini statistici, adottata dall’EUROSTAT ma

non da tutti i paesi, complicando così le analisi comparative:

La famiglia dovrebbe essere definita nel senso stretto di nucleo famigliare, cioè le persone

entro un aggregato domestico che sono tra loro legate come moglie e marito, o genitore e

figlio/i (di sangue o adozione) celibe o nubile.

E’ la natura complessa delle relazioni familiari e delle dimensioni in esse coinvolte che rende

così difficile tracciare confini netti ed esclusivi. Per questo alcuni sostengono che le definizioni

possono essere solo di tipo operativo, legate ai problemi di indagine che ci si pone di vota in

volta.

4.2 La varietà delle strutture familiari contemporanee

Dal secondo dopoguerra a oggi vi è stato un accumulo e un intreccio di fenomeni e tendenze

diversi. Si è assistito a un aumento del n° delle famiglie superiore all’aumento della

popolazione, a una riduzione dell’ampiezza delle famiglie e a una diversa distribuzione

percentuale dei vari tipi di struttura familiare, a favore di quella coniugale - nucleare, uni

personale, monogenitore e a sfavore di quella estesa e multipla.

4.2.1 I fattori della diversificazione e del dinamismo delle strutture familiari

L’aumento del numero delle famiglie nn è + dovuto alla maggiore accessibilità al matrimonio. I

tassi di nuzialità infatti si sn prima stabilizzati e poi sn diminuiti. L’aumento delle famiglie è

stato maggiore dell’incremento della popolazione. Conferma la tendenza verso la

nuclearizzazione della famiglia. Inoltre l’aumento della durata di vita fa si che ci siano più

coppie di anziani e + singoli (+ singole) anziani che vivono soli dopo che gli eventuali figli si sn

formati una famiglia e dopo che il coniuge è deceduto, come è indicato nell’aumento della

percentuale delle famiglie unipersonali.

La riduzione delle nascite rende + evidente lo squilibrio tra incremento della popolazione e

incremento delle famiglie. Il modello di famiglia coniugale neolocale è condiviso sia tra le

coppie giovani che preferiscono metter su casa per conto proprio, sia tra gli anziani che

preferiscono avere una casa propria anche se vicina ai figli.

L’invecchiamento della popolazione e l’aumento dell’instabilità coniugale producono in alcuni

casi una ripresa delle famiglie estese non più nella forma della coppia giovane che va a vivere

con i genitori di uno dei due, ma della coppia con figli che accoglie in casa un genitore vedovo,

o della coppia o genitore vedovo che riaccoglie in casa un figlio o una figlia che ha terminato il

proprio matrimonio (si parla in questi casi di ricoabitazione).

C’è una trasformazione del ciclo di vita sia individuale che famigliare e una combinazioni di

fenomeni demografici (invecchiamento della popolazione) e mutamento nei comportamenti

(instabilità coniugale).

4.2.2 La famiglia nucleare coniugale: una fase della vita familiare sempre più

ridotta?

In tutti i paesi sviluppati le indagini statistiche segnalano una costante diminuzione della quota

delle famiglie coniugali nucleari, specie di quelle con figli. La coppia coniugata rappresenta una

fase della vicenda familiare, ma nell’Europa a 25, meno del 50% delle famiglie in un dato

momento contiene figli.

Emerge la diminuzione delle famiglie estese e multiple e l’aumento dei solitari.

4.2.3 Strutture familiari e corsi di vita individuali

Al variare dei modi di formazione della famiglia corrisponde una modificazione del tipo di

famiglia in cui ci si trova a seconda dell’età e fase della vita. In Italia ad es dagli anni 90 è

aumentata la quota di figli 25-34 che vivono ancora coi genitori, ed diminuita la percentuale di

coloro che sn già genitori. Si tratta di un fenomeno che accomuna l’esperienza italiana a quella

degli altri paesi mediterranei, ma la distingue da quella dei paesi del centro e nord europa.

Tendenza che si è verificata in tutti i paesi europei, in connessione con l’aumento della scolarità

che con le difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro, e con l’aumento nell’età al matrimonio.

I paesi mediterranei hanno tassi di permanenza più elevati e lunghi la metà o più dei 25-29

enni viveva ancora con i genitori senza essere sposato a metà degli anni 90 e ciò vale di più

per gli uomini che per le donne infatti ancora oggi le donne si sposano in età più giovane

rispetto agli uomini, e motivazioni diverse per uscire: qui coincide con il matrimonio, negli latri

è per vivere soli, convivere in coppia o vivere con gli amici.

Queste lunghe convivenze nascondono però spesso fenomeni più complessi: ci sn persone

giovani che mantengono la propria residenza presso la casa dei genitori, ma vivono

stabilmente altrove, altre che passano periodi + o – lunghi in altre città (studenti pendolari,

lavoratori pendolari).

Tra le persone sole gli anziani rappresentano uno quota consistente,si tratta per lo + di donne

vedove, invece nelle età centrali e giovanili sono + presenti gli uomini perché i modelli culturali

sostengono maggiormente l’uscita di casa non per matrimonio dei maschi piuttosto che delle

femmine e perché in caso di separazione se ci sn figli essi vengono affidati più spesso alla

madre, mentre il padre si ritrova da solo, sia perché i processi migratori coinvolgono di + gli

uomini.

4.2.4 Le nuove famiglie

Il termine nuove famiglie serve sia ad indicare nuovi modi di far famiglia dal punto di vista delle

regole e dei valori (convivenze senza sposarsi, convivenze omosessuali, risposarsi dopo il

divorzio), sia l’emergere di nuove fasi nel ciclo di vita o il divenire + comune di fasi della vita

meno diffuse. L’aumento delle famiglie unipersonali ad es in Italia è solo in parte la

conseguenza di scelte intenzionali, ci può essere l’uscita dalla famiglia di origine prima di

mettersi in coppia, o l’uscita da un matrimonio o da una convivenza di coppia. Nella maggior

parte dei casi è la conseguenza dell’invecchiamento della popolazione e della possibilità di

rimanere vedovi.

Le famiglie con un solo genitore erano molto elevate nel passato a causa della

elevata mortalità in tutte le età, ma oggi sn più spesso frutto di scelte intenzionali e

lo stesso avviene per le coppie non coniugate.

Le famiglie monogenitore sono in crescita in tutti i paesi sviluppati, cause diverse:

vedovanza (più nel passato), procreazione al di fuori del matrimonio, instabilità coniugale (più

oggi). Sono diminuiti i genitori soli specie con figli minori a causa di una vedovanza.

In relazione all’aumento dell’instabilità coniugale c’è stato un mutamento nei criteri per

l’affidamento dei figli: nn + basato sull’accertamento dell’eventuale copevole della

separazione, o di chi tra i genitori ha + mezzi, ma sul milgiore interesse del figlio e quindi sul

genitore + adatto. Ciò di fatto ha portato ad una maggiornaza di affidamenti alla madre,

ritenuta più adatta ai compiti genitoriali, specialemente in caso di figli piccoli. La famiglia

monogenitore in questi casi può nascondere sia l’interruzione dei rapporti con il genitore nn +

convivente, incontri quindicinali o mensili, o rapporti intensi con coinvolgimento nella vita

quotidiana. Il caso dei rapporti quindicinali è forse il +diffuso, ma ci sn anche casi di presenza

di forte continuità nei rapporti anche dopo l’interruzione della convivenza. In questi casi i

confini di famiglia non sn netti e ciò viene riconosciuto anche dalla normativa relativa al

pagamento degli alimenti e della responsabilità genitoriale aldilà della convivenza.

Un altro problema di confine si ha nelle famiglie ricostituite o ricomposte quando almeno

uno dei due coniugi proviene da un matrimonio precedente. Oggi, come nel aso della fmaiglie

monogenitore sono la separazione o il divorzio, piuttosto che la vedovanza a rendere di nuovo

disponibili per un nuovo matrimonio. Se ci sono figli dal rapporto precedente la coppia

genitoriale e la coppia parentale non coincidono e anzi costituiscono due diversi nuclei, ma se

l’altro genitore è ancora in vita e mantiene rapporti con i figli essi transitano tra le due famiglie.

Se entrambi i coniugi hanno figli da un rapporto precedente e/o hanno figli insieme ci sono

complicazioni ulteriori:possono convivere sotto lo stesso tetto,o transitarvi per periodi + o –

lunghi. In tutti i casi problema di confini; sono permeabili e complessi.

Anche oggi una famiglia può mutare la propria struttura lungo il ciclo di vita a seconda delle

entrate e delle uscite:nonni che cessano di far famiglia per entrare nella famiglia dei figli, madri

e padri che escono da una convivenza ed entrano in un’altra di conseguenza figli che

attraversano più strutture famigliari (da quella nucleare dei loro genitori, a quella

monogenitoriale, a quella ricostituita).

Una forma che presenta specificità dal punto di vista della legittimazione è la Convivenza

more uxorio dove la coppia non è legittimata dal matrimonio, ma dalla scelta di viviere

insieme. Il suo statuto di famiglia è controverso, specie quando ci sn figli. Si distinguono:

Convivenze eterosessuali e omosessuali :nelle prime è l’assenza di matrimonio a motivare

scarsa legittimità e sono state le prime ad essere riconosciute dalle unioni civili.

Le seconde è il tipo di sessualità che contrasta con ogni idea di famiglia in quanto non

potenzialmente generativa. Problemi culturali e valoriali rispetto alle convivenze etero e

omosessuali sn stati sollevati in quasi tutti i paesi sviluppati.

Ci sono difformità normative: in Italia una convivenza etero/omosessuale è una famiglia dal

punto di vista anagrafico, ma non lo è per il codice civile, per il diritto ereditario o sistema

pensionistico.

Per quanto riguarda le convivenze eterosessuali le + studiate sono le convivenze

giovanili o prematrimanionali e convivenze tra adulti. Nei paesi occidentali sn +

numerose le prime e in molti paesi esse costituiscono il primo modo in cui una coppia va a

vivere insieme. Solo nei paesi scandinavi le convivenze tra adulti sono consistenti,

configurando un vero e proprio modello di famiglia alternativa, in questi paesi troviamo anche

la maggior percentuale di convivenze con figli.In Italia sono esigue ma in aumento. Fino a tutti

gli anni 80 si tratta spesso di convivenze di necessità in cui uno o entrambi i partner sono in

attesa di divorzio per potersi risposare o non intendono risposarsi perché vedovi o separati con

figli.

Si parladi nuove famiglie anche in relazione alle famiglie di migranti o famiglie miste, in cui

uno dei coniugi è straniero, rendono visibili modi diversi di intendere la famiglia e i rapporti

inerenti. I migranti in realtà vivono per periodi + o- lunghi in famiglie in cui i rapporti di coppia

e generazionali sn spezzati dalla migrazione e in cui si costruiscono nei luoghi di arrivo

convivenze basate sulla parentela o su una origine territoriale comune per condividere spese e

darsi sostegno, o si diventa membri aggregati di altre famiglie presso cui si lavora, o ancora dei

solitari. In Italia sia le famiglie straniere che quelle miste sono più diffuse nelle regioni

settentrionali. Nelle miste il coniuge straniero è più spesso la moglie (77% del tot matrimoni

stranieri).

Un altro caso è la Comune che negli anni ’70 sembrava dovesse prefigurare il nuovo modello

del futuro, rapporto dove non ci sono rapporti di sesso né di generazione e si distingue dalla

semplice condivisione di uno spazio abitativo e di un progetto di vita comune. Continua ad

essere un fenomeno diffuso, anche se minoritario in Danimarca e Olanda specie in alcune fasi

del ciclo di vita: per i giovani in coppia o meno che non intendono ancora metter su casa per

conto proprio, per giovani genitori (di solito nn + di due coppie)che condividono la cura dei

figli,per anziani che affrontano così il problema della solitudine.

Un altro dibattito è relativo al riconoscimento di forme famigliari basate sul mutuo aiuto:

giovani che si mettono insieme per condividere le spese,anziani che fanno lo stesso. E’

successo in Italia e soprattutto in Francia con l’introduzione del PACS originariamente pensato

per riconoscere le coppie omosessuali è stato poi allargato a tutti i rapporti che intendono

dichiararsi e impegnarsi come solidali.

Ci sono sempre nuove forma di aggregazione che reclamano il riconoscimento di famiglia

facendo valere uno dei sui aspetti tradizionali: la solidarietà tra conviventi e l’impegno

reciproco. Quindi variabilità e diversa permeabilità dei confini della famiglia intesa come vivere

sotto lo stesso tetto e un’eterogeneità dei modi di fare famiglia che caratterizza il panorama

mondiale.

CAPITOLO 2 - FAMIGLIA NELLA PARENTELA

La famiglia è un'istituzione dinamica con confini interni ed esterni, spazi e relazioni interne ed

esterne che si ridisegnano continuamente, il suo studio è stato affrontato soprattutto da

antropologi, solo in seguito da sociologi.

Oggi si ha una progressiva perdita di rilevanza della parentela che ha fatto pensare ad una

restrizione dello spazio affettivo ai soli parenti stretti. Da questo punto di vista sembrava

concluso il processo della“legge di contrazione” di Durkheim che affermava che si sarebbe

passati da una famiglia originata dalla parentela a una originata da 2individui, in questo modo

la stessa parentela nasce da questo legame e non gli pre-esiste. La parentela costituirebbe

relazioni deboli e marginali rispetto alla + forte struttura famiglaire coniugale. Esistono

variazioni culturali e locali relative all’importanza riconosciuta alla parentela.

ELEMENTI DI ANTROPOLOGIA DELLA PARENTELA

1.1 Strutture di parentela e strutture di genere

Lèvi-Strauss: perché ci sia una nuova famiglia occorre che altre due rinuncino a un loro

componente.

La parentela designa il rapporto che deriva da una comune discendenza o genealogia, ingloba

sia i consanguinei che gli affini cioè coloro con i quali si entra in rapporto tramite il matrimonio

(vincolo bicefalo). La parentela è costituita dall’incrocio tra questi due vincoli biologici (di

sangue) e sociali (di alleanza e di affinità). I membri provenendo nn sl da due famiglie, ma da

due prentele danno luogo a nuove costellazioni di parentela: dando ad es un genero/ nuora ai

propri genitori.

Una prima differenziazione della rilevanza dei legami di sangue ha a che fare con

l’appartenenza di sesso.

1. Ad es in Cina era proibito sposarsi con qualcuno entro la linea diretta maschile,mentre la

proibizione si estendeva fino al 5grado di parentela per coloro che erano imparentati per

via femminile. Caso esemplare proprio del tabù dell’incesto.

2. RELAZIONE AGNATICA: rapporto parentale che ha il sesso maschile come elemento

strutturante, la filiazione si dice patrilineare. (parentela definita come lignaggio o clan)

3. RELAZIONE UTERINA: rapporto parentale che ha il sesso femminile come elemento

strutturante, la filiazione si dice matrilineare. (parentela definita come lignaggio o clan)

4. Quando entrambi i sessi concorrono alla definizione della parentela la filiazione è

bilineare.

La struttura sociale di genere è un principio sociale ordinativo fondamentale.

Ad es anche nell’occidente si rietiene che la famiglia è comunque ancora legata al cognome del

padre. La famiglia intesa come sistema di discendenza finisce perché nessuno porta + quel

cognome, trasmissibile solo per linea maschile.

5. PARENTELA INDIFFERENZIATA o COGNATICA: ciascun discendete di un particolare

individuo fa parte dello stesso gruppo di parentela e può ereditare da qualsiasi dei suoi

ascendenti. Modello che prevale anche se mai in forma pura nelle società sviluppate

contemporanee.

Vi è differenza tra consanguineità dove un parente consanguineo è definito come tale da una

società data (l’adozione è un caso classico e diffuso di un’attribuzione sociale della

consanguineità e dei rapporti di parentela,anche nelle sue conseguenze sul tabù dell’incesto) e

legame di sangue genetico.

1.2 Parentela come struttura e linguaggio sociale

La parentela è anzitutto un vocabolario sociale (ed anche il primo appreso dai bambini) tramite

il quale sono definiti spazi e flussi di relazioni, confini tra gruppi sia nel senso di separazioni che

di possibili alleanze e ciascun individuo è collocato all'interno di questi.

Esistono 5 tipi di terminologie della parentela.

Il nostro sistema e quello + diffuso in Occidente è quello di TIPO ESKIMO/COGNATICO: nessuno

dei due sessi prevale nel definire la parentela.Noi distinguiamo infatti tra fratelli/sorelle e

cugini/e, ma in questi ultimi usiamo lo stesso termine per definire sia i cugini materni che quelli

paterni. La terminologia di tipo eskimo mette in evidenza il ruolo centrale della famiglia

nucleare,situata al centro di un vasto gruppo di parenti di tipo cognatico. Nella lingua italiana

abbiamo due parole distinte per designare i genitori e i parenti, mentre questo non è vero ad

esempio in francese che usa parents per entrambi i casi. Nella nostra cultura ad es i membri di

una generazione si chiamano l’un l’altro con il nome proprio e nn con il termine di parentela (ci

si rivolge alla propria sorella o cugina con il nome proprio, non cn la sua collocazione

parentale), mentre ai genitori e ai nonni ci si rivolge cn il termine della parentela, magari

specificato dal nome proprio quando + di una persona può occupare quella posizione (ad es nel

caso dei nonni o degli zii) si denota così un'asimmetria di rapporti. Una delle asimmetrie

riguarda l’uso e la trasmissione dei cognomi. Il cognome ha molta importanza poiché fornisce

all’individuo e al gruppo familiare una identificazione sociale chiara e fissa. Fu per prima

l'aristocrazia tra il IX e il XIV ad utilizzare un sistema cognominale, che poi venne imposto a

tutti gli strati sociali.

1.3 Lignaggi e parentele nella società tradizionale

LIGNAGGIO:complesso di persone che derivano dalla stessa stirpe.

Segalen: “tramite il lignaggio il gruppo domestico si trova collegato ai suoi predecessori e

successori, e tramite la parentela all'insieme dei parenti con i quali si persegue tutto ciò che fa

la trama della vita sociale: amicizie o odi.”

La parentela appare quindi un'articolazione fondamentale della vita sociale, una rete di scambi

e sostegni reciproci oltre che di conflitti e odi che collega generazioni. Essa dura aldilà di un

nucleo famigliare, le donne non solo attraversano le linee di parentela con il matrimonio, ma sn

loro a mantenere i rapporti. Molte ricerche hanno dimostrato come la parentela sia una grossa

risorsa di aiuto a situazioni disagiate (vedove, orfani, emigrazioni), ad es lasciare il paese e la

propria famiglia era + facile se lo si faceva cn parenti o se si potevano trovare parenti sul luogo

di arrivo che dovevano fornire un alloggio e aiutare a trovare lavoro,dunque non era solo un

vincolo. Nelle emigrazioni la presenza di parenti dava protezione e controllo per i familiari che

rimanevano in paese. La storia italiana in quanto anche storia di emigrazione è piena di esempi

della persistenza dei legami di parentela anche in presenza di distanze e di difficoltà di

comunicazione. La parentela aveva dunque una doppia veste di risorsa e di controllo.

Nello scambio matrimoniale la donna è un tramite simbolico non più solo tra parentele ma tra

comunità. Reher ha segnalato come il forte inserimento in una rete parentale della coppia

coniugale sia una costante nella storia della famiglia nei paesi meridionali.

2. LA PARENTELA NELLA SOCIETA' URBANA CONTEMPORANEA

2.1 Dalla invisibilità alla “scoperta” della parentela

L’industrailizzazione è stata ritenuta a lungo la causa del diffondersi del tipo di gruppo

coniugale nucleare, ma è anche stata ritenuta la causa della progressiva perdita di forza della

parentale. Questa lettura aveva nela teoria di Parsons e nella teoria funzionalista la propira

versione più lucida. Con l'industrializzazione, l'universalismo della ragione e della democrazia, i

legami di parentela venivano letti come residuali, come appannaggio di ceti e regioni meno

evolute. I legami parentali sono definiti così disfunzionali rispetto al progresso economico e

immorali rispetto all'autonomia individuale : fenomeno del “familismo amorale”.

Ricerche sulle comunità operaie 1960/1973 mostranola vita quotidiana segnata da attività e

rapporti di lavoro. Il lavoro remunerato scandisce presenze e assenze, ma segna anche una

continuità generazionale e una relazione di parentela, infatti sono i parenti, quando nn i padri,

che spesso trovano lavoro ai figli; e i figli maschi e i padri sitrovano spesso dopo il lavoro al

pub, al sindacato, in un mondo di uomini che è anche un mondo di famigliari. Attività esterne e

lavoro remunerato non erano in comparti stagni, bensì vigeva una cooperazione che collegava

tutti gli ambiti (es: aiuti nelle riparazioni; segnalazioni di posti lavoro, pub come ritrovo). E’

soprattutto nei rapporti tra donne e tra donne e uomini entro la rete parentale che c’èun fitto

scambio di lavori: dal farsi la spesa, all’accudire i bambini, al fare faccende in casa del padre o

del suocero. Queste ricerche sembravano individuare dei residui di tradizionalismo che si

riteneva che non facevano più parte dell’esperienza dei ceti + moderni.

La libera circolazione e mobilità degli individui esige da un lato che ciascun maschio metta su

casa per conto proprio, dall’altro che il capofamiglia maschio definisca lo status familiare.

Questa teoria (riguardo ai legami di parentela) a partire dagli anni 60 ha cominciato ad essere

messa in discussione grazie alle ricerche storiche che indicavano la rete parentale come risorsa

economica-sociale. Infatti a fronte della teoria che mostrava la famiglia nucleare come priva di

significativi rapporti parentali, c’erano le testimonianze ad es dei grandi borghesi che si

mostravano creatori di veri e propri lignaggi costruiti attraverso strategie di alleanza

matrimoniali.

Anche l’invecchiamento della popolazione con il conseguente allungamento delle relazioni e

della compresenza tra le generazioni ha sollecitato una maggiore attenzione agli scambi e ai

rapporti intergenerazionali.

2.2 La parentela come rete sociale flessibile

Le ricerche sui rapporti di parentela nella famiglia contemporanea mostrano una famiglia

nucleare che vive in una fitta rete di rapporti e scambi tra parenti. Il termine rete indica un

intrecciarsi di rapporti e scambi, ma anche un’attività di sostegno o di protezione. I rapporti

parentali sembrano avere gradi di libertà e di flessibilità maggiori di un tempo.

La parentela consente flessibilità dei rapporti e gradi di libertà più ampi, non è il numero di

parenti con cui si è in rapporto che fa la differenza con la famiglia tradizionale, ma la legittimità

della scelta del con chi intrattenere rapporti.

Naturalmente chi è poco esposto a questa rete o la ha scarsa e poco articolata è più soggetto a

rischi di povertà connessi alla disoccupazione o alla vedovanza, o alla mancanza di cure e

assistenza se si trova in malattia o si trova in altre circostanze che richiederebbero aiuto.

Anni '90 nasce la differenza tra rimanere in contatto e sostenersi all'interno della parentela.

Anche se certi tipi di sostegno (ad es fornire cura) richiedono contatti faccia faccia non è così

per tutti i tipi di sostegno (ad es nn per quello economico). Per quanto riguarda i contatti nei

paesi sviluppati rimangono frequenti tra i parenti stretti (italiani al primo posto per le visite a

genitori e fratelli, i + distaccati apparivano essere gli statunitensi e gli australiani.

La FAMIGLIA MEDITERRANEA è ancora caratterizzata dall'essere inserita in una rete fitta di

rapporti di parentela. Ricerche hanno dimostrato la notevole consitenza degli scambi entro la

parentela in tutti i paesi europei.

Hanno segnalato che in particolare nelle società sviluppate in cui gli anziani hanno di solito un

reddito adeguato il flusso degli aiuti economici va dalle famiglie più anziane a quelle più

giovani, mentre il flusso degli aiuti in termini di prestazioni di cura e di sostegno nell’attività

quotidiana va dalla generazione di mezzo sia verso quella più anziana che verso quella più

giovane.

Sono stati analizzati i tipi di aiuto che fluiscono nella rete parentale:

Ad es nelle famiglie di ceto medio: il flusso sembrerebbe essere quasi esclusivamente

unidirezionale con le famiglie d'origine in funzione attiva donatrice e che in cambio ricevono un

sostegno prevalentemente di tipo affettivo. Si va dall’aiuto per trovare lavoro, all’aiuto

finanziario per acquistare casa,mobili,auto,per integrare uno stipendio agli inizi della

carriera,ad aiuti sotto forma di regali di oggetti utili e di servizi (ad es ospitalità per le

vacenze,cura dei bambini). Lo scambio di servizi ad es sotto forma di aiuto nel lavoro

domestico, di aiuto nella cura dei bambini sarebbe prevalente nella rete parentale dei ceti

meno abbienti in quanto non hanno capitale da redistribuire e hanno minori risorse.

Pitrou sottolinea che la possibilità di ricorrere alla rete parentale è una forma di assicurazione

ed è una risorsa nella gestione della vita quotidiana (quando si hanno bambini piccoli o si è

anziani non autosufficienti). Può essere però causa di stress a livello non solo emotivo e

psichico, ma anche a livello economico e di gestione del tempo.

Il flusso tra generazione anziana e giovane tende a far permanere le diseguaglianze

sociali,nella misura in cui nei ceti + abbienti vi sn sia maggiori risorse finanziarie da distribuire

ma anche maggiore capitale sociale.

Gli studi mostrano che la rilevanza delle reti di sostegno persiste, ma la gestione quotidiana

non può fare conto in modo esclusivo sulla presenza della parentela per motivi di lontananza

geografica, di impegni di lavoro ecc...che ora è integrata dal welfare. Inoltre emerge che il

sentimento di obbligazione parentale si crea a prescindere dall'affettività e che i sentimenti

affettivi variano da una persona all’altra all’interno della rete parentale. Le indagini inoltre

segnalano la persistenza della vicinanza residenziale delle famiglie di genitori e figli.

In italia i contatti tra genitori e figli sn molto frequenti sia faccia a faccia che telefonici, e alcune

famiglie alla domenica pranzano abitualmente con i parenti. Alla rilevanza della parentela si è

affiancata la costruzione di reti sociali significative esterne (ad es amici), ma la maggior parte

degli aiuti gratuiti come denaro, capitale, e cura dei figli è fornita dai parenti più stretti.

I genitori sn una risorsa cruciale anche per quanto rig la casa, per le giovani coppie l’aiuto delle

famiglie di origine, sotto forma di prestito di denaro per l’acquisto è una risorsa indispensabile.

Sempre in Italia i nonni e in particolare le nonne sn una risorsa importante per la cura dei

bambini quando la madre lavora.

2.3 L'affettività come codice degli scambi parentali contemporanei

Esistono dinamiche di sostegno, ma non bisogna sottovalutare i rapporti affettivi, lungo il ciclo

di vita ci sono distacchi e ritorni, i tratti di doverosità sociale si sono affievoliti, anche anche i

parenti come rapporto vengono in qualche modo scelti.

L'affettività è un valore così forte che cela gli aspetti strumentali della parentela a livello

pratico, Segalen dice infatti che i genitori sono sempre più dipendenti dall'affetto dei figli, il

rapporto genitori/figli sposati è nuovo e dovuto all'aumento della durata media della vita e ciò

vale a maggior ragione per il rapporto nonni-nipoti.

L’articolazione dei rapporti di parentela nel ciclo di vita vale anche al di fuori del rapporto

generazionale diretto. I cugini che inizialmente fondano il nucleo dei piccoli condizionano molto

i rapporti tra genitori, come zii e zie mediati sia da rapporti tra adulti, che da rapporti appunto

tra cugini, possono assumere rilevanza.

3. LE STRUTTURE DI GENERE DELLA PARENTELA CONTEMPORANEA

Le ricerche segnalano anche la perdurante importanza delle strutture di genere, cioè delle

diverse posizioni che i due sessi occupano entro la parentela. Le donne sembrano collocate al

centro degli scambi con compito di mediatrici, comunicatrici, promotrici di relazioni, infatti

anche nei modelli eskimo permane una patrilinearità simbolica dal punto di vista del cognome,

anche se le donne sono centrali sulla scena dei rapporti di parentela. La forte prevalenza delle

donne sulla scena dei rapporti di parentela contemporanei è stata interpretata come

matrifocalità e matrilateralità nelle solidarietà parentale occidentale.

Sia nelle situazioni matrilineari, che in quelle patrilineari, che in quelle dove nn vi è privilegio di

una linea o l’altra sn appunto le donne a farsi carico dei rapporti, a costruirli e mantenerli nelle

quotidianeità.

Da tutte le ricerche emerge il ruolo femminile di attivazione e mantenimento della rete

parentale. E’ nella casa della madre-nonna che continuano a incontrarsi le famiglie,i riti

familiari continuano (si pensi alle celebrazioni delle festività annuali). Al punto che quando la

madre non c'è più è più facile che le grandi riunioni cessino o che continuino nella casa di una

figlia che per così dire ne prende il posto. È anzitutto nel legame con la madre che viene

espressa anche dagli uomini l'affettività e continuità familiare. Anche molti degli aiuti che

fluiscono coinvolgono innanzitutto le donne come donanti e riceventi. Questo vale soprattutto

per i servizi che costituiscono la quota maggiore degli scambi entro la rete parentale.

Gli uomini possono funzionare come mediatori, sostenitori rispetto al mercato del lavoro,

possono fornire sostegno finanziario e possono fornire anche servizi particolari come la

riparazione dell'automobile di un elettrodomestico, la manutenzione della casa ecc... Le donne

si trovano invece più coinvolte negli aiuti di tipo domestico che hanno a che fare con lo

svolgimento della vita quotidiana, implicano più direttamente il coinvolgimento e i rapporti

faccia a faccia. Se un uomo non ci sa fare con il lavoro manuale o nn ha particolari competenze

non ci si aspetta niente da lui. Ma se un membro della famiglia sta male, se un bambino ha

bisogno di essere accudito, se un anziano ha bisogno di essere curato di avere qualcuno che si

occupi della sua casa ecc… l'attesa che la figlia, la madre, la sorella o la nuora accorrano

appare più ovvia e naturale.

La studiosa inglese Janet Finch ha parlato di carriere morali specifiche di genere. Le donne in

particolare proprio perché la divisione del lavoro prevalente assegna loro compiti domestici, di

cura sviluppano nel tempo comportamenti e propongono immagini di sé tali che i loro familiari

si aspettano da esse che siano più disponibili degli uomini per aiuto in caso di bisogno. La

parentela più efficiente è quella in cui sono presenti competenze sia maschili che femminili.

CAPITOLO 3 – IL MATRIMONIO E LA COPPIA

ELEMENTI DI UNA ANTROPOLOGIA DEL MATRIMONIO: UN'ALLEANZA FONDATA SU

STRUTTURE DI GENERE

Il MATRIMONIO secondo la definizione del 1955 è una unione fra uomo e donna realizzata in

modo tale che i figli partoriti dalla donna siano riconosciuti come figli legittimi dei coniugi.

Definizione che ricalca il senso comune delle culture occidentali. Infatti il materiale etnografico

è pieno di esempi che ne metteno in dubbio la validità universale:

1. POLIANDRIA ADELFICA: donna è la moglie legittima di un gruppo di fratelli, paternità

individuale incerta

2. MAYAR: donna ha un marito, ma nn vive con lui, può avere amanti e fornisce figli al

propro lignaggio

3. NUER: donna sterile abbiente può sposare in veste di marito una donna che le dia figli.

L’unico elemento che si ritrova è che esiste comunque in tutti i rapporti matrimoniali la dualità

uomo-donna, se tali nn biologicamente definiti tali socialmente.

MATRIMONIO: principale istituto per l'attribuzione della posizione dei singoli entro una struttura

sociale di genere,inoltre proprio perché la maternità è sempre certa è la definizione della

paternità che viene in realtàprodotta dal matrimonio.

Il matrimonio a livello semantico si riferisce a questo mutamento di status femminile

:l’assunzione dello status di mater. La donna è in posizione passiva mentre l'uomo è attivo colui

che si sposa e conduce la donna al matrimonium.

Il matrimonio ISTITUISCE UN RAPPORTO DI FILIAZIONE LEGITTima. Nella cultura giapponese

come nelle tribù africane, il matrimonio è compiuto solo quando la donna diventa madre. Prima

di allora la donna può essere rimandata alla famiglia di origine senza particolari formalità, se

sterile può essere ripudiata. Nelle tribù africane c’è la pratica del prezzo della sposa e il

pagamento avviene solo dopo la nascita dei figli, non viene completato infatti in caso di donna

sterile o di morte della sposa prima che essa abbia avuto figli e ciò che è già stato pagato può

dover essere restituito alla famiglia dello sposo per consentirgli di acquistare un’altra moglie.

Accanto alla produzione di una filiazione legittima il matrimonio esprime le alleanze tra gruppi.

Lévi-Strauss: vede il matrimonio come scambio delle donne che crea legami di interdipendenza

tra gruppi.

Gli uomini scambiavano e le donne circolavano, questa caratteristica era visibile anche nelle

società storiche, nei ceti aristocratici e imprenditoriali rispetto ai quali si poteva parlare di

strategie matrimoniali come vere e proprie strategie di alleanze. Per le famiglie di artigiani e

contadini il matrimonio per quanto combinato nn aveva questa funzione di costruzione di

alleanze, esso rispondeva a necessità di ricambio di forza lavoro. C’è quindi una duplice

dimensione di alleanza: come alleanza tra i gruppi, ma anche come alleanza tra uomo e donna.

Tesi di Héritier: il matrimonio crea sistemi di interdipendenza tra i due sessi, non solo a livello

riproduttivo, ma soprattutto di sostegno reciproco dovuto a ruoli e identità di genere. Uomini e

donne vengono indotti a unioni durature, fondate sul sostegno reciproco. Si ha così il

matrimonio che articola fra loro elementi fondamentali: la necessità dell'esogamia, il divieto

dell'incesto e la suddivisione sessuale dei compiti. Il matrimonio non può essere lasciato

totalmente al caso e la scelta del coniuge deve essere oggetto di norme precise.

Aveva sostenuto una tesi analoga Simmel: in questo modo il matrimonio si sviluppa e già nel

XIX-XX sec i matrimoni si creano da soli, per scelte individuali di attrazione esterna a

prescindere dalle esigenze di sopravvivenza dei gruppi. Eppure la divisione del lavoro forzava

uomini e donne in una specializzazione delle loro facoltà, che portava a cercare compensazioni

nel matrimonio, mantenendo la subalternità tra uomo e donna.

2. ALLE ORIGINI DELLA REGOLAMENTAZIONE MATRIMONIALE IN OCCIDENTE

Il matrimonio necessario alle alleanze corrisponde ad un’operazione sociale ad alto rischio: da

un lato è uno strumento accrescitivo, dall’altro accoppiarsi può voler dire aver meno di quanto

ci si attendeva, può voler dire decadere per questo è soggetto a intensa regolamentazione.

Dal XIIsec si inizia a dibattere sulla sacramentalità del matrimonio. La chiesa riprende i principi

del diritto romano affermando la sufficienza del consenso degli sposi perché il matrimonio

possa avvenire,la chiesa era un partner forte nel processo matrimoniale in quanto poteva

favorire un matrimonio contro il volere dei parenti e poteva anche favorire un tipo di alleanza

piuttosto che un altro. Si deve stabilire a che età un individuo possa liberamente esprimere il

consenso, cioè a che età può disporre di sé. Con il concilio di Trento l’età è stabilita a 25 anni

per le donne e a 30 per i maschi. Si trattava di età molto elavate, se si pensa che l’età media al

matrimonio in alcuni ceti era + bassa, specie per le donne e che la durata della vita era più

breve di quella odierna, ma solo a quelle età gli individui erano liberi di sposarsi

indipendentemente dal consenso dei genitori.I matrimoni mediamente avvenivano molto

prima, in questo modo si lasciava spazio alle famiglie di combinare i matrimoni ed elaborare

strategie. La stabilizzazione e valorizzazione del rito rappresentano una forma di controllo

diretto da parte della chiesa cattolica tesa a contrastare l’usanza di stipulare semplici semplici

matrimoni di fatto, diffusa in alcune regioni europee come la Francia, dove il fidanzamento e

l’impegno assunto a sposarsi spesso davano luogo alla coabitazione che poteva o meno venir

poi sancita dal matrimonio religioso.

Dopo il concilio di Trento il sacerdote appare sempre + colui che fa il matrimonio al punto di

trasformare il libero consenso in un atto nn più reversibile, così il matrimonio diventa

indissolubile, Il rito assume rilevanza diventando un atto pubblico,infatti cominciano ad essere

introdotte le pubblicazioni e anche i matrimoni dei ceti subalterni entrano i un quadro

istituzionale. La chiesa comunque precede di molto l’intervento dello stato.

Gli stati nazionali in seguito cercano di sostituirsi alla chiesa, facendo prevalere la contrattualità

e la rilevanza civile del matrimonio.

Questo processo di regolamentazione del matrimonio da parte dello stato ha il suo momento

culminante nel CODICE CIVILE NAPOLEONICO. Con esso il matrimonio diventa innanzitutto un

contratto patrimoniale.

I riti statali ed ecclesiastici vengono affiancati o vengono poi incorporati.

3. NUZIALITA' ED ETA' DEL MATRIMONIO NEL PASSATO

I tassi di nuzialità e l’età al matrimonio hanno a che fare innanzitutto con strategie famigliari.

Se il modello di organizzazione famigliare prevalente è quello della famiglia unità-produttiva il

matrimonio avviene solo quando sia l’uomo che la donna sn in grado di apportare risorse

economiche alla convivenza famigliare. Dove prevale la necessità di stabilire alleanze e di

garantire una discendenza il matrimonio avviene in età + giovane,specie per la donna. Un età

precoce al matrimonio poteva essere favorita anche nel caso delle grandi famiglie allargate

(soprattutto orientali) in cui le spose venivano socializzate nella famiglia del marito molto

giovani in modo dal farle sottomettere all'autorità di famiglia del marito.

L'eredità incideva sulla capacità di sposarsi maschile, mentre la dote per quella femminile. I

figli cadetti o ragazze senza dote erano un rischio di impoverimento per la famiglia, in questi

casi la chiesa apriva altri canali. Ad es la monaca di Monza è un es di come le famiglie

aristocratiche collocavano le figlie in eccesso in monastero per risparmiare la dote, anche agli

uomini la chiesa apriva altri canali vuoi nel sacerdozio, vuoi negli ordini religiosi. Un altro canale

aperto ai figli cadetti era l’esercito. Nei ceti + bassi era la condizione di servitore sia per uomini

che per donne a costituire la condizione extra-coniugale.

Fino al 19^ sec e in alcuni paesi anche per buona parte del 20^ il modello matrimoniale

prevalente nell’occidente europeo era caratterizzato da matrimonio in età elevate e alto tasso

di non sposati. Quanto all’età del matrimonio nell'Occidente europeo per le donne si collocava

tra i 26 e 27 anni. La prevalenza di strutture familiari nucleari anche nei ceti rurali richiedeva

infatti l'autosufficienza economica della coppia. Nell'Europa meridionale il matrimonio avveniva

mediamente in età più giovane ed era probabilmente favorito dalla diffusione di famiglie

multiple, l'età media delle spose era tra i 24 e i 25 anni.

Secondo Laslett le età relativamente elevate degli sposi al matrimonio e la ridotta differenza di

età tra loro facilitava rapporti di coppia più paritari. A questo proposito c'erano dibattiti tra gli

storici sull'esistenza o meno di rapporti d’amore tra i coniugi nelle società del passato e i

giudizi erano diversi. Gli storici erano anche divisi relativamente a quando in quali ceti era

emersa prima la dimensione affettiva nei rapporti di coppia. Alcuni collocavano quest’origine

nella seconda metà del settecento, a causa della nascita del capitalismo industriale. Altri la

collegavano alle modifiche nel controllo della parentela e alla progressiva affermazione

dell'individualismo.

I codici espressivi erano diversi dai nostri. Ciò valeva ancora di più nel caso delle popolazioni

rurali, ma anche urbane lavoratrici che essendo nel passato in larga misura analfabete non

avevano neppure lasciato traccia del proprio modo di rappresentare rapporti e sentimenti.

L'età elevata al matrimonio segnalava anche la possibilità di conflitto: l'esistenza di una fascia

di giovani adulti che dovevano dilazionare la possibilità di sposarsi in dipendenza dalle risorse e

dalle decisioni familiari, in particolare dei genitori, quando non doveva addirittura attendere la

morte. Dovevano dilazionare sia l'entrata nello status adulto individuato dal matrimonio, pur

essendo lavoratori a pieno titolo, sia la piena espressione della sessualità.

I tassi di nascita illegittima o quelle prenuziali potevano essere letti come indicatori del grado di

disobbedienza giovanile a questo modello o anche di tacito consenso delle famiglie a forme di

corteggiamento che prevedevano anche relazioni sessuali. Segalen sottolineava il fatto che le

nascite illegittime, includendo cioè sia quelle extraconiugali che quelle prenuziali, costituivano

una percentuale molto ridotta di tutte le nascite in Francia dalla metà del 17º secolo alla metà

del 18º, a differenza dei secoli precedenti, questo indica quanto era stato efficace la Chiesa

nella sua opera di moralizzazione dei comportamenti.

4. CHI SPOSA CHI: MERCATI MATRIMONIALI STRETTI E LARGHI

Un tempo come del resto oggi, una regola fondamentale per la scelta del coniuge era

l’omogamia, per cui si sposava il/la simile socialmente. Questa regola si combinava con quella

dell’esogamia, che imponeva di uscire dal proprio gruppo per allearsi con altri. Il simile va

quindi cercato in un gruppo socialmente omogeneo e distinto dal proprio. Nelle società del

passato dove la condizione sociale complessiva della persona era più legata alla sua

appartenenza famigliare erano scarsi o nulli i canali di mobilità extrafamiliari e il matrimonio

rappresentava, specie per i più abbienti una strategia di alleanze famigliari, la regola

dell’omogamia si traduceva in scelte obbligate.

Per realizzare questa regola dell omogamia diversi ceti avevano strategie diverse. Per alcuni

ceti urbani ad esempio la ricerca del socialmente simile si poteva spingere a cercare un

congiunto adatto anche molto lontano (fino alle famiglie regnanti che cercavano in un altro

legno). Nei ceti rurali invece lo monogamia diventava spesso endogamia, dato che l'unità

patrimoniale era costituita dalla terra e perciò il coniuge andava cercato nella stessa località,

l’endogamia dei matrimoni contadini peraltro facilitata dalle difficoltà di comunicazione tra

villaggi poteva portare fino a matrimoni tra consanguinei e affini. Merziario sottolineava che

essi erano una scelta necessaria in situazioni in cui i non parenti disponibili erano pochi e

perciò il mercato matrimoniale era stretto. La strettezza del mercato matrimoniale coinvolgeva

in modo diverso uomini e donne. C'era infatti uno squilibrio demografico del rapporto tra i sessi

dovuto alla diversa incidenza della mortalità ed in base a questa si doveva sviluppare una

politica programmata della parentela e dei matrimoni tra consanguinei e affini. Indicava come

le monogamia spinta fino alla consanguineità o affinità non rappresentava solo una scelta di

necessità ma dimostrava in modo estremo il valore attribuito alla scelta di un simile: il coniuge

ideale è colui che è insieme un parente un amico, un vicino.

Nelle città la mobilità geografica e i matrimoni tra persone provenienti non solo da parentale,

ma da parrocchie diverse era più elevata ma restava lo monogamia sociale.

La mobilità dalla seconda metà dell’800 modificherà i modi di omogamia matrimoniale: aprirà i

mercati matrimoniali con mobilità geografica e sociale, non si parla più di ceti ascritti ma

acquisiti.La mobilità sociale indotta dalle nuove carriere e dalla diffusione dell’istruzione aprirà i

confini matrimonali. Il simile continuerà a sposareil simile, ma i criteri di somiglianza vengono

modificati, la somiglianza non è sl ascritta ma può essere acquisita.

5. IL MATRIMONIO OGGI

5.1 il complesso dell'amore romantico

Nulla sembra più lontano dalla cultura e dalle rappresentazioni contemporanee del matrimonio

delle strategie familiari, delle alleanze tra parentele, dei matrimoni di convenienza e combinati.

Oggi ci si incontra per caso,ci si sposa per amore, per amore si rimane sposati, così come per

mancanza di amore si può lasciare un matrimonio.

Goode: evidenzia l'importanza nell'epoca contemporanea dell'ideologia dell'amore, la

dimensione sentimentale è presente.

Nelle società tradizionali l'amore era percepito come pericoloso, distruttivo delle strategie

famigliari e della stessa stibilità matrimoniale, perciò i matrimoni non vengono alsciati alla

decisione dei singoli e allo stesso sentimento amoroso viene negato valore. Nelle società

contemporanee occidentali invece è la mancanza di amore che è aberrante. Gli individui

vengono socializzati ad innamorarsi e a farsi guidare da questo sentimento nella scelta del

coniuge. In questo caso il controllo delle famiglie e degli adulti viene esercitato indirettamente

tramite il controllo degli ambienti in cui i figli possono causalmente incontrarsi come simili e

innamorarsi.

Goode fa l'esempio del sistema DATING: il formarsi di coppie in età adolescenziale attraverso

una vera e propria forma di socializzazione sia ai ruoli sessuali e di coppia,che alla cultura

dell’innamoramento.

Francia e USA dimostrano la presenza di omogamia sociale e endogamia geografica. In Italia

invece i dati avevano evidenziato una forte omogeneità per settore professionale. Il matrimonio

tra simili come “buon matrimonio” implica da un lato reciproco riconoscimento di una

comunanza di gusti,modi di porsi,di comportarsi; dall’altro una ricerca di complemntarità

reciproca, quindi un grado di differenza. L’ideologia dell’amore romantico consentirebbe di

smussare,se nn di eliminare la dimensione di razionalità e di calcolo costi-benefici.

Goode mostra che l'amore romantico stain rapporto con:

1. In primo luogo è reso possibile dall'autonomia spaziale, economica, sociale della coppia

rispetto alla famiglia. La coppia può e in una certa misura deve concentrarsi

maggiormente sul proprio rapporto. Si tratta di un modello che presuppone una parità a

livello effettivo, ma nasconde una subalternità di interessi. Facilita infatti l'affermarsi

dell'uomo nel mondo sociale del lavoro e delle carriere e subordina l'identità della donna

a quella di moglie. Inoltre indebolisce la possibilità della moglie di avere un mondo

separato di forti relazioni sociali, nella misura in cui queste vanno subordinate agli

interessi e valori dell'unità coniugale.

2. In secondo luogo sposarsi per amore e innamorarsi perciò per scelta libera, fornisce il

codice legittimo e consensuale della separazione dai propri genitori, dalla propria

famiglia, costituendo quasi un moderno rito di passaggio all'età adulta.

3. In terzo luogo l'ideologia dell'amore romantico in cui sono inclusi anche i connotati

erotici e sessuali può costituire un rafforzamento della sfera di libertà concessa ai

giovani e agliadolescenti.Goode osservava che in paesi caratterizzati da altre tradizioni

l'ideologia dell'amore romantico importata e adottata prima che se ne fossero create le

condizioni sociali e culturali poteva assumere connotati di innovazione, fornendo il

codice del conflitto tra generazioni. È ciò che successe ad esempio in Cina quando i

giovani scesero in piazza rivendicando la possibilità di sposarsi per amore e assumendo

come eroina-martire una giovane che si era suicidata per non sposare un uomo che era

stato imposto dalla famiglia.

I passaggi che hanno portato questo modello sono diversi:

1. lo spazio dell'affettività di coppia è rimasto scisso in un primo tempo da quello

dell'erotismo e della sessualità, esprimendosi piuttosto nel comune progetto educativo e

affettivo nei confronti dei figli e delle forme di rispetto. La creazione di uno spazio per la

coppia ha coinciso con la creazione di sfere di esperienza separate per i due sessi. Il

modello culturale della famiglia vittoriana è forse un caso estremo, che trova tuttavia

conferme anche nell'immaginario cattolico della sposa come madre e nel duplice valore

della verginità (pre ed extramatrimoniale) e della castità matrimoniale. Questo modello

era catterizzato da restrizione sessuale.

2. Il passaggio all'unità di coppia come unità anche erotica è successivo alle creazione

delle sfere separate e per certi versi rappresenta il tentativo di superare questa

separazione, costituendo la sfera dell'affettività e dell'eros come il terreno proprio di

incontro di esistenza della coppia. Ora tramite l'amore la vita dell'uomo diviene

l'interesse della vita della donna e l'amore della donna diviene sostegno ed è la molla

della vita dell'uomo. Modello dellamore fusionale.

3. L'amore romantico dopo aver rafforzato la coppia rispetto alla parentela ha posto le basi

per l'indebolimento del matrimonio come istituzione che dura tutta la vita. Essa darà

luogo a un nuovo modello di matrimonio non più funzionale, ma piuttosto negoziale, un

rapporto in cui l'autonomia è un valore.

5.2 nuzialità e modelli di matrimonio

Il progressivo affermarsi dell'industrializzazione aveva favorito un consistente aumento del

tasso di matrimoni e un abbassamento dell'età media al matrimonio. Ciò aveva portato a

considerare i primi decenni di questo secolo l'età d'oro della nuzialità: nei paesi dell'Europa

occidentale, in media solo il 5% delle donne nate tra il 1930 e il 1940 rimanevano nubili e il

matrimonio veniva celebrato tra i 22 e i 24 anni. Anche l'Italia era coinvolta ma con ritardo e

con minore intensità, l'età media al matrimonio degli uomini aveva conosciuto una diminuzione

significativa solo nelle corti nate nel 1944-1953 dov'era sceso sotto i 27 anni e per le donne era

scesa fino ai 22,9 della corte 1944-1948. Anche la differenza di età con il marito era rimasta

intorno ai tre anni.

Ci sono state diverse spiegazioni di questo scostamento dell'esperienza italiana e tutte

coincidevano nell'indicare come causa la + lenta industrializzazione e il più lento sviluppo

economico. La cosiddetta età d'oro della nuzialità infatti era stata una stagione breve,a partire

dagli anni 70 c’è un inversione di tendenza:un rallentamento della propensione al matrimonio e

si alza l’età al primo matrimonio. Contemporaneamente alla riduzione della nuzialità si

verificava anche l'aumento dell'età al primo matrimonio. Queste tendenze sono riscontrabili

anche in Italia dove la riduzione più consistente si osserva tra la metà degli anni 70 e la metà

degli anni 80 e il declino poi riprende fino a giungere ai bassi livelli attuali che sono tra i più

bassi d'Europa. Nelle generazioni più giovani diventa sempre più comune per le donne sposarsi

attorno ai 30anni e per gli uomini attorno ai 35.

Avviene anche un abbassamento dell'età in cui avvengono i primi rapporti sessuali che in Italia

sembra collocarsi tra i 15 e i 17 anni sancendo la separazione tra sessualità e procreazione, ma

anche tra sessualità e matrimonio, e della sessualità e status adulto, che erano tipici del

modello di matrimonio dell’Europa Occidentale. Non è più matrimonio ad autorizzare la

sessualità della coppia, dato che il mettersi in coppia è mercato prima dai rapporti sessuali e

solo successivamente e non sempre dal matrimonio. Dall'altro lato non basta la procreazione

per dare luogo al matrimonio.

Dietro questi cambiamenti ci sono cause molteplici: un ruolo cruciale è stato giocato

dall'interazione tra la diffusione in tutti gli strati sociali dell'amore romantico, una crescente

autonomia nei comportamenti delle generazioni più giovani, l'aumento della scolarizzazione e

soprattutto i processi di emancipazione femminile. Infatti l'idea della parità tra i sessi e

l'allargamento di opportunità aperte alle donne hanno portato profonde trasformazioni, il

matrimonio aveva perso il suo ruolo di passaggio obbligato per l'esercizio della sessualità

specie femminile. L'innamoramento da solo diventava la legittimazione della sessualità, non

occorreva più essere sposati bastava volersi bene. L'amore e il sesso oggi costituiscono la base

della coppia ben prima e anche a prescindere dal matrimonio.

La coppia si costituisce entro un processo di verifica e negoziazione che può comprendere

passaggi quali la sessualità e la convivenza sia pure temporanea, prima autorizzati e messi in

moto solo dal matrimonio.

L'obiettivo del matrimonio egualitario quindi non è di due fare uno, ma di 1 + 1 fare due. Per

questo Thery definiva il matrimonio contemporaneo come un matrimonio conversazione: nella

quale il rapporto di coppia era continuamente costruito e riscritto.

Il grado di soddisfazione e insoddisfazione coniugale, di interesse e solidarietà reciproca può

venire influenzato dalla presenza o meno di figli, dalle vicende professionali, dalle circostanze

economiche così via. Gli equilibri interni della coppia devono fare i conti con le circostanze e le

responsabilità derivanti dal fatto stesso di vivere insieme e di condividere esperienze e

responsabilità, ma anche con quelle che incidono dall'esterno.

La prevalenza data al rapporto di coppia è stata letta anche in termini di secolarizzazione. Il

nuovo diritto di famiglia del 1975 ad esempio proponeva un modello di matrimonio più

simmetrico (non c'era più la figura del capofamiglia e la stessa residenza non doveva più

necessariamente essere comune alla coppia) più aperto alla conflittualità e alla rinegoziazione

e non più irreversibile. Si assiste all'aumento dei matrimoni col solo rito civile, la

concentrazione più alta di questi matrimoni era soprattutto nelle grandi città del centro-nord, e

il fenomeno non riguardava solo i matrimoni in cui uno o entrambi i coniugi provenivano da un

precedente matrimonio, ma riguardava anche i primi matrimoni. Pian piano si diffonde

l'accettazione delle convivenze more uxorio ovvero dei rapporti di coppia fondati non sul

matrimonio ma sulla intenzione comune e continua di stare insieme.

In Italia il matrimonio sembra costituire ancora la principale ragione per cui si esce da casa a

differenza di ciò che avviene negli altri paesi in cui sembra piuttosto raggiungimento di una

soglia d'età (massimo attorno ai 25 anni) a motivare questo passaggio. Più che in altri paesi il

matrimonio nel nostro segna l'ingresso nell'autonomia abitativa che è uno degli indicatori

contemporanei dell'entrata nella vita adulta. L'innalzamento dell'età al matrimonio segna così

non solo un prolungamento della permanenza nella casa dei genitori ma uno scarto temporale

tra quando si diviene sessualmente attivi e quando si diviene autonomi nella vita quotidiana.

6. LE COPPIE DI FATTO

Sei matrimoni diminuiscono o sono rimandati, viceversa in molti paesi occidentali erano in

aumento le convivenze di fatto o non matrimoniali (more uxorio). In alcuni paesi la presenza di

convivenze non matrimoniali è tanto consistente da divenire un comportamento socialmente

normale. In molti paesi europei era la prima forma di vita di coppia.

Come osservava Trost il matrimonio da rito di passaggio sembrava divenire sempre più rito di

conferma. Si trattava cioè in larga misura di convivenze prematrimoniali.Le convivenze

potevano essere interpretabili sia come matrimoni di prova,sia nel senso di convivenze che non

sfociavano necessariamente in un matrimonio e che non avevano come prospettiva il

matrimonio ma costituivano una forma di organizzazione della vita sentimentale e quotidiana.

La convivenza prematrimoniale sembra segnare una nuova fase dell'età giovanile: può

coesistere anche con forme di dipendenza economica dalla famiglia di origine e con condizioni

non lavorative, come nel caso di convivenze tra studenti.

Molti ricercatori associano alla diffusione delle convivenze giovanili ad un aumento

dell'incertezza,in particolare nel mercato del lavoro. In una situazione di incertezza circa il

proprio futuro le persone tenderebbero a non impegnarsi con una prospettiva di lungo periodo

neppure nei rapporti di coppia. Questa spiegazione era solo parzialmente convincente infatti

non ci si spiega come mai le convivenze avevano avuto inizio prima del diffondersi delle

trasformazioni del mercato del lavoro.

Accanto alle convivenze giovanili vi sono anche le convivenze tra persone nelle età centrali,

spesso con figli. Uno entra o entrambi i conviventi possono provenire da precedenti matrimoni

e la convivenza può eventualmente portare a un matrimonio. Le convivenze prematrimoniali o

invece del matrimonio non si sn diffuse con la stessa intensità in tutti i paesi. Si sn diffuse

prima e più velocemente nei paesi secolarizzati del Nord Europa: in Inghilterra in Francia, poi

più lentamente in quelli meno secolarizzati dove le reti familiari avevano maggiore importanza.

In Italia si stanno verificando degli aumenti soprattutto per quanto riguarda le convivenze

prematrimoniali.

Con l'aumento delle convivenze prematrimoniali né aumentata anche la durata. Nelle corti più

giovani il 28,7% ha convissuto quattro anni o più prima di sposarsi,mentre nelle corti più

vecchie chi ha convissuto prima di sposarsi non l'ha fatto di norma per più di sei mesi. Le

caratteristiche proprie del processo di scioglimento del matrimonio nel nostro paese che

imponeva un'attesa di almeno tre anni tra separazione e divorzio hanno incentivato anche la

crescita delle convivenze prematrimoniali rispetto al secondo matrimonio. Le indagini sulla

modalità di organizzazione della vita quotidiana delle convivenze segnalano come se siano

perlopiù caratterizzate,rispetto ai matrimoni, da una maggiore autonomia reciproca dei due

partner sia economica, che di organizzazione dello spazio del tempo e della vita sociale. In ogni

caso non necessariamente i matrimoni preceduti da una convivenza, perciò provati, sono più

stabili dei matrimoni in cui la coppia non ha in precedenza convissuto. Le convivenze fuori dal

matrimonio si presentano con caratteri di minore stabilità di quelle matrimoniali. Soprattutto

quando sono convivenze giovanili vengono intese come fase di passaggio. Nella misura in cui

aumenta il numero di figli che nasce all'interno di una convivenza anziché in un matrimonio la

maggiore instabilità delle convivenze viene guardata con preoccupazione perché allarga il

numero di minori potenzialmente coinvolti nella separazione dei genitori e nelle sue

conseguenze economiche sociali e psicologiche. Dove inoltre le convivenze non hanno alcun

riconoscimento di tipo legale e normativo le parti più deboli nel rapporto che finisce non

trovano alcuna protezione istituzionale.

7. L'ALTRA FACCIA DEL MATRIMONIO: SEPARAZIONE E DIVORZIO

Il divorzio deve essere considerato un elemento importante dei sistemi familiari occidentali. Da

una società all'altra e da un'epoca all'altra cambia il grado di legittimazione del divorzio e

cambia il tipo di motivazione ritenuto legittimo per chiedere il divorzio. In alcune società ed

epoche può essere innanzitutto la sterilità (reale o supposta) della donna o l'infedeltà (ancora

per lo più della donna) a motivare una richiesta di divorzio, in altre possono valere motivazioni

meno specifiche relative alla qualità del rapporto di coppia: incompatibilità, mancanza d'amore.

Nelle società ed epoche caratterizzate da una mortalità allevata in tutte le età e da speranza di

vita nell'età adulta più brevi la distruzione dei vincoli coniugali era più facilmente lasciata alla

morte. Viceversa in società come quelle sviluppate in cui si è avuto un aumento della durata

della vita e perciò matrimonio può durare molto di più, le tensioni inerenti al vivere di coppia

sono per certi versi aumentate,si moltiplicano nel corso di vita segnata anche da mutamenti

sociali.

Anche se le conseguenze sulla struttura della famiglia sono simili nel caso della vedovanza e

del divorzio: possibilità di contrarre un nuovo matrimonio con possibile presenza di figli, le

conseguenze sulle relazioni non sn identiche. Nel caso di lutto sono specifiche le complicazioni

che sorgono per il fatto che l’assente non è solo presente nella memoria, ma nella rete di

rapporti in cui si continua a essere inseriti o da cui si decide di separarsi proprio per rendere più

assente colui da cui ci si è separati. Anche la rete sociale di parenti e amici elabora in modo

diverso rispetto alla vedovanza la rottura di un rapporto matrimoniale, infatti deve cominciare a

trattare da singolo-separato colui che fino a poco tempo prima era invece parte della rete come

coppia.

Nelle società tradizionali in cui le sfere relazionali del coniuge avevano più ampi spazi di

separazione una rottura non produceva uno scompigliamento altrettanto netto del mondo

sociale al contrario della situazione contemporanea dove la coppia era vista come un’unità in

cui tutto va tendenzialmente condiviso: esperienze amici vita sociale.

Prima del 20º secolo sia in Europa che negli Stati Uniti sia i tassi di separazione legale che di

divorzio erano modesti. È alla fine degli anni 60 e soprattutto nei 70 che i tassi iniziano a salire.

Ciò significa che una quota crescente di matrimoni è destinata a finire per rottura piuttosto che

per vedovanza.

Gli osservatori sono concordi nell'individuare un nesso tra aumento dei tassi di divorzio e

introduzione di una legislazione più permissiva rispetto al divorzio. Il divorzio si iscrive sempre

più nella nuova logica del matrimonio: se ci si sposa e prima ancora ci si sceglie per amore,

perciò liberamente, il legame matrimoniale non può più avere un carattere di costrittività.

L'Italia si differenzia dalla maggior parte degli altri paesi occidentali sia per il periodo

relativamente tardo in cui è stato introdotto il divorzio 1970, sia per il fatto che si tratta ancora

di un processo a due stadi (prima occorre separarsi legalmente, poi dopo un periodo di attesa si

può divorziare) sia per le dimensioni contenute nel fenomeno benché in costante aumento.

Anche se in Italia continuano a separarsi e a divorziare di più i ceti istruiti e nel centro-

nord,negli ultimi anni si colgono segni di diffusione del fenomeno anche tra gli altri ceti e nelle

regioni meridionali.

L'accettazione del divorzio specie nella sua forma attuale consensuale non per colpa, presume

una visione dei rapporti di coppia simmetrica e uno specifico modello matrimoniale che

valorizza sia l'amore che il benessere individuale mentre nega il valore del sacrificio rispetto al

rapporto coniugale. Altri modelli possono favorire una soglia di tolleranza e accettazione più

elevata del conflitto e del sacrificio. Dove le tradizioni culturali, ma anche le risorse disponibili

favoriscono e impongono modello di relazione coniugale fondata su una chiara divisione del

lavoro e su una asimmetria nel controllo delle risorse, il funzionamento e la continuità della

coppia possono apparire più necessarie e vantaggioso per entrambi i coniugi anche in presenza

di conflitti. In particolare soggetto socialmente più debole,per lo più la donna, può valutare che

gli svantaggi derivanti da una rottura possono essere più grandi dei vantaggi derivati dal porre

termine a una situazione conflittuale.

In tutti paesi in cui sono state effettuate ricerche su questo fenomeno appare che vi è uno

stretto rapporto tra l'aumento dei tassi di instabilità coniugale e l'attività professionale della

donna. Anche in Italia questo è persino accentuato dal fatto che la separazione coniugale è

ancora un fenomeno prevalentemente di classi medio alte ove le donne hanno tassi di

occupazione più alti. La conclusione che il lavoro della donna provoca tensioni del rapporto

coniugale, quindi instabilità, è tuttavia semplicistica. Si può dire che dove la donna ha un

proprio lavoro e reddito che la rende autonoma sia maggiore la possibilità di negoziare un

rapporto coniugale effettivamente simmetrico e maggiore la possibilità di sciogliere un

rapporto che non corrisponde più alle sue aspettative.Inoltre lo stesso lavoro della moglie può

costituire una fonte di conflitto coniugale quando mette in discussione le norme e i modelli di

genere su cui si basano la divisione del lavoro e l'attribuzione delle responsabilità del

matrimonio.

La ricerca di una studiosa statunitense metteva in luce come una le una legislazione che non

solo aboliva il concetto di colpa, ma trattava i coniugi come uguali rispetto al patrimonio e alla

responsabilità di mantenere sé e i figli, si era rivelata costosa per le donne che avevano aderito

al modello asimmetrico di matrimonio fondato sulla divisione delle sfere di competenza: e

perciò avevano optato per la condizione di casalinga o quella di lavoratrice secondaria. Il

divorzio era diventato una delle principali cause di povertà in quel paese per le donne e i

bambini di ceto medio. Era stato stimato che dopo il divorzio reddito della ex moglie e dei figli

crollava del 73%.In situazioni in cui l'intero sistema di sopravvivenza era fondato sul sistema di

coppia e familiare di fatto asimmetrico la rottura di questo sistema infatti non poteva non

comportare costi gravi per chi aveva meno risorse forza.

8. LE SECONDE NOZZE

Spesso il divorzio è il passaggio a un nuovo matrimonio.Le seconde nozze non sono un

fenomeno nuovo,ma nelle epoche passatequesto era reso possibile solo dalla vedovanza. Il

divorzio reimmette sul mercato matrimoniale una popolazione doppia e di pari numeroperi due

sessi rispetto alla vedovanza. Oggi le seconde nozzecoinvolgono più frequentemente divorziati

che vedovi. Già negli anni '80 in USA il 40% dei matrimoni riguardava almeno un coniuge che

proveniva da un divorzio. E’ più probabile che un divorziato sposi una nubile e che una

divorziata sposi un celibe. Se ci sn bambini,specie piccoli, le probabilità che ha una donna di

risposarsi diminuiscono. Inoltre tra i divorziati di entrambi i sessi,in Italia si risposanofacilmente

coloroche hanno un titolo di studio elevato.

CAP. 4 - FIGLI, FRATELLI, GENITORI, NONNI: RAPPORTI E POSIZIONI GENERAZIONALI

1. I figli fanno la famiglia

A livello di senso comune sembra che si parli veramente di famiglia solo quando ci sono figli.

Molti dichiarano che scopo del matrimonio è la procreazione, e avere un figlio è ritenuto

un’esperienza molto importante cui solo una minoranza è disposta a rinunciare. Il numero

medio di figli che si pensa di avere è pari a due, in contrasto però con la realtà, laddove il tasso

di fecondità è ampiamente al di sotto. Però segnala la persistenza dell’ideale della famiglia con

figli.

In alcune culture non avere figli è causa sufficiente per lo scioglimento del matrimonio. Anche

per la dottrina cattolica il matrimonio è strumentale alla procreazione. Solo con il concilio

vaticano II (anni 70) al fine procreativo si è affiancato il benessere e le relazioni di reciprocità

nella coppia, ma il fine della sessualità coniugale rimane la procreazione. La sterilità

involontaria è considerata un sacrificio, una croce da sopportare.

La posizione dei figli e dei modelli di organizzazione della famiglia è un potente indicatore di

cosa sia una famiglia in una determinata epoca e società.

Gli studio di ARIES indicano come l’immagine della famiglia moderna (relazione di affetti

costituenti una sfera privata) sia nata dapprima come famiglia genitoriale educante, poi come

coppia coniugale amorosa.

Questo processo è accompagnato da una trasformazione quantitativa che vede diminuire il

numero di figli per famiglia man mano che la loro importanza affettiva aumenta,

Anche questo fenomeno ha avuto tempi diversi e ha attraversato varie fasi modificando

l’esperienza di essere figli, e quella di essere genitori.

I figli nella famiglia nelle società tradizionali

2.1 Fecondità e figli nelle strategie familiari

Per molti secoli la fecondità e il numero di figli per famiglia sono stati affidati a due

regolatori:regolatore naturale della mortalità (dei figli ma anche delle madri),regolatore sociale

dell’età al matrimonio. Una età relativamente alta, distante da quella dell'inizio fisiologico della

fecondità femminile, riducendo il rischio di esposizione alla gravidanza abbassava il numero dei

figli nati a ciascuna donna per ciascuna famiglia. La diffusione della mortalità femminile per

parto o comunque per motivi collegati alla gravidanza era una causa che cominciò a venir

meno solo nell'ottocento con il lento miglioramento dell'igiene e infine anche con la riduzione

delle gravidanze.

L'elevata mortalità infantile nei primi anni di vita, quando non appena nati, riduceva

ulteriormente il numero di figli effettivi. L'esperienza costante della morte riguardava in in larga

misura la morte dei bambini piccoli. Si può dire che ogni famiglia o meglio ogni donna faceva il

doppio dei figli che effettivamente sopravvivevano o che per ogni figlio che giungeva all'età

adulta ce n’era almeno un altro che non ce l'aveva fatta e di cui quello che sopravviveva

spesso portava il nome.

Qualche studioso ha pensato che i genitori non investissero affettivamente molto nei bambini

piccoli proprio a casusa dell’elevata mortalità infantile, a forma di autodifesa. Si tratta di ipotesi

che sn state criticate, infatti proprio le pratiche di cura che a noi talvolta sembrano barbare

(dalle fasciature strette,all’uso di impiastri) dimostravano in realtà una forte preoccupazione di

protezione rispetto ad una morte che appariva colpire casualmente e al di fuori di ogni

possibilità di controllo.

Esistevano anche altre forme di regolazione: dagli allattamenti prolungati che nelle condizioni

alimentari e di salute di un tempo provocavano una temporanea sterilità nella donna, all'uso di

non avere rapporti sessuali durante il periodo di allattamento, fino all'aborto. Non si può perciò

dire che nel passato la fecondità fosse del tutto incontrollata. I

l fatto inoltre che essa fosse più alta dell'attuale non dipendeva solo dalla mancanza di

strumenti efficaci per ridurre il numero dei nati,bensì anche da un modello culturale familiare in

cui i figli erano un bene, una risorsa: non solo dal punto di vista della continuità della

generazione ma anche da quello della sopravvivenza dei singoli. Anche nella famiglia più

povera i figli diventavano una risorsa. Quello che noi oggi chiamiamo lavoro minorile è stato a

lungo una risorsa importante e legittima. I resoconti della storia sono affollati di bambini che

lavorano fin dalla più tenera età: dai bambini inglesi di 4-5 anni che pigiavano l'uva

appoggiandosi a una sedia per non scivolare dentro e annegare, alle piccole merlettaie le cui

dita minute consentivano lavori impossibili a mani più adulte.

La Sopravvivenza di atteggiamenti e pratiche di questo genere provocano oggi disagio e

scandalo perché è appunto mutato il posto del bambino nell'ordine familiare e nell'economia

domestica.

Emerge chiaro il paradosso della posizione dei figli nell'economia familiare del passato: costo

alimentare, causa di riduzione delle prestazioni lavorative della madre, rischio di morte per la

stessa madre, rischio di sbilanciamento anche nel futuro dell'equilibrio familiare tra risorse

bisogni, ma tuttavia anche garanzia di sopravvivenza collettiva, ammortizzatore dei rischi

economici e serbatoio da cui attingere forza lavoro.

I servi sono in larga misura i figli in eccesso che le famiglie si scambiano lungo il corso di vita

assumendone quando i propri figli erano troppo piccoli e cedendo traendone un vantaggio

economico sotto forma di mantenimento e salario quando i figli erano troppo numerosi.

Paradossalmente è nelle famiglie aristocratiche e possidenti che i figli potevano rappresentare

più visibilmente un costo, nella misura in cui solo l'eredità e la dote potevano garantire loro un

futuro adeguato. Le famiglie fronteggiavano questo rischio riducendo il numero dei figli

ammessi all'eredità o alla dote e perciò al matrimonio. Ciò suggerisce che l'idea

dell'uguaglianza dei diritti dei figli nella famiglia che ci sembra oggi così ovvia fosse

sconosciuta come principio legittimo almeno in taluni periodi e circostanze del passato.

2.2 Figli e figlie

Figli e figlie erano precocemente inseriti in modi differenziati tramite la divisione del lavoro,

delle competenze,dei comportamenti legittimi, dei saperi.

Le società preindustriali, apparentemente indifferenziate, avevano una forte distinzione

materiale e simbolica dei sessi e vivere gli uni in costante presenza degli altri, senza spazio per

l’intimità, non impediva che tali distinzioni di fossero marcate. Anche il comportamento

esteriore doveva segnalare differenze di status e genere: dopo il periodo indifferenziato

dell’infanzia, l’abito diveniva il primo segnale di appartenenza contemporanenamente al

proprio sesso e al proprio ceto.

Usciti dall’infanzia vi era un precoce inserimento nella vita adulta e alla socialità, secondo

sesso e ceto, e precocemente erano considerati responsabili dei propri atti (bambini in prigione,

ai lavori forzati..)

Figli e figlie venivano anche “spesi” in modo diverso: le figli più spendibile sul mercato del

servizio domestico urbano, i figli su quello dell’emigrazione stagionale e in lavori esterni come

ambulanti,lavoratori in miniera ecc….

2.3 Figli come servitori e figli allevati da servitori

Per molti anni divenire servitore è stato una specifica fase del ciclo di vita di contadini,

artigiani,ma anche cn altri nomi (paggio ad es o scudiero) per i nobili, mentre l’avere persone a

servizio ha fatto parte delle strategie familiari di tutti i ceti (esclusi i più poveri). I figli

conoscevano sin da subito la presenza di servi nella propria famiglia e spesso avevano +

rapporti diretti con loro che cn i propri genitori,per poi sostituirli,o andare a loro volta a servizio

una volta diventati + grandi. Un figlio crescevain una famiglia in cui le persone di riferimento e

di autorità nn erano sl i genitori, ma anche i servitori cn cui potevano passare la maggior parte

del loro tempo e da cui poteva essere accudito ericevere le primeforme di addestramento.

I servitori erano importanti per l’organizzazione domestica e per l’esperienza di crescita dei

figli, i quali avevano rapporti più diretti con loro che con i genitori stessi.

L'esperienza di crescita nella famiglia del passato era perciò segnata dalla presenza di persone

numerose,diversificate per posizione, competenze e autorità: una situazione molto diversa da

quella di oggi. La presenza dei server era importante nell'esperienza di crescita dei figli delle

famiglie aristocratiche perché era dalla servitù che i bambini venivano allevati e con i domestici

passavano il proprio tempo, mentre i con i genitori avevano rapporti circoscritti e di tipo

cerimoniale. L'affidamento ad altri dei figli delle famiglie aristocratiche avveniva fin dall'inizio:

una nobildonna difficilmente allattava i propri figli che venivano piuttosto affidati a balie, per lo

più madri contadine il cui figlio era morto appena nato o che veniva lasciato alle cure di altri,o

che veniva allevato come fratello di latte insieme al rampollo aristocratico.

Questa importanza della presenza dei servi è rimasta dentro la famiglia borghese per molto

tempo , poi col mutare della cultura familiare e delle immagini di famiglia, la delega alla servitù

si iscrive sempre più entro un programma educativo, con una redistribuzione delle aree di

competenza tra genitori e servitori.

All’interno dei servitori vengono quindi progressivamente segnate precise gerarchie relative ai

compiti, sfere di influenza (ad es il corpo, l’affettività alla balia e alla cameriera, la mente

invece all’istruttore).

2.4 statuto di giovane nelle società tradizionali

Nelle società tradizionali l’entrata nello status adulto non dipendeva tanto dallo sviluppo,

capacità individuali o decisioni legislative, quando dalle strategie familiari complessive. Una

donna diveniva adulta quando sposata diveniva moglie del capofamiglia,un uomo invece solo

quando diventava capo di casa. L’entrata nella vita adulta poteva avvenire molto prima tra chi

nn possedeva nulla,ed essere invece subordinata alle strategie famigliari tra aristocratici e

possidenti.

Diversi studiosi dimostrano che la graduazione per età intesa come graduazione dello sviluppo

individuale, è un fenomeno relativamente recente e sviluppatosi poco a poco: dapprima è

emersa l’infanzia e la fanciullezza, poi la giovinezza, poi l’adolescenza, poi la vecchiaia.

L’invenzione della giovinezza e dell’adolesenza come fasi dello sviluppo individuale,con bisogni

propri avviene solo verso la fine dell’800, quando il prolungamente e l’istituzionalizzazione dei

processi formativi nei ceti borghesi, unitamente a un’elevata numerosità di questo gruppo di

età dovuto al miglioramento delle condizioni di sopravvivenza resero visibile qusta fascia di

età. Di conseguenza venne riconosciuta come fasi distinta della vita individuale.

La scuola diviene lo strumetno principe di identificazione e graduazione dei non adulti secondo

la loro età.

Nuovo assetto familiare e nuovo assetto delle istituzioni eduvative presiede allo sviluppo di una

consapevolezza sociale della distinzione delle età e alla costruzione di un modello di sviluppo

psicologico che segnerà profondamente le relazione generazionali interfamiliari.

3. Nascita della famiglia moderna: figli, madri, padri

3.1 La famiglia educante e affettiva dei ceti aristocratici e borghesi

All’origine della famiglia moderna come ambito privilegiato dell’affettività sta il processo di

privatizzazione della famiglia stessa, conseguente all’affermazione dello stato moderno.

Questo processo riguardava dapprima la famiglia aristocratica e soprattutto quella borghese.

Gli altri ceti arriveranno alla moderna concezione di cultura della famiglia per altre vie: anche

come conseguenza dei mutamenti nelle condizioni di vita e di lavoro grazie ad una progressiva

riduzione degli orari di lavoro e al miglioramento del tenore di vita.

Dalla seconda metà del seicento in poi nella famiglia aristocratica e in quella borghese i figli

divengono sempre più centrali e oggetto di precisa attenzione e strategie educative. L'infanzia

si prolunga ed emerge una lunga età dello sviluppo che va normata,protetta e controllata.

Si producono una serie di figure e spazi: scuole, insegnanti, programmi di insegnamento

graduati secondo l'età, ma anche medici norme igieniche alimentari e così via. L'emergere

dell'infanzia come età della vita specifica caratterizzata da bisogni, ritmi spazi propri è un

processo lento che si realizza compiutamente nei ceti borghesi e aristocratici sono

nell'ottocento. Ha conseguenze diverse per ragazzi e ragazze, nella misura in cui l'istruzione

dapprima e per molto tempo differenzia percorsi maschili e femminili separando anche gli

spazi: a scuola vanno solo i maschi mentre le femmine vanno ai convitti che si trovano per lo

più nei conventi e l'istruzione ricevuta dai due sessi è totalmente differenziata. La tendenza

all'unificazione dei processi e dei luoghi formativi è più recente.

Anche la maternità è un prodotto di questo nuovo modello di famiglia dei sentimenti e

dell'educazione. Si può dire anzi che la famiglia moderna come famiglia dei sentimenti e

dell'educazione nasce attorno a queste due figure la madre e il bambino. E’ la donna madre

che esprime questa nuova attenzione e responsabilità verso i bambini e ragazzi. La madre

diventa educatrice, ma anche soggetto da educare alla propria autentica naturale vocazione.

Faceva parte di questo progetto educativo anche l'opera di convincimento che medici

riformatori poi anche i mariti misero in opera nei confronti delle madri affinché rinunciassero

all'uso delle balie, a favore di un'assunzione diretta di questo compito. A mano a mano che il

valore dell'allattamento al seno da parte delle madri diventava la norma dominante, l'abitudine

di dare a balia era interpretata come forma di indifferenza e freddezza.

Da un lato il padre sembrava mantenere le caratteristiche di potere e di autorità propria della

forma familiare precedente, dall'altro i mariti-padri erano gli esponenti della cultura

riformatrice, si facevano promotori entro la propria famiglia dei nuovi modelli pedagogici e

igienico-sanitari nei confronti dei figli e nei confronti delle mogli.

Questo nuovo posto dell'infanzia e dei figli nella famiglia con la definizione della figura materna

si accompagna alla prima rivoluzione contraccettiva: una modalità sempre più perseguita di

regolazione delle nascite che aveva lo scopo di contenerne il numero. Si assiste ad un

apparente paradosso per cui a un aumentato interesse e attenzione per i figli in quanto tali

corrisponde una strategia di riduzione della fecondità. A partire dalla fine del 18º secolo in

alcuni paesi europei la fecondità coniugale iniziò a ridursi, probabilmente tramite un uso

sistematico del coito interrotto.

Si tratta di una contraccezione maschile dove l’uomo controlla la propria pulsione sessuale. Il

rapporto tra i coniugi è sempre più improntato all'etica del rispetto. La riduzione del numero dei

figli ora legittima, consente un maggiore investimento nei figli che si hanno e libera la donna

dalla riproduzione biologica per tutta la propria vita feconda. Si capiscono le campagne contro

l'ubriachezza, vista come causa della mancanza di capacità di controllo maschile e

l'atteggiamento delle classi borghesi verso i comportamenti sessuali delle classi subalterni visti

come selvaggi, non civilizzati non controllati. La sessualità delle donne nelle classi subalterne è

sempre aperta agli assalti dei maschi delle classi superiori che rispettano le proprie donne ma

lasciano libero corso agli istinti con le altre.

3.2 Rapporti generazionali nelle classi lavoratrici

Nei ceti e nelle classi meno abbienti le cose hanno tempi, ma anche modi diversi. Basta

pensare che nel periodo di massimo dispiegamento del modello moderno di famiglia con le sue

figure complementari di figli da educare e proteggere e di maternità, nel nascente proletario

urbano molte donne cominciavano a dare a balia i propri figli, quando non ad affidare alla carità

pubblica perché l'allevamento di un neonato non era compatibile con le richieste del nuovo

sistema di fabbrica.

Il numero degli esposti e dei lattanti ricoverati negli istituti ospedalieri aumentava al punto da

provocare le prime iniziative di assistenza alle famiglie povere e in particolare alle madri

lavoratrici. Anche il lavoro dei bambini rimane a lungo modello condiviso, al punto che le

famiglie operaie alcune volte facevano resistenza ad ogni forma di regolazione del lavoro

minorile nella misura in cui ciò sottraeva loro risorse.

L'educazione della madre di classe operaia esprimeva un progetto di disciplinamento morale ed

era intrecciata con la sua educazione come donna di casa e come massaia. La maternità

appariva più connessa ed espressa in attività di lavoro domestico. Questo progetto educativo

su bambini e donne delle classi lavoratrici diventerà un progetto interiorizzato dalle stesse

classi solo quando vi saranno risorse per una vita domestica e quando le possibilità di garantire

ai figli una vita migliore appariranno sufficientemente realistiche da incoraggiare a investire in

loro. Sarà importante lo sviluppo dell'edilizia, la diffusione di infrastrutture igieniche come il

sistema fognario l'acqua corrente e così via. Solo quando la formazione più lunga potrà

garantire un lavoro remunerato le famiglie operaie saranno in grado di misurare i vantaggi e gli

svantaggi di prolungare la dipendenza economica dei figli o viceversa la loro precoce inserzione

nel lavoro.

Il prolungamento del periodo formativo infatti si presentava come un costo, per quanto il

periodo di dipendenza era sempre molto più breve che nelle classi benestanti e borghesi.

Quando questo calcolo dei costi e benefici diviene possibile anche in questi ceti si comincia a

diffondere il controllo della fecondità. Questo mutamento viene identificato dai demografi come

prima transizione demografica non solo modifica il numero dei figli e l'ampiezza della famiglia,

ma modifica anche le composizioni per età della popolazione. Nella maggior parte dei paesi

europei essa rimane a lungo ancora una popolazione giovane,tuttavia per molti governi e

soprattutto per quelli autoritari la riduzione delle nascite appariva problematica e cominciarono

ad aver luogo le prime politiche familiari.

3.3 L’emergere della famiglia moderna in Italia

In Italia la diffusione di questi fenomeni,in paticolare la riduzione della fecondità è tardiva: la

popolazione rurale predomina e mantiene il modello di famiglia produttiva e feconda, dove i

figli sono una risorsa famigliare. C’è tuttavia una forte differenziazione territoriale.

LIVI BACCI osserva che il declino della fecondità inizio nel complesso alla fine del XIX secolo (in

altre prima e dopo) con in testa le città e il Nord. I comportamenti riproduttivi divengono quindi

sempre più oggetto di strategie esplicite.

Anche gli usi linguistici a cavallo del XX secolo riflettono un mutamento nei rapporti tra i

coniugi e le generazioni, in direzione di una maggiore legittimazione dell’espressione

dell’affettività. E’ sempre più raro che la moglie dia del voi al marito o che i figli si rivolgano ai

genitori con il voi.

Nella seconda metà dell’800 il bambino è collocato già dalla prima infanzia in un percorso di

apprendimento e sviluppo controllati, che istituisce spazi educativi ad hoc e valorizza la

funzione educativa della famiglia e soprattutto della madre.

Emerge l’immagine della donna-madre come soggetto da educare e come soggetto

educante.Si tratta di messaggi e iniziative che non si limitano ai ceti borghesi,coinvolgendo

anche altri ceti, in particolare le classi lavoratrici pur con modalità diverse.

Le iniziative per la custodia e istruzione dei figli di classe operaia contribuiscono a far maturare

bisogni di formazione: si tratta di un progetto educativo nei confronti delle clasi subalterne che

coinvolge umanitari,ordini di parrocchie e solo tardivamente lo stato con una regolamentazione

del lavoro minorile e la frequenza scolastica obbligatoria.

LIVI BACCI:a cavallo del XX secolo comincia ad instaurarsi un rapporto inverso tra ricchezza

della famiglia e fecondità: nel passato erano i più ricchi a fare più figli (maggior sopravvivenza),

ora i poveri fanno più figli. Quanto più basse sono le chances di vita adeguata di una famiglia,

tanto minore sembra essere un atteggiamento strategico nei confronti della fecondità e dei

figli.

4. Un numero sempre più ridotto di figli

4.1 Dalla procreazione controllata alla procreazione intenzionalmente decisa

Se il fenomeno della riduzione della fecondità ha avuto tempi e modalità diverse a seconda del

combinarsi di fattori economici e sociali,negli anni successivi al 1950 la situazione è andata

omogeneizzandosi. Tutte le nazioni europee registrarono dapprima una crescita e a partire dagli

anni 1964 1965 una caduta intensa della fecondità. Nella maggior parte dei paesi europei

occidentali il tasso di fecondità scese sotto il livello di sostituzione,ovvero sotto i due figli medi

per donna.

In Italia la caduta della fecondità dopo il 1965 sembra operarsi in due tempi: prima una fase di

declino relativamente lento fino al 1974 e una successiva più rapida caduta che non si

interrompe, contrariamente alla maggioranza degli altri paesi dove partire dal 1975 si registra

una stasi.

Mentre fino a tutti gli anni 70 sembrava ci fosse un rapporto diretto tra bassa occupazione

femminile e alta fecondità, viceversa dalla fine degli anni 80 e nei 90 sono i paesi a più alta

occupazione femminile ad aver in generale i tassi più alti, mentre quelle a più bassa

occupazione femminile hanno raggiunto tassi più bassi e non sembrano aver arrestato la

discesa.

Le spiegazioni di questa inversione del rapporto occupazione femminile e tasso di fecondità

sono diverse, anche se tutte concentrate attorno due questioni: il modo in cui le diverse società

reagiscono all'aumento sia della scolarità che dell'occupazione femminile e il modo in cui le

diverse società sostengono il costo dei figli o ne promuovono precocemente l'autonomia

economica.

I paesi mediterranei sostengono poco l'occupazione delle donne con figli e allo stesso tempo

sostengono poco tramite forme di sostegno al reddito il costo dei figli. Perciò le donne che

desiderano mantenere un'occupazione riducono il numero di figli. Viceversa i paesi scandinavi

sostengono molto l'occupazione femminile e incoraggiano una precoce autonomizzazione

economica dei figli.

Per quanto riguarda l'Italia va osservato che non è possibile parlare di un unico modello di

fecondità. Da almeno un secolo nel nostro paese esistono almeno due modelli: uno tipico delle

regioni del Nord caratterizzato da un numero contenuto di figli, l'altro tipico delle regioni

meridionali caratterizzato da un numero elevato di figli. Le regioni del centro si collocano in

posizione intermedia. Questa differenza permane ancora oggi pur nel forte calo della fecondità

in tutte le regioni.

L'Italia è uno dei paesi a più bassa fecondità del mondo ma presenta anche uno dei tassi di

fecondità naturale,cioè fuori dal matrimonio, più bassi tra i paesi sviluppati. Quindi una

gravidanza imprevista porta più facilmente che in altri paesi a un matrimonio prima che il

bambino nasca. Da questo punto di vista la riduzione della fecondità in Italia ha cambiato la

numerosità dei figli percepiti come necessari per essere una famiglia, non il fatto che i figli

debbano nascere entro una famiglia legittima.

Gli elevati tassi di fecondità naturale nascondano fenomeni diversi: nei paesi scandinavi ad

esempio gran parte di queste nascite avviene entro rapporti di convivenza more uxorio, mentre

per la Gran Bretagna più spesso si tratta di nascita al di fuori di una convivenza di coppia

quindi più spesso si tratta di madri sole per lo più anche molto giovani.

C'è un ridimensionamento del modello ideale di famiglia che passa da una dimensione ideale

oscillante tra i 2-4 figli a un orientamento più nettamente favorevole ai due figli.

Molti studiosi hanno questo proposito parlato di una seconda rivoluzione contraccettiva che a

sua volta avrebbe portato una seconda transizione demografica: una situazione in cui lo stato

normale per una coppia, in particolare per una donna adulta,è quello della non procreazione.

Questa perciò avverrebbe solo come conseguenza di un preciso intenzionale atto di volontà.

All'origine di questa seconda svolta ci sarebbe secondo gli studiosi lo sviluppo delle tecnologie

contraccettive, in particolare della contraccezione chimica (la pillola) e meccanica. Si tratta di

strumenti contraccettivi femminili che coinvolgono una inibizione della fecondità femminile.

Se la prima rivoluzione contraccettiva implicava il controllo della sessualità maschile ed era una

contraccezione del contenimento della procreazione, la seconda rivoluzione contraccettiva

toccava direttamente la fecondità femminile. Affidare allo sviluppo delle tecnologie riproduttive

la causa della forte riduzione della fecondità sembra però riduttivo. Tali tecnologie sono di

troppo recente sviluppo e inoltre in paesi come l'Italia la diffusione di informazioni su e la

vendita di strumenti contraccettivi in quanto tale è stata vietata per legge fino al 1975 ben

oltre il periodo in cui il calo della natalità ha iniziato la propria accelerazione. Ciò indica che le

motivazioni sono più complesse.

Si discute sul peso da attribuire non solo allo sviluppo di tecnologie contraccettive, ma anche a

fenomeni come il declino della mortalità infantile che avrebbe ridotto il numero delle nascite

necessario per avere il numero di figli ritenuto adeguato, o le trasformazioni nei modi di

produzione in quanto avrebbero ridotto il numero e lo spazio delle aziende famigliari e

dell'economia familiare. Dietro strategie di coppia interagivano tendenze e situazioni esterne.

I valori e le finalità assegnate alla procreazione hanno modificato i rapporti, gli strumenti

contraccettivi vengono progressivamente spostati da strumenti di contenimento a strumenti di

non procreazione.

4.2 Equilibri in bilico

Per quanto riguarda la procreazione, alla cultura della responsabilità nei confronti dei figli che

induce a contenerne il numero per garantire loro maggiori opportunità, si affiancò la cultura

della scelta: un figlio deve essere procreato solo perché voluto, il che significa che il figlio è

percepito come un valore e un bene in sé in quanto individuo singolo e insostituibile e che la

generazione deve corrispondere al desiderio. Se un tempo un figlio poteva deludere le attese

familiari in termini di prestazioni sociali, oggi è esposto al rischio di deludere le attese dei

genitori.

Allo stesso tempo la riduzione della mortalità infantile e l'incremento della possibilità di

sopravvivenza con il valore attribuito a ogni singolo figlio fa si che la morte di un bambino,di un

adolescente,di 1 giovane appaia oggi ingiusta e insostenibile. Siamo meno preparati alla morte


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione (SAVIGLIANO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saretta.chiaramonte di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Borgna Paola.

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