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Sociologia della comunicazione

Come la polizia valuta la moralità delle persone basandosi sul loro aspetto (Harvey Sacks)

La vista può portare alla deviazione del modo di pensare degli individui: l’aspetto, ovvero il modo di apparire nei luoghi pubblici, porta a diversi modi di interpretazione. Nei luoghi pubblici si richiede che le persone usino come base per trattare gli altri il loro aspetto; allo stesso tempo ci si aspetta che le persone che utilizzano i luoghi pubblici mostrino agli altri apparenze facilmente interpretabili e che queste vengano interpretate per quello che mostrano.

I poliziotti sono una figura che fa recepire facilmente questo messaggio: sono più allenati nell'individuare la moralità di una persona dal suo modo di presentarsi in pubblico. I poliziotti hanno il compito di massimizzare la probabilità di selezionare possibili criminali tra i passanti e minimizzare la selezione di coloro che non lo sono: bisogna essere certi che da un determinato aspetto stia emergendo un comportamento criminale e calcolare se sia opportuno o meno intervenire.

I poliziotti devono utilizzare il metodo chiamato “procedura di incongruenza”: tale metodo si basa sul fatto che le persone imparano attraverso il processo di socializzazione a presentarsi ingenuamente nei luoghi pubblici, poi in base a chi ci si deve presentare si decide il metodo da utilizzare. In questo modo si può imparare a riconoscere un ampio numero di caratteristiche legate al nascondere scopi illeciti o meno in modo da accumularsi e giustificare un’indagine empirica su certezze.

Purtroppo, non ci sono regole definite e certe per accertarsi degli scopi illeciti di una persona, altrimenti verrebbe stilata una lista dettagliata la quale i criminali userebbero per evitare quegli atteggiamenti specifici ed eliminare ogni traccia criminale. Se le persone individuate siano meno criminali verrà deciso in tribunale, alla giuria verranno esposti i motivi per i quali si è venuto a sospettare dell'individuo e sarà quella a decidere.

Uso della procedura

  • Il poliziotto è sottoposto a ronde quotidiane dove si deve imparare a percorrere le strade in cui si aggirano in maniera “normale”. I principianti verranno affiancati a dei professionisti che li metteranno al corrente di tutto ciò che ai loro occhi può sembrare nuovo, ma che in realtà potrebbe essere un'attività losca/illegale (scrutare ogni dettaglio).
  • I poliziotti sono dotati di manuali di addestramento in cui vengono elencate le modalità di intervento in alcuni casi. I manuali sono anche un insieme di vittorie e sconfitte passate, un modo per essere spronati a fare sempre meglio.
  • Bisogna raggiungere un’abitudine, una routine nelle ronde, per poter capire quali sono i comportamenti normali di una certa zona (in base al giorno, stagione, ora...). Cercando comunque di variare in modo tale da non permettere la creazione di uno schema che possa essere utilizzato per scopi criminali.
  • Capire quale sia la normale ecologia di un territorio e trattarla come ecologia normativa, cioè la presenza di estranei in determinate zone può risultare un evento sospetto e sottoposto ad analisi ed accertamenti.
  • Coloro i quali trattano la presenza della polizia come caratteristica anormale sono sospetti; qualora ci fosse la presenza della polizia questa deve essere segnalata.

I poliziotti devono saper distinguere anche i reati normali nelle loro zone normali. Nel senso che se dei tipi loschi sono a conoscenza del passaggio della polizia cercheranno di camuffare le proprie attività facendole passare per normale attività legali, muovendosi spesso e non destando l'attenzione dei cittadini zelanti. Devono anche verbalizzare i loro sospettati, poiché le “vittime” di perquisizioni non autorizzate possono denunciare i loro perquisitori. Possono cioè passare dal torto alla ragione. I poliziotti quindi devono organizzare gli arresti, facendo una messa in scena dei reati, facendosi aiutare a volte anche da altri delinquenti.

I poliziotti considerano le strade come una cartina al tornasole delle attività che intraprendono certe persone e, poiché alcune strade possono condurre ai punti di ritrovo, all'attività criminale stessa ecc... bisogna osservare le persone che le percorrono e una volta trovato il sospettato, iniziare a collezionare informazioni sui movimenti, i gesti, gli incontri per poter costruire delle prove.

I poliziotti collezionano i suoni, le immagini, i luoghi più utilizzati per commettere un reato. Si fanno un'idea degli oggetti e dei luoghi che hanno un uso abituale nei termini dei loro usi illeciti più comuni. Ogni poliziotto non sa a che punto sia la sua carriera: può variare in bene o in male da un momento all'altro. Infine, ogni principiante può essere più pericoloso di un veterano, sia si tratti di una forza dell'ordine sia di un criminale, poiché meno esperto e più imprevedibile.

La vita quotidiana come rappresentazione (Erving Goffman)

Introduzione

Quando un individuo viene a trovarsi alla presenza di altre persone queste cercano di avere informazioni sul suo conto o di servirsi di quanto sanno di lui. Le notizie riguardanti un individuo aiutano a definire una situazione permettendo agli altri di sapere in anticipo che cosa egli si aspetti da loro.

Si utilizzano degli strumenti segnici: indicatori che permettono di capire un individuo; si raccolgono indizi sulla condotta o sull'aspetto servendosi di esperienze precedenti per confrontare, creare stereotipi...

Anche se alla presenza diretta di altre persone un individuo non farà trapelare informazioni utili, le emozioni vere e reali possono solo essere accertate indirettamente, attraverso dichiarazioni o movimenti involontari. L'espressività dell'individuo sembra basarsi sui tipi di attività semantica diversi:

  • Espressioni intenzionali, ovvero simboli verbali, o sostituti, che l'individuo usa deliberatamente per comunicare le informazioni che egli stesso vuole attribuire a tali simboli (la comunicazione tradizionale).
  • Espressioni lasciate trasparire, ovvero una vasta gamma di azioni considerate come sintomatiche dell'attore, azioni rappresentate in maniera diversa da come le si vuole trasmettere, con l'inganno o la finzione.

Gli osservatori devono accettare l'individuo sulla fiducia, lui si presenta con una promessa. In seguito, quando se ne sarà andato gli osservatori avranno più o meno la sicurezza di trarre delle conclusioni.

Presentazione dell'individuo

Si presenterà sicuramente con un’intenzione ben precisa, cercherà stima, apprezzamento, vorrà ingannare... L'importante è il modo in cui si pone, il modo in cui permette agli altri di rivolgersi a lui, in modo tale da far agire gli altri secondo la sua volontà. Molto spesso l'individuo non è consapevole a pieno di utilizzare più tipi di comunicazione, quelle verbali o quelle che trapelano dalla comunicazione; l'osservatore invece ne è consapevole. A volte si riescono a scoprire gli aspetti non controllabili solo quando si mettono a confronto con quelli controllabili utilizzati con un altro interlocutore (A scopre più cose su B mentre parla con C).

Le prime impressioni sono sempre quelle che pongono le basi di un determinato rapporto o di una relazione; quando nel processo interattivo avvengono turbe o avvenimenti contraddittori possono provocare reazioni insostenibili, rovinare le relazioni e produrre imbarazzo. Quando un individuo esplicitamente dichiara di avere una certa caratteristica sociale ha il diritto di essere trattato come tale. Egli rinuncia indirettamente al trattamento che gli sarebbe spettato se non si era a conoscenza del suo status.

Le tecniche di difesa o tecniche protettive

Sono delle tecniche che l'individuo adopera per salvaguardare le impressioni da lui incoraggiate negli altri. L'individuo è attento a dare certe informazioni temendo come la possa prendere l'altro. L'interazione faccia a faccia è definita come l'influenza reciproca tra individui che si trovano nell’immediata presenza altrui esercitando sugli uni le azioni degli altri. Un’interazione può essere definita durante un processo interattivo durante una qualsiasi occasione, un incontro. La rappresentazione è quella attività svolta da un partecipante in una determinata occasione che in qualche modo influenza un altro partecipante.

Capito 1 - Rappresentazioni (in buona e mala fede)

Quando un individuo incomincia a interpretare una parte, praticamente sta chiedendo a coloro che gli sono attorno di credere che il personaggio che egli presenta possieda realmente quegli attributi. L'attore può essere assorbito dalla propria recitazione e quindi anche il pubblico ne può essere totalmente sicuro.

Un attore cinico è colui a cui non interessa l'opinione del pubblico e a cui non importa della propria interpretazione, si diverte poiché non gli importa di prendersi sul serio. Esistono realmente delle persone convinte delle proprie azioni o appunto ciniche. Il termine “persona” significa maschera: è il nostro “io”, quello che vorremmo essere. La concezione di noi diventa parte della personalità. Nasciamo individui, diventiamo persone.

Si può anche partire da una rappresentazione cinica che poi sfociata in una sincera o viceversa. Non ci si crede inizialmente o si fa perché costretti, ma poi si diventa parte integrante della rappresentazione. Si può anche pendolare in queste due realtà.

La facciata

La rappresentazione è quell’attività che l'individuo presenta dinanzi ad un gruppo di osservatori, la facciata invece è quella utilizzata in maniera fissa, è quindi l'equipaggiamento espressivo standardizzato che si utilizza durante la propria rappresentazione. L’ambientazione è quell’equipaggiamento fisico, il mobilio, ovvero tutto ciò che circonda l'attore e lo rende a suo agio, ogni cosa che lo circonda gli permette di esibirsi nel migliore dei modi.

La facciata personale è invece quell’equipaggiamento stretto che identifica l'attore e che lo seguirà costantemente (i tratti distintivi, il vestiario, il sesso, la razza, l'aspetto, il dialetto...)

La facciata personale si distingue in:

  • Apparenza, gli stimoli che suggeriscono lo status dell'attore o le informazioni sulla sua condizione attuale.
  • Maniera, gli stimoli che indicano in che modo vuole attivarsi in una determinata situazione.

Spesso ci aspettiamo una coerenza tra apparenza e maniera, ci aspettiamo che le differenze di stato sociale si notino, ma a volte capita di contraddirsi. Esistono varie facciate, l’osservatore tende a dar rilievo alle somiglianze e a raggruppare tutto in gruppi così da essere un vantaggio. Differenti routine possono servirsi della stessa facciata, così si parla di rappresentazione collettiva. Dato che ormai qualsiasi ruolo ha già una facciata ben definita, quando si cerca di cambiarla in pratica si fa un mix tra facciate già definite.

A volte non si può trovare un perfetto adattamento fra il carattere specifico di una rappresentazione e il modo in cui essa appare dal punto di vista sociale. Alcune routine differiscono da altre giusto per alcuni elementi che comunque possono far parte della stessa gamma di facciata sociale.

Qualità teatrale della realizzazione

Una rappresentazione teatrale in presenza di terzi deve avvenire attraverso segni teatrali che altrimenti li farebbero passare inosservati. L’attore deve dar prova della sua interpretazione e farlo il più velocemente possibile. Come in alcuni impieghi dove bisogna dimostrare sé stessi senza pensarci molto. Succede spesso però che un individuo non viene valorizzato nel lavoro che svolge, magari è talmente preso dallo svolgerlo, si impegna talmente tanto che non viene neanche notato o screditato. Dunque, a volte ci si impegna di più nel cercare di curare maggiormente la routine dalla quale dipende la propria reputazione.

Idealizzazione

In quasi tutte le società c'è una stratificazione sociale, una gerarchia in cui i ranghi i più elevati sono visti in maniera più prestigiosa; i ranghi minori sono visti come obiettivi dai quali si cerca di elevarsi e di non scendere per mantenere una buona facciata sociale (come quando si ostenta la ricchezza solo quando ci sono ospiti, o far finta di non essere tanto sveglie per far sentire superiore l'uomo...) Facciate che si fanno per mantenere quell’idealizzazione. L'attore, dunque, deve ostentare quel genere di messa in scena che si adegua agli stereotipi della squallida miseria degli osservatori. Si vuole mantenere una facciata in pubblico, in modo da dimostrare di avere pensieri e abitudini uniformi alla massa e nel privato invece avere segreti e fare cose che magari non sono conformi con il modo di pensare altrui.

C'è dunque una dissonanza tra apparenza e realtà globale: in molti casi l'attore si nasconde dietro il lavoro o un'attività ufficiale per nascondere la sua vera attività; oppure tende a coprire i propri errori e persino la traccia della correzione; tende a sminuire molte ore di lavoro o massimizzare un lavoro facile; a finta di non essere arrivato a un lavoro sporco per raggiungere un obiettivo; trascurare a volte degli ideali che sappiamo giusti ma che per il buon fine vanno un attimo tralasciati. Molte volte l'attore genera negli ascoltatori la convinzione che sia legato a loro in maniera unica e speciale così da credere a tutto ciò che egli dice.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecconimarta96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Tota Annalisa.
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