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Esclusione sociale: uno sguardo sociologico

Introduzione

Fornire una definizione chiara del concetto di esclusione sociale non è un compito semplice. Nonostante rimandi a un insieme di significati genericamente riconoscibili, il concetto di esclusione presenta alcuni nodi problematici che lo rendono sfuggente o contestato: per la sovrapposizione con altre categorie studiate dalle scienze sociali ed economiche, per l'ampiezza dei significati che può assumere nello spazio e nel tempo, per la volatilità e difficoltà a fissarsi come attributo di una popolazione che non è omogenea o immobile, tra livello oggettivo e percezione soggettiva.

Esistono in letteratura diverse definizioni. Provando a ridurre la complessità si arriva a una formulazione di questo tipo: un individuo è o viene ritenuto escluso quando, pur vivendo in una determinata società, non può partecipare alle attività chiave di quella società che sono disponibili alla maggior parte delle persone (quando vorrebbe partecipare ma non riesce a farlo a causa di fattori che non controlla), ed è quindi escluso per ragioni che non dipendono dalla sua volontà. Chi è "dentro" si contrappone a chi è "fuori". Viene impedito a individui o a interi gruppi di accedere a risorse, beni, servizi, diritti fondamentali per esprimere le loro capacità. Gli individui vengono distanziati dal lavoro, dalle opportunità di reddito, dall'istruzione e dalla formazione. Tale processo di rottura causa il distacco progressivo dalle relazioni sociali, alimentando la sensazione di essere senza potere.

Caratteristiche dell'esclusione sociale

Le diverse definizioni mettono l'accento su alcuni tratti ricorrenti. L'esclusione si configura come categoria:

  • Multidimensionale
  • Dinamica e processuale
  • Relazionale
  • Attiva
  • Relativa al contesto

Multidimensionalità: L'esclusione sociale non può essere definita o misurata facendo riferimento esclusivamente alla povertà materiale. Va considerato un vasto insieme di fonti di privazione che vanno dall'ambito sociale a quello politico e culturale. Si può essere esclusi per una moltitudine di ragioni, ma anche una moltitudine di forme. L'esclusione può limitarsi a una sola dimensione, lasciando margini per il superamento dello stato di disagio. Può però riguardare anche più dimensioni che, combinandosi tra loro, danno vita a una condizione di esclusione multipla. In questo caso si determinano forme più severe e intense di penalizzazione che hanno conseguenze negative di lungo periodo.

Processualità: L'esclusione non è una condizione immodificabile. È piuttosto una traiettoria che si sviluppa nel corso del tempo. Più che il risultato di un processo, si configura come un processo in sé, fatto di stadi lungo i quali ci si colloca. Si tende a indicare l'esclusione come l'effetto della deprivazione quando invece dovrebbe essere cruciale soffermarsi sulle dinamiche che portano a tali risultati. Un'attenzione eccessiva a livello definitorio degli "stati" rischia infatti di depotenziarne lo studio dei "processi", ma anche dei contesti e degli scenari che li generano. Senza l'attenzione alla dimensione processuale, l'esclusione finisce per essere una nozione puramente negativa che si limita a indicare una mancanza.

Relazionalità (o agency): L'esclusione si gioca sempre tra due parti, tra chi viene escluso e chi esclude. È fondamentale allora guardare alla collocazione degli individui rispetto ai contesti sociali in cui essi vivono per comprendere come hanno origine situazioni di distanziamento sociale. L'esclusione presuppone l'esistenza di un atto intenzionale da parte di un agente escludente nei confronti di un escluso. Si parla di "esclusione attiva" quando è identificabile una chiara responsabilità di un'agenzia (istituzioni o altri individui) implicata nel processo.

Relatività: Non si è esclusi in termini assoluti, ma sempre in relazione ai gruppi di riferimento o alla società in cui si vive. È necessario considerare i criteri, le forme culturali prodotte "localmente" e i modi particolari di integrazione sociale. Quindi la relatività dell'esclusione ha un carattere di dimensione contestuale. Sul piano empirico tuttavia, l'eccesso di relatività rende più complicato delineare un insieme definito e comparabile di misure per rilevare l'esclusione.

Le dimensioni dell'esclusione

Nella letteratura dell'esclusione sociale si confrontano due approcci.

L'approccio economico: Secondo questo approccio le barriere istituzionali, i meccanismi sociali che discriminano e collocano in posizione svantaggiata derivano da una condizione di derivazione materiale o povertà che inibisce l'accesso alla cittadinanza. L'esclusione è essenzialmente un problema distributivo, di erronea allocazione delle risorse tra la popolazione, che penalizza gli esclusi relegandoli nei segmenti più svantaggiati della popolazione. Le determinanti principali dell'esclusione non sono riconducibili a deficienze motivazionali, ma a vincoli strutturali. Dipendono, quindi, non dall'azione individuale, ma dalle condizioni di vita. L'approccio di tipo economico ha come punti di forza la chiarezza della scelta adottata rispetto alle dimensioni chiave e la capacità di tradurre facilmente gli assunti teorici in dati empirici rilevabili. Il suo limite invece è dato proprio dall'operazione di semplificazione del campo di osservazione che adotta. L'esclusione non viene spiegata nelle sue caratteristiche intrinseche (cosa è) ma facendo ricorso agli indicatori che ne sono alla base, ossia alle cause o produttori individuali e sociali. Ne è un esempio la definizione fornita dalla British Social Exclusion Unit, che legge l'esclusione come un segnalatore di ciò che accade quando individui soffrono di una combinazione di problemi come la disoccupazione, il basso reddito, la dequalificazione, una cattiva salute, la criminalità. In questa definizione cause e conseguenze si sovrappongono, senza che si faccia riferimento a un ordine logico o temporale. Altro problema associato all'adozione di un approccio monodimensionale deriva dal fatto che tende a fornire una rappresentazione estremizzata degli esclusi come individui schiacciati sotto il peso della loro condizione economicamente marginale. Immagine, quindi, che contrasta con una lettura dell'esclusione come processo e campo di confronto tra attori.

L'approccio socio-culturale: Diverso è l'approccio socio-culturale. Da questa prospettiva, l'esclusione è vista non più e non solo in quanto questione di povertà materiale, ma come problema derivato da una insufficiente integrazione sociale e culturale, dall'isolamento e dalla scarsa partecipazione alle attività delle reti di relazioni formali e informali. L'influenza della sociologia di Emile Durkheim è evidente. L'esclusione viene intesa come prodotto della disorganizzazione sociale. Si diffonde in quei contesti dove è scarsa l'assimilazione delle norme e dei valori associati a una cittadinanza attiva, dove prevalgono comportamenti scarsamente etici rispetto al lavoro e all'assistenza, dove è diffusa la delinquenza. L'escluso è colui che non riesce a sviluppare solidi legami sociali e forme di connessione nella società in cui vive. È il cittadino atomico, quello a rischio alienazione. Il discorso si focalizza sulla coesione sociale e sull'integrazione morale dentro le forme dominanti di organizzazione sociale e solidarietà. Le differenze con il filone precedente sono evidenti. Povertà e disagio diventano sinonimi di deviazione patologica da uno stato di armonia, e non prodotti di un determinato funzionamento dell'economia. L'esclusione sociale può coinvolgere anche soggetti non poveri. Ad esempio persone che incontrano ostacoli nell'accesso al lavoro a causa di barriere linguistiche o culturali. Quello socioculturale riesce a penetrare i contenuti dell'esclusione, esaminando i processi che contribuiscono alla sua costruzione sociale. Lo fa, però, a prezzo di una minor chiarezza definitoria. Nonostante le differenze però emerge una chiara connessione tra mancanza di risorse economiche-lavorative e isolamento sociale. La permanenza nella disoccupazione finisce per deteriorare le reti di relazioni. Va tenuto conto poi dell'intervento determinante del welfare state, così come dei modelli (familiari e sociali) che possono interagire modificando gli esiti delle dinamiche di esclusione. Proprio in ragione di questa complessità è emersa l'importanza di prendere in considerazione molteplici componenti (economici, culturali, comportamentali, valori, relazioni).

Un approccio integrato

Seguendo un approccio integrato, l'esclusione può essere rilevata con riferimento a un insieme di sistemi sociali dai quali le persone sono escluse:

  • Come allontanamento dal mondo del lavoro e da beni e servizi derivanti dal mercato.
  • Come cittadinanza resa incompleta a causa di un accesso limitato o impedito all'istruzione, salute, abitazione e altri beni forniti da attori pubblici e privati.
  • Come progressiva perdita di contatto con la sfera familiare, comunità locale, reti sociali e forme di supporto varie che transitano attraverso queste, con gli spazi di partecipazione civica, sociale e politica.
  • In termini di coronamento entro aree territoriali isolate e deprivate, dove è inibito il diritto alla mobilità geografica e l'accesso alla rete di trasporti e servizi.
  • Come disconnessione dai riferimenti simbolici collettivi che valorizzano l'identità sociale, le capacità, il rispetto reciproco, la condivisione di valori comuni.

Chi è escluso e perché: gli esclusi e le cause dell'esclusione

Se è vero che una fascia ampia di popolazione può trovarsi, per periodi più o meno lunghi della propria vita, in una condizione di esclusione sociale, ciò non toglie che alcune persone risultano più a rischio di altre. Dipende dal loro background personale, dalle esperienze e dal contesto in cui vivono.

I livelli dell'esclusione:

  • Livello micro: L'esclusione riguarda singoli individui che, per caratteristiche personali, risultano essere svantaggiati rispetto ad altri.
  • Livello intermedio: Si identificano quelle forme di esclusione che avvengono dentro contesti di interazione più complessi. Riguarda ad esempio l'ambito familiare, laddove si configurano situazioni di penalizzazione determinate dalla posizione occupata e dalle differenze esistenti lungo le linee del genere, età o di altre dimensioni.
  • Livello macro: Si parla di interi gruppi e della loro collocazione nel contesto sociale più ampio e della loro esposizione a dinamiche di marginalizzazione.

Situazioni di questo tipo rimandano ad esempio alla tossicodipendenza o ai fenomeni dell'immigrazione clandestina. La difficoltà di questi gruppi è proprio quella di prendere parte alla vita collettiva nazionale, di esprimere la propria identità, di vedere riconosciuti i propri diritti culturali e socio-politici. Per cogliere correttamente il fenomeno dell’esclusione è necessario guardare alla collocazione degli individui nei diversi ambiti della vita collettiva e valutarne il grado di connessione o disconnessione sociale. Al contrario, è possibile vivere una condizione di normalità lavorativa o relazionale pur facendo parte di gruppi sociali o contesti segnati dall’esclusione. Ancora, si può essere vittime di pratiche che escludono e, allo stesso tempo, esercitare forme di chiusura sociale nei confronti di altre persone o gruppi. In questo senso l’esclusione fa parte delle dinamiche di potere della società moderna.

Questa riflessione porta a chiederci: chi sono i soggetti più esposti e perché? Si parla di fattori di rischio facendo riferimento a caratteristiche proprie della persona o del gruppo di appartenenza, come ad esempio:

  • Il genere (Essere donna)
  • L’età (troppo giovani o troppo anziani)
  • Le caratteristiche del nucleo familiare (vivere in famiglie numerose)
  • L’origine sociale (appartenenza a classi svantaggiate) o etnica-razziale (immigrati)
  • Le condizioni psicofisiche (disabilità fisica o psichica e infermità)
  • Gli orientamenti sessuali, opinioni politiche, sociali o religiose.

La sovraesposizione di alcuni individui rispetto all'esclusione sociale deriva, e al contempo alimenta, l'esistenza di pregiudizi e pratiche di tipo discriminatorio. Lo svantaggio può derivare dal fatto di vivere in aree remote, isolate, inaccessibili, disconnesse dallo sviluppo socio-economico, all’interno di ambienti urbani degradati, abbandonati dalle istituzioni, dove si concentrano problematiche sociali diverse che aggravano la condizione di svantaggio e alimentano forme di stigmatizzazione. La finalizzazione riflette l'assenza di lavoro decente e di agenzie di partecipazione politica e sociale. Si tratta di uno svantaggio cumulativo cronico che si produce in interazione tra caratteristiche individuali e ambientali e che viene amplificato in presenza di macro-fattori di rischio quali la crisi economica o le migrazioni di massa.

Esclusione sociale come processo

Chi esclude e come avviene l'esclusione? Sebbene non manchino situazioni di auto ghettizzazione, volontariamente perseguite e derivanti da comportamenti antisociali e patologici, la maggior parte dei casi di esclusione è esercitata da un agente che esclude attraverso atti compiuti. Le istituzioni producono esclusione attraverso la stigmatizzazione dei partecipanti, promuovendo barriere e differenze tra insiders e outsiders, stabilendo criteri di discriminanti attraverso leggi, politiche o programmi.

Il discorso pubblico e scientifico sull'esclusione ha posto a lungo l'accento sulle situazioni di marginalità estrema concentrandosi sulle dinamiche di intrappolamento nella povertà. L'idea era che lo svantaggio all'interno di alcuni contesti profondamente disagiati fosse una condizione in qualche modo definitiva che si ereditava da una generazione all'altra ed era irreversibile e condizionava in modo sostanziale le opportunità di vita futura. Le nuove forme di marginalità non si concentrano solo in aree periferiche del tessuto urbano. Per Robert Castel, nelle società contemporanee si allarga l'area della vulnerabilità. Quali dinamiche si innestano su una situazione precedente di instabilità e indebolimento dei legami sociali e coinvolgono una fascia sociale più ampia e dispersa rispetto al passato, che non riesce ad adattarsi a una congiuntura economica sfavorevole. La vulnerabilità deriva da una quotidianità che si fa normalmente insicura, perché a preesistenti situazioni di fragilità si associano eventi imprevedibili che destabilizzano il corso di vita e rischiano di portare l'individuo e la famiglia all'impoverimento a causa della scarsità di mezzi per difendersi. Situazioni di vulnerabilità tipiche della società contemporanea si annidano, ad esempio, tra i figli di coppie separate, tra lavoratori con contratti atipici, tra la popolazione anziana urbana a basso reddito. Le condizioni di svantaggio derivano sempre più spesso da cambiamenti socio-economici che minano i meccanismi tradizionali di inserimento e integrazione, le istituzioni, che garantivano stabilità nella società fordista e salariale. Diversamente dalla povertà, la vulnerabilità sociale è una condizione sfumata, non sempre visibile. Per questo motivo in letteratura si fa ricorso a termini quali disaffiliazione o di squalificazione sociale, più adatti a sottolineare il fatto che le persone sono a vari gradi escluse dalla società. Secondo Paugam e Castel, l'esclusione sociale è un processo dinamico che si sviluppa in più fasi: si parte dalla condizione di piena integrazione nella società, si attraversa una situazione più o meno lunga di vulnerabilità, segnata da relativa instabilità lavorativa e da fragilità relazionale, per arrivare a una condizione di disqualificazione sociale o disaffiliazione che svuota legami sociali intrappolando nella precarietà.

Le conseguenze dell'esclusione

Cosa succede agli esclusi? Che effetto ha l’esclusione? Non esiste un elenco definito di effetti per l'esclusione produce, ma una combinazione di problemi che possono manifestarsi in un processo di rigenerazione circolare che spesso sovrappone e confonde cause ed effetti. L'esclusione può portare, innanzitutto, a un deterioramento delle capacità personali, dei livelli di qualificazione e formazione necessari al reinserimento lavorativo, della mobilità territoriale, producendo quindi un allontanamento ulteriore dal mondo del lavoro. Sul piano soggettivo, può impattare sulla qualità della salute favorendo l'insorgere di condizioni di stress o di comportamenti a rischio come il consumo di sostanze o il suicidio. Se riguarda un intero gruppo sociale, questo può determinare un peggioramento delle prospettive di sviluppo locale. Sul piano dei comportamenti collettivi i livelli di esclusione aumentano il rischio di comportamenti devianti, come nel caso di quei reati necessari per conseguire obiettivi che non potrebbero essere conseguiti con mezzi leciti.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher perrellsss di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi di inclusione ed esclusione sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Tuorto Dario.
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