Capitale sociale
Introduzione al capitale sociale
Di Ida Cortoni
Un'eredità consolidata
Il capitale sociale in sociologia è uno strumento cognitivo per analizzare e interpretare il cambiamento socioculturale contemporaneo, osservando il grado e il tipo di incidenza delle variabili intervenienti. Attraverso gli strumenti del capitale sociale, il ricercatore può stabilire relazioni di causalità, fare diagnosi e ipotesi previsionali, fornendo chiavi di lettura della società contemporanea, che possono anche influenzare decisioni politiche ed economiche.
Portes ci mostra due prospettive di analisi del capitale sociale:
- L'oscillazione dalla funzione di consummatory a quella della motivazione strumentale;
- Il passaggio da una lettura macro a una micro.
Dalla combinazione di queste due lenti, l'autore ricostruisce una mappa di interpretazioni sul capitale sociale.
Il primo focus
Il primo focus include la lettura di Putnam secondo cui il capitale sociale è “la fiducia, le norme che regolano la convivenza, le reti di associazionismo civico, elementi che migliorano l’efficienza dell’organizzazione sociale promuovendo iniziative prese di comune accordo”. Il senso civico, la fiducia e le relazioni orizzontali di cooperazione si identificano nei legami associativi, i quali diventano indicatori di capitale sociale. La partecipazione in questo caso è definita “sociabilità civica”.
Dalla consummatory macro-sociale si passa progressivamente alla motivazione strumentale (II focus), attraverso il processo di modernizzazione e lo sviluppo dell’approccio struttural-funzionalista quali categorie interpretative delle dinamiche e delle relazioni sociali moderne. I principi di fiducia e solidarietà non sono costruiti sul soggetto, ma sul suo ruolo e status sociale e sono trasmessi attraverso un “massaggio culturale” che orienta all’emancipazione soggettiva, ma solo se funzionale al conseguimento di obiettivi sistemici.
Il terzo focus
Il terzo focus, tra micro-sociale e consummatory, si pone alla base della lettura del capitale sociale di Bourdieu, Loury e Granovetter che orientano l’attenzione sulle relazioni interpersonali situate, relative allo specifico contesto di riferimento e alla loro influenza nel processo di socializzazione. Da questa lente è possibile inquadrare diverse analisi contrastanti: quelle per cui i “legami forti” rappresentano la principale cornice per un orientamento strumentale e quelle che sostengono la “forza dei legami deboli”.
Il supporto familiare condiziona il capitale culturale e umano condiviso e trasmesso nella rete di relazioni durante la socializzazione, imprimendo l’habitus, il consumo culturale e lo status. Anche in questo caso, le relazioni svolgono una funzione strumentale perché strategiche ai fini di un’integrazione di classe. La dimensione individualista come espressione delle potenzialità soggettive è fortemente contagiata e confinata dallo status socioculturale di appartenenza e proietta il soggetto in un ambiente affine a quello di provenienza, dove si solidificano le opportunità, i contatti e le relazioni cognitive e strumentali.
Il capitale sociale è condizionato, ma soprattutto condizionante forme di ineguaglianza economica, culturale, sociale e politica che precludono in partenza ogni talento individuale.
Il quarto focus
Il quarto focus, fra dimensione individuale e motivazione strumentale, include la lettura di Coleman. Secondo lo studioso, il capitale sociale è “elemento facilitatore dell’agire individuale” che si focalizza sullo sviluppo delle potenzialità e le competenze soggettive da cui ottenere facilitazioni materiali.
Nonostante la molteplicità delle letture, permangono tre aspetti fondanti del capitale sociale: la closure (o il legame), il vincolo della fiducia e gli scambi di reciprocità. La prima è correlata alla cosiddetta dimensione morale e interessa quell’aspetto di socializzazione relativo all’interiorizzazione di norme, valori collettivi tipici dell’humus culturale condiviso attraverso dinamiche trasmissive e relazionali. Attraverso la closure si interiorizzano virtù civiche che regolano il comportamento individuale e le relazioni sociali nel rispetto di norme, valori, obbligazioni e aspettative collettive (solidarietà collettive).
Secondo Portes, la consapevolezza di vivere in una società dove si ha un comune e reciproco rispetto delle regole comunitarie rappresenta una risorsa per la cittadinanza, perché contribuisce a diffondere nelle persone maggiore senso di sicurezza, per non parlare di uno spirito collettivo di solidarietà, di sostegno reciproco e coesione, in cui il senso civico è connaturato nel processo educativo di ciascuno.
Secondo Donati, lo sviluppo e il potenziamento delle capacità individuali dipendono dai rapporti interpersonali costruiti quotidianamente nei diversi contesti situati, dai processi educativi delle agencies che orientano la percezione e l’interpretazione della realtà e garantiscono a ciascun individuo il tipo e il grado di integrazione sociale. Lo studioso costruisce 9 indici di misurazione del capitale sociale: la religiosità e lo stato socio-economico genitoriale, l’atteggiamento civico inteso come grado di impegno dei genitori in ambienti associativi, la fiducia civica, relativo alla proiezione di fiducia sulle istituzioni, l’orientamento alla personalizzazione dei servizi (o importanza attribuita all’affettività anche nelle relazioni), orientamento e produzione dell’educazione come bene relazionale e la socializzazione dialogica familiare.
Sulle presunte e attese obbligazioni connesse alla closure si costruiscono scambi di reciprocità, che presuppongono il riconoscimento dell’identità altrui quale riflesso di aspetti del sé e ponte per fortificare le opportunità sociali, culturali ed economiche alla base della socialità. Il vincolo fiduciario si pone alla base dell’ethos condiviso e proiettato sul comportamento individuale.
La closure in ogni caso ha subito una mutazione genetica dal suo inquadramento come consummatory nel pre-moderno alla sua nuova natura strumentale nel moderno. È probabilmente l’indebolimento della consummatory alla base delle reti sociali, o ancora l’affievolimento del valore semantico del macrosociale a determinare la multidimensionalità della crisi moderna, tanto da indurre alcuni studiosi, tra cui Coleman, a individuare agenzie alternative in sostituzione a quelle primordiali ormai scollate (famiglia, scuola, religione).
Il collasso dei principi primordiali
Nella società contemporanea questi meccanismi di costruzione del capitale sociale hanno vacillato, mettendone in crisi il significato. Con il processo di modernizzazione, il cambiamento sociale, strutturale e organizzativo ha determinato l’alterazione fisiologica dei principi di solidarietà che si riflettono sul tipo di relazioni sociali, non più costruite su basi eticamente fiduciarie, ma improntate su principi di utilitarismo e di individuazione.
Portes racconta il passaggio alla funzione strumentale del capitale sociale. Si indeboliscono criteri condivisi alla base dei processi di socializzazione e vacilla l’obiettivo dell’integrazione socio-culturale, per una politica liberista improntata prevalentemente sul grado di responsabilità del singolo e sulla sua capacità di interiorizzare e metabolizzare la morale e la cultura da tramandare anche alle future generazioni. In questa configurazione, è difficile condividere socialmente regole e sanzioni comportamentali che si basino su principi societari. Il soggetto non sente e non agisce più secondo precetti morali, del bene pubblico e collettivo, quali non sono interiorizzati e spesso sono sganciati dal contesto storico e sociale.
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