Meyrowitz e la teoria del medium
Introduzione
Joshua Meyrowitz è un sociologo statunitense, che insegna scienze della comunicazione negli Stati Uniti a partire dagli anni '80. Uno dei suoi volumi più importanti è “No Sense of Place”, in cui “sense” può assumere sia il significato di percezione che quello di senso logico e “place” fa riferimento tanto alla posizione in senso sociale quanto alla collocazione fisica. “Oltre il senso del luogo” riconosce alcuni dei più importanti mutamenti indotti dai media elettronici:
- Il superamento dei confini tra spazio pubblico e privato;
- La riconfigurazione delle relazioni tra gli individui e del loro rapporto con lo spazio e il tempo;
- Ridefinizione dei ruoli sociali ricoperti dagli individui.
Il punto di vista di Meyrowitz
Qual è l’impatto sociale dei media elettronici? Meyrowitz considera la televisione e le conseguenze che essa ha sulle identità e sui ruoli sociali. La televisione ha una dimensione collettiva ed è accessibile a tutti. Al contrario della stampa, che prevedeva un codice di accesso legato alla capacità di saper leggere e scrivere, la televisione ha un codice che difficilmente può essere chiamato codice, in quanto non c’è bisogno di avere una certa istruzione per comprenderla. I media elettronici vengono considerati, quindi, dei media democratici poiché consentono a tutta la popolazione di avere accesso alle informazioni, bambini, adulti, uomini e donne. Essi trasformano la geografia situazionale della vita privata, mescolando interazioni fisiche e mediatiche. Con i media elettronici si assiste a uno “sganciamento di spazio e tempo” per cui l’esperienza della contemporaneità si è separata dalla condizione spaziale di un ambiente comune.
Meyrowitz fa riferimento al sociologo canadese Goffman, il quale considera l’interazione sociale quotidiana e utilizza la metafora della rappresentazione teatrale per descrivere la vita sociale. Secondo Goffman, quando i soggetti entrano in un ambiente sociale si adeguano alle sue tacite norme e hanno determinate aspettative rispetto a chi lo abita. Ad esempio, si aspettano che il cameriere al ristorante non si sieda con loro a conversare. Inoltre, gli individui si impegnano costantemente a creare impressioni socialmente positive costruendosi un vero e proprio “palcoscenico”, attraverso gli abiti o l’arredamento, al fine di essere accettati e integrati nella società. Da questa affermazione Goffman individua tre spazi: lo spazio in primo piano (pubblico), chiamato anche scena, il retroscena (privato) e infine lo spazio intermedio in cui il pubblico e il privato si fondono. I media hanno quindi indebolito il peso della localizzazione fisica, alterando gli aspetti di identità di gruppo, socializzazione e gerarchia; tuttavia, gli ambienti fisici e gli ambienti dei media non sono separati ma costituiscono un continuum.
In seguito, Meyrowitz prenderà in considerazione anche il pensiero di McLuhan, in particolare la sua attenzione per il medium (il medium è il messaggio), affermando che i media non sono canali neutri ma interagiscono con i contenuti che veicolano. I media, visti come estensioni del corpo e dei sensi, trasformano l’organizzazione spaziale e temporale della vita sociale.
Media, luoghi e mobilità – Capitolo 1
Shaun Moores critica Meyrowitz
Moores critica l’assunto secondo cui l’evoluzione dei media e dei trasporti avrebbe indebolito il senso dei luoghi e come gli spazi delle comunicazioni di massa siano senza luogo. Moores nota come i luoghi per gli individui non sono asettici e privi di socialità, ma altrettanto ricchi di significato dei luoghi antropologici tradizionali. Secondo Moores, infatti, il luogo fisico si carica di una serie di investimenti emotivi ed esperienziali; quindi, egli afferma che non può predominare il mondo dei media su quello fisico. I media e le innovazioni tecnologiche non si limitano alla trasformazione dei processi industriali, ma interferiscono con le relazioni fisiche e le situazioni sociali in cui si innestano; stravolgono il mondo fisico e il modo in cui lo percepiamo, basti pensare alle grandi metropoli, in cui la maggior parte degli edifici sono ricoperti di manifesti e pubblicità: il luogo fisico stesso diventa medium.
Cooley e Mead
Nel suo libro The Rise of Glocality, Meyrowitz riprende un concetto già affrontato in No Sense of Place, ossia ciò che Cooley chiama “se allo specchio” e che Mead chiama “altro generalizzato” da cui noi giudichiamo noi stessi, i nostri comportamenti e le nostre affermazioni. Da una parte i media allargano il campo della nostra esperienza al punto che l’altro generalizzato, cui noi attribuiamo importanza per la definizione della nostra identità, non si identifica più solo con le persone con cui interagiamo fisicamente ma anche con le persone che vivono in luoghi anche lontani. I media ci consentono di avere prospettive esterne, rispetto alla nostra localizzazione, espandono la nostra percezione di quello che Meyrowitz definisce “l’altrove generalizzato” che funge da specchio in cui guardare e attraverso cui giudicare le nostre località. Migliaia di immagini, veicolate dai media, popolano la nostra mente e collaborano alla costruzione dell’altrove generalizzato. Viviamo oggi in un modo glocalizzato, grazie ai media siamo liberi dalle esperienze confinate alla loro fisicità, siamo liberi di scegliere a quale network appartenere e il nostro livello di coinvolgimento all’interno di esso. Dunque, Meyrowitz non dà meno importanza al luogo fisico, ma quest’ultimo muta di intensità quando interagisce con i media.
Crescita della glocalizzazione (fusione tra globale e locale) — percepiamo sempre il mondo a partire dal nostro spazio locale, tuttavia, le persone e le cose che percepiamo non sono esclusivamente locali.
-
Riassunto esame Educazione ai media, Prof. Basili Carla, libro consigliato Teoria del medium, Joshua Meyrowitz
-
Riassunto esame "Sociologia dei Media", libro consigliato "Il ritorno del medium"
-
Riassunto esame Teoria e tecnica della comunicazione pubblica, prof. Palumbo, libro consigliato Oltre il senso del …
-
Riassunto esame Sociologia del Turismo, prof. Polesana, libro consigliato I Linguaggi della Marca, Ferraresi