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Divismo

Quando parliamo di divismo non parliamo di un fenomeno sociale nuovo, e connaturato all’essere umano. Il divismo è sempre esistito ma sicuramente sono cambiate le caratteristiche. Mettersi in qualche misura sullo stesso piano del divo.

L’industria hollywoodiana nasce negli anni ’10, nel 1910. Sappiamo che il cinema nasce prima, nel 1895 con i fratelli Lumiere in Francia. Con la nascita del cinema hollywoodiano nasce anche la figura del divo.

In questi ultimi 40 anni ha subito uno sviluppo esponenziale la figura del divo, e interessante analizzare la figura del divo che ha per noi un ruolo importante, è diventato un modello di riferimento in quanto può essere una sorta di guida rassicurante e nei divi troviamo dei modelli facilmente disponibili.

Perché i divi possono diventare delle guide?

Sostanzialmente è quello che noi vogliamo, perché se consideriamo i cambiamenti avvenuti in questi anni, come per esempio la crisi, succede che vengono a mancare quello che viene considerato le grandi narrazioni ex. religione cattolica, islam o altri tipi di religioni. La messa in crisi della religione, siccome io al loro interno riuscivo a trovare delle risposte, succede che in questi anni vengono a mancare queste narrazioni, religione percorsa da grandi scandali e per questo effettivamente ci siamo distaccati, come anche le ideologie, la stessa politica attraversata da corruzione.

Succede che in mancanza di punti di riferimento solidi ci rivolgiamo a queste figure prodotte dal mondo dei consumi ma che rappresentano dei miti positivi. Nello spettacolo, così come nel giornalismo, nello sport, nella moda, nella politica si sta sviluppando un vero e proprio processo di moltiplicazione dei divi, che invadono progressivamente ogni territorio sociale. Attraverso questi miti riusciamo a capire che hanno ottenuto il successo e quindi in un certo senso noi cerchiamo di diventare come loro e diventano delle figure di riferimento per noi.

Con le nuove tecnologie, social media c’è una moltiplicazione di divi nella nostra giornata. Se il cinema crea e codifica la figura del divo, con la televisione succede che abbiamo una normalizzazione della figura del divo perché la televisione è presente in un ambiente familiare, ti entra nella casa. I reality trasformano le persone in divi, perché le figure sono rappresentate nella normalità, figure che hanno i loro difetti e che sono più vicini alla realtà. La televisione ti garantisce un contatto con la realtà più diretto.

Il divismo rappresenta oggi un fenomeno di grande rilevanza sociale.

Il culto di alcune personalità individuali

Il culto di alcune personalità individuali è sempre esistito nella storia delle civiltà umane ed era riservato ad esempio ai sovrani o ai grandi condottieri. Nell’antichità diversi casi di questi tipo, così come precise strategie orientate a stimolarne il culto, es. Alessandro Magno, che non disponeva dei media, ma riusciva comunque a diffondere con grande successo la conoscenza di se stesso e delle sue imprese.

Il culto della personalità è diverso dal divismo — i divi sono celebrità tipiche delle società mercantili e democratiche. Il loro culto è fondato sulla capacità di sedurre e attrarre, mentre il culto della personalità come può essere Mussolini, non ha bisogno di convincere nessuno a seguirlo.

Il fenomeno del divismo è fenomeno di una società mercantilistica.

Domanda: Differenza tra il divismo nel passato e nell’età contemporanea?

Il divismo nel passato, parlando per esempio di Alessandro Magno o Mussolini, loro nell’antichità non avevano bisogno di sedurti per diventare nostri divi, ma tu come suddito sei costretto a celebrarli, a differenza del divismo nell’età contemporanea dove decido chi è il mio divo.

Cinema

La prima fase è quella del cinema che ha creato e codificato il divismo contemporaneo.

Televisione

La seconda fase è caratterizzata dalla diffusione della televisione, che ha indebolito il modello del divismo hollywoodiano e ha progressivamente trasformato la figura del divo, divenuta più intima e familiare. Non a caso il tipico divo della televisione è il presentatore, una figura media e poco definita, una figura più comune.

L’ultima di queste fasi è quella dell’“iperdivismo”. Tale fase segna il passaggio alla “leadership della famosità”. Arrivando, molti outsider, cioè personaggi che provengono da vari ambiti ed esperienze professionali, ma che riescono ad ottenere una notevole visibilità sociale, principalmente grazie a un abile utilizzo del web.

Studiamo l’evoluzione del divismo in relazione ai media che lo hanno vincolato: cinema (codificazione del divismo), poi abbiamo la televisione (normalizzazione) figura del divo intima familiare quella del divo televisivo.

Gossip — su cui tanto male si esprimono i cosiddetti VIP, è fondamentale per il divismo per rendere partecipe gli individui della loro vita. Diventa un bene collettivo perché chiunque si sente legittimato a parlarne.

Era del iperdivismo, nascono tutta una serie di divi dal nulla, ex: protagonisti di cronaca nera, riescono a trasformarsi in divi. Nei reality da persone comuni diventano star.

Soggetto della celebritificazione — micro celebrity che raccontano come è possibile trasformarsi in miti, mettendo in scena tutta la nostra emotività.

Roland Barthes contrapponeva le identità di due importanti attrici cinematografiche come Greta Garbo (la quale provoca turbamento tramite il primo piano del viso, lei faceva parte del cinema muto) e Audrey Hepburn (siamo passati al cinema sonoro, ne è derivato che a colpire l’attenzione degli spettatori più che l’immagine del volto sono l’andatura, il portamento e l’uso interno del corpo).

Il divismo nel cinema

1895 con i fratelli Lumiere in Francia a Parigi, nasce il cinematografo. George Méliès è il padre del cinema come spettacolo.

Il cinema fa sì che un divo interpreti un personaggio che coincida con l’individuo stesso. Sovrapposizione, come se non ci fosse una separazione. Il cinema hollywoodiano inizialmente espone i propri manifesti ma non inserisce il nome degli attori. Sono irriconoscibili non essendo esposto il loro nome.

Il cinema progressivamente ha adottato e perfezionato. Negli USA nascono società di produzione cinematografica, assumono e si concentrano sulla figura del divo e di auto-produzione. Si sviluppa soprattutto all’interno degli USA a sopravanzare in maniera evidente.

Nel 1909 negli USA c’erano 10.000 sale, mentre in Francia 200-300. Divario tra USA e Europa. Di solito però, gli attori del cinema erano anonimi, resi irriconoscibili dal trucco pesante, illuminati dalla potente luce solare e ripresi a figura intera. Inoltre, i film erano di breve durata e a volte venivano visti non nelle sale che cominciavano a diffondersi, ma in sale private.

Il cinema progressivamente ha adottato e perfezionato il modello del divo facendo assumere agli attori anche un ruolo autonomo rispetto ai vari personaggi che interpretavano nelle pellicole. Prima di tutto perché ha migliorato il suo linguaggio visivo, perfezionando il trucco e la recitazione degli attori, adottando la luce artificiale e il piano ravvicinato.

Si è dato un’organizzazione produttiva di tipo industriale che ha reso possibile produrre dei lungometraggi per un pubblico di massa ed ha anche avviato un’accesa concorrenza tra le sempre più numerose società di produzione cinematografica. Ciò che è avvenuto negli Stati Uniti, perché in tale paese è stato messo a punto un innovativo modello produttivo in grado di superare in poco tempo l’industria cinematografica europea.

Il sistema cinematografico americano è stato controllato per diversi anni dall’MPPC, il trust di aziende che era stato organizzato nel 1908 da Edison, che essendo riuscito a farsi attribuire dai tribunali i diritti dei brevetti delle cineprese prodotto nel suo paese, aveva riunito sotto di sé le otto società cinematografiche più importanti. Ma nel 1914 una corte di giustizia ha dichiarato l’illegalità di tali trust.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fallerinialessandro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Codeluppi Vanni.
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