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Il voto del cambiamento

Premessa

Governo del cambiamento > governo giallo verde (M5S e Lega) creatosi dopo le elezioni del 2018, poiché i due partiti rimasti all’opposizione per circa 7 anni vanno al governo. Tra le elezioni del 2013 e del 2018 c’è una possibile continuità, dato che nel 2013 il M5S aveva ottenuto un grande risultato ma che non aveva dato luogo a cambiamenti nella policy per il loro rifiuto di entrare in un governo di coalizione. Nel 2018 il consenso rinnovato al M5S e la possibilità di coalizioni post-elettorali, porta a un cambiamento politico, con un governo innovativo e con svolte di policy rispetto ai precedenti (legge Fornero: pensioni).

L'offerta elettorale fra regole inedite e conflitti vecchi e nuovi

L’esito inaspettato delle elezioni del 2018, con un altissimo livello di volatilità, ha una continuità con le elezioni del 2013 in cui i principali contendenti in campo erano gli stessi: centro destra, centro sinistra e il M5S, anche se è sparito il polo di centro.

Il sistema partitico italiano fra il 2013 e il 2018

Sistema partitico italiano > fase turbolenta e di instabilità sia per i risultati elettorali intermedi sia la continua evoluzione dello scenario politico.

2018:

  • Centro sinistra: Pd, Insieme, +Europa, Civica Popolare
  • Centro destra: Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia (Meloni) + Noi con l’Italia e Unione di Centro (che nel 2013 costituiva il polo di centro guidato da Monti)

2017 > Rosatellum (37% seggi uninominale secco (eletto il più votato) + 61% proporzionale con soglia di sbarramento al 3%): ha posto un maggiore incentivo nella creazione di coalizioni pre-elettorali.

Elezioni 2013: risultato inaspettato e consegnato un parlamento diviso: nel bipolarismo italiano si introduce il M5S e la coalizione di centro UDC guidata da Monti. I due poli tradizionali non arrivavano al 60%, mentre il M5S era il primo partito, e il centro sinistra non aveva la maggioranza al Senato.

Dall'inizio della Seconda Repubblica, non era possibile avviare un governo che fosse l’espressione di uno dei due schieramenti principali.

Dopo la rielezione al suo secondo mandato, Napolitano conferiva a Letta l'incarico di formare un governo di grande coalizione, sostenuto da Pd, Scelta Civica, UDC e PdL, con SEL e Lega all’opposizione (rilevante la frattura tra PdL e Lega già dal 2011).

Fine settembre 2013 > Berlusconi - PdL passa all’opposizione e il governo Letta avrebbe perso la maggioranza in Senato. Alfano sostiene di non voler sfiduciare Letta così Berlusconi non avrebbe annunciato platealmente la divisione del partito. Ma l’unità del centro destra era già andata in pezzi > scissione tra Forza Italia e Alfano che fonda il Nuovo Centrodestra (Ncd).

Novembre: legge di stabilità > FI passa all’opposizione mentre Ncd, che rimane a sostegno di Letta.

Dicembre 2013 > Renzi segretario del Pd che conferma la fiducia parlamentare a Letta.

Gennaio 2014 > Patto del Nazareno: il Pd riabilita politicamente Berlusconi.

Febbraio 2014 > dopo il riassetto politico del Pd, approva una mozione che richiede la formazione di un nuovo governo di Renzi e Letta si dimette.

Lega Nord > Salvini come leader, non più un partito erano-regionalista ma radicale di estrema destra, che vuole collocare stabilmente il partito nella destra europea e nazionalizzarne il voto.

Governo Renzi > con la stessa maggioranza di Letta: Pd, Ncd-UDC, Scelta Civica. Si ha un netto spostamento verso il centro della linea di partito che toglie spazio politico agli alleati e che aumenta le tensioni tra i due componenti del Pd, quella liberal-democratica di Renzi e quella di sinistra. Questa tensione spiegherà poi le difficoltà nelle riforme come quella del mercato del lavoro e quella della scuola.

Riforme di Renzi > riforma elettorale e costituzionale: si ricerca una maggioranza più ampia di quella di governo, per non passare poi al referendum confermativo per la riforma costituzionale. Sceglie di coinvolgere Berlusconi mentre M5S non partecipa.

Febbraio 2015 > Berlusconi si ritira dalla riforma costituzionale, impedendone l’approvazione con la maggioranza dei 2/3, rendendo necessario il referendum confermativo.

Subito dopo l’approvazione dell’Italicum grazie al voto decisivo di Forza Italia, viene eletto Mattarella e finisce il patto del Nazareno. La nuova legge elettorale normava l’elezione della sola camera e non sarà mai applicata.

Le politiche nazionali si sono intrecciate con le dinamiche connesse alle elezioni di secondo ordine:

  • Maggio 2014: Elezioni europee > era il momento di massima popolarità di Renzi, e il Pd superava il 40% dei voti; il M5S era in calo ma comunque sopra il 20%; nel centro destra Lega e Fdi crescevano mentre Forza Italia arretrava, Ncd rimane per poco sopra la soglia di sbarramento.
  • Questo risultato dava grande potere a Renzi e costringeva gli altri attori politici a un cambio di strategia: i suoi alleati si vedevano sparire e costretti a ridimensionarsi; le correnti interne al Pd che si ridefinivano o contro o pro Renzi; Forza Italia si preoccupava di essere completamente oscurata; le opposizioni in generale pronte a scontri più aspri.
  • M5S vedeva un primo passo indietro di Grillo in favore di un direttorio a 5, mentre nel centro destra si riallacciano i rapporti tra Lega e FI.

Elezioni regionali 2015 > ripresa del centro destra grazie al sostegno compatto di un solo candidato, la ripresa del taglio soprattutto leghista: Salvini supera FI in Liguria e in tutta la zona rossa (centro). Il M5S è generalmente terzo con circa il 20% dei voti.

2015 > inversione di tendenza rispetto al 2014, il Pd accetta personalità di sinistra e del centro.

Elezioni comunali 2016 > ulteriore arretramento del centro sinistra che, pur vincendo in un numero di comuni superiore rispetto agli altri, cede la metà delle amministrazioni.

Referendum dicembre 2016 > gli elettori non votano per la riforma ma sulla popolarità in netto calo del governo in carica. Circa il 60% degli elettori respinge il testo proposto, sancendo anche la fine dell’esecutivo.

Renzi si dimette e non si può tornare alle elezioni a causa della mancanza di una legge elettorale. Si forma un nuovo governo, identico nelle maggioranze a quello precedente guidato dall’alleato Gentiloni, con l’obiettivo di arrivare alla fine della legislatura gestendo gli eventi internazionali e quelli emergenziali (terremoto centro Italia, crisi del MPS).

Pd > sconfitta referendaria apriva una resa dei conti all’interno del partito, che terminerà con la scissione del Movimento Democratico e Progressista (sinistra) dal Pd. Renzi sarà confermato segretario del partito.

In sostanza: i rapporti di forza interni identici a quelli uscenti, ma in un contesto di slancio propulsivo quasi dimezzato.

Elezioni amministrative 2017 > centro destra compatta con Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia a sostegno di candidati sindaci unitari. Crisi del centro sinistra non era unito. L’unità del centro destra consentiva alla coalizione moderata di conquistare un numero di comuni pari a quello del centro sinistra.

Elezioni regionali Sicilia > centro destra unito prevale di poco sul M5S, Pd terzo con ampio distacco.

Approvazione della nuova legge elettorale: all’inizio accordo tra i 4 grandi partiti (Pd, M5S, FI, e Lega) su un sistema misto sul modello tedesco (seggi assegnati ai partiti in proporzione ai voti raccolti). Alla fine accordo su legge mista con due arene una proporzionale e una maggioritaria che eleggessero quote di parlamentari. Il 37% dei seggi attribuiti con il maggioritario ha influito sull’offerta elettorale, sia tra le alleanze sia sulla scelta dei candidati.

Il processo di definizione dell'offerta e la formazione delle coalizioni

Rosatellum > incentivate le alleanze pre-elettorali dal maggioritario per l’elezione dei parlamentari in collegi uninominali. Solo il M5S ha deciso di concorrere da solo.

Settembre 2017 > Elezione online di Di Maio come capo politico del movimento.

Prima sfida: individuazione dei candidati dell’arena maggioritaria: quelli più visibili che però non sarebbero stati eletti, senza usare le pluricandidature perché inaccettabili per il M5S. Scelta finale: diviso le arene di competizione: secondo lui la gran parte degli eletti sarebbe stata grazie al proporzionale e qui ha incanalato la concorrenza interna al partito, tramite listini composti sulla base di “parlamentarie” online.

I candidati di collegio dovevano essere nomi di prestigio ma erano per la gran parte destinati a non essere eletti e sono stati designati dal capo politico.

Risultati > non creare conflitti nel partito nel periodo pre-elettorale; al sud la creazione di una serie di parlamentari fedeli, e solo nei casi estremi quando non vi erano nomi allettanti, ha fatto ricorso alla pluricandidatura > percorso logico, benefico e efficiente in termini di performance di collegio.

Altri partiti > coalizioni o liste-cartelli:

  • Centro-destra:
    • 1- forza liberalconservatrice Forza Italia
    • 2- Lega
    • 3- post-fascisti Fratelli d’Italia
    • 4- democristiani con Noi con l’Italia e Unione di Centro (piccoli partiti politici)

Capacità di massimizzare l’estensione dei propri accordi pre-elettorali: fuori dalla coalizione rimanevano solo i partiti solo all’1%, i gruppi neofascisti Casa Pound e Italia agli italiani.

Ci sono state polemiche tra i vari partiti della coalizione tra FI più moderata e la Lega e Fratelli d’Italia su temi come UE, immigrazione: strategia ex post considerata vincente perché ha allargato il più possibile i voti complessivi della coalizione. Il problema vero era che la leadership era contesa tra Lega e FI, risolto dalla legge Rosato, secondo cui ci deve essere un leader di ciascun partito, e non della coalizione. Altri due problemi erano il perimetro coalizionale, il programma in comune e le quote nelle candidature comuni nei collegi. I sondaggi hanno decretato FI leggermente sopra alla Lega, per questo ha preso il 40% dei candidati mentre Lega poco sopra al 30%.

La ripartizione delle candidature non era neutra dal punto di vista geografico: Nord e zona rossa più leghisti, al sud FI.

Centro-sinistra:

  • 1- Partito Democratico
  • 2- +Europa: nato in risposta all’euroscetticismo
  • 3- Civica Popolare: anime centriste che avevano sostenuto i governi Letta, Renzi e Gentiloni
  • 4- Insieme: aggregazione di forze politiche più a sinistra del Pd. Creata dopo i problemi di coordinazione tra il Pd e il movimento scissionista Mdp che si è staccato formalmente nel 2017.

Al Pd restava poco con cui allearsi e queste 3 liste, a malapena superavano lo sbarramento al 3%. Questo ebbe un peso nella definizione dei nomi da candidare nei collegi uninominali: dato che avevano poche speranze al proporzionale il Pd ha dovuto dare loro rappresentanza nel maggioritario, in collegi conquistabili. Così queste 3 liste che avevano ottenuto poco più del 10% di candidature di collegio, hanno espresso poi una quota maggiore di dei candidati di collegio poi effettivamente eletti.

In seguito il Pd ha approvato le liste proporzionali e candidati uninominali, senza il concorso delle minoranze e ha eletto solo il 10% dei candidati appartenenti alle minoranze anche se la quota corrisponde a 1/3 dei loro consensi.

Sinistra: Liberi e Uguali (LeU)

  • 1- Mdp scissionisti (Speranza, Bersani e D’Alema)
  • 2- Sinistra italiana
  • 3- Possibile

Cartello non esaustivo perché non comprende Rifondazione Comunista e Partito comunista italiano > compongono un altro cartello POTERE AL POPOLO.

Principali cambiamenti

  • 1- Sparizione del polo di centro: nel 2013 aveva preso oltre il 10%, ma nel 2018 le forze sono state riassorbite nei poli tradizionali.
  • 2- Minore frammentazione della coalizione di centro destra: grazie al sistema elettorale che disincentiva la presentazione di liste con aspettative sotto al 1%, questi soggetti sono confluiti in NcI-UDC.
  • 3- Assenza del polo di centro rappresentata da M5S nel 2013. Centro destra e sinistra si sono trovati sfidati da una forza collocata su altro asse perpendicolare a quello principale e molto pericoloso.

Il centro destra è stato molto più saggio nell’occupare con la propria offerta lo spazio politico, la coalizione è molto estesa, priva di un baricentro forte, variegata tanto da arrivare quasi alla contraddizione > per la vittoria o mitizzare le perdite.

Il centro sinistra ha strategia molto meno efficace, perché non ha saputo superare le divergenze e nel 2018 si è trovato diviso: una forza moderata grande e una radicale piccola. Il dissenso radicale c’è sempre stato anche nella II Repubblica.

M5S: è riuscito a evitare errori e a non cadere in contraddizione, proponendosi nella posizione di alternativa al sistema, con a capo Di Maio per smorzare certe posizioni estremiste e che però, non deviasse troppo dalla linea politica principale cioè il “cambiamento”.

I candidati uninominali

Il nuovo sistema elettorale, la Legge Rosato ha reintrodotto a fianco delle liste bloccate proporzionali, dei candidati nei collegi uninominali. La selezione di tali candidati poteva fare la differenza fra vittoria e sconfitta, oltre che essere decisiva nella selezione della composizione della rappresentanza parlamentare di ciascuna forza.

Centro sinistra: ha deciso di far correre nei collegi uninominali i ministri del governo Gentiloni, mettendoli in primo piano vista la popolarità del governo uscente. Questo ha attirato molte critiche perché molti sono stati candidati in collegi con cui non avevano niente a che vedere.

M5S: i candidati sono stati scelti da Di Maio, il capo politico, tra la società civile andando oltre i politici, aggirando i rigidi sistemi di selezione che davano accesso alle competizioni online. Risultati negativi: alcuni candidati sono risultati non in linea con le norme interne perché non avevano la fedina penale pulita o erano stati affiliati a altri partiti, costringendo Di Maio a farli dimettere se eletti.

Centro destra: Salvini sceglie di non correre nell’uninominale, preoccupato che la sua forza personale potesse nuocere al proporzionale della Lega nel collegio in cui si fosse candidato, a causa del meccanismo che ripartisce pro quota i voti al solo candidato fra i partiti della coalizione.

Età candidati

M5S: candidati più giovani alla Camera. Centro destra: la quota Lega però è più giovane in entrambe le camere anche del M5S. Camera: forze non mainstream (M5S e Lega) candidati giovani sotto 45 anni, vs i 2 partiti mainstream età più alte sopra i 50 anni. I partiti minori candidano i più anziani sopra i 55 anni.

Genere candidati

La Legge Rosato impone, per l’insieme dei candidati nei collegi uninominali di una lista, che a livello nazionale questi non possano avere un genere con oltre il 60% dei candidati totali. Questo ha contribuito ad aumentare la quota rosa al di sopra del 40%. Il rispetto delle quote complessive è stato garantito nei partiti maggiori (Pd, FI e Lega), mentre nei partiti minori non le rispettano, perché i collegi uninominali rappresentano l’unico modo per portare in parlamento le proprie figure più rappresentative.

Distribuzione geografica delle candidature: concentrazione degli uomini nelle aree di maggiore forza: 1/5 di candidati del Pd sono donne nella zona rossa, poco più di 1/3 dei candidati di Lega e M5S sono donne al Sud; FI concentra le donne nella zona rossa.

I leader di partito cercano di rispettare la quota rosa ma anche di favorire gli uomini nei collegi in cui il partito o coalizione ha più possibilità di vittoria.

Competitività media attesa per i due generi nei collegi uninominali della forza politica che li sostiene

Emerge la penalizzazione del genere femminile marcata per le due coalizioni, ma presente anche nel M5S. Lo svantaggio competitivo medio delle donne, alla camera, supera i 7 punti per il centro destra, 5 per il centro sinistra e 2,5 punti al M5S. Al senato il fenomeno è meno rilevante. Gli unici due partiti guidati da una donna + Europa e Fdi, sono gli unici a non schierare le donne nei collegi più difficili.

Esperienza politica e radicamento nei collegi di candidatura dei candidati

  • Politici > candidati con almeno un mandato politico
  • Neofiti > senza mandato alle spalle
  • Radicati nel collegio > nati, residenti o con un incarico elettivo nel collegio
  • Senza radicamento > non nati non residenti e mai eletti nel collegio

Dall’incrocio di queste 4 categorie risultano:

  • Politici con radicamento nel collegio
  • Politici senza radicamento nel collegio
  • Neofiti con radicamento nel collegio
  • Neofiti senza radicamento nel collegio

Le due coalizioni principali hanno candidato in maggioranza politici, 90% il centro sinistra e 80% per il centro destra, e solo una piccola parte non ha alcun radicamento. M5S > - del 25% è un politico. LeU > 60% politici e 40% neofiti.

Fenomeno dei candidati “paracadutati” in un altro collegio con cui non hanno legami: molto limitato nel centro destra e sinistra, mentre + alto nel M5S perché hanno meno persone tra cui scegliere i candidati. Molto spesso comunque i candidati senza radicamento sono nati e risiedono in comuni della stessa regione quando non sono della stessa provincia.

Centro sinistra > i candidati vengono paracadutati soprattutto nella zona di forza, la zona rossa, per favorirne l’elezione.

Senato: situazione uguale alla camera per le due coalizione con l’80% dei politici, e con radicamento. M5S > inversione fra candidati con e senza radicamento: Camera > 40% candidati con radicamento. Senato invece 60%

Competitività media dei collegi in cui sono schierati diversi tipi di candidati

Analisi dei 3 poli principali, gli unici che potevano pensare di essere eletti nella parte

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher viola1234 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistema politico italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Verzichelli Luca.
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