Sunto di Scienze Documentarie
Le rappresentazioni dello scritto
Tre testi del XVIII secolo sono importanti nell'individuazione delle principali mutazioni che hanno trasformato il rapporto delle società occidentali con la cultura scritta. La Scienza nuova di Vico, L’esquisse d’un tableau historique des progrès de l’esprit humain di Condorcet e le remostrances relatives aux impôts di Malesherbes mirano a identificare le cesure fondamentali che nelle società occidentali sono state accompagnate anche da diverse forme di scrittura e diverse modalità di trasmissione dei testi.
Nel quarto libro della Scienza Nuova, Vico passa in rassegna i tratti specifici delle tre epoche - età degli dei, degli eroi, degli uomini - ognuna delle quali è caratterizzata da una lingua e da una scrittura specifiche. Nella prima c’era una lingua divina mentale per atti muti religiosi, o divine cerimonie. I geroglifici sono gli scritti di questa lingua muta, priva di capacità di astrazione. Nella seconda vi era una lingua simbiotica o per segni o sia per imprese eroiche, composta in parti uguali di linguaggio muto e linguaggio articolato che utilizza segni, ma anche metafore o comparazioni, facendo un primo passo nel processo di astrazione. Questo processo viene completato definitivamente nella terza lingua, fondata su parole articolate, con una terza specie di caratteri, le lettere, le quali producono le parole.
Per Vico, furono i greci a trasportare le forme geometriche in forme di suoni articolati diversi. Questa invenzione porta ad una rottura nel processo di incivilimento poiché le lettere volgari infrangono il monopolio prima sacerdotale, poi aristocratico: la scrittura per lettere, infatti, diventa la scrittura del popolo, che diventa garanzia di libertà consentendo loro di dare alle leggi un senso a loro favore. Questa cesura data dall’invenzione della scrittura alfabetica, che permette l’astrazione, è fondamentale poiché ha istituito la legalità e l’uguaglianza, sottraendo sapere all’onnipotenza della ragione divina o all’autorità della ragion di stato.
Nel testo di Condorcet, anche qui si riconosce questa rottura fondamentale. Solo l’alfabeto ha prodotto il progresso continuo delle scienze, mentre le prime due forme di scrittura (geroglifici e la scrittura per segni) garantivano la confisca del sapere da parte di sacerdoti e saggi che con queste tipologie di scrittura fondavano le religioni più insensate, arrestando ogni progresso delle scienze. Anche per Condorcet è la Grecia che ha dato il via a questo cambiamento, permettendo con la scrittura alfabetica la crescita dello spirito umano.
Altra rivoluzione per Condorcet è stata la stampa, che riuscì a moltiplicare indefinitivamente e con poca spesa gli esemplari di una stessa opera. Ogni uomo poteva avere un libro e diventare giudice di esso. La stampa ebbe come secondo effetto quello di sostituire l’evidenza delle dimostrazioni fondate sulla ragione alle convinzioni generate dalle argomentazioni retoriche. Nasce così l’opinione pubblica, un tribunale invisibile e immateriale i cui giudizi, fondati sulla ragione, si impongono a tutti. L’universalità però promessa dalla stampa conosce tuttavia ancora qualche limite: rimane imparziale, incompleta e incompiuta. Perché abbia pieno compimento è necessario anzitutto una generalizzazione di una pubblica istruzione, capace di battere il controllo della Chiesa e seconda una lingua comune, capace di formalizzare le operazioni dell’intelletto e traducibile.
Nel terzo testo di Malesherbes anch’egli insiste sulla cesura fondamentale rappresentata dalla stampa. L’autore qui non considera il progresso della civiltà, ma la storia della monarchia per denunciare la sua situazione contemporanea. Divide il tempo in tre età: nella prima la scrittura non viene impiegata in ambito giudiziario e amministrativo. Si usa solo la parola. In questo periodo la corruzione, non essendoci nulla di scritto, era alta e dispotica. Nell’età della stampa, lo scritto è considerato invece il fondamento stesso della costituzione di un pubblico i cui decreti sono sovrani. Nel nuovo spazio pubblico fondato sulla circolazione dello scritto a stampa, gli uomini di lettere sostituiscono i padri che prima erano stati giudici nel campo di Marte. Il pubblico diventa quindi tribunale supremo, che apprezza tutti i talenti e i suoi giudizi determinano i giudizi di tutti i giudici, quelli del re, dei magistrati e degli uomini di lettere (avvocati e rappresentanti del pubblico).
La via della stampa, come per Condorcet, si oppone al tempo dell’oralità, definendo nuovi ruoli sociali, poteri e pratiche intellettuali. I tre autori così hanno aperto nel XVIII secolo una strada intrapresa in seguito da altri. Per tutti e tre gli autori si tratta di individuare come le principali trasformazioni che hanno sconvolto la fissazione, la circolazione e la conservazione dello scritto abbiano modificato i rapporti tra gli uomini, gli esercizi del potere e le tecniche intellettuali.
Come situare nella storia del libro, della lettura e dei rapporti con lo scritto, il passaggio del libro da fascicoli e pagine a testo elettronico e alla lettura sullo schermo? Vi è stata una prima rivoluzione, che è stata tecnica, intorno alla metà del XV secolo, che ha sconvolto i modi di riproduzione dei testi e di produzione del libro (caratteri mobili). Ma ancora nel XVI secolo il libro a stampa dipende ancora molto dal manoscritto, imitandone impaginazione, scritture e apparenze; prima dopo Gutenberg il libro è un oggetto composto di fogli piegati, uniti in fascicoli legati gli uni agli altri, quindi la stampa non ha inventato nulla di nuovo. Anche in oriente, dove la stampa a caratteri mobili era conosciuta da tempo, ma poco utilizzata, il libro non è cambiato molto, mantenendo un forte rapporto con la scrittura a mano e le tavole su modelli calligrafici. Quella di Gutenberg non è stata quindi l’unica tecnica in grado di assicurare una vasta diffusione del libro a stampa.
Oggi, invece, viviamo un’altra rivoluzione che modifica non solo la tecnica della riproduzione del testo, ma anche le strutture e le forme stesse del supporto. Il libro a stampa fino ad oggi è stato l’erede diretto del manoscritto; con lo schermo oggi che si sostituisce al codex, lo sconvolgimento è molto più radicale perché i modi di organizzazione e di strutturazione del supporto dello scritto sono modificati. Anche la storia della lettura è notevolmente cambiata.
Parte da due mutazioni: la prima ha portato una trasformazione fisica dell’atto della lettura, da oralizzata a una lettura silenziosa e visiva (soprattutto durante il medioevo). Questa nuova lettura permetteva una lettura più rapida, quindi un maggior numero di testi, sempre più complessi. La lettura ad alta voce rimane comunque importante, come collante fondamentale delle diverse forme di sociabilità, familiari, colte o pubbliche. La seconda mutazione riguarda lo stile della lettura. Nella seconda metà del XVIII secolo alla lettura intensiva ne succede una estensiva.
Il lettore intensivo è confrontato a un corpo limitato, chiuso di testi, letti e riletti, recitati e ascoltati (bibbia). Il lettore estensivo ha furore di leggere, invece, consuma una grande quantità di materiale a stampa, di diversa natura, lo legge con rapidità e avidità. Si diffonde quindi la più “intensiva” delle letture, quella grazie alla quale il romanzo si impadronisce del lettore, lo avvince e lo guida come faceva un tempo il testo religioso.
In questo periodo, quindi, si ha eccome una rivoluzione della lettura, visibile anche dal moltiplicarsi dei giornali delle società di lettura. Oggi, la rivoluzione del testo elettronico segnerà anch’essa una rivoluzione della lettura. Leggere sullo schermo non è come leggere in un codex. La rappresentazione dei testi modifica completamente la condizione di questi.
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