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TECNICHE DI RESTAURO DEI BENI CULTURALI

BENI CULTURALI

I beni naturali sono prodotti della natura. 

I sono prodotti della cultura dell'uomo. Si dividono in:

BENI CULTURALI

I : non fisicamente tangibili: festa religiosa, lingua, manifestazione tradizionale.

 MMATERIALI 

M : fisicamente tangibili: edificio, quadro, libro, reperto archeologico, fotografia. si dividono a loro

 ATERIALI

volta in:

 M : beni che si possono spostare mantenendone l’integrità materiale e culturale (quadri, statue,

OBILI

scultura ecc).

 I : beni che non si possono spostare (edifici, aree archeologiche).

MMOBILI

La prima definizione italiana di bene culturale è data dalla Commissione Franceschini (1964-1966):

"Tutto ciò che costituisce testimonianza materiale avente valore di civiltà".

La definizione di b.c. si è evoluta nel tempo, integrando nuove normative e in linea con la crescente sensibilità per la

conservazione del patrimonio culturale:

R.D. 364 del 1909 tutela le cose di interesse storico-artistico

1. 

R.D. 1089 del 1939 definisce i beni di interesse pubblico l cose d’antichità e d’arte e tutela le cose di interesse storico-

2. artistico. 

Costituzione (1946) – Art. 9 la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il

3. paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione.

Convenzione dell'Aja (1954, ratificata dall'Italia nel 1958): per la protezione del patrimonio culturale mondiale in caso di

4. conflitto armato, stipulata in seguito ai danni subiti della II Guerra Mondiale.

Art. 1: definizione di bene culturale:

I beni mobili e immobili di grande importanza per il patrimonio culturale dei popoli che offrono un interesse storico

 e artistico o archeologico; le collezioni scientifiche e le collezioni importanti di libri o di archivi di beni sopra

descritti.

Gli edifici destinati alla conservazione ed esposizione di beni culturali mobili (musei, biblioteche, archivi o rifugi in

 caso di conflitto ramato)

I centri comprendenti un numero considerevole di beni culturali, detti centri monumentali.

Commissione Franceschini (1964-1966)

5. Codice Urbani (D.L. 22 gennaio 2004, n. 42): definisce dettagliatamente il patrimonio culturale in termini di:

6. Concetti di bene culturale e paesaggistico

 vincoli ai quali sono soggetti tali beni

 azioni di salvaguardia a cui tali beni devono sottostare.

IL RESTAURO

La conservazione del patrimonio culturale comprende attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro.

- Si può procedere al miglioramento strutturale di un edificio solo nel caso in cui si trovi in zone a rischio

sismico.

- Solo i restauratori (ai sensi della normativa in materia) possono eseguire operazioni di restauro.

- Il restauro non deve alterare l'integrità materiale del bene e deve favorire la trasmissione dei valori culturali

ad esso associati.

- Il restauro è una scienza interdisciplinare che coinvolge scienziati, storici dell'arte e restauratori.

Esistono diverse filosofie di restauro:

1) Restauro di ripristino: recupero totale della forma originaria mediante ricostruzioni e/o trasformazioni.

(Approccio già proposto nell’800: restauro “stilistico). Il rischio è che la ricostruzione delle parti mancanti sia

arbitraria e vada ad eliminare i segni dell'evoluzione del bene nel tempo;

Esempio: Teatro greco-romano di Taormina (le gradinate superiori).

2) Restauro di fantasia: la Sacra di S. Michele (TO): archi rampanti di sostegno.

3) Restauro critico: Proposto da Cesare Brandi. Restauro concepito come recupero sia della forma che dei

contenuti storico-artistici del bene.

Talvolta la scelta di cosa mantenere e cosa valorizzare risulta arbitraria. Il restauro critico non intende

riportare l'opera al suo stato originale, ma accetta di mostrarne le stratificazioni temporali (approccio più

vicino a quello previsto dalla normativa). I segni del tempo devono essere parte integrante dell’opera.

4) Restauro di conservazione: recupero dei contenuti storico-artistici e mantenimento dei segni del tempo.

Proposto da Mario Dezzi Bardeschi e Amedeo Bellini. Recupero del bene con conservazione delle

stratificazioni storiche e della patina del tempo, a testimonianza della trasformazione del bene.

I principi fondamentali del restauro sono:

R l'intervento di restauro deve essere distinguibile dalle parti originali del manufatto, senza

 ICONOSCIBILITÀ

pero alterare l'aspetto generale.

: registrare in apposite schede di restauro ogni singola fase del restauro (compresi prodotti e

 DOCUMENTABILITÀ

modalità di applicazione). In questo modo e possibile eliminare restauri precedenti se necessario.

C : i materiali usati non devono danneggiare ne fisico-chimicamente, ne esteticamente, i materiali

 OMPATIBILITÀ

originali del manufatto. Problema che riguarda soprattutto i beni immobili (opere architettoniche), in

particolare nel XX secolo con l’utilizzo generalizzato del cemento e materie plastiche in assenza delle dovute

conoscenze sul loro comportamento nel medio-lungo periodo.

R : deve essere possibile rimuovere un intervento di restauro senza alterare il resto del manufatto,

 EVERSIBILITÀ

in modo da poter ripristinare materiali degradati, applicare concetti di restauro più evoluti e sostituire i

materiali vecchi con altri più nuovi e migliori.

I : gli interventi di restauro sono ridotti al minimo in modo da non sottoporre i manufatti a

 NTERVENTO MINIMO

stress eccessivo e mantenere l'originalità strutturale e il messaggio artistico. Inoltre è difficile che un

intervento sia allo stesso tempo reversibile, compatibile e duraturo.

CARTE DEL RESTAURO

Documenti stipulati nel XIX – XX secolo in Italia, che codificano l'attività di restauro.

• Carta del Restauro (1883): votata al termine del 4° congresso degli Ingegneri ed Architetti a Roma.

• Carta italiana del restauro (1932): sulla scia della Carta del restauro di Atene del 1931.

• Carta del restauro (1972): ad opera del Ministero della Pubblica Istruzione.

• Carta del Restauro degli oggetti d'Arte e di Cultura (1987): aggiornamento della precedente.

Carte dl Restauro. Terminologia più frequente:

- Conservazione = insieme degli atti di prevenzione e salvaguardia, rivolti ad assicurare una durata

tendenzialmente illimitata alla configurazione materiale dell’oggetto considerato.

- Prevenzione = atti di conservazione motivati da conoscenze predittive sull’oggetto considerato e sulle

condizioni del suo contesto ambientale.

- Salvaguardia = provvedimenti conservativi e preventivi senza interventi diretti sul bene.

- Restauro = interventi rivolti a restituire leggibilità (e, se necessario, uso) al bene. Richiedono previe indagini

conoscitive.

- Manutenzione = atti programmati per mantenere i beni in condizioni ottimali di integrità e funzionalità.

Art. 6: vanno evitati, salvo in caso di necessita statiche, completamenti in stile, rimozioni, demolizioni,

 alterazioni di parti o rimozioni delle patine.

Art. 7: sono invece ammesse, in caso di necessita, aggiunte di parti accessorie in funzione statica,

 reintegrazioni di piccole parti storicamente accertate, puliture (poiché non raggiungano la sostanza

pigmentale o la superficie della materia), anastilosi, modificazioni e inserzioni a scopo statico, nuovo

ambientamento.

Art. 8: gli interventi devono essere eseguiti in modo tale da non impedirne di ulteriori. Devono sempre

 essere studiati, motivati per iscritto e monitorati anche fotograficamente. I documenti ed eventuali parti

rimosse devono sempre essere conservate negli archivi.

Art. 9: le tecniche e i procedimenti di restauro devono essere stati autorizzati dal Ministero BB.CC. con

 parere conforme dell'Istituto Centrale per il Restauro, cui spetta anche il compito di segnalare materiali

nocivi e obsoleti e suggerirne di nuovi.

CLASSIFICAZIONE DEI MANUFATTI

I manufatti si dividono in:

Architettonici: chiese, edifici storici, scavi aperti.

 Storico-artistici: scultorei, pittorici e librari ed archivistici; oggetti d’uso comune di interesse storico artistico

 (tessuti, ceramiche)

Archeologici: sotterranei e subacquei.

DEGRADO

Qualunque manufatto a contatto con l'ambiente subisce un deterioramento inesorabile.

La velocità del degrado dipende dal materiale del manufatto, dalla sua storia e dall'ambiente circostante

(localizzazione, clima, impatto antropico).

Il degrado ambientale e causato da:

1) :

FATTORI NATURALI

 C : costanti o con variazioni non percettibili.

ONTINUI

 : (terremoti, alluvioni, frane, incendi). Interazione e degrado molto rapido e spesso

IMPROVVISI

difficilmente recuperabile.

2) : In Europa i fattori antropici sono la principale causa del degrado dei manufatti.

FATTORI ANTROPICI

 : particolato atmosferico, ozono, inquinanti da combustione

INQUINAMENTO ATMOSFERICO

 : veicolare, rotabile, aereo ecc.

VIBRAZIONI DA TRAFFICO

 : contatto fisico, trasferimento spore, errori di restauro

INTERAZIONE UMANA

 : eventi bellici, terrorismo, vandalismo.

EVENTI TRAUMATICI

3) AGENTI FISICI

 (specialmente UV)

LUCE

 (assoluta e frequenza di variazione)

TEMPERATURA

 (ruscellamento, pioggia, umidita)

ACQUA

 (specialmente basse frequenze)

SUONO

 (che trasporta particolato)

VENTO

 (da deposizioni secche e umide)

POLVERI

4) AGENTI CHIMICI

 contenuto nell’aria

OSSIGENO

 contenuto nell’aria

OZONO

 dell’atmosfera

COMPONENTI ACIDE

 vari presenti nell’aerosol e nel particolato atmosferico (metalli, ossidi, sai ecc.)

INQUINANTI CHIMICI

5) AGENTI BIOLOGICI

 (muffe, batteri, spore, bioaerosol)

MICROORGANISMI

 LICHENI

 FUNGHI

 (alghe, muschi)

VEGETALI

 (insetti, roditori, uccelli)

ANIMALI

Il degrado dipende:

dai materiali che possono essere:

 organici (carta, dipinti, legno, tessuti, cuoio, gomma, plastica)

 

inorganici (lapidei, metalli, vetri, ceramiche, malte, cementi) sono meno sensibili agli agenti

 ambientali;

Dal tipo di agente responsabile: spesso il degrado non e dovuto solo a un agente ma ad una combinazione di

 agenti che possono operare sinergicamente. Esempi di azione combinata sono temperatura + ozono, umidita

+ luce + bioaerosol, acqua salata nelle fondamenta, vento + sabbie o polveri.

Il deterioramento può essere

- fisico (disgregazione, rottura) o

- chimico (trasformazione dei legami).

I manufatti possono essere conservati in:

• luoghi naturali aperti

• luoghi naturali chiusi o semichiusi (ipogei, catacombe)

• luoghi confinati (musei, archivi, magazzini, case)

Il degrado dei manufatti in ambienti confinati e notevolmente minore che all'aperto perché le condizioni climatiche

sono controllate. È molto importante lo studio del microclima che circonda un manufatto in modo da favorirne sia la

prevenzione che (eventualmente) il restauro.

Per studiare il degrado è utile definire degli indicatori che permettono di determinarne entità e cinetica, di fornire

informazioni utili alla conservazione e alla programmazione di interventi di restauro. Non è facile pero stabilire

oggettivamente quali indici prendere in considerazione e quali tecniche (distruttive o non) impiegare.

La conservazione è un concetto complesso che comprende studio, manutenzione, restauro, gestione, prevenzione e

valorizzazione del bene nel suo ambiente. È molto importante valutare bene l'intervento da compiere e le tecniche

da impiegare: bisogna tenere conto di molti fattori e dell'esperienza acquisita sul campo. Per progettare un

intervento di restauro e fondamentale conoscere storia, valore, materiali, tecniche, uso, ambiente e degrado del b.c.

I MATERIALI LAPIDEI

Nei manufatti architettonici è spesso presente una grande varietà di materiali lapidei.

Il loro degrado dipende dal materiale, dalla storia del manufatto e dall'ambiente;

è importante studiare questi tre fattori prima di procedere al restauro.

I materiali lapidei derivano dalle rocce: sostanze derivanti dalla solidificazione della lava.

Le rocce sono aggregati di minerali: sostanze solide inorganiche di composizione chimica definita e regolare.

Esistono tre tipologie di rocce:

1. : derivano dal raffreddamento e solidificazione del magma e delle lave.

MAGMATICHE

M : materiale fuso ad altissima temperatura, situato all’interno della terra, contenente piccole

AGMA

% di altri fluidi (soprattutto acqua).

L : magma arrivato in superficie e quindi privo di fluidi.

A

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Scienze chimiche CHIM/12 Chimica dell'ambiente e dei beni culturali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher salola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche di Restauro dei Beni Culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Pojana Giulio.
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