Sara Bresciani
TRUMP CONTRO L’ORDINE INTERNAZIONALE – A. Quarenghi
PARTE I - IL RUOLO DEGLI STATI UNITI E L’ORDINE INTERNAZIONALE GLOBALE
CAPITOLO I - LA POLITICA ESTERA DI TRUMP E I FATTORI INTERNI
L’AGENDA NAZIONALISTA DI TRUMP
Il progetto internazionale degli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale si basa su alcuni assunti:
1. Interdipendenza economica, con la diminuzione delle barriere al commercio
2. Comunanza di interessi tra gli Stati Uniti e il mondo
3. Ruolo degli Stati Uniti nella promozione della democrazia
Nel corso degli anni, l’allontanamento da questo modello ha messo in crisi il sistema internazionale liberale, senza tuttavia
eliminarlo completamente.
Trump ha negato la missione globale degli Stati Uniti e l’economia del libero scambio, presentando invece un’idea di
nazionalismo che fa leva su elementi etnici e sul populismo. Secondo la sua agenda, gli Stati Uniti hanno perso
competitività economica, prestigio, posti di lavoro e benessere sociale a causa degli accordi di libero scambio e dell’arrivo
di migranti dal confine meridionale.
Gli Stati Uniti hanno vissuto un processo di modernizzazione dell’economia, che ha causato la deindustrializzazione di
diversi settori nell’area del Midwest. Una convinzione legata a questo fenomeno è che l’afflusso di lavoratori stranieri non
qualificati abbia causato l’abbassamento dei salari e abbia quindi danneggiato la classe operaia americana. In realtà, il
potere d’acquisto degli americani è rimasto invariato, mentre è aumentato il divario economico tra le famiglie ad alto
reddito e quello di medio e basso reddito.
La crisi è stata causata anche dall’elemento etnico: la famiglia tradizionale ha perso il proprio status mentre le minoranze
etniche, soprattutto ispaniche, asiatiche e afroamericane, sono aumentate.
Trump si è quindi presentato come il paladino della working class statunitense, nonostante la classe operaia rappresenti
solo l’1/3 di tutto il suo elettorato. A spostarsi verso la fascia repubblicana, in realtà, non sono stati gli elettori con basso
reddito, ma uomini bianchi non laureati di tutte le fasce sociali.
LA POLARIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ AMERICANA
Gli anni della presidenza Trump hanno portato a una polarizzazione della società americana tra i democratici, che vedono
gli Stati Uniti come parte di una comunità globale e che preferiscono la cooperazione internazionale, e i repubblicani, che
tentano invece di porre l’attenzione su pericoli tradizionali di sicurezza. La distanza tra i due partiti rende difficile trovare
accordi sia prima di autorizzare un’azione che dopo, in quanto producono narrazioni diverse degli stessi eventi.
La divisione tra repubblicani e democratici ha avuto delle conseguenze reali sulla politica estera statunitense, come il
contrasto al patto sul nucleare iraniano e l’impossibilità di ratificare l’Accordo di Parigi.
A complicare i processi decisionali sono anche il Congresso, che ha ostacolato le politiche migratorie di Trump negando la
somma richiesta per la costruzione del muro lungo il confine meridionale, e l’ordinamento federale dello Stato, in quanto
diversi Stati hanno scavalcato sul piano locale la decisione di abbandonare l’Accordo di Parigi.
LE RELAZIONI CON L’ESTERO (Cina, Medio Oriente e Russia)
Trump ha trasformato il commercio in un terreno di scontro geopolitico. In quest’ottica, ha lanciato una guerra tariffaria
contro la Cina e ha ostacolato la Belt and Road Initiative attraverso forti misure protezionistiche. Con le politiche
aggressive, è cambiata anche la percezione della Cina tra il pubblico statunitense: Trump ha infatti accusato la Cina di aver
causato il declino economico americano e ha parlato di Pechino come attore volontario nella pandemia.
Trump è stato presentato come un uomo di pace, nonostante vi siano diversi esempi che dimostrano il contrario: ha
autorizzato attacchi missilistici in Siria e Iraq, ha lasciato le truppe in Siria nonostante l’annuncio del ritiro, ha aumentato
l’utilizzo di droni in Afghanistan e Somalia, ha utilizzato il veto per non terminare il coinvolgimento statunitense a fianco
dell’Arabia Saudita nella guerra civile in Yemen. Dall’altra parte, Trump ha ottenuto la firma degli Accordi di Abramo, con i
quali Emirati Arabi e Bahrain hanno riconosciuto lo Stato di Israele.
L’avvicinamento degli Stati Uniti a Israele è stato causato anche dalle pressioni delle organizzazioni filo-israeliane e degli
evangelici protestanti, i quali costituiscono l’1/4 della popolazione americana.
Il Congresso e il Senato hanno mantenuto una pressione costante sulla Russia, esemplificata dall’inchiesta sull’interferenza
russa nelle elezioni del 2016, con la quale è stata denunciata la cooperazione dei membri della campagna di Trump. È
imprevedibile un avvicinamento tra i due Paesi per via di vari fattori:
a. Bassi scambi commerciali
b. Pochi attori che fanno pressione sulla Camera e sul Senato
c. Mancanza di un vero gruppo russo in congresso
→
d. Alta percezione della minaccia russa favorisce l’aumento dei budget di difesa
CAPITOLO II - TRUMP: LA PERSONALITÀ DEL PRESIDENTE CONTRO L’ESTABLISHMENT E L’IMPATTO SULLA POLITICA
ESTERA
La politica estera di Trump è stata caratterizzata da quattro paradossi che suggeriscono una difficoltà nel tradursi in
decisioni di politica estera coerenti:
⎼ Tensione tra anti-globalismo e persistenza dell’internazionalismo
L’agenda politica anti-globalista di Trump si è scontrata con un posizionamento internazionale pressoché inalterato
⎼ Spregiudicatezza e pragmatismo
Le decisioni improvvise e l’impreparazione di Trump non hanno cancellato la possibilità di adottare politiche
pragmatiche
⎼ Real politik e idealismo
Gli elementi realisti (sovranità degli Stati e rapporti di forza) sono stati accompagnati dall’ideale di eccezionalismo
americano, rappresentato dall’America First e dal Make America Great Again
⎼ Supremazia mondiale e ridimensionamento del ruolo internazionale
I TRATTI CARATTERIALI DI TRUMP
Con l’affermazione della Imperial Presidency, ovvero l’accentramento delle scelte strategiche del presidente, lo studio dei
tratti caratteriali dei presidenti ha acquisito una maggiore attenzione.
R. Mead individuava quattro tradizioni nella politica estera statunitense:
→ →
1. Hamiltoniani nazionalisti economici 3. Jeffersoniani isolazionisti
→ →
2. Wilsoniani internazionalisti 4. Jacksoniani nazionalisti populisti
A partire dall’amministrazione di Bush, tuttavia, le quattro tradizioni tendono a sovrapporsi, perciò è difficile definire
Trump come un presidente jacksoniano.
La tipologia di B. Barber sembra più valida per il periodo della Guerra Fredda che per la politica attuale. Barber ha distinto
i caratteri dei presidenti lungo due assi:
→ a
a. Attivo-passivo ttivismo in campo politico
→
b. Positivo-negativo ottimismo o pessimismo riguardo la natura umana e la società
Questi assi si combinano in quattro tipologie: attivo-positivo, attivo-negativo, passivo-positivo e passivo-negativo. Trump
alterna tratti di pessimismo (sfiducia sulla natura umana) e ottimismo (fiducia nel popolo americano) e un attitudine
passiva (disinteresse per gli affari internazionali) a un certo attivismo.
La personalità di Trump è meglio definita da altri filoni di ricerca, come la Leadership Traits Analysis, elaborata da M.
Hermann. Questa teoria distingue sette dimensioni per definire i caratteri dei presidenti:
1. Credenza nella capacità di controllare gli eventi 5. Esposizione all’influenza dei gruppi decisionali
2. Grado di complessità concettuale 6. Autostima
3. Attaccamento al potere 7. Orientamento a perseguire gli scopi
4. Sfiducia nei confronti degli altri
I due tratti distintivi di Trump sono:
a. Credenza di poter controllare gli eventi
Trump ha mostrato una convinzione di poter gestire meglio certe politiche rispetto agli esperti e ha ribadito che è
dotato di un istinto infallibile per cui non necessita di analisi approfondite
b. Grado di complessità analitica
Trump ha mostrato una tendenza a ridurre situazioni complesse a pochi fattori e alla dimensione economica
Questi tratti rimandano a una politica estera tendente al rischio, basata su decisioni perentorie prese in assenza di
informazioni e in generale più aggressiva. L’anima populista di Trump complica questa analisi perché segnala la
discrepanza fra le intenzioni e gli scarsi risultati ottenuti.
IL RUOLO DELL’ESTABLISHMENT
Le organizzazioni istituzionali svolgono tre funzioni fondamentali:
a. Rappresentano i problemi raccogliendo le informazioni
b. Elaborano le opzioni possibili in risposta a un agenda politica
c. Implementano le decisioni dei leader
Dopo aver vinto le elezioni, l’amministrazione Trump, mancando di competenze e di un piano di transizione, ha prodotto
un vuoto che è stato riempito dall’establishment, il quale ha potuto difendere la tradizione politica americana
dell’internazionalismo.
L’effetto conservativo dell’establishment ha avuto tre risultati:
⎼ L’impatto sull’ordine internazionale è stato limitato
⎼ È stata conservata la rete di alleanze
⎼ L’engament diplomatico, economico e militare ha continuato a prevalere
D’altra parte, la discontinuità della presidenza Trump ha avuto un effetto di polarizzazione sul piano delle idee e dei
principi della politica estera. Trump non ha compreso lo strategic displacement, ovvero la pratica con cui i presidenti
hanno cercato di aggirare le resistenze dell’establishment creando nuove agenzie, riassegnando compiti, nominando nuove
figure. I licenziamenti e le nomine sono infatti avvenuti di impulso e hanno privilegiato attori delle corporazioni privi di
competenze politiche.
CAPITOLO III - LA POLITICA DI DIFESA: OVVERO COME IMPARAI A NON PREOCCUPARMI E AD AMARE IL PRESIDENTE
L’America First di Trump si è sostanziata in un impegno a mantenere per gli Stati Uniti un ruolo di leadership nel mondo
attraverso il ritorno della competizione geopolitica. La National Security Strategy (NSS 17) di Trump individua tre criticità:
la pianificazione delle forze, l’allocazione delle risorse e la disponibilità del Congresso di incrementare il bilancio della
difesa.
La definizione del bilancio della difesa è soggetta a un limite di spesa, il debt ceiling, che viene stabilito dal Budget Control
Act del 2011. Il processo decisionale comprende diverse agenzie statali, tra cui la Casa Bianca e il Congresso, il quale deve
approvare la proposta di bilancio e trasformarla così nella legga detta Budget Authority.
Durante la presidenza Trump, le spese sono effettivamente aumentate del 2,7%. Trump aveva richiesto 750 miliardi di
dollari, tra i quali 8 miliardi per le spese di costruzione del muro al confine con il Messico e per le riparazioni delle basi
colpite da uragani. La richiesta della Casa Bianca è stata quindi in linea con le decisioni delle amministrazioni precedenti,
tranne per quanto riguarda i programmi della National Nuclear Security Administration, le cui spese sono aumentate di
due miliardi di dollari.
Una delle principali manifestazioni della superiorità militare all’estero è il dispiegamento di soldati perché mostra la
capacità di controllare gli spazi comuni. Questa capacità è definita da tre indicatori: variazione della forza attiva,
proporzione del personale militare dispiegato rispetto alla forza attiva e riallocazione delle forze.
Rispetto alle amministrazioni precedenti, c’è stato un incremento della presenza americana all’estero, soprattutto in
Arabia Saudita, Romania, Guam, Gibuti e Qatar. Per quanto riguarda il teatro della guerra civile in Siria, Trump ha
annunciato il ritiro delle truppe nel 2018, avvenuto tuttavia nell’anno successivo, con conseguente reazione della Turchia,
che ha lanciato l’operazione Fonte di Pace contro le fazioni curde.
Nel 2020, Trump ha dichiarato di voler ridurre la presenza militare in Germania per mettere in pratica il Dynamic Force
Employment, in modo da redistribuire le forze in altre basi europee e incrementare la capacità di deterrenza nei confronti
della Russia. Trump ha motivato questo ritiro come misura punitiva per l’insufficiente bilancio della difesa tedesco.
Nello stesso anno, Trump ha twittato che le truppe nel teatro afghano sarebbero dovute tornare a casa, smentendo le
dichiarazioni precedenti che parlavano di una riduzione del 50%. Avendo la percezione di aver mano libera, i talebani
hanno quindi compiuto decine di attacchi nel sud del Paese.
Una delle conseguenze più profonde dell’amministrazione Trump nella politica di difesa riguarda le relazioni civili-militari,
che hanno registrato momenti di tensione come il Memorandum 19-004, volto a impedire l’arruolamento dei transessuali,
e la richiesta di utilizzare le forze armate per gestire le proteste dopo l’uccisione di George Floyd.
CAPITOLO IV - IL PROTEZIONISMO DI TRUMP E LA RIDEFINIZIONE DEL SISTEMA ECONOMICO GLOBALE
Trump ha mostrato l’interesse di abbandonare l’internazionalismo per adottare politiche aderenti alle priorità nazionali
degli Stati Uniti. La critica al multilateralismo si è accompagnata dall&rsq
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