L'invenzione delle etnie e la persistenza dell'opposizione polis/ethnos
I greci si distinguevano tra polis e ethnos. La Polis era la città Stato, una comunità dotata di leggi ben precise e costumi, mentre ethnos designava un popolo dalle istituzioni indistinte, una forma di organizzazione sociale a-politica inferiore alla polis. Le ethnè erano le società altre, quelle incivili, i barbari che non parlavano il greco. Sin dalle origini il termine ha un valore difettivo, connotante l'etnocentrismo di atteggiamento di superiorità culturale.
A introdurre il termine francese fu Vacher de Lapouge ideologo razzista, che voleva impedire la mescolanza razziale. Egli definisce il termine etnia come un raggruppamento di popolazione razzialmente distinta. Questo termine nasce nell'epoca in cui vanno affermandosi i nazionalismi, per cui l'etnia è una nazione per difetto alla quale manca la civiltà. Quindi il termine nazione viene riservato agli stati civilizzati, mentre popolo destinato ai selvaggi. La nozione di etnia intesa come somma di tratti negativi derivanti da inciviltà e arretratezza.
Non per caso le designazioni etniche cominciano a diventare correnti in un periodo storico caratterizzato dal dominio europeo. Per poter controllare le popolazioni locali sottomesse, la politica coloniale ha bisogno di classificarle entro definizioni razziali. L'etnia diventa l'oggetto principe della scienza che va autonomizzandosi come etnologia, scienza della società a-politiche.
Dalle etnie come realtà sostanziali alle etnie come frontiere semantiche
Per definire etnia viene privilegiato ora il criterio del sentimento di appartenenza a una collettività. Etnia come sinonimo di un'unità dotata di una cultura, di una lingua e di una psicologia specifica e si identifica ed è identificata come distinta dalle altre. A partire dagli anni '60 si avvia un processo di revisione critica, fino alla decostruzione, del concetto di etnia. Si mette l'accento sui processi di auto identificazione etnica fondate sulla distinzione noi/loro.
Ciò che fa un etnia è un'ideologia basata sulla rivendicazione di una cultura comune di un gruppo; è la credenza in una genealogia e in un passato comune o una discendenza comune. Anthony Smith insiste sul fatto che il riferimento a passato comuni o origini peculiari costituisce l'etnia. Se questo è vero le dicotomie etniche sono performative ovvero vanno considerate in base la relazione sociali che intercorrono fra i membri di un gruppo.
Da questo punto di vista gli antropologi africanisti definiscono le forme di etnicità come residui di appartenenze etniche primordiali, create dalla colonizzazione, da processi migratori ed all'inserimento in sistemi moderni. Se l'etnicità non è residuo né risorgenza del passato ancestrale va aggiunto che le stesse popolazioni colonizzate hanno finito per interiorizzare lo sguardo etnicizzante del colonizzatore.
Gli antropologi come Barth definiscono che le delimitazioni etniche sono frontiere semantiche cioè categorie sociali, sistemi di classificazione che servono a definire se stessi in opposizione agli altri. Queste categorie si basano sulla scelta selettiva di alcuni tratti marcatori considerati significativi.
L'etnicità come risorsa e strategia sociale
L'etnia è anzitutto una convenzione per differenziare gli altri. Spesso succede che la categoria venga abusivamente trasformata al pari delle razze. Per quanto sia una costruzione ideologica l'etnicità ha un'efficacia sociale e diviene parte integrante della società, sulla quale ha la capacità di agire. A partire dagli anni '60 il riferimento all'etnicità ispira forme di protesta che hanno al centro la rivendicazione di una maggiore autonomia o addirittura dell'indipendenza territoriale.
I processi di differenziazione etnica possono nascondere strategie che servono ad inserirsi vantaggiosamente nella competizione per il potere e le risorse. In alcuni paesi la multietnicità (Canada) è riconosciuta dal potere centrale. Questa spiegazione è definita etnicità strumentale. Vi è un uso dell'etnicità da parte di minoranze e gruppi di origine immigrata che vale come strategia difensiva contro l'esclusione, ne sono un esempio le diaspore.
L'invenzione delle radici sono messe al servizio di strategie identitarie che valgono come difesa contro la marginalizzazione di cui sono vittime le minoranze. Wieviorka scrive che una minoranza esclusa è tentata di radicarsi sui riferimenti positivi che le rimangono, ovvero l'identità comunitaria, religiosa. Esempio nel Regno Unito si può citare la comune identità black che indica la condizione sociale di tutti coloro che sono oggetto di discriminazione.
I gruppi etnici fra segregazione e assimilazione
Warner conia il termine ethnic groups, gruppi etnici, utilizzato correntemente nelle scienze sociali nordamericane. Si creano per distinguerli da quelli razziali, in realtà in cui i neri erano collocati nel gradino più basso della società, in cui il modello bianco-anglosassone-protestante era considerato come l'unica cultura americana. Dopo un lungo periodo caratterizzato da politiche di assimilazione forzata (dei gruppi etnici) e di brutale segregazione (gruppi razziali) negli Stati Uniti si è prodotto ciò che è stato definito ethnic revival ed un interesse verso le differenze.
Il revival etnico nasce sulle ceneri del mito del melting pot il crogiolo di fusione delle etnie che avrebbe dovuto dar luogo a una superiore identità americana. Una teoria ottimistica presupponeva che i gruppi etnici sarebbero stati integrati nell'American way of life. A distruggere il mito del melting pot furono le rivolte dei ghetti neri che resero possibile lo sviluppo di una molteplicità di altri movimenti di rivendicazione etnica.
L'abbandono della prospettiva assimilazionista in favore di quella pluralista inaugura la politica della azioni positive nei confronti della minoranze, partendo dal presupposto della tutela e della valorizzazione delle identità culturali, in modo da eliminare le discriminazioni. La minoranza nera continua ad occupare il gradino inferiore e la segregazione abitativa e scolastica è tutt'alto che superata, per non parlare del fatto che la maggioranza delle persone incarcerate negli Stati Uniti è costituita dalle minoranze.
Multiculturalismo o società policulturale?
Il modello anglosassone riconosce i diritti individuali universali e tende all'assimilazione che rifiutando i criteri di distinzione fondati sulla comune origine non riconosce i diritti collettivi alle minoranze. In Francia il riconoscimento delle identità etniche è tuttora considerato come potenziale fonte di pregiudizio. Il modello di integrazione alla francese continua a esigere l'inserimento sociale e l'uguaglianza dei diritti universali.
Nei paesi in cui il modello prevalente è quello multiculturalista accade che l'accettazione delle differenze e il riconoscimento dei diritti tramite le azioni positive favoriscano la segregazione e la marginalizzazione. Oggi si parla molto di società multietnica o società multiculturale, in cui si allude a una società in cui sia riconosciuta e rispettata la diversità culturale, in cui si realizza una pacifica convivenza.
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