Capitolo 1: Sigmund Freud e i pilastri della tecnica psicoanalitica
La tecnica di Freud
Che cos'è la psicoanalisi? Freud risponde così: “un particolare metodo di trattamento delle sofferenze nevrotiche; la scienza dei processi psichici psicologia dell'inconscio, alla quale viene dato anche l'appropriato nome di profondo”.
Ma in cosa consiste il metodo di trattamento psicoanalitico? Nel parlare apertamente all'analista. È d'obbligo riconoscere come fondanti i costrutti impliciti e i sistemi di riferimento di quello dei due che ascolta (psicoanalista), così come è fondamentale il riconoscimento dei fenomeni che si pongono come colonne portanti dell'edificio psicoanalitico: l'inconscio, il transfert, la resistenza, ecc.
A questo obbligo epistemologico si aggiunge la difficoltà a scrivere di tecnica. Chi ne scrive, inevitabilmente, è portato a teorizzare ciò che è di più difficile traduzione: il proprio sentire nella stanza d'analisi. Le opere classiche sulla tecnica, per quanto eccellenti, forniscono solo una falsariga, in quanto non descrivono abbastanza particolareggiatamente cosa fa effettivamente lo psicoanalista quando analizza un paziente, cosicché, ad esempio, analizzare una resistenza può significare una cosa per un'analista e una cosa sorprendentemente diversa per un altro, anche se ciascuno dei due crede proprio di analizzare una resistenza, secondo i canoni classici della psicoanalisi.
Freud ha sviluppato un certo numero di regole destinate a rendere possibile l'incontro che lui chiama “psicoanalisi”. Egli concepisce il rapporto analitico nei termini di una collaborazione tra analista e paziente: illuminandolo, informandolo del mondo meraviglioso dei processi psichici sui quali, con simili analisi, noi stessi veniamo ad avere delle conoscenze, noi facciamo del nostro paziente un collaboratore e lo conduciamo a guardare se stesso con l'interesse obiettivo del ricercatore. È così che arriviamo a diminuire la resistenza fondata sull'affettività.
A Freud non risultò semplice codificare le sue continue scoperte, anche perché la tecnica d'indagine psicoanalitica subì aggiustamenti nel corso degli anni, soprattutto con l'elaborazione del concetto di transfert che cambierà radicalmente la teorizzazione iniziale.
Mutamenti nei procedimenti tecnici
Il primo lavoro dedicato esplicitamente alla tecnica risale al 1904 con il titolo “Il metodo psicoanalitico di Freud” e si tratta di una esposizione estremamente succinta però molto precisa, della tecnica psicoanalitica quale era stata elaborata da lui in quegli anni. Il saggio inizia ammettendo il debito che il particolare metodo di psicoterapia praticato da Freud e denominato psicoanalisi è derivato dal metodo catartico scoperto da Breuer ma, se il metodo catartico aveva già rinunciato alla suggestione, Freud compì il passo successivo rinunciando anche all'ipnosi. Freud controbattette la credenza che la psicoanalisi fosse una forma di suggestione sottolineando l'antitesi esistente tra le due discipline, portando come esempio le argomentazioni di Leonardo da Vinci nel descrivere la differenza tra scultura e pittura. La differenza consisteva nel fatto che la pittura opera per via del porre, cioè aggiungendo colore alla tela, così come Freud riscontrava per la suggestione, mentre nella scultura si opera per via del levare, cioè togliendo alla forma grezza tutto ciò che nasconde la futura statua in essa contenuta, proprio come l'analisi rivela ciò che prima era nascosto.
Per quel che riguarda la tecnica e la sua possibilità di evoluzione, Freud pensava che “tutto resta aperto” e intravedeva che i problemi tecnici sono legati alla personalità del terapeuta, alle sue difficoltà, ad esempio, ad essere in contatto con i propri sentimenti.
Negli anni che corrono tra il 1911 e il 1915 Freud pubblicherà sei articoli sulla tecnica che costituirono la spina dorsale della psicoanalisi. Qui fu tracciata per la prima volta in maniera sistematica la mappa del trattamento psicoanalitico, creando nomi in modo da rendere tangibile l'insegnamento e la trasmissione dell'immaterialità dei prodotti della pratica analitica. Questi saggi sono come boe, paletti che demarcano la linea di confine tra la psicoanalisi e le altre relazioni umane. Si può discutere di questi paletti ma, come scrive Friedman, “senza queste boe non hai altro che il mare aperto”.
Quello che si evince da un attento studio degli scritti freudiani è che tutti i cambiamenti apportati sono risultati come cambiamenti nel grado di importanza attribuito ad un determinato processo. Freud non ha mai stravolto la tecnica in maniera totalitaria, ha sempre cercato di spostare l'accento in maniera quasi chirurgica, osservando nella clinica ogni differenza che questo comportava. È tuttavia possibile identificare storicamente alcuni dei passaggi che hanno maggiormente influenzato lo sviluppo dei procedimenti tecnici e la teoria del processo terapeutico.
Freud incontrò Charcot per la prima volta il 20 ottobre 1885 e si congedò da lui il 23 febbraio 1886. Durante questo periodo studiò e apprese il metodo ipnotico. In quegli anni la cura era sostanzialmente caratterizzata dalla somministrazione di un farmaco, il cui effetto sui sintomi poteva essere positivo o meno. La terapia era considerata una procedura in cui il medico “fa qualcosa al paziente”. Al pari di un'operazione chirurgica in cui si estrae un corpo estraneo, un elemento dannoso all'organismo, così il terapeuta mira all'estrazione del trauma psichico (il ricordo del trauma), incastonata nelle caverne più buie del passato del paziente. Prima della collaborazione con Breuer e dell'impiego del (primo) procedimento terapeutico definito ipnosi catartica, Freud si servì anche di altri metodi poi abbandonati:
- Strofinare 5-10 minuti con entrambe le mani il viso e il corpo del paziente;
- Impartire la suggestione accompagnandola al passaggio di una debole corrente galvanica che suscita una netta sensazione gustativa.
Si possono inventare a proprio piacimento altri metodi purché si tenga presente lo scopo che è quello di suscitare con un'associazione d'idee l'immagine dell'addormentarsi e di fissare l'attenzione del paziente con una sensazione persistente. L'insoddisfazione generata dai pochi risultati raggiunti lo portò ad usare l'ipnosi, riuscendo così ad ottenere, almeno apparentemente, la soppressione dei sintomi dei pazienti. Breuer e Freud sostenevano che solo con l'abreazione il paziente potesse liberarsi dal sintomo isterico: l'ipnosi era l'unico mezzo per raggiungere questo tipo di esperienza non accessibile alla memoria cosciente del paziente. Le idee patogene avevano conservato intatto il loro vigore e la loro carica affettiva, poiché non era stato loro consentito il normale processo di scarica, e restavano quindi associate con affetti “incapsulati”.
Tale metodo elimina l'efficienza della rappresentazione originariamente non abreagita, in quanto consente al suo affetto incapsulato di sfociare nel discorso; e la conduce alla correzione associativa traendola nella coscienza normale o annullandola mediante suggestione del medico. In altre parole la scarica degli affetti incapsulati avrebbe reso innocuo il ricordo patogeno ed il sintomo sarebbe scomparso. Caso simbolo di questa fase della storia della psicoanalisi è Anna O., che Breuer trattò nel 1882. Breuer ci descrive la capacità di questa paziente, dopo essere “caduta” spontaneamente in uno stato ipnotico, di rivivere eventi traumatici passati. Al risveglio da questo stato riferiva di sentirsi sollevata: furono proprio queste esperienze di Anna O. ad aprire la via al metodo della terapia catartica. Dobbiamo sempre a questa paziente, l'appellativo dato al trattamento: talking cure (cura parlata), definito anche, in modo scherzoso, chimney sweeping (spazzare il camino).
Il primo caso di cui siamo a conoscenza in cui Freud utilizzò l'ipnosi a scopo catartico è il caso di Emma von N. Il metodo terapeutico consisteva nell'ordinare alla paziente di raccontare tutto ciò che ricordava riguardo ai suoi sintomi, dall'insorgenza agli effetti che questi provocavano in lei: per esempio le poteva chiedere cosa la inducesse al vomito, quando si sentiva svenire e se c'erano situazioni particolari in cui si sentiva particolarmente male. Quello che si verificava nella paziente in risposta a queste domande non era tanto la verbalizzazione dei ricordi collegati agli eventi, quanto l'accompagnare le risposte con un affetto molto intenso. Il trattamento si concludeva sempre con un comando finale prima del risveglio ipnotico, quello di dimenticare i ricordi sconvolgenti emersi.
Lentamente si andò consolidando in Freud l'idea di una forza all'interno del paziente che si opponeva al trattamento. Questa forza si manifestò in tutta la sua evidenza nel caso di Elisabeth von R. quando Freud, non riuscendo ad ipnotizzarla “malgrado tutta la sua insistenza” giunse ad una conclusione che svelò uno dei meccanismi del ricordare: se questa forza si poneva come resistenza al trattamento, significava altresì che la stessa forza era una difesa del paziente affinché le sue idee patogene non divenissero coscienti. Il “non sapere” degli isterici era dunque un “non voler sapere”.
Dall'esperienza dell'uso della suggestione in stato di veglia Freud comprese che i pazienti hanno la possibilità di riconoscere eventi connessi ad un significato patogeno, il problema era come condurli a comunicarlo. Lo sviluppo e l'utilizzo delle libere associazioni nella pratica analitica è ascrivibile tra il 1892 e il 1896, anche se i primi accenni compaiono già nel caso di Emma von N. Freud mentre interrogava insistentemente la paziente, venne da questa rimproverato perché interrompeva il flusso dei suoi pensieri; Freud ebbe l'umiltà di accettare questo suggerimento, e il metodo delle libere associazioni fece un notevole progresso. È a partire dal 1896 che Freud decide di abbandonare del tutto l'ipnosi.
Grazie alla stesura di una delle sue opere più importanti, L'interpretazione dei sogni, riuscì probabilmente ad analizzare e meglio comprendere la produzione spontanea di materiale da parte dei pazienti, servendosi delle interpretazioni e delle ricostruzioni per arrivare infine ai ricordi rimossi. Freud per mezzo delle libere associazioni, scoprì che le idee improvvise dei pazienti erano sufficienti per cogliere quegli aspetti velati e resistenti alla coscienza presenti negli analizzati. La resistenza viene ad assumere un punto cruciale nel trattamento tanto da portare Freud ad affermare che all'ipnosi c'è da rimproverare il fatto di nascondere la resistenza, impedendo così al medico di osservare il gioco delle forze psichiche. Essa non elimina la resistenza ma la elude e dà pertanto solo informazioni incomplete e solo risultati transitori.
I pensieri eliminati in circostanze normali, perlopiù perché percepiti come pensieri molesti in una conversazione normale, i cosiddetti pensieri involontari del paziente, facevano così il loro ingresso nella scienza terapeutica senza l'utilizzo dell'ipnosi e delle tecniche relative alla suggestione. Per impadronirsi di queste idee improvvise Freud esorta i pazienti a lasciarsi andare ai propri racconti, come si fa ad esempio in una conversazione in cui si salta di palo in frasca. Il procedimento delle libere associazioni divenne noto come la “regola fondamentale” della psicoanalisi.
Egli trascurò in questa fase quello che divenne un altro cardine del procedimento analitico: la relazione con il paziente in certe occasioni si offuscava, la figura del terapeuta si impastava con altre figure appartenenti al passato del paziente. Era la crisalide del transfert, o come la chiama Freud, traslazione, e quando si verificava trasformava la relazione medico-paziente nel peggior ostacolo che si possa incontrare. Riguardo alla spiegazione che ne fornisce si limita a definire che il meccanismo della traslazione sul medico avviene per falso nesso. Possiamo quindi vedere come già in questa fase della psicoanalisi Freud sveli i fenomeni della resistenza e del transfert, anche se per ora li considera ostacoli alla relazione ed al lavoro terapeutico.
Freud si rese inoltre conto della molteplice natura dei sintomi nevrotici, portando a nuova luce il concetto della sovradeterminazione: quasi sempre il semplice schema dell'intervento terapeutico si complicava, in quanto nella maggior parte dei casi risultava evidente che alla formazione del sintomo non aveva contribuito un'unica impressione, bensì tutta una serie difficilmente calcolabile di tali impressioni.
Il contribuito di maggior rilievo in quegli anni fu la descrizione dell'analisi di Dora, poiché offrì l'opportunità di apprendere il modo in cui Freud lavorava, attraverso l'interpretazione dei sogni, e le modalità di intervento adottate durante un trattamento psicoanalitico. Questa nuova fase della psicoanalisi era caratterizzata dalla scelta da parte del paziente riguardo l'argomento di ogni seduta. In questo modo, Freud cominciava a lavorare dagli aspetti superficiali del materiale presentato dal paziente in quel momento. Nell'ipnosi e nella suggestione la resistenza rimane velata ed il successo che può essere raggiunto è solo transitorio. Il compito terapeutico è invece quello di vincere le resistenze, annullando la rimozione: solo così potranno essere colmate le lacune della memoria.
Lo scopo ultimo della terapia non si limita più alla catarsi fine a se stessa. Il concetto di resistenza diviene un pilastro della teoria psicoanalitica e il disvelamento dell'inconscio giunge a rivestire un ruolo primario: l'interpretazione delle resistenze legate alle forze che hanno determinato la rimozione, permette il recupero dei ricordi e il conseguente superamento dell'amnesia infantile. Nel poscritto al caso di Dora, Freud si interroga per la prima volta sull'importanza cruciale del transfert: il transfert, destinato a divenire il più grande ostacolo per la psicoanalisi, diviene il suo migliore alleato, se si riesce ogni volta a intuirlo e a tradurne il senso al malato.
Si presuppone che i motivi che portarono Freud ad essere restio nel pubblicare un manoscritto “tecnico” fossero svariati: al di là di problemi personali a noi ignoti, egli nutriva il timore che i pazienti, dopo la lettura di questi saggi, potessero arrivare all'analisi con idee preconcette da confrontare con il comportamento del proprio medico e che medici desiderosi di divenire analisti ritenessero sufficiente alla loro formazione la sola lettura di quest'opera. Riprese l'argomento nella relazione intitolata Le prospettive future della terapia psicoanalitica. In questa relazione esplicherà le innovazioni nel campo della tecnica: il passaggio, durante il trattamento, dalla spiegazione dei sintomi a quelle dei “complessi” ed infine all'esame diretto delle resistenze, poiché i complessi appariranno senza difficoltà appena le resistenze saranno riconosciute ed eliminate.
Altre innovazioni nella tecnica esposte in questo lavoro riguardano “la persona del medico”, nella misura in cui la consapevolezza della controtraslazione (controtransfer) ha permesso di notare come ogni psicoanalista procede esattamente fin dove glielo consentono i suoi complessi e le sue resistenze interne, esigendo quindi che ogni psicoanalista rinunciasse all'intraprendere un trattamento analitico su i malati se non capace di condurre un'accurata e costante autoanalisi.
L'impiego dell'interpretazione dei sogni nella psicoanalisi
È del 1911, in cui Freud, dando per scontato che l'interpretazione dei sogni è uno dei più potenti strumenti della terapia delle nevrosi, si limita a correggere la tendenza a fare delle interpretazioni dei sogni l'elemento principale e unico dell'analisi e a perseguire l'interpretazione di ciascun sogno fino alla completa spiegazione. In questo modo si trascurerebbe irrimediabilmente l'altro materiale prodotto dal paziente: ci si guardi in generale dal lasciar emergere un interesse del tutto particolare per l'interpretazione dei sogni.
L'analizzato deve piuttosto essere portato alla convinzione che in ogni caso l'analisi trova materiale per il suo proseguimento, indipendentemente dal fatto che egli fornisca sogni oppure no. Sono consigli di prudenza interpretativa che rivelano ancora una volta l'atteggiamento di Freud verso i suoi seguaci: il richiamo ad un'osservanza delle norme che non divenga, però, pregiudiziale alla crescita della psicoanalisi stessa.
In questo scritto inoltre figurano due osservazioni significative:
- La prima riguarda la distinzione tra i fini diversi della terapia e della scienza: il testo del sogno serve ad entrambe ma la sua conservazione è superflua per la terapia, mentre è utile per fini scientifici;
- La seconda, più rilevante, riguarda il sapere: Freud si limita a dire che non fa lo stesso se è il malato o il medico a sapere qualcosa, il “sapere” per essere davvero creativo e liberatorio deve essere provocato dall'analisi, non meramente trasmesso al paziente, e deve essere da quest'ultimo agito e vissuto.
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