Introduzione a Carl Gustav Jung
La scoperta dell’inconscio ha costituito la base per una buona concezione della struttura della personalità. Gli iniziatori della psicologia del profondo nascono dal mondo medico-psichiatrico: Charcot, Janet, Liebault, Bernheim con le loro esperienze sull’isteria e ipnotismo pongono le prime basi per la considerazione di un io sublimale.
L’opera di Jung si indirizza verso una serie di problemi psicologici che toccano svariati aspetti della cultura umana, al di là della prima impostazione di psicologia medica. Jung si interessa a problemi etnologici, antropologici, sociologici, teologici attraverso il metodo empirico, da lui considerato la sola via di conoscenza scientifica. Sia Adler che Jung non possono essere concepiti semplicemente come integranti della scuola freudiana da cui sono partiti: non si terrebbe conto dell’evoluzione storica della psicologia del profondo che ha portato con questi autori a nuove linee di interpretazione della struttura intrapersonale che non si possono ridurre alla precedente concezione psicoanalitica.
Consistenza data all'inconscio
Per Freud, l'inconscio rappresenta una potenzialità negativa nella struttura psichica la cui genesi è riconducibile al meccanismo della rimozione di fronte a tendenze sessuali insoddisfatte in contrasto con la dimensione etico-culturale del suo ambiente. Tale tendenzialità rimossa continua a interferire dinamicamente col comportamento individuale fino a generare un’attività perturbatrice dell’adattamento normale.
Nella psicologia analitica l’estensione e il significato dell’inconscio assumono una considerazione sostanzialmente differente: Jung, pur non escludendo l’esistenza della struttura dinamica sublimale di elementi patogeni, considera la presenza dell’inconscio di ogni individuo di contenuti sia negativi (regressivi) che positivi (progressivi). Ogni struttura psichica si compone di un conscio e inconscio in mutua compensazione attraverso cui si realizza l’equilibrio: una riduzione di qualsiasi dei due poli rappresenta un danno per l’integrità individuale.
Ogni personalità ha un proprio livello individuale nella struttura sublimale (inconscio personale), ma al di sotto di esso si situano altri livelli più profondi: inconscio collettivo, con cui la psiche oltrepassa i confini dello psichismo individuale. Esso è l’eredità spirituale e patrimonio storico-culturale dell’intera umanità; non è proprietà del singolo individuo, le sue dimensioni sono quelle della specie e si ritrovano notevolmente simili presso tutti gli uomini. È una zona arcaica dell’inconscio perché le sue manifestazioni possiedono carattere primitivo ed è collettiva perché i suoi contenuti si ritrovano come patrimonio comune della psiche umana.
La collettività umana comprende l’insieme delle leggende, miti, religioni, teorie filosofiche e scientifiche, mostrano le stesse tendenze, desideri, emozioni. Il materiale psicologico raccolto da Jung ha condotto ad affermare l’esistenza di questa esperienza archetipica che costella ogni personalità e su cui si basa l’unità globalizzante della psiche: in quanto parte della stessa specie portiamo dentro di noi, nella struttura della nostra individualità psichica/mentale delle possibilità di reazione e rappresentazioni che si ritrovano analoghe in tutti i membri della specie.
Anche se il pensiero prevalentemente emotivo dei primitivi è stato sostituito dal pensiero razionale, le forme primitive non sono scomparse ma sommerse al di sotto dei contenuti culturali contemporanei. La si ritrova nella spontaneità dei bambini, vicini alla partecipazione mistica dei primitivi, nei pazienti nevrotici-psicotici e anche nelle persone normali come piano costitutivo di contenuti fantastici/onirici nella psicologia analitica il paziente si pone gradualmente in contatto coi contenuti collettivi che affiorano ai livelli più profondi del suo psichismo inconscio, che a volte interferiscono col comportamento cosciente, ma che permettono la realizzazione globalizzante della sua unità individuale fra conscio e inconscio come meta finale del suo processo di individuazione.
La psicologia di Jung
La psicologia di Jung può essere intesa come definita dalle sue stesse parole: “tentativi per la formulazione di una nuova psicologia scientifica in relazione agli esseri umani”; per riferirsi all’attività mentale Jung utilizza i termini psiche-psichico (utilizzabili sia per conscio che inconscio) anziché mente-mentale (coscienza).
I fenomeni inconsci non sono riconosciuti da chi li sperimenta e non hanno relazione con l’io e se si introducono nella coscienza restano in gran parte incomprensibili. Le manifestazioni inconsce non si limitano a forme patologiche perché anche le persone normali sono spinte da motivazioni inconsapevoli. L’inconscio è compensatorio della coscienza: la mente cosciente si appoggia e deriva dalla psiche inconscia che esisteva prima della coscienza e continua a funzionare insieme ad essa.
La realtà della psiche non è meno reale di quella fisica, tutto ciò che si sperimenta è psichico, tutto ciò che è realizzato dall’uomo origina dalla psiche, ciò che sperimentiamo è reale per noi anche se non lo è per gli altri e ha una sua validità come quella realtà che è generalmente accettata: i processi interni/psichici hanno un valore identico ai processi esterni/ambientali.
Psiche e libido
La psiche è un sistema dinamico, in costante movimento e autoregolazione. La libido è l’energia psichica in generale (non ha significato esclusivamente sessuale, ma più ampio di desiderio, impulso, aspirazione). Essa scorre tra due poli opposti, maggiore è la tensione tra gli opposti e maggiore è l’energia, ma senza opposizione non c’è manifestazione di energia. Ci sono molte coppie di opposti:
- Progressione – Regressione (movimento dell’energia verso l’esterno o interno)
- Conscio – Inconscio
- Estroversione – Introversione
- Pensiero – Sentimento
Gli opposti hanno una funzione regolatrice e quando uno degli estremi viene raggiunto la libido si dirige verso l’opposto. Il naturale movimento della libido si svolge verso l’esterno (progressione = soddisfa le domande della coscienza, concerne l’adattamento attivo al proprio ambiente) e verso l’interno (regressione = soddisfa le domande dell’inconscio, concerne l’adattamento ai propri bisogni interni, può anche indicare un ritorno a uno stato di fantasia dopo un periodo di attività mentale diretta e concentrata o un ritorno a uno stato anteriore di sviluppo).
Quando si costringe la libido a un canale rigido o l’adattamento cosciente non è riuscito a causa, per esempio, di circostanze esterne troppo difficili, il naturale scorrere verso l’esterno della libido diviene impossibile; essa rifluisce nell’inconscio che può produrre fantasie e sintomi nevrotici; nei casi estremi, totale ritirarsi della vita attraverso una regressione patologica verso stati psicotici.
La libido è un’energia naturale che serve in primo luogo a vivere, ma una certa quantità in eccesso a ciò che occorre per fini istintivi può essere convertita in lavoro produttivo e usata per scopi culturali. Dopo un periodo di gestazione nell’inconscio si produce un simbolo che può attrarre la libido e incanalarla altrove; il simbolo non è mai pensato in modo cosciente ma si presenta come una rivelazione/intuizione, per esempio, un sogno. È carico di un significato più ampio e esprime un fatto psichico che non può essere formulato in modo preciso.
La trasformazione della libido in simboli si è verificata fin dagli albori della civiltà, è dovuta a qualcosa di profondamente radicato nella natura umana; nel corso del tempo abbiamo staccato una parte di energia dall’istinto e abbiamo sviluppato il potere della volontà.
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