Libro: D. Villani, S. Triberti (2018) La personalità Online
Attraverso i diversi mezzi digitali, i più giovani possono esprimere ciò che sentono di essere e che non sempre gli altri riescono o vogliono cogliere.
Due paradossi dei media digitali
- Se attraverso la tecnologia sono in grado di definire e condividere più facilmente la mia identità, è anche vero che gli altri, attraverso la tecnologia, possono influenzare più facilmente il modo in cui la mia identità è percepita.
- Se grazie alle tecnologie posso facilmente cambiare la mia identità virtuale in modo che rifletta meglio quello che sento e che voglio comunicare, è vero anche che, seguendo le tracce lasciate online dai miei comportamenti, è più facile per altri ricostruire la mia identità reale.
Cap.1 – La personalità
Secondo Carver, la personalità è un’organizzazione dinamica, entro l’individuo, di sistemi psicofisici che determinano i pattern di comportamento, di pensiero e di emozioni tipici di ciascun individuo. Essa è un sistema complesso e dinamico in cui le componenti biologiche e psicologiche sono interconnesse e che permette all’individuo di relazionarsi con il proprio ambiente attraverso configurazioni di comportamenti, cognizioni e affetti.
Le persone hanno delle rappresentazioni di sé stesse e delle proprie caratteristiche di personalità che influenzano il significato delle situazioni che vivono.
La personalità del profondo: prospettiva psicodinamica
Secondo la prospettiva psicodinamica, la personalità è formata da forze interiori che la determinano e che ne motivano i comportamenti. Gli eventi intrapsichici motivano i comportamenti delle persone anche se queste non ne sono consapevoli. La concezione freudiana della mente prevede tre componenti:
- L’Es opera a livello inconscio seguendo il principio del benessere e ricercando una gratificazione immediata.
- L’Io opera principalmente a livello conscio e preconscio attraverso il principio di realtà, è un sistema di mediazione tra impulsi e bisogni di natura interna e richieste e opportunità del mondo esterno attraverso un esame di realtà.
- Il Super-Io rappresenta l’incarnazione dei valori genitoriali e delle norme sociali. È la voce interiore dei doveri e delle proibizioni, include anche l’Ideale dell’Io, cioè il tipo di persona che un individuo si sforza di diventare seguendo le regole per un buon comportamento.
I conflitti tra queste tre istanze sono parte della vita, per questo è necessaria una grande forza dell’Io, per riuscire a gestirle e per evitare di dover mettere in atto dei meccanismi di difesa.
L’influenza delle esperienze infantili precoci è concepita in un’ottica relazionale. Ogni individuo si costruisce psicologicamente dei “modelli operativi del mondo e di sé stesso nel mondo con l’aiuto dei quali percepisce gli eventi, prevede il futuro e costruisce i propri programmi”.
Le caratteristiche emergenti: la prospettiva dei tratti
Quando valutiamo la personalità degli individui, tendiamo a metterne in rilievo le caratteristiche emergenti. I tratti di personalità ci fanno comprendere tali caratteristiche e sono considerati delle costellazioni cognitivo-affettivo-comportamentali, che si sviluppano sulla base della mutua interazione tra l’organismo e l’ambiente.
Sono presenti diverse teorie dei tratti, in cui è possibile individuare dei punti di contatto:
- La coerenza: una regolarità nel comportamento, l’individuo tende a mettere in atto elle configurazioni di azioni e comportamenti. I tratti si riferiscono a delle tendenze a comportarsi in maniera coerente e stabile a prescindere dai contesti e dalle situazioni. I teorici dei tratti ritengono che la personalità non sia dominio-specifica, ma valida nei diversi contesti.
- La peculiarità: ogni individuo ha caratteristiche peculiari, che lo differenziano dagli altri.
- L’organizzazione gerarchica dei tratti: alla base ci sono le risposte comportamentali specifiche. Allport sostiene che uno specifico tratto determini un insieme di potenziali risposte comportamentali a una data situazione. Un aspetto interessante è l’autonomia funzionale, secondo cui i tratti di personalità dell’adulto diventano indipendenti dalle motivazioni originarie dei bambini.
Eysenk fa coincidere la personalità con il temperamento, ovvero la componente affettiva e motivazionale. Egli individua 3 super-fattori:
- L’estroversione, che corrisponde alla disposizione alla socievolezza e all’impulsività.
- Il nevroticismo, che corrisponde all’instabilità emotiva e alla tendenza all’ansia e alla preoccupazione.
- Lo psicoticismo, che rappresenta il tratto patologico della personalità e corrisponde alla tendenza all’isolamento e all’insensibilità.
Il modello Big Five prevede 5 tratti:
- Estroversione: aspetti legati all’attività, alla dominanza, alla spontaneità e alla socievolezza.
- Coscienziosità: tendenza alla pianificazione e allo sforzo per il raggiungimento degli obiettivi, implica la propensione ad essere conformi alle regole.
- Amicalità: rappresenta la gradevolezza, l’apertura e la fiducia verso le altre persone.
- Stabilità emotiva: capacità di gestire in maniera funzionale le proprie emozioni.
- Apertura all’esperienza: verso ciò che è nuovo e diverso.
La personalità influenza le nostre scelte, indicandoci il percorso più adatto alle nostre caratteristiche. Gennaro ritiene che i tratti siano dotati di una forte plasticità e li definisce processi mentali in continua evoluzione e trasformazione, perché esprimono le norme e i valori di un determinato contesto sociale.
La personalità consapevole: la prospettiva umanistica
La prospettiva umanistica è interessata alla totalità dell’esperienza personale conscia di un individuo e al suo potenziale di crescita. Carl Rogers parla di approccio centrato sulla persona, secondo cui l’individuo vive una serie di esperienze, che verranno poi rappresentate una volta che raggiungono la coscienza. Il campo fenomenico è la percezione soggettiva che ogni persona ha delle proprie esperienze di vita. Durante lo sviluppo, la parte del campo fenomenico legata all’esperienza diventa un insieme di concetti organizzato, fluido, ma coerente, di caratteristiche e relazioni dell’Io. Questa configurazione concettuale costituisce il Sé. La tendenza attualizzante richiama le persone verso le esperienze che producono crescita e le allontana da quelle che potenzialmente la inibiscono.
Il soggetto valuta positivamente esperienze da lui percepite come migliorative di sé e negativamente quelle percepite come minacciose, poi comincia a essere valutato da altre persone. I messaggi provenienti dall’esterno hanno un ruolo fondamentale anche sulle valutazioni di sé stesso e sulle azioni che è portato a compiere; sono alla base dell’autostima, che continua a modificarsi nel corso dell’esistenza poiché scaturisce dai risultati delle esperienze confrontati con le aspettative ideali.
Una situazione problematica sorge quando l’unica fonte di nutrimento per l’autostima è l’approvazione altrui, che può essere rischiosa nel caso in cui le persone diventino dipendenti dall’approvazione degli altri e non siano consapevoli del proprio valore. L’autostima rappresenta una caratteristica individuale positivamente associata con diversi comportamenti adattivi e indicatori di benessere e di buon funzionamento nei diversi contesti di vita.
La personalità nel contesto: la prospettiva cognitivo-sociale
Bandura propone un approccio alla comprensione della personalità basata sull’apprendimento sociale. Importanti sono i processi cognitivi coinvolti nell’acquisizione e nel mantenimento di pattern comportamentali, che rappresentano gli elementi centrali della personalità. I meccanismi cognitivi di base sono:
- Capacità di simbolizzazione.
- Capacità vicaria, di acquisire conoscenze e capacità attraverso l’osservazione dei modelli.
- Capacità di previsione, di anticipare mentalmente situazioni future.
- Capacità di autoregolazione, consiste nel sapersi porre obiettivi e saper controllare il proprio comportamento in funzione del raggiungimento di tali obiettivi. Entrano in gioco gli standard di valutazione, ossia le rappresentazioni mentali di criteri di valore a cui la persona fa riferimento per giudicare le proprie azioni.
- Capacità di autoriflessione, ossia di riflettere coscientemente su sé.
Egli ritiene che l’individuo è un organismo attivo capace di agency, ovvero di far accadere le cose, intervenire sulla realtà, di esercitare un potere casuale. Importante è l’autoefficacia, ovvero l’insieme delle convinzioni circa la propria abilità di mettere in atto determinati piani di azione in vista del raggiungimento di un dato obiettivo. Una buona autoefficacia in un determinato contesto comporta minore tendenza a manifestare emozioni stressanti, maggiore propensione ad anticipare eventi positivi e a gestire le risorse necessarie ad affrontare situazioni impegnative.
Il determinismo triadico reciproco descrive la reciproca dipendenza da parte di tre elementi: il soggetto con i suoi meccanismi cognitivi e affettivi, l’ambiente nel quale opera e il comportamento agito.
La personalità come sistema complesso
Il temperamento è una dotazione innata, ereditaria e genetica, ma non immutabile, che determina una disposizione di base attraverso cui l’individuo si affaccia a fare esperienza. Siegel intende il Sé come il processo stesso dell’integrazione che modula l’incontro tra la maturazione del sistema nervoso e di processi intra-individuali, e l’incessante flusso delle esperienze, determinato dalle relazioni e dal contesto sociale. La personalità è un sistema complesso che si costruisce anche attraverso le condizioni esterne, le modificazioni sociali, le trasformazioni culturali, i progressi socio-economici.
La personalità va intesa in maniera dinamica, anche rispetto all’itinerario evolutivo della persona. Erikson ritiene che lo sviluppo dell’identità è un processo che dura tutta la vita, anche se l’adolescenza è il periodo più importante per lo sviluppo dell’identità. Questo periodo è caratterizzato dall’esigenza di autonomia e d’acquisizione di un’identità. Diventa importante interrogarsi sui ruoli che i nuovi contesti ed esperienze online possono avere nel modificare la naturale espressione della relazionalità e le potenzialità proprie dell’adolescente nell’organizzare la sua personalità. Importante è il concetto di moratoria psicosociale che rappresenta il periodo in cui gli individui sperimentano identità diverse, ottengono feedback e valutazioni dagli altri e riflettono sulle proprie convinzioni, sui propri valori e obiettivi. Gli spazi online permettono di avere uno spazio sicuro per esplorare identità diverse e vedere quale di queste si adattava meglio a loro.
Conclusioni
La personalità online potrebbe trovarsi in competizione con quella reale, costantemente rimandando agli individui i loro limiti. Questa discrepanza potrebbe essere vissuta con l’obiettivo di liberarsi dai propri confini per esplorare la propria identità, oppure c’è il rischio che le persone arrivino a preferire la versione online di ciò che sono.
Cap.2 – Personalità e tecnologia online
L’avvento delle tecnologie digitali: breve storia di internet e del World Wide Web
La nascita di internet viene fatta risalire ai progetti accademici e militari che, tra gli anni ‘60 e gli anni ‘80, svilupparono risorse innovative all’intersezione tra informatica e scienze della telecomunicazione, allo scopo di supportare lo scambio di informazioni tra computer posti a diverse distanze. Solo nel 1989 la rete diventa un fenomeno di massa, accessibile a chiunque, grazie all’introduzione del World Wide Web.
Tra il 1996 e il 1998 iniziano a svilupparsi le funzioni commerciali del web e tra il 1998 e il 2000 internet inizia a cambiare la vita della gente anche dal punto di vista economico: si assiste alla bolla speculativa delle dot-com (società di servizi che fanno business via internet). Nel periodo seguente, oltre a servizi di e-commerce, nascono anche i social network, cioè spazi virtuali per la creazione di un profilo personale, liste di contatti per accedere al profilo di altre persone e strumenti per l’analisi e l’organizzazione della propria rete.
Il 2002 si considera l’anno di nascita del cosiddetto Web 2.0, in cui assume importanza centrale la possibilità per l’individuo non solo di “creare siti”, ma anche la facoltà di creare contenuti che possono essere fruiti dagli altri tramite piattaforme e risorse deputate a questo scopo. Gli adolescenti e i giovani adulti di oggi fanno parte dei “nativi digitali”, ovvero hanno sempre vissuto immersi nella rete e non hanno nozione di un mondo privo di connessioni a livello globale e della possibilità di raggiungere nell’immediato qualsiasi informazione.
Più recentemente si parla di Web 3.0, il quale si riferisce al concetto di web semantico, ovvero il tentativo di elaborare nuove modalità di collegamento tra le risorse online. Un altro obiettivo per il futuro è l’Internet delle cose o la connessione esistente non solo tra le persone, ma anche tra gli oggetti fisici, allo scopo di creare ambienti intelligenti che supportino l’essere umano nelle sue attività quotidiane.
La psicologia dei nuovi media
C’è una stretta relazione tra le tecnologie computerizzate/digitali e le scienze psicologiche. Da un lato le tecnologie costituiscono gli strumenti attraverso i quali i processi psicologici si possono esprimere o meno, dall’altro è possibile che la tecnologia contribuisca alla generazione di fenomeni mai visti prima, per quanto riguarda il comportamento degli utenti.
Prima degli anni ’50 il comportamentismo considerava il comportamento l’unico fenomeno psichico studiabile da una prospettiva scientifica, ma esso impediva alla psicologia di pronunciarsi sulla scientificità e sul realismo di concetti psicologici predominanti nel senso comune. A metà anni ’50 il cognitivismo permise di investigare fenomeni interiori concependo questi fenomeni in maniera schematica, strutturata. Anche i computer fanno delle azioni ed emettono dei comportamenti e anche il loro funzionamento tende ad essere invisibile per chi non ha una specifica competenza. È possibile risalire a modelli inerenti a come le informazioni vengono prodotte, trasformate, gestite e spostate negli elaboratori elettronici.
La cyberpsicologia, o psicologia dei nuovi media, si riferisce a ogni forma di approccio ai problemi e ai fenomeni psicologici che si basi sull’utilizzo dei computer come metafora del funzionamento dei processi cognitivi. Secondo Riva, può essere definita come lo studio dei processi di cambiamento indotti dall’incontro tra utenti umani e nuove tecnologie.
La personalità e i primi media
Circa vent’anni fa la maggior parte degli utenti utilizzava la rete per guardare le e-mail e per raggiungere un numero limitato di siti preferiti secondo i propri interessi. Secondo Amichai-Hamburger, vi erano quattro tipi principali di utilizzatori di internet:
- Quelli che utilizzavano diverse funzioni/risorse di Internet se venivano loro mostrate e spiegate.
- Quelli che utilizzano solo le e-mail.
- Quelli che utilizzavano un numero limitato di servizi e non erano interessati a scoprirne altri.
- Quelli che utilizzavano un numero alto di servizi, ma in modo solo esplorativo, limitato, occasionale.
I designer di siti e i provider di servizi non erano interessati a comprendere l’utente dal punto di vista psicologico e personale, quanto a scoprire e padroneggiare modi di utilizzare al meglio Internet per il proprio profitto o successo. L’utente medio era libero di utilizzare Internet, ma le azioni possibili per lui erano limitate dall’accesso a tecnologie ancora specialistiche e non certo alla portata di tutti.
Era necessario spostarsi dalla considerazione della personalità dei siti web alla personalità delle persone in relazione al web: il bisogno di chiusura è un tratto di personalità che fa riferimento a uno stile cognitivo e a una modalità di pensiero pervasiva per quanto riguarda i processi cognitivi analitici. Chi ha un alto bisogno di chiusura cerca sempre di evitare l’incertezza, mentre chi ha un livello basso tende a mantenere aperto il più alto numero di alternative per la soluzione dei problemi.
Un’idea comune relativa al design dei primi siti era quella secondo cui un sito è ben fatto, avanzato e desiderabile se possiede tanti link, collegamenti e contenuti multimediali; quindi dovrebbe essere multiplo e strutturato in modo complesso. Ciò non è valido per tutti: un utente con un alto bisogno di chiusura che si trova a esplorare una pagina internet per reperire un’informazione potrebbe percepire la molteplicità come distraente e non necessaria.
La tendenza all’innovazione si esprime nell’essere curiosi, creativi e anticonformisti o al contrario abitudinari e con una spiccata preferenza per regole e ordine. Questa caratteristica si associa al tratto di apertura all’esperienza e alla novità in generale.
Lo stile di attaccamento sviluppato nell’infanzia è un costrutto importante per comprendere le relazioni sviluppate nell’età adulta. Secondo Amichai-Hamburger, gli studi su di esso sarebbero utili per predire le relazioni che le persone tendono a sviluppare su Internet e per comprendere il comportamento delle persone online.
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