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RIASSUNTO COSTRUTTI E PARADIGMI ILARIA ROGNONI

PARADIGMA KLENIANO

Tutti gli autori psicoanalisti sono d’accordo sull’importanza dell’oggetto e della relazione con esso. Ciò che

differenzia i teorici delle relazioni oggettuali degli altri è ritenere che la vita psichica deriva dalla relazione

con l’oggetto dall’internalizzazione delle esperienze interpersonali.

Freud→ l’oggetto è quello verso cui tende la pulsione. Ciò che muove il bambino verso la madre è

solamente la ricerca dell’esperienza di gratificazione della pulsione (visione opportunistica: il bambino cerca

la madre solo perché ne ha bisogno).

Klein il sistema motivazionale è la tendenza alla ricerca di una dimensione emozionale e affettiva

attraverso la relazione con l’oggetto (il bambino cerca la madre perché è con lei che ha una relazione). Le

pulsioni divengono modalità dell’oggetto: l’oggetto può essere percepito buono o cattivo dal soggetto a

seconda della qualità, libidica o aggressiva, che viene investita sull’oggetto stesso. Oggetto cattivo: quando

c’è una sensazione corporea sgradevole il bambin percepisce come se ci fosse un oggetto interno cattivo. A

causa dell’incapacità di separare Sé dall’altro questa situazione viene interpretata come se ci fossero delle

intenzioni cattive da parte dell’oggetto nei confronti del soggetto, quindi l’altro diventa il nemico, l’oggetto

cattivo. Infatti l’oggetto può essere considerato “cattivo” dal bambino non solo perché è di per sé

frustrante, ma anche perché il bambino proietta su questo la propria aggressività, a causa dell’incapacità di

differenziazione. Oggetto buono: si viene a costituire quando sensazioni corporee piacevoli fanno pensare

che ci sia qualcosa che ha delle buone intenzioni nei confronti del bambino; esso rappresenta mentalmente

la sensazione di bisogno soddisfatto.

Non può esserci pulsione senza oggetto e può essere utilizzabile a patto che faccia riferimento a legami

emozionali ed affettivi che il soggetto stringe con gli oggetti ( Freud)

Il fattore motivazionale è rappresentato dalle emozioni (odio, amore, invidia, riconoscenza) che le pulsioni

spingono. Il conflitto tra il soggetto e la realtà che struttura lo psichismo è dato dal fatto che le pulsioni

attivino affetti ed emozioni che risultino intollerabili al soggetto. Klein ritiene che il principale organizzatore

dello psichismo è la difesa dall’angoscia, la quale non rappresenta solamente un fattore limitante, ma

anche un fattore che promuove lo sviluppo dell’Io, questo perché è attiva nel soggetto fin dalla nascita, l’Io

ha la capacità di sentire e difendersi dall’angoscia precocemente.

L’oggetto interno è la rappresentazione psichica di una precocissima esperienza emozionale ed affettiva

che il soggetto ha fatto con l’oggetto esterno; ciò andrà ad influenzare la qualità della successiva relazione

con esso, al di là delle sue caratteristiche di realtà (EX. La madre frustrante di un bambino che ha avuto sia

situazioni frustranti che di soddisfazione. Il bambino si crea il suo assetto intrapsichico a seconda di quali

situazioni sono state più presenti, se quelle frustranti o quelle di soddisfazione).

La fantasia inconscia (fantasma kleiniano) è la rappresentazione della relazione tra il Sé e l’oggetto, insita

nella psiche. Le stesse pulsioni vengono considerate delle fantasie inconsce precoci che mettono in scena

dei rapporti tra oggetti. Io primitivo: il funzionamento mentale già agli inizi della vita postnatale risulta

estremamente complesso; fin dalla nascita l’Io possiede la capacità di formare fantasie, di creare

protorelazioni con oggetti nella fantasia e nella realtà e di utilizzare meccanismi di difesa. La fantasia

inconscia è in continua relazione con la realtà esterna: le fantasie inconsce sono plasmate e condizionate

dalle esperienze reali, ma al tempo stesso quest’ultime possono essere deformate dalla presenza di

fantasie inconsce. Essa assolve anche la funzione di controllo dall’angoscia e difesa attiva da ciò che

proviene sia dal mondo interno che da quello esterno. La fantasia inconscia è il fondamento del pensiero, 1

considerato un processo a sé stante con un proprio materiale grezzo di partenza (ovvero le sensazioni del

proprio corpo).

Il mondo interno rappresenta ciò che si interpone tra l’Io e il mondo esterno. Viene considerato il prodotto

di un’interazione continua tra la fantasia inconscia, le difese e le esperienze con la realtà esterna sia nel

passato che nel presente. Con il procedere dello sviluppo del mondo psichico e della relazione con gli

oggetti del mondo esterno, gli oggetti interni diventano più realistici, iniziano a prendere somiglianza con il

reale; di conseguenza il mondo interno diventa più complesso: l’Io del soggetto si identifica con alcuni

oggetti interni e non con altri.

Klein scoprì che il metodo delle libere associazioni non poteva essere utilizzato con i bambini. Così sviluppò

la tecnica analitica del gioco. Nel gioco i bambini riproducono simbolicamente fantasie, desideri,

esperienze. Attraverso il gioco il bambino impara ad avere rapporti con il mondo esterno, mediando

l’angoscia del mondo interno, elaborando i conflitti e le fantasie inconsce. Ritenne necessario un setting

specifico e quindi creò la stanza del gioco, la quale doveva contenere mobili semplici, tavolino e seggiolina

per bambino, muri lavabili, una scatola con dentro giochi, accessori per costruire e materiale da

manipolare. La Klein interpreta non solo le parole del bambino, ma anche le sue attitudini ludiche, poiché

nel costruire la storia il bambino fa emergere aspetti inconsci. Importante è la creazione dei personaggi, i

quali sono espressioni di oggetti interni/esterni oppure rappresentazione di identificazioni. Questo porta la

Klein a riflettere sul simbolismo, ritendendo che su di esso si fondi il rapporto del soggetto con il mondo

esterno e con la realtà. →

Klein Anna Freud (controversial discussions) Per quanto riguarda la tecnica infantile: Klein riteneva

che si potesse applicare anche ai bambini la tecnica classica utilizzata per gli adulti, mentre Anna Freud

sosteneva che la terapia sui bambini doveva essere un’attività con finalità educativa e che, quindi, la tecnica

classica non andasse bene poiché il bambino non ha acquisito la piena competenza del linguaggio. Un altro

grande tema di divergenza fu l’origine del Super-Io: per la Klein si va formando molto precocemente durane

il periodo dell’allattamento con i primi processi di introiezione-proiezione, per Anna Freud, invece, si forma

con il tramonto del complesso di edipo. Le controversal discussion ebbero come effetto la creazione di un

terzo gruppo, il middle group, che decisero di non prendere parte al conflitto e dar vita a una loro

riflessione. MODALITA’ SCHIZOPARANOIDE

La Klein al posto del concetto di stadio o fase mette quello di posizione, che è una specifica configurazione

di una modalità relazionale con l’oggetto, caratterizzata da specifici assetti emozionali e affettivi, dalle

relative angosce e dai meccanismi di difesa attivati. Le due posizioni si originano da due angosce diverse.

Quella persecutoria si aggrappa ai pericoli sentiti come minacce all’Io; la preoccupazione è rivolta verso sé

stessi, c’è la paura di essere danneggiati. Quella depressiva è rivolta verso pericoli che minacciano l’oggetto

d’amore soprattutto a causa dell’aggressività dal soggetto; la preoccupazione è rivolta verso l’oggetto, da

cui ci sentiamo dipendenti, ed è caratterizzata dal timore di avergli provocato un danno.

Posizione schizoparanoide= configurazione evolutiva di angosce e difese nella quale si realizza il rapporto

con gli oggetti parziali. Inizialmente non c’è differenza tra interno ed esterno, tra sé e oggetto. L’oggetto va

incontro a una scissione a causa dell’azione delle due pulsioni, libidica e aggressiva, è un oggetto parziale.

Di conseguenza sarà vissuto come oggetto buono quando è percepito come oggetto che fornisce

gratificazione e che da conforto grazie alla sua introiezione; come oggetto cattivo quando è percepito come

oggetto che provoca frustrazione e angoscia, quindi il bambino lo proietta all’esterno perché se no

distruggerebbe il suo Io. A causa dell’incapacità di differenziare interno-esterno, la scissione non avviene

solo nell’oggetto esterno, ma anche nell’Io, il quale si impegnerà a mantenersi integro e a fronteggiare

l’angoscia di persecuzione che deriva dalla paura che un oggetto esterno potente possa distruggere l’Io. 2

Il processo di crescita dell’Io presuppone un continuo svolgersi di processi introiettivi e proiettivi nella

relazione con l’oggetto sin dall’inizio della vita. Il primo oggetto è il seno materno, il quale si scinde in seno

buono se è soddisfacitorio e seno cattivo se è frustrante; questa scissione ha come risultato la separazione

tra amore e odio. L’io immaturo non è sufficientemente equipaggiato per difendersi dall’angoscia e quindi

mette in atto dei meccanismi di difesa, principalmente la scissione. Pulsione di morte: una parte viene

proiettata sull’oggetto esterno affinché la contenga (proiezione) e una parte viene trattenuta all’interno

dello psichismo e viene trasformata in aggressività come difesa (introiezione). Pulsione di vita: una parte

viene proiettata sull’oggetto esterno e una parte viene trattenuta all’interno e utilizzata nel rapporto

libidico con l’oggetto (la madre). L’idealizzazione è un meccanismo di difesa in stretta relazione con la

scissione e riguarda l’attribuzione di caratteristiche esclusivamente positive all’oggetto primario, al fine di

discriminarlo dall’oggetto cattivo e persecutorio dal quale l’Io tenta di difendersi. Quando questa è

eccessiva può verificarsi il diniego dell’esistenza stessa dell’oggetto cattivo e il bambino può raffigurare

l’oggetto persecutorio e minaccioso come oggetto ideale.

Secondo la Klein proiezione e introiezione sono anche processi primari di sviluppo attraverso cui prendono

avvio i primi rapporti con gli oggetti. Se la madre è in grado di bonificare i sentimenti di odio e di angoscia

che il bambino prova a causa della frustrazione e che proietta su di lei, l’Io può risultare più coeso. Se nel

bambino e nella madre prevalgono, invece, sentimenti di disagio, paura e angoscia, l’Io svilupperà una

tendenza a sperimentale prevalentemente vissuti persecutori e angoscianti. La differenza nei processi

evolutivi dei processi di scissione dipendono dalla presenza o meno di un agente che ne contrasti le forme

disgreganti. Generalmente questo agente è il seno buono interiorizzato che favorisce l’integrazione, la

coesione e la strutturazione dell’io.

L’invidia originaria si prova verso l’oggetto d’amore primario (il seno della madre), è un sentimento di

rabbia scaturito dal fatto che tiene per sé la funzione che lo fa percepire come buono. L’impulso invidioso

mira a portarlo via o danneggiarlo.

Con l’Identificazione un soggetto si identifica con l’oggetto, una parte dell’oggetto entra nel soggetto. Con

la Proiezione il soggetto proietta una parte di sé nell’oggetto e questa parte è vista come una qualità che

appartiene all’oggetto, con cui il soggetto non si identifica. Con l’Identificazione proiettiva il soggetto

proietta parti di se sull’oggetto e si identifica con queste parti proiettate. Questo porta il soggetto ad avere

una sorta di controllo sull’oggetto perché continua a essere identificato con parti proiettate e cerca di

mantenere un controllo su queste. E’ presente una relazione che permette di mettere dentro all’altro parti

di me e in me parti dell’altro (EX. Mobbing: il datore di lavoro insulta l’impiegato descrivendolo incapace,

quest’ultimo si sente così e inizierà a comportarsi in tal modo).

Secondo la Grinberg con la proiezione una qualità viene spostata dal soggetto sull’oggetto esterno, tuttavia

l’elemento proiettato continua a rimanere nel mondo interno del soggetto. Mentre con l’identificazione

proiettiva l’oggetto interno viene scisso in varie parti e quelle negative evacuate e riposte dentro un

oggetto esterno, il soggetto si disfa di queste parti e rinuncia a un sé più integrato.

Abbiamo un’evacuazione fantasmatica dentro l’oggetto di parte scisse del sé, L’oggetto quindi rappresenta

il Sé e le sue parti rifiutate.

RISCHI: l’introiezione se eccessiva può portare a un annichilimento della propria individualità e delle

capacità esplorative del mondo. Anche una proiezione eccessiva di angosce distruttive e aggressive può

comportare una percezione di un mondo interno pino di oggetti invasivi e persecutori. Un insuccesso

nell’elaborazione di questa posizione può condurre ad un rafforzamento delle paure di persecuzione,

aumentando il consolidamento di un Io meno strutturato e meno integrato e di un rapporto tra soggetto e

realtà esterna più fragile. 3

MODALITA’ DEPRESSIVA

La posizione depressiva si organizza intorno a un’esperienza di lutto: la perdita dell’oggetto buono,

rappresentata dal seno che si attua con lo svezzamento.

Il bambino viene chiamato a vivere la perdita, il dolore e la colpa che sono connessi all’esperienza della

perdita, dovendo riuscire ad elaborare questi stati d’animo interni senza perdere la capacità di trarre

beneficio dal buon rapporto con l’oggetto d’amore. Per sviluppare fiducia nella bontà dell’oggetto e del

mondo esterno è quindi necessario che le esperienze gratificanti del bambino siano state preponderanti

rispetto a quelle frustranti, le quali consolidano le angosce per l’annientamento interno e per la

persecuzione esterna.

La posizione depressiva è per la Klein il momento centrale dell’evoluzione psichica, modalità della relazione

con l’oggetto dovuta a sentimenti di angoscia paranoide e disperazione generata dalla fantasia che

l’oggetto buono (seno materno) stia per essere perduto a causa dello svezzamento. Le angosce dipendono

dal timore di aver danneggiato l’oggetto d’amore con la propria aggressività, entrano in gioco quindi

sentimenti di colpa, tentativi fi riparazione per rimediare al danno arrecato.

Il bambino rinuncia a meccanismi di scissione, per cui, non proiettando più parti cattive del Sé nel mondo

esterno, si affievolisce il sentimento legato al pericolo di un oggetto cattivo; rinunciando alla proiezione

essa non lo priva più di parti del sé e di conseguenza l’Io si rafforza. Troviamo, di conseguenza, una

maggiore integrazione dell’Io.

Differenziazione sé-oggetto: il bambino è in grado di distinguere la madre come oggetto intero, totale

separato da sé, il quale può avere qualità positive o negative a seconda dei sentimenti che lui stesso prova

nei confronti di questo oggetto (piacere in presenza dell’oggetto, frustrazione in sua assenza). Il

comprendere che i suoi sentimenti distruttivi e benevoli sono rivolti ad uno stesso oggetto causa nel

bambino angoscia che deriva dalla sua ambivalenza e dal timore che gli impulsi distruttivi abbiano

danneggiato l’oggetto che ama.

L’angoscia depressiva deriva da processi di integrazione dell’Io e dell’oggetto che ama, percepito nella sua

totalità. Le relazioni oggettuali buone funzionano da contenimento di questo tipo di angoscia. Il senso di

colpa, che nasce in relazione agli impulsi distruttivi verso l’oggetto, porta a preservare l’oggetto, poiché il

bambino sente la necessità di riparare e di ridare vita all’oggetto d’amore.

Le difese primitive lasciano lo spazio a quelle più complesse. Con l’ingresso nella posizione paranoide viene

fatto maggiormente uso dell’introiezione per la necessità dal bambino di possedere l’oggetto, sentirlo

dentro di sé. Ora che il bambino è identificato con l’oggetto intero sente la necessità di riparare ciò che

ritiene di aver danneggiato con i sentimenti aggressivi che prova. L’introiezione assume anche una finalità

difensiva, poiché permette di mantenere dentro di sé l’oggetto buono e preservarlo dai propri impulsi

aggressivi. Nel caso il bambino fallisse nel compito di introiettare l’oggetto buono si avrà l’insorgere di stati

depressivi in età adulta.

Oscillazione PS-D il transito dalla posizione schizoparanoide a quella depressiva avviene in maniera

progressiva, ma per tutta la vita esiste un’oscillazione continua tra le modalità caratteristiche delle due

posizioni di relazione al mondo oggettuale interno ed esterno.

L’obiettivo finale dell’analisi è la possibilità di accedere alla posizione depressiva. Verso la fine dell’analisi

vengono rivissuti le emozioni provate all’epoca dello svezzamento. 4

Elaborazione del lutto→ Tollerare la perdita, al pari del procedere un’analisi, significa anche andare

incontro a una progressiva riorganizzazione del proprio mondo interno. La capacità di provare senso di

colpa e conseguentemente di riparare gli oggetti è collegata alla perdita e alla capacità di tollerarla.

Elaborare il lutto significa avere la capacità di conservare dentro di sé l’oggetto buono anche se non è

presente materialmente nella realtà. Se il bambino riesce a elaborare la perdita, il dolore e la colpa

conservando la capacità di

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IlariaRognoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Nespoli Giorgio.
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