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Riassunti di psicologia dinamica Luca Grignoli

Psicologia dinamica. I modelli teorici a confronto

Sommario

  • Introduzione ....................................................................................................................................... 2
  • Sigmund Freud ................................................................................................................................... 3
  • Karl Abraham .................................................................................................................................. 20
  • Sandor Ferenczi................................................................................................................................ 21
  • Anna Freud ....................................................................................................................................... 22
  • Erik Erikson ..................................................................................................................................... 26
  • Melanie Klein.................................................................................................................................... 27
  • Wilfred Bion ..................................................................................................................................... 34
  • Gli indipendenti della psicoanalisi britannica ............................................................................... 35
  • Ronald Fairbairn.............................................................................................................................. 37
  • Ignatio Matte Blanco ....................................................................................................................... 38
  • Donald Woods Winnicott ................................................................................................................ 39
  • Ronald David Laing ......................................................................................................................... 46
  • John Bowlby ..................................................................................................................................... 49
  • Mary Heinsworth ............................................................................................................................. 54
  • Harry Stack Sullivan ....................................................................................................................... 56
  • Erich Fromm .................................................................................................................................... 60
  • Karen Horney ................................................................................................................................... 62
  • Heinz Hartmann ............................................................................................................................... 63
  • Margaret Mahler .............................................................................................................................. 65
  • Edith Jacobson ................................................................................................................................. 68
  • Otto Kernberg .................................................................................................................................. 71
  • David Rapaport ................................................................................................................................ 73
  • Heinz Kohut ...................................................................................................................................... 76
  • Stephen Mitchell ............................................................................................................................... 80
  • Robert Storolow e George Atwood - la prospettiva intersoggettiva in psicoanalisi ................... 85
  • Donna Orange .................................................................................................................................. 88
  • – L’Infant Research...................................................................Daniel Stern, Beebe e Lachman 89
  • Joseph Lichtenberg .......................................................................................................................... 94
  • Drew Westen ..................................................................................................................................... 97
  • Elenco degli autori e schema riassuntivo dei concetti principali ............................................... 100
  • Alcuni concetti fondamentali ........................................................................................................ 101

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Introduzione

Nella seconda metà del XIX secolo si assiste in Europa ad un movimento decisivo per lo studio delle malattie nervose e mentali, che rivoluzionerà la psichiatria organicistica dell’epoca e porterà alla nascita di quella che oggi generalmente si chiama psicologia clinica, intesa come lo studio dei processi mentali e dei comportamenti umani fondato sull’osservazione clinica, osservazione cioè rivolta principalmente a persone che in fasi diverse del ciclo vitale e con diverse motivazioni e problematiche chiedono aiuto ai servizi psichiatrici o agli ambulatori medici.

Il movimento, che ebbe origine in Francia fu definito psichiatria dinamica, perché fu caratterizzato dalla scoperta che alla base di certi disturbi mentali potevano non esserci lesioni riscontrabili a livello anatomico, ma lesioni dinamiche o funzionali, basate su una generica vulnerabilità del sistema nervoso, che producevano alterazioni nella percezione soggettiva e/o nei comportamenti: sintomi tipici erano i dolori o le paralisi isteriche, o le manifestazioni delle personalità multiple.

La psicologia dinamica è un settore specifico della psicologia che studia i meccanismi interni dell’individuo, caratterizzati da specifiche forze e dinamiche intrapsichiche. Dinamico implica forza in movimento, quella dei moti psichici e dei processi mentali principalmente inconsci.

L’approccio psicodinamico andrebbe considerato come un modello globale della soggettività umana mirato alla comprensione di ogni aspetto riguardante il rapporto fra l’individuo e il suo ambiente interno ed esterno.

Gli psichiatri dinamici francesi, basandosi su osservazioni ripetute e sistematiche dei sintomi e dei comportamenti devianti, elaborarono intuitivamente una serie di raffinate ipotesi circa la presenza di idee fisse inconsce, che influivano sui pensieri coscienti e sui comportamenti dei soggetti studiati. Esponenti principali, che ebbero entrambi un’influenza diretta sulle origini della psicoanalisi, furono Jean-Martin Charcot e Pierre Janet.

La psicoanalisi, nata con Sigmund Freud fra il 1892 e il 1900, può considerarsi figlia ed erede naturale di quel movimento e si configura ben presto come una nuova disciplina che porterà avanti, attraverso tutto il XX secolo, lo studio delle motivazioni e degli affetti come area principale di interesse per la spiegazione psicologica dei disturbi mentali e delle difficoltà di adattamento psicosociale delle persone.

Il punto di partenza delle teorie e dei metodi psicoanalitici è la cura psicologica delle nevrosi: se le cause delle psiconevrosi sono dinamiche, risiedono cioè nella mente dell’uomo piuttosto che nel suo cervello, occorre ricercare i fattori patogeni nel funzionamento mentale al fine di migliorare gli esiti della terapia delle parole, sradicando alla base le cause della patologia.

Tre sono le direzioni di ricerca che Freud indicava:

  • La natura cioè quelle basi biologiche e neurologiche ancora poco note su cui si poggia il funzionamento della mente umana → che allude probabilmente a quel rapporto corpo-mente, non limitato ai circuiti cerebrali, oggetto di interesse della psicoanalisi fin dalle indagini sui sintomi isterici.
  • La fragilità del corpo → a cominciare dalla famiglia, la cui inadeguatezza diventa un fattore patogeno per lo sviluppo mentale del bambino.
  • Le istituzioni sociali.

Di queste tre direzioni, la prima, abbandonata almeno in parte dallo stesso Freud e ripresa poi per un breve periodo negli anni ‘60 dalla Scuola di Rapaport nel tentativo di ripristinare un modello neurofisiologico del funzionamento mentale, ha avuto nuovo impulso solo recentemente, con le proposte di collegare i concetti psicoanalitici e le ricerche in area psicodinamica alle nuove scoperte della neurobiologia; la seconda, sviluppata soprattutto nell’ambito del modello pulsionale, ha dato interessanti contributi, ad esempio allo studio dell’adolescenza o alla comprensione dei comportamenti impulsivi, ma è stata in parte trascurata negli sviluppi più recenti; per quanto riguarda la terza direzione, infine, quella delle relazioni familiari e dei rapporti con il contesto sociale, possiamo dire senza dubbio che sia stata quella più sviluppata nel secolo scorso: il prevalere del paradigma relazionale nei modelli post-freudiani, a sua volta collegato sia agli sviluppi della psichiatria sociale, sia ai cambiamenti epistemologici della psicologia accademica (sempre più attenta al relativismo culturale), ha favorito l’indagine clinica sulle dimensioni relazionali nella patogenesi dei disturbi e dei problemi di adattamento (si veda la psicoanalisi interpersonale di Sullivan e quella relazionale di Mitchell, ma anche il gruppo degli psicoanalisti intersoggettivi) e ha promosso diversi filoni di ricerca empirica sui fattori di rischio e di protezione per lo sviluppo nell’arco di vita: citiamo i due ambiti più rilevanti, quello della teoria dell’attaccamento e quello dell’Infant Research.

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Sigmund Freud

1. Note biografiche

Sigmund Freud nasce nel 1856 da una famiglia ebraica e si laurea nel 1883 alla facoltà di medicina di Vienna, dove svolge diversi tirocini in ospedale a contatto con pazienti psichiatrici. Alla Salpêtrière di Parigi segue le lezioni di Charcot sull’isteria e sulle malattie del sistema nervoso. Tra il 1886 e il 1891 si dedica alla neurologia clinica dove ricorre alla tecnica della suggestione ipnotica per il trattamento dei pazienti, tecnica che perfeziona nel 1889 assistendo agli esperimenti di Bernheim sulla suggestione in stato di veglia.

Nel 1891 pubblica il saggio “Afasie” dedicato a Joseph Breuer in cui critica il modello delle localizzazioni di Wernike e Lichtheim proponendo un approccio dinamico ed evolutivo alle afasie. Nel 1895 pubblica assieme a Breuer l’articolo “Meccanismo psichico dei fenomeni isterici” che diverrà il primo capitolo del libro “Studi sull’isteria”, il punto di partenza della psicoanalisi.

Nel 1896, dopo la rottura con Breuer e la morte del padre, Freud analizza i propri sogni mediante la tecnica delle libere associazioni, con l’obiettivo di curare alcuni sintomi nevrotici di cui aveva iniziato a soffrire e comunicherà i risultati di questo periodo di autoanalisi all’amico e collega Wilhelm Fliess. Dalla propria autoanalisi Freud attribuirà grande importanza agli eventi del mondo interno, da qui deriverà il materiale per il suo lavoro “Interpretazione dei sogni” (1900).

Seguiranno altri lavori: “Psicopatologia della vita quotidiana”, (1901); “Il metodo psicoanalitico” (1903); “Frammento di un’analisi di isteria – caso clinico di Dora” del 1901 pubblicato nel 1905; tre saggi sulla teoria sessuale (1905) in cui identifica quale elemento basilare della motivazione umana la sessualità ed identifica nella libido l’energia che sottende il funzionamento dell’apparato psichico.

Organizza assieme ad alcuni colleghi e amici la “società psicologica del mercoledì” (1907) un gruppo informale al quale partecipano tra gli altri Max Kahane, medico e padre del piccolo Hans, e Carl Gustav Jung. Nel 1909 pubblica il caso clinico del piccolo Hans con il titolo “Analisi della fobia di un bambino di 5 anni” e le “Osservazioni su un caso clinico di nevrosi ossessiva, il caso clinico dell’uomo dei topi” dove identifica nell’onnipotenza del pensiero e nell’ambivalenza emotiva le caratteristiche fondamentali della nevrosi ossessiva.

Nel 1910 pubblica il caso clinico del presidente Schreber “Osservazioni psicoanalitiche su un caso di paranoia” dove affronta il problema delle origini e funzioni del delirio stabilendo un nesso tra delirio di persecuzione e omosessualità.

Nel 1914 pubblica il “caso clinico dell’uomo dei lupi” da cui nel 1918 con il titolo dalla storia di una nevrosi infantile sosterrà la relazione tra nevrosi infantile e nevrosi adulta.

Nel 1914/1915 pubblica “Metapsicologia” in cui formula il concetto di Narcisismo e segna una ulteriore tappa nello sviluppo della sua teoria. Nel 1920, nominato prof. Ordinario dell’Università di Vienna, pubblica “Al di là del principio di piacere” in cui riformula la teoria psicoanalitica individuando nel conflitto fondamentale della vita psichica nella tensione fra le pulsioni di vita (Eros) e pulsioni di morte (Thanatos).

Nel 1922 in “Io e Es” formula la teoria strutturale (II topica) che identifica la base del funzionamento mentale nei rapporti tra le tre strutture psichiche: Io, Es e Super-io.

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Nel 1925 pubblica “Inibizione, sintomo e angoscia” dove evidenzia le funzioni adattative dell’Io e identifica nell’angoscia l’attivatore delle funzioni difensive dell’Io. Su queste basi Freud inserisce una nuova classificazione della psicopatologia in termini di meccanismi di difesa e di meccaniche conflittuali apportando modifiche sostanziali alla tecnica terapeutica il cui strumento fondamentale è l’interpretazione che deve consentire all’Io di reintegrare quelle funzioni della vita psichica che la rimozione ha reso non più disponibile.

Nella costruzione fondamentale della visione antropologica freudiana pubblicherà: “L’avvenire di un’illusione” (1927); “Il disagio della civiltà” (1929); “Totem e tabù” (1912-13); “Psicologia delle masse” (1921); “Analisi dell’Io” (1921) dove è presente un visone prettamente pessimistica centrata sull’ipotesi che una parziale rinuncia al soddisfacimento delle pulsioni egoistiche sia necessaria per la nascita della civiltà.

2. Verso la psicoanalisi: dall’ipnosi all’analisi psichica

L’isteria e la scissione psichica: il punto di vista della scuola francese

Nelle sue lezioni Jean-Martin Charcot sosteneva in primo luogo che l’isteria doveva essere considerata una malattia funzionale del sistema nervoso che interessava entrambi i sessi. Egli affermava anche che l’ipnosi rappresentava un utile strumento per la diagnosi differenziale tra isteria ed epilessia. I dati clinici permettevano, secondo Charcot, non solo di considerare l’ipnotizzabilità un indice di isteria, ma anche di attribuire la sintomatologia isterica all’azione di eventi o situazioni traumatiche. Nel trauma si poteva dunque individuare l’agente scatenante dell’isteria, capace di attualizzare, al pari delle manovre ipnotiche, una predisposizione neuropatica aspecifica e di esaltare l’autosuggestionabilità del paziente.

Charcot (1825-1893)

L’isteria è considerata una malattia funzionale del sistema nervoso la cui sintomatologia era attribuita all’azione di eventi traumatici. Lo shock nervoso dopo un trauma aveva infatti indotto uno stato ipnoide (autosuggestione). L’autore ritiene l’ipnotizzabilità un indice di isteria.

Anche Pierre Janet, pur continuando ad attribuire l’isteria a una modificazione degenerativa del sistema nervoso che si manifesta attraverso una debolezza congenita della sintesi psichica, legava la tendenza alla dissociazione psichica – considerata la principale caratteristica della sintomatologia di questi pazienti – all’incapacità degli isterici di tenere raccolti in unità i molteplici processi psichici. Ricorrendo all’ipnosi per correggere i ricordi del paziente smussandone la valenza traumatica, Janet contribuiva alla formulazione delle prime ipotesi sull’importanza della scissione psichica e della disintegrazione della personalità e a quello spostamento dal somatico allo psicologico, dal cervello alla mente, che avrebbe portato alla formulazione di una teoria puramente psicologica dell’isteria.

Janet (1889)

L’isteria è legata alla tendenza alla dissociazione psichica. Eventi traumatici diventano scissi dalla coscienza e interferiscono con il funzionamento cosciente.

Questa nuova teoria, tutta centrata sui processi affettivi, era costruita attorno a due nuove idee fondamentali, e cioè che per comprendere e curare l’isteria è necessario considerare la psicologia del paziente più che le caratteristiche del suo sistema nervoso e che contenuti della mente non presenti alla coscienza possono influenzare il pensiero e la condotta.

I sintomi dell’isteria richiamavano l’attenzione sulle emozioni, sottolineando che tutti i processi psichici, sono in certa misura affettivi e come tali sono in grado di influenzare i processi psichici e corporei e di avere parte notevole, come promotori o inibitori, nelle malattie somatiche.

La collaborazione con Breuer: gli avvenimenti traumatici e le emozioni negative

Breuer aveva utilizzato, nel trattamento di una giovane paziente isterica, presentata negli Studi sull’isteria sotto lo pseudonimo di Anna O. (Berta Pappenheim), una variant

  • Le esperienze traumatiche sono avvenute in momenti di stati di coscienza alterati: stati ipnoidi. La cura consiste nell’ipnosi indotta dal terapeuta, che permette di sanare la dissociazione.
  • Freud. I ricordi ed i sentimenti patogeni si dissociano non a causa di
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Thanthius di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Tagini Angela.
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