Il concetto di dinamico nella psicoanalisi
L’aggettivo “dinamico” sta ad indicare una concezione del comportamento umano come risultato di forze tra loro in conflitto ed interagenti ed è stato utilizzato, per la prima volta, da Sigmund Freud per far riferimento alla natura del funzionamento psichico.
Schlomo Sigmund Freud – Il maestro
Nella teorizzazione freudiana, assume un ruolo fondamentale il tema della motivazione che sta alla base dei pensieri e delle azioni dell’uomo, la cui individuazione è l’obiettivo primo della teoria psicoanalitica; ad oggi, si fa riferimento, in proposito, a modelli diversi, come quello di Lichtenberg, in cui il sistema motivazionale non è considerato unico. Freud ha messo al centro della motivazione delle forze che sono le pulsioni.
Per Freud, la psicoanalisi consiste nella scoperta dell’inconscio ed è tanto un metodo di indagine dei processi psichici, quanto una terapia ed una disciplina scientifica: si tratta, in breve, di un insieme di concetti teorici atti a spiegare le manifestazioni psichiche, che è nato affermandosi come la scienza dell’inconscio.
Un altro grande contributo freudiano è riconducibile alla metapsicologia, che consente di guardare all’apparato psichico da tre punti di vista aventi, tutti, la stessa importanza:
- Dinamico fa riferimento alle pulsioni;
- Strutturale descrive le configurazioni psichiche che sono l’Io, l’Es ed il Super Io;
- Economico concerne la distribuzione dell’energia psichica, che corrisponde alle forze pulsionali.
Verso la psicoanalisi
Uno dei maestri di Freud è stato il grande medico viennese Josef Breuer, che l’ha reso partecipe del percorso terapeutico con una paziente, nota come Anna O., la quale presentava una serie di sintomi isterici insorti dopo un periodo dedicato all’assistenza del padre malato, quali contratture, disturbi della vista e della parola e paresi degli arti superiori. Tali sintomi scomparivano nel momento in cui la giovane donna, in stato ipnoide, riusciva a rievocare ed a verbalizzare il ricordo del loro esordio: così facendo, liberava, infatti, le fantasie affettive, che ne erano le cause.
Breuer, pertanto, è stato il primo ad utilizzare la talking cure (psicoterapia) e si è avvalso, per far ciò, del metodo catartico, che permetteva alla paziente di abreagire un affetto associato ad un particolare evento traumatico: i traumi erano, solitamente, inerenti la sfera sessuale e, dal momento che la persona intendeva dimenticarli, venivano intenzionalmente rimossi dalla coscienza e repressi. Questa scoperta ha fatto sì che l’isteria cessasse di essere considerata una simulazione con, a monte, un eccitamento uterino, e che, al contrario, venisse attribuita ad una scissione della coscienza, dovuta ad un trauma: la terapia, di conseguenza, consisteva nella “scarica” della componente emotiva associata al ricordo dell’evento traumatico di cui non vi era più consapevolezza.
Mentre Breuer era solito ricorrere al metodo ipnotico per indurre l’abreazione, Freud l’ha abbandonato molto presto a vantaggio di quello delle libere associazioni, che dava i medesimi risultati. Attraverso questa pratica, egli ha scoperto l’esistenza di specifiche resistenze e difese attive nei confronti della rievocazione di quanto represso e, in particolare, la presenza di una censura responsabile, al tempo stesso, della sua iniziale espulsione al di fuori della coscienza e dell’impedimento del suo ritorno come ricordo. Tuttavia, se la rappresentazione patogena viene rimossa, l’energia psichica ad essa connessa, ovvero la componente affettiva, viene convertita in energia somatica che, appunto per conversione, determina il sintomo isterico.
Fino al 1897, Freud ha sostenuto la sua teoria secondo cui, alla base dell’isteria, vi era sempre un effettivo trauma sessuale: solo in seguito, ha attribuito un valore simbolico a quanto raccontato dalle sue pazienti ed ha parlato di “determinazione mediante simbolismo” per far riferimento, anche, alla simbolizzazione che determinerebbe la comparsa di molti sintomi isterici.
Il concetto di trasfert
Un altro concetto fondamentale è quello di trasfert, che ha sostituito la nozione di “traslazione” precedente e che è stato identificato da Freud in Anna O., quando ella ha mostrato un “amore di traslazione” nei confronti di Breuer che, non vedendovi una manifestazione della sua condizione patologica, l’ha abbandonata, delegandone la cura al collega. Freud ha, quindi, preso le distanze tanto da Breuer quanto da Charcot, fondatore della Scuola della Salpêtrière, il quale considerava l’isteria come dovuta ad una lesione cerebrale con eziologia traumatica ed il quale era maggiormente interessato alla verifica delle proprie teorie che alla cura dei malati.
La rottura con Breuer è stata determinata dalle diverse convinzioni circa l’insorgenza della psiconevrosi isterica: mentre Breuer attribuiva un grande peso agli stati ipnoidi e, di conseguenza, ad una certa predisposizione personale a sviluppare la sintomatologia, Freud reputava le sue pazienti delle persone con, dentro di sé, molti conflitti e segreti da celare persino a se stesse. Nonostante questa divergenza, comunque, Freud ha sempre attribuito al collega la paternità del metodo catartico, il primo utilizzato in ambito psicoanalitico.
Il desiderio sessuale
La teoria della seduzione è stata la prima proposta teorica di Freud per spiegare l’eziologia dell’isteria e si basava sulla convinzione che le esperienze sessuali traumatiche con persone adulte rievocate dalle pazienti fossero reali e risalissero alla loro infanzia. Nel 1897, però, Freud l’ha modificata asserendo che alla base di una sintomatologia psicopatologica e non, necessariamente, isterica, ci fossero sempre dei traumi sessuali inerenti, però, non eventi realmente accaduti, bensì fantasie sessuali di seduzione, non di rado rivolte dai pazienti ai loro genitori.
È dunque la rimozione di desideri e fantasie inconsci ed insoddisfatti a portare allo sviluppo dei sintomi isterici ed i traumi raccontati dalle pazienti durante le sedute sono da interpretare come il ricordo dei loro desideri sessuali di quando erano bambine. Freud stesso, del resto, una volta intrapresa la propria autoanalisi, ha sostenuto di ricordare di aver provato, intorno ai due anni, un desiderio verso sua madre, nato durante un viaggio in cui, dormendo con lei, aveva avuto la possibilità di vederla nuda.
Egli riteneva, inoltre, che anche i sogni fossero prodotti dalla tendenza alla soddisfazione di una serie di desideri. Va ricordato, comunque, che presso il pensiero di Freud la sessualità è intesa in modo molto ampio, come una qualità della vita mentale. Nel caso del bambino, ogni parte del suo corpo può, potenzialmente, provocargli piacere, se stimolata, e la sessualità infantile consiste, proprio, nella capacità del bambino di godere delle attività che coinvolgono il suo corpo.
In particolare, Freud ha riscontrato una continuità tra le gratificazioni infantili ricavabili dalla stimolazione di specifiche zone del corpo ed i preliminari e le perversioni adulti: se ne deduce, che la sessualità infantile è alla base di quella adulta, indipendentemente che questa si connoti come socialmente convenzionale oppure no. Alcune parti del corpo, quali la bocca, la regione anale ed i genitali, infatti, possono condurre ad una gratificazione lungo tutto il ciclo di vita.
Considerando il desiderio sessuale come una forza in grado di produrre, anche, conflitti psichici, Freud ha anticipato il concetto di pulsione sessuale, da intendersi come una forma di energia. Per Freud, rientrano nella sessualità tutte quelle attività, come la suzione del dito, che possono risultare gradevoli: essa non va, quindi, ricondotta al suo significato più comune, facendo riferimento solo all’atto sessuale.
La teoria delle pulsioni
La teoria della sessualità si basa sulla nozione di pulsione, quella forza motivazionale che spinge l’individuo a cercare la soddisfazione dei suoi desideri e proviene dall’interno del suo organismo. Le pulsioni sono delle forze istintive, ma vanno distinte dall’istinto che determina delle risposte motorie automatiche a fronte di specifici stimoli.
La pulsione, pertanto, crea una tensione all’interno dell’individuo che, di conseguenza, viene spinto a mettere in atto una certa attività per farla cessare: la cessazione della tensione corrisponde alla gratificazione. Alla pulsione si legano tre concetti:
- Fonte è il luogo (per esempio, una zona erogena) in cui si genera l’eccitazione, cioè “uno stato di eccitamento del corpo”;
- Spinta è l’essenza stessa della pulsione;
- Meta è data dalla gratificazione che si ottiene con la soppressione dello stato di tensione, di eccitamento;
- Oggetto è il mezzo mediante il quale la pulsione può raggiungere la meta e, di conseguenza, non è una sua caratteristica. L’oggetto è tanto più importante quanto più la sua rappresentazione mentale è investita di energia psichica. Esso può essere sia animato sia inanimato e non è collegato alla pulsione se non in vista della gratificazione.
Freud ha identificato due tipi di pulsioni: le pulsioni sessuali e le pulsioni di autoconservazione (o dell’Io), tra loro in contrapposizione. L’ipotesi di una pulsione autoconservativa è stata, in seguito, abbandonata dall’autore, dal momento che la sessualità trascende il singolo ed i suoi interessi ed ha come obiettivo ultimo la conservazione della specie: come risultato, tutte le pulsioni sono state considerate come espressioni della pulsione sessuale.
Un’ultima revisione teorica ha suddiviso nuovamente le pulsioni in due tipologie: la pulsione sessuale e la pulsione aggressiva, inseparabili, se non su un piano teorico. Freud ha così individuato una componente erotica che è l’Eros ed una distruttiva, ovvero il Thanatos, rispettivamente pulsione di vita e pulsione di morte:
- Pulsione di vita è la tendenza a rendere sempre più complessa la sostanza vivente;
- Pulsione di morte è la tendenza a riportare ciò che è vivente al suo stato inorganico ed è la prima pulsione a fare la sua comparsa con lo scopo di ricondurre la quiete laddove essa è stata turbata dalla pulsione di vita.
L’obbligo della materia animata di prolungare il proprio percorso antecedente alla morte ha determinato, invece, le pulsioni conservatrici, che si esprimono in tutte le manifestazioni di vita. Ne deriva che la vita si conserva per tanto tempo e si trasmette di generazione in generazione, opponendosi ad un ritorno alla condizione di assoluto “riposo” che è, invece, l’obiettivo della pulsione di morte. Lo scopo ultimo dei fenomeni della vita, quindi, è la cessazione delle tensioni vitali, mentre la volontà di vivere corrisponde alla bramosia sessuale.
La libido è l’energia psichica associata alla pulsione di vita, così come l’aggressività è quella legata alla pulsione di morte. In una prima fase, Freud si è interessato, prevalentemente alla libido e, solo in seguito, ha introdotto il concetto di aggressività, causando il passaggio da una visione dell’uomo come oppresso dalle regole sociali che lo costringono a reprimere i suoi desideri sessuali, ad una considerazione decisamente più pessimistica, in cui l’essere umano è, di per sé, portato all’autodistruzione, per via della pulsione di morte, in assenza delle forze frenanti della società: in quest’ottica, la rimozione non riguarda più solo i desideri sessuali, ma anche quelli del Thanatos e, quindi, non è più causa del disagio psichico, ma garanzia di salute mentale.
La sessualità infantile
Tornando alla sessualità del bambino, si definiscono “zone erogene” quelle parti del corpo che sono ricche di afferenze nervose e la cui stimolazione provoca piacere. Tali zone determinano un’organizzazione sessuale pregenitale, poiché da esse provengono le pulsioni parziali sessuali; l’organizzazione sessuale definitiva è, invece, quella genitale, dal momento che gli organi riproduttivi sono le zone erogene per antonomasia: qui, infatti, vengono incanalati gli impulsi generatisi a livello pregenitale, che portano ad un piacere preliminare. Se questi impulsi pregenitali persistono senza divenire subordinati rispetto all’organizzazione sessuale genitale, allora è possibile che, in età adulta, si manifestino delle nevrosi o delle perversioni.
Freud ha elaborato un modello che descrive lo sviluppo psicosessuale attraverso il passaggio per le seguenti fasi:
- Orale occupa il primo anno di vita e vede come zona erogena la bocca, con il piacere che si ricava, principalmente, dalla suzione;
- Sadico-anale comprende il secondo ed il terzo anno ed è caratterizzata dalla prevalenza dell’erotismo anale. Questa zona erogena è importante, sia a livello di sensazioni della mucosa intestinale durante la defecazione, sia per quel che riguarda gli interventi educativi del caregiver a proposito dell’importanza del controllo e dell’igiene;
- Fallica va dal terzo al sesto anno di vita circa e vede il massimo investimento libidico a livello dei genitali, cioè sul pene per il bambino e sul clitoride per la bambina. Il piacere è tratto dalla manipolazione di tali organi e si associa a fantasie con carattere intrusivo;
- Periodo di latenza si assiste ad una cessazione delle spinte di natura sessuale e nel bambino diventa importante l’attività cognitiva, che orienta i suoi interessi. Parte dell’energia sessuale viene investita affettivamente in modo diverso, portando ad una “corrente di tenerezza” che si esprime nelle relazioni sociali;
- Genitale interessa il periodo dell’adolescenza e comporta il raggiungimento della maturità fisiologica, con la possibilità di riprodursi. Da un punto di vista psicologico, la libido viene indirizzata verso una sola persona, con una finalità sessualmente matura. La fase genitale corrisponde con l’ingresso nella vita adulta.
Nel corso di questo processo evolutivo, sono possibili delle fissazioni e delle regressioni della libido: le prime si hanno quando una gran quantità della libido resta alla zona erogena precedente (in uno sviluppo corretto, ne resta solo una parte), mentre le seconde consistono in un rifluire dell’energia verso un oggetto ed una modalità di ottenere gratificazione che fa parte dell’esperienza passata.
La fissazione ad una fase pregenitale può determinare un particolare tipo di personalità:
- Personalità orale il tratto distintivo è quello della voracità, inteso sia come iperfagia sia in senso simbolico, per far riferimento ad un bisogno di natura psicologica, come quello di conoscenza;
- Personalità anale è caratterizzata dall’avarizia (corrispondente ad una tendenza al trattenere), da rigida puntualità (con un riferimento all’insegnamento circa il controllo degli sfinteri) ed all’ostinazione (reattiva nei confronti delle proibizioni delle attività anali);
- Personalità fallica l’angoscia di castrazione maschile e l’invidia penis femminile esitano in una personalità isterica, in cui è eccessivo il bisogno di esibirsi come mezzo di rassicurazione nei confronti delle angosce infantili.
Il complesso di Edipo
Secondo Freud, i primi cinque anni di vita sono quelli in cui si pongono le basi della vita psichica e le successive esperienze adulte non sono altro che dei rifacimenti delle prime relazioni, dovuti alla coazione a ripetere. Un ruolo fondamentale è detenuto dal complesso di Edipo, che va a costituire un modello per le storie affettive adulte.
Si ha un Edipo positivo, quando il bambino prova desiderio per il genitore del sesso opposto, esperendo, ira, gelosia e paura nei confronti di quello dello stesso sesso; al contrario, un Edipo negativo vede il genitore dello stesso sesso come oggetto d’amore e l’altro percepito in quanto rivale. Più comunemente, comunque, il complesso edipico si presenta in una forma completa, con un rapporto ambivalente di amore-odio per ambo i caregivers, anche se in misura differente.
Le polarità della vita psichica secondo Freud
Freud considera la vita psichica come governata da tre polarità:
- Io – mondo esterno vi corrisponde la coppia “amore – indifferenza”;
- Piacere – dispiacere vi si connette la coppia “amore – odio”. Piacere e dispiacere sono le connotazioni che possono assumere le relazioni che l’Io stabilisce con l’oggetto, a seguito del superamento del narcisismo e del passaggio alla fase oggettuale;
- Attivo – passivo.
In una prima fase, l’Io coincide con il piacere, dal momento che è in grado di soddisfare le pulsioni da cui è investito sul proprio sé: si parla, per questo, di “narcisismo”, in cui la gratificazione viene ottenuta in modo autoerotico. Quando le pulsioni interne cominciano a diventare spiacevoli, l’Io autoerotico è obbligato a rivolgersi verso il mondo esterno, per cercarvi degli oggetti che siano fonti di piacere (fase oggettuale): essi vengono, in quanto tali, introiettati, mentre si assiste alla proiezione sull’esterno di tutto ciò che è spiacevole.
Si ha, a questo punto, una scissione, tale per cui tutto ciò che è stato incorporato viene associato al piacere, mentre tutto ciò che è fuori, a causa della proiezione, corrisponde al dispiacere e viene percepito come avverso. Con l’integrazione delle pulsioni parziali, si crea un Io totale, in grado di relazionarsi con un oggetto che sia a sua volta totale e non parziale. In linea con l’originaria ambivalenza emotiva che è tipica del bambino, le relazioni di questo con le figure genitoriali sono complesse e spesso caratterizzate da una continua alternanza tra amore e odio.
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