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La psicoanalisi di Freud

La psicoanalisi di Freud si pone come riferimento per ogni successiva elaborazione teorica, sia verso l’espansione dei suoi costrutti, sia verso la riconsiderazione critica.

La psicologia dell'Io

L’Io da Freud ha subito molte riformulazioni. Nel primo modello freudiano è una struttura atta a garantire la scarica delle pulsioni tenendo conto delle condizioni ambientali, e a organizzare una serie di funzioni mentali, per prime le difese. Nel secondo periodo il ruolo dell’Io è attenuato, ma conserva la sua funzione di mezzo di difesa contro le esigenze pulsionali. L’Io è inteso come pulsione di autoconservazione, in opposizione alle pulsioni sessuali derivanti dall’inconscio.

Nel primo e secondo periodo le funzioni dell’Io erano strettamente legate al sistema conscio e preconscio. Con il terzo periodo, l’Io assume un ruolo più centrale e assume anche funzioni inconsce. In questo periodo Freud attua anche una riformulazione della teoria dell’angoscia: intesa come un segnale di pericolo, attivato in situazioni drammatiche, volto ad attivare le difese. L’angoscia così diviene una funzione dell’Io, che assume il ruolo di organizzatore delle strategie difensive.

L’Io diviene così un principio agente autonomo, con motivazioni proprie e funzioni di adattamento, controllo, integrazione. È l’istanza organizzatrice della personalità, in base al mantenimento dell’equilibrio fra le forze ambientali, pulsionali e morali. Da qui parte la psicologia dell’Io. Il focus fondamentale è la ricerca sulle pulsioni e sull’adattamento; su come il mondo interno dell’individuo possa entrare in relazione con il mondo esterno. Per la prima volta il mondo esterno acquisisce importanza. Tutti i teorici dell’Io, rispetto al modello freudiano, prestano attenzione all’influenza dell’ambiente e delle prime relazioni del bambino, tentando anche di elaborare una teoria che si estenda alla condizione socioculturale dell’individuo. Con la psicologia dell’Io l’interesse centrale si sposta dall’Es all’Io.

Anna Freud

È la sesta figlia di Sigmund Freud. La sua teoria rimane fedele alle formulazioni del padre, ma lei estende la psicoanalisi all’infanzia. Diresse le Hampstead War Nurseries e fondò dopo la guerra l’Hampstead Child Therapy Clinic, con finalità di analisi infantile. Il suo obiettivo è sfruttare la psicoanalisi per la prevenzione dello sviluppo di nevrosi in età evolutiva. È la prima a concentrarsi sulla prevenzione, cercando di trasferire i principi di psicoanalisi nell’educazione dei bambini, in modo da salvaguardarne la salute psichica.

Come il padre, Anna Freud non pensa possibile intraprendere un percorso psicoanalitico con i bambini, preferendo l’osservazione nei loro confronti. Per Freud il percorso psicoterapeutico doveva eliminare il sintomo e migliorare la vita del paziente. Questa visione è per Anna non applicabile ai bambini e restrittiva. Invece, il percorso terapeutico deve permettere:

  • Una riappropriazione dell’Io e dei contenuti inconsci dell’Es.
  • Una riappropriazione del Super Io.
  • Un rinforzo dell’Io al fine di evitarne la frammentazione.

Anna mantiene la teoria pulsionale classica e la metapsicologia del padre. Le novità dell’analisi dell’Io e maggiori del suo modello riguardano l’applicazione nell’età infantile e delle sue difese. I meccanismi di difesa dell’Io sono inconsci, come i contenuti contro cui difendono. Queste difese, in linea con gli ideali dell’Io, sono portate alla luce dal processo analitico. I mezzi di difesa hanno il solo scopo di aiutare l’Io nella sua lotta contro le pulsioni. I diversi modelli difensivi riflettono le differenti configurazioni assunte dall’angoscia nei diversi stadi di sviluppo. Ogni stadio ha dei precisi pericoli che provocano angoscia, come la separazione dalla madre con conseguente perdita dell’oggetto. Altri pericoli derivano dai castighi e dai divieti, che suscitano angoscia di perdere l’amore dell’oggetto.

I meccanismi di difesa cercano di dominare l’angoscia, che non origina solo dall’Es (angoscia istintuale) ma anche dal Super Io (angoscia morale) e dal mondo esterno (angoscia di castrazione). Le difese contro l’angoscia morale derivano dalle proibizioni del Super Io e dal suo tentativo di controllo; le difese contro l’angoscia istintuale sono connesse alla stessa funzione dell’Io, ovvero la difesa contro le pulsioni inconsce; le difese nei confronti del mondo esterno derivano dall’inefficienza del bambino a far fronte ad esso e rappresentano una ricerca di modalità di interazioni con l’esterno che non provochino angoscia.

L’organizzazione della personalità si baserebbe sulle difese dell’Io, divenendo così il risultato di una situazione conflittuale. Freud descrisse i meccanismi di difesa adottati dall’Io e le situazioni sentite come pericolose dall’Io, che provocano l’attivarsi del segnale d’allarme (l’angoscia: situazioni quali la paura di perdere l’oggetto, di perderne l’amore, l’angoscia di castrazione e quella del Super Io. È da questa formulazione che partono quelle di Anna Freud. In “L’Io e i meccanismi di difesa” ella descrive meccanismi difensivi volti sia contro le pulsioni che contro i pericoli esterni. L’Io è descritto indipendente, ma in interazione con mondo interno ed esterno. Il funzionamento dell’Io andrebbe a organizzare personalità, carattere e disturbi mentali.

Meccanismi di difesa

I meccanismi di difesa sono in parte ripresi dal padre:

  • Rimozione
  • Rivolgimento contro sé: spostamento dell’oggetto pulsionale da un’altra persona su di sé
  • Conversione nell’opposto
  • Introiezione: assimilazione degli oggetti e delle loro qualità
  • Identificazione: nell’introiezione i contenuti introiettati sono vissuti come estranei, i contenuti identificati sono sentiti come propri.
  • Proiezione
  • Regressione
  • Formazione reattiva
  • Isolamento
  • Annullamento retroattivo

Oltre a questi, ne aggiunge altri:

  • Identificazione con l’aggressore: assunzione dei tratti di un individuo aggressore. Il bambino, davanti a un adulto che lo aggredisce, ne interiorizza ruolo e attributi, divenendo egli stesso un aggressore verso un altro oggetto. L’aggressione viene introiettata e le paure del bambino sono proiettate all’esterno.
  • Rinuncia altruistica: processo con cui si proiettano le proprie aspirazioni o i propri desideri sugli altri, trovando espressione nella realizzazione altrui e non propria. Consiste nell’interessarsi alla soddisfazione degli istinti degli altri gratificando indirettamente i propri, nonostante la proiezione del Super-Io. Inoltre libera l’attività e l’aggressività inibite, originariamente designate alla soddisfazione dei propri desideri istintuali.
  • Ascetismo e intellettualizzazione: due meccanismi tipici dell’adolescenza. L’ascetismo è un ripudio di tutti gli impulsi istintivi, con la conseguente rinuncia a ogni forma di piacere. Può succedere che vi subentri successivamente l’illimitato soddisfacimento degli impulsi, violando anche le convenzioni sociali. L’intellettualizzazione permette di dominare le richieste pulsionali, elaborandole a livello intellettuale. Gli argomenti all’origine dei conflitti sono tradotti in idee, concetti, ecc. Anna Freud la descrive come componente indispensabile dell’Io.

Ora, l’unico modo per conoscere i contenuti dell’Es è attraverso l’Io. Questo vuol dire che se le due istanze sono in armonia, l’Io conosce il mondo esterno e intrattiene con esso un buon rapporto. Se non sono in armonia, il funzionamento difensivo è problematico e il rapporto con il mondo esterno non può avvenire in maniera corretta; è così impossibile osservare la vera pulsione ma solo una sua forma deformata dalle difese dell’Io.

Sviluppo

Altro contributo di Anna Freud riguarda la sua visione di sviluppo. Il suo modello considera come scopo dello sviluppo il raggiungimento dell’armonia interna. L’armonia è possibile solo con un processo evolutivo equilibrato lungo diverse linee di sviluppo. Eventuali squilibri porterebbero alla disarmonia evolutiva. Nessun bambino ha uno sviluppo lineare e continuo: possono esservi pause o temporanee regressioni, che non compromettono necessariamente l’organizzazione della personalità. Anna rifiuta una visione della personalità costituita da segmenti di Es, Io e Super Io – ella ritiene importante nel processo evolutivo il ruolo dell’ambiente, che ha una forte influenza sul comportamento e sull’eventuale patologia infantile.

Lo sviluppo psicosessuale freudiano non prendeva in considerazione il ruolo dell’ambiente né la complessità dello sviluppo dell’Io e i concetti di regressione e fissazione non spiegavano sufficientemente la patologia infantile. Anna Freud comunque non confuta le fasi individuate dal padre, ma le integra con le sue linee evolutive: successioni di livelli dove ogni aspetto è determinato dall’interazione tra Es, Io e Super Io e ambiente. Le linee permettono di valutare le acquisizioni o gli insuccessi dello sviluppo.

  • Passaggio dalla dipendenza dalla figura materna all’autonomia: questo passaggio avviene attraverso una sequenza di otto momenti evolutivi, il cui andamento definirà la normalità o la patologia.
    1. Unità biologica della diade madre-bambino: il bambino è una estensione della madre.
    2. Rapporto con l’oggetto parziale: Il bambino comprende che vi sono degli oggetti, ma non sono visti come totali ma solo parziali. A seconda dei propri bisogni il bambino investe e disinveste l’oggetto dalle pulsioni.
    3. Costanza dell’oggetto: il bambino è in grado di mantenere l’immagine dell’oggetto, così che quando esso è fisicamente assente, continua ad esistere nella sua mente. La costanza gli permette di allontanarsi dalla madre, con la sicurezza che ella esista ancora. Ella può favorire o impedire questo allontanamento.
    4. Rapporto ambivalente dalla fase sadico-anale: forte ambivalenza nei confronti dell’oggetto, tra amore e odio, bisogno di autonomia e dipendenza dalla madre.
    5. Fase fallico edipica: il bambino è dominato dai desideri edipici.
    6. Periodo di latenza: le pulsioni si affievoliscono, favorendo una maggiore consapevolezza del mondo esterno e la possibilità di creare relazioni con coetanei.
    7. Preadolescenza: ritorno a comportamenti di periodi precedenti, con bisogni da soddisfare e rapporti ambivalenti.
    8. Battaglia adolescenziale: emancipazione dai legami con gli oggetti infantili al fine di stabilire nuovi investimenti con oggetti non familiari. L’individuo inoltre tenta di completare il proprio percorso evolutivo, ripercorrendolo al fine di raggiungere uno sviluppo normale, se i vissuti infantili sono stati male appagati.
  • Passaggio dall’egocentrismo alla socievolezza: inizialmente gli altri bambini sono vissuti come inesistenti, il bambino è isolato nel suo egocentrismo – bisogna sviluppare la capacità di instaurare dei rapporti con gli altri.
  • Passaggio dal gioco autoerotico al gioco con oggetti transizionali: il gioco è all’inizio autoerotico con la finalità di esplorazione e conoscenza. Il bambino deve apprendere a giocare con dei giocattoli, che devono essere non strutturati.
  • Passaggio dall’allattamento all’alimentazione adulta: attraverso lo svezzamento il bambino deve apprendere regole e atteggiamenti razionali verso il cibo. Il cibo, ora proveniente dall’esterno, permette di ampliare la conoscenza.
  • Passaggio dall’incontinenza al controllo sfinterico: si passa da una totale assenza di controllo all’acquisizione di controllo e di igiene personale.
  • Passaggio da irresponsabilità a responsabilità: il bambino deve divenire responsabile nei confronti nel proprio corpo. Il soggetto assume un ruolo attivo, sviluppa prudenza, impara a evitare situazioni per lui pericolose. Implica un Super Io strutturato. L’assunzione di responsabilità deve essere adeguata all’età cronologica, onde evitare un processo di adultizzazione che può avere conseguenze negative sullo sviluppo.

Le linee evolutive rendono possibile la valutazione dello sviluppo del bambino, esaminando le acquisizioni e le corrispondenze tra le varie linee. L’armonia nello sviluppo è raggiunta con una corrispondenza delle linee evolutive; tuttavia, Freud la indica come ideale, non reale: la maggior parte dei bambini presenterebbe dei dislivelli lievi, che rappresentano disarmonia, pur non essendo patologici. Se le disarmonie fossero accentuate invece si produrrebbero delle varianti di normalità. Le linee evolutive sono possibilità innate, che maturano in corrispondenza dello sviluppo dell’energia pulsionale, sia libidica che aggressiva. Ma il loro sviluppo è influenzato dall’ambiente. La prevenzione in questo caso assume un ruolo centrale, perché introduce la possibilità di intervenire sulle linee per prevenire uno sviluppo patologico.

René Spitz

Nella relazione organismo-ambiente si svilupperebbero le funzioni dell’Io; Spitz si concentra sulle condizioni ambientali che favoriscono questo sviluppo, studiando i bambini in orfanotrofio. Da questi studi emerge che la soddisfazione dei bisogni fisiologici non basta a garantire la sopravvivenza dei bambini. Questi bambini apparivano malati, anche se i loro bisogni erano soddisfatti – quello che mancava era una relazione affettiva con la madre. Spitz individua l’importanza dell’accudimento per lo sviluppo fisico e psichico del bambino. La separazione dalla madre, dopo una relazione con essa nei primi sei mesi di vita, provocava nel bambino immediate proteste e, successivamente, uno stato di depressione che lo portava a rifiutare il cibo e i contatti con l’esterno. Sebbene i suoi bisogni fossero soddisfatti, quello che era vitale per la sua crescita erano gli scambi affettivi con la madre.

Spitz ha l’intento di studiare l’evoluzione del rapporto oggettuale e i modi in cui l’oggetto reale influenza lo sviluppo psichico. L’indagine sulle relazioni oggettuali viene portata avanti con osservazioni dirette e una metodologia sperimentale. L’oggetto libidico è la madre; non è un semplice mezzo per ottenere soddisfacimento e non è intercambiabile. Esso non si forma a seguito di un’esperienza di piacere – la costruzione di una relazione con l’oggetto è alla base dello sviluppo dell’Io ed è necessaria perché tale sviluppo avvenga. L’oggetto libidico diviene importante di per sé, non un mezzo per un fine come in Freud; inoltre l’oggetto è un oggetto reale, non fantasmatico come lo sarà nella Klein.

Alla nascita la psiche del neonato è in uno stato di non differenziazione: il bambino dovrà evolvere da questo stato a una differenziazione dalla madre. Alla nascita il bambino è fuso con la madre e gli scambi affettivi con ella formeranno il primo sistema di comunicazione, in quanto il bambino non percepisce altri intorno a sé. I processi affettivi precedono tutte le altre funzioni, che si sviluppano dopo in base agli scambi con la madre. Le esperienze del bambino nei primi mesi di vita sono esclusivamente affettive e dalla qualità di queste esperienze si determina lo sviluppo. La madre per il bambino funziona come Io ausiliario, regolando l’afflusso di stimoli e le esperienze; essa fornirebbe l’ambiente necessario a sviluppare le funzioni dell’Io.

In questo rapporto stimoli privi di significato assumono senso nelle interazioni tra madre e bambino: questi scambi costituiscono un sistema di comunicazione tra madre e bambino che permette alla psiche del bambino di modellarsi. Così l’ambiente esterno, inteso come madre, diviene essenziale per lo sviluppo. Nella ripetizione di sequenze di azioni e reazioni all’interno della relazione il bambino impara a identificare e distinguere le diverse sensazioni e a riconoscere segnali e esperienze.

Lo sviluppo delle funzioni dell'Io

Spitz accanto allo sviluppo psicosessuale freudiano pone lo sviluppo delle funzioni dell’Io in base alle relazioni oggettuali. Ogni stadio presenta una precisa organizzazione delle funzioni dell’Io. In ogni stadio vi sono dei comportamenti, detti indicatori, la cui comparsa segnala la formazione di organizzatori psichici, che rappresentano momenti evolutivi. Il termine organizzatore lo prende dall’embriologia, dove esso è la struttura che decide le caratteristiche di un tessuto trapiantato, a seconda del momento del trapianto. Il suo modello si basa sul principio di costanza: lo scopo della psiche sarebbe mantenere il livello di tensione allo zero. Ogni eccitazione provoca un’azione finalizzata alla riduzione dell’eccitazione stessa, fino alla quiete. Per questo principio, fra maturazione e cambiamenti evolutivi vi deve essere sincronia; nel caso di sincronie le azioni usate per scaricare la tensione non sarebbero efficaci, spingendo il soggetto ad elaborare nuove strategie per farlo e ristabilire l’equilibrio. Gli organizzatori psichici emergono in questi momenti di asincronia, permettendo lo sviluppo di condotte adattive. Spitz individua tre stadi dell’organizzazione psichica che segnano la formazione delle relazioni oggettuali.

  • Stadio preoggettuale: stato di non differenziazione, corrispondente al narcisismo freudiano. Le funzioni del bambino sono unicamente fisiologiche. Egli è incapace di percepire gli oggetti del mondo esterno, le sue uniche sensazioni sono relative al suo equilibrio interno. Verso la fine del secondo mese
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irislvcia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Rollé Luca.
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