Capitolo 1: Perché la diagnosi?
La diagnosi, quando è fatta in modo adeguato e con sensibilità, offre 5 vantaggi:
- Utile nella pianificazione del trattamento: parallelismo tra il trattamento psicoterapeutico e quello medico. Negli ultimi 15 anni sono state sviluppate tecniche specifiche per il trattamento dei disturbi del carattere, la prescrizione più frequente per i disturbi di personalità, ma resta ancora oggi la psicoterapia psicoanalitica a lungo termine la più efficace; ma non sono applicabili in modo rigido a prescindere dalla personalità del paziente.
- Fornisce un'informazione implicita sulla prognosi: la percezione delle differenze di profondità e di ampiezza nei problemi di personalità è vantaggiosa tanto per il clinico quanto per il paziente.
- Contribuisce a proteggere gli utenti dei servizi di salute mentale: con una valutazione accurata è possibile informare il paziente su cosa deve aspettarsi, evitando di promettere troppo o dare indicazioni sbagliate.
- Aiuta il terapeuta a comunicare empatia: capacità di percepire a livello emotivo qualcosa di simile a ciò che l'altra persona sta provando.
- Contribuisce a ridurre la probabilità che il trattamento venga abbandonato da quelle persone che si spaventano facilmente: molte persone ricercano un aiuto professionale e poi temono che l'attaccamento al terapeuta rappresenti un grave pericolo. Es. L'individuo ipomaniacale tende ad allontanarsi dalle relazioni non appena esse stimolano desideri di dipendenza, poiché le sue esperienze precoci di dipendenza dagli altri hanno avuto esiti disastrosi.
Le persone sono molto più rassicurate quando sentono che il loro interlocutore è a suo agio. Una relazione terapeutica avrà un buon inizio se il cliente percepisce la curiosità del clinico, la sua relativa mancanza di ansia e la convinzione che il trattamento appropriato potrà iniziare non appena il paziente sia stato meglio compreso. Una volta che il terapeuta comincia ad essere percepito come una figura familiare e intima, le parole potrebbero fluire tutt'altro che facilmente. Quando si è strutturato un transfert in cui il terapeuta è identificato con la figura parentale, però il cliente può sentirsi rassicurato ricordando che in uno dei primi incontri con questa persona, aveva parlato di ogni genere di questioni intime senza turbarla o riceverne disapprovazione.
Una possibile fonte di disagio di alcuni terapeuti con la diagnosi è la paura di sbagliarla, ma per fortuna la prima valutazione del clinico non deve essere necessariamente giusta. Per i clinici che fanno terapie a lungo termine, una valutazione attenta è della massima importanza in due casi:
- All'inizio del trattamento;
- Nei periodi di crisi o di stallo.
Quando il terapeuta ha un "vissuto" positivo della persona con cui lavora, il trattamento procede bene; se invece il terapeuta è costantemente preoccupato di trovare una giusta definizione diagnostica del paziente, è possibile che stia cercando di difendersi dal contatto emotivo con la sofferenza del paziente. Nelle prime fasi di sviluppo della relazione terapeutica, è importante considerare l'emotività in base all'età della persona, alla razza, all'etnia, al contesto sociale, alle malattie fisiche.
Quando si parla di processo diagnostico si intende dire che, nelle sedute iniziali con un nuovo cliente, si devono accogliere un'ampia gamma di informazioni di tipo oggettivo e soggettivo. Il DSM manca di un'implicita definizione di salute mentale e di benessere emotivo. L'esperienza clinica psicoanalitica suggerisce che il terapeuta non dovrebbe soltanto aiutare i pazienti a modificare comportamenti o stati mentali problematici, ma anche ad accettare i loro limiti, a migliorare le loro capacità di resilienza e la capacità di influenzare contesti ambientali e interpersonali secondo i propri desideri (senso di agency), a incrementare la loro possibilità di tollerare un ampio spettro di pensieri e stati affettivi.
Capitolo 2: La diagnosi psicoanalitica del carattere
La concettualizzazione psicoanalitica classica ha affrontato lo studio del carattere o della personalità in due modi differenti, ciascuno derivante da un precedente modello teorico dello sviluppo individuale.
- Ai tempi della teoria pulsionale di Freud, venne fatto il tentativo di comprendere la personalità sulla base della fissazione (a quale fase evolutiva precoce la persona era rimasta bloccata);
- In seguito, con lo sviluppo della psicologia dell'Io, si concepì il carattere come espressione di particolari stili difensivi.
Teoria delle pulsioni
Era di derivazione biologica che sottolineava la centralità dei processi istintuali: essa concepiva negli esseri umani una progressione di interessi corporei a partire dalla dimensione orale, attraverso quella anale e fallica, fino alla dimensione genitale. Il bambino eccessivamente frustrato o gratificato in uno stadio psicosessuale precoce rimane "fissato" ai problemi relativi a quello stadio; il carattere viene concepito come espressione degli effetti a lungo termine di tale fissazione: adulto con personalità depressiva, è stato trascurato o eccessivamente gratificato nel primo anno e mezzo di vita (fase orale); se è ossessivo, ha avuto problemi all'incirca tra un anno e mezzo e tre anni (fase anale); se isterico, ha avuto esperienze di rifiuto o una sovrastimolazione seduttiva tra i tre e i sei anni di età, quando l'interesse del bambino si era rivolto ai genitali e alla sessualità (fase fallica).
Negli anni '50 e '60 E. Erikson riformula gli stati psicosessuali:
- La fase orale viene intesa nella sua totale dipendenza, in cui lo stabilirsi di una fiducia di base rappresenta l'esito specifico della gratificazione o deprivazione della pulsione orale.
- La fase anale implica l'acquisizione dell'autonomia, padronanza delle funzionalità escretorie, ma comprende anche problemi relativi all'apprendimento dell'autocontrollo.
- La fase edipica viene vista come un periodo critico per sviluppare un sentimento di piacere nell'identificazione vissute con i propri oggetti di amore.
Nel 1950 Sullivan propose un'altra teoria degli stadi che dava maggiore risalto alle acquisizioni sul piano della comunicazione, come il linguaggio e il gioco, piuttosto che alla soddisfazione pulsionale. Credeva che la personalità continuasse a svilupparsi e a cambiare anche dopo i sei anni.
L'opera di M. Mahler sulle fasi e sottofasi del processo di separazione-individuazione, che ha inizio all'incirca a tre anni. Ha suddiviso i primi due stadi freudiani, orale e anale, e ha descritto il passaggio da uno stato di relativa inconsapevolezza degli altri (fase autistica, dura fino a sei settimane) a uno di relazionalità simbiotica, (dura per altri due anni; questo periodo è suddiviso nelle sottofasi di "differenziamento", "sperimentazione", "riavvicinamento", "verso la costanza dell'oggetto") fino ad arrivare a una condizione di relativa sperimentazione e individuazione psicologica.
Psicologia dell'Io
Freud usava il termine Es per indicare quella parte della psiche che contiene pulsioni e impulsi primitivi, combinazioni di desideri, paure e fantasie. Cerca solo la gratificazione immediata ed è totalmente egoistica, operando secondo il principio del piacere. L'Es è completamente inconscio.
L'Io sono una serie di funzioni che consentono all'individuo di adattarsi alle esigenze della vita, trovando modalità accettabili all'interno della famiglia per gestire gli impulsi dell'Es. L'Io si sviluppa per tutta la vita, agisce secondo il principio di realtà, possiede aspetti coscienti e inconsci.
L'Io osservante, parte del Sé cosciente e razionale, è in grado di riflettere sulle esperienze emotive, stringe un'alleanza con il clinico per comprendere insieme il Sé totale, mentre l'Io esperienziale ha una percezione più viscerale di ciò che accade nella relazione terapeutica.
Il Super-Io è sinonimo di coscienza morale, è la parte del Sé che si congratula con noi quando facciamo del nostro meglio.
Relazioni oggettuali
Si pone l'accento su quelli che sono stati gli oggetti d'amore più importanti nel mondo del bambino, sul modo in cui sono stati percepiti. Si notò che pazienti con sintomatologie molto gravi, miglioravano se riuscivano a rappresentare il genitore interno o l'oggetto precoce importante che si era attivato in un determinato momento. Nella comunità psicoanalitica di sviluppò una nuova attenzione al controtransfert, utile per la comprensione di pazienti psicotici e borderline, poiché si utilizza l'intensa risposta controtransferale che suscitano tali individui.
La Klein ha proposto il controtransfert concordante (percezione empatica del terapeuta di ciò che il paziente aveva sentito da bambino in relazione a un oggetto precoce) e il controtransfert complementare (percezione del terapeuta di ciò che l'oggetto...
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