Introduzione
Il volume:
- Illustra come rafforzare le capacità comunicative del terapeuta e come usare le chiavi della comunicazione strategica in modo da trasformare il rapporto con il paziente in un'autentica relazione terapeutica, ottenendo la sua collaborazione, il superamento delle resistenze e il cambiamento;
- Vengono messi in luce i fondamenti teorici della comunicazione efficace e le diverse tecniche relative alla psicoterapia strategica, al fine di riuscire ad entrare nella visione della realtà del paziente e scegliere efficacemente la strategia più adatta per ogni singolo caso.
Capitolo 1: L'approccio strategico alla soluzione dei problemi umani
L'approccio strategico
L'approccio strategico è una scuola di pensiero sul funzionamento degli esseri umani nella relazione con se stessi, con gli altri e con il mondo. Tale relazione è connessa al punto di osservazione, agli strumenti e al linguaggio usato dall'individuo per guardare ed interpretare ciò che gli accade nella quotidianità.
La prima formulazione dell'approccio breve strategico alla soluzione dei problemi umani si deve al proficuo lavoro clinico del Mental Research Institute di Palo Alto. Gli studiosi di Palo Alto distinsero due concetti base nelle loro teorie:
- Il concetto di sistema: l'individuo vive in stretta relazione con l'ambiente che lo circonda e ciò fa di lui un sistema aperto.
- Il concetto di realtà:
- Realtà di primo ordine: realtà oggettiva, cioè la proprietà degli oggetti o delle situazioni;
- Realtà di secondo ordine: realtà soggettiva, i significati che diamo alle cose.
Questi due grandi concetti sono importantissimi nella psicoterapia strategica per la risoluzione del problema in quanto per condurre un soggetto ad un'effettiva e rapida soluzione del problema, si dovrà fare in modo che il soggetto cambi non solo le sue reazioni ma soprattutto le sue percezioni (cioè la realtà di secondo ordine).
Gli autori del primo modello di terapia breve strategica
Gregory Bateson parla:
- Del doppio legame: è un tipo di comunicazione nel quale il soggetto è sottoposto a continui messaggi contraddittori, di cui non riesce a cogliere la natura ma che comunque influenzano il suo modo di concepire l'ambiente che lo circonda.
L'ipotesi che veniva avanzata era: chi cresce in un contesto di apprendimento in cui riceve messaggi intrinsecamente contraddittori, si trova obbligato a trovare un modo per sopravvivervi e la schizofrenia sarebbe effetto della continua esposizione, sin dalla tenera età, a doppi legami. La schizofrenia viene considerata come l'esito estremo di comunicazione patogena all'interno di un contesto familiare. Bateson affermava che, in questa tipologia di pazienti (gli schizofrenici) la struttura astratta e metaforica del linguaggio non viene compresa, in quanto la capacità di discriminare i segnali metacomunicativi è altamente compromessa.
(Un esempio di Bateson è questo aneddoto: un paziente ricoverato in un centro d'igiene mentale, che passando tutti i giorni davanti la porta d'entrata della direzione, bussava e andava via. Questo comportamento poteva essere considerato apparentemente senza senso, ma non era così. Infatti sulla porta c'era scritto un avviso: “ufficio del direttore: si prega di bussare”. Questo è ciò che intendeva Bateson per compromissione delle capacità metalinguistiche, dove l'astrazione, la metafora è trattata come una comunicazione reale e concreta).
Lo schizofrenico possiede 3 caratteristiche principali che distorcono la comunicazione:
- Ha serie difficoltà nel percepire il corretto messaggio che gli altri gli comunicano;
- Non riesce a dare una valenza significativa a processi individuali come il pensiero, la percezione e le sensazioni;
- Non riesce ad assegnare un'inquadratura contestuale ai segnali che emette lui stesso.
Bateson prende in considerazioni gli schizofrenici affermando che si arriva ad essere così a causa proprio del doppio legame in cui il paziente/il soggetto poi divenuto schizofrenico, a causa propri delle continui contraddittori messaggi che lo lasciano senza vie di fuga.
Il doppio legame può avvenire solo durante le interazioni tra figure d'importanza primaria (es: madre-figlio) e che provano reciprocamente la consapevolezza di non poter fare a meno l'una dell'altra.
Il doppio legame è composto da 3 ingiunzioni:
- Ingiunzione primaria: caratterizzata da negazione (es: “non comportarti così”);
- Ingiunzione secondaria: che spesso viene espressa attraverso canali non verbali;
- Ingiunzione terziaria: che non permette all'individuo di sottrarsi a questi vincoli senza contravvenire a ciò che sente e prova in una situazione insostenibile).
(Ad esempio: se, la madre infastidita dalla sua presenza, dice al suo bambino: Non giocare qui. Vai in un'altra stanza, così sei più tranquillo. Ciò lo mette in una situazione paradossale nella quale, qualsiasi sia la scelta, il bambino si ritrova nella situazione costrittiva di andare contro i suoi sentimenti. Restare accanto alla madre, pur sentendosene rifiutato, gli provocherebbe sensi di colpa e allontanarsene, andrebbe contro la sua volontà e il suo naturale sentimento di dipendenza).
Bisogna anche dire che, l'essere posti di fronte a questi dilemmi non è condizione sufficiente a sviluppare uno stato patologico, ci sono infatti moltissimi altri fattori che possono incidere sul suo sviluppo (caratteristiche genetiche, contestuali, risorse personali, relazionali). Ed inoltre, l'utilizzo del doppio legame può anche avere una valenza curativa quando si pone il paziente di fronte a doppi vincoli terapeutici.
- Dell'ecologia della mente: in cui, secondo Bateson, le idee prodotte dalla mente sono interdipendenti cioè interagiscono tra loro, vivono e muoiono. Le idee muoiono nel momento in cui non si riescono ad armonizzare con altre idee, già presenti nella mente di un essere umano. È un sorta di intreccio complicato che lotta e collabora e che l'autore paragona ai boschi di montagna, composti dagli alberi, dalle varie piante e dagli animali che vivono lì, in ragione di ciò, studiare una tale complessità prevede un approccio ecologico.
All'interno di questa ecologia ci sono temi importanti, di ogni genere, che si possono dire e su cui si può riflettere separatamente. Nonostante Bateson ritenga che si faccia una violenza al sistema nel suo complesso, se si pensa alle sue parti separatamente, ritiene necessario separare alcune tematiche ed analizzarle distintamente perché pensare a tutto contemporaneamente sarebbe troppo difficile, se non impossibile.
Jay Haley parla:
- Della funzione del terapeuta e si deve a lui la prima dizione di terapia “strategica”: intesa come un tipo di terapia nel quale il terapeuta si assume la piena responsabilità di influenzare altre persone, al fine di attivare un cambiamento significativo nella loro vita. Egli cioè riteneva che l'obiettivo primario di un terapeuta dovesse essere quello di stabilire una tecnica particolare per affrontare ogni singolo problema e la terapia deve indicare la strada sicura da percorrere verso un cambiamento che si riveli funzionale e positivo per l'individuo.
Il suo approccio direttivo, rappresentò una vera e propria rivoluzione nell'ambito della psichiatria del tempo ed infatti fino alla metà del secolo scorso, gli psichiatri erano preparati a non programmare, né avviare gli eventi che si sarebbero verificati nel corso della terapia, in attesa che fosse il paziente a fare o a dire qualcosa.
Era praticamente comune convinzione, che proprio il paziente, la persona che non sa cosa fare e sta chiedendo aiuto, doveva determinare quanto sarebbe accaduto nel corso della seduta terapeutica. Lo psichiatra doveva stare in attesa passiva, interpretando o semplicemente riproponendo al paziente tutto ciò che egli portava nel contesto terapeutico. Haley considerava tale stile troppo passivo in quanto riteneva,invece, che nel corso di una terapia efficace fosse inevitabile il coinvolgimento attivo del terapeuta, affinché si possa produrre un cambiamento: il terapeuta deve prendersi cura, correggere, confortare e guidare un'altra persona verso una risoluzione positiva dei conflitti che la rendono infelice.
In sintesi, il terapeuta deve:
- Saper individuare i problemi da risolvere;
- Stabilire gli obiettivi;
- Progettare interventi per raggiungerli;
- Valutare le risposte del paziente per correggere il suo approccio;
- Esaminare i risultati per verificare il buon esito della terapia.
Nel libro Le strategie della psicoterapia (del 1963), Haley mette in evidenza 4 considerazioni fondamentali, a suo parere, estendibili ad ogni tipo di trattamento psicoterapeutico:
- L'analisi del contesto interpersonale del paziente è utile per comprendere i comportamenti sintomatici che manifesta;
- Quanto più si riesce ad ottenere dati sul contesto interpersonale del paziente, tanto più il terapeuta sarà in grado di attuare una modalità di trattamento efficace con quel particolare paziente;
- Al terapeuta, gli si chiede maturità personale, formazione, esperienza, spirito di gruppo, flessibilità e fantasia;
- Nella relazione terapeutica è del tutto inutile, se non controproducente, l'uso della terminologia psichiatrica e psicologica.
Paul Watzlawick parla:
- In Pragmatica della comunicazione umana dei 5 assiomi fondamentali della comunicazione. Nel testo viene evidenziato che per capire i meccanismi psicologici degli individui è necessario svolgere un lavoro di analisi riguardo le relazioni interpersonali che generano i comportamenti. L'approccio alla comunicazione deve essere “pragmatico”: pratico, comportamentale e relazionale.
I 5 assiomi sono:
- Non si può non comunicare: tutto comunica, anche il silenzio. Ogni comportamento invia un messaggio e rappresenta una forma di comunicazione, intenzionale o meno. Comunicando si stabiliscono delle relazioni.
- Ogni comunicazione ha:
- Un aspetto di contenuto: ossia veicola un'informazione;
- Un aspetto di relazione: che imprime una forma al contenuto e ne contestualizza il significato.
- Il flusso comunicativo è espresso secondo la punteggiatura degli eventi: cioè la comunicazione comprende diverse versioni della realtà, che si creano e ristrutturano durante l'interazione tra più individui. Queste diverse verità dipendono dalla punteggiatura della sequenza degli eventi ossia dal modo in cui ognuno tende a credere che l'unica interpretazione possibile della realtà sia quella propria (cioè costruita da egli stesso). Tutto ciò può far nascere un conflitto tra ciò che si ritiene la causa o l'effetto dei comportamenti durante un'interazione. (Ad esempio: le liti coniugali si fondano essenzialmente su queste dinamiche, poiché spesso ognuno dei coniugi crede che i problemi nascano a causa ed in risposta a quelli dell'altro). La punteggiatura, dunque, dirige il flusso comunicativo e le sue modalità di interpretazione.
- La comunicazione può essere:
- Digitale: comunicazione verbale;
- Analogica: comunicazione non verbale.
- Le relazioni comunicative possono essere:
- Simmetriche: caratterizzata dalla parità, dall'uguaglianza tra le persone coinvolte nello scambio comunicativo. Questa relazione può diventare patologica quando c'è una dinamica di competizione per dimostrare la propria superiorità all'interno dello scambio comunicativo.
- Complementare: chi partecipa alla relazione si comporta in modo tale da situarsi, in una posizione di superiorità o inferiorità, nei confronti dell'altro. (Esempio, quando si chiede il parere di un esperto per risolvere un proprio problema,...) Anche questa relazione può sfociare in una relazione patologica e lo fa quando la differenza tra i due è incolmabile e assoluta e che domina lo scambio, lo fa in maniera assoluta.
Capitolo 2: L'ipnosi nella terapia strategica
La storia dell'ipnosi
L'ipnosi è un fenomeno che ha una storia remota che risale alla comparsa dell'uomo sul nostro pianeta. Si hanno notizie di utilizzi di tale fenomeno nell'antichità da sacerdoti egizi e greci. Gli sciamani e gli stregoni hanno sempre utilizzato queste tecniche per migliorare la loro chiaroveggenza e per applicare cure.
Nella storia dell'ipnotismo si distinguono 4 fasi:
- Fase del “periodo mistico”: si può far risalire al 1530, anno in cui possiamo collocare l'opera di Paracelso sullo studio dell'influenza degli astri sulla vita terrestre e nello specifico sulle malattie traendo alcuni intuizioni sull'occultismo.
- Fase del “periodo magnetico”: con Mesmer. Con Mesmer abbia la teoria del “magnetismo minerale e del magnetismo animale”: questa teoria si basa sul pensiero che nell'universo esiste un fluido vitale, presente in ogni tipo di materia, che determina la modificazione dei corpi. Se il fluido non circola bene, l'uomo si può ammalare, spiegando la malattia come una disarmonia nella distribuzione di tale fluido. Questa disarmonia può essere risanata indirizzando nell'organismo il flusso vitale, riequilibratore, proveniente dal magnete. La terapia ipnotica di Mesmer, si avvale di magneti/calamite, che posizionate su diverse parti del corpo ristabiliscono il fluido originario. Mesmer, in realtà non attribuiva le guarigioni al fluido magnetizzato ma parlava di una vera e propria influenza ipnosuggestiva sui disturbi di carattere psicosomatico e isterico che lo condusse ad essere definito: il padre dell'ipnosi.
- Fase del “periodo psicologico”: con J.Braid (medico inglese di Manchester). Braid giunge tramite sperimentazioni, al fenomeno di neuro-ipnotismo o ipnosi: dimostrando che questi stati sono dovuti solo ad un'impressione sui centri nervosi, negando in tal modo l'influsso del fluido di cui parlava Mesmer: cioè lo stato ipnotico è il risultato dell'associazione:
- Di una causa fisica (concentrazione su di un punto) e
- Di una causa psichica predominante (monodeismo).
Braid riteneva che il soggetto, fissando attentamente un punto luminoso situato al di sopra degli occhi, provocava in tal modo uno strabismo convergente con conseguente affaticamento del sistema nervoso. Con Braid viene ad instaurarsi l'idea di una teoria della suggestibilità.
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