Appunti di Psicologia dello sviluppo e dell’intersoggettività, Prof.ssa Airenti,
libro consigliato “LA TEORIA DELLA MENTE – ORIGINI, SVILUPPO E
PATOLOGIA”, a cura di Luigia Camaioni
IL CONTRIBUTO DELLA TEORIA DELLA MENRE ALLA COMPRENSIONE DELLO
SVILUPPO UMANO
La scoperta della ToM è stata considerata:
- una fase della rivoluzione cognitiva la precendete Psicologia cognitiva non si era
occupata di come le persone mentalizzassero la loro esperienza sociale;
- un cambiamento di paradigma rispetto alle teorie di Piaget il bambino non è più visto
come un costruttore solitario di modelli del mondo reale, bensì anche di quello sociale;
- un ponte tra la ricerca sullo sviluppo cognitivo e gli studi inerenti quello sociale la ToM è
un modello unitario in cui si possono inserire stati mentali epistemici (pensieri, credenze,
ragionamenti ed inferenze) e non (emozioni, desideri ed intenzioni).
Negli anni ’80, la ToM è diventata un importante campo di indagine della Psicologia dello sviluppo
ed è andata ad influire anche su altre discipline, come la Psicopatologia dello sviluppo e lo studio
sui primati. Premack e Woodruff han scoperto che gli scimpanzé possono prevedere il
comportamento finalizzato dell’essere umano e questo ha permesso di attribuire loro la capacità di
associare stati mentali agli altri esseri viventi. Wimmer e Perner hanno ideato il compito di FC, in
cui un soggetto mette un oggetto in X ed un secondo personaggio lo sposta, in sua assenza, in Y:
quando il primo torna, si chiede al bambino dove cercherà l’oggetto. Un bambino di 4 anni sa
risolvere compito, uno di 2-3 non ne è in grado. Negli anni ’90, infine, sono stati pubblicati molti
testi ed articoli inerenti la ToM.
Secondo la prima tradizione di ricerca, a 3-5 anni si ha comprensione della FC, oltre che distinzione
tra realtà ed apparenza ed assunzione di una prospettiva di secondo livello (“quello che vedo io in
un plastico è diverso da ciò che vede una persona seduta dalla parte opposta”). Studi più recenti si
sono dedicati a stati mentali diversi dalle credenze (non espistemici) ed han portato allo sviluppo di
una serie di teorie:
- modularità della ToM la maturazione neurologica determina lo sviluppo di moduli che
processano l’informazione rilevante tratta dal contesto sociale. Leslie crede nell’esistenza di
tre moduli: 1) ToBy (Theory of Body Mechanism) attribuisce il movimento a cause
interne od esterne; 2) ToMM1 (Theory of Mind Mechanism) identifica le azioni messe in
atto da agenti su oggetti; 3) ToMM2 analizza le relazioni mentali tra agenti e
proposizioni. Baron-Cohen, invece, ritiene che la ToM sia preceduta dallo sviluppo di tre
moduli: 1) ID (Intentionality Detector); 2) EDD (Eye-Direction Detector); 3) SAM (Shared
Attention Mechanism);
- ToM come teoria dominio-specifico (Gopnik e Meltzoff) la ToM si sviluppa come una
teoria scientifica e come questa non è statica, ma cambia continuamente. Il bambino è simile
ad un piccolo scienziato;
- teoria simulazioni sta (Harris) la comprensione della mente si basa sulla simulazione
degli stati mentali dell’Altro, ovvero sull’immaginarsi quelli che sarebbero i propri stati
mentali se ci si trovasse nella sua situazione.
Le teorie che si occupano dei precursori della ToM (primi 2 anni di vita) sono di tre tipi:
- modulariste ex. Baron-Cohen, secondo cui ID ed EDD danno l’input per la nascita di altri
moduli successivi, il cui sviluppo non dipende, però, dai moduli pre-esistenti. Anche SAM è
un precursore necessario ma non sufficiente per lo sviluppo di ToMM, perciò i moduli sono
abbastanza indipendenti;
- costruttiviste (vi rientra quella dell’autrice) la comprensione della mente è un risultato
dell’attività del bambino nel mondo sociale e la comunicazione dichiarativa intenzionale
(11-14 mesi) è una prima manifestazione di comprensione della mente altrui. Essa ha luogo
quando il bambino attira l’attenzione dell’adulto su un oggetto od un evento e lo fa non per
ricevere qualcosa, ma per cambiare lo stato psicologico dell’interlocutore. Affinché la
comunicazione dichiarativa abbia luogo, è necessario che ci sia il riconoscimento dell’Altro
in quanto soggetto psicologico (agente intenzionale);
- dell’imitazione il bambino sviluppa la ToM grazie alla comprensione dell’equivalenza tra
sé e l’Altro. In ciò, un ruolo fondamentale è giocato dall’imitazione (perché permette di
esperire quello che sta facendo l’Altro in prima persona), che nei neonati riguarda alcune
espressioni del viso ed è resa possibile da uno schema corporeo;
- sequenza evolutiva di Welllman il passaggio più importante nello sviluppo della ToM è
quello che porta dalla comprensione dei desideri (2 anni) a quella delle credenze e dei
desideri (3-4 anni), NON è l’acquisizione della comprensione della FC.
Una proposta alternativa a quelle fino ad ora analizzate è data dalla prospettiva socio-costruzionista,
che vede la ToM non come “teoria” (sistema concettuale che permette di comprendere e prevedere
il comportamento altrui sulla base di stati mentali), bensì come costruzione sociale: la comprensione
del mentale, quindi, è possibile grazie ad un processo di acculturazione. Questa posizione si rifà alle
teorie di Vygotskij, ma è minoritaria nello studio della ToM. I ricercatori che vi aderiscono hanno
identificato delle esperienze relazionali che favoriscono lo sviluppo della ToM, tra cui un
attaccamento sicuro ed il vivere in una famiglia con tanti fratelli. La letteratura sulle differenze
interculturali, invece, è ancora scarsa.
Nell’autismo, si ipotizza che la base della malattia sia la compromissione dominio-specifica della
capacità di meta-rappresentazione: solo le rappresentazioni degli stati mentali sono deficitarie, le
altre no. Diversi studi (e non solo test di FC, ma anche di comprensione di vicende basate su criteri
fisici, relazionali o mentali) hanno avvalorato questa ipotesi e, per eliminare il dubbio che gli
autistici abbiano solo o principalmente difficoltà nella comprensione del linguaggio, sono stati usati
gruppi di controllo composti da bambini con un ritardo specifico di linguaggio. Negli autistici,
quindi, manca la mentalizzazione, cioè la spiegazione di un determinato comportamento basata
sull’attribuzione di uno stato mentale coerente a chi lo ha messo in atto. Negli autistici, è
compromesso od assente anche il gioco di finzione ed emergono difficoltà nella comunicazione e
deficit dell’attenzione condivisa (anche se è preservato l’uso di gesti di richiesta per ottenere
qualcosa di interesse).
Ad oggi, il dibattito sulla ToM ha luogo su due versanti: 1) modularità innata Vs acquisizione per
simulazione e costruzione di una teoria dominio-specifica; 2) costruzione di una teoria Vs artefatto
sociale. Futuri sviluppi della ricerca potrebbero riguardare:
- sviluppi tardivi, ovvero come cambi la ToM dopo i 4-5 anni;
- stati mentali diversi dalle cred3enze e loro comprensione;
- meccanismi cognitivi sottesi alla mentalizzazione e basi neurali delle differenze individuali
per quel che riguarda l’elaborazione dell’informazione Neuroscienze.
PARTE PRIMA – I PRECURSORI DELLA TEORIA DELLA MENTE NELLA PRIMA
INFANZIA
I PRECURSORI DELLA TEORIA DELLA MENTE: COMPRENDERE L’ATTENZIONE
DEGLI ALTRI
Per capire come il bambino venga a conoscenza dell’esistenza degli stati mentali e del loro influsso
sul comportamento, ci sono due possibilità:
- via diretta analizzare come i bambini piccoli capiscano i diversi stati mentali;
- via indiretta studiare perché alcuni bambini non sviluppino la capacità di comprendere gli
stati mentali (ex. gli autistici).
Per spiegare il deficit degli autistici, si è di recente fatto ricorso a due approcci: cognitivo-
comportamentale (Leslie) e socio-affettivo (Hobson).
- Leslie il normale sviluppo cognitivo prevede la distinzione tra: a) rappresentazione
primaria ha a che fare con informazioni inerenti il mondo reale che sono fondamentali
per la sopravvivenza; b) meta-rappresentazioni descrizioni di eventi ipotetici (pensieri,
sogni, finzione), che non si riferiscono alla realtà ma ad altre rappresentazioni. La meta-
rappresentazione è la base della capacità di rappresentare gli stati mentali e si origina prima
come gioco di finzione e poi come ToM. Secondo Leslie, nell’autismo è compromessa la
meta-rappresentazione, mentre le altre funzioni cognitive restano intatte. La teoria di Leslie
trova conferma nel fatto che le abilità socio-cognitive che non richiedono una comprensione
degli stati mentali (ex. riconoscimento di volti e del sesso) sono preservate nell’autismo.
- Hobson il bambino è coinvolto fin dalla nascita in relazioni reciproche, che sono tali in
quanto esso ha la capacità di accedere all’emozione dell’Altro, non inferendola dalla
percezione del corpo ma sentendola direttamente. Da tale abilità deriva il social referencing
che, con le richieste gestuali, è alla base della ToM e della comprensione di FC e distinzione
realtà-apparenza, con il tutto che porta al gioco di finzione. Hobson ha descritto gli autistici
come non in grado di capire le emozioni, né di relazionarsi affettivamente agli altri, ma in
realtà essi: 1) mostrano segni di attaccamento; 2) capiscono che determinate emozioni
semplici possono derivare da alcune situazioni; 3) usano termini che fan riferimento alle
emozioni.
Mentre Leslie si avvicina alla concezione di mente modulare di Fodor, poiché considera la ToM un
modulo e gli stati mentali come non osservabili ma conoscibili per mezzo della meta-
rappresentazione (che si sviluppa alla fine del primo anno), Hobson crede che gli stati mentali siano
direttamente percepibili, tale per cui l’esperienza percettiva sarebbe fondamento per lo sviluppo
della ToM (ed in effetti, ciò sembra avvalorato dal fatto che i bambini ciechi fin dalla nascita
presentino dei problemi in quest’area).
Il bambino autistico mette raramente in atto comportamenti di attenzione condivisa (sguardo
referenziale, dare, mostrare ed indicare), il che è il deficit sociale più precoce; il bambino sano,
infatti, sviluppa lo sguardo referenziale ad 8 mesi e gli altri comportamenti tra i 9 ed i 12. Secondo
Hobson, l’attenzione condivisa richiede meta-rappresentazione; Leslie concorda con questa
posizione, perché considera i comportamenti di attenzione condivisa una forma di comunicazione
ostensiva, la quale richiede una ToM che, a sua volta, si basa sulla meta-rappresentazione.
Il gesto di indicare può essere di due tipi:
- proto-imperativo finalizzato ad ottenere un oggetto, richiede solo una comprensione di
tipo fisico-causale, che è presente nell’autismo;
- proto-dichiarativo finalizzato a controllare l’attenzione dell’interlocutore, richiede la
considerazione degli stati mentali altrui e, quindi, una ToM. Risulta compromesso
nell’autismo.
Le evidenze di cui sopra provengono da uno studio di Baron-Cohen in cui è stato chiesto a bambini
autistici e non di spiegare l’indicare proto-dichiarativo e proto-imperativo dello studioso. Un
bambino di 9-12 mesi capisce che il gesto indicativo proto-dichiarativo è la conseguenza
dell’attenzione dell’Altro su un oggetto e questo perché sa che le altre persone vedono: questa
conoscenza, infatti, richiede solo una rappresentazione primaria e l’applicazione di regole
geometriche per quel che riguarda la linea dello sguardo. Sapere, però, che la vista e l’udito possono
rivolgersi in modo selettivo ad un oggetto di attenzione è diverso e più complesso: tale fenomeno
può esser spiegato con un meccanismo computazionale, che consiste nella rappresentazione, ad
opera del piccolo, della rappresentazione che l’Altro ha dell’oggetto, laddove quest’ultimo ha una
valenza positiva o negativa. I deficit di attenzione dell’autismo, quindi, possono esser giustificati
coerentemente con la teoria di meta-rappresentazione di Leslie. La comprensione dell’attenzione
può esser considerata la base della ToM e si sviluppa tra i 7 ed i 9 mesi, periodo in cui Trevarthen
ha collocato la comparsa dell’intersoggettività secondaria.
Per sviluppare una ToM, il bambino deve in primis capire che la percezione, come l’attenzione, può
essere selettiva; in secondo luogo, deve comprendere che l’attenzione può generare credenze.
L’autistico, comunque, è in grado di capire i desideri degli altri (anche se non le credenze) e gli
unici termini che usi per parlare di stati mentali fan riferimento ai desideri: non è, pertanto, simile
ad un comportamentista, ma ad uno psicologo del desiderio; i desideri, infatti, al contrario delle
credenze, non richiedono meta-rappresentazioni (come pure le emozioni). In sintesi, la
comprensione dell’attenzione è precursore di quella di tutti gli stati mentali che richiedano una
rappresentazione. Gran parte dei bambini autistici ha problemi nell’attribuzione di credenze di
primo ordine (“X pensa che…”); chi non ha deficit in questo dominio, ne trova nella comprensione
delle credenze di secondo ordine (“X pensa che Y pensi che…”): da questa evidenza è nata la teoria
del ritardo evolutivo specifico dell’autismo, secondo cui non c’è mai comprensione della credenza
di secondo ordine e ci sono problemi con quelle di primo ordine quando non è superata la prova del
gesto di indicare proto-dichiarativo.
LA CONOSCENZA DELLA MENTE NELL’INFANZIA: L’EMERGERE DELLA
COMUNICAZIONE INTENZIONALE
Secondo Wellman, la ToM è la psicologia della credenza-desiderio (perché credenze e desideri sono
gli stati mentali che più guidano il comportamento umano). La comprensione dei desideri si fonda
sulle emozioni primarie (amore, odio, paura) e sugli stati fisiologici (fame, eccitazione, dolore);
quella delle credenze è basata sulle esperienze percettive (vedere, udire, toccare ed odorare); la
seconda si sviluppa a partire dalla prima.
Avere una ToM vuol dire:
- riconoscere se stessi e gli altri come esseri pensanti;
- identificare stati mentali propri ed altrui;
- saper spiegare e prevedere i comportamenti sulla base di stati mentali.
Tutte queste abilità richiedono la capacità di meta-rappresentazione (cioè di creare rappresentazioni
di secondo ordine, che sono rappresentazioni di rappresentazioni). Altra abilità complessa associata
alla ToM è la comprensione delle conseguenze dell’ignoranza e della FC, laddove quest’ultima
viene sondata, ad ex., con il compito di Sally&Anne messo a punto da Baron-Cohen, risolto dai
bambini di 4 anni ma non di 3 (la bambola Sally mette una biglia in una cesta ed esce. La bambola
Anne sposta la biglia in una scatola e se ne va. Si chiede al bambino dove Sally cercherà la biglia al
suo ritorno).
Negli ultimi anni sono state approfondite le seguenti tematiche:
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