Psicologia della personalità
Capitolo 1 – Definizioni e scopi della disciplina
La psicologia della personalità è la disciplina che studia l’insieme dei sistemi psicologici complessi, organizzati e abbastanza stabili nel tempo. Le persone non sono veicoli passivi, ma sono agenti attivi i quali contribuiscono in modo causale allo sviluppo. Infatti, l’eredità gli assegna solo alcune doti e l’ambiente gli fornisce solo alcune impressioni, la vera variabile caratterizzante è il suo atteggiamento verso la vita; gli umani vivono ormai nel regno dei significati. Nel decennio 1950-1960 erano tre i fattori connotanti di una persona: la struttura dinamica, la struttura e lo sviluppo dei tratti e dei motivi. Negli ultimi quarant’anni, invece, grazie ai nuovi ausili tecnologici si è venuto affermando il campo delle neuroscienze. Nonostante ciò ha portato a vedere la personalità senza una visione olistica, dall’altro si è cercato di capire cosa hanno in comune gli individui sulle regolarità (approccio nomotetico) rispetto alle analisi delle differenze individuali (approccio idiografico) cioè delle caratteristiche psicologiche uniche di quel soggetto.
Una teoria della personalità deve rispondere a tre domande fondamentali: chi è la persona? Come è diventata ciò che è? Perché agisce in un certo modo? Ogni teoria propone una sua spiegazione alle problematiche connesse a queste domande. Secondo Pervin e John ogni teoria deve prevedere e illustrare cinque aspetti caratterizzanti della personalità:
- La struttura: quelle unità di base stabili e durevoli, come le disposizioni (tendenze temperamentali bio-genetiche), i tratti (caratteristiche che possono essere misurate, descritte e confrontate con quelle degli altri) e i tipi (caratteri individuali riferiti ad atteggiamenti o orientamenti di pensiero).
- Il processo: per spiegare il processo di strutturazione sono state proposte varie tipologie di motivazione: motivazioni di piacere (per ridurre la tensione o per incentivare le persone a raggiungere un obiettivo gratificante), motivazioni di crescita o autorealizzazione e motivazioni cognitive (evoluzionistiche per comprendere e prevedere gli eventi per controllare l’ambiente). La dinamica dello sviluppo di una personalità è caratterizzata dall’intervento di tre fattori interagenti: fattori genetici, fattori ambientali-culturali e fattori di selezione-elaborazione autoreferenziale degli stimoli percepiti (autopoiesi). L’uomo costruisce significati per mantenere costante il suo sistema adattivo al riparo di perturbazioni e squilibri. Questa modalità di funzionamento della mente può spesso portare a gravi disfunzionalità.
- Lo sviluppo: corrisponde al come una persona si sviluppa verso ciò che è. Si parla di elaborazione dell’informazione che può essere bottom-up (dallo stimolo verso l’elaborazione) e top-down (dagli schemi si elaborano le informazioni). Le informazioni svolgono un ruolo adattivo bottom-up.
- Il cambiamento: fa riferimento al grado di apertura al cambiamento della persona nel tempo e alla sua resistenza verso il mutamento a fronte di nuove situazioni di vita. Come già detto, per personalità si intende un insieme di complessi organizzati sistemi psicologici (cognitivi, emotivi e conativi), abbastanza stabili e continuativi nel tempo e in grado di garantire un efficace adattamento dell’individuo ad un ambiente che muta. La caratteristica di una persona equilibrata e sana è proprio quella di essere capace di far fronte efficacemente alle perturbazioni dell’ambiente.
- La psicopatologia: la psicologia della personalità non si può accontentare di studiare aspetti isolati del funzionamento psicologico. Risulta importante verificare l’eventuale presenza di psicopatologie nell’individuo che possono caratterizzarne la personalità. La psicologia clinica finisce spesso per sovrapporsi in molti punti alla psicologia della personalità.
Capitolo 2 – Lo studio della personalità: principali metodologie e tecniche di ricerca
La psicologia della personalità per la grande complessità dell’oggetto d’indagine è contraddistinta da un pluralismo metodologico, portando a essere considerata come una disciplina ardua. Un primo disaccordo riguarda l’impiego di metodi idiografici rispetto a quelli nomotetici, alcuni focalizzano la valutazione su elementi peculiari, altri ricercano regole universali di funzionamento della personalità. Un secondo punto riguarda lo scopo d'indagine. Alcuni cercano ipotesi causali specifiche mentre altri cercano di ottenere un quadro ampio e completo della persona. Un terzo caso è il criterio che viene impiegato per valutare i risultati (come il criterio della significatività statistica messo in discussione). Al giorno d'oggi i ricercatori riconoscono numerosi vantaggi portati dall’uso combinato di metodologie diverse. Importante è essere creativi e innovativi. Un'ipotesi dovrebbe essere mantenuta un patto che sia falsificabile, non sia stata ancora falsificata e stia contribuendo all'avanzamento della conoscenza. Il multiplismo critico di Cook e Shadish riguarda proprio l'importanza dell’utilizzo di molteplici tecniche perché nessun metodo può garantire una valutazione certa dello studio delle ipotesi. Gli approcci metodologici fondamentali sono:
- La ricerca tramite test (proiettivi e non),
- L'osservazione di laboratorio,
- Naturalistica.
Secondo Block, i dati dovrebbero provenire da quattro fonti empiriche che raccoglie sotto l’acronimo L.O.T.S.:
- LIFE: informazioni ottenute da resoconti biografici.
- OBSERVER: informazioni fornite da osservatori esterni.
- TEST: informazioni ottenute dai test.
- SELF-REPORT: informazioni ottenute dall’individuo stesso.
L’importante è verificare che i dati forniti dai vari punti di questa metodologia coincidano tra di loro, e nel caso questo non avvenga cercare di capire il perché. La diagnosi è una mappatura del funzionamento psichico che si traduce in una descrizione narrativa il più possibile sistemica, che prende il nome di formulazione del caso e deve rispettare i criteri di specificità e i criteri di generalizzabilità. Gli obiettivi della ricerca devono essere l’attendibilità e la validità. Una misura infatti deve essere utile e significativa. Il criterio più importante da rispettare è quello della generalizzabilità di un disegno di ricerca.
È importante non avvalersi solo dei reattivi ma di affiancare al testing, possibilmente, un colloquio individuale con il paziente designato. Le tecniche d’indagine psicodiagnostica varieranno da caso a caso potendo delineare i seguenti punti essenziali:
- Studio della storia personale del soggetto.
- Esame medico-fisiologico e neurologico.
- Colloquio clinico.
- Impiego di test di intelligenza (QI).
- Applicazione di test di personalità.
- Reattivi clinico-diagnostici a carattere sintomatologico.
Chi somministra questi test deve essere consapevole sia dei rischi sia dei vantaggi dell’impiego di questa metodologia. Inoltre non deve mai considerare l’uso dei test come un atto di potere nei confronti del soggetto in esame. La ricerca scientifica è sempre stata un processo di osservazione deliberato e controllato rivolto alla verifica di ipotesi che si sviluppano nell'ambito di una cornice di discussione teoretica. La sperimentale è stata un tipo di indagine basata proprio sul controllo e la manipolazione delle variabili collegate al fenomeno che si intende studiare. Gli studiosi di scienze umane e sociali continuano a porsi il problema se il metodo ‘verità’ scientifico sia effettivamente l’unica via verso la verità. La conoscenza scientifica non procede secondo logiche di tipo fideistico/religioso o ideologiche; questo tipo di conoscenza, deriva da una serie di ‘scelte ragionate’ che il ricercatore deve di volta in volta attuare. Tali scelte, finiscono per introdurre un notevole elemento di soggettività nel processo stesso: tale soggettività non può essere eliminata, ma può e deve essere resa esplicita. A ciò va aggiunto che i ricercatori sono ormai in grado di individuare con chiarezza una serie di effetti distorsivi delle situazioni laboratoriali, di studiare con rigore tali distorsioni e proporre soluzioni per un loro maggior controllo.
L'analisi fattoriale è quell'insieme di tecniche matematico-statistiche volte a ‘rappresentare’ un numero elevato di variabili per mezzo di un numero inferiore di variabili ipotetiche’. L’analisi si dice fattoriale proprio perché la riduzione del numero di variabili si basa sulla costruzione di nuove ‘variabili di sintesi’ ricavate da combinazioni lineari delle variabili originarie, dette fattori che riproducono la maggior parte dell'informazione contenuta in un insieme di numerose variabili in esame. Il metodo Spearman, ideato nel 1904, è espressione di un'impostazione teorica di tipo nomotetico (orientato, cioè, alla ricerca delle regolarità) e serve a catalogare in modo sistematico i più importanti tratti temperamentali alla base delle personalità. Gordon Allport, sin dagli inizi degli anni Venti, aveva lavorato all'elaborazione di una sua teoria dei tratti ma con un orientamento volto a dare maggiore sistematicità all'analisi degli aspetti idiografici di ogni personalità. L’analisi fattoriale ha permesso a molti psicologi della personalità di estrarre sistematicamente i più importanti tratti temperamentali che sarebbero alla base della personalità di ciascuno di noi. Ma questa modalità di indagine non sempre ha convinto gli studiosi del settore. Eysenck ritiene che la dimensione estroversione/introversione sia di natura ereditaria e sarebbe correlata all'equilibrio tra eccitazione e inibizione nella corteccia cerebrale; secondo Grey, invece, l'estroversione dipenderebbe da quanto le persone sono sensibili agli indizi di ricompensa e di punizione. I soggetti più sensibili alla ricompensa rispetto alla punizione avranno un comportamento estroverso e saranno impulsivi mentre chi è più sensibile alla punizione sarà più ansioso e avrà un comportamento introverso.
Molto importante e usato è il modello cosiddetto Big Five o ‘Modello a cinque fattori’: 1) estroversione, 2) gradevolezza, 3) coscienziosità, 4) stabilità emotiva e 5) intelletto. Un modello da cui è derivato anche un utile reattivo della personalità è il Big Five Questionnaire. Un breve cenno, ad uno dei self-report più impiegati nella diagnostica clinico-psicopatologica e di personalità: il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI). L'MMPI è frequentemente utilizzato anche in campo psicosociale e organizzativo personale. Il reattivo - costituito da 566 items nella forma completa cui si può rispondere Vero (V) o Falso (F)- inventaria i tratti di personalità del soggetto in esame su 47 scale.
Il colloquio è uno strumento di analisi delle motivazioni umane nelle loro caratteristiche del ‘qui e ora’ e nel loro divenire, nel loro procedere verso la normalità o la patologia, del loro livello di conscio e inconscio. Il colloquio risulta così un processo di conoscenza del quale non si può fare a meno. Per quanto riguarda il primo colloquio, bisogna considerare che il cliente che si presenta allo studio del professionista privato o a quello di un servizio pubblico per la prima volta, si ritrova in un ambiente arredato a volte in modo ricco a volte in modo freddo e trascurato, cose che in un modo o in un altro possono creargli ansie. Inoltre, si troverà davanti uno sconosciuto che può essere percepito con un senso di potere istituzionale/scientifico e su cui ha bisogno di farsi una qualche idea. Egli, infine, è una persona già provata da una pena psichica che a volte si trascina da anni. In questa prospettiva, il primo colloquio rappresenta un ponte emotivo cruciale che può contenere efficacemente le ansie/paure del cliente e il buon andamento potrà energizzare il clima generale del set professionale e successivamente i suoi sviluppi. Tutto ciò presuppone che in questa fase l’operatore sappia gestire bene io tempo, sappia ascoltare e capire i silenzi e sappia riformulare le domande per offrire nuovi spunti.
Capitolo 3 – Teorie in psicologia della personalità
Una teoria deve soddisfare delle condizioni:
- Definizione chiara ed esplicita della teoria, che deve essere il più preciso e comprensibile possibile.
- Raccolta sistematica di dati empirici ottenuta attraverso l’impiego di strumenti validi e attendibili.
- Verificabilità o falsificabilità dei risultati che supportano la teoria.
Deve anche essere corredata da:
- Quantità di dati tali da riuscire a spiegare in modo semplice i propri assunti basici. La miglior teoria è quella che impiega poche, chiare e precise parole.
Esistono vari tipi di teorie:
- Teorie psicologiche ad ampio raggio
- Teorie psicologiche a breve e medio raggio
I tre classici modelli analitici sono la Psicoanalisi di Freud, la Psicologia Individuale di Adler e la Psicologia analitica di Jung.
Freud nacque nel 1856 in Moravia e si trasferì a Vienna nel 1860 con la sua famiglia. Il suo sistema teorico si fonda sulla suddivisione della psiche in tre dimensioni: quella conscia (visibile), quella preconscia (solo in parte consapevole) e infine quella inconscia, che determina i nostri pensieri (I topic). Agli inizi degli anni ’20 Freud introduce tre nuove dimensioni: Es, Io e Super Io: il Super Io è il senso di colpa, che proviene da una relazione interna con l’Io e gli oggetti che popolano l’Es (II topic).
Freud fu il primo ad affermare che sia in campo diagnostico sia in campo terapeutico, bisogna concentrarsi sui desideri sessuali inconsci dell’individuo. Secondo lo psicologo la causa dell’isteria risiederebbe nella libido e nella repressione di quelle fantasie sessuali inaccettabili per la società ed è soltanto grazie alla psicoanalisi che è possibile accedere a questi livelli profondi dell’inconscio. Ogni tappa dello sviluppo dell’individuo è caratterizzata dalla presenza di principi di piacere come fase orale, fase anale e fase genitale.
Inoltre per Freud nessuna carica libidica scompare del tutto ma spesso può fluire verso altri oggetti ma di norma rimane legata all’oggetto originale. Per queste teorie Freud utilizza il Mito di Edipo e lo considera come la spiegazione delle tappe fondamentali dello sviluppo infantile. L’inconscio per lo psicologo può diventare conoscibile solo attraverso i suoi derivati, ovvero i sogni a cui dedica l’opera “L’interpretazione dei sogni”. Freud considerò la vita psichica dominata da pulsioni sessuali (Eros) e pulsioni aggressive (Thanatos).
Adler nacque a Vienna nel 1860. I suoi concetti possono essere considerati come una delle prime psicologie soggettivanti, in quanto cercano le cause dei processi psichici all’interno del soggetto stesso. La Psicologia Individuale sua oltre ad essere considerata olistica (non scinde l’azione dal pensiero), è anche considerata teleologica; per Adler è molto importante tener conto sia del passato che delle previsioni del futuro mentre per Freud era importante tenere una finestra aperta sul passato e sull’inco…
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