Estratto del documento

Introduzione

La resilienza corrisponde alla caratteristica di un individuo di riuscire a ristabilire una nuova forma non patologica di equilibrio a seguito di un evento avverso, producendo un cambiamento. Circa la natura della resilienza vi è un ampio dibattito che contrappone due posizioni:

La prima considera la resilienza come un fattore innato di personalità, definendola ego-resilienza, vedendola come frutto di tratti bio-genetici. La seconda considera la resilienza come un naturale processo dinamico rivolto all'adattamento positivo in un contesto avverso.

Differiscono per due dimensioni: l’ego-resilienza è una caratteristica di personalità mentre la resilienza è un processo di sviluppo; l’ego-resilienza non necessita dell’esposizione al rischio, mentre la resilienza lo presuppone. Diversi studi dimostrano come la capacità di vivere con modalità resilienti sia il risultato di una complessa interazione fra genotipo (organizzazione neuro-psicologica e corporea) e ecotipo (ambiente in cui è nato e vissuto).

Diversi studiosi sono convinti che la resilienza sia una capacità che può essere acquisita, con l’obiettivo di permettere ad una persona di non farsi sopraffare da eventi negativi che può incontrare nel corso della sua vita tramite i tutori di resilienza (risorse esterne, relazioni affettive, istituzioni sociali o culturali).

Le ferite ed i traumi non si rimarginano mai completamente, rimanendo come zone di vulnerabilità, punti deboli. Ma essi potranno rappresentare un punto di forza nella misura in cui permetteranno di raggiungere un nuovo stato personale.

Esiste una capacità analoga neurologica che prende il nome appunto di resilienza cerebrale. Se un sottosistema cerebrale subisce dei cambiamenti, le sue neuro-connessioni deboli (legami flessibili tra differenti regioni del cervello) possono consentire una sua riconfigurazione con effetti minimi di disturbo sull’intero sistema. Questo volume tiene conto di tre dimensioni coinvolte nello sviluppo della resilienza: psicodinamica, bio-genetica e socio-educativa relazionale.

La resilienza: teoria e ricerca

La resistenza non va confusa con la resilienza perché questa comporta un cambiamento significativo e presuppone qualità dinamiche come la flessibilità e la riformabilità. Nei diversi studi effettuati, si è cercato di porre l’attenzione sull’interazione dei molteplici fattori genetici, personologici e socio-relazionali.

Con molta probabilità, questi fattori sono evoluzionisticamente finalizzati alla fitness. La fitness è l’abilità di sopravvivere e di riprodursi in un dato ambiente. È ipotizzabile quindi che la resilienza possa essere un tratto specie-specifico che fornisca un alto livello di fitness. Joseph LeDoux ha sottolineato l’importanza del “circuito difensivo di sopravvivenza” volto a rilevare le minacce e orchestrare le risposte difensive per aiutare a mantenere vivo l’organismo.

Tra la molteplicità di fattori, si è posta l’attenzione su due in particolare: le modalità metacognitive con cui una persona introietta e rielabora gli eventi negativi che gli accadono e i processi di arousal-appraisal emozionali connessi alla gestione dell’ansia che deriva dai medesimi eventi negativi.

Entrambi gli approcci (ego-resilienza e resilienza) considerano la capacità di fronteggiare efficacemente le avversità e riprendere il proprio percorso di vita avendo fatto tesoro dell’esperienza acquisita a seguito dell’evento traumatico, l’elemento più caratterizzante della resilienza. Malaguti la definisce come “la capacità di resistere agli eventi stressanti dell’ambiente e di mobilitare risorse personali finalizzate ad una riorganizzazione positiva della propria esistenza”.

Uno studio longitudinale della durata di trent’anni sulla popolazione dell’isola Kauai pose l’accento su tre fattori cruciali:

  • Tratti temperamentali probabilmente sviluppati a seguito di risposte positive nei caregiver conferendo maggior sicurezza e maggiore autoefficacia percepita
  • Qualità del legame di attaccamento emotivamente stabile con una figura capace di prendersi cura del bambino
  • Presenza di figure comunitarie capaci di fornire supporto

Successivamente si è cercato di esplorare ancora più in profondità le variabili dipendenti dallo sviluppo della resilienza, creando due filoni di ricerche: i primi centrati su una o più variabili psicologico-relazionali e i secondi su fattori individuali. Da tali ricerche sono state sviluppate tre categorie di modelli interpretativi focalizzandosi sull’intreccio tra fattori protettivi e fattori a rischio: adattivo (che considera il contributo indipendente dei due), interazionistici (che focalizza l’attenzione dell’interazione tra i due) e ad effetto indiretto (oltre all’interazione tra i due considera eventuali fattori di prevenzione esterni).

Secondo Skodol i fattori di una personalità resiliente sono tre e sono: forte struttura del sé, capacità di tessere solide reti di relazioni interpersonali e un’alta capacità di adattabilità alle richieste ambientali. Skodol raccoglie l’insieme di queste qualità sotto due costrutti: l’ego-resilience (rapidità ed efficacia di risposta a cambiamenti ambientali) e l’hardiness (capacità di trasformare le avversità in opportunità, riducendo lo stress di eventi negativi e vedendo la vita in modo positivo, apportando uno stile di coping emotion-focused, particolarmente efficace se l’individuo può esercitare scarso controllo sull’evento).

Un altro studio condotto da Negri ha evidenziato la presenza di tre tipi di personalità in relazione al livello di controllo: ipo-controllata, iper-controllata e resiliente, che si caratterizzano per il basso (ipo e iper-controllata) o l’alto livello (resiliente) di ego-resilience. Altri lavori concordano nell’associare alle suddette tre tipologie le seguenti configurazioni di personalità sulla base del modello N.E.O.A.C.:

Livello di: Nevroticismo Energia Estroversione Gradevolezza Scrupolosità
Resilienti Basso Alto Alto Alto Alto
Iper-controllati Alto Basso
Ipo-controllati Alto Alto Basso Basso

Vengono proposte quattro tipologie di modelli interpretativi delle condizioni in cui l’impatto del rischio può essere attenuato e sostenuto:

  • Modello compensativo: i fattori protettivi opererebbero in direzione opposta a quelli di rischio (adulto che controlla il comportamento di un giovane che vive in povertà).
  • Modello protettivo: sostiene che un elemento positivo o una persona dell’ambiente di appartenenza può moderare o ridurre l’impatto dei fattori a rischio.
  • Modello della sfida: l’esposizione ad un rischio moderato non comporta necessariamente esiti negativi per un adolescente.
Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 10
Riassunto esame Psicologia della personalità, C. Varriale, Libro consigliato Resilienze: Sviluppare personalità resilienti lavorando sui processi metacognitivi, C. Varriale Pag. 1 Riassunto esame Psicologia della personalità, C. Varriale, Libro consigliato Resilienze: Sviluppare personalità resilienti lavorando sui processi metacognitivi, C. Varriale Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 10.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia della personalità, C. Varriale, Libro consigliato Resilienze: Sviluppare personalità resilienti lavorando sui processi metacognitivi, C. Varriale Pag. 6
1 su 10
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chooomp di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Varriale Cosimo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community