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Che cos'è la psicologia della personalità

È la disciplina che studia l’insieme dei sistemi psicologici complessi, organizzati e abbastanza stabili nel tempo. Oggi il livello di attivismo regolativo è più ampio di quanto si sia ritenuto in passato da Freud. Le persone non sono veicoli passivi, ma sono agenti attivi i quali contribuiscono in modo causale al proprio sviluppo. Infatti l’eredità gli assegna solo alcune doti e l’ambiente fornisce solo alcune impressioni. La vera variabile caratterizzante è il suo atteggiamento verso la vita.

Oramai è noto che gli esseri umani vivono nel regno dei significati. Nel decennio 1950-1960 venivano considerati tre fattori connotanti di una persona: la struttura, la dinamica e lo sviluppo dei tratti e dei motivi. Negli ultimi quarant'anni, invece, grazie ai nuovi ausili tecnologici, si è venuto affermando il campo delle neuroscienze. Seppur questo ha portato a vedere la personalità senza una visione olistica, dall’altro si è cercato di capire cosa hanno in comune gli individui sulle regolarità cognitivo-comportamentali (approccio nomotetico) rispetto all'analisi delle differenze individuali (approccio idiografico), cioè delle caratteristiche psicologiche uniche di quel soggetto.

Cosa ci deve dire una teoria della personalità

Deve rispondere a tre domande cruciali: Chi è la persona, come è diventata ciò che è e perché agisce in un certo modo. Ogni teoria propone una sua spiegazione delle problematiche connesse alle tre domande. Secondo Pervin e John, ogni teoria deve prevedere e illustrare cinque aspetti caratterizzanti della personalità:

  • La struttura: Quelle unità di base stabili e durevoli, come le disposizioni (tendenze temperamentali bio-genetiche), i tratti (caratteristiche che possono essere misurate, descritte e confrontate con quelle degli altri) e i tipi (caratteri individuali riferiti ad atteggiamenti o orientamenti di pensiero).
  • Il processo: Per spiegare il processo di strutturazione sono state proposte varie tipologie di motivazione: motivazioni di piacere (per ridurre la tensione o per incentivare le persone a raggiungere un obiettivo gratificante), motivazioni di crescita o di autorealizzazione e motivazioni cognitive (evoluzionistiche per comprendere e prevedere gli eventi per controllare l’ambiente). La dinamica dello sviluppo di una personalità è caratterizzata dall’intervento di tre fattori interagenti: fattori genetici, fattori ambientali-culturali e fattori di selezione-elaborazione autoreferenziale degli stimoli percepiti (autopoiesi). L'uomo costruisce significati per mantenere costante il suo sistema adattivo al riparo di perturbazioni e squilibri. Questa modalità di funzionamento della mente può spesso portare a gravi disfunzionalità.
  • Lo sviluppo: Corrisponde al come una persona si sviluppa verso ciò che è. Si parla di elaborazione dell’informazione, che può essere bottom-up (dallo stimolo verso elaborazioni) o top-down (dagli schemi si elaborano informazioni). Le emozioni svolgono un ruolo adattivo bottom-up.
  • Il cambiamento: Fa riferimento al grado di apertura al cambiamento della persona nel tempo e alla sua resistenza verso il mutamento a fronte di nuove situazioni di vita. Come già detto, per personalità si intende un insieme di complessi e organizzati sistemi psicologici (cognitivi, emotivi e conativi), abbastanza stabili e continuativi nel tempo e in grado di garantire un efficace adattamento dell’individuo a un ambiente che muta. La caratteristica di una persona equilibrata e sana è proprio quella di essere capace di far fronte efficacemente alle perturbazioni dell’ambiente.
  • La psicopatologia: La psicologia della personalità non si può accontentare di studiare aspetti isolati del funzionamento psicologico. Risulta importante verificare l’eventuale presenza di psicopatologie nell’individuo che possono caratterizzarne la personalità. La psicologia clinica finisce spesso per sovrapporsi in molti punti alla psicologia della personalità.

Considerazioni tecnico-metodologiche

La psicologia della personalità, per la grande complessità dell’oggetto d’indagine, è contraddistinta da un pluralismo metodologico, portando a essere considerata come una disciplina ardua. Un primo disaccordo riguarda l’impiego di metodi idiografici rispetto a quelli nomotetici: alcuni focalizzano l’attenzione su elementi peculiari, altri ricercano regole universali di funzionamento della personalità. Un secondo punto riguarda lo scopo d’indagine. Alcuni cercano ipotesi causali specifiche mentre altri cercano di ottenere un quadro ampio e completo della persona. Un terzo riguarda il criterio che viene impiegato per valutare i risultati (come il criterio della significatività statistica messo in discussione).

Al giorno d’oggi i ricercatori riconoscono numerosi vantaggi portati dall’uso combinato di metodologie diverse. Importante è essere creativi e innovativi. Un’ipotesi dovrebbe essere mantenuta a patto che sia falsificabile, non sia stata ancora falsificata e stia contribuendo all’avanzamento della conoscenza. Il multiplismo critico di Houts, Cook e Shadish riguarda proprio l’importanza dell’utilizzo di molteplici tecniche perché nessun metodo può garantire una valutazione inoppugnabile dell’ipotesi. Gli approcci metodologici fondamentali sono:

  • Lo studio dei casi
  • La ricerca tramite test (proiettivi e non)
  • L'osservazione di laboratorio o naturalistica

Secondo Block i dati dovrebbero provenire da quattro fonti empiriche che raccoglie sotto l’acronimo L.O.T.S.:

  • Life: Informazioni ottenute da resoconti biografici
  • Observer: Informazioni fornite da osservatori esterni
  • Test: Informazioni ottenute da test
  • Self-report: Informazioni fornite dall’individuo stesso

L’importante è verificare che i dati forniti dai vari punti di questa metodologia coincidano tra loro, e nel caso questo non avvenga, cercare di capire il perché. Gli obiettivi della ricerca devono essere l’attendibilità e la validità. Infatti una misura deve essere attendibile, utile e significativa. Il criterio più importante da rispettare è quello della generalizzabilità di un disegno di ricerca.

I test e la psicometria

È importante non avvalersi solo dei reattivi, possibilmente affiancando al testing un colloquio individuale con il paziente designato. Le tecniche d’indagine psicodiagnostica varieranno da caso a caso, potendo delineare i seguenti punti essenziali:

  • Studio della storia personale del soggetto
  • Esame medico-fisiologico e neurologico
  • Colloqui clinico
  • Test di intelligenza
  • Test di personalità proiettivi o psicometrici
  • Test vocazionali per l’orientamento

Durante l’utilizzo dei test è essenziale ricordare il rispetto che bisogna portare nei confronti della persona. Il Test di valutazione dello stile di vita del preadolescente è un test semiproiettivo ideato da C. Varriale per diagnosticare la personalità di soggetti dagli 8 ai 13 anni.

L'osservazione e il laboratorio

Importante è individuare la serie di effetti distorsivi delle situazioni laboratoriali e proporre soluzioni per un maggior controllo delle variabili studiate. Desportes ha dimostrato come la presenza dello sperimentatore nella condizione sperimentale è una variabile da non trascurare. Lo sperimentatore non deve essere fisicamente presente nello stesso luogo del soggetto, ma deve utilizzare dei mezzi che gli permettano di seguire a lunga distanza l’esecuzione del compito da parte del soggetto che deve ignorarne l’esistenza dello sperimentatore.

È poco probabile che ci si possa completamente liberare dalla serie di problematiche che riguardano l’interferenza dello sperimentatore nel setting laboratoriale. Efficace risulta il metodo del doppio cieco, dove sia i soggetti che lo sperimentatore ignorano le finalità dello studio; il soggetto non potrà collaborare o contrastare le ipotesi e lo sperimentatore non potrà suggerirgliele.

L'analisi fattoriale

L’analisi fattoriale è quell’insieme di tecniche statistiche volte a rappresentare un numero elevato di variabili per mezzo di un numero inferiore di variabili ipotetiche. È stato ideato da Sperman nel 1904 con un’impostazione nomotetica (che cerca quindi leggi universali) ed è utilizzato per ordinare in modo sistematico i più importanti tratti temperamentali alla base delle personalità. Importantissima è la riflessione sui tratti di Allport che li considera neurologicamente fondati.

Valutare una teoria

Per valutare una teoria è possibile fare riferimento a elementi basici delle teorie personologiche. Uno dei punti di partenza per una valutazione è la capacità che una teoria dovrebbe possedere di avere un riscontro effettivo con la vita reale, soddisfacendo alcune condizioni tecnico-metodologiche basiche:

  • Definizione chiara ed esplicita della teoria
  • Raccolta di dati con strumenti validi e attendibili
  • Possibilità di replica per la verificabilità o falsificabilità dei risultati
  • Possibilità di spiegare in modo semplice i propri assunti basici
  • Rilevanza euristica (per la possibilità di poter sviluppare ulteriormente la teoria)

Pertanto deve essere in grado di soddisfare criteri di parsimonia, predittività e rilevanza euristica. Le teorie possono essere personologiche ad ampio raggio o teorie e costrutti a medio-breve raggio.

Teorie personologiche ad ampio raggio

Le psicologie analitiche, a differenza del pensiero comune, sono contraddistinte da una molteplicità di contrasti teorici e personali (che si discutevano già nei primi anni del Novecento).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chooomp di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Varriale Cosimo.
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