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Psicologia della comunicazione audiovisiva

Introduzione

Il primo laboratorio di psicologia dedicato allo studio dei processi percettivi di Wundt a Lipsia (1879) ha animato interesse tra gli psicologi e studiosi dei processi cognitivi per le possibili applicazioni in campo pubblicitario che le scoperte di Wundt potevano offrire non solo alla scienza ma anche alla pratica commerciale.

La Grande Guerra e i totalitarismi hanno spinto numerosi studiosi ad analizzare i processi persuasivi che avevano caratterizzato proprio quegli eventi (effetti su condizionamento personale, grippale e sociale).

Il gruppo di Yale (1953) analizza i processi di comunicazione interpersonale e di massa: il più serio e sistematico tentativo di proporre un modello di spiegazione del messaggio persuasivo.

Influenza dei media

I media (in particolar modo la televisione) si inseriscono a pieno titolo nell'ambito di quel complesso processo che viene definito di costruzione sociale della realtà. I media esercitano la loro influenza essenzialmente attraverso un opportuno orientamento dei processi di costruzione della conoscenza. In un contesto sociale in cui la comunicazione mediatica ha assunto un valore ed una pregnanza non indifferente, risulta importante considerare il contributo che tale comunicazione ha nello sviluppo e nel mantenimento di certe rappresentazioni sociali, ovvero di come alcuni fenomeni, situazioni o comportamenti sono mediaticamente comunicati e socialmente condivisi.

Le rappresentazioni sociali che le persone si costruiscono della realtà, di un fenomeno, di una situazione, consentono loro di evitare situazioni di dubbio, incertezze, incoerenza, di prepararsi all'azione e di avere una sensazione soggettiva di controllo. Sono proprio le rappresentazioni sociali che, dando significato alla realtà, guidano i comportamenti.

Il modo di rappresentare un particolare fenomeno attraverso i mass media influenza certamente il giudizio che le persone si fanno del fenomeno stesso.

Razionalità limitata e processi decisionali

Simon negli anni ’60 aveva introdotto il concetto di razionalità limitata per indicare che i processi decisionali e gli atteggiamenti verso un particolare fenomeno non sono il risultato di un attento processo logico di analisi di tutte le alternative, ma nel prendere una decisione l’uomo tende a servirsi di scorciatoie cognitive, delle informazioni più facilmente reperibili in memoria. Soprattutto in condizioni di non elevato coinvolgimento ci serviamo delle informazioni più disponibili, di quelle più pregnanti o di quelle che prima arrivano al nostro sistema cognitivo, per risolvere un problema o per decifrare la realtà. Il nostro modo di elaborare le informazioni risponde al principio massimo di risparmio energetico. Le informazioni più facilmente percepite sono quelle che concordano con i nostri stereotipi, con uno schema già consolidato nella nostra memoria.

Efficacia della comunicazione mediatica

Diverse ricerche hanno dimostrato che non sempre le intenzioni del comunicatore sono correttamente comprese. Lo stesso problema si riscontra anche nel processo di memorizzazione. A volte l’attrattività della comunicazione e delle sue tecniche rischia di mettere in ombra il vero messaggio della comunicazione.

L’efficacia della comunicazione mediatica deve essere valutata sulla base di diversi parametri: capacità di attrarre attenzione, possibilità di essere correttamente percepita, la forza che ha di dare informazioni comprensibili, la possibilità che il messaggio sia adeguatamente ricordato ed infine la sua capacità persuasiva.

Il messaggio è efficace se vengono rispettati alcuni principi base:

  • Il rispetto del grado di segmentazione dell’audience;
  • Il rispetto e la costruzione del messaggio sulla base di un target preciso, ben conosciuto;
  • L’attenzione alle strategie di costruzione del messaggio ed in particolare al valore della ripetizione (problema della disponibilità economica del non profit);
  • Il grado di coinvolgimento affettivo (attivazione di emozioni): se la paura è elevata (campagne AIDS o tumori) le persone possono respingere le informazioni per difendersi dalla minaccia che esse contengono, se la paura è moderata le persone possono più facilmente sentirsi coinvolte e dedicare maggiore attenzione alla questione;
  • I contesti sociali e culturali incidono sulla capacità delle persone di percepire e recepire tali messaggi;
  • È necessario porre enfasi non solo sul problema e sulla situazione di disagio, ma soprattutto sulle possibili soluzioni;
  • La capacità del messaggio di stimolare la trattazione del tema: maggiore è il dibattito che si crea attorno a un tema, maggiore sarà l’attenzione al tema stesso;
  • È necessario prestare attenzione alle caratteristiche delle figure coinvolte nella trasmissione del messaggio (autorevolezza, simpatia, prestigio, affidabilità del testimonial);
  • La comunicazione persuasiva è efficace se si serve del giusto mix di canali di comunicazione.

Teorie e modelli della comunicazione

Gli studi presso la Scuola di Yale di Holland (dal 1942) avevano l’obiettivo di studiare i processi di comunicazione in genere e definire quali fossero gli elementi caratterizzanti delle campagne persuasive utilizzate per ottenere il consenso dei cittadini alla partecipazione degli USA alla Seconda Guerra Mondiale. Diverse sono le teorie e i modelli sviluppati:

  • Teoria ipodermica: considerava i messaggi mediatici come capaci di colpire un target ritenuto passivo e unanimemente influenzabile;
  • Teoria dell’agenda setting: il modo in cui i fruitori della comunicazione definiscono le questioni più importanti sarebbe il risultato di un processo che si origina nell’enfasi e nelle priorità che i mezzi di comunicazione concedono a una notizia, a un fenomeno o a un evento. L’enfasi posta su una notizia influenza il modo in cui uno spettatore costruisce una propria personale agenda ed entro questa colloca la notizia appresa. I media indicano quali sono le informazioni e le notizie a cui occorre prestare più attenzione. Non dicono come i soggetti devono pensare, ma a cosa devono pensare (McCombs e Shaw 1972);
  • Teoria della coltivazione (Gerbner): la comunicazione mediatica produce un effetto di cumulazione che porta lo spettatore a vivere in un mondo che somiglia a quello mostrato dal teleschermo. La tesi fondamentale della teoria attribuisce al mezzo televisivo la capacità di fornire allo spettatore una visione del mondo comune e condivisa (unificazione della realtà). Questa teoria prevede che i media ci dicano sia a cosa pensare sia come pensare. Questa tesi dell’effetto forte, secondo cui la televisione influenzerebbe in modo unidirezionale e in maniera deterministica i giovani è eccessivamente semplicistica.

Comunicazione e linguaggio

Processo di significazione: costruzione di un segno → qualcosa posto a rappresentare un aspetto della realtà. Segno usato con funzione comunicativa (rappresentazione condivisa). La natura del segno trova una sua rappresentazione nel triangolo semiotico, nel quale il processo di significazione viene descritto come una relazione fra tre lati:

  • L’espressione: il significante (suono, gesto…);
  • Il referente: l’oggetto o l’evento o l’azione che viene rappresentato;
  • Il contenuto: l’idea mentale del referente.

Importante notare che il segno non designa mai un oggetto, ma una sua rappresentazione, una mediazione mentale, un contenuto culturale.

Due definizioni di segno:

  • Segno come equivalenza (De Saussure): il segno è l’unione di un’immagine acustica (significante) e di un’immagine mentale (significato), così unite da poter essere rappresentate come le due facce di una stessa realtà. Ciò implica l’idea di codice: sistema di segni i cui significati sono stati arbitrariamente stabiliti;
  • Segno come inferenza (Peirce): la relazione del segno con il significato viene posta da qualcuno dentro un contesto comunicativo (es.: frase “Non credo ci sia più nulla da fare” assume significati diversi a seconda che la pronunci un medico piuttosto che il ministro dell’economia). Si ha qui la sostituzione del concetto di segno con la nozione di funzione segnica: relazione semiotica tra entità intese a significare qualcosa che può mutare al variare del contesto comunicativo.

Modello matematico della comunicazione

Negli anni ’40 si impone la definizione di comunicazione come processo di trasmissione di informazione. Il modello matematico della comunicazione vede l’informazione come l’unità minima che compone il segnale. La comunicazione consiste nel passaggio di un segnale da una fonte (emittente):

  • Attraverso un trasmettitore (es.: apparato vocale);
  • Lungo un canale (es.: filo del telefono);
  • Più o meno disturbato dal rumore;
  • A un destinatario (ricevente);
  • Grazie a un recettore (es.: apparato uditivo).

A questo modello col tempo vengono aggiunte alcune componenti:

  • La ridondanza (ripetizione del messaggio al fine di favorirne la codifica);
  • Il filtro (processo di selezione di alcuni aspetti del segnale);
  • Il feedback (quantità di informazione che dal ricevente ritorna all’emittente, influenzando i messaggi successivi).

Teoria degli atti linguistici di Austin

Pensiamo spesso che ci sia un forte contrasto tra il parlare e il fare. In realtà le parole hanno degli effetti concreti sulla realtà (rimproveri, gratifiche, sentenze giudiziarie…). La comunicazione quindi è un fare. Questo aspetto della comunicazione è stato posto in evidenza dalla Teoria degli Atti Linguistici di Austin: dire qualcosa è sempre fare qualcosa. Distingue nell’atto linguistico tre livelli corrispondenti a tre tipi di azione che compiamo simultaneamente quando parliamo:

  • L’atto locutorio → atto di dire qualcosa;
  • L’atto illocutorio → atto nel dire qualcosa, intenzioni comunicate del parlante;
  • L’atto perlocutorio → atto che si compie con il dire qualcosa, il dire produce sempre effetti e conseguenze.

In scenari differenti, le intenzioni comunicative conferiscono un senso diverso alla frase. Gli scenari forniscono indicazioni sull’intenzione comunicativa di chi sta comunicando. Il messaggio è solo uno strumento per raggiungere l’intenzione comunicativa. Messaggio e intenzione non coincidono, poiché il messaggio costituisce solo una strategia possibile d’azione comunicativa per la realizzazione dell’intenzione.

Medium e interazione

I media sono gli strumenti tra cui possiamo scegliere per comunicare. Definiamo medium qualunque strumento che ci permette di entrare in interazione e di comunicare con l’ambiente esterno. Ogni medium può essere analizzato facendo riferimento a tre dimensioni: la dimensione fisica (caratteristiche naturali del medium), la dimensione simbolica (insieme dei significati convenzionali espressi attraverso il medium), la dimensione pragmatica (l’insieme dei comportamenti con cui i soggetti utilizzano il medium).

Il primo medium utilizzato per comunicare è il corpo, il secondo medium è costituito dal disegno. L’evoluzione dei media offre la possibilità di comunicare a distanza pur conservando una forma di presenza. L’evoluzione delle nuove tecnologie ha condotto alla definizione di differenti livelli di presenza:

  • Presenza fisica: esistenza di un soggetto in una specifica regione di spazio;
  • Presenza soggettiva: percezione di essere collocato nello stesso scenario in cui si verifica un dato evento;
  • Presenza come interattività: senso di presenza collegato alla possibilità di azione del soggetto ed è la possibilità di inter-agire all’interno di mondi simulati.

Es.: fisica è la presenza dell’audiovisivo, mentre soggettiva è la percezione che io posso avere di essere nello stesso spazio fisico dei protagonisti dell’azione mentre assisto alla proiezione.

Comunicazione come interazione

1) La comunicazione è innanzitutto interazione (approccio interazionista). Tre tipi di interazione: comportamento non verbale, influenza della comunicazione sul Sé, acquisizione del mondo dei significati che il bambino sviluppa in interazione con gli adulti di riferimento. L’approccio interazionista vede la comunicazione come occasione di collaborazione. Studio dell’organizzazione del comportamento comunicativo da parte degli interagenti. A partire dagli anni ’60 studi sui comportamenti non verbali.

2) Secondo l’approccio sistemico il processo comunicativo non è un’attività occorrente tra due entità, ma un fenomeno che comprende i soggetti stessi, contribuendo alla definizione e strutturazione del loro Sé. La comunicazione viene ritenuta agente principale della costruzione dell’identità individuale e sociale. Ciò significa che mediante la comunicazione le persone costruiscono, alimentano, mantengono e modificano se stessi e la rete delle relazioni in cui sono immerse.

3) Sviluppo ontogenetico della comunicazione. Le prime forme di interazione umana sono caratterizzate dalla fusione delle esperienze, ad esempio tra neonato e madre. Solo in un momento successivo si può parlare di comunicazione, quando il bambino è in grado di percorsi come soggetto distinto dall’altro e assume la consapevolezza che il proprio comportamento può assumere una valenza comunicativa. Diverse tappe che segnano la progressiva acquisizione della competenza comunicativa e linguistica:

  • Processo di decontestualizzazione: primi simboli utilizzati dal bambino esprimono significati condivisi da pochi adulti di riferimento;
  • Processo di convenzionalizzazione: il bambino riesce a costruire procedure riutilizzate, dove è più importante l’accordo su come si fa qualcosa, piuttosto che quello che effettivamente si fa (es.: cucù settete);
  • La desostanzializzazione: bambino attraverso la decontestualizzazione diventa in grado di produrre simboli convenzionali. (es.: passaggio dal segno onomatopeico bau bau alla parola cane).

Componenti del linguaggio

Il linguaggio è costituito da più componenti:

  1. I suoni, indicati come fonemi → unità base del suono linguistico (fonologia studia le unità fondamentali del linguaggio);
  2. La grammatica, raccoglie una quantità finita di regole necessarie alla corretta costruzione di frasi;
  3. La sintassi, regola l’ordine delle parole e stabilisce le regole delle loro combinazioni;
  4. La morfologia, indica come le parole e le frasi possono essere combinate tra loro;
  5. La semantica, significati di parole e frasi. Le regole della semantica ci permettono di utilizzare le parole per esprimere le sfumature più sottili;
  6. La pragmatica, che prende in esame le parole all’interno del loro contesto di utilizzo.

Processo di articolazione linguistica

Come avviene il passaggio dall’intenzione comunicativa all’articolazione della parola? Levelt (1989) ha descritto il percorso:

  • Concettualizzazione: rappresentazione semantica di ciò che si intende dire;
  • Formulazione: traduce la struttura semantica in struttura linguistica;
  • Articolazione: esecuzione della proposizione per mezzo della muscolatura degli organi deputati alla fonazione.

Lesioni nelle aree di Broca (lobo frontale sinistro) e Wernicke (corteccia temporale sinistra) provocano tipi specifici di disturbi del linguaggio, detti afasie.

Sviluppo del linguaggio nei neonati

I neonati producono molti suoni involontari; gradualmente, nel corso dello sviluppo dell’acquisizione del linguaggio, si riconoscono quattro stadi di sviluppo:

  • Lo stadio fonatorio: dalla nascita fino ai due mesi, produzione di suoni quasi vocali, pianto riflesso e suoni vegetativi (ruttini, colpi di tosse, deglutizioni);
  • Lo stadio primitivo fonatorio: dal secondo al quarto mese, produzione sequenziale di suoni che sono quasi vocali e protoconsonanti; in questo periodo si presentano le vocalizzazioni di benessere.
  • Lo stadio di espansione: dal quarto all’ottavo mese, comparsa del babbling (lallazione).
  • Lo stadio canonico: dai cinque ai dodici mesi, culmine del processo della buona formazione sillabica.

Raggiunto l’anno di età i bambini cominciano a imparare forme linguistiche più complesse. A partire dai diciotto/venti mesi fino ai trenta si ha il periodo di massima velocità di espansione del vocabolario. Entro i due anni i bambini hanno un vocabolario di più di 50 parole. A tre anni i bambini imparano a formare i plurali e a esprimere il passato.

Teoria dell'apprendimento e acquisizione della lingua

Teoria dell’apprendimento: acquisizione della lingua segue i principi di rafforzamento e condizionamento scoperti dagli psicologi che studiano l’apprendimento (es.: un bambino che dice mamma e riceve abbracci, rafforzerà il comportamento di dire mamma). Più i genitori parlano ai loro bambini più questi diventano abili nell’uso del linguaggio. I bambini però ricevono approvazione non solo quando usano correttamente il linguaggio, ma anche quando lo usano in maniera scorretta. L’approccio della teoria dell’apprendimento non spiega quindi come i bambini acquisiscono le regole linguistiche.

Teoria di Chomsky sulla capacità linguistica innata

Il linguista Chomsky fornisce una teoria alternativa. Sostiene che gli esseri umani nascono con una capacità linguistica innata che emerge con lo sviluppo. Secondo la sua analisi tutte le lingue del mondo condividono una struttura comune chiamata grammatica universale. Il cervello di chi impiega il linguaggio sia dotato di un sistema neurale, il dispositivo di acquisizione linguistica (LAD). Chomsky sostiene quindi che il linguaggio sia un fenomeno unicamente umano reso possibile dalla presenza del dispositivo di acquisizione linguistica.

Ipotesi della relatività linguistica

Ipotesi della relatività linguistica: teoria per cui la lingua modella e può anche influire sul modo in cui le persone di una data cultura percepiscono e comprendono il mondo. Il linguaggio modella e produce il pensiero. Teorie recenti respingono la teoria della relatività linguistica e sostengono invece che sia il pensiero a produrre il linguaggio. È probabile che linguaggio e pensiero interagiscano in modi complessi.

Comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale risulta ancora oggi fondamentale sul piano relazionale in quanto interviene nella manifestazione delle

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martina.vigliotti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della comunicazione audiovisiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Russo Vincenzo.
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