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Riassunto esame psicologia dell'educazione e della formazione in una prospettiva europea, prof. Pallini, libro consigliato Insegnanti Efficaci, Gordon Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di psicologia dell'educazione e della formazione, basato sullo studio autonomo del testo consigliato dal docente Pallini: Insegnanti Efficaci di Gordon, dell'università degli Studi di Roma Tre - Uniroma3. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia dell'educazione e della formazione in una prospettiva europea docente Prof. S. Pallini

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nonostante le dodici barriere della comunicazione sono del tutto inutili, nonché dannose quando gli

studenti hanno un problema o quando è l’insegnante ad avere un problema, gli studenti raramente

reagiscono negativamente alle stesse barriere quando l’insegnamento e l’apprendimento sono

soddisfacenti; quando il rapporto insegnante – studente è buono, poiché entrambi possono soddisfare le

loro esigenze, è giusto e opportuno che gli insegnanti dirigano, avvertano, facciano la paternale,

rimproverino, consiglino, valutino, domandino, rassicurino e facciano persino del sarcasmo o dello spirito.

Finché il rapporto rimane nell’area non problematica si possono inviare tutti i tipi di messaggi, si può essere

liberi e spontanei poiché è già stata stabilita empatia e fiducia.

CAP. 7 Conflitti in classe

Per conflitto si intende uno scontro o contrasto tra due o più persone, quando i loro comportamenti

interferiscono con le esigenze degli altri, oppure quando i loro valori sono discordanti.

I conflitti tra studenti e insegnanti sono inevitabili poiché fanno parte delle interazioni umane.

La causa fondamentale del conflitto

I conflitti sono un problema di entrambi, alla base del conflitto c’è la convinzione di entrambe le parti che

ciò che l’altro sta facendo o non sta facendo gli rende la vita difficile e non rispetta le proprie esigenze.

Il metodo tipico con cui gli insegnanti risolvono i conflitti

Solitamente gli insegnanti considerano il rapporto studente – insegnante come un rapporto di potere:

essere autoritari o permissivi. Pertanto non sorprende che gli studenti, a loro volta, vedano gli insegnanti

come dei nemici a cui opporre resistenza.

Due approcci in contrapposizione: il metodo I e il metodo II

Nel metodo I è l’insegnante che vince il conflitto e lo studente perde.

Nel metodo II l’insegnante perde e lo studente vince.

Entrambi i metodi sono caratterizzati da competitività, ostinazione, mancanza di cortesia di riguardo e di

rispetto per le esigenze dell’altra persona. Inoltre ciascun metodo provoca in chi si sottomette risentimento

e rabbia.

Le conseguenze del metodo I

- provoca risentimento e forte ostilità del perdente nei confronti del vincitore;

- il perdente è poco motivato ad eseguire ciò che gli è stato imposto;

- inibisce la crescita in responsabilità e autonomia;

- produce sottomissione per mezzo della paura e inibisce lo sviluppo dello spirito di collaborazione;

- inibisce creatività, esplorazione, innovazione;

- produce basso rendimento e poca soddisfazione, induce a ritiri ed abbandoni scolastici;

- inibisce lo sviluppo di autodisciplina e autocontrollo;

- induce nel vincitore il senso di colpa.

Le conseguenze del metodo II

- provoca risentimento e ostilità nel perdente nei confronti del vincitore;

- genera nel vincente egoismo, mancanza di collaborazione e di considerazione per gli altri. (lo

studente diventa intrattabile, incontrollabile, indisciplinato);

- non produce un alto rendimento o un’alta moralità;

- provoca nel vincente sensi di colpa;

- induce lo studente a non avere rispetto per l’insegnante;

- costringe il vincente a ricorrere all’uso del potere e dell’autorità;

- tende a favorire creatività e spontaneità negli studenti m l’insegnante paga un prezzo altissimo;

L’oscillazione tra i due metodi

Raramente gli insegnanti utilizzano esclusivamente l’uno o l’altro metodo, spesso passano da un metodo

all’altro e questa incoerenza genera ancora più confusione negli studenti.

Gli insegnanti permissivi spesso permettono agli studenti di fare tutto quello che vogliono fino a quando la

situazione non diventa talmente caotica da dover intervenire mostrando il lato autoritario per ripristinare

l’ordine. In seguito l’insegnante tende a provare sensi di colpa quindi adotta di nuovo un atteggiamento

permissivo. Questa oscillazione genera molta confusione negli studenti.

I metodi I e II si basano sul potere

Entrambi i metodi per la risoluzione dei conflitti si basano sul potere.

Autorità dell’insegnante

L’idea che gli insegnanti debbano far ricorso alla propria autorità è cosi profondamente radicata nelle

nostre scuole, e nella nostra società, che i genitori stessi garantiscono il trasferimento della propria autorità

agli insegnanti, sotto forma di una legislazione specifica che garantisce agli insegnanti il diritto di agire in

loco parentis,questa legislazione formalizza la concezione dei genitori, che chiunque abbia in consegna i figli

ha bisogno di ricorrere all’autorità.

E’ opportuno invece considerare quanto l’autorità possa minare o distruggere i rapporti umani.

Primo tipo di autorità

Un tipo di autorità è basata sulla reputazione, la stima, la competenza. Per i ragazzi e i bambini tutti gli

adulti sembrano possedere questo tipo di autorità, man mano che il bambino cresce scopre che gli adulti

hanno le loro debolezze e non sono infallibili, di solito più i genitori permettono che i propri figli li investano

gratuitamente di autorità, più la delusione sarà forte successivamente.

Lo stesso vale per gli insegnanti, è importante che gli insegnanti capiscano quanto possono influire sui

propri studenti per mezzo di questa autorità che rivestono e che debbono fare attenzione a non estenderla

oltre i limiti della propria competenza.

La differenza della dimensione psicologica tra insegnante e studente, percepita dallo studente diminuisce

con l’avanzare della crescita mentre l’autorità basata sulle effettive competenze non diminuisce, anzi può

persino aumentare.

Secondo tipo di autorità

Un tipo completamente diverso di autorità deriva dal potere che ha l’insegnante di ricompensare o punire

gli studenti, si tratta di soddisfare o punire per imporre il controllo sugli studenti.

La graduale perdita di potere in classe

Un insegnante ha potere in classe finché gli studenti sono in una condizione di bisogno, mancanza,

dipendenza. Man mano che gli studenti diventano più grandi e meno dipendenti, l’insegnante perde il

potere di soddisfare le loro esigenze. Questo è il motivo per cui gli insegnanti delle scuole medie e superiori

si lamentano del fatto che il sistema delle ricompense/punizioni non funziona più.

Con gli alunni delle scuole elementari l’insegnante ha a disposizione innumerevoli sistemi per gratificare o

punire e i bambini riescono ad ottenere pochissime soddisfazioni in maniera indipendente. Uno studente

delle superiori invece è in grado di ottenere la maggior parte delle soddisfazioni da ciò che fa( sport, amici,

viaggi, etc) pertanto l’insegnante possiede molti sistemi efficaci per gratificare ma nessuno per punire. E’

per questo che gli insegnanti degli adolescenti si sentono così impotenti, i loro studenti sono indipendenti.

E dal momento che gli insegnanti continuano a voler esercitare il controllo attraverso il potere, gli

adolescenti reagiscono opponendo resistenza, mostrando atteggiamenti di indipendenza e ribellione.

Rapporti insegnante – studente nella scuola media e superiore sono molto più tesi e stressanti perché fin

da piccoli gli studenti sono stati educati da genitori ed insegnanti con il sistema del potere. Per cui, una

volta cresciuti, incominciano a reagire a questi sistemi con una crescente rabbia, ostilità, ribellione,

resistenza e contestazione.

Se si abbandona l’uso del potere, la maggior parte della loro ribellione a scuola scompare.

Gli effetti distruttivi del potere sugli studenti

Il metodo I fa ricorso al potere sotto forma di autorità e il potere è terribilmente distruttivo nei rapporti tra

persone.

In questo schema vengono messi in evidenza i meccanismi di difesa adottati in relazione ai sentimenti

provati dagli insegnanti stessi quando erano allievi e gli insegnanti esercitavano il potere su di loro:

Sentimenti Meccanismi di difesa

Risentimento, rabbia, ostilità Ribellarsi, resistere, sfidare

Frustrazione Contestare, fare ritorsioni e dispetti

Odio Mentire, fare la spia e l’ipocrita

Vergogna Incolpare altri, spettegolare

Imbarazzo Imbrogliare, plagiare,

paura, ansia, disagio Comandare, fare il prepotente, infierire sugli altri

Infelicità, tristezza Desiderio di vincere

Depressione odio per la sconfitta

Amarezza, vendetta Organizzarsi, allearsi

Impotenza, inerzia Sottomettersi, mostrarsi remissivi e servili

Ostinazione Adulare, lusingare

Competitività Adeguarsi, non correre rischi

Umiliazione, apatia Fuggire (ritirarsi, fantasticare, regredire, scappare)

Con il metodo II gli insegnanti subiscono il potere degli studenti sono particolarmente permissivi e finiscono

per sviluppare loro stessi dei meccanismi di difesa:

Ritorsioni: compiti in classe improvvisi, abbassamento del voto per la condotta

Ribellarsi: dimissioni e trasferimenti in altre scuole

Fuggire la realtà: darsi all’alcool, sviluppare malattie psicosomatiche

Adulare gli studenti

Adeguarsi: fare il minimo indispensabile

Conseguenze dell’uso del potere

Quando si ricorre al potere per risolvere i conflitti in classe, anche chi vince deve pagare un prezzo.

In primo luogo, il potere dell’insegnante dà potere anche agli studenti, poiché suscita un potere

esattamente contrario, il potere di opposizione, favorendo la distruzione.

Il risultato dei tentativi di rafforzamento di potere è una diminuzione sempre maggiore del tempo di

insegnamento – apprendimento in classe.

Inoltre, il potere riduce la capacità di influenza dell’insegnante, non riesce a motivarli, coinvolgerli, educarli,

attraverso il potere stabilisce solo come si devo comportare e non appena sarà uscito, gli studenti

riprenderanno a comportarsi come sempre.

Infine, ricorrendo al potere, gli insegnanti non hanno alcuna possibilità di allacciare con gli studenti rapporti

amichevoli e sereni. Questo stesso problema vale anche nel caso in cui siano gli studenti ad esercitare il

potere, poiché in ogni caso il potere provoca risentimento.

Come vengono giustificati il potere e l’autorità

Per giustificare il ricorso al potere esistono alcuni miti anacronistici relativi all’autorità:

- il mito della saggezza derivante dall’età e dall’esperienza

- gli studenti hanno bisogno che siano posti dei limiti ai loro comportamenti

molti adulti e insegnanti sono convinti che i ragazzi sarebbero infelici se non avessero freni o

restrizioni, in effetti i ragazzi hanno bisogno di sapere fin dove possono arrivare prima che il loro

comportamento diventi inaccettabile. Ma non hanno bisogno di un insegnante che ponga quei

limiti in maniera unilaterale, piuttosto gli studenti hanno bisogno di informazioni da parte dei loro

insegnanti per sapere cosa ne pensano del loro comportamento, in modo da poter modificare da sé

quei comportamenti che potrebbero essere rifiutati dagli insegnanti. Gli studenti, come gli adulti,

vogliono essere padroni di se stessi.

- lI mito della responsabilità di tramandare la cultura

Quando si usa il potere per rafforzare le norme di comportamento comunemente accettate si

provoca l’insorgenza di meccanismi di difesa, il potere non provoca mai un’influenza positiva, La

coercizione non riesce mai ad educare lo studente, egli sceglierà solo se lottare o sottomettersi, ma

non verrà trasmesso alcun valore.

- Con alcuni ragazzi è necessario il potere

Il più delle volte ci si riferisce a quei ragazzi che al potere rispondono con aggressività, ostinazione,

ribellione. Usare ancora più potere aggraverà soltanto la situazione. Gli studenti incontrollabili non

hanno bisogno di controlli esterni, ma di controlli interni, che si ottengono con dei rapporti in cui le

loro esigenze (e quelle degli altri) sono rispettate.

- Il mito dell’insegnante severo ma giusto

Alcuni insegnanti pensano che l’uso del potere va bene quando è esercitato in modo coerente e

giusto nell’ambito dell’elargizione di premi e punizioni. Ma non esiste alcun potere che possa

essere esercitato in maniera benigna.

CAP. 8 Il metodo III: la via democratica alla risoluzione dei conflitti

Nelle situazioni in cui si verifica un conflitto di esigenze, un metodo alternativo, il Metodo III fa in modo che

le parti coinvolte collaborino per trovare una soluzione che sia accettabile per entrambi, non costringendo

nessuno a subire il potere dell’altro.

Il metodo III è abbastanza semplice ed è usato per risolvere i conflitti di tutti i rapporti sociali, è efficace per

risolvere i conflitti tra due persone con potere equivalente.

Come funziona il Metodo III in classe

Il metodo III è un processo: sono necessarie parecchie interazioni per portare a compimento il processo di

risoluzione del conflitto., insegnante e studente collaborano per trovare insieme una soluzione che possa

essere accettata da entrambi, una soluzione che rispetti le reciproche esigenze.

L’insegnante utilizza tecniche di ascolto attivo e confronto efficace, accertandosi che lo studente capisca il

suo problema attraverso messaggi in prima persona, ma accertandosi anche di comprendere quali siano le

esigenze dello studente. Quando si mettono in chiaro le reciproche necessità, il conflitto può essere risolto

ed entrambi vincono senza dover ricorre al potere.

Il metodo III provoca dei sentimenti positivi, poiché essendo un processo democratico produce sentimenti

di reciproco rispetto. La questione fondamentale è la collaborazione che si instaura nel trovare una

soluzione che sia soddisfacente per entrambi, esso opera mediante la cooperazione e non attraverso la

competizione (come invece era per i metodi I e II).

Inoltre, il metodo III libera la creatività delle persone coinvolte, permette di trovare una soluzione

personale e creativa ai propri problemi.

Il metodo III è un vero e proprio processo di risoluzione del problema, il conflitto viene delineato come un

problema da risolvere. I conflitti vengono considerati degli eventi normali , non distruttivi e innocui. Aiuta

gli insegnanti a concepire il conflitto come consolidamento e rafforzamento del rapporto.

METODO III

Sentimenti di rispetto

insegnante studente

Comunicazione nei due sensi

Soluzione accettabile

per entrambi

In questo diagramma i due cerchi, rappresentanti lo studente e l’insegnante, sono di uguale grandezza

perché non c’è differenza di potere. Nessuno è al di sopra dell’altro e ciascuno comunica ciò che prova, ciò

che pensa (le proprie esigenze, i propri sentimenti).

Proprio perché entrambi hanno potere, il potere diviene invisibile e irrilevante, l’insegnante si rifiuta di

ricorrere al potere e lo studente in risposta non ha bisogno di esercitare un potere uguale o contrario, nel

metodo III il potere non ha ragione di esistere, le necessità di entrambe le parti vengono rispettate affinché

sorga un sentimento di reciproco rispetto.

I requisiti fondamentali per il metodo III

Per poter applicare il metodo III è necessario che gli insegnanti abbiano già acquisito una certa esperienza

con l’ascolto attivo, poiché solo con questa tecnica possono incoraggiare gli studenti a parlare delle proprie

esigenze.

Gli insegnanti devono anche saper comunicare le proprie esigenze utilizzando messaggi in prima persona.

E’ inoltre utile che l’insegnante comunichi l’intenzione di utilizzare questo metodo alternativo, spiegando in

cosa consiste, questo è ciò che dovrebbe essere comunicato agli studenti:

“Non ho intenzione di esercitare il mio potere su di voi, ma non ho neanche intenzione di lasciare che siate

voi ad esercitare il vostro potere su di me. Voglio rispettare le vostre esigenze ma voglio allo stesso tempo

che anche voi rispettiate le mie. Proviamo un metodo che potrà aiutarci a trovare una soluzione che possa

rispettare le esigenze di entrambi. La soluzione che adotteremo ci permetterà di vincere entrambi e di

ottenere quello che vogliamo.”

Il metodo III un processo in 6 fasi

Il metodo III è l’unica applicazione del processo di risoluzione in 6 fasi proposto dal pedagogo Dewey, un

metodo scientifico che un individuo applica per affrontare i problemi della vita, nel metodo III tale

applicazione del metodo scientifico riguarda la risoluzione del problema dei conflitti tra individui o gruppi.

Esso prevede 6 fasi successive e distinte:

1. Individuare il problema

2. Proporre le possibili soluzioni

3. Valutare le varie soluzioni

4. Individuare la soluzione migliore

5. Stabilire in che modo attuare la soluzione prescelta

6. Accertarsi che la soluzione prescelta abbia effettivamente risolto il problema

Prima fase: individuare il problema

La prima fase è piuttosto critica. Suggerimenti per determinare il problema o individuare il conflitto:

- Prima di avviare il processo è necessario che gli studenti capiscano che il metodo III non è un trucco

per raggirarli, quindi è opportuno dare spiegazioni accurate relative al metodo IIII.

- Coinvolgere nel processo soltanto gli studenti che hanno effettivamente a che fare con il conflitto

- Gli studenti devono partecipare al metodo III spontaneamente, non si possono forzare a

comportarsi democraticamente.

- Assicurarsi che ci sia abbastanza tempo per completare almeno una fase del processo, anche se

sarebbe meglio completarlo tutto in una sola seduta, laddove non è possibile si può interrompere

alla fine di ciascuna fase e riprenderlo successivamente

- L’insegnante deve esprimere chiaramente le proprie esigenze e i propri stati d’animo in prima

persona

- L’insegnante non deve drammatizzare sui propri sentimenti, i messaggi in prima persona devono

essere precisi e mirati

- L’insegnante deve esprimere il problema, le sue esigenze, non la soluzione che desidera, quindi non

esprimendo ciò che si vuole (voglio silenzio), ma affermare stati d’animo o difficoltà (ho mal di

testa, non mi piace ripetere le spiegazioni, non riesco ad ascoltare questo gruppo con cui sto

lavorando).

- L’insegnante deve utilizzare l’ascolto attivo per aiutare gli studenti ad esprimere le proprie

esigenze, non si deve passare alla fase 2 finché tutte le esigenze non siano state espresse. (qualora

fossero molte, si possono trascrivere sulla lavagna)

- L’insegnante deve evitare di utilizzare il metodo III per un conflitto precedentemente risolto con il

metodo I, in questo caso è meglio discutere apertamente dell’intera questione dei regolamenti

interni della classe annullando le decisioni prese in precedenza con il metodo I senza la

partecipazione degli studenti

- Non si deve introdurre il metodo III per la prima volta sollevando problemi che infastidiscono solo

l’insegnante, sarebbe meglio che esordisse con frasi tipo:”che problemi abbiamo?” “Cosa si può

cambiare per lavorare meglio?”

Seconda fase: proporre le possibili soluzioni

Dopo aver accuratamente individuato il problema, sia gli insegnanti che gli studenti possono proporre

delle soluzioni:

- Non si deve fare alcuna valutazione delle soluzioni proposte, altrimenti si limita la spontaneità

- L’insegnante deve sollecitare la partecipazione utilizzando espressioni facilitanti (Quali possono

essere le possibili soluzioni?), deve accettare tutte le idee anche le più bizzarre.

- Trascrivere o registrare ogni possibile soluzione

- L’insegnante non deve chiedere allo studente di giustificare o documentare le sue idee

- L’insegnante deve incoraggiare ciascuno studente a esprimere la sua idea

Terza fase: valutare le varie soluzioni

- Il processo di valutazione va avviato utilizzando la tecnica delle espressioni facilitanti (Quali

soluzioni vi piacciono? Avete preferenze?)

- Cancellare le soluzioni che ricevono valutazioni negative anche da una sola persona

- L’insegnante non deve esitare ad affermare le sue opinioni e preferenze al riguardo, utilizzando

sempre messaggi in prima persona

- In questa fase di documentazione e analisi l’insegnante deve incoraggiare gli studenti a difendere le

proprie proposte e dare il tempo ad ognuno di dire la sua

Quarta fase: individuare la soluzione migliore

In alcuni casi, in seguito alle prime tre fasi, la soluzione migliore può emergere da sola, e si può saltare

la fase 4, se invece rimangano molte soluzioni valide:

- Non si deve fare una votazione, essa produce sempre vincenti e perdenti e i perdenti non saranno

motivati ad attuare la soluzione decisa; si può invece attuare una pseudo votazione con dei

movimenti stabiliti per comprendere l’orientamento generale anche su quelle soluzioni che

suscitano indecisione

- Verificare le soluzioni proposte invitando gli studenti ad immaginarne le conseguenze

- Bisogna cercare di ottenere sempre il maggior consenso, per capire quando il consenso è generale

si possono utilizzare sempre espressioni facilitanti (Mi sembra tutti siamo d’accordo sul numero 3.

C’è qualcuno che non è d’accordo?)

- Scrivere le soluzioni concordate, alcuni insegnanti chiedono anche di firmare le dichiarazioni come

se fosse un contratto, laddove si scorge esitazione nel firmare da parte di uno studente, si può

individuare una celata mancanza di consenso.

Quinta fase: stabilire in che modo attuare la soluzione prescelta

E’ importante definire e mettere per iscritto le decisioni prese, chi se ne assume l’impegno, cosa deve

fare e quando.

Sesta fase: accertarsi che la soluzione prescelta abbia effettivamente risolto il problema

Questa fase serve a controllare l’efficacia del metodo, si possono utilizzare domande come:”Il problema

è effettivamente risolto?” “Siamo soddisfatti di ciò che abbiamo deciso?”

Il criterio più ovvio per controllare l’efficacia delle soluzioni trovate è la scomparsa del conflitto.

- Bisogna controllare le opinioni degli studenti sugli incarichi assunti nell’entusiasmo della risoluzione

del problema che possono rivelarsi poi molto più complessi da applicare rispetto a ciò che si era

pensato all’inizio

- Se una soluzione fallisce bisogna annullarla e trovarne un’altra senza andare incontro alla

frustrazione

CAP. 9 Ulteriori funzioni e applicazioni del Metodo III nella scuola

L’obiettivo principale dell’applicazione del metodo III consiste nell’educare le persone a risolvere i conflitti

in maniera costruttiva, in modo che ciascuno possa soddisfare le proprie esigenze e sviluppare pienamente

le proprie capacità.

Le funzioni del metodo III si possono applicare in vari tipi di rapporti:

- Nei conflitti relativi all’area di insegnamento – apprendimento: i conflitti non derivano solo dal

comportamento del negativo dello studente, anzi nella maggior parte dei casi derivano dal

rapporto insegnante – studente instaurato nell’area di insegnamento – apprendimento, poiché

questa è l’area in cui gli insegnanti sono più portati ad assumere un atteggiamento autoritario,

considerando gli obiettivi come una prerogativa, piuttosto che un rapporto di aperta collaborazione

con gli studenti. Adottando il metodo III lo studente è portato a cambiare atteggiamento e ad

essere maggiormente collaborativo;

- Nei conflitti tra studenti, che hanno degli effetti terribili sulla classe in termini di distrazione

dell’intero gruppo. In questo caso l’insegnante ha la funzione di facilitatore dell’applicazione del

metodo III, offrendo dei modelli migliori per i rapporti interpersonali degli studenti.

- Per stabilire regole e norme di comportamento in classe: le regole sono fondamentali per dare la

certezza agli studenti dei comportamenti che si possono ritenere accettabili e di quelli inaccettabili,

nelle maggior parte dei casi però queste regole sono state stabilite dagli adulti.

I conflitti tra insegnanti e studenti si verificano principalmente con queste 3 condizioni:

quando non ci sono regole o norme di comportamento chiare

quando tali regole non sono dichiarate apertamente e quindi difficili da capire o interpretare

quando le regole sono state imposte dall’autorità degli adulti senza la partecipazione degli studenti

Stabilire regole e norme di comportamento tramite assemblee di classe

Quando le regole sono stabilite esclusivamente dall’insegnante, gli studenti tendono ad infrangere tali

regole. Per ovviare a questa situazione frustrante, con l’applicazione del metodo III si possono coinvolgere

sia studenti che insegnanti per la definizione delle regole attraverso le Assemblee di classe per stabilire le

regole.

In primo luogo non si corrono rischi di definizione di regole assurde, poiché le decisioni devono essere

prese all’unanimità e l’insegnante è un membro del gruppo. È bene far capire agli studenti che questa

assemblea serve a stabilire delle regole per la classe che possano soddisfare tutti.

Si fa un elenco delle situazioni o attività che si ritengono problematiche. Si raccolgono le proposte sulle

possibili soluzioni (senza valutarle), si valutano quelle più idonee e se ne riproduce un elenco, si affigge in

bacheca e se ne riproduce una copia per ciascuno studente. Attraverso queste assemblea si offre agli

studenti un modello di democrazia: le regole rispettano le esigenze di tutti e gli studenti sono

maggiormente motivati a rispettarle perché sono stati coinvolti nel processo decisionale.

Come affrontare quei problemi che inevitabilmente insorgono durante l’applicazione del metodo III

- Possono sorgere delle proposte di soluzioni competitive che portano direttamente a delle lotte di

potere. (distinguere desideri da soluzioni)

- Può capitare che gli studenti non rispettano gli accordi (ripetere processo)

- Non si possono risolvere problemi che esulano dalla sfera di competenza dell’insegnante

- Non si riesce a trovare una soluzione (ripetere processo)

- I ragazzi possono insistere ad introdurre le punizioni per chi non rispetta gli accordi (spiegare ai

ragazzi che questo metodo è una sostituzione alla punizione)

CAP. 10 La collisione di valori nella scuola

Come riconoscere una collisione di valori

Se si tratta di un conflitto relativo ai valori, raramente gli studenti accettano di intraprendere un processo di

risoluzione del problema, per il fatto che non credono di interferire con le esigenze dell’insegnante, o che

stia subendo un torto o un danno, a causa del loro comportamento. Essi non vedono alcun problema e per

questo motivo il metodo III nel caso della collisione dei valori risulta assolutamente inutile. Allo stesso

modo risultano inefficaci il metodo I e II, contrastare i loro valori può generare aspre ribellioni e ignorare o

accettarli per forza generano nell’insegnante sentimenti di risentimento.

Gli insegnanti posso però diventare dei validi consulenti in materia di valori applicando 4 regole

fondamentali:

1. Conquistare la fiducia dello studente

2. Prepararsi adeguatamente ad affrontare il problema raccogliendo fatti, info, dati

3. Esporre le proprie idee brevemente, senza insistere senza esagerare

4. Lasciare allo studente la responsabilità del cambiamento

Quando l’insegnante si propone come consulente non deve far trapelare giudizi, quando espone le proprie

idee, lo deve fare in modo acritico e per fare ciò risulta molto utile l’ascolto attivo e infine lasciare allo

studente le proprie responsabilità.

Un altro modo di affrontare il problema dei valori è quello di comportarsi come un valido esempio. In primo

luogo bisogna costruire dei buoni rapporti con gli studenti e perché ciò avvenga è necessario adottare

costantemente il metodo III ed i messaggi in prima persona, come esempio concreto e costruttivo. Anche

nel caso in cui gli studenti non fanno propri i valori dell’insegnante, ne ammirano e ne rispettano la

coerenza, gli studenti sono sempre molto attenti a ciò che gli insegnanti dicono, indossano o fanno e ne

sono influenzati più di quanto si possa credere.

Infine, l’insegnante può cercare di modificare se stesso e diventare più tollerante cercando di capire ed

informarsi su una generazione diversa, invitando gli studenti a parlare dei loro valori, sempre attraverso

l’ascolto attivo.

Se ancora un insegnante non è riuscito a risolvere il conflitto di valori con uno studente, l’ultima cosa che

può fare è accettare serenamente ciò che non può cambiare: valori, concetti e convinzioni degli studenti.

CAP. 11 Insegnare in una scuola migliore

Gli insegnanti possono ricorrere alle tecniche del metodo “insegnanti efficaci” (metodo III) in tutti i tipi di

rapporti che sussistono all’interno dell’organizzazione scolastica.

SEZIONE SPECIALE Come affrontare i problemi dell’apprendimento in famiglia: il rapporto genitori –

insegnanti - studenti

I genitori come insegnanti dei figli

Molti genitori sono degli insegnanti estremamente efficaci finché i loro figli sono piccoli, dimostrano

un’area di tolleranza molto ampia e di riporre molta fiducia in loro. Quando il bambino comincia a

diventare più grande e a dire le prime parole, sembra che ai genitori accada qualcosa e perdono la loro

efficacia di insegnanti: cominciano a pretendere troppo, a dare premi e punizioni, a utilizzare le barriere

della comunicazione, a valutare, rimproverare e paragonare i loro figli ai figli degli altri, usare potere e

autorità. Pertanto, anche per i genitori può rivelarsi molto utile il metodo degli “insegnanti efficaci”.

Il ruolo dei genitori nella fase di apprendimento del bambino

Nell’ambito dell’apprendimento il compito di un genitore dovrebbe essere esclusivamente quello di

permettere al figlio di fare le sue esperienze. Un buon insegnante, in effetti, fornisce opportunità,

strumenti e materiali, ma evita di dare consigli o dimostrazioni e risponde soltanto se interpellato

direttamente. Per comprendere maggiormente questo processo di apprendimento personale si può

collocare il comportamento del bambino impegnato nell’apprendimento, nell’area non problematica del

rettangolo Il bambino è felicemente impegnato nel

Processo di apprendimento

Area non

problematica

Se il bambino incontra dei problemi nel processo di apprendimento, si deve collocare il suo comportamento

nella parte superiore del rettangolo, ovvero nell’area dei problemi che riguardano il bambino. (Es. se sta

cercando di costruire una torre con dei cubi, ma questa cade perché non è riuscito a sistemare bene i cubi,

quindi piange e si arrabbia, il problema non è vostro, ma del bambino:

Problemi che il bambino si irrita e piange

riguardano il

bambino

A questo punto il genitore può intervenire in due modi:

- Evitare di intervenire e lasciargli trovare da sé una soluzione

- Utilizzare l’ascolto attivo

“Quando la torre crolla ti irriti e ti riesce difficile mettere i cubi uno sull’altro senza farli cadere”

Molto probabilmente il bambino si calmerà e riprenderà il processo di apprendimento, poiché sentirà che la

mamma e i papà comprendono realmente le sue difficoltà.

Certamente un genitore può incoraggiare un figlio ad imparare qualcosa, ma non bisogna costringerlo ad

imparare.

Come trasformare la casa in un contesto educativo

La casa può offrire diverse tipologie di stimoli e un ambiente domestico alla portata del bambino affinché

possa essere autonomo nelle operazioni più disparate.

E’ inutile insistere se il bambino rifiuta di imparare

Non bisogna insegnare se non è il bambino stesso a chiederlo

Il bambino impara più facilmente dall’esperienza diretta che dall’istruzione formale

Se il bambino è contrariato meglio non insistere

Bisogna far attenzione a non annoiare o stancare il bambino

E’ inutile insistere se il bambino si rifiuta di imparare

- Non bisogna insegnare se non è il bambino stesso a chiederlo

- Il bambino impara più facilmente dall’esperienza diretta che dall’istruzione formale

- Se il bambino si mostra reticente, non si deve insistere con l’insegnamento

- Bisogna far attenzione a non annoiare o stancare il bambino

Si può anche ricorrere al potere, ma…

Ricorrendo all’autorità e al potere il bambino risponderà con gli stessi meccanismi di difesa di cui si è già

parlato, i genitori non si rendono conto che ricorrendo al potere per insegnare qualcosa ai figli, di fatto

perdono la loro influenza su di loro.

Come trasmettere i propri valori ai figli

Dal momento che i valori si imparano soprattutto dall’esempio, piuttosto che da prediche o istruzioni, è

necessario che i genitori si comportino coerentemente rispetto ai valori che vogliono insegnare ai figli.

1. Conquistarsi la fiducia;

2. Prepararsi adeguatamente ad affrontare il problema;

3. Esporre i propri valori senza insistere ed esagerare;

4. Lasciare all’altro la responsabilità di accettare o rifiutare i propri valori.

Se i figli hanno problemi a scuola

Può capitare che i bambini raccontino le loro esperienza ma può capitare anche che trasmettano dei

messaggi non verbali dopo l’esperienza scolastica: sbattere porte, fare lo scontroso, piangere, imprecare,

rifiutarsi di parlare, scappare via, lanciare oggetti, singhiozzare.


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AUTORE

FUTHURA

PUBBLICATO

8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FUTHURA di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'educazione e della formazione in una prospettiva europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Pallini Susanna.

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