Memoria, immagini e rappresentazione (Brandimonte)
Studio del rapporto tra immagini mentali e attività psichica: gli esseri umani sperimentano continuamente la presenza di immagini capaci di evocare la realtà in quel momento assente. Esse offrono un sostegno alle attività di memoria, ragionamento, creazione artistica, costruzione conoscenza; dal punto di vista sperimentale è difficile analizzare/manipolare in un altro individuo una rappresentazione mentale (è privata, sfuggente, multiforme, non osservabile/misurabile direttamente).
Le immagini mentali nella psicologia sperimentale
Già Aristotele diceva che è impossibile il pensiero senza un’immagine; alla fine del 19° sec gli strutturalisti pongono lo studio delle immagini mentali al centro della loro disciplina; la psicologia è definita scienza della mente e il mezzo privilegiato per accedere agli eventi mentali è l’introspezione (resoconto dell’esperienza soggettiva interna).
Wundt: la struttura mentale è il risultato della somma di elementi semplici e irriducibili e lo scopo dell’introspezione è la descrizione dettagliata di questi contenuti. Tre sono gli elementi costitutivi dell’esperienza cosciente: sensazioni, stati affettivi e immagini (si riferiscono a esperienze non attuali o ricordi o anticipazioni sul futuro) analizzabili attraverso l’introspezione.
Dopo pochi anni nascono dubbi sulla possibilità di studiare scientificamente le immagini mentali, difficoltà a interpretare le evidenti differenze nei resoconti soggettivi; nel 1913 col manifesto del comportamentismo di Watson le immagini mentali sono totalmente escluse dalla psicologia.
Col declino del comportamentismo e sviluppo del cognitivismo: periodo migliore per la ricerca sulle immagini mentali, considerate prodotti finali dell’attività simbolica umana (rappresentazioni).
Paivio (1971) – neomentalismo: lo scopo è la conoscenza delle strutture e processi mentali attraverso l’analisi del comportamento. Nel corso degli anni, opposizione tra:
- Pittoralisti: sostengono la specificità funzionale delle immagini mentali e la stretta somiglianza immagini/figure.
- Proposizionalisti: non è detto che le nostre rappresentazioni interne abbiano una struttura simil-figurativa.
Immaginazione intesa non come fantasia ma come produzione e uso di immagini mentali. Immagine mentale = rappresentazione mentale che produce un’esperienza simile al vedere in assenza di corrispondenti stimoli visivi; la sua origine è essenzialmente percettiva ma non necessariamente legata alla presenza effettiva del correlato esterno.
È come se la mente del soggetto imitasse i processi che avvengono quando si percepisce lo stesso oggetto nel mondo. C’è differenza tra rappresentazione linguistica e figurativa: figure e parole possono veicolare la stessa informazione, ma in modi diversi. Una figura è somigliante all’oggetto che rappresenta e ha relazioni non arbitrarie con esso; una parola non ha alcuna somiglianza col contenuto che è rappresentato.
Teorie dell’immagine mentale
Ci si chiede se il sistema immaginativo sia un modulo speciale che la mente usa per elaborare punti di attivazione su un’ipotetica matrice per elaborare descrizioni strutturali. Medium = struttura o mezzo in cui sono generate, immagazzinate, ispezionate e trasformate immagini mentali.
Teorie analogiche
Suggeriscono che nell’elaborare un’immagine mentale sono coinvolti strutture e processi che comunemente sono impegnati nella percezione visiva; l’informazione è codificata vincolando elementari proprietà visive (es. colore, contorni).
- Paivio: le immagini sono rappresentazioni concrete, mentre le rappresentazioni verbali sono legate alla modalità uditiva (astratta e sequenziale). La figura si ricorda meglio perché può essere codificata contemporaneamente con due sistemi (immaginativo + verbale).
- Kosslyn: modello computazionale (le immagini sono esperite in modo continuo, non sono sempre presenti nell’esperienza cosciente ma saltano in mente al bisogno). Le immagini mentali sono figure funzionali, funzionano come se fossero vere e proprie figure pur non possedendo nessuna delle caratteristiche fisiche delle figure (producono in noi un’esperienza simile al vedere). Possono essere paragonate a visualizzazioni sullo schermo di un pc e non semplici riproduzioni fotografiche.
- Shepard: il suo oggetto d’interesse non è l’immaginazione in generale ma i processi di trasformazione che sono comuni all’immaginazione, al riconoscimento di configurazioni e alla soluzione di problemi di natura spaziale; durante l’evoluzione biologica i vincoli più pervasivi e duraturi che governano gli oggetti del mondo esterno hanno finito per essere incorporati nelle nostre strutture percettive, tra cui lo spazio tridimensionale ed euclideo. Dato che questi vincoli sono stati progressivamente interiorizzati, le nostre rappresentazioni mentali riflettono le regole e proprietà degli oggetti esterni (il rapporto di complementarietà tra processi interni/referenti esterni è stato sviluppato dall’uomo in funzione della sopravvivenza).
Immaginazione e percezione
Quando si guarda un’immagine mentale molte sensazioni sono simili a quelle provate nell’atto di percepire qualcosa. I prodotti dei processi immaginativi sono sempre derivati da percezione che li precede (il materiale grezzo di un’immagine mentale è un percetto). L’abilità di ruotare mentalmente un’immagine può essere il risultato di un’evoluzione derivante dal vantaggio di poter predire la posizione e orientamento degli oggetti nello spazio 3D.
Equivalenza funzionale = immagini e percetti possono funzionare in modo simile e produrre comportamenti simili pur non possedendo proprietà strutturali simili (l’immagine sembra funzionare allo stesso modo della rappresentazione percettiva).
Equivalenza strutturale = hanno organizzazione interna simile, condividono lo stesso medium e determinati comportamenti.
Finke (1989): l’immaginazione è funzionalmente equivalente alla percezione nella misura in cui meccanismi simili sono attivati dal sistema visivo sia quando si immaginano oggetti che quando li si percepisce.
Interazione tra immaginazione/percezione: se si assume che immaginare e percepire porti all’attivazione degli stessi meccanismi si può ipotizzare che quando i due processi avvengono contemporaneamente si crei un’interazione come interferenza (i due processi si confondono) o facilitazione (sono complementari). L’esperienza comune mostra comunque che siamo quasi sempre capaci di distinguere se il contenuto temporaneamente presente nella nostra coscienza è
-
Riassunto esame Psicologia dell’arco della vita, prof. Giani Gallino, libro consigliato La memoria, di Baddeley
-
Riassunto esame Psicologia dell’arco della vita, prof. Giani Gallino, libro consigliato Le immagini della mente, di…
-
Riassunto esame Psicologia dell’arco della vita, prof. Giani Gallino, libro consigliato L’arco della vita, di Rutte…
-
Riassunto esame Psicologia dell’arco della vita, prof. Giani Gallino, libro consigliato Lo sviluppo nel ciclo di vi…