La memoria (Alan Baddeley)
La memoria umana non è una semplice entità unitaria, ma un complesso di sistemi interagenti con il compito di classificare, immagazzinare e recuperare le informazioni. È un sistema limitato, inattendibile, fallibile che può entrare in crisi o essere reso più efficiente attraverso strategie. È soprattutto un importante strumento di adattamento all’ambiente (è la caratteristica più distintiva della specie umana).
La struttura della memoria umana
Suddivisibile in 3 sistemi principali interagenti fra loro e ognuno scomponibile in sottosistemi:
- Info in ingresso
- Memoria sensoriale
- Memoria a breve termine e di lavoro
- Memoria a lungo termine
Visiva, uditiva, aptica
Nella memoria a lungo termine (MLT) l’informazione è ritenuta per periodi di tempo considerevoli, si occupa di immagazzinare l’informazione e trattenerla abbastanza durevolmente da poter essere accessibile per un periodo superiore a pochi secondi. A sua volta si distingue in:
- Episodica semantica (distinzione di Tulving): implica il ricordo di fatti particolari, riguarda la conoscenza del mondo
- Percettuale a lungo termine: ricordo di esperienze sensoriali non verbalizzabili (suoni, odori…)
Memoria a breve termine (MBT): memorizzazione temporanea dell’informazione allo scopo di risolvere qualche compito, una volta assolto l’informazione non serve più.
Memoria sensoriale: serie di sistemi di memoria intimamente implicati nella percezione del mondo; quella uditiva rimane nella memoria più a lungo di quella visiva.
La base fisiologica della memoria
Le prestazioni mnemoniche non sono correlate alla vividezza dell’immaginazione visiva, i commenti delle persone sulla loro memoria possono essere poco attendibili; è necessario porre ai soggetti compiti assegnando un punteggio alle loro prestazioni, per esempio creando un fattore di disturbo (interferenza selettiva) e vedendo come la memoria lavora nonostante ciò. La codifica verbale svolge una parte estremamente importante nella memoria umana; anche quando si ricordano immagini presentate visivamente c’è una forte tendenza a integrare il ricordo con la verbalizzazione.
Alimentiamo la nostra memoria: l’apprendimento
Lo studio scientifico della memoria inizia nel 1870 con Ebbinghaus che formulò l’idea rivoluzionaria che la memoria si potesse studiare sperimentalmente (prima affidato a filosofia); raccoglie prove sperimentali sul modo di operare la memoria e riesce a dimostrare che la memoria può essere investigata scientificamente, evidenziandone alcune caratteristiche fondamentali (quanta informazione viene immagazzinata e perduta).
I risultati raccolti dicono che c’è una relazione lineare tra il numero di prove di apprendimento nel giorno e la quantità di informazioni ricordate nel giorno seguente: la quantità di materiali appresi dipende dal tempo dedicato al loro apprendimento (se si raddoppia il tempo di apprendimento raddoppia la quantità di informazioni memorizzata). Inoltre, l’apprendimento è più efficiente se non si concentra la maggior parte dell’esercizio nel secondo giorno: distribuzione dell’effetto dell’esercizio (meglio distribuire gli sforzi di apprendimento su un periodo di tempo che concentrarli in un singolo blocco di apprendimento).
La motivazione ad apprendere: l’effetto della motivazione è indiretto, incide sulla quantità di tempo dedicato allo studio del materiale, che a sua volta influisce sulla quantità di apprendimento (se il soggetto è interessato, mostra più attenzione e vi dedica più tempo).
Ripetizione e apprendimento: la ripetizione meccanica, senza alcun tentativo del soggetto di organizzare il materiale, non può condurre all’apprendimento; è determinante il modo in cui l’informazione è elaborata (per esempio ricordare frasi collegate da un significato logico è più semplice).
Organizzazione e ricordo
Studio psicologico della memoria negli ultimi 100 anni, due tradizioni:
- Derivante da Ebbinghaus: misurazione precisa di un compito mnemonico semplificato in condizioni di controllo rigoroso
- Bartlett: funzionamento memorativo
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