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Pensiero e ragionamento

Philip N. Johnson-Laird

Capitolo 1 - Introduzione

Il pensiero non è soggetto ad alcun determinismo e ne sono una prova il ragionamento (inferenza) e la creatività. Deduzione: inferenza valida in cui non si verifica un’aggiunta di informazioni semantiche ma esplicita semplicemente informazioni implicite. Conclusione vera quindi la sua sarà se sono vere le premesse.

Induzione: vi è aggiunta di info semantica data dalle nostre conoscenze e l'esclusione di stati di cose che potrebbero essere compatibili con le premesse da cui partiamo. Esistono diversi tipi di ragionamento quindi in questo caso non esiste sicurezza circa la verità della conclusione, che anche se le premesse sono vere sarà solo plausibile.

Abduzione: tipo particolare di induzione. È l’induzione di una spiegazione, un processo induttivo che conduce alla spiegazione di uno o più eventi. La sua conclusione è una spiegazione.

Una conclusione è: Vera se le premesse sono vere e il ragionamento è valido. Valida se vale in tutti gli stati possibili posti dalle premesse e non esistono controesempi. Riducendo le possibilità date dalle premesse aumentiamo il grado di informazione.

La conservazione dell’informazione si ha quando non facciamo inferenze che riducano la quantità di informazioni a disposizione, ad esempio non passiamo da una premessa con una sola possibilità ad una conclusione di tre possibilità. Ragioniamo semmai per accrescere il numero di informazioni (induzione), mai per ridurlo. Esistono perciò conclusioni valide che però non trarremmo mai e ne deriva che non traiamo conclusione valida.

La logica nasce con Aristotele, che fornisce una spiegazione di deduzione. La logica moderna distingue, all’interno di un qualsiasi enunciato, tra: Forma prevale secondo la logica della dimostrazione. Contenuto prevale secondo la logica dell’interpretazione (tavole di verità). Il contenuto prevale sulla forma, interpretiamo l’enunciato e ragioniamo secondo regole contenuto-specifiche. Ad esempio, nel compito di selezione di Wason cambiando il contenuto l’errore risulta ridotto.

Assunto di Johnson-Laird: la logica psicologica è utile ma non rappresenta una teoria del ragionamento. L’uomo è in grado di cogliere la significanza e immaginare possibilità, è un essere razionale perché è capace di afferrare la forza dei controesempi. Propone quindi una Teoria dei Modelli Mentali per spiegare i diversi tipi di ragionamento dal livello più basso (inconscio) allo sviluppo di strategie inferenziali.

Capitolo 2 - Icone e Immagini

I topi nei labirinti negli esperimenti di problem solving trovano l’uscita anche con una via bloccata e esplorano aree anche se in esse non è presente del cibo quindi arrivare all’uscita del labirinto non deriva da una risposta finalistica frazionata (come ritenevano i comportamentisti) ma dalla costruzione di modelli mentali spaziali (mappe spaziali).

Differenza tra modelli mentali e immagini visive

Modelli mentali: Per rappresentarci le cose utilizziamo rappresentazioni del mondo alla base del ragionamento umano. Un modello mentale è una rappresentazione iconica e analogica (fondata sull’analogia) di stati di cose compatibili con le premesse cioè possibilità. Racchiude tutti gli stati di cose compatibili con le premesse. È fondamentale il ruolo della comprensione, perché per rappresentarci qualcosa dobbiamo averla capita.

Immagini visive: Discendono dai modelli mentali ma sono specifiche e bidimensionali. Sono rappresentazioni egocentriche di una cosa da un particolare punto di vista, mentre i modelli mentali sono strutture astratte, generiche, tridimensionali e indipendenti dal punto di vista. Essendo specifiche, le immagini possono ostacolare il ragionamento.

I concetti di negazione, congiunzione e disgiunzione, essendo astratti, trascendono i sistemi iconici e necessitano di simboli, perciò i modelli mentali devono contenere una simbologia adeguata a rappresentarli. Quindi i modelli mentali possono rappresentare diversi tipi di relazioni.

Se le premesse di un enunciato contengono relazioni spaziali (a destra di, sopra, sotto) il ragionamento migliora. Relazioni visive (più chiaro, più scuro) il ragionamento rimane invariato o peggiora. Questo tipo di relazione genera nell’area occipitale una rappresentazione che è inutile al ragionamento.

Un’altra differenza tra modelli e immagini è data dal fatto che i modelli mentali non possono essere ispezionati o manipolati come si fa con le immagini (compiti di manipolazione visiva). Ma per risolvere il problema di manipolazione visiva l’immagine deve comunque essere collegata ad una rappresentazione indipendente che contenga anche informazioni astratte. Deve quindi necessariamente poggiare su una rappresentazione indipendente. Gli studi sui compiti di manipolazione visiva hanno dimostrato che i modelli mentali sono più utili al ragionamento di quanto non lo siano le immagini.

Capitolo 3 - Modelli di possibilità

La teoria dei modelli mentali considera fondamentale per il ragionamento la rappresentazione degli stati possibili. Più possibilità ci sono più il ragionamento è lungo e complesso o vi è difficile conservare troppi modelli (possibilità) nella memoria di lavoro. Perciò è difficile ragionare su coppie di proposizioni disgiuntive (o) ed in particolare inclusive:

  • Proposizioni disgiuntive inclusive: la prof interroga oggi o domani o entrambe le cose.
  • Proposizioni disgiuntive esclusive: la prof interroga oggi o domani, ma non entrambe le cose.

È comunque più semplice ragionare su proposizioni esclusive perché ammettono meno stati di cose/possibilità rispetto a quelle inclusive. Se le persone non considerano tutti gli stati possibili la conclusione corrisponde solo ad alcune delle possibilità compatibili con le premesse. Se invece ci si rappresentano tutti gli stati possibili ma non si riesce a capire cosa valga o meno in essi occorrerebbe rispondere che NVC (no valid conclusion).

Il ragionamento è più semplice se richiede di considerare le conseguenze di un solo stato di cose possibile, più complesso se occorre prendere in considerazione le conseguenze di più stati. Le inferenze che chiamano in causa molti stati possibili sono intrattabili, qualunque sistema di ragionamento risulta inadeguato, finirebbe la memoria prima di averle vagliate tutte.

Capitolo 4 - Mente non cosciente

Teorie del Doppio Processo: distinguono tra inferenze rapide e intuitive di cui non siamo consapevoli ed altre più lente e deliberate. Date delle premesse, processi inconsci generano rappresentazioni (modelli mentali) nella working memory di cui possiamo essere consapevoli. Il mondo della mente cosciente è frutto di processi inconsci che generano rappresentazioni di cui non sempre siamo consapevoli. Es. se valutiamo la competenza di qualcuno visionandone una foto non siamo consapevoli neanche delle intuizioni alla base delle nostre deduzioni. Nel caso delle deduzioni siamo invece consapevoli almeno delle premesse e della conclusione, anche se ci sfugge il processo inferenziale.

Memoria di lavoro: contiene solo rappresentazioni mentali di cui siamo coscienti, che scaturiscono da processi paralleli di cui non possiamo essere consapevoli. Il cervello contiene una gerarchia di processori che operano in parallelo. L’architettura gerarchica implica uno scarto tra comportamento cosciente e non cosciente.

Capitolo 5 - Intuizioni e ragionamento non cosciente

Tutte le inferenze si basano su processi inconsci. Il punto di partenza può essere conscio o inconscio come consce o insconse possono essere le conclusioni. Distinguiamo quindi 4 tipi di inferenze:

  • Da premesse inconsce conclusioni inconsce: Inferenze che hanno inizio in modo inconscio, sono eseguite in modo inconscio e generano conclusioni inconsce. Es. esperimento di Bargh: partecipanti sottoposti ad un test di abilità linguistica. Quelli sottoposti a parole che evocavano la vecchiaia ne erano influenzati inconsciamente e a livello comportamentale (Priming).
  • Da premesse consce conclusioni consce.
  • Da premesse inconsce conclusioni consce: Premesse inconsce portano ad una conclusione di cui siamo consapevoli ma che in realtà non ci sembra neanche frutto di un’inferenza. Intuizioni e presentimenti, reazioni viscerali, congetture e illuminazioni (insight).
  • Da premesse consce conclusioni inconsce: Le inferenze inconsce non utilizzano la memoria di lavoro e sono perciò approssimative e grossolane. Non vi è confronto tra possibilità, non vi sono nessi di dipendenza né considerazione di solo alcuni membri di un insieme per valutare una possibilità alla volta. Il sistema di ragionamento non cosciente si basa sui contenuti della memoria a lungo termine. Il sistema inconscio esegue transizioni da uno stato possibile all’altro che dipendono dal contenuto, da principi generali compresi nella MLT, che tendono ad operare come le euristiche, quali generano inferenze rapide, automatiche e involontarie.

I principi del sistema inconscio alla base delle euristiche sono tipo:

  • Ogni evento ha una causa.
  • Cause simili implicano un contatto fisico con gli effetti.
  • Cause simili hanno effetti simili.

I vincoli euristici pongono restrizioni sulla ricerca di cause possibili e sono alla base del pensiero magico (concezioni erronee della casualità - cose simili si comportano in modo simile) ponendo un limite alle intuizioni.

Capitolo 6 - Emozioni come inferenze

Le emozioni sono una forma primitiva di ragionamento che anziché conclusioni generano segnali. I segnali emozionali derivano da una transizione inconscia e non necessitano della memoria di lavoro. Sono più rapidi del pensiero conscio. L’emozione può influenzare il pensiero secondo un feedback positivo: il pensiero genera un’emozione, l’emozione spinge a pensare ancora, ecc.

I segnali che comunicano le emozioni sono comuni a tutte le culture, sono innati e vengono interpretati inconsciamente da aree specifiche del cervello.

  • Emozioni elementari: paura, rabbia, disgusto, felicità, tristezza. Sono innate, universali e associate a segnali ed espressioni facciali specifiche. Mediate dall’amigdala. (via rapida/lenta)
  • Emozioni complesse: hanno alla base emozioni elementari e sono caratteristiche della nostra specie. Integrano un segnale emozionale elementare ed una valutazione cognitiva cosciente. Sono: rimorso, indignazione, orgoglio, imbarazzo.

Non possiamo provare un’emozione senza che essa abbia un oggetto: l’unico modo per provare un’emozione è pensare un oggetto, non possiamo sperimentarla per un semplice sforzo di volontà.

Feedback positivo: valutazione cognitiva transizione emozione inferenza valutazione cognitiva. La valutazione cognitiva che conduce ad un’emozione può essere conscia o inconscia ma la transizione ad essa è sempre inconscia e perciò non possiamo provarla volontariamente.

Le emozioni possono generare inferenze di ogni tipo (deduzione/induzione) e queste ultime possono a loro volta generare un’emozione.

Teoria del prospetto (Kahneman e Tversky): ipotizzano un’asimmetria nel valore che attribuiamo a guadagni e perdite. Il dolore della perdita è più forte della gioia di un guadagno e siamo perciò più disposti a rischiare per evitare una perdita che per un guadagno. Quando facciamo una scelta valutiamo solo l’utilità attesa.

Pensiero controfattuale: riguarda un’alternativa immaginaria alla realtà dei fatti. Può essere generato e generare emozioni complesse.

Conseguenze delle emozioni sul ragionamento:

  • Ansia e stress lo inibiscono.
  • Le persone ragionano meglio se sono felici e le emozioni positive favoriscono le intuizioni.
  • Una forma lieve di depressione porta a stimare in modo più accurato il nostro controllo su determinate situazioni.
  • Quando ragioniamo su contenuti relativi alla nostra emozione avremo risultati migliori degli altri sugli stessi contenuti.
  • Quando un individuo con tendenze ad una malattia psicologica ragiona suoi contenuti di quella malattia lo fa meglio di altri individui e meglio rispetto a contenuti neutri.

Capitolo 7 - Ragionamento nelle malattie psicologiche

Se l’esperienza (psicoterapia) può guarire una malattia, allora può anche esserne la causa. Terapia Cognitiva (Beck): le nevrosi sono causate da inferenze invalide o fondate su false credenze. Trarre una falsa conclusione generale da un esempio particolare.

Hyper-emotion Theory (J.Laird, Mancini e Gangemi): nelle malattie psicologiche viene fatta una valutazione cognitiva di una situazione che, attraverso una transizione inconscia, conduce ad un’emozione elementare adeguata alla situazione ma sproporzionata nell’intensità, un’iperemozione. Allora poiché ci accorgiamo della sproporzione della nostra risposta emotiva ci ragioniamo sopra, in modo cosciente, dandogli feedback positivo. La transizione iniziale è causata da un evento che il più delle volte, a meno che non risalga all’infanzia, siamo in grado di ricordare ed è stato per noi traumatico a causa dell’iperemozione.

  • Disturbo ossessivo-compulsivo: il ragionamento contiene un nucleo d’ansia razionale, ma attiva una transizione inconscia che rende l’ansia più intensa. Secondo JL, chi ha un disturbo ossessivo ragiona normalmente e le inferenze che compie sulle cause della propria ansia dovrebbero farne un ragionatore provetto. Il fatto che questi soggetti rimuginino sul pericolo ne aumenta però i dettagli e ciò ne accresce la probabilità soggettiva. Anche se il paziente si rende conto che il pericolo (es. contaminazione) è irrazionale e non causato da un meccanismo causale, i suoi ragionamenti fanno in modo che i pensieri sulla probabilità del pericolo siano sempre più insistenti.
  • Ipocondria: ha inizio da certe sensazioni somatiche che vengono interpretate come sintomi di una malattia (valutazione cognitiva) e la successiva transizione inconscia produce un’ansia anomala.

Capitolo 8 - Ragionamento deduttivo

Connessioni

Ragionamento deduttivo: da premesse consce a conclusioni consce. Comprendiamo il significato delle proposizioni e lo utilizziamo coniugandolo alle nostre conoscenze per costruire modelli mentali di quel significato, cioè possibilità.

Pensiero preposizionale: deduzioni che dipendono dalle relazioni logiche tra proposizioni, dal modo in cui sono connesse le premesse.

Logica de connettivi - calcolo proposizionale (Boole): Un connettivo è un termine che collega enunciati distinti da dando origine ad un nuovo enunciato, a proposizioni complesse. (es. se… allora) Il valore di verità della proposizione formata da un connettivo dipende esclusivamente dal significato del connettivo e dal valore di verità delle proposizioni che mette in relazione. I connettivi sono vero-funzionali.

Significati logici dei connettivi:

  • e: la congiunzione che forma è vera se sono vere entrambe le proposizioni, altrimenti è falsa.
  • o: la disgiunzione (esclusiva) che forma è vera se almeno una delle proposizioni è vera. La disgiunzione inclusiva invece è vera se sono vere entrambe le proposizioni.
  • non: non è un connettivo ma ne parla comunque. Un enunciato negativo è vero se la proposizione negata è falsa.

Il nostro sistema di ragionamento costruisce un modello alla volta e cerca di costruirne il meno possibile, perché più possibilità sovraccaricano la memoria di lavoro.

Principio di verità: diversamente dai modelli completi (prodotti dai computer), che rappresentano anche ciò che è falso, i modelli mentali non rappresentano tutte le proposizioni.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maestrini.1546762 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del ragionamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Bucciarelli Monica.
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