Psicologia generale
Patologie
Acromatopsia (p.36): Perdita (di solito non totale) della capacità di elaborazione dei colori. Nei pazienti con acromatopsia risulta danneggiata una piccola parte dell'area V4. Inoltre, essi presentano gravi deficit a carico della visione spaziale (cellule adiacenti) oltre che nell'elaborazione dei colori.
Akinetopsia (p.37): Condizione in cui gli oggetti statici vengono percepiti abbastanza normalmente al contrario degli oggetti in movimento.
Atassia ottica (p.42): I pazienti affetti da atassia ottica non riescono a compiere con precisione i movimenti, quindi hanno difficoltà ad interagire con essi. Tuttavia, non presentano nessun deficit nei giudizi relativi agli oggetti (es. forma, colore ecc). Si tratta quindi di una lesione allo strato dorsale.
Agnosia visiva (p.43,79): I pazienti affetti da agnosia visiva presentano una grave compromissione della facoltà di riconoscimento degli oggetti, mentre non hanno difficoltà ad interagire con essi. Si tratta quindi di una lesione allo strato ventrale. Esistono due tipi di agnosia visiva:
- Agnosia appercettiva (il riconoscimento degli oggetti è compromesso a causa di gravi deficit nell'elaborazione percettiva)
- Agnosia associativa (il riconoscimento degli oggetti è compromesso a causa delle difficoltà nell'avere accesso alle conoscenze relative all'oggetto nella memoria)
Blindsight (p.49): I pazienti affetti da blindsight presentano una grave lesione a V1 e quindi non hanno la percezione di alcune parti del campo visivo. Tuttavia, è sorprendente il fatto che essi rispondano al movimento in quelle parti del campo visivo in cui affermano di essere ciechi. Secondo Danckert e Rossetti, esistono tre sottotipi:
- Blindsight di azione
- Blindsight di attenzione
- Agnosopsia
Weiskrantz ha usato l'espressione Blindsight di Tipo 1 per descrivere i pazienti che non presentavano consapevolezza e l'espressione Blindsight di Tipo 2 per coloro che avevano consapevolezza che stava accadendo qualcosa.
Prosopagnosia (p.85): I pazienti prosopagnosici sono in genere in grado di riconoscere quasi tutti gli oggetti abbastanza bene, malgrado enormi difficoltà incontrare nel riconoscimento dei volti.
Sindrome di Charles Bonnet (p.93): Le allucinazioni sono di comune riscontro nelle persone che sono affette dalla sindrome di Charles Bonnet. Esse presentano un aumento dell'attività delle aree cerebrali specializzate nell'elaborazione visiva durante le allucinazioni. Inoltre, le allucinazioni relative ai colori vennero associate ad un aumento dell'attività in aree cerebrali specializzate nell'elaborazione dei colori e così via.
Sindrome di Anton (p.98): Una persona cieca può non esserne consapevole e confonde l'immaginazione visiva con la percezione reale.
Neglet (p.126): Si tratta di una condizione in cui vi è una perdita di consapevolezza degli stimoli presentati sul lato controlaterale alla lesione. Nella maggior parte dei casi, la lesione cerebrale è a carico dell'emisfero destro e determina quindi una perdita di consapevolezza degli stimoli posti sul lato sinistro del campo visivo.
Estinzione (p.127): Si tratta di un fenomeno che si riscontra di frequente nei pazienti affetti da neglet. Essa implica l'incapacità a individuare uno stimolo sul lato opposto a quello della lesione cerebrale in presenza di un secondo stimolo posto sullo stesso lato della lesione. La presenza dell'estinzione suggerisce un meccanismo di competizione (la presenza dello stimolo più saliente sul lato della lesione impedisce la percezione dello stimolo meno saliente sul lato controlaterale alla lesione).
Simultanagnosia (p.131): I pazienti affetti da simultanagnosia incontrano difficoltà nel distogliere l'attenzione da un determinato stimolo visivo. Il paziente è in grado di vedere un solo oggetto alla volta, anche quando gli oggetti sono vicini.
Autori più importanti
Brodmann (p.5): Neurologo tedesco che elaborò una mappa cito-architettonica del cervello basata sulle variazioni della struttura cellulare dei tessuti.
Hubel e Wiesel (p.7,33): Applicarono la tecnica delle registrazioni a unità singola sui gatti e sulle scimmie e scoprirono l'esistenza di due tipi di neuroni: le cellule semplici (rispondono a un particolare orientamento e potrebbero svolgere un ruolo importante nell'individuazione delle caratteristiche dello stimolo) e le cellule complesse (rispondono di più ai contorni in movimento).
Zeki (p.34): Ha proposto la teoria della specializzazione funzionale, secondo cui diverse parti della corteccia cerebrale sono specializzate per differenti funzioni.
Milner-Goodale e Norman (p.41): Hanno individuato due vie:
- Via dorsale (percezione per azione, responsabile dell'analisi degli input per guidare le interazioni motorie con l'ambiente)
- Via ventrale (percezione per categorizzazione o riconoscimento, responsabile dell'analisi degli input per costruire una rappresentazione del mondo)
Norman ha fornito una spiegazione più dettagliata, tuttavia le due teorie si sovrappongono.
Jacobs (p.58): Ha sostenuto che attribuiamo maggior peso agli indizi visivi che forniscono informazioni più attendibili e sono più coerenti con gli altri indizi.
Gestalt (p.64): Corrente psicologica formata da un gruppo di psicologi tedeschi che emigrarono negli Stati Uniti tra le Due Guerre. Il loro principio fondamentale dell'organizzazione delle percezioni è la legge della pregnanza (tendenza ad interpretare le immagini ambigue come semplici e complete, anziché complesse e incomplete). Tutte le altre leggi fanno parte della legge della pregnanza (es. legge della prossimità, della somiglianza, della continuità, della chiusura, l'effetto della superiorità della configurazione e la legge del destino comune o della somiglianza di comportamento).
Palmer e Rock (p.66): Hanno proposto un nuovo principio di organizzazione visiva chiamato connessione uniforme, in base al quale qualsiasi regione con proprietà visive uniformi tende ad essere organizzata come singola unità.
David Marr (p.68): Ha proposto una delle più importanti leggi sul riconoscimento degli oggetti, chiamata teoria computazionale, che suggerisce una serie di rappresentazioni (descrizioni) durante l'atto percettivo che forniscono informazioni sempre più dettagliate sull'ambiente visivo (abbozzo primario, abbozzo 2.5-D, rappresentazione del modello 3-D).
Irving Biederman (p.68): Ha elaborato la teoria del riconoscimento per componenti che rappresenta uno sviluppo della teoria di Marr. L'assunto principale di questa teoria è che gli oggetti sono costituiti da forme di base chiamate geoni. In tutto, i geoni sono 36 e possono essere combinati in un numero infinito di modi. Percepire un oggetto significa individuare i geoni e la relazione in cui stanno e confrontarli con le rappresentazioni in memoria.
Riddoch e Humphreys (p.79): Hanno sostenuto che i problemi presentati dai pazienti cerebrolesi nel riconoscimento visivo degli oggetti possono essere spiegati da un modello gerarchico.
Humphreys (p.80): Ha definito agnosia integrativa una condizione in cui il paziente incontra gravi difficoltà nell'integrare o combinare le caratteristiche degli oggetti.
Gauthier e Tarr (p.88): Affermano che i molti risultati che sostengono che ci sono differenze importanti tra l'elaborazione dei volti e degli oggetti non dovrebbero essere presi in considerazione. Hanno elaborato la teoria dell'esperienza, tuttavia nessuna ipotesi specifica della teoria è stata convalidata.
Bruce e Young (p.89): Hanno elaborato un modello di riconoscimento dei volti che prevede otto componenti. Le previsioni che scaturiscono dal modello sono:
- Esistono delle differenze nell'elaborazione di volti familiari e poco familiari.
- L'elaborazione del volto e quella dell'espressione del volto richiedono due tipi diversi di elaborazione.
- Quando guardiamo un volto familiare si dovrebbe avere accesso prima all'informazione di familiarità, proveniente dall'unità di riconoscimento dei volti, poi alle informazioni su quella persona (es. occupazione) provenienti dal nodo di identità e infine al nome.
Duchaine e Nakayama (p.90): Hanno fornito una versione modificata del modello di riconoscimento dei volti includendo una fase iniziale in cui le persone decidono se lo stimolo che stiamo guardando è un volto.
Kosslyn (p.93): Ha proposto la teoria dell'anticipazione percettiva che ipotizzava l'esistenza di forti somiglianze tra la percezione visiva e le immagini mentali visive (sono rappresentazioni pittoriche e hanno luogo quando è presente una rappresentazione visiva nella memoria a breve termine ma non si vede lo stimolo).
Kosslyn e Thompson (p.96): Identificarono tre fattori che determinavano un'attivazione della corteccia visiva durante l'immaginazione visiva (analizzare sottili dettagli delle immagini visive, l'utilizzo di tecniche di imaging cerebrale più sensibili es. la fMRI e la richiesta di elaborazione della forma di un oggetto). La scoperta che l'attivazione della corteccia visiva primaria è associata alle immagini mentali visive non fornisce alcuna garanzia che essa sia essenziale per l'immaginazione visiva.
Gibson (p.99): Ha definito la sua teoria un approccio ecologico proprio per sottolineare che la funzione primaria della percezione è quella di promuovere l'interazione tra l'individuo e l'ambiente. La prospettiva di Gibson si collega al sistema visione-per-azione di Milner e Goodale (ignorato il sistema visione-per-percezione). Quindi, la percezione e l'azione sono strettamente collegate.
Johansson (p.104): Ha sostenuto che la capacità di percepire il movimento biologico è innata e i processi implicati sono automatici e spontanei.
Cherry (p.110): Si interessò al problema del cocktail party che riguarda la nostra capacità di seguire una sola conversazione mentre molte persone parlano contemporaneamente. Questa abilità implica l'utilizzo delle differenze fisiche (es. sesso di chi parla).
Broadbent (p.110): Ha elaborato la teoria del filtro. Inoltre sostiene nella teoria modificata che gli stimoli trascurati vengono elaborati occasionalmente per l'effetto dello slittamento. (Attenzione focalizzata uditiva)
Treisman (p.112,132): Ha elaborato la teoria dell'attenuazione e sostiene che gli stimoli trascurati vengono elaborati occasionalmente per l'effetto del filtro difettoso. (Attenzione focalizzata uditiva). La Treisman ha anche proposto la teoria dell'integrazione delle caratteristiche. (Ricerca visiva)
Deutsch e Deutsch (p.113): Hanno proposto la teoria dell'elaborazione completa. (Attenzione focalizzata uditiva)
Posner (p.115,118): Ha scoperto l'esistenza di un'attenzione nascosta (si può spostare l'attenzione anche senza movimenti oculari) e ha ipotizzato l'esistenza di due sistemi diversi:
- Un sistema endogeno, volontario e controllato dalle aspettative e dalle conoscenze del soggetto.
- Un sistema esogeno, involontario, per cui si sposta in modo automatico l'attenzione verso stimoli periferici.
Posner paragona l'attenzione focalizzata ad un riflettore. Ha individuato anche tre abilità attenzionali: disengagement (compromesso nei pazienti con neglet e simultanagnosia), shifting (lesioni al mesencefalo, in particolare al collicolo superiore) e engaging (lesioni al nucleo superiore del talamo).
Corbetta e Shulman (p.115): Hanno identificato:
- Un sistema diretto all'obiettivo o dall'alto verso il basso (via dorsale) simile al sistema endogeno di Posner.
- Un sistema guidato dallo stimolo o dal basso verso l'alto (via ventrale) simile al sistema esogeno di Posner. Questo ha la funzione di interruzione del circuito. Compromesso nei pazienti con neglet.
Eriksen e St. James: Paragonano l'attenzione focalizzata ad un obiettivo zoom (idea condivisa anche da LaBerge).
Wolfe (p.134): Ha proposto la teoria della ricerca guidata, una versione più completa della teoria dell'integrazione delle caratteristiche della Treisman.
Wickens (p.143): In contrasto con la teoria della capacità centrale (p.142), Wickens sostiene la teoria delle risorse multiple (diversi meccanismi indipendenti di elaborazione. Due compiti simili competono per le stesse risorse/meccanismi e quindi producono interferenza reciproca). (Attenzione distribuita)
Shiffrin e Schneider (p.148): Tracciarono una distinzione tra:
- Processi controllati che hanno capacità limitata, richiedono attenzione, possono essere usati in modo flessibile e operano in modo lento e in serie.
- Processi automatici che non hanno capacità limitata, non richiedono attenzione, una volta appresi è più difficile modificarli e operano in modo più veloce e in parallelo.
Moors e De Houwer (p.150): Hanno individuato le quattro caratteristiche dell'automaticità (non collegata all'obiettivo, inconscia, efficace e veloce). Essa è associata ad una ridotta attivazione della corteccia prefrontale e delle regioni collegate alla memoria di lavoro e a un trasferimento dell'attivazione corticale verso l'attivazione subcorticale.
Logan (p.151): Ha elaborato la teoria di Logan che sostiene che i processi automatici sono rapidi perché richiedono unicamente il recupero dalla memoria a lungo termine di soluzioni pregresse, già apprese.
Definizioni più importanti
Psicologia cognitiva (p.2): Cerca di comprendere l'attività cognitiva usando le evidenze comportamentali.
Neuroscienza cognitiva (p.5): Cerca di spiegare l'attività cognitiva usando le evidenze derivanti dal comportamento e dal cervello, dispone di diverse tecniche con cui è possibile stabilire dove e quando abbiano luogo alcuni processi cognitivi.
Neuropsicologia cognitiva (p.15): Studia i pazienti cerebrolesi per capire l'attività cognitiva umana normale.
Scienza cognitiva computazionale (p.19): Sviluppa modelli computazionali per ampliare le conoscenze sull'attività cognitiva umana. I due modelli più importanti sono i sistemi di produzione e le rete connessioniste.
Processi bottom-up (p.2): Elaborazione dal basso verso l'alto, influenzata direttamente dallo stimolo. Le informazioni sono già contenute nello stimolo.
Processi top-down (p.2): Elaborazione dall'alto verso il basso, influenzata dalle aspettative e dalle conoscenze dell'individuo piuttosto che solo dallo stimolo.
Elaborazione seriale (p.2): Si verifica solo un processo alla volta.
Elaborazione parallela (p.2): Si verificano più processi nello stesso momento (usata per compiti più semplici, in cui abbiamo più dimestichezza).
Campo recettivo (p.32): Parte della retina che è sensibile alla luce.
Inibizione laterale (p.32): Una riduzione dell'attività di un neurone è causata dall'attività di un neurone adiacente.
Binding problem (p.39): La specializzazione funzionale di Zeki pone il problema di come vengono combinate le informazioni sul colore, forma e movimento di un oggetto al fine di fornire una percezione coerente.
Indizi monoculari (p.55): Sono quelli che richiedono l'uso di un solo occhio. Ad esempio:
- La prospettiva lineare
- La prospettiva aerea
- La tessitura
- L'interposizione
- L'ombreggiatura
- La familiarità delle dimensioni (è possibile fornire una stima accurata della distanza dell'oggetto quando si conoscono le sue reali dimensioni)
- La parallasse di movimento
Indizi oculomotori (p.57): Basati sulla contrazione dei muscoli oculari. Essi sono:
- La convergenza (gli occhi si girano tanto più all'interno per mettere a fuoco un oggetto quanto più l'oggetto è vicino)
- L'accomodamento (grado di variazione della curvatura del cristallino permette a fuoco un oggetto vicino)
Costanza della dimensione (p.60): Consiste nella tendenza di qualsiasi oggetto di apparire delle stesse dimensioni indipendentemente dal fatto che la sua dimensione nell'immagine retinica sia grande o piccola. A volte la costanza di dimensione non è evidente a causa dell'invariabilità dimensione/distanza (data una certa immagine retinica, la dimensione percepita dell'oggetto è proporzionale alla distanza percepita (es. stanza di Ames)).
Principio di non casualità (p.69): Principio della teoria di Biederman secondo cui le regolarità nell'immagine visiva riflettono regolarità anche nel mondo reale. Ad esempio, una simmetria nell'immagine bidimensionale riflette una simmetria nell'immagine tridimensionale.
Teorie dipendenti dal punto di vista (p.73): Ipotizzano che le variazioni del punto di vista riducono la velocità/precisione del processo di riconoscimento degli oggetti. Il riconoscimento è più facile quando l'oggetto osservato corrisponde all'immagine dell'oggetto che abbiamo immagazzinato nella memoria. I meccanismi dipendenti dal punto di vista vengono usati per compiti più complessi.
Teorie indipendenti dal punto di vista (p.73): Es. la teoria di Biederman. Il processo di riconoscimento degli oggetti non è influenzato dal punto di vista dell'osservatore. I meccanismi indipendenti dal punto di vista vengono usati per i compiti più semplici (es. la semplice distinzione tra categorie).
Elaborazione olistica (p.83): Tipo di elaborazione richiesta per il riconoscimento dei volti (impiegata l'area fusiforme) che implica una forte integrazione delle caratteristiche dell'oggetto. Le evidenze a convalida del fatto che l'elaborazione olistica viene richiesta per i volti e non per gli oggetti sono:
- L'effetto dell'inversione (difficoltà)
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