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Riassunto esame Psicologia del disegno infantile, docente Negro, libro consigliato Manuale del disegno infantile, vecchie e nuove prospettive, Longobardi, Pasta

Riassunto per l'esame di psicologia del disegno infantile, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Negro: Manuale del disegno infantile, vecchie e nuove prospettive, Claudio Longobardi, Tiziano Pasta. Gli argomenti trattati sono i seguenti: scarabocchio onomatopeico, Piaget, Luquet, il bambino razionale, i vari stadi di Lowenfeld, Arnheim, i... Vedi di più

Esame di Psicologia del disegno infantile docente Prof. A. Negro

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ESTRATTO DOCUMENTO

Quindi il disegno può essere molte cose: mezzo per valutare lo sviluppo dei processi cognitivi,

una scala di misurazione dell’intelligenza, una via di accesso all’inconscio del bimbo, uno

strumento diagnostico e terapeutico.

La prospettiva estetico-dinamica

LA NASCITA DEL DISEGNO FIGURATIVO

Giunge il momento in cui il fanciullo nota un’analogia tra quello che sta disegnando e l’aspetto

di qualche oggetto reale, ed ecco che egli considera il suo tracciato una vera e propria

rappresentazione dell’oggetto. Luquet

Così lo scarabocchio, da semplice conseguenza del gesto, diventa conseguenza di un gesto

animato da un intento.

Secondo quaglia, la rassomiglianza tra un oggetto e un tracciato, non costituisce la

preoccupazione principale del bimbo.

Egli rievoca non qualunque oggetto ma quegli oggetti che animarono la sua esperienza in

senso di piacere o di dispiacere.

Il bimbo non vive in un mondo di oggetti fisici, ma in una realtà di eventi buoni o cattivi.

L’intenzione che appare non è quella di rendere riconoscibile l’oggetto, ma l’esperienza del

soggetto.

In una ricerca sul senso estetico, condotta su 400 bambini, di età compresa tra i 3 e gli 11 anni,

è stato inizialmente chiesto di eseguire un bel disegno, quello che riusciva loro meglio. Al

termine è stato chiesto di rifare, su un altro foglio, lo stesso disegno, ma di farlo brutto.

Risultati:

• I bambini più piccoli non comprendono la seconda consegna e non rispondono.

• Dopo i 5 anni i bambini comprendono, ma non sono in grado di eseguire le istruzioni. Essi,

infatti, nel secondo disegno non mantengono lo stesso soggetto del primo ma lo

cambiano. Brutto diventa così il disegno di una persona cattiva, come una strega, un

orco o un animale feroce.

• Soltanto intorno ai 7-8 anni il bambino diventa in grado di rappresentare lo stesso

soggetto grafico in forma sia bella sia brutta, trasformando semplicemente le

caratteristiche della linea. La bellezza non è più riferita al contenuto, ma all’espressività

dei mezzi grafici.

L’ESTETICA MORALE

Il primo periodo del disegno infantile è definito dell’estetica morale, suddivisa in primaria e

secondaria.

La definizione di estetica morale è suggerita dalle qualità espressive della linea che possono

essere riassunte in qualità buone oppure cattive.

Estetica morale primaria: comprende grosso modo l’intero periodo dello scarabocchio. Le

linee possono esprimere stati emotivi, come tristezza, gioia, malinconia etc. La linea non

traduce semplicemente uno stato d’animo, ma incarna essa stessa il sentimento del bambino,

e sul foglio si comporta, per esempio, aggressivamente, cancellando, annerendo e invadendo lo

spazio.

Estetica morale secondaria: caratterizza la fase di transizione dallo scarabocchio al disegno

figurativo. Le categorie estetiche non sono ancora autonome, tuttavia, con i primi disegni

schematici osserviamo che le categorie di buono e di cattivo non si riferiscono più alle

caratteristiche fisionomiche della linea, ma agli oggetti del mondo esterno rappresentati. Il

disegno della mamma è dunque bello perché la mamma è buona mentre il disegno del lupo è

brutto perché il lupo è cattivo.

L’ESTETICA PRATICA

Sei anni, segna l’età in cui comincia a verificarsi un cambiamento nei bambini relativamente ai

criteri adottati per la valutazione dei propri disegni. Tra i 6 e gli 11 anni, infatti, i bambini non

valutano più i disegni come belli o brutti con riferimento all’oggetto disegnato, ma li

considerano soprattutto in base alle modalità di esecuzione e al rispetto di regole logiche

motivate.

Es dei due disegni della nave. Una all’orizzonte, l’altra leggermente sotto.

I bimbi di 7 anni risposero che il disegno fatto meglio era quello con la nave sulla linea

dell’orizzonte. Nell’altro disegno la nave potrebbe affondare. L’acqua sopra la nave potrebbe

entrare su di essa. Il mare deve stare sotto e la nave sopra.

Il bambino adotta una logica grafica nell’esecuzione dei suoi disegni che è valida soltanto in

uno spazio bidimensionale.

Questo periodo è definito dell’estetica pratica in quanto i criteri estetici sono individuati e

definiti in base ad una logica apparente, cioè che valuta il risultato che appare, e in base al

rispetto di questa logica i disegni possono risultare giusti e, quindi, belli oppure sbagliati e,

quindi, brutti.

Es. tazza. Il manico non è soltanto una caratteristica che definisce la tazza, ma è l’elemento

dinamico della tazza. Si tratta dell’elemento che rende riconoscibile la tazza in virtù dell’azione

che il soggetto compie su di essa.

Es. delle due donne una con la pancia con in trasparenza il bimbo dentro, e l’altra solo con una

grande pancia. I bimbi sostenevano che solo la prima fosse incinta, l’altra solo grassa e perciò il

secondo disegno sbagliato.

L’ESTETICA CONVENZIONALE

Con l’adolescenza, il disegno infantile si trasforma, perdendo in modo progressivo le sue

caratteristiche e peculiarità. Gli oggetti acquistano profondità e si organizzano in uno spazio

tridimensionale.

Se prima disegna case e alberi lungo la strada mentre la percorre mentalmente, egli si colloca

di fronte a ogni oggetto che disegna. Tale caratteristica è chiamata fenomeno del

ribaltamento.

Ora invece, con l’ingresso della maturità, il ragazzo esce dal suo disegno, per assumere un

unico punto di vista. quindi gli oggetti acquistano profondità.

Le nuove categorie estetiche diventano la fedeltà e la buona composizione: alle immagini

create dall’emozione si sostituiscono quelle prodotte da una percezione precisa della realtà.

La conseguenza del disegno come copia del vero, sarebbe un impoverimento della vita

fantastica del fanciullo.

Perché mai il disegno sembra esaurire la sua capacità espressiva e l’adolescente abbandona

questa forma di comunicazione? L’adolescente non è più libero di inventare, come faceva il

fanciullo, e non sempre, da solo, riesce ad intuire che altri mezzi pittorici (configurazione, luce,

ombre, colori), possono comunicare i moti del suo animo al movimento delle forme.

La linea non basta più ad esprimere da sola i suoi sentimenti.

Agli adulti spetta il compito di agevolare quel che il bimbo inventa. Si può decidere:

1- di lasciare il disegno infantile un campo incolto, considerandolo come puro gioco

2- lo si può disciplinare al pari delle altre attività formative

3- educare il bimbo al disegno, lasciandolo libero di disegnare.

A livello psicologico, si è cercato di ridurre il disegno a strumento per valutare, per

comprendere,per analizzare lo sviluppo e la personalità del bimbo.

Il disegno è un linguaggio che il bimbo impara da solo, il solitudine, e che gli adulti credono di

comprendere.

L’insegnante che definisce bello il disegno di un allievo o lo psicologo che ne interpreta i

simboli, non aiutano il bimbo a crescere e neppure apprezzare l’attività di disegnare. Il disegno

è in primo luogo una soluzione cognitiva che il bimbo ha escogitato per risolvere un problema.

Sta all’educatore valorizzare questa manifestazione di pura creatività e offrire al bimbo il modo

di raccontare e raccontarsi. Test grafici

IL DISEGNO COME STRUMENTO DI VALUTAZIONE DELL’INTELLIGENZA

IL TEST DELLA FIGURA UMANA DI GOODENOUGH

Chiamato test della figura umana o test dell’omino.

Il primo tentativo di utilizzare il disegno della figura umana come test è stato compiuto da

Florence Goodenough, come misura di intelligenza.

Come avviene: vengono forniti un foglio e una matita. Goodenough propone al bimbo di

rappresentare un uomo, ponendo attenzione e impiegando tutto il tempo ritenuto necessario.

“ disegnate un uomo. Fatelo meglio che potete.”

Perché l’omino: la scelta dell’omino è stata dettata in quanto è la prima figura con cui si

cimentano spontaneamente i bimbi.

Ricerca su 3600 bimbi dai 4 ai 10 anni, divisi in 3 gruppi, goodenough considera 51 elementi

grafici della figura disegnata. Assegna un punto per ogni elemento rappresentato(testa, collo,

naso, braccia, gambe, vestiti, proporzioni corrette, coordinazioni delle parti)

La somma degli elementi rappresentati, in base all’età, consente di giungere a una stima del

quoziente intellettivo.

(dopo i 12 anni il test non è più attendibile.)

Lo status sociale non influenza la resa grafica.

Correlazioni soddisfacenti tra il test dell’omino e altre prove di intelligenza.

Goodenough ritiene che il disegno misuri un aspetto intellettuale che è trascurato dagli

insegnanti nella valutazione dell’intelligenza dei loro alievi.

IL TEST DI GOODENOUGH-HARRIS

Harris pubblica una revisione del disegno della figura umana di Goodenough.

Estende la nuova versione fino all’età adolescenziale, pur riconoscendo un certa resistenza

all’esecuzione grafica da parte dei più grandi.

Come avviene:

disegnare accuratamente nell’ordine, su tre fogli diversi, la figura intera di un uomo, di una

donna, e il proprio autoritratto.

Secondo Harris, scopo del terzo disegno è studiare la formazione del concetto di sé.

Ogni elemento presente è sempre conteggiato come un punto, che permette di ottenere un

indice di maturità intellettuale, espresso sotto forma di QI di deviazione, cioè confronto del

punteggio ottenuto dal soggetto con quello del gruppo di coetanei.

In accordo con Goodenough, rileva che le prestazioni ottenute siano migliori per il campione

femminile.

Ancora oggi il test di Goodenough-Harris è considerato attendibile e viene usato dda diversi

ricercatori.

TEST GRAFICI DI MISURA DI ABILITA’ COGNITIVE SPECIFICHE.

Rispetto ai test che misurano l’intelligenza, come quello dell’omino, ci sono questi test grafici,

che valutano le abilità cognitive specifiche.

Questi test si sono dimostrati capaci di discriminare soggetti cerebrolesi e normali.

IL BENDER VISUAL-MOTOR GESTALT TEST

Lauretta Bender, elabora un compito visuocostruttivo atto a valutare il grado di maturità e di

integrazione percettivo-motoria, quindi eventuali ritardi o regressioni legati a disturbi organici o

psichici.

Chiamato test di Bender

Come avviene: utilizzabile con bimbi dai 4 anni di età.

Richiede di copiare su un foglio A4, meglio che si può e senza ausili come righello ecc, 9

figure geometriche, presentate una alla volta su cartoncini e lasciate in vista del soggetto

per tutto il tempo necessario.

Dopo l’esecuzione, gomma e fogli bianchi restano a disposizione dell’esaminato, permettendo

di cancellare.

Questo test permette di fare una prognosi relativa a eventuali difficoltà come quelle della

lettura e della scrittura.

Semplicità e rapidità di somministrazione.

Nella valutazione si tiene conto:

1- forma delle figure riprodotte

2- rapporto in cui si trovano le figure

3- collocazione nello spazio

IL DEVELOPMENTAL TEST OF VISUAL-MOTOR INTEGRATION

VMI, DI BEERY.

Uno strumento atto non solo a misurare la coordinazione del funzionamento visivo e motorio,

ma anche a riflettere le differenze nelle diverse età dello sviluppo di queste aree.

Come avviene:

Berry chiede al soggetto di copiare 27 forme geometriche(simili o uguali a quelle del test di

Bender). Tempo di esecuzione 10-15 minuti. A ogni figura riprodotta correttamente si assegna

un punto.

Per i bimbi dai 3 ai 7 anni è prevista la forma breve di 18 figure.

La prova di copiatura delle figure può essere affiancata dal test di percezione visiva PV, in

cui si richiede in 3 minuti di riconoscere il maggior numero di forme identiche. O dal test di

coordinazione motoria CM, in cui in 5 minuti, si devono delineare le forme, senza uscire dai

margini del percorso previsto.

LA FIGURA COMPLESSA DI REY.

Psicologo svizzero Andrè Rey, propose ai suoi pazienti reduci di guerra con danni

cerebrali, di riprodurre una figura apparentemente facile, e priva di significato, la cui struttura

complessa richiede in realtà un’analitica attività percettiva e organizzatrice.

Come avviene:

somministrazione del test è divisa in 2 parti.

1- il soggetto viene posto di fronte alla figura-stimolo e ad un foglio bianco. Lo si invita a

copiare l’immagine il più fedelmente possibile, rispettando proporzioni e dettagli. Per

ogni sezione del disegno copiata, si chiede di cambiare colore. Conoscendo l’ordine dei

colori riportati, è possibile registrare la successione degli elementi riportati.

2- Viene ritirato il lavoro eseguito, si fornisce al soggetto un nuovo foglio con la richiesta di

riprodurre la stessa figura, questa volta però basandosi sulla memoria.

In entrambe le prove è necessario annotare il tempo di esecuzione.(in media dai 4 ai 9 minuti)

Mediante il confronto tra il disegno eseguito copiando e quello riprodotto a memoria, Rey

ritiene di poter distinguere errori dovuti a difficoltà percettive, attentive o di organizzazione

visuospaziale e difficoltà legate alla memoria visiva a breve termine e di pianificazione.

IL TEST DEL PENSIERO CREATIVO DI TORRANCE

I test di pensiero creativo son ideati nel 1966 da Paul Torrance, son volti a valutare il pensiero

creativo inteso come un processo cognitivo, naturale e quotidiano.

Il test di Torrance è ricolto a tutti gli studenti di tutti i gradi scolastici, in forma individuale o

collettiva.

Come avviene:

Diviso in 2 parti.

1- forma A Verbale prevede di svolgere in 45 minuti, 7 attività che coinvolgono il canale

espressivo verbale, come fare domande, prevedere cause o conseguenze.

2- Forma B Figurale richiede di eseguire in 30 minuti alcuni disegni, partendo dagli

stimoli presenti sul foglio. Il tempo ridotto, induce il soggetto ad una scelta tra la

quantità e la qualità degli elaborati.

I punteggi son assegnati sia sulla base dell’originalità che della flessibilità.

Questo test si presenta come uno strumento utile per stimolare e sviluppare abilità poco

esercitate.

IL DISEGNO DELLA FIGURA UMANA COME TEST PROIETTIVO

Da un punto di vista clinico, il disegno è considerato come un mezzo di espressione del proprio

mondo interiore, dal momento che è uno strumento che investiga sui tratti della personalità.

L’USO DEI TEST GRAFICI PROIETTIVI

I metodi grafici proiettivi son tra i 10 tipi di tecniche più usate in ambito clinico e di consulenza.

Per la somministrazione ci sono alcune cose da rispettare: somministrazione individuale,

situazione controllata, rispettare rigorosamente le istruzioni di procedura.

Se il bimbo ha difficoltà ad iniziare, è necessario scoprire la natura del blocco, rassicurarlo nella

riuscita, oppure rimandare l’esecuzione.

La natura di questi test si basa su 3 principali tipi di variabili:

comportamento del soggetto

aspetti grafico-formali

contenuto del disegno

Tratto :

le linee dovrebbero essere fluide, ma decise e ben definite.

Tratto molto lungo: indice di un comportamento inibito.

Tratto corto: incontrollabilità ed eccitabilità.

Linee dentellate: segnale di aggressività.

Tratto interrotto, discontinuo, indeciso o rinforzato: indice di ansia, incertezza,

instabilità.

La pressione del tratto rivela il grado di energia psichica del soggetto.

Pressione media e costante: buon adattamento, stabilità emotiva.

Tratto leggero: associato a timidezza, insicurezza e inibizione.

Le Cancellature :

cancellature moderate: vanno bene

cancellature eccessive: maggiore insicurezza e mancanza di autostima.

Necessario ricordare che gli indicatori grafici non certificano, ma suggeriscono, non rivelano la

verità, ma esprimono tendenze.

IL DISEGNO DELLA PERSONA DI MACHOVER

Karen Machover sostituisce l’idea di utilizzare il disegno della persona(di Goodenough) per

indagare la personalità e la dimensione affettiva del soggetto.

Secondo Karen, attraverso il disegno di una persona, l’individuo rappresenta l’espressione di

sé, o del corpo, nell’ambiente. L’ambiente sarebbe il foglio bianco.

L’immagine che costituisce la figura disegnata fornirebbe indicazioni sul livello di autostima,

sullo stato emotivo, sull’identificazione sessuale e sul rapporto che il soggetto ha con

l’ambiente sociale.

Come avviene:

“Disegna una persona”. Poi viene dato un nuovo foglio. “Adesso, disegna una persona dell’altro

sesso”.

Registrare il tempo impiegato e la successione degli elementi eseguiti.

Figure molto piccole: indice di ansia, scarsa valutazione di sé, sentimenti di inferiorità.

Figure troppo grandi: inadeguatezza, impulsività, iperattività, tentativi di compensazione o

narcisismo.

Zona del foglio occupata:

Parte superiore della pagina: soffrono spesso di mancanza di fiducia in se stessi.

Sul lato sinistro della pagina: è cosciente di sé o introverso.

Fondo della pagina: sembra essere stabile, solidamente piantato e calmo.

Al centro della pagina: ben equilibrato, adattabile ed egocentrico.

Prospettiva:

maggiormente usata è quella frontale: Preferita soprattutto dal genere femminile.

Profilo: tipica nei maschi. Indice di evasività o opposizione.

Figura di spalle: difficoltà nelle relazioni.

Omissioni, esagerazioni, distorsioni, son in genere legate a fattori di ansia relative alle

parti del corpo interessate.

Successione delle parti: il soggetto rappresenta per prima la figura corrispondente al proprio

sesso oppure una figura di sesso opposto? Per Machover, gli individui con incertezze circa la

propria identità sessuale, disegnerebbero figure di sesso diverso dal proprio.

A livello di contenuto sono identificate tre aree: il corpo, abiti e accessori, gli elementi

ambientali. Ogni dettaglio assume un preciso significato e descrive un tratto della personalità

del disegnatore.

Il corpo

La testa è la dimensione dell’intelletto, della socialità e della comunicazione. Se è disegnata

per ultima rivelerebbe difficoltà relazionali, la sua omissione può costituire un indizio di psicosi.

Disegnata molto grande è segno di tendenze aggressive, narcisismo, immaturità.

Se disegnata molto piccola è indice di inadeguatezza e di impotenza.

Il tronco è invece associato all’affettività (zona del torace), alla forza vitale (zona delle spalle)

e all’erotismo (zona del bacino).

La raffigurazione dell’ombelico indicherebbe dipendenza. Organi interni disegnati in

trasparenza sarebbe invece un chiaro indizio di psicosi.

Gli arti segnano la dimensione del contatto con il mondo esterno e indicano l’atteggiamento

del disegnatore verso l’ambiente.

Omissione mani: segno di senso di colpa, insicurezza, timidezza o depressione.

Mani molto piccole o nascoste: associate a stati d’ansia, e difficoltà a stabilire contatti sociali.

Mani molto grandi: bisogno di compensazione di un senso di inadeguatezza nelle relazioni, o

espressione aggressività.

Braccia lunghe e forti esprimerebbero un forte bisogno di affermazione.

Braccia corte: scarso adattamento, dipendenza e fragilità. Le braccia a forma di ali

rivelerebbero tendenze schizoidi.

Piedi: fornirebbero info sulla mobilità psicologia e sociale.

Omissione piedi: forte senso di inadeguatezza.

Abiti e accessori

Gli abiti possono essere molto elaborati: richiesta di approvazione.

Accessori e presenza di dettagli sono un accentuato desiderio di affermazione.

Elementi ambientali

L’aggiunta di questi elementi ambientali o di un paesaggio può indicare il bisogno di riempire lo

spazio bianco, per il timore del soggetto di ritrovarsi da solo.

Tipici elementi ambientali infantili son la casa e il sole: considerati simboli di figure genitoriali.

Vento: valutato quasi sempre negativamente, come indizio di una possibile psicosi.

Nuvole, pioggia, luna: sarebbero espressione di uno stato depressivo.

LA FIGURA UMANA NEI DISEGNI DI BIMBI CON DIFFICOLTA’

Royer 1977.

Linee dentellate, dritte e marcate sarebbero a indicare aggressività.

Ansia: indicata da figure stilizzate, menomate, disegnate ai bordi del foglio e di dimensioni

ridotte.

Insicurezza: caratterizzata da elementi grafici simili a quelli che si riferiscono all’ansia.

Soggetti con difficoltà a instaurare legami interpersonali: la figura tende a essere posta

nella zona alta a sinistra del foglio, con braccia incollate al corpo.

Soggetti con ritardo mentale: figure schematiche, robotizzate e disegnate ai bordi del

foglio. Hanno denti in trasparenza, testa sproporzionata, tronco assente o rappresentato da una

figura geometrica, volto inespressivo.

I bimbi con ritardo mentale, di solito non iniziano a disegnare prima dei 4 anni.

Bimbi abusati o maltrattati: ombreggiature, cancellature, trasparenze.

Figure disegnate solitamente di profilo o di spalle, isolate, con la sola testa o a mezzobusto, di

dimensioni sproporzionate, con arti deformati.

Caratteristiche sessuali possono essere assenti oppure accentuate.

Vestiario è esiguo. I personaggi appaiono caricati.

Negli autoritratti: figura presenta sempre distorsioni, sproporzioni e mutilazioni.

Caratteristiche anagrafiche, fisiche e sessuali, sono spesso in disaccordo con quelle reali.

Spesso la difficile situazione di questi bimbi è testimoniata dall’atteggiamento assunto durante

l’esecuzione del disegno. Sono insicuri, necessitano di molto tempo, di chiarimenti e di

rassicurazioni. Al termine del compito sembrano insoddisfatti.

TENTATIVI DI INTEGRAZIONE DELLE DIMENSIONI COGNITIVA E

AFFETTIVA

IL SISTEMA DI CODIFICA DI KOPPITZ

A Elisabeth Koppitz va riconosciuto il merito per aver tentato di integrare in un unico sistema di

valutazione del disegno della figura umana due scale indipendenti, una per la misura della

maturità intellettuale, e una per l’indagine dello sviluppo emotivo.

La modalità di esecuzione è sempre la stessa: “ mi piacerebbe che tu disegnassi una persona

intera. Può essere qualunque tipo di persona che tu voglia disegnare, purchè non sia una figura

stilizzata o un cartone.”

Non son previsti limiti di tempo.

La prima scala rileva lo sviluppo cognitivo, con 30 indicatori, derivanti dal test di Goodenough.

La seconda scala, valuta l’adattamento emozionale, con 30 indicatori.

Questi indicatori Sarebbero in grado di differenziare i disegni della persona realizzati da bimbi

con o senza difficoltà di adattamento emozionale.

Per la prima scala si assegna un punto per ogni item.

Per la seconda scala non c’è punteggio, ma una valutazione di tipo qualitativa.

IL DISEGNO DELLA FIGURA UMANA SECONDO ROYER

Nella Necessità di stabilire la relazione tra comportamenti grafici e problemi affettivi, Royer

esamina i precedenti tentativi di test grafici.

Il suo intento è quello di fornire la valutazione degli aspetti intellettivi e di quelli affettivi.

Introduce una variabile nella modalità di somministrazione: il colore.

Ai bimbi viene dato una scatola con 7 matite colorate, gomma e foglio presentato

verticalmente.

La consegna: “su questo foglio di carta disegnate un uomo, il più bello possibile e, se volete, lo

colorate.”

Nell’evoluzione del colore, Royer rileva che il bimbo fino a 5 anni ignora le sfumature, usa pochi

colori e si serve solamente di quelli preferiti per tracciare il contorno della figura.

A 6 anni, con la scolarizzazione, usa la matita per tracciare i contorni e il colore per le

sfumature.

IL SISTEMA DI CODIFICA DI NAGLIERI

Il sistema di valutazione recentemente più utilizzato e che offre le più soddisfacenti prospettive

di validazione, è il sistema di codifica proposto alla fine degli anni 80 dallo psicologo americano

Naglieri e col.

Individuano 51 item che affiancano il precedente sistema di codifica, fornendo una procedura di

valutazione in grado di considerare anche problemi di tipo emozionale.

Con questo, si riesce a differenziare studenti “normali” da studenti con problemi.

Considerare il sistema di Naglieri utile per evidenziare il disadattamento emotivo dei soggetti.

Molti non lo ritengono affidabile come strumento diagnostico per specifiche situazioni di

disagio.

ULTERIORI VERSIONI DEL DISEGNO DELLA FIGURA UMANA

LA VERSIONE DI ROSENBERG

Lascia libero il soggetto di cambiare i disegni già finiti, conservando una copia del disegno

originale. Così ha la possibilità di analizzare tutte le modifiche apportate.

Il disegnatore riceve 2 copie di fogli, contenenti ognuna un foglio di carta carbone.

Rispetto al metodo di Machover, cambia l’esame delle figure. Il soggetto è invitato identificare

le figure con i personaggi della realtà: “a che cosa somiglia questa persona?”

Poi l’esaminatore conserva le copie carbone e lascia gli originali all’esaminato, invitandolo a

modificarli come meglio crede. “ore lei è completamente libero di fare quello che vuole del suo

disegno. Lo può trasformare, scarabocchiare, cancellare, o farci una croce sopra. È libero di

trasformare il suo disegno a suo piacimento.”

Le modificazioni apportate consentono di esaminare alcuni indici:

1- indici di ostilità: il soggetto può avere un comportamento aggressivo verso le figure

disegnate, cancellandole o mutilandole.

2- Indici di rigidità o flessibilità: soggetto flessibile trasforma senza difficoltà il disegno.

Soggetto rigido si manifesta incapace di apportare la minima modifica.

3- Indici dell’affettività: disturbi emozionali della personalità.

4- Indici di inadattabilità: natura e livello delle variazioni apportate, può fornire una

diagnosi per disturbi emozionali del soggetto.

LA DONNA CHE PASSEGGIA DI FAY

“ Disegna una donna che passeggia mentre piove.”

5 minuti di tempo.

A differenza di Goodenough, Fay propone di disegnare una persona in movimento.

5 idee contenute nell’istruzione: la donna, l’atto di passeggiare, il paesaggio, la pioggia, l’atto

di ripararsi.

IL DISEGNO NELLO SPECCHIO

Quaglia 2003.

La prova consiste nel fornire al bambino un foglio sul quale è riprodotto uno specchio. Le

istruzioni sono: “Questo è uno specchio, disegna quel che vedi”.

Nonostante si avverta il soggetto che egli si trova davanti ad uno specchio, soltanto alcuni

disegnano se stessi, molti disegnano altre persone e, infine, la maggioranza disegna paesaggi.

Questa prova intende esaminare il grado di soddisfazione che il soggetto sa trarre dalla sua

immagine emotiva che lo rappresenta interiormente ed esteriormente, vale a dire a sé e agli

altri.

Più l’immagine disegnata nello specchio subirebbe trasformazioni e alterazioni rispetto al

soggetto stesso (per sesso, età, condizione fisica e sociale), arrivando fino ad una completa

scotomizzazione di sé, e più si rivelerebbe fragile il sentimento della propria identità.

IL DISEGNO DELLA FAMIGLIA

Winnicott. Il neonato da solo non esiste.

In realtà il bambino esiste solo in una rete di relazioni, quella che madre e padre tessono tra

loro e, quindi, intorno a lui.

La necessità di conoscere la qualità dei rapporti famigliari ha suggerito il test del “disegno della

famiglia.”

IL DISEGNO DELLA FAMIGLIA IMMAGINARIA DI CORMAN

In Italia, il metodo maggiormente conosciuto e utilizzato è quello proposto da Louis Corman.

Per agevolare nei bambini la proiezione dei propri sentimenti.

Per soggetti dai 5 ai 15 anni.

Corman distoglie l’attenzione del disegnatore dalla propria famiglia proponendo:

“Disegna una famiglia di tua immaginazione”.

Nonostante la consegna, con formula libera, un certo numero di soggetti disegna la propria

famiglia. La maggior parte invece, rappresenta la famiglia dei propri sogni.

L’autore sottolinea l’importanza di un colloquio alla fine del disegno, in cui chiede al bimbo di

parlare dei personaggi della famiglia da lui disegnata:

“ Dove sono? Cosa fanno? Chi è il più simpatico? Chi è il meno simpatico? Chi è il più felice? Chi

è il meno felice? Perché? Quanti anni hanno? Supponi di far parte di questa famiglia, chi

vorresti essere e perché? ”.

Per Corman è necessario notare eventuali mutamenti di umore, atteggiamenti e stati d’animo

del fanciullo nel corso della prova, che possono essere in rapporto al personaggio o alla scena

che sta rappresentando.

Corman distingue tre livelli di interpretazione:

• Livello grafico: si applicano al disegno le regole generali della grafologia. Il tratto è

analizzato per l’ampiezza e la forza valutando soprattutto la grandezza delle figure ed

eventuali stereotipie. Anche la zona della pagina assume significato, come anche le

zone lasciate bianche dal disegnatore.

• Livello delle strutture formali: il disegno può essere molto o poco dettagliato,

elaborato o schematico.

• Livello del contenuto: la famiglia disegnata viene confrontata con la famiglia reale del

disegnatore. Ovviamente le tendenze positive o negative verso il famigliare si

rifletteranno nel disegno.

Elementi considerati sono: la presenza di tutti i membri della famiglia, l’ordine di

rappresentazione dei personaggi, collocazione del soggetto, le dimensioni delle singole

figure, la cura e la ricchezza di particolari di ogni personaggio.

Particolare importanza assume il primo personaggio disegnato, che rivela il modello su cui il

soggetto investe la propria affettività.

Normalmente il primo personaggio raffigurato è anche il personaggio valorizzato.

Appare più grande delle altre figure disegnate.

Il personaggio disegnato per ultimo, più piccolo delle altre figure, in disparte, oppure nella

parte inferiore del foglio,indica, invece, il personaggio svalorizzato.

I personaggi possono anche essere aggiunti: è colui che non fa parte della famiglia del

disegnatore, ma che realizza i desideri che il bimbo nn osa esprimere.

Il ravvicinamento di due persone indica un alto livello di intimità, vissuto o desiderato dal

bimbo.

IL CONTRIBUTO DI TAMBELLI, ZAVATTINI E MOSSI

1995. hanno dato un contributo considerevole alla validazione statistica della lettura del

disegno della famiglia.

Presero in analisi 5600 disegni di bimbi dai 6 ai 13 anni.

Come avviene:

forniti al bimbo foglio A4 e matita. Non permesso l’uso della gomma.

UNA

I ricercatori suggeriscono di disegnare famiglia, lasciando libero il bimbo di scegliere la

propria o una immaginaria.

L’intento è di facilitare la proiezione di aspetti immaginativi, senza suggerimenti.

Al termine, una intervista.

Tambelli e col propongono di studiare valorizzazioni e valorizzazioni sulla base di 9 scale:

identificazione, vicinanza, personaggi aggiunti, personaggi mancanti, priorità, grandezza,

rilevanza, tono emotivo positivo, tono emotivo negativo.

IL DISEGNO DELLA FAMIGLIA NELLA PROSPETTIVA DI QUAGLIA

Quaglia 1996. Varia la consegna.

“ disegna tutte le persone di una famiglia.”

porre l’accento ma sulle singole persone

Suggerisce di non sul nucleo famigliare che lo

compongono.

Il bimbo disegnando, si ispira a un modello interno, pura rappresentazione mentale.

Ogni membro della famiglia funziona come uno specchio che riflette ed è a sua volta riflesso.

Nell’ambiente famigliare quindi, il bimbo riceve tante impressioni, o immagini emotive di sé,

quante son le persone che costituiscono il nucleo famigliare.

Secondo Quaglia il disegno costituisce il ritratto non della famiglia ideale o corretta, ma della

famiglia che vive nel soggetto.

Quindi, ogni personaggio è l’espressione di un’idea affettiva del disegnatore.

Il bimbo non copia dunque la realtà ma la prende come occasione per trascrivere il suo mondo

interno, rivelando i suoi vissuti emotivi.

Per un’analisi completa del disegno, Quagli suggerisce di annotare l’atteggiamento del bimbo

assunto durante l’esecuzione dell’elaborato.

L’autore individua alcune principali tipologie di immagine che si possono trovare:

l’immagine di sé maggiormente viva, che da origine all’immagine modello, che corrisponde

alla prima immagine disegnata, e quindi all’immagine valorizzata.

Questa immagine rappresenta l’immagine emotiva che il bimbo vive nella sua relazione con il

personaggio cui la figura fa riferimento.

Secondo Quaglia, l’immagine modello ideale, è la coppia genitoriale .

L’elezione di un solo genitore, con la valorizzazione dell’altro, è indizio di un conflitto.

Eleggere un neonato, come immagine modello, indicherebbe la permanenza del soggetto in

un’immagine fondamentalmente bambina di sé.

All’immagine modello, di solito si affiancano immagini secondarie, definite di appoggio,

seppur poco appariscenti o valorizzate, esprimono cmq sempre sentimento.

Immagine mancante si riferisce a una figura che esiste nella realtà ma che nn è possibile

inserire nel disegno.

Immagine aggiunta è un immagine di persona che nn appartiene al contesto famigliare.

Questa immagine vive esclusivamente nel regno della fantasia del soggetto.

Avvicinamento e allontanamento dei vari personaggi nel disegno è letto come indice di

unitarietà o di frammentarietà del sentimento della propria identità.

Quando un bimbo afferma con entusiasmo di aver disegnato una famiglia inventata,

dimostra di sapersi porre sul piano del possibile.

Quando però la famiglia inventata è eseguita in modo freddo, senza entusiasmo e convinzione,

oppure quando nn mostra di apprezzare e di saper giocare con i personaggi, si parla di famiglia

inesistente, vale a dire di una famiglia scevra di emotività.

per sfuggire al disagio esistente,

I bimbi, invece, che sentono il bisogno di nascondersi nella

dimensione dell’assurdo, raffigurano una famiglia inverosimile, caratterizzata da personaggi

fantastici o da animali, rappresentati quasi sempre da dettagli aggressivi.

IL DISEGNO DELLA FAMIGLIA CINETICA DI BURNS E KAUFMAN

Il disegno cinetico della famiglia appare come una variante dei disegni tradizionali della

famiglia ed è stato proposto da Burns e Kaufman (1970). Ai soggetti si chiede di rappresentare

tutti i membri della propria famiglia mentre compiono un’azione . L’introduzione dell’elemento

movimento consente di ottenere disegni in cui è possibile valutare le dinamiche che

caratterizzano i vari personaggi.

“ Disegna ogni componente della tua famiglia, te compreso, mentre fa qualcosa, compie

un’azione qualunque.”

versione cinetica movimento

La introduce l’elemento .

Le risposte al disegno cinetico sono classificate in quattro categorie:

1. Caratteristiche delle figure: esamina i singoli personaggi soprattutto nei loro

atteggiamenti (posizione della testa, delle braccia, loro abbigliamento etc.).

2. Azioni di singole figure e tra le figure: descrivono le modalità relazionali prevalenti e

la stessa atmosfera emotiva che governa la famiglia.

3. Stili (ovvero modi particolari di rappresentare i personaggi): comunicano il

sentimento del soggetto in relazione all’ambiente familiare.

4. Simboli (circa 40): sono considerati espressioni della vita profonda dell’individuo.

Esempi di stili:

• Compartimentazione: se il soggetto avverte incomunicabilità tra i vari membri della

famiglia può dividere il foglio con delle linee in tanti compartimenti e collocare le figure

l’eliminazione

in ognuno di essi. Una forma estrema di compartimentazione è

dell’autore dal disegno.

• Incapsulamento: i personaggi vengono incorniciati con una linea o con una’altra figura.

Personaggio raffigurato all’interno dell’automobile.

Secondo alcuni autori, il disegno della famiglia cinetica permette di acquisire info utili sulle

relazioni caratterizzanti le famiglie di minori trascurati, violente o incestuose.

Sovente l’abuso subito entro le mura domestiche può impedire di rappresentare la propria

famiglia.

IL DISEGNO DELLA FAMIGLIA DI ANIMALI

L’idea di base su cui poggia questa prova grafica è costituita dalla tendenza, comunemente

condivisa, ad attribuire agli animali tratti e caratteristiche degli esseri umani.

Dietro l’invito, quindi, a disegnare i membri della famiglia, rappresentandoli in veste di animali,

si intende mettere in luce sia il valore sia il carattere che il disegnatore attribuisce ad ognuno.

Il soggetto che rifiuta di eseguire il test denuncerebbe una profonda angoscia di entrare in

contatto con la famiglia interna.

Test si configura come un gioco adatto con bimbi più piccoli.

La specie animale scelta può di per sé esprimere diversi significati:

cane fedeltà. Cavallo libertà e impulsività, potenza e forza. Gatto tenerezza o diffidenza. Ape

operosità, saggezza e coraggio.

Non è raro che il soggetto rappresenti tutti i componenti della famiglia con animali della

stessa specie. In questo caso il soggetto manifesterebbe un forte senso di appartenenza e di

unità famigliare.

Coppie di animali simili esprimerebbero rapporto privilegiato.

La presenza invece, di animali antagonisti come cane e gatto, può far pensare a situazioni

conflittuali, in particolare fra fratelli.

LA SOCIETA’ ATTRAVERSO IL DISEGNO

Recentemente son stati elaborati nuovi sistemi di codifica che consentono di valutare le parti

formali dei disegni come indici relazionali.

Gruppo di ricerca Bombi e Pinto. Si tratta di lavori che riprendono le idee di Freeman, Gardner e

Goodnow.

Alla fine di valutare le idee dei bimbi tra i 5 e i 14 anni relative al rapporto con un partner

significativo, le autrici propongono un sistema chiamato PAIR pictorial assessment

interpersonal relationship.

Secondo il metodo PAIR, la consegna deve essere chiara e circoscritta.

Al bimbo è richiesto di disegnare due soggetti, se stesso e il partner della relazione.

Può essere anche chiesto di rappresentare se stesso con diversi partner o di rappresentare se

stesso con lo stesso partner in 2 momenti differenti, uno in armonia e l’altro in disarmonia.

Alla fine di cogliere lo sviluppi sociale del bimbo, è posta la consegna:

“ disegna te stesso con la tua maestra, quando le cose tra voi vanno bene, quando state bene

assieme.”

Al termine, di fornisce la nuova indicazione:

“ ora disegna te stesso con la tua maestra quando le cose tra voi vanno male, quando non

andate d’accordo, quando non state bene assieme.”

Le autrici suggeriscono di annotare durante l’esecuzione, l’ordine di apparizione delle figure.

La codifica proposta per l’analisi del disegno, prende in considerazione 4 scale:

1- coesione: esprime solidità del legame

2- distanziamento: rimanca il senso di autonomia del bimbo.

3- Somiglianza: fornisce info sull’affinità psicologica tra di esse.

.

4- Valore: misura l’importanza comparativa delle figura

IL DISEGNO DELL’ALBERO

IL REATTIVO DELL’ALBERO DI KOCH

L’albero è considerato un simbolo dell’uomo. Analizza oltre 400 soggetti con difficoltà

psichiche.

La scelta dell’albero è sovuta in quanto figura in posizione eretta e per essere un soggetto a un

ciclo di vita.

Koch chiede al soggetto di disegnare un albero, ma che non sia un abete. La richiesta è la

seguente:

“Disegna un albero da frutto come meglio puoi. Puoi usare l’intero foglio”.

L’esclusione dell’abete risiede nel fatto che l’abete ha un esecuzione stereotipata che i bambini

apprendono a scuola in quanto albero di natale.

Dopo un po’ viene chiesto al soggetto di disegnare un altro albero da frutto, ma del tutto

differente da quello già disegnato.

Il primo albero fornirebbe info sull’immagine che il bimbo vuole dare di sé agli altri.

Il secondo albero fornirebbe info che sfuggono dal controllo, in quanto sarebbe eseguito in

modo più spontaneo e immediato.

Kock permette l’uso della gomma, ma l’esaminatore deve star attento a cogliere le cancellature

durante l’esecuzione.

Le radici divengono un riflesso della vita primitiva e istintiva, la dimensione del passato e delle

origini.

Il fusto dell’albero, parte centrale, consente alla primitività di trasferirsi nella zona della

consapevolezza e rappresenta la sfera dell’affettività. Il fusto può essere rappresentato in

diversi modi. Inoltre, eventuali strozzature o rigonfiamenti possono essere considerati indici di

traumi, avvenuti in seguito ad esperienze particolarmente gravi.

La chioma simboleggia, invece, il luogo in cui avvengono gli scambi tra mondo interno e

mondo esterno; essa è la dimensione affettiva delle relazioni umane.

chioma sferica è indizio di chiusura.

Una

• La chioma a raggera con rami a tratto unico, tipico degli adolescenti, è indizio di regressione.

• La chioma concentrica esprime narcisismo e autosufficienza.

• La chioma orientata verso destra esprime estroversione.

• La chioma orientata verso sinistra rivela introversione e chiusura verso il mondo sociale.

La presenza di frutti è segno di desiderio di crescere.

Anche i rami fanno parte della chioma e la loro forma rivela stati d’animo e tratti della

personalità. I rami possono essere saldati al fusto, come appare nei bambini o nei minorati

psichici gravi, possono essere lunghi e germogliati, esprimendo una tendenza

all’esagerazione, oppure possono essere storti e contorti e può rivelare stati di ossessività.

Significativa della maturità del soggetto, è la grandezze dei vari elementi che compongono

l’albero.

Tra 3 e 5 anni: prevale l’altezza del tronco.

Tra 7 e 11 anni: i bimbi disegnano la chioma e il fusto della stessa altezza.

Dai 12 anni: la chioma diventa prevalente.

IL TEST DELL’ALBERO DI STORA

Parte dai risultati di Kock, per mettere a punto una scala di maturità affettiva, ideando un

nuovo modo di far eseguire il test dell’albero.

La richiesta di disegnare si articola in quattro fasi.

Prima fase: “Disegna un albero come vuoi, che non sia un abete”. Questo disegno rivela

il modo in cui il disegnatore affronta l’ambiente esterno o un compito nuovo.

Seconda fase: “Disegna un albero come vuoi, che non sia un abete”. Rispetto al primo,

questo disegno sarà eseguito con più disinvoltura e dimestichezza. Le difese dovrebbero

diminuire e il disegno dovrebbe risultare più autentico. Questo disegno rivela il modo di

relazionarsi all’ambiente più intimo del disegnatore, quale l’ambiente familiare, di lavoro, delle

amicizie.

Terza fase: “Disegna un albero immaginario, un albero che non esiste in realtà.

Disegnalo come vuoi”. Questo disegno, frutto di pura immaginazione, dovrebbe aiutare il

disegnatore a liberare l’interiorità del suo mondo. L’invito, infatti, spinge il soggetto a ricercare

in sé il simbolo più rappresentativo di quel che vive in lui.

Quarta fase: “Disegna un albero, non importa quale, come vuoi, ma chiudendo gli

occhi”. Con gli occhi chiusi, tutte le ansie che controllano il comportamento del soggetto

dovrebbero emergere. Tutto quello che ancora preoccupa il ricercatore dovrebbe trovare

espressione grafica in quest’ultimo disegno.

IL DISEGNO DELLA CASA dopo l’omino

Uno dei temi grafici più comuni e più rappresentati dai bimbi è sicuramente la

casa.

A tutte le età assume grande importanza sul piano dell’affettività.

La casa, infatti, per il suo carattere di calore, di rifugio e per il benessere che ispira, è il

simbolo della dimensione materna.

È il luogo delle relazioni intime e profonde, il contenitore delle emozioni positive e negative del

bimbo.

Nei disegni può apparire accogliente per la vivacità e la ricchezza di particolari con cui è

rappresentata, oppure può esprimere senso di chiusura e di inospitalità. I modi di

rappresentare una casa sono innumerevoli e rivelano la qualità delle relazioni familiari come

sono vissute dai soggetti.

Relazioni calde e vitali saranno quindi rappresentate con un disegno nel quale la casa ha

balconi e finestre aperte, un camino che fuma, un’ambientazione solare, con alberi e fiori, una

strada che porta alla casa.

Al contrario, una casa respingente apparirà senza molte aperture all’esterno, senza colori,

con le finestre chiuse.

(secondo Roseline Davido Fino a 8 anni l’inospitalità esprimerebbe un senso di profonda

timidezza del soggetto ed è indizio di un morboso attaccamento alla figura materna. Dopo gli 8

anni, denuncerebbe un sentimento di inferiorità e una condizione di isolamento affettivo. Nella

pubertà sarebbe sicuro indizio di una sensibilità eccessiva.)

Una casa di piccole dimensioni, tipica dei soggetti più introversi, non indica

necessariamente un luogo inospitale, può anzi ricordare uno spazio sicuro, intimo e raccolto.

Inserita in un paesaggio sconfinato la casa piccola indica invece un forte senso di solitudine.

Una casa particolare è il castello, che della casa esaspera tutti gli aspetti sia come luogo di

chiusura, quindi di protezione, sia come luogo di difesa, quindi di invulnerabilità. Il castello può

significare il rifugio ideale se è rappresentato in forma attraente; se assume un aspetto arcigno

o carcerario, è la prigione, la clausura, la soppressione della libertà che egli vuole indicare.

È blindato, vacillante negli isicuri.

Anche Royer ha mostrato interesse per il disegno della casa. Per lui la casa rappresenta gli

elementi costitutivi dell’essere umano.

HOUSE-TREE-PERSON = CASA-ALBERO-PERSONA

Buck somministra questo test a 140 americani, età compresa tra i 13 e 48 anni.

Poi l’house tree person nn fu più usato come test di intelligenza, ma come metodo di indagine

della dimensione della personalità.

In questa prospettiva, Buck somministra il test a 150 soggetti adulti, tra cui molti di

agnosticamente nevrotici e psicotici.

Nel test, ogni elemento è associato ad un significato:

casa: considerata un simbolo femminile

albero: considerato un simbolo di unione tra terra e cielo.

Disegnare la persona in 3 posizione: comportava una diminuzione dei meccanismi di difesa.

Come avviene:

3 fogli bianchi sui quali in alto compare scritto house tree person.

L’esecuzione avviene in 2 fasi:

1- acromatico

2- cromatico

Le domande, dapprima esplorative, diventano progressivamente evocative:

quanti piani ha questa casa? Con quale materiale è costruita? Che albero è? Dove si trova

quest’albero? Quanti anni ha questa persona? Ti piacerebbe abitare in questa casa? Se questa

casa fosse tua quale camera sceglieresti? Con chi vorresti vivere? Qualcuno o qualcosa ha

ferito quest’albero? In questo disegno soffia il vento? Di che cosa ha più bisogno questa

persona? Perché?

Alcuni studi son stati condotti per verificare se questo test potesse essere utilizzato per

identificare bimbi vittime di abusi fisici.

Nei bimbi maltrattati, i disegni riportavano alcuni elementi:

presenza di fumo dal camino della casa. Assenza di finestre al piano terreno. Assenza dei piedi

nel disegno della persona. Testa sproporzionata rispetto al corpo. Corpo della persona

geometrizzato.

IL DISEGNO DELLA STRADA

Quaglia da alcuni anni lavora al test della strada.

padre

Il è identificato come quello che spalanca un nuovo mondo ai figli, soprattutto quando

escono con lui, esplorando e osservando.

Quindi,

“ se alla madre spetta la serenità della casa, al padre spetta la vivacità della strada.”

Il test della strada si propone quindi di valutare la relazione dei figli con la figura paterna, e

quindi il grado di autonomia emotiva e differenziazione dalla figura materna.

La strada, non rappresentando particolare difficoltà di esecuzione, si può proporre sia al bimbo

piccolo che all’adolescente.

Come avviene:

“ora fai finta di sognare una strada e poi disegnala su questo foglio.”

Segue un’intervista: mi sai dire da dove viene questa strada? Dove porta? In questa strada hai

mai incontrato qualcuno? chi? In questa strada è appena successo qualcosa?

IL DISEGNO INFANTILE COME STRUMENTO DI DIALOGO TRA ALUNNO E

INSEGNANTE

Il disegno infantile può essere considerato come un vero e proprio linguaggio.

L’obiettivo è fornire agli insegnanti strumenti che aiutino a conoscere l’allievo anche come un

soggetto con un’esistenza extrascolastica.

IL DISEGNO DELLA CLASSE

La scuola fornisce un contributo notevole allo sviluppo cognitivo, sociale e affettivo dell’alunno.

Tuttavia, non sempre è un contesto senza difficoltà.

Certe volte può rivelarsi un luogo indifferente, inadatto alle esigente dell’alunno.

Così nasce il test della classe. Quaglia Saglione 1990, che ha l’intento di valutare l’inserimento

e il livello di integrazione scolastico del bimbo, e come egli viva se stesso in relazione con la

classe.

Si intende esaminare il rapporto dell’alunno con le figure di autorità, i suoi problemi relativi alla

socializzazione, il suo disagio di fronte alle difficoltà di apprendimento.

Come avviene:

“disegnate ora la vostra classe. Disegnatela come volete.”

classe.

Ricordando di disegnare la propria

Poi si procede con il colloquio con i singoli alunni.

La raffigurazione dell’aula e le modalità con le quali essa è disegnata danno indicazioni circa il

livello di interesse che il bimbo nutre nei confronti delle attività didattiche.

Aula rappresenta lo spazio di vita che può assumere il valore di uno spazio amato o temuto.

Se l’aula è intesa come un luogo di successi e di soddisfazioni, appare come un luogo

aperto.

Se l’aula è vissuta come un luogo di sconfitte e di insuccessi, quindi uno spazio ansiogeno,

può assumere l’aspetto di una prigione o di un luogo respingente.

rappresentazione di un insegnante mentre spiega

La figura educativa: la starebbe a

significare un rapporto vissuto in modo rassicurante dal soggetto.

Compagni: se ne valuta la presenza o l’assenza, la rappresentazione di compagni immaginari

o reali, e la loro collocazione. Tutto associato alla qualità del rapporto che il soggetto ha con

loro.

Necessario anche valutare la rappresentazione grafica che il soggetto fa di sé.

Si valuta la collocazione rispetto ai compagni(centrale, laterale, isolata), sia rispetto

all’insegnante(vicino o lontano).


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di psicologia del disegno infantile, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Negro: Manuale del disegno infantile, vecchie e nuove prospettive, Claudio Longobardi, Tiziano Pasta. Gli argomenti trattati sono i seguenti: scarabocchio onomatopeico, Piaget, Luquet, il bambino razionale, i vari stadi di Lowenfeld, Arnheim, i vari test sui disegni


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria (laurea a ciclo unico - 4 anni)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saretta.chiaramonte di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del disegno infantile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Negro Alessandra.

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