Il disegno infantile: trasparenza e sviluppo
Il primo fenomeno che caratterizza il disegno infantile è la trasparenza, che rende visibili anche le parti del disegno che dovrebbero essere invisibili all'osservatore. Ad esempio, un omino a cavallo mostra tutte e due le gambe. Il disegno è una descrizione, e se un uomo a cavallo è disegnato con entrambe le gambe, ciò avviene perché i bambini sanno che un uomo ha due gambe.
Il periodo dello scarabocchio
I disegni dei bambini traducono una conoscenza non visiva ma intellettuale delle cose, pertanto sarebbero riproduzioni non della realtà esterna o di modelli visivi, ma riflessi di un modello interiore o di una pura rappresentazione mentale.
L'origine degli scarabocchi
Henry Wallon: alle sue origini, il disegno è una semplice conseguenza del gesto. È il gesto che lascia la traccia della sua traiettoria su una superficie. Successivamente, la genesi del disegno si verifica quando la traccia sulla superficie, da conseguenza del gesto, ne diventa la causa. Il bambino a quel punto compie quel gesto con l'obbiettivo di lasciare una traccia.
Rudolf Arnheim: i primi scarabocchi del bambino non vanno intesi come rappresentazione. Essi sono una forma della gradevole attività motoria con la quale il bambino esercita gli arti, con il piacere addizionale di produrre tracce visibili attraverso i gesti vigorosi delle sue braccia. Tuttavia, accanto ai primi scarabocchi, intesi come scarica di energia, si è progressivamente affiancata una visione ludica del grafismo, se pure incardinata in un'attività di piacere essenzialmente motorio.
Georges Henri Luquet: il bambino inizia a disegnare mediante il gioco. Puro gioco d'esercizio al principio, l'attività grafica evolverebbe successivamente in un gioco impegnato. Quasi tutti i bambini scoprono il disegno imitando gli adulti.
Anna Oliverio Ferraris: lo scarabocchio è all'inizio un evento cinetico che provoca piacere motorio e visivo, un'espressione dei movimenti della mano e del braccio sostenuti da un'attività globale di tutto o parte del corpo in cui non interviene altro fattore intellettivo se non l'intenzione di lasciare una traccia.
Evoluzione degli scarabocchi
Generalmente si pone l'inizio dell'attività grafica intorno ai 18 mesi. La fase dello scarabocchio è inaugurata soprattutto dalla coordinazione che si instaura tra occhio e controllo motorio. Il bambino è ormai consapevole, non solo del rapporto tra i suoi movimenti e i segni lasciati sulla superficie, ma anche di essere colui che decide lo stile della linea, la quale può essere arrotondata, obliqua, continua, spezzata, oppure può andare in varie direzioni. L'occhio acquista potere sulla mano, controllandola. Gli scarabocchi sono considerati privi di un'intenzionalità rappresentativa e privi, quindi, di contenuto.
La maturazione biologica e le condizioni neurologiche assolvono, in questo caso, un ruolo importante nello sviluppo del disegno, in quanto il bambino può misurare l'ampiezza del suo gesto, può limitare il movimento della mano controllando il pollice, può tornare al punto di partenza in virtù della posizione di perno che il gomito assume. L'intera fase dello scarabocchio è compresa quindi tra il momento in cui l'occhio comincia a seguire la mano, e il momento in cui la mano è guidata dall'occhio. Questo doppio controllo permette al bimbo di eseguire una grande varietà di figure geometriche, cerchi triangoli, quadrati.
Prudhommeau: l'attività grafica del bimbo è condizionata unicamente dalla sua maturazione psico-motoria.
Scarabocchio con nome
Il passaggio dallo scarabocchio informe e vuoto allo scarabocchio controllato e ghirigorante e, infine, allo scarabocchio-disegno, nel quale è possibile individuare gli inizi dell'intento rappresentativo, sembra avvenire spontaneamente. Apparentemente, lo scarabocchio non subisce alcuna trasformazione a livello formale, tuttavia, è ipotizzabile che un cambiamento sia avvenuto nel modo di pensare del bambino. Quest'ultimo, infatti, nel suo scarabocchio non scorge più soltanto delle linee, ma inizia a vedere una figura, attribuendo un nome al suo groviglio di linee. Gli scarabocchi possono, così, rappresentare un qualunque oggetto oppure un'intera situazione o avvenimenti diversi con più protagonisti.
Laddove il bambino comincia a presagire nella sua produzione grafica delle forme, l'adulto continua a vedere soltanto scarabocchi. In ogni modo, nel bambino si registra un altro cambiamento e precisamente il suo atteggiamento nei confronti del proprio prodotto. Dopo l'esecuzione del suo disegno, egli, infatti, appare desideroso di mostrarlo ai genitori o ai suoi insegnanti. Così intorno ai 3 anni, scoprirebbe casualmente una rassomiglianza tra la forma disegnata e un oggetto reale. Il nome è attribuito non tanto per via della rassomiglianza, ma per il desiderio del bambino di trovare a ogni costo un significato.
Per Georges Henri Luquet, il bambino sarebbe naturalmente orientato verso il disegno figurativo, che consiste nella riproduzione grafica degli oggetti della realtà, a prescindere dalla rassomiglianza ottenuta. Il bambino sarebbe dunque motivato a disegnare da un'intenzione realistica. Intorno ai 3 anni, giunge il momento in cui il fanciullo nota un'analogia più o meno vaga tra la forma del suo tracciato e l'aspetto di qualche oggetto reale (realismo fortuito) ed ecco che egli considera il suo tracciato una vera e propria rappresentazione dell'oggetto tanto che è pronto a darne una interpretazione. In realtà, il nome è attribuito non tanto per via della rassomiglianza, quanto per il desiderio del bambino di trovare ad ogni costo un significato.
Con il passaggio dalla produzione di immagini grafiche fortuite a quella di immagini grafiche intenzionali si attua il passaggio dallo scarabocchio alla produzione di disegni veri e propri. Il bambino, che fortuitamente ha ottenuto una rassomiglianza, comincia a correggere il suo prodotto grafico, aggiungendo particolari e dettagli, in modo da ottenere una rassomiglianza ravvisabile con l'oggetto reale (realismo intenzionale).
La prospettiva artistica
Presupposti
Viktor Lowenfeld è autore del manuale più completo riguardante l'espressione artistica infantile, e resta, ancora oggi, un riferimento importante per gli insegnanti e per gli educatori. Egli parte dal presupposto che è possibile valutare lo sviluppo della creatività artistica del bambino, in quanto tale sviluppo sarebbe analogo a quello di ogni altra funzione psichica. L'approccio artistico del disegno infantile sposta l'attenzione dello studioso dal cosa il bambino disegna, cioè dall'intenzionalità rappresentativa, al come il bambino disegna, cioè alle risorse elaborate nel processo creativo, per arrivare infine a comprendere come pensa, come sente e come vede.
Lo scarabocchio e la “linea” dell’arte
Si possono far risalire le prime indicazioni della prospettiva artistica a Cyril Burt (1921), che nel classificare evolutivamente i disegni dei bambini, individua nei primi tracciati non delle semplici linee prodotte da un puro comportamento motorio, ma una rappresentazione di linee, destinate progressivamente a realizzare le future forme grafiche. Lo sviluppo artistico è così delineato come una graduale organizzazione ed elaborazione di segni che rappresentano il mondo fantasticato del bambino.
Per quanto riguarda l'evoluzione dello scarabocchio, in particolare, egli distingue diverse fasi:
- Fase dell'uso della matita senza uno scopo: i movimenti sono prettamente muscolari.
- Fase dell'uso della matita con uno scopo: il bambino è attratto dalle linee.
- Fase dell'uso imitativo della matita: il bambino imita i movimento degli adulti che scrivono o disegnano.
- Fase degli scarabocchi localizzati: il bambino cerca di riprodurre le prime forme degli oggetti.
L'attenzione di Burt, in questo sviluppo, è posta soprattutto sui movimenti compiuti dal bambino che, da movimenti che coinvolgono la spalla, progressivamente si specializzano, divenendo movimenti del polso e, infine, delle dita.
Viktor Lowenfeld è il primo a valorizzare gli scarabocchi infantili, ritenendoli forme di auto-espressione e primi veri tentativi artistici dei bambini. L'attività di scarabocchiare, per quanto sia casuale e senza una precisa intenzionalità, impegna il bambino in un'attiva e gratificante esperienza.
Lowenfeld e Brittain suddividono lo sviluppo dello scarabocchio in due stadi:
- Stadio dello scarabocchio disordinato, in cui manca il controllo visivo.
- Stadio dello scarabocchio controllato, in cui si registra un rapporto tra i movimenti e il tracciato.
Grazie al controllo visivo sui movimenti della mano, le linee possono presentare forme diverse e andare in tutte le direzioni. Il piacere non è più soltanto motorio, ma è suscitato da un'esperienza di attività, cioè dell'esser causa e dallo sperimentare visivamente il prodotto di un atto motorio. Grande importanza acquista il momento in cui il bambino attribuisce un nome al suo scarabocchio, poiché segnerebbe il passaggio da un pensiero essenzialmente cinestetico ad un pensiero immaginativo.
Per quanto lo scarabocchiare sia considerato come un riflesso dello sviluppo fisico ed emozionale del bambino, lo scarabocchio in nessun momento della sua evoluzione acquista un significato che lo innalzi da un prodotto meramente motorio ad un prodotto vagamente mentale. I cerchi e le linee verticali devono venire semplicemente considerati come tali, senza ricercare in essi simboli o significati che trascendano la loro portata immediata.
Howard Gardner non annovera gli scarabocchi tra i primi tentativi artistici compiuti dal bambino, tuttavia indica lo stadio degli scarabocchi come preparatorio allo sviluppo del senso artistico. Gardner, nel tentativo di comprendere il significato degli scarabocchi con nome e delle comunicazioni che il bambino vi associa, ha messo in luce due modalità di comportamento, basate su due diversi caratteri temperamentali:
- Bambini grafici: appaiono interessati soprattutto all'esecuzione dei loro disegni e raccontano di quel che hanno disegnato. Si soffermano sui colori adoperati, sulla forma e grandezza del loro disegno e anche sui motivi che li hanno spinti a disegnare. Questi bambini mostrano gran curiosità esplorativa, ma poco interesse per i contatti sociali.
- Bambini narratori: appaiono interessati al racconto che vivacizzano con avventure impossibili e spettacolari. Questi bambini si divertono sia a disegnare sia a raccontare quel che presumibilmente disegnano.
La prospettiva estetica
Non molto differente è la posizione di Rhoda Kellogg di San Francisco rispetto a Viktor Lowenfeld: entrambi hanno la stessa visione sia del bambino che crea, sia dell'attività artistica che accompagna e promuove lo sviluppo mentale. La Kellogg ha compiuto un lavoro straordinario sulle prime manifestazioni grafiche dei bambini. Ha infatti raccolto circa 1 milione di disegni, creando una vera e propria collezione di arte infantile. I disegni provengono da un campione di 10.000 bambini, di età compresa tra i 4 e gli 8 anni, di paesi diversi e appartenenti a tutte le classi sociali.
Il bambino non scarabocchierebbe, secondo la Kellogg, in quanto mosso unicamente dal piacere motorio, ella, infatti, pone l'attenzione su un piacere altrettanto primario, il piacere visivo. L'interesse visivo è una componente essenziale dello scarabocchiare (prospettiva estetica). Prendendo le mosse da questa premessa, Rhoda Kellogg, mediante l'analisi condotta sui disegni, cercherà di confutare questi due assunti che sorreggono la prospettiva intellettuale:
- L'insignificanza degli scarabocchi dei bambini più piccoli.
- Il desiderio di voler rappresentare gli oggetti del mondo esterno, come stimolo motivante a disegnare, nei bambini più grandi.
Analizzando i segni tracciati dai bambini, la Kellogg scorse, nel loro casuale intrecciarsi, primitive forme o strutture; si mise pertanto a ricercare attivamente quelle configurazioni che ricorrevano con regolarità e frequenza nei prodotti grafici dei bambini di differenti culture. Pertanto, il bambino che scarabocchia nella sua mente organizzerebbe punti e linee in forme aventi un senso. Per la Kellogg, scarabocchiare non è soltanto un atto percettivo, ma è anche un atto mentale; in altre parole, ogni percezione è regolata da alcuni criteri, tra cui il principio della buona forma, in virtù del quale gli stimoli visivi tendono ad organizzarsi in forme simmetriche e regolari. L'autrice suggerisce di considerare le forme grafiche da lei scoperte come dei veri e propri simboli archetipici.
Dallo scarabocchio alla figura umana
A due anni, tutti i bambini sono già in grado di eseguire i venti scarabocchi di base. I venti scarabocchi di base sono definiti dalla Kellogg come le strutture portanti del disegno. La Kellogg analizza anche la collocazione dei segni sulla superficie del foglio, individuando ben 17 modelli di posizione. I modelli di posizione rivelerebbero la correlazione esistente tra l'attività di scarabocchiare e un tipo di percezione.
Già a 2 anni i bambini sono in grado di esercitare un controllo sui propri movimenti, in modo da ottenere modelli di posizione ben definiti. I modelli, inoltre, non sono appresi, ma sono prodotti spontaneamente. All'età di 3 anni compaiono i primi diagrammi rudimentali, scarabocchi che presentano linee che s'incrociano in vario modo. I diagrammi più comuni sono quelli a croce e a cerchio. La Kellogg ne enumera 17.
Con la comparsa dei diagrammi, il bambino passerebbe dallo stadio del modello a quello della forma, aggiungendo al controllo delle linee l'esercizio della memoria. I diagrammi sono successivamente elaborati in associazioni (unione di due diagrammi) e in aggregati (unione di tre o più diagrammi). Con gli aggregati, le combinazioni si moltiplicano e le variazioni grafiche diventano infinite. Associazioni e aggregati, tipici dei bambini tra i 3 e 4 anni, caratterizzano lo stadio della composizione formale. In questo stadio, compaiono forme geometriche a struttura concentrica (mandala, soli e radiali). Il bambino, inoltre, inizia timidamente a rappresentare delle figure sia di esseri viventi sia di oggetti.
Dopo i 4 anni, il bambino entra definitivamente nello stadio figurativo. Una nota a parte meritano i mandala, combinazioni di croci, cerchi, quadrati o rettangoli. La Kellogg legge i mandala dell'arte infantile come una combinazione che rielabora, in una forma simmetrica e proporzionata, le forme e le linee precedentemente elaborate. Per la Kellogg non ci sono dubbi, il bambino impara autonomamente a creare forme sempre nuove, stimolato da un fattore estetico. Sebbene esistano correlazioni dirette tra l'arte infantile e l'arte degli adulti, non da questi ultimi il bambino apprenderebbe a disegnare, la sua arte è spontanea e i suoi schemi sono costituiti da Gestalt basate sull'equilibrio, sulla proporzione e sulla strutturazione delle linee.
La prima figura umana è, infatti, per la Kellogg, il risultato di una progressiva composizione estetica, frutto delle acquisizioni precedenti e non un prodotto grafico ottenuto in seguito all'osservazione, da parte del bambino, degli adulti. Nel volto umano sarebbero rintracciabili i diagrammi originali che lo compongono. Non è il bambino a imporre un nome al proprio schema grafico, ma è l'adulto a ravvisare una forma nel disegno del bambino, e gli assegna un nome. Il bambino accoglie l'interpretazione suggerita: definisce i suoi scarabocchi, i suoi modelli e i suoi aggregati come persone e cose, perché ha capito che gli adulti vogliono la prova che il significato del suo lavoro sia figurativo.
Sebbene gli studi di Rhoda Kellogg abbiano avuto una vasta eco e destato un grande interesse presso la comunità scientifica, la sua visione del disegno infantile è rimasta essenzialmente una visione personale. I risultati da lei ottenuti non sono stati confermati da successive analisi.
La prospettiva clinica
Premesse
Tramite il disegno, il bambino non manifesta soltanto le sua abilità pratiche ma anche aspetti non direttamente osservabili della sua personalità, vale a dire aspetti affettivi. Innegabile è il valore espressivo del disegno. Nelle linee, come nelle figure, il bambino traduce in modo immediato i suoi atteggiamenti, i suoi umori, gli stati emotivi.
La dimensione espressiva dello scarabocchio
T. Schmidl-Waehner ha messo in evidenza che i tratti corti, spezzati o a punta di freccia denuncerebbero scariche aggressive. Al contrario tratti arrotondati manifesterebbero un temperamento mite, remissivo. Gli scarabocchi a cerchi eseguiti da soggetti down sarebbero, secondo Corman, la manifestazione di un carattere dolce e conciliante.
Significativa è la ricerca condotta da Rose Alschuler e Berta Weiss Hattwick. Queste due studiose americane, confrontando stile grafico e vita emotiva, dimostrano l'importante legame esistente tra prodotti grafici e tratti temperamentali. Bambini che prediligono linee rette e angoli tenderebbero ad opporsi all'autorità, imporrebbero al gruppo le proprie iniziative, manifesterebbero tendenze aggressive, ma sarebbero anche i più realisti, con buone capacità organizzative. Al contrario, i bambino che preferiscono linee curve e rotondeggianti manifesterebbero maggiore sensibilità, si mostrerebbero bisognosi di incoraggiamento e di approvazione da parte degli adulti, oltre che più compiacenti: in genere sarebbero fantasiosi, ma anche poco fiduciosi nelle proprie potenzialità.
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