Disegno infantile
Nella storia dello studio del disegno (1° raccolta sistematica di Ricci 1887), si distinguono 2 ampi periodi. La psicologia al suo nascere si proponeva di scoprire le costanti e le leggi che regolano le relazioni dell'individuo col mondo: raccolta di migliaia di pitture infantili orientate alla ricerca di ricorrenze tematiche e regolarità formali nel disegno di bambini di età diversa.
La psicologia evolutiva del 900
La psicologia evolutiva dei primi decenni del 900 (Piaget) si indirizza a descrivere e comprendere tramite modelli logico-matematici le strutture della mente infantile e i loro cambiamenti, indagare leggi e stadi dello sviluppo cognitivo. Si afferma la convinzione che il bimbo, quando riproduce oggetti e scene della realtà circostante, è guidato da proprie conoscenze concettuali. Ci si chiede quale livello cognitivo corrisponda al diverso grado di realismo nel disegno infantile.
Riflessione psicoanalitica
Contemporaneamente la riflessione psicoanalitica pone al centro d'interesse il ruolo delle componenti emotivo-affettive dello sviluppo e chiarisce con McKlein e Anna Freud il valore simbolico del disegno infantile. L'attività grafica è vista come mezzo sublimato per esprimere pulsioni altrimenti inaccettabili.
Dal '60 il disegno rappresenta uno strumento agevole per indagare dimensioni generali come lo sviluppo percettivo/motorio, rapporti spaziali e diventa uno strumento abituale nella pratica psicodiagnostica, spesso utilizzato con scarso rigore scientifico. Prevale l’impostazione cognitivista che porta alla descrizione operativa dei concetti esplicativi dell’acquisizione della conoscenza dell’uomo: esaminare i particolari processi con cui l’informazione è raccolta, elaborata e restituita in forma di rappresentazione pittorica.
Disegno = specifica attività di simbolizzazione caratterizzata da specifiche intenzioni comunicative, soggetta a mediazioni culturale e strategie esecutive proprie.
C.1 Una panoramica storica e teorica
Lo studio moderno del disegno infantile risale alla fine del 19° secolo. Dal 1885 fino agli anni '20: diffuso interesse a stabilire una tassonomia dell’arte infantile (sforzi considerevoli per raccogliere, descrivere, catalogare disegni spontanei dei bimbi in base a sesso, contesto culturale). Il disegno del bambino è inteso quale copia di un’immagine della sua mente (una finestra per i suoi pensieri e sentimenti). Il risultato più importante dei primi studi è la classificazione secondo sequenze di sviluppo: Luquet classifica 5 stadi di sviluppo nella capacità organizzativa e grafica e delle intenzioni realistiche del bambino; ipotizza che i disegni infantili fossero basati su un modello mentale interiore.
La misurazione dell'intelligenza tramite disegni
Nel 1926, Goodenough pubblica un libro sulla misurazione dell’intelligenza attraverso i disegni. Qui nasce il test della figura umana (il disegno è valutato computando ogni caratteristica inclusa nella figura in modo da ottenere un punteggio). Il disegno infantile come espressione diretta delle idee che il bimbo ha sull’oggetto. L’affidabilità è buona quando ci si limita a esaminare un solo disegno per ogni bimbo, ma meno evidente su più disegni fatti dallo stesso soggetto. Non è considerato un valido indicatore dell’intelligenza, raggiunge la sua massima utilità su soggetti di età mentale 3-10 anni.
Predomina la posizione di Piaget nella psicologia evolutiva che assegna ai disegni uno status tra gioco simbolico e immagine mentale.
Approcci clinico-proiettivi
Dal '40 inizia a fiorire una diversa forma d’interesse per il disegno infantile basata sull’assunto che i bambini proiettano le proprie emozioni e motivazioni nei disegni: uso del disegno per valutare la personalità e adattamento psicologico (metodo proiettivo). Inizialmente l’uso interpretativo del disegno è dipeso più da impressioni intuitive e soggettive che da analisi scientifiche, è emerso lentamente un sistema coerente e validato per valutare l’espressione delle emozioni nei disegni.
Però sia l’assunto di Goodenough (disegni come espressioni di concetti) che clinico (espressione di emozioni) considerano solo la struttura di superficie del disegno finito e non i processi con cui i bambini costruiscono i disegni.
Approcci artistici
Alla fine del 19° secolo alcuni educatori iniziano a pensare che l’espressione artistica possa giocare un ruolo cruciale nello sviluppo e educazione dei bambini. Teorie che incoraggiano l’autoespressione libera e spontanea nell’arte per promuovere lo sviluppo cognitivo e la crescita personale.
Approcci processuali
Tutti gli approcci precedenti hanno considerato solo la struttura di superficie del disegno trascurando il ruolo che il processo di costruzione del disegno può avere nel determinare la struttura finale. Piaget non considera adeguatamente i problemi organizzativi e procedurali che il bimbo incontra nell’eseguire un disegno, trascurando così differenze importanti nelle procedure usate. Una migliore comprensione dei fattori processuali può portare a una maggiore validità e affidabilità delle interpretazioni dei disegni come espressione di personalità e stati emotivi.
Uno dei più importanti sviluppi nello studio del disegno infantile è il passaggio dal considerare le rappresentazioni pittoriche come una fotocopia dei contenuti mentali al considerarle costruzione la cui forma finale dipende dalle procedure usate. Finora Freeman ha fornito la più ampia e coerente analisi dei processi di produzione grafico-pittorica che consente di comprendere lo sviluppo delle abilità di pianificazione e organizzazione.
C.2 Caratteristiche del disegno infantile
Man mano che i bambini crescono i disegni diventano più dettagliati, proporzionali e realistici. Classificazione stadi di sviluppo:
- 18 mesi/2 anni: Di solito il bimbo inizia a produrre segni su carta sui 18 mesi. Questi scarabocchi dimostrano consapevolezza della forma globale e crescente coordinazione occhio/mano. Studi di Kellogg: i bambini dispongono i loro segni sulla pagina in modo da ottenere un equilibrio visivo. Non sono rappresentazioni intenzionali di qualcosa, domina fortemente l’impulso motorio (il bimbo muove ritmicamente le braccia sulla pagina ed è interessato ai segni che appaiono). Arriva il momento in cui inizia a interpretare i segni come figure: stadio del realismo fortuito (Luquet) = i bambini non annunciano le loro intenzioni prima di disegnare, ma interpretano il disegno dopo averlo finito.
- 2 anni e ½ - 5 anni: I bambini considerano i loro disegni come rappresentazione di qualcosa, a volte le intenzioni sono dichiarate prima e il significato del disegno non è più lasciato inspiegato, ma nell’interpretazione che danno rimane un elemento di opportunismo (si allontanano dall’intenzione iniziale se il disegno risulta somigliare a qualcos’altro). Si osservano spesso figure sovrapposte (combinazioni), una che si ripete spesso è il mandala (croce su cerchio) che rivela la ricerca di ordine, armonia, bilanciamento. È dal cerchio che emerge la prima figura umana (stadio pre-rappresentazionale). Verso i 3½ eseguono disegni figurativi, ma spesso non sanno coordinare le parti (es. occhi all’ext del viso) = tipico della fase del realismo mancato. In questa fase il disegno tipico è l’omino – testone (cerchio per testa, 2 linee ciondolanti per gambe) come schema che può essere usato anche per animali. Sono disegni schematici che sembrano funzionare più come simboli che rappresentazione di oggetti.
- 5 – 8 anni: I disegni diventano sempre più realistici in termini di proporzioni e dettagli, a volte però contengono ancora elementi di cui il bimbo conosce l’esistenza, ma non sono visibili (trasparenza o raggi X = stadio del realismo intellettuale). La figura umana ha superato lo schema dell’omino – testone, la testa è distinta dal tronco, compaiono dettagli aggiuntivi come dita, vestiti.
- 8 anni – adolescenza: Cercano di raffigurare la profondità, iniziano a disegnare assumendo un punto di vista e perciò lavorano su proporzioni e relazioni (realismo visivo). I disegni dei soggetti più grandi diventano più convenzionali (tipo cartone animato), spesso in questa fase si mostrano insoddisfatti e abbandonano l’attività del disegno per l’incapacità di ottenere il risultato desiderato; anche la scuola non ritiene il disegno elemento centrale del curricolo scolastico perciò spesso trascurato e sostituito con il linguaggio per l’espressione di sé. Sembra che ci siano molte somiglianze tra i disegni di bambini di culture diverse, alcuni ricercatori come Kellogg sostengono l’esistenza di un andamento evolutivo universale del disegno e arte infantile, altri sostengono le differenze culturali sia nei dettagli che nelle strategie di componimento (Alland).
C.3 Cos'è un disegno?
Una serie di segni su una superficie piana. La rappresentazione pittorica è un codice simbolico e arbitrario (non comporta alcuna relazione specifica con la percezione visiva del mondo). Goodman: i segni con cui si eseguono le rappresentazioni sono simboli di un linguaggio, anche se molte rappresentazioni pittoriche rappresentano informazioni in comune con quelle fornite dalla percezione del mondo reale da consentire l’immediato riconoscimento dell’oggetto raffigurato.
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