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Riassunto esame Psicologia del Comportamento Economico e dei Consumi, prof. Zuffo, libro consigliato Taylor, le origini dello Scientific Management e della psicologia del lavoro, Zuffo

Riassunto per l'esame di Psicologia del Comportamento Economico e dei Consumi, composto dall'integrazione di appunti e studio del testo consigliato "Taylor, le origini dello Scientific Management e della Psicologia del lavoro", Zuffo. Gli argomenti analizzati sono i seguenti: la vita di Taylor, il contesto di nascita dello Scientific Managment, il modello dello Scientific Management,... Vedi di più

Esame di Psicologia del Comportamento Economico e dei Consumi docente Prof. R. Zuffo

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dirigere le azioni degli allievi negli anni successivi. Essi decidono di realizzare una biografia di Taylor, in

modo da poter disporre di un valido mezzo per difenderne le idee e la reputazione. Una delle maggiori

preoccupazioni di alcuni di loro era la salvaguardia degli interessi economici che le applicazioni del suo

metodo consentono di realizzare attraverso le ricche commesse aziendali. La stesura della biografia è

affidata a uno scrittore esterno al gruppo, al quale viene richiesto di scrivere la vita di Taylor in modo tale

da “attirare l’interesse di una più vasta categoria di lettori per diffondere maggiormente i principi dello

Scientific Management”. Lo scrittore è così costretto a eliminare qualsiasi accenno ai sindacati, al rapporto

con i lavoratori, alle critiche ricevute e ai dettagli della vita privata. La biografia viene pubblicata nel 1923

con il titolo Frederic W. Taylor, Father of Scientific Management. Essa diventa la fonte più autorevole per la

conoscenza della sua vita.

Paradossalmente il libro non si rivela affatto utile agli scopi previsti: al tempo della sua pubblicazione le

tensioni degli ultimi anni della vita di Taylor si sono ridotte e i più attivi rappresentanti del movimento

progressista hanno perso gran parte del loro pubblico; i sindacati stessi hanno ormai ammorbidito le loro

posizioni. In ultima analisi, la biografia si rivela un’operazione pressoché inutile.

In che contesto nasce lo Scientific Management?

Nella seconda metà dell’Ottocento il sistema produttivo statunitense subisce importanti trasformazioni. La

natura del cambiamento è radicale e raffigurabile come la nascita dell’impresa moderna, caratterizzata dal

passaggio da un’economia agricola a una produzione industriale di massa. Il cambiamento nel mondo della

produzione è reso possibile da quattro macro-fattori:

1. Diminuzione dei costi e aumento della velocità del sistema infrastrutturale:

▫ Telegrafo, telefono e ferrovie;

2. Progresso tecnico e scientifico:

▫ Positivismo e darwinismo;

▫ Sviluppo del settore elettrico e chimico;

3. Espansione del mercato e crescita della domanda mondiale:

▫ Commercio del cotone;

▫ Specializzazione del settore finanziario;

▫ Nuove forme di vendita;

4. Aumento demografico:

▫ Immigrazione.

Le condizioni istituzionali e politiche possono essere considerate fattori sostanzialmente favorevoli per

l’accompagnamento dello sviluppo impetuoso di un capitalismo articolato e complesso. La presenza di una

democrazia federale ha permesso un progressivo equilibrio tra poteri e istanze sociali diverse, consentendo

loro di esprimersi liberamente.

La fine dell’epoca del progresso.

Positivismo e darwinismo sono le correnti di pensiero che influenzano profondamente la cultura tra la fine

dell’Ottocento e gli inizi del Novecento in America. Essi non influenzano solo le élite culturali, ma

pervadono e testimoniano il nuovo senso comune. Queste due costellazioni di saperi, insieme alle

concezioni dell’economia classica di Adam Smith, alimentano le dinamiche sociali ed economiche e

rappresentano per Taylor un implicito e costante punto di riferimento. La fiducia nel progresso, sostenuta

dalle importanti scoperte scientifiche dell’Ottocento, opera un profondo cambiamento nella concezione

della realtà; il sapere acquista un carattere sempre più operativo e tecnologico, sostenuto da un culto del

pensiero scientifico e tecnico.

Il positivismo e il darwinismo sociale.

Nato in Europa nella prima metà dell’Ottocento, il Positivismo esalta la scienza e il suo metodo, pone una

grande fiducia nelle forze dell’uomo, nella ragione come strumento di progresso al servizio dell’essere

umano e della “pubblica felicità” e nelle potenzialità della tecnica. La nascita e la definizione del Positivismo

vengono attribuite a Comte, il padre della sociologia.

Dalla tradizione illuminista assume alcuni elementi fondamentali quali i dati empirici alla base di ogni

conoscenza, una concezione laica della cultura, la fede nella razionalità scientifica e l’utilizzo del sapere al

fine di migliorare le condizioni dell’umanità. La scienza non deve essere considerata fine a sé stessa, ma

connessa a qualcosa che rimandi alla morale, alla religione e alla politica. La cultura positivista è fortemente

incentrata sull’idea di progresso: si parla di fede nel progresso e di una ricerca della legge del progresso.

Questa fede poggia su tre convinzioni:

1. Nella storia è presente una legge che tende alla perfezione e alla felicità del genere umano.

2. Questo processo di perfezionamento viene generalmente identificato con lo sviluppo e con la

crescita del sapere scientifico e della tecnica.

3. Scienza e tecnica sono le principali fonti del progresso politico e di quello morale e costituiscono la

conferma dello sviluppo.

La scienza rappresenta una salvezza: è vista come apportatrice di salute, benessere, felicità e armonia.

Le principali convinzioni di fondo dei positivisti sono le seguenti:

1. La scienza è considerata l’unica possibile forma di conoscenza del mondo e il suo metodo l’unico

valido.

2. La scienza è concepita come unica, così come unica deve essere la sua metodologia.

3. Il metodo scientifico deve descrive i fatti e mostrare, attraverso l’osservazione sistematica, la

misura e la ripetitività, i rapporti costanti tra i fenomeni, esprimendoli attraverso leggi universali.

4. Il metodo scientifico deve essere esteso a tutti i campi della conoscenza, compresi quelli che

riguardano l’uomo e la società.

5. Il progresso della scienza è considerato fondamentale per il progresso dell’uomo.

Il Positivismo porta dunque con sé una buona dose di riformismo sociale, da realizzarsi grazie ai progressi

della scienza applicati a tutti i campi della conoscenza. È compito della scienza portare naturalmente la

società verso forme di vita e organizzazione migliori. Questa fiducia genera un clima di forte ottimismo.

L’interesse per la scienza e l’applicazione tecnica conduce alla nascita di una molteplicità di ricerche

sperimentali.

Il quadro teorico di riferimento è il meccanicismo con i suoi quattro principi fondamentali: determinismo,

predicibilità, reversibilità e riduzionismo. L’applicazione di questo ultimo principio allo studio dell’uomo ha

come conseguenza quella di descrivere l’essere umano come una macchina molto complessa, tuttavia

riconducibile ai suoi processi fondamentali al pari di tutti i sistemi fisici. Il Positivismo nega così qualsiasi

carattere specifico riconducibile alle attività spirituali dell’uomo.

Il Positivismo è la corrente di pensiero che determina la nascita e lo sviluppo delle cosiddette “scienze

sociali”, in particolare della sociologia.

La diffusione delle teorie elaborate da Darwin costituiscono, insieme al Positivismo, il segno di un’ideologia

orientata in senso scientifico e progressivo. La teoria dell’evoluzione è proposta nel volume On the Origin of

Species by Means of Natural Selection, pubblicato nel 1859. Le sue teorie si basano su due principi

fondamentali:

1. Le varie specie viventi si differenziano per i loro diversi stadi evolutivi, determinati da lente e

graduali modifiche nel tempo.

2. La sopravvivenza delle diverse specie è determinata da una feroce lotta per l’esistenza che è alla

base della selezione naturale e che prevede la sopravvivenza dell’esemplare più adatto e più

predisposto.

Nella teoria dell’evoluzione viene attribuita maggiore importanza agli aspetti comportamentali rispetto a

quelli costituzionali.

L’effetto complessivo e congiunto del darwinismo e del positivismo è quello di porre in discussione gli

assiomi delle dottrine tradizionali, favorendo sia lo sviluppo di nuove metodologie di ricerca, sia quello di

una nuova impostazione delle problematiche sociopolitiche.

La rivoluzione dei trasporti e delle comunicazioni.

All’inizio del XIX secolo gli Stati Uniti sono un paese prevalentemente rurale ed estremamente

frammentato: nel sud e nell’ovest prevale un’economia agricola di tipo estensivo legata al latifondo,

mentre nel resto della nazione e in particolare nel nord-est, l’attività economica è incarnata dalla figura del

mercante.

Con la seconda metà del secolo, le grandi innovazioni nel sistema delle comunicazioni e dei trasporti

(telegrafo e ferrovie), determinano una svolta epocale nel mondo produttivo, costituendo le basi

fondamentali per lo sviluppo dell’impresa moderna. La disponibilità di mezzi di comunicazione e trasporto

più veloci, permettono di disporre in tempi più ristretti e a costi più bassi delle materie prime necessarie

alla produzione e una più veloce e regolare distribuzione delle merci.

Le prime locomotive sono messe a punto tra il 1814 e il 1820 e tra il 1830 e il 1840 cresce una moderna rete

ferroviaria in grado di collegare i più importanti centri commerciali dell’epoca. Nel 1875 sono presenti

74.000 miglia di strade ferrate in funzione. Il miglioramento della rete e l’abbattimento del costo dei

trasporti favoriscono la concentrazione della produzione industriale di massa e su larga scala in alcuni centri

maggiori. Le grandi somme di denaro impegnate nella costruzione delle linee determinano la nascita di

numerose banche di investimento specializzate.

Lo sviluppo delle ferrovie è contemporaneo alla comparsa del telegrafo, brevettato nel 1844 e utilizzato

commercialmente a partire dal 1847. Esso rappresenta un mezzo fondamentale di comunicazione che

permette di controllare l’efficienza del traffico. Nell’ultimo decennio del secolo fa la sua comparsa anche il

telefono, destinato a diventare il mezzo di comunicazione più veloce e utilizzato.

Gli effetti combinati dello sviluppo della rete ferroviaria, dell’uso dei nuovi metodi di comunicazione e dello

sviluppo del sistema finanziario costituiscono i presupposti fondamentali per la grande impresa industriale.

Lo sviluppo scientifico e quello tecnologico.

Nel periodo successivo al 1840, il rapido susseguirsi di scoperte scientifiche e di progressi tecnologici

contribuisce ulteriormente alla nascita dell’industria moderna. Sono soprattutto due i settori che si

sviluppano grazie ai progressi scientifici: quello elettrico e quello chimico.

La rivoluzione elettrica interessa i campi della produzione di energia, dell’illuminazione, dei trasporti e delle

comunicazioni. Il suo procedere dà luogo allo sviluppo di una massiccia produzione di brevetti. Il controllo

dei brevetti per le nuove scoperte diviene morivo di scontri titanici tra le nascenti industrie americane. Nel

1890 l’American Electric Company diventa la principale impresa nel settore elettrico. Nel 1879 le ricerche

condotte da Edison lo portano a produrre per la prima volta la luce elettrica ad incandescenza. Nel 1889

costituisce la Edison General Electric Company. Nel 1892 le due aziende si fondano, creando la General

Electric Company.

L’industria chimica nasce principalmente per fornire alle altre i prodotti essenziali per le loro attività.

Inizialmente, intorno al 1880, gli Stati Uniti subiscono la supremazia tedesca in una parte importante del

settore. Solo con la Prima Guerra Mondiale il governo statunitense riuscirà ad ottenere il controllo

requisendo i brevetti di produzione tedesca.

Un altro settore che si rivela fondamentale per lo sviluppo industriale americano è quello dell’automobile.

La complessità crescente del mondo dell’industria richiede un numero sempre maggiore di dirigenti con

compiti di pianificazione e sorveglianza del processo produttivo. Questa esigenza si traduce nella necessità

di un nuovo tipo d’istruzione che sappia coniugare la scienza e i suoi metodi con la tecnica e le sue

applicazioni. Verso la metà dell’Ottocento il diffondersi del pensiero positivista porta alla nascita di un

nuovo tipo di istruzione tecnica, strettamente legata ai problemi concreti della società e alla conseguente

applicazione delle scoperte scientifiche al mondo dell’industria. Negli anni ’80 viene fondato il MIT. La

formazione di istituti professionali permette alle aziende di disporre di una forza-lavoro intellettuale in

grado di applicare le conoscenze acquisite al mondo produttivo.

Il controllo e l’acquisto dei brevetti, l’assunzione e l’addestramento di personale tecnico e la diffusione di

una ricerca e di uno sviluppo industriale sistematici sono dunque i mezzi che permettono lo sviluppo

industriale su basi scientifiche.

La crescita dei mercati.

Il passaggio alla produzione di massa è determinato anche dalla rapida e vasta espansione dei mercati. È lo

sviluppo del commercio del cotone a rappresentare il primo passo dell’imponente processo di espansione

delle attività economiche statunitensi e del conseguente sviluppo delle imprese. L’espansione del

commercio del cotone determina la specializzazione del mercato e del settore finanziario.

A partire dal 1840 le trasformazioni del mondo produttivo, il miglioramento delle vie di comunicazione e

l’aumento della popolazione, mandano in crisi i commercianti tradizionali, privilegiando quelli in grado di

vendere prodotti anche al di fuori della propria zona di appartenenza a prezzi inferiori. Cominciano a

diffondersi nuove forme di vendita al dettaglio quali grandi magazzini, catene, vendite per corrispondenza e

l’aumento del volume delle transazioni determina la necessità di una produzione sempre più rapida e

standardizzata. Si assiste anche a una forte crescita del commercio con l’estero e degli scambi

internazionali. Tutto ciò stimola lo sviluppo di tecniche di produzione di massa che mettono la fabbrica

nella condizione di produrre in modo costante, standardizzato e per grandi partite. Tramite assorbimenti,

fusioni e acquisizioni si assiste alla nascita di grossi colossi industriali.

Intorno al 1870 il mercato degli Stati Uniti e dei paesi europei industrializzati attraversa un periodo di crisi

di ristagno economico. La diversa risposta che Stati Uniti ed Europa danno a questa temporanea crisi,

differenzierà il diverso tipo di sviluppo industriale che verrà perseguito. Inizialmente la reazione è simile: le

imprese stabiliscono tra loro degli accordi per controllare il mercato, creando federazioni (holdings), allo

scopo di limitare la concorrenza tra produttori. Ma negli Stati Uniti i piccoli imprenditori ingaggiano una

battaglia contro i big business. In questo modo il livello di concorrenza rimane alto, diventando un forte

stimolo verso la crescita e l’innovazione del mercato. In Europa, al contrario, gli accordi tra le aziende non

vengono sottoposti a restrizione da parte dei governi.

Gli immigrati.

Un altro fenomeno fondamentale per lo sviluppo dell’industria moderna è la notevole disponibilità di

manodopera a basso costo presente negli Stati Uniti. La nazione subisce inizialmente una prima e

significativa ondata di immigrazioni nel periodo delle colonizzazioni. Si tratta però di popolazioni

caratterizzate da gruppi europei istruiti. Il fenomeno migratorio della seconda metà dell’Ottocento è invece

caratterizzato dall’ingresso di perseguitati politici e religiosi e soprattutto poveri. Abbastanza giovani e poco

scolarizzati, questi diventano manodopera a basso costo per le nascenti industrie. La maggior parte degli

immigrati si inserisce nel settore industriale, dove contribuisce al passaggio alla produzione di massa e alla

sua diffusione. Gli americani avevano dalla loro parte un’enorme disponibilità di manodopera,

accompagnata dal culto di una rappresentazione di sé stessi e della loro avventura come self made man.

Infine, la grande disponibilità di materie prime, i vasti territori e una forte propensione all’innovazione e

alla sperimentazione hanno determinato le prime condizioni di un vantaggio competitivo che si è

progressivamente allargato nel tempo, consentendo il grande sviluppo industriale ed economico degli anni

successivi.

La situazione politico-sociale.

Durante e dopo la Guerra d’Indipendenza lo sforzo delle classi dirigenti americane è teso all’elaborazione di

una sistema di governo che realizzi il passaggio dalle originarie comunità, a stati indipendenti con un

proprio sistema giuridico e proprie istituzioni. Tra il 1776 e il 1780 tutti gli stati adottano una nuova

Costituzione. Il 12 giugno 1776 il Congresso nomina un comitato composto da tredici membri, affidandogli

l’incarico di elaborare un progetto per la futura Costituzione. La Costituzione federale viene approvata il 17

settembre del 1787. La caratteristica più importante è la divisione della sovranità tra i due livelli di governo,

quello dello stato e quello federale. Nel 1891 il primo Congresso adotta dieci emendamenti costituzionali,

noti come la Dichiarazione dei diritti, che sanciscono la divisione tra lo stato e la religione. Dopo la vittoria

nelle elezioni presidenziali da parte di Lincoln (1861), undici stati del sud proclamano la secessione e

formano una Confederazione indipendente, mentre gli altri rimangono fedeli all’Unione. La guerra si

conclude nel 1865 con la resa dell’esercito confederato. La fine del conflitto conduce alla ricostituzione

dell’Unione e all’abolizione della schiavitù su tutto il territorio americano.

Dopo il 1880 iniziano a essere approvate le prime leggi che vietano i trusts, le grandi concentrazioni di

potere economico che perseguono logiche monopolistiche e oligopoliste limitando lo sviluppo della

concorrenza.

I sindacati.

I primi passi verso la formazione di un movimento sindacale forte si registrano solo dopo il 1860, quando le

associazioni sindacali locali si riuniscono per dar vita a organizzazioni nazionali. Nel 1869 viene costituito il

Noble Order of the Knights of Labor. I Cavalieri del Lavoro aspirano a unire la massa della popolazione

americana su una base comune di resistenza ai monopoli. L’ordine è implicato in una drammatica vicenda

di terrorismo che porterà alla dissoluzione del movimento.

I sindacati nazionali di mestiere sono i maggiori protagonisti della storia americana. L’organismo più

importante è l’American Federation of Labor, che vanterà nel 1913 due milioni di iscritti. La nuova

organizzazione è definibile come una confederazione di sindacati, ciascuno dei quali conserva un’ampia

autonomia. Alla metà degli anni ’80 si rivendica la giornata lavorativa di 8 ore.

I lavoratori bianchi non accettano alcuna forma di associazione con la manodopera di colore e il

frazionamento etnico della forza lavoro immigrata rende estremamente complesso il formarsi di una

coscienza unitaria e omogenea.

Il modello dello Scientific Management.

Il lavoro.

La comprensione del modello di Taylor richiede di esaminare contestualmente più aspetti:

▪ Una dimensione sociale o macroeconomica:

▫ In quale contesto storico si colloca;

▫ Come si configura il lavoro;

▫ Quale valore viene ad assumere nelle società del tempo;

▫ Sotto quali condizioni si modifica il rapporto tra l’impresa e il nuovo lavoratore salariato;

▫ Quale valore assume il rapporto di scambio economico;

▪ Un livello organizzativo:

▫ Rapporto tra le tecnologie;

▫ I metodi di lavoro e gli uomini che operano in un contesto di rapida evoluzione.

Il modello di Taylor può venire inteso come enucleazione del rapporto tra varie componenti che

contribuiscono alla sua definizione.

Il salario.

L’economia scozzese, con Adam Smith, coglie anticipatamente le grandi potenzialità della divisione sociale

del lavoro, che si svilupperà pienamente con i processi di industrializzazione. È questa una concezione

dell’economia che ha caratterizzato gli ultimi due secoli e che ha profondamente influenzato Taylor e il suo

tempo.

Con l’Ottocento si passa da un lavoro occasionale e stagionale a un lavoro stabile, che coincide con il

processo di “proletarizzazione” dei produttori. Chi in precedenza disponeva direttamente della proprietà

dei mezzi di produzione e di scambio, deve progressivamente rivolgersi al mercato per offrire alle imprese

la propria forza lavoro. La stabilità occupazionale diventa sempre più necessaria e assume crescente

importanza la modalità di remunerazione stabile del lavoro.

Per meglio capire la centralità della costruzione del modello di Taylor è fondamentale comprendere anche

la concezione economica. Importante è la concezione di Adam Smith a proposito del significato economico

del lavoro: per lui, nella complessità della società le azioni dei singoli individui interagiscono tra loro e la

divisione del lavoro è la condizione per favorire la cooperazione sociale. La combinazione di interesse

privato, proprietà privata e concorrenza tra i venditori nei mercati, guida i produttori verso il benessere

della società. L’aumento della produttività genera anche una riduzione dei prezzi. Il circolo virtuoso che si

innesta tra produzione e consumi è la necessaria premessa per la produzione di massa.

Secondo Smith la causa principale del progresso nelle capacità produttive risiede nella divisione del lavoro.

Egli individua tre diverse circostanze alla base del grande aumento della quantità di produzione:

1. Aumento di destrezza di ogni operaio.

2. Il risparmio del tempo solitamente perso per passare da una mansione all’altra.

3. Invenzione di macchine che facilitano e abbreviano il lavoro e permettono a un solo uomo di fare il

lavoro di molti.

Il salario diventa fondamentale: deve essere almeno sufficiente a mantenerlo.

Per i primi economisti il valore della domanda e dell’offerta era determinato soltanto dal processo

demografico. Questa teoria rimandava a una sostanziale staticità dei sistemi di produzione. In realtà questa

impostazione trascurava completamente i fattori che influiscono sul livello della domanda. Infatti, questa

teoria è sostanzialmente sbagliata perché ignora la presenza di fenomeni di accentuato progresso tecnico,

ma è anche in contrasto con le forme di sviluppo di un sistema economico di tipo capitalistico. Come per

Smith, anche per Engels l’equilibrio dei salari non è da attribuirsi al movimento demografico, ma la

conseguenza finale del loro abbassamento non dipenderebbe da un fattore economico, bensì dalla

“concorrenza universale”. Si tratta della naturale tendenza del capitalismo a sostituire il “lavoro morto”,

fornito dalle macchine, al “lavoro vivo”, fornito dai lavoratori. Il valore della forza lavoro è composto da due

elementi: un fattore fisiologico (limite minimo del livello salariale corrispondente al valore degli oggetti

d’uso indispensabili per la sopravvivenza) e un fattore variabile (in periodi favorevoli gli operai ampliano i

propri bisogni e aumentano i consumi).

Secondo Marx sul livello dei salari esercitano il loro effetto di segno opposto due ordini di fattori:

1. L’accumulazione del capitale implica la sostituzione del lavoro umano con quello svolto dalle

macchine e l’aumento della produttività, fattori che tendono a far diminuire il salario.

2. L’accumulazione del capitale si accompagna alla creazione di nuovi rami industriali che porta con è

la creazione di nuovi impieghi e di nuovi bisogni.

Il movimento effettivo dei salari dipende allora dall’interazione dialettica di questi due gruppi contrapposti

di fattori. I salari oscillano dunque tra un limite minimo e un limite massimo. Tali forze sono determinate da

un fattore oggettivo: la fluttuazione della domanda e dell’offerta.

In generale la tendenza nel lungo periodo è quella di uno squilibrio tra la domanda e l’offerta a favore dei

capitalisti, dovuto all’accumulazione del capitale e alla costante sostituzione delle macchine ai lavoratori. La

conseguenza non è quella di elevare il salario normale medio, ma di ridurlo. Solo con la contrattazione

collettiva, l’azione dei sindacati e la coalizione operaia si può contrattare la forza lavoro a un prezzo

maggiore. Marx, dunque, confuta la tesi che mira ad affermare l’inutilità dell’azione dei sindacati.

La generazione della ricchezza.

Taylor assume la concorrenza come leva fondamentale dello sviluppo economico, ma non fa altrettanto con

il conflitto capitale-lavoro. Nell’organizzazione scientifica del lavoro Taylor inizia citando il presidente

Roosevelt e Adam Smith. Il fine di questi riferimenti politici e ideologici consiste nel sottolineare come il suo

modello si inquadri nel più ampio contesto sociale del “benessere della nazione”, dell’“efficienza

nazionale”, del superamento delle contraddizioni tra le parti sociali e nel fondamentale ruolo svolto dalla

scienza per il benessere collettivo. Taylor si sente distante dal pensiero marxista, perché ritiene che negli

Stati Uniti esista non tanto un problema di distribuzione della ricchezza, quanto di potenzialità della sua

generazione.

Per Taylor la ripartizione del profitto tra gli imprenditori e i salariati ha consentito che queste siano giunte

gradualmente a sentirsi nemiche, causando gravi contrasti e scioperi. Lo Scientific Management fa sì che le

parti antagoniste distolgano il proprio interesse dalla suddivisione del surplus, e concentrino i propri sforzi

nell’aumentare l’entità, così da rendere possibili grandi aumenti nei salari degli operai e nei profitti

dell’imprenditore. Garanti di questo rapporto di cooperazione sono una metodologia e un modello che

consentano la definizione dei metodi scientifici in grado di assicurare equità. Così, il perseguimento del

bene individuale si trasforma in quello del bene collettivo.

L’aumento della produttività del lavoro rappresenta un beneficio per il lavoratore perché il salario che

ottiene in cambio del maggior lavoro può essere utilizzato per acquistare i beni che i lavoratori stessi hanno

prodotto. L’aumento della produttività fa diminuire i costi di produzione e con essi il prezzo dei beni per il

consumatore finale.

La concezione sociale.

Per Taylor, il salario è l’elemento centrale dello scambio. Se gli imprenditori mirano a contenere al massimo

i costi di produzione, gli operai hanno bisogno di un salario più alto che consenta di mantenere un tenore di

vita dignitoso. Egli è quindi contrario al welfare e ad aumenti retributivi che assumo a fini assistenziali; è

contrario anche ai sindacati, che bloccano lo sviluppo della produzione con inutili scioperi e lotte, mentre

con lo Scientific Management è sufficiente che un operaio denunci l’ingiustizia subita, e giustizia sarà fatta.

Altre ragioni del fallimento del sistema cooperativistico sono l’intervallo di tempo che intercorre tra il

momento in cui si ha la prestazione del lavoro e quello della riscossione del compenso e l’equa ripartizione

dei profitti. Taylor esprime le sue posizione anche contro gli imprenditori che, a causa della conoscenza solo

empirica del lavoro, mirano spesso solo “a ridurre il prezzo per unità di lavoro”; di conseguenza, viene visto

come un antagonista.

L’interesse del consumatore assume un fondamento politico, in quanto per Taylor non è importante tanto

la divisione della ricchezza, quanto la sua crescita complessiva, ottenuta mediante un aumento

dell’efficienza produttiva. Lo Scientific Management è il mezzo per accrescere la produttività e la ricchezza

complessivamente prodotta da una nazione e dall’insieme degli imprenditori. Taylor assegna allora

all’organizzazione scientifica del lavoro una funzione di equilibrio, di giustizia e di equità in grado di

risolvere naturalmente i conflitti sociali. Il sindacato e le aggregazioni dei lavoratori favoriscono la cultura

del sottolavoro che conduce inevitabilmente al posizionamento sul livello più basso della possibile

efficienza del lavoratore.

Il sistema retributivo.

La centralità della remunerazione in Taylor è connessa al fatto che egli sottolinea l’importanza della

funzionalità del sistema d’impresa nel suo complesso piuttosto che concentrarsi sulla semplice ripartizione

del profitto. Il sistema retributivo viene a configurarsi come uno degli aspetti di un sistema più organico e

articolato. Il sistema di incentivazione e di aumento salariale diventa per lui uno strumento tramite il quale

assicurarsi gli uomini, il metodo, i risultati migliori e combattere le ragioni dell’arretratezza dell’impresa.

Queste ultime sono per lui da addebitarsi sia a motivi culturali dell’impresa, sia a ragioni tecniche

specifiche. Per quanto riguarda le ragioni culturali, viene dato risalto al sottolavoro: lasciate senza una

guida le persone tendono ad assumere una velocità di lavoro rallentata, denominata “sottolavoro

naturale”; ma la vera causa di inefficienza è il sottolavoro sistematico finalizzato ad assumere ritmi orientati

alla presunta salvaguardia del lavoro altrui a garanzia degli interessi più generali dei lavoratori.

Accanto al sottolavoro la causa dell’arretratezza è riconducibile ai “sistemi difettosi di ordinamento che

sono in uso e che fanno lavorare di mala voglia gli operai appunto perché credono di proteggere così i loro

interessi”. Taylor sottolinea l’indifferenza e l’ignoranza dei datori di lavoro in merito all’adozione del

sistema organizzativo più opportuno e ai metodi per applicarlo nei confronti del benessere individuale degli

operai.

Per Taylor il salario assume valenze di diverso ordine:

▪ Funzione di motivazione e di riconoscimento della performance;

▪ Condizione di generazione della ricchezza;

▪ Deve consentire di conseguire un adeguato tenore di vita.

L’entità del salario e le modalità per calcolarlo sono in stretto rapporto con il compito da svolgere. I

lavoratori cercano in tutti i modi di tenere nascosto il tempo in cui un’operazione può effettivamente

essere compiuta, per cui la definizione dei salari deve necessariamente essere preceduta da uno studio

accurato e approfondito di tutti gli elementi che compongono il lavoro giornaliero. La quantità di lavoro che

può essere effettivamente svolta, viene individuata in quella sostenuta dagli operai di “prim’ordine”,

ovvero quelli più capaci e abili.

Per Taylor, comunque, i sistemi di retribuzione non rappresentano in nessun caso l’elemento decisivo per

l’ottenimento di un incremento dell’efficienza e della produttività.

Il cottimo differenziale e i diversi sistemi di incentivazione.

Prima dell’avvento dell’industrializzazione, il sistema più equo e utilizzato di ricompensa era il cottimo

normale. Agli inizi del XX secolo, il metodo definito Towne-Halsey ottiene grande risonanza. Esso prevede la

registrazione del tempo più breve in cui può essere eseguito un certo lavoro e l’assunzione di questo tempo

come standard. Se un operaio riesce a compiere il lavoro in un tempo inferiore, egli percepisce un premio. Il

sistema presenta dei limiti, come la tendenza degli operai a lavorare a rilento quando assegnati a un lavoro

nuovo oppure ancora retribuito a giornata. L’elemento maggiormente contestato al sistema è la mancanza

di scientificità nel calcolo dei tempi.

Taylor individua quattro categorie principali, con incrementi di produttività diversi, da utilizzarsi in

rapporto alle differenti condizioni:

1. Cottimo ordinario;

2. Lavoro a giornata;

3. Lavoro a compito con premio;

4. Cottimo a tariffa differenziale.

Taylor è noto come l’inventore del cottimo differenziale. Egli ritiene che l’aspetto fondamentale del sistema

retributivo obbedisca a due criteri fondamentali:

▪ Riconducibile alle esigenze di scientificità dell’organizzazione del lavoro che si deve riflettere nel sistema

di riconoscimento;

▪ Riconducibile a una logica più gestionale e simbolica, capace di ricondurre alla motivazione, allo status e

alla definizione di un contratto psicologico tra il lavoratore e l’impresa in grado di assicurare continuità di

prestazioni e reciproca soddisfazione.

L’insieme dei due elementi, scientificità e cooperazione, si riflette così in significativi valori del salario e del

relativo potere di acquisto. L’aumento dei salari deve essere sempre in rapporto con l’aumento della

produzione; il salario deve comporsi di una quota fissa e di una variabile, definita con coefficienti

incrementali risultanti da un’analisi scientifica e dagli studi sperimentali. Il massimo rendimento dei

lavoratori si ottiene riconoscendo loro una maggiorazione retributiva:

▪ Del 30%: lavori ordinari che non richiedono sforzo mentale, conoscenze particolari e fatica eccessiva;

▪ Del 50-60%: lavori come i precedenti che richiedono in più operazioni di maggiore forza;

▪ Del 70-80%: lavori che richiedono una qualificazione particolare, senza un eccessivo sforzo fisico;

▪ Dell’80-100%: lavori che richiedono un impegno intellettuale elevato, molta abilità e forza fisica.

Un secondo importante aspetto per la comprensione del modo di pensare di Taylor è relativo al sistema di

riconoscimento. Nel sistema di cottimo a tariffa differenziale l’incentivo a raggiungere un dato livello di

produzione è dato dall’adozione di due tariffe: una più bassa per gli operai comuni e una più alta per gli

operai di prima classe. Nel momento in cui l’operaio non completi il proprio compito, non solo non

percepirà la retribuzione supplementare, ma subirà una perdita diretta.

I modelli retributivi statunitensi si trovano in sintonia culturale con quanto elaborato in Europa, soprattutto

in Francia, con i sistemi di Rowan e Bedaux.

Taylor e la tecnologia del tempo.

A cavallo tra Ottocento e Novecento la fiducia nella scienza e nelle sue applicazioni appartiene al senso

comune. In questo periodo l’alleanza fra scienza moderna e capitalismo si salda nel nome della tecnica,

come paradigma della razionalità moderna della mentalità “borghese”. Protagonista nel campo

dell’industria alla fine dell’Ottocento è una generazione di tecnici e ingegneri, che riesce a unire la scienza

con lo spirito capitalistico, individuando nelle applicazioni tecniche una possibilità di generare valore

economico e sociale. Per descrivere il loro operato si può utilizzare il termine bricolage: le scoperte non

sono tanto frutto di una programmazione organica, quanto la combinazione di strutture e componenti per

costruire artefatti inediti.

Nelle ultime decadi del XIX secolo si sviluppano profonde innovazioni nella struttura e nella gestione

d’impresa, derivate dall’intersecarsi delle molteplici invenzioni che segnano una profonda svolta nella vita

quotidiano dell’uomo: l’energia elettrica, il telefono, la radio, la macchina fotografica, il frigorifero, il

motore a benzina e il diesel.

Una delle prime soluzione innovative di Taylor, consiste nell’ideazione di una ruota per vagoni da utilizzare

con i cerchioni Midvale, accompagnata da un’elaborata attrezzatura per la fucinatura. Gran parte delle sue

innovazioni riguardano gli utensili impiegati per il taglio dei metalli. In questo ambito di studio, l’invenzione

più importante è quella dell’acciaio ad alta velocità.

Taylor comprende che i miglioramenti tecnici richiedono innovazioni organizzative di eguale importanza;

egli dirige quindi, gli sforzi verso nuove applicazioni di sviluppo tecnico di processo, quali la cosiddetta

“stanza degli attrezzi” e l’Ufficio di Programmazione, istituito al fine di standardizzare i tempi delle

macchine.

La vera originalità di Taylor risiede:

▪ Nell’aver concepito per la prima volta un sistema organizzativo di fabbrica nel quale lo studio delle

applicazioni tecniche diventi un fatto sistematico;

▪ Nell’ideazione di un dipartimento di pianificazione preposto all’analisi e alla standardizzazione degli

utensili e delle macchine;

▪ Studio dei movimenti umani in rapporto con gli utensili e le macchine.

Il metodo.

Le innovazioni tecniche tayloristiche sono frutto non solo di intuizioni geniali, ma anche di applicazioni

sistematiche dei paradigmi delle scienze naturali. Il metodo da lui utilizzato è quello sperimentale, che

consiste nell’analisi sistematica, attraverso l’osservazione e la sperimentazione dei fenomeni,

nell’organizzazione degli stessi e nella loro interpretazione. L’uso degli strumenti di misura assume rigore e

importanza per fornire accuratezza e oggettività alle osservazioni. Le sue applicazioni sono volte alla

standardizzazione del processo lavorativo attraverso la ricerca di leggi e la verifica di singoli fattori enucleati

in una logica elementaristica.

Lo Scientific Management cerca così di definire procedure, stabilire standard ed esercitare controlli che

assicurino la conformità produttiva e la coerenza causale della tecnica. Taylor assume la necessità di ridurre

gli elementi di incertezza riconducibili ai diversi fattori del processo. Vengono a questo scopo messe a

punto una serie di strumenti e piani di riscontro, che consentono il controllo di tutto il processo di fabbrica.

Taylor ha anche messo progressivamente a punto un sistema per consentire l’attento controllo dei costi

industriali di produzione.

In definitiva, nell’arco di vent’anni, nella mente di Taylor si delinea un complesso sistema di controllo

capace di gestire l’intero processo produttivo.

L’ordinamento a compito e i tempi unitari.

La razionalità tecnica prevede un’interdipendenza seriale tale per cui, si rileva una “natura di

concatenamento”, così che sia possibile arrivare alla perfezione strumentale per realizzare un unico

prodotto standard in modo ripetitivo e costante. Una perfezione strumentale che non è solo volta alla mera

applicazione tecnica, quanto alla ricerca del mutuo adattamento tra uomo, macchina e attrezzi di lavoro

affinché il risultato rappresenti un’ottimizzazione dell’attività lavorativa in tutti i suoi aspetti, così da

consentire un aumento rilevante della produzione.

Per Taylor ciascun operaio deve avere un compito giornaliero chiaramente definito. Per la definizione

dell’ordinamento a compito, egli si concentra sulla determinazione del tempo minimo richiesto a un

operaio per svolgere quotidianamente la propria mansione. È lo studio dei tempi unitari, fondamentale per

la determinazione del “tempo minimo/standard” cui l’operaio deve attenersi.

Thompson, allievo di Taylor, comincia una serie di studi sui movimenti dei lavori attinenti all’edilizia,

compiendo nel giro di sei anni una serie di rilevazioni cronometriche in diversi settori. Gli strumenti

utilizzati sono:

▪ Il cronometro;

▪ Un foglio di rilevazione standard, dove viene segnata la descrizione del lavoro, la suddivisione in

“operazioni in dettaglio” e i rispettivi “tempi unitari”;

▪ Il libro del cronometrista, un dispositivo nel quale inserire da una parte il modulo di rilevazione e dall’altra

i due o tre cronometri utilizzati per la registrazione dei tempi.

Gilbreth, un collaboratore di Taylor, si dedica all’esame delle varie fasi del gesto produttivo applicato al

settore edile. Il metodo si fonda sull’analisi visiva dei movimenti, utilizzando il cronociclografo, composto da

una lastra fotografica e da una lampadina elettrica. Fissata sulla parte del corpo dell’operaio soggetta a

movimento, la lampadina muovendosi lascia impressa sulla lastra fotografica una linea bianca; il disegno

delle curve permette di tracciare il percorso del movimento e di constatare abitudini ed esitazioni. L’analisi

dello spazio prevede l’eliminazione dei movimenti superflui al fine di dettare norme precise per

determinare la forma e la dimensione dei mattoni e la loro posizione rispetto ai muratori.

Superare l’empirismo nel rapporto uomo-macchina significa per Taylor definire scientificamente le

modalità operative e gli standard fisici richiesti da ogni lavoro. Egli si basa allora sia sulle ricerche di

fisiologia dedicate al lavoro operaio, sia sugli studi ingegneristici sulla potenzialità, in cavalli-vapore, del

motore umano. Il motore umano, come una macchina, può giungere a determinati risultati fisici solo a

patto di un’ottimizzazione della fatica, dei tempi di lavoro e del carico cui è soggetto durante la giornata

lavorativa. L’obiettivo di razionalizzazione biologica diventa giungere a stabilire una legge che descriva il

rapporto tra energia e stanchezza per poter fissare un massimo di lavoro giornaliero per un operaio di

prim’ordine. La legge dei lavori pesanti, vede confluire le leggi della fisica, accanto alle leggi della fisiologia e

della biologia. Taylor e il suo gruppo cercano di determinare la frazione di cavallo-vapore che un uomo è

capace di sviluppare, ossia quanti chilometri di lavoro un uomo può fornire in un giorno. La legge viene

definita da uno dei suoi più stretti collaboratori, Barth. Nella legge, il rapporto è una costante tra il peso del

carico e il tempo in cui l’uomo deve rimanere libero per poter continuare a praticare nel tempo un certo

tipo di lavoro.

Il valore di questi contributi ha un grande significato politico e metodologico, anche se talvolta i risultati

concreti appaiono più difficilmente generalizzabili:

▪ Vi è l’inevitabile tendenza dei sistemi produttivi a sostituire il lavoro vivo con il lavoro morto;

▪ I lavori pesanti in catena di montaggio avranno in seguito una centratura sui rapporti di forza sociali e

sulle proteste operaie;

▪ In situazione di alta occupazione, appare un’illusione poter acquisire un numero sufficiente di operai e

lavoratori di prim’ordine in rapporto alle specifiche esigenze lavorative;

▪ È storicamente poco compatibile il concetto di tempo elementare rispetto a qualcosa che elementare non

è, come nel caso del lavoro.

La struttura funzionale.

Alla fine del XIX secolo la gestione del processo produttivo è affidata quasi interamente ai capireparto. Essi

svolgono principalmente tre importanti compiti:

1. Stabilire i tempi e i metodi di produzione.

2. Accertare i costi e la qualità del lavoro.

3. Assumere, utilizzare e licenziare la manodopera.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia del Comportamento Economico e dei Consumi, composto dall'integrazione di appunti e studio del testo consigliato "Taylor, le origini dello Scientific Management e della Psicologia del lavoro", Zuffo. Gli argomenti analizzati sono i seguenti: la vita di Taylor, il contesto di nascita dello Scientific Managment, il modello dello Scientific Management, Ford, gli sviluppi successivi e le critiche ricevute.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Eleonor23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del Comportamento Economico e dei Consumi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Zuffo Riccardo.

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