PSICOLOGIA CLINICA
CAPITOLO 1
Per APPROCCIO CLINICO si intendono le attività che svolge il medico, quindi la centralità era
proprio l’osservazione diretta al letto del malato; la psicologia clinica fa riferimento alla malattia e
alla sofferenza. Successivamente si intendeva per approccio clinico un’OSSERVAZIONE
PROLUNGATA E MINUZIOSA e si avvicina ad un approccio idiografico concentrato sul singolo
(ottica del particolare, studio intensivo e approfondimento del caso singolo).
PSICOLOGIA CLINICA (bassamente applicativa) e PSICOLOGIA DI BASE (speculativa) , spesso
sono presentate come discipline diverse e separate. Oggi è stata invece riconosciuta una
continuità tra le due. Per psicologia clinica si intende quella scienza-professione che aiuta le
persone bisognose sul piano psicologico.
PRIMA SEZIONE DI PSICOLOGIA CLINICA (American Psychological Association): la psicologia
clinica integra scienza, teoria, pratica sia al fine di capire il disagio sia al fine di promuovere
l’adattamento umano e lo sviluppo personale; si concentra sugli aspetti intellettivi, emotivi e
biologici.
La psicologia clinica è un settore che ha come obiettivi: la spiegazione, la comprensione,
l’interpretazione e la riorganizzazione dei processi mentali disfunzionali; è identificabile con le
metodiche psicologiche volte alla consulenza, diagnosi e terapia atti a promuovere le condizioni di
benessere. La psicoterapia rappresenta l’ambito applicativo.
Con il termine ADATTAMENTO, si può considerare erroneamente come un obiettivo doveroso e
un criterio di normalità, esiste quindi il rischio di considerare la salute mentale con il conformismo;
allo stesso modo una rigida aderenza alle norme sociali può indicare uno stato patologico. La
terapia ha lo scopo di aiutare l’individuo ad esprimere se stesso.
I MOMENTI SIGNIFICATIVI DELLA PSICOLOGIA CLINICA:
1875, primo laboratorio di psicologia a Lipsia
• 1880, ipnosi riconosciuto come trattamento medico in psichiatria; caso di Anna O malata di
• isteria
1889, Binet costituisce il primo laboratorio di psicologia a Parigi
• 1890, creazione dei primi test mentali
• 1900, Freud presenta l’analisi dei sogni e delle libere associazioni
• 1917, test mentali usati per la selezione delle reclute
• 1921, test di Rorschach
•
La psicologia clinica su originò a cavallo tra Ottocento e Novecento, dall’incontro di due
tradizioni: pratica dei REATTIVI MENTALI (per la valutazione dei bambini deficitari) e la pratica
dell’IPNOSI (nel trattamento dell’isteria). La psicologia doveva porsi nell’ottica della
TRASFORMAZIONE e del MIGLIORAMENTO del funzionamento umano.
I momenti di massima espansione furono i due conflitti mondiali, grazie alla richiesta sociale di
collaborare con test mentali alla selezione dei militari e nell’opera di reinserimento dei reduci di
guerra. Quindi lo psicologo trovava la sua massima occupazione nei test mentali e nelle terapie di
rieducazione.
CAPITOLO 2
Le diagnosi nell’ottica dello psicologo clinico, sono punti di riferimento utili e necessarie per
rispondere alle istituzioni e per favorire la comunicazione. l’ESAME PSICODIAGNOSTICO è un
processo di raccolta, analisi ed elaborazione di informazioni. La sua struttura formale è composta
da una successione sistematica e organizzata di approfondimenti successivi. Man mano che si
progredisce, l’esame diminuisce le incertezza circa le variabili di interesse clinico, valutando le
evoluzioni e le possibilità più idonee per il caso in esame. È un PROCESSO ATTIVO simile al
Problem solving ed è più di una semplice diagnosi. Non opera come semplice classificazione
nosografia (categorizzazione del soggetto all’interno di una malattia) ma nell’ottica
dell’approfondimento e analisi del singolo caso.
Il COLLOQUIO CLINICO, ha come finalità l’esame del problema che porta il paziente a rivolgersi
ad uno psicologo clinico. Non è una procedura passiva di ascolto e registrazione dati ma una
processo di RICERCA ATTIVA delle coordinate che danno un senso a quello che il paziente
riporta. Si utilizza materiale verbale e si esplora il sistema cognitivo-verbale, il colloquio
rappresenta un Setting di osservazione specifico e strutturato (importanza degli atteggiamenti non
verbali e para verbali). Il colloquio costituisce poi un esempio di comportamento interpersonale
significativo, tramite l’interazione tra paziente e psicologo. Il PRIMO COLLOQUIO si avvia con dei
convenevoli sociali (fase dei PRELIMINARI) cui segue l’apertura vera e propria, poi si cerca di
ottenere un’ampia descrizione del problema (fase del PROBLEMA INIZIALE) e il colloquio risalirà
poi al primo insorgere del problema e lo ripercorrerà nel tempo (STORIA DEL PAZIENTE)
mettendo tra parentesi gli elementi di disturbo e patologici per ripercorrere la storia nei suoi
avvenimenti significativi (fase del PROFILO COMPLESSIVO). Nelle fasi conclusive il colloquio
ritorna sulle aspettative del paziente (analisi delle ASPETTATIVE). Infine lo psicologo richiamo il filo
logico che ha guidato il colloquio e fornisce informazioni sui test somministrati.
Il MODELLO MULTIDIMENSIONALE, è una sintesi delle informazioni ricavate dall’esame
psicodiagnostico classificate in classi a seconda del canale. Esistono tre classi principali: PRIMA
CLASSE sul canale verbale, quindi informazioni soggettive e non neutre; la SECONDA CLASSE
sono osservazioni dirette sul comportamento della persona che possono essere influenzate anche
da variabili legate al contesto; la TERZA CLASSE è rappresentata dalle registrazioni strumentali
dell’attivazione psico fisiologica e oggettive. (Un esempio di esame psicologico multidimensionale
è quello di Jung che costruì una lista di 100 parole e chiedeva al paziente di rispondere con la
prima parola che gli veniva in mente registrando le varie variabili del paziente).
Si riteneva che l’utilizzo di una molteplicità di fonti, potesse attenuare le distorsioni delle
misurazioni, ma si è studiato che i diversi canali di informazione percepivano lo stesso fenomeno
in angolazioni differenti. Quindi le intercorrelazioni tra valutazioni provenienti da canali diversi,
sono alte solo nel caso in cui siano indotte in grado estremo, quindi le misure relative ad un
canale e ad un altro non sono intercambiabili tra loro. Una valutazione multidimensionale, cerca di
integrare informazioni e misurazioni provenienti da diversi piani, quindi l’esame psicodiagnostico
si avvale di una pluralità di tecniche.
Per ASSESSMENT PSICOFISIOLOGICO, si intende la valutazione delle specifiche modalità del
sistema di risposte psico fisiologiche della persona in esame, queste valutazioni si riferiscono a
una condizione di riposo (LINEA DI BASE). Lo psicologo registra in forma continua una serie di
indici psico fisiologici come l’attività mioelettrica (livello di tensione muscolare), la frequenza
cardiaca, la frequenza respiratoria e la pressione. Una volta analizzata la linea di base, interessa
valutare una REAZIONE DI ATTIVAZIONE, lo psicologo confronta il livello di attivazione a riposo
con il livello di attivazione in presenza di condizioni-stimolo (profilo PSICOFISIOLOGICO).
Per ALESSITIMIA, ovvero la capacità a riconoscere, denominare e verbalizzare il mondo delle
emozioni e questo favorisce l’insorgenza delle malattie psicosomatiche.
Si parla di OSSERVAZIONE NATURALISTICA quando l’osservazione ha luogo nell’ambiente
naturale nel quale spontaneamente si verifica il comportamento in esame.
Si parla di REATTIVITÀ DI UN COMPORTAMENTO il cambiamento che il comportamento di una
persona viene ad avere per il solo fatto di essere osservata. Quindi è possibile identificare i
comportamenti problematici solo nel contesto di vita quotidiano.
l’AUTO MONITORAGGIO, è una tecnica intermedia tra la valutazione soggettiva e l’osservazione;
è una tecnica soggetta a effetti di reattività (il semplice fatto di tenere l’auto monitoraggio di un
comportamento indesiderato porta a una sua piccola riduzione).
Le diagnosi effettuate dai medici possono essere influenzate da distorsioni di pensiero come: la
propensione ad ancorare l’intero processo valutativo a specifiche informazioni; la tendenza a
cercare conferme per l’ipotesi formulata; a farsi influenzare da fattori contestuali; l’eccessivo uso
delle informazioni raccolte per prime. Le procedure standardizzate e le INTERVISTE
STRUTTURATE (contenuto e modalità prestabiliti) riescono a ridurre gli errori diagnostici,
valutando un costrutto specifico che da luogo ad un punteggio o classificazione relativa a quel
costrutto.
La procedura elettiva di assessment dell’attaccamento nella prima infanzia, definito Strange
Situation: attaccamento distanziale, attaccamento sicuro, attaccamento coinvolto o preoccupato,
attaccamento con lutti o traumi irrisolti, attaccamento inclassificabile.
Type-A,
L’intervista strutturata più celebre è un’intervista provocativa che fa emergere possibili
reazioni di irritazione, lo scopo è quello di osservare il comportamento di reazione del paziente.
La SCID-5 un’intervista di carattere diagnostico che utilizza metodi diversi a seconda del tipo di
• paziente e delle risposte iniziali. Minnesota multiphasic personality inventory,
Tra i test psico diagnostici e auto valutativi emerge il
MMPI, sono dei test che potenziali il lavoro di esplorazione e permettono una maggior
sistematicità e la chiarezza di un determinato costrutto psicologico. L’intento principale del MMPI
è di screening: discriminare tra normalità e psicopatologia, fornendo un’indicazione di prima
approssimazione. È composto da una serie di item che permettono di differenziare dalla
popolazione normale i pazienti con diagnosi psichiatriche (ipocondria, depressione, isteria,
deviazione psicopatica, mascolinità/femminilità, paranoia, schizofrenia, ipomania, introversione
sociale).
Le SCALE DI CONTROLLO, servono a far fronte a problemi come il paziente che tende ad
ingannare o mentire intenzionalmente, se il paziente comprende e risponde con attenzione al test.
CBA (cognitive behavioral assessment) una serie di tecniche provenienti dall’autoreferto del
• paziente e ha due presupposti: integrazione orizzontale con il modello multidimensionale e il
secondo detto integrazione verticale con una strategia flessibile al caso specifico. Da ciò la
differenziazione in scale primarie (problematiche di interesse clinico) e scale secondarie.
STAI, scala per la misurazione del costrutto dell’ansia che può avere due accezioni: l’una riferita
• a uno stato emotivo in un dato momento, l’altra riferita a una variabile di personalità. l’ANSIA DI
STATO è uno stato transitorio ed emozionale con sentimenti soggettivi; l’ANSIA DI TRATTO si
riferisce a differenze individuali relativamente stabili. Un’altra distinzione nella valutazione
dell’ansia è tra attivazione fisiologica e attivazione cognitiva (la mente invasa da pensieri
minacciosi).
BDI-II (Beck depression inventory) un test di depressione che misura la sua intensità e
• l’evoluzione dello stato dell’umore. Costituito da 21 item che propone quattro possibili risposte
secondo gradi di intensità crescente.
MCMI-III, test dedicato ai disturbi di personalità per autosomministrazione, formato da 175 item
• e destinato alla popolazione adulta.
L’EFFETTO FORER (o effetto di convalida soggettiva, o effetto Barnum) è un fenomeno per il
quale ogni individuo, posto di fronte a un profilo psicologico che crede a lui riferito, tende a
immedesimarsi in esso ritenendolo preciso e accurato, senza accorgersi che quel profilo è
abbastanza vago e generico da adattarsi a un numero molto ampio di persone. L'effetto Forer
fornisce una parziale spiegazione della grande diffusione di alcune pseudoscienze come
l'astrologia e la divinazione, così come molti test di personalità.
Le TECNICHE PROIETTIVE, hanno come fondamento l’ipotesi proiettiva: le risposte di un
individuo a stimoli ambigui che riflettono attributi della sua personalità. Questi metodi consistono
nella presentazione di stimoli poco strutturati con la richiesta al paziente di interpretarli, il soggetto
quindi proietterà su di essi le sue caratteristiche psicologiche. Questo meccanismo ha un ruolo
attivo per persona nella percezione e nell’interpretazione della realtà. Tra i più importanti:
l’interpretazione di stimoli privi di contenuto; test semi proiettivi; produzione di disegni; la scelta
dei colori.
Test reattivo psicodiagnostico di RORSCHACH, dal nome del suo ideatore che per studiare i
• problemi di percezione fece degli esperimenti con delle macchie d’inchiostro. Sono 10 tavole: 5
presentano solo il nero e il grigio; 2 anche il rosso; 3 combinazioni di vari colori; si chiede al
paziente di dire cosa vede e successivamente lo psicologo farà una siglatura delle informazioni
raccolte. Le categorie proposte da Rorschach sono quattro: fattore determinante la risposta;
localizzazione all’interno della tavola; contenuto della risposta; originalità della risposta.
L’interpretazione si basa sulla frequenza delle caratteristiche delle risposte, dai tempi di reazione
e dai rifiuti, la valutazione offre una valutazione globale della personalità e una valutazione
qualitativa dell’intelligenza.
La valutazione clinica può includere l’suo di test che riguardano la sfera cognitiva e che
esaminano l’abilità di percezione, di pensiero, di memoria , di apprendimento ecc. si ottiene una
stima complessiva e unitaria; la VALUTAZIONE DELL’INTELLIGENZA è utile per affrontare la
questione relativa alla possibilità che le disfunzioni di un individuo siano associate a una
debolezza intellettiva.
La scala Stanford-Binet, uno dei riadattamenti per valutare il quoziente intellettivo (rapporto tra
• età mentale e età cronologica moltiplicato per 100)
Le matrici progressive di RAVEN (basate sulla richiesta di una specifica operazione di
• ragionamento induttivo su stimoli visivi). È di semplice somministrazione e non è influenzata dal
livello culturale.
Le scale Wechsler, basate sulla somministrazione di prove che esaminano aspetti differenti del
• funzionamento cognitivo, sono lo strumento più utilizzato.
Le scale di intelligenza possono consentire la valutazione del decadimento intellettivo
dell’anziano. Divisione tra INTELLIGENZA CRISTALLIZZATA (ancorata al possesso di un buon
bagaglio di conoscenze) e INTELLIGENZA FLUIDA (più influenzata dall’invecchiamento).
Già alla fine dell’Ottocento si ebbero dei tentativi di realizzare una classificazione delle malattie
condivisa internazionalmente. Fu inserita nel 1946, una sezione dedicata ai disturbi mentali nel
manuale della classificazione dei disagi, ICD (lavoro molto grossolano che non accontentava gli
psicologi). Quindi nel 1952, gli psichiatri americani diedero vita a un manuale diagnostico e
statistico dei disturbi mentali, con un’ampia base empirica (DSM). Entrambe offrono delle
classificazioni categoriali e suddividono i disturbi mentali sulla base di criteri con caratteristiche
descrittive, ma si limitano a identificare le patologie più frequenti e a catturarne gli elementi
associativi. Il DSM è molto più accurato ed è il riferimento della ricerca scientifica; l’ICD è
d’obbligo a livello mondiale, nelle statistiche e nella burocrazia ospedaliera.
CAPITOLO 4
Nell’antichità classica si trovano due concezioni di FOLLIA: il caso in cui la follia è inviata dagli dei
quando vogliono punire qualcuno; Ippocrate di Cos sosteneva che la follia è una malattia come le
altre, un’affezione del cervello. Queste due concezioni convivevano nell’antichità Greco-Romana.
ossesso,
Il termine OSSESSIONE deriva da un demone minore appartenente alla demonologia
medievale. I folli, erano oggetto di persecuzione, venivano lasciati vagabondare e morire di fame e
nave dei folli,
di freddo. Nel rinascimento la situazione migliora: in Germania con la venivano
affidati a mercanti e navigatori; in Inghilterra vicino Londra si costruì un ospedale per custodire i
lunatici (Bedlam); in Francia a Parigi con l’ospizio di Bicêtre (in cui le persone potevano fare visita
alienati pazzi furiosi
agli e ai come un vero passatempo).
Con l’illuminismo e la rivoluz
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Riassunto esame Psicologia clinica